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Tecnica professionale (corso progredito)

Lezione 1 Franceschi - 03/03/2016

Parleremo di contorni dell’azienda, cioè come l’azienda deve essere intesa. Poi, passeremo alla figura del consulente e poi esaminare i servizi all’impresa offerti dal consulente. La parte significativa di questo intervento è però legata ai contorni dell’azienda.

(Domani vedremo i bilanci di Brembo e di Intesa San Paolo. Brembo ha un bilancio molto semplice, agevole da consultare e mi piace perché, ancorché sia redatto secondo i principi contabili nazionali, l’informativa che viene data al bilancio e tutti gli elementi che caratterizzano quell’informativa Brembo da anni li presenta molto bene. Brembo ha anche vinto l’Oscar di bilancio. Bilancio agevole. Intesa San Paolo è per dimensione la prima banca italiana e ha una struttura di sistemi di controllo interno molto articolata con elevate competenze e la parte legata ai rischi aziendali è ben descritta).

Passiamo all’ordine delle tematiche indicate nella slides.

  • La dimensione -> che è poi la dinamica di un’azienda. Secondo voi quando si parla di un’impresa quali possono essere i parametri che caratterizzano la dimensione di un’impresa? Come fate a distinguere se un’impresa è grande o se è piccola?

Ho sentito dire da alcuni di voi alcuni elementi del 2435 bis del cc quindi quei parametri che servono per distinguere quelle imprese che vanno a redigere il bilancio in forma abbreviata piuttosto che quelle imprese che vanno a redigere il bilancio in forma ordinaria ed estesa. Questa è una differenza che sarà ancora più accentuata l’anno prossimo con l’applicazione del D.lgs. 139/2015. Questo decreto legislativo porta all’adozione della direttiva 34/2013 dell’Ue e tratta del recepimento della direttiva europea sul bilancio d’esercizio e sul bilancio consolidato per quanto riguarda SOLO le imprese industriali. Norma che innoverà per alcuni aspetti il bilancio civilistico.

I parametri che avete indicato sono dei parametri che tutto sommato si basano si su delle quantità ma rappresentano anche degli aspetti qualitativi di un impresa. Per quanto riguarda il numero di dipendenti: pensate un secondo ad imprese che opera nel settore ad alta tecnologia, ad esempio un’impresa di servizi e un’impresa che installa i proiettori dell’università cattolica, queste due imprese sono confrontabili? Possiamo dire che una è più piccola rispetto all’altra? Ad esempio l’impresa che installa proiettori avrà bisogno di molti dipendenti e quindi avrà un elevato numero di dipendenti e basso ritorno