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Modulo 3 – Sociolinguistica

Stratificazione della lingua

La lingua è stratificata sia dal punto di vista verticale sia dal punto di vista orizzontale.

La stratificazione verticale riguarda le differenze delle diverse classi sociali e al luogo in cui cadono. La stratificazione orizzontale riguarda le differenze dialettali o regionali.

Definizione di sociolinguistica

Di cosa si occupa la sociolinguistica? Si occupa di studiare come effettivamente viene usata la lingua in tutte le situazioni comunicative concrete.

In cosa si differenzia dalla linguistica generale (o teorica)? La linguistica fatta finora riguarda un parlante astratto, un parlante ideale. La sociolinguistica guarda invece il parlante concreto.

Un parlante è colui che appartiene ad una comunità linguistica. Una comunità linguistica è un gruppo di persone che parla una determinata lingua o varietà di lingua.

La lingua è un insieme di varietà e ne condivide la regola d’uso. La regola d’uso di una lingua è quella che permette di costruire delle frasi grammaticalmente e composizionalmente accettate.

Le situazioni che la sociolinguistica prende in esame sono sempre situazioni reali. (non stiamo parlando dei fonemi, che di per sé sono astratti, ma stiamo parlando della loro realizzazione)

Varietà della lingua

Esempio di varietà della lingua: noi tutti, a seconda della provenienza geografica, parliamo con un determinato accento e questo modo di parlare dà indicazioni non solo sulla provenienza geografica ma anche sulla collocazione sociale.

Il parlante ha un repertorio linguistico che si adatta a molteplici situazioni. Quando si inserisce in una frase detta nella propria lingua una parola di una lingua diversa, si ha un fenomeno di “code switching” (o commutazione di codice).

Code switching -> posso cambiare il codice sia all’interno di una frase che alla fine di una frase. Esempio: “okey” (forma che viene dall’inglese americano. Potremmo al suo posto usare va bene, d’accordo, intesi).

Il code switching può avvenire anche all’interno di una varietà dialettale: dire una cosa in dialetto all’interno di una frase in italiano o, al contrario, dire una cosa in italiano in una frase in dialetto.

Competenza comunicativa

Terzo caposaldo della sociolinguistica è la competenza comunicativa: si tratta dell’uso appropriato della lingua nelle situazioni comunicative -> in tutte le situazioni comunicative nelle quali ci troviamo, siamo capaci di adattare il nostro repertorio linguistico -> ad esempio i pronomi di cortesia e di solidarietà.

Pronomi di cortesia: forma del lei e, in alcune regioni, del voi -> pronome di rispetto implica una diseguaglianza, una disomorfia.

Pronomi di solidarietà: forma del tu. Sono formule indicative del nostro grado di cultura e della nostra estrazione sociale.

I pronomi di solidarietà vengono usati tante volte con uno scopo semplificatorio, per esempio un immigrato che cerca di vendere qualcosa dà del “tu” al posto che “lei” perché “lei” è un pronome troppo difficile -> se rispondo col “tu” attuo un meccanismo di semplificazione della lingua per farmi capire.

Bisogna fare molta attenzione anche alle formule di saluto: qui abbiamo principalmente buona sera e buon giorno, in alcuni posti esistono anche buona mattina e buon pomeriggio. Il “salve” non è scorretto, però è poco formale e più colloquiale.

Inoltre, anche la distanza fisica è importante (i giapponesi odiano il contatto fisico).

Bisogna anche fare un uso appropriato di mezzi comunicativi non verbali: bisogna sapere quando è il momento di tacere, quando è il momento di parlare, quando è il momento di dedicare certe espressioni di disgusto ecc.

Dimensioni delle variazioni linguistiche

Le variazioni orizzontali e verticali della lingua si riflettono in 4 dimensioni che caratterizzano ciascuna una varietà di lingua:

  • diastratica -> fa riferimento agli strati di cui è composta una società (a seconda della classe sociale a cui apparteniamo, parliamo in modo diverso). Esiste un alfabetismo funzionale che riguarda coloro che sanno padroneggiare i meccanismi semplici come firmare, contare, fare la spesa ecc.
  • diatopica -> = nello spazio -> la lingua varia a seconda di dove è parlata (l’inglese, come anche l’italiano, ha tante varietà). Mentre la prima variazione è meno chiara rispetto a 50 anni fa, quella diatopica è molto più chiara perché consiste nella differenziazione tra lingua standard e dialetto.
  • diafasica -> ciascuno di noi, a livello personale, parla una lingua che varia a seconda di come io mi trovo a dover interagire con altre persone e altre situazioni.
  • diamesica -> = con il mezzo -> dipende se noi guardiamo l’italiano parlato o quello scritto -> si scrive in maniera diversa di come si parla.

