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Linguistica e la struttura delle lingue

La linguistica non si occupa di una lingua in particolare ma va a vedere qual è la struttura di tutte le lingue, che tra di loro anche strutture molto diverse.

Come si parla?

Si parla attraverso un alfabeto? Sì, ma non è necessario: esistono società agrafe, ovvero prive di scrittura, si tratta soprattutto di popolazioni etniche.

Quando in Italia si è iniziato a scrivere? 8º sec. a.C.

E prima si parlava o no? Sì, un bambino impara prima a parlare e poi a scrivere. L’uomo ha per sua caratteristica di essere parlante.

Gli animali parlano? No, però possono comunicare. Il cane ti racconta cos’ha fatto ieri sera? No, eventualmente può, attraverso dei segnali di tipo comunicativo, trasmetterti bisogni ed esigenze. Ma non può spiegarti di cosa ha bisogno o esprimere opinioni.

La lingua è sostanzialmente un modo di vedere il mondo, dominarlo, comprenderlo e agire in esso. Facciamo tante azioni che hanno delle conseguenze, a volte parliamo più di quanto agiamo e le nostre parole hanno più conseguenze e più efficacia nel mondo.

Per parlare non abbiamo bisogno di un alfabeto, ma di un codice linguistico. Sostanzialmente cosa usiamo per parlare? Per parlare si usa la voce -> fatta di suoni -> che a loro volta sono fatti di aria -> che esce dai polmoni -> sostanzialmente si parla grazie a un apparato fonatorio.

Apparato fonatorio e evoluzione

Osserviamo un primo aspetto di natura evolutiva.

Apparato respiratorio

Quando il bambino nasce, respira? Sì, dopo aver urlato (deve espellere il liquido amniotico per far entrare l’aria). Qualcuno insegna al bambino a respirare? No. Dal punto di vista evolutivo, il respiro va da solo, è controllato dal cervelletto, da parti involontarie (nessuno ci insegna a respirare). Col tempo impariamo a dominare il respiro (per esempio nelle attività fisiche). Guai se il respiro si fermasse. Noi non dobbiamo imparare ad usare i polmoni. Essi funzionano da sé e nessuno ci insegna ad usarli.

Apparato digerente

Qualcuno ci insegna ad usarlo? Si pensi a un bambino quando beve il latte o quando inizia a mangiare le prime pappe. Qualcuno gli deve spiegare cosa deve fare? No, è un istinto. Se il bambino avesse bisogno di istruzioni in questo senso e non le ricevesse per qualche motivo, egli morirebbe, non saprebbe mangiare.

Apparato uditivo

Qualcuno ci insegna a sentire? No, si sente punto e basta, così come si vede. Se si sente, si possono chiudere le orecchie? No, al massimo si possono tappare con le mani. Perché non si possono chiudere le orecchie? Noi siamo obbligati a sentire, se non si vogliono sentire rumori troppo forti, possiamo mettere le mani sulle orecchie ma così facendo significa perdere l’uso delle mani in quel momento. Se si vogliono usare le mani, bisogna per forza sentire. Perché? Perché non esiste una membrana che ci permettere di chiudere le orecchie? Immagina di essere in una caverna, di essere un uomo primitivo. Stai dormendo e arriva un ghepardo (l’antenato), che, infatti, evolutivamente ha imparato ad essere estremamente silenzioso, e ad un certo punto ruggisce. Cosa succede? Le orecchie ti svegliano e ti consentono di scappare.

È un meccanismo evolutivo e di fatti nessuno ci insegna a sentire, perché quando nasciamo, in modo naturale l’orecchio funziona. Tutte queste funzioni (respirare, mangiare, sentire) hanno tutte un apparato che è sostanzialmente regolato in modo autonomo.

L’apparato fonatorio

È indipendente? No, dipende da molti altri apparati. L’apparato fonatorio è “parassitario” perché sfrutta altri 3 apparati:

  • Sfrutta l’apparato respiratorio perché serve aria nei polmoni per parlare
  • Sfrutta una parte dell’apparato digerente perché utilizziamo lingua, bocca e denti (che oltre a mangiare servono anche per parlare)
  • Sfrutta l’apparato uditivo perché per parlare dobbiamo sentire e anche perché, il bambino, ha bisogno di sentirsi per imparare a parlare.