Queste variazioni non vanno confuse con le variabili. Per esempio, in linguistica, le variazioni fonologiche distinguono i fonemi, le variabili libere sono libere e non danno problemi (dire “rosa” con o senza R moscia, non cambia nulla).

La variabile, in sociolinguistica, non è mai libera ma dipende sempre da una scelta e ha delle caratteristiche particolari.

Studi di William Labov

Il primo che ha studiato la sociolinguistica è stato William Labov -> ha dato le basi per lo studio di questi fenomeni e ha introdotto il concetto di “variabile”.

La differenza tra la variabile libera della fonetica e questa è che nella sociolinguistica non esiste una variabile così (esempio: nelle parlate meridionali si tende moltissimo ad usare i verbi intransitivi in senso transitivo -> “uscire le bambine di casa” -> se accolgo questa struttura, per me, è una variabile libera perché non è mai stata oggetto di studio, è una cosa che uso io.

La società e il mutamento linguistico

La società influenza tantissimo la lingua e un mutamento linguistico deve essere sempre inquadrato all’interno di sociali che non sono né condizionati dal contesto né dalle varianti libere.

Concetto di mutamento linguistico: qualcosa che si distacca da qualcosa che era prima e si trasforma in qualcosa di nuovo.

Labov, che usava andare in giro a fare i suoi esperimenti linguistici, nel 1962 va in un’isola e fa un caso di studio (uno dei più importanti). Le cose importanti di quest’isola sono:

  • L’isolamento lo pone a distanza dal contatto linguistico del continente
  • La complessità e diversità degli abitanti del luogo

Dal punto di vista sociale abbiamo:

  • I discendenti delle antiche famiglie borghesi (e quindi la parte nobile)
  • I portoghesi -> immigrati lì fin dall’inizio e costituiscono un’unità ben salda
  • I nativi -> nati lì, sono discendenti degli indiani
  • Un gruppo misto -> persone di diversa nazionalità che si sono stabilite nell’isola

Il fenomeno che è stato ritrovato nell’isola è la centralizzazione della vocale A -> la A sposta la sua pronuncia dal centro del triangolo e si innalza e diventa un misto tra A e E.

Mentre “esci le bambine” non era frequente, non era strutturale perché gli altri verbi intransitivi sono rimasti tali e non sono stati usati in senso transitivo, e non è stratificata, qui invece il fenomeno era frequente in tutte le classi, strutturale perché aveva coinvolto tantissimi suoni e stratificata.

La grandissima novità di Labov è che è andato in giro a intervistare 69 persone diverse per età e per appartenenza sociale. Siccome quando si è intervistati si tende a parlare nel miglior modo possibile, Labov ha fatto domande su esperienze personali passate, chiedendo per esempio di ricordare il momento in cui ci si è trovati più in pericolo nel corso della propria vita. In un'occasione in cui si devono ricordare eventi caratterizzati da emozioni forti, il parlato diventa più colloquiale.

Dalla sua intervista, è venuto fuori che c’erano delle forme non centralizzate, delle forme centralizzate e ha realizzato qual era il condizionamento fonetico (cioè la A si centralizza quando è in dipendenza della vocale I, della vocale U e soprattutto della consonante T).

Il risultato è che le persone che mostravano questo cambiamento, erano per lo più pescatori, maschi con un’età compresa tra i 30 e i 45 anni -> ha evidenziato una fascia di persone e ha individuato i motivi sul fatto che la centralizzazione esprime la volontà di un’identità locale -> loro esprimono la loro appartenenza all’isola cambiando modo di parlare -> fenomeno di riconoscimento, di auto-identità.

Varietà linguistiche dell'italiano

L’italiano è un insieme di varietà linguistiche:

  • Italiano standard letterario: lingua di livello letterario, appoggiata sulla tradizione letteraria, descritta e regolata dai manuali di grammatica.
  • Italiano neo standard: italiano che accetta nello scritto alcuni tratti del parlato.
  • Italiano parlato colloquiale: lingua della conversazione quotidiana, degli usi comunicativi correnti.
  • Italiano regionale popolare: caratterizzato da peculiarità locali e interferenza del dialetto.
  • Italiano informale trascurato: caratterizzato da fattori derivanti dall’improvvisazione, dalla mancanza di attenzione.
  • Italiano gergale: varietà colloquiali-espressivi proprie di categorie o gruppi particolari di utenti.
  • Italiano formale aulico: massima elaborazione morfosintattica, semantico-lessicale e testuale.
  • Italiano tecnico-scientifico: impiegato per temi specialistici, caratterizzato da un proprio lessico.
  • Italiano burocratico: accentua i caratteri di codificazione precostituita e di esplicitezza grammaticale dell’italiano standard letterario.