L’apparato fonatorio, a un certo punto evolutivo, ha iniziato a sfruttare degli altri apparati che servivano ad altro e questo è anche il motivo per cui se ad un bambino non viene insegnata una lingua qualsiasi (se qualcuno in Italia parla italiano è perché qualcun altro gli ha insegnato quella lingua. La lingua non è una cosa genetica, bisogna che sia insegnata) -> se al bambino non viene insegnata nessuna lingua, questo non la impara e rimane privo di lingua.

Bambini selvaggi

Bambini che sono stati allontani dalle famiglie da piccoli e si sono trovati in situazioni di vivere in boschi, foreste, e sono riusciti a sopravvivere perché tutti gli apparati evolutivi hanno funzionato, anche quello della sopravvivenza (e quindi quello di procurarsi il cibo), però non hanno imparato a parlare. E quando sono stati trovati, ormai erano troppo grandi per imparare a parlare perché a un certo punto della crescita la capacità di imparare a parlare si blocca.

C’è una cosiddetta età soglia: età in cui si deve imparare una lingua (5 anni), se entro questo periodo non viene insegnata nessuna lingua, sarà poi molto più difficile per un bambino impararla e non si raggiungeranno mai determinati livelli. La scolarizzazione poi influisce molto sul modo di parlare e sul registro linguistico. La lingua deve essere appresa. Nel caso di una seconda lingua, si riesce ad impararla grazie al fatto di conoscere già una lingua, anche dopo 15/20 di tempo.

Imparare a parlare

Che cos’è? È un pezzo di apparato fonatorio con eliminata la parte del respiro. Hai mai visto un bambino nel momento in cui impara a parlare? Che per esempio quando devono raccontare qualcosa con enfasi nel parlare perdono il respiro e devono prendere fiato. Questo è dovuto al fatto che imparare a coordinare respiro e parola non è subito così facile. L’apparato respiratorio serve per respirare, dopo di che noi dobbiamo imparare a prendere un po’ d’aria e a emetterla facendo sentire una stringa sonora e poi dobbiamo imparare a fare in modo che si riprenda l’aria in momenti che siano significativi dal punto di vista prosodico.

L’apparato fonatorio e la produzione della voce

L’immagine rappresenta un apparato che ci consentirà di chiamare “lettera” in un altro modo. È tutta la parte dell’apparato fonatorio che ci serve per la modifica e la produzione dei suoni articolati.

Premesso che nell’emissione della voce conta la presa di respiro del diaframma, facciamo un percorso dal basso.

  1. Abbiamo la laringe e quindi la prima cosa sono le corde vocali: se non avessimo le corde vocali non potremmo parlare (sono corde le “corde vocali”? no, sono membrane, si chiamano corde per metafora). Non le possiamo sentire, ma possiamo sentirle (se mettiamo la mano sulla gola notiamo che c’è differenza se pronunciamo la A e la F -> ci sono dei suoni in cui le corde vocali vibrano e alcuni suoni in cui le corde vocali non vibrano, si allontanano lasciando che si apra un canale e lasciano che l’aria sia sostanzialmente modificata soltanto dalla parte superiore della bocca. Mentre quando vibrano noi pronunciamo dei suoni, quando non vibrano produciamo dei rumori. Quando parliamo attiviamo normalmente un’attività vibratoria e un’attività non vibratoria. Anche questo è difficile da coordinare: il bambino, le prime volte che parla, non produce parole ma suoni, sillabe e continua a ripeterle all’infinito. Se manca questa fase, chiamata balbettio, probabilmente il bambino avrà problemi di parola. Il balbettio deve esserci ed essere ricco e frequente. Per imparare a parlare, un bambino ci mette minimo 5 anni. Nei primi 3 anni, dal punto di vista intellettivo, apparte imparare a camminare, giocare e coordinare i movimenti, il bambino non fa altro che imparare a parlare (non ha altro da fare se non quello).
  2. Epiglottide: altra membrana che sta sopra le corde vocali. Si sente quando si deglutisce. Interviene quando parliamo? Sì, deve aprire le corde vocali. Deve chiudere le corde vocali invece quando mangiamo, perché se parlassimo a bocca piena, il cibo entrerebbe nella trachea e soffocheremmo.
  3. Faringe: parte più arretrata della gola. Noi madrelingua italiani usano la faringe per parlare? No, perché nella lingua italiana viene usata poco in quanto l’italiano ha pochi suoni faringali (al contrario del tedesco o dell’arabo).
  4. Ugola: piccola membrana che pende, è la parte finale del palato. Chi la sa usare? Chi ha la R moscia -> chiamata R vibrante (fino a 20/30 anni fa era la R tipica del francese, adesso le cose sono un po’ cambiate). La R italofona si fa con l’apice della lingua. (l’apice della lingua e l'ugola sono le uniche due parti con le quali possiamo pronunciare la R vibrante. La R vibrante è uno degli ultimi suoni che il bambino impara ad usare perché è un suono difficile (chi non impara, ha la R moscia).
  5. Lingua: divisa in apice, dorso, post-dorso e radice -> la muoviamo TUTTA -> il suono faringale viene prodotto con la radice.
  6. Palato: produce L, il suono SSH, il suono GL (dell’articolo “gli”).
  7. Alveoli: parti della gengiva su cui si innescano gli incisivi.
  8. Denti: superiori e inferiori, vengono usati tutti per parlare? No, vengono usati sostanzialmente gli incisivi.
  9. Labbra: usate per produrre, B, P, M.
  10. Cavità nasale: produce N.

Secondo alcuni studi, la pronuncia conta tantissimo. La pronuncia corretta dei suoni, dà piacevolezza all’ascoltatore che sarà più propenso a scegliere te come interprete e non chi ha dei difetti di pronuncia (i difetti di pronuncia vengono molto amplificati in quanto l’interprete deve parlare a un microfono).

Ferdinand De Saussure e la linguistica

Ferdinand De Saussure (1906-2011) -> padre della linguistica. Nato a Ginevra, Svizzera. ‘Cours de linguistique générale’ ha composto il che racchiude le lezioni che lui ha tenuto a Ginevra fra il 1906 e il 2011. Charles Bally, Albert Sechehaye e Albert Riedlinger sono i 3 allievi che hanno riscritto gli appunti presi nel suo corso e hanno editato il libro dopo la sua morte. Era estremamente nevrotico, ha vissuto una vita stranissima.

La dicotomia LANGUE/PAROLE

La prima dicotomia che ha elaborato è LANGUE/PAROLE (queste parole vanno tenute in francese).

  • LANGAGE: l’uomo parla perché, dal punto di vista evolutivo, nel suo cervello è presente la facoltà di linguaggio (che si chiama appunto “langage”. Senza questo meccanismo innato, non potremmo apprendere la lingua madre e non potremmo essere dei parlanti. La facoltà di “Langage” si è sviluppata nel cervello a partire dall’uso della mano (la specie umana ha iniziato prima a manipolare gli oggetti). In particolare, con lo sviluppo del pollice opponibile, si è sviluppata tutta l’area del linguaggio. Noi parliamo perché manipoliamo. Esempio: “comprendere” contiene “prendere” -> anche a livello linguistico ci sono delle metafore che arrivano a indicare delle azioni cognitive a partire dall’uso delle mani (i neurolinguistici sostengono che ci sia una relazione tra le due cose).
  • LANGUE: è un codice, in un sistema, che ci permette di scambiare informazioni. È un codice astratto, mentale, che si manifesta con gli atti linguistici.
  • PAROLE: è il concreto atto di parole. Un testo scritto è “langue” o “parole”? È “parole” perché la “langue” è un codice mentale che non vedo ma lo acquisisco. Ogni volta che parlo o scrivo, compio un atto di “parole”. È molto più analizzabile la “parole” che la “langue”.

Meccanismo dell’atto del parlare secondo De Saussure

Tipico dialogo tra due persone: il parlante A fa un atto di parole (che dal punto di vista fisico è un’emissione d’aria vagamente articolata e vibrata) che arriva nell’orecchio del parlante B, passa nel suo cervello dove viene decodificato attraverso il codice e il parlante B capisce e risponde, codificando sempre nel cervello quello che vuole dire e così via. (cervello – bocca – orecchio).

Aggiunta di Gustave Guillaume

Gustave Guillaume, vissuto prima di De Saussure, ricordava che c’è un altro elemento dell’atto di parola: l’atto di parola non arriva solo all’orecchio dell’interlocutore, ma anche all’orecchio di chi parla (è questo che rende difficile l’interpretariato, perché bisogna coordinare l’orecchio per sentire l’altro e al contempo bisogna sentire sé stessi).

Il sistema della lingua secondo De Saussure

“La lingua è un sistema” (De Saussure) -> importante. Proviamo a pensare a una serie di elementi organizzati in un sistema e a un insieme di elementi. Cosa cambia? Innanzitutto, in un sistema, gli elementi interagiscono. E se si provasse a togliere un elemento? Il sistema non funziona come prima: se tolgo un elemento da un sistema, il meccanismo cambia. Se tolgo un elemento da un insieme, avrò semplicemente un elemento in meno.