L’italiano è una lingua con una ricchezza lessicale incredibile:

  • Sinonimi di “morire”: rendere l’anima a Dio, esalato l’ultimo respiro, è salito in cielo, trapassare, mancare, cessare di vivere, decedere, perire, spirare, andarsene, lasciarci (“ci ha lasciato”), spegnersi.
  • In italiano informale: andare al Creatore, andare all’altro mondo, restarci secco, crepare, schiattare, lasciarci le penne/la pelle, tirare le cuoia.

Lessico e situazione

Differenze tra italiano formale, medio, informale:

  • Viso, volto – faccia – muso
  • Ebbro – ubriaco – ciucco
  • Frodare – rubare – fottere, fregare
  • Ardire, audacia – coraggio – fegato
  • Adirato, incollerito – arrabbiato – incazzato
  • Rimuovere – togliere – tirare fuori/via
  • Estrarre, levare – togliere via – levare via

Bisogna imparare a padroneggiare il lessico in base alla situazione in cui ci troviamo.

Nel campo delle imprecazioni, ci sono molte di esse che ci fanno capire la (cazzo minchiaprovenienza geografica di un parlante è settentrionale e è meridionale).

L'attrito linguistico

È un fenomeno nuovo, o meglio, è un modo diverso di guardare, in una persona bilingue, l’incontro tra due lingue.

Il bilinguismo, oltre che essere un fenomeno politico, è prima di tutto un fenomeno individuale. In un bilingue, quando soprattutto NON si tratta di un bilingue dalla nascita, ci si trova a dover acquisire una grammatica diversa da quella della propria lingua madre e si arriva ad avere il fenomeno dell’attrito linguistico.

Definizione di attrito linguistico: “due lingue a contatto si influenzano inevitabilmente a vicenda, con la possibilità d’insorgenza dell’attrito linguistico, fenomeno normale che accompagna un bilingue nell’apprendimento di una seconda lingua”.

Fino a una 30 di anni fa si pensava che alcuni fenomeni di interferenza fra due lingue fossero delle manifestazioni patologiche e per questo si pensava che per un bambino fosse meglio il monolinguismo. Ovviamente non è così, i fenomeni di interferenza sono normali e non patologici.

Questo fenomeno di attrito non va visto come un fenomeno isolato ma va visto in interdipendenza con l’acquisizione: più acquisirò meglio una seconda lingua, più avrò dei fenomeni di attrito. È un fenomeno necessario: per acquisire la grammatica di una lingua diversa, si deve aprire la grammatica della lingua madre (abbiamo una grammatica in italiano che ormai è cristallizzata e durante l’acquisizione di una nuova lingua dobbiamo ripercorrere le regole della grammatica e includerle con quelle della grammatica della nuova lingua -> una volta che la grammatica della nuova lingua riesce a fare spazio nella grammatica della lingua madre, si ha l’attrito linguistico).

Interlingua: si tratta della capacità di usare la lingua straniera durante la sua acquisizione. Pian piano si acquisisce un interlingua, se per esempio si andasse a vivere all’estero, l’interlingua studiata diventerebbe col tempo una lingua madre (ed è in questo momento che si ha l’attrito linguistico).

L’attrito linguistico si manifesta quindi in persone bilingue, soprattutto in quelle che, andando a vivere all’estero, acquisiscono perfettamente una seconda lingua.

I casi principali di attrito sono:

  • Attrito sulla prima lingua in un ambiente dove domina la seconda
  • Attrito sulla seconda lingua in un ambiente dove domina la prima

Esiste anche l’attrito della prima lingua in un ambiente in cui domina la prima che è generalmente la perdita del dialetto (analfabeta di ritorno). Oppure anche l’attrito della seconda lingua in un ambiente in cui domina la seconda -> riguarda quelle persone che sono emigrate all’estero e hanno usato sempre una seconda lingua in modo del tutto perfetto e poi con l’età, non si sa bene per quale motivo, ritornano a parlare la prima lingua e perdono la capacità di usare la seconda anche se vivono in un ambiente dove si parla la seconda lingua.

Fattori extralinguistici (al di fuori dell’uso linguistico, ci sono dei fattori che possono portare all’acquisizione o all’erosione di una lingua):

  • Atteggiamento verso le lingue -> le lingue che si studiano devono piacere
  • Motivazioni dell’apprendente -> motivazioni che spingono una persona ad apprendere una seconda lingua
  • Età dell’apprendimento
  • Età dell’insorgere dell’attrito
  • Durata dell’emigrazione
  • Livello di istruzione

Esempio:

  • Paolo non vede suo padre da quando si è sposato -> Chi si è sposato? Paolo o il padre?
  • Paolo non vede suo padre da quando lui si è sposato -> Chi si è sposato?
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Claudia1204 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi di linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Rocca Giovanna.
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