Il sistema della “langue” è un insieme di:

  • Elementi di comunicazione: cioè delle unità di significato. Se io non avessi delle unità di significato, non potrei usare la lingua.
  • Elementi sonori: consentono la realizzazione concreta. Sono elementi che noi governiamo. Nel caso della lingua dei segni, sono elementi gestuali. Quindi gli elementi sonori non sono fondamentali, sono solo il tipo di elementi con cui noi abbiamo più dimestichezza. I sordi hanno sviluppato delle lingue dei segni che funzionano come un sistema e fanno a meno degli elementi sonori.
  • Regole: servono anche per far interagire questi elementi. Possono essere:
    • Fonotattiche (Fonologia: studia i sistemi di suoni)
    • Morfotattiche (Morfologia: studia come cambia la parola)
    • Sintattiche (Sintassi: studia come questi elementi si mettano uno accanto all’altro)

Metafora del gioco degli scacchi

Per spiegare come funziona il sistema della langue, De Saussure utilizzava una metafora: Metafora del gioco degli scacchi -> ci sono una serie di pezzi e ognuno di questi si muove in un modo particolare. Supponiamo che io abbia le due torri e che abbia una scacchiera fatta di legno. Se prendo le due torri di legno e le sostituisco con due torri prese da una scacchiera d’avorio, cambia qualcosa nel gioco? No, perché le torri, che siano di legno o d’avorio, svolgono la stessa funzione e hanno la stessa funzione. Se cambio il materiale dell’elemento, ma uso le stesse regole e faccio comportare questi elementi nello stesso modo, il sistema non cambia. Se togliessi le torri? Cambia qualcosa? Sì. Se sostituisco le torri con due cavalli che si muovono diversamente (a L)? il sistema cambia? Sì, cambiano le regole e cambia tutto il sistema.

Quindi, quando ci sono dei veri e propri cambiamenti strutturali di un sistema, la lingua cambia. Esempio: che lingua parliamo noi? Italiano. Se ci dicessero che parliamo latino non ci crederemmo, anche se comunque l’italiano deriva dal latino. Ci sono stati semplicemente dei cambiamenti strutturali: il latino, nel giro di 400 anni, si è trasformato, ed è diventato la lingua che noi oggi utilizziamo. Il sistema del latino e quello dell’italiano non sono per niente simili, sono notevolmente cambiati eppure non c’è stato nessuno che è arrivato dicendo “adesso cambiamo la lingua e trasformiamola in italiano”. È un sistema che piano piano, cambiando prima un elemento e poi un altro, poi cambiando il comportamento di un altro elemento ancora, piano piano, è cambiato tutto il sistema. Se ho una serie di elementi, con ognuno la sua funzione, e io faccio anche solo un cambiamento, avrò delle ripercussioni su tutto il sistema.

Caratteristiche delle lingue naturali

Le lingue naturali sono tipo i dialetti in opposizione alle lingue artificiali che sono per esempio l’esperanto. Lingua o linguaggio -> in linguistica sono due cose diverse: “linguaggio” è più per linguaggio dei fiori, linguaggio della musica, linguaggio cinematografico. La lingua è una caratteristica umana, solo l’uomo può metterla in atto e tutto il resto non ha le stesse caratteristiche che ha la lingua:

  • Discretezza: non vuol dire che la lingua è discreta (ovvero non invadente), vuol dire che la lingua è formata da una serie di elementi aventi dei contorni ben definiti. Esempio: batto e patto -> la differenza tra queste due parole è minima. Quando parliamo, o facciamo la “B” di “batto” o la “P” di “patto” ma non possiamo fare qualcosa di intermedio che sta fra la B e la P. In realtà quando noi parliamo, può succedere che si creino dei suoni che non sono così perfettamente articolati, che non sono ne B ne P, ma il nostro orecchio, automaticamente, riconduce quel suono o a B o a P, cioè, assegna un valore a uno di questi due elementi discreti. Non ho qualcosa di intermedio, o è un elemento o è un altro.

Caso della danza delle api esploratrici

Le api hanno creato un sistema di comunicazione che ha sorpreso molto i linguisti. Si è scoperto che quando le api creano una colonia, mandano un’ape esploratrice a cercare i campi di polline e quando questa torna indietro deve dire alle altre dove si trova il campo e comunica con le altre api indicando dove si trova il campo (distanza, direzione) attraverso un oscillare. A seconda di come oscilla, le api capiscono la distanza e la direzione del campo. Il linguaggio dell’

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Claudia1204 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Muscariello Maria.
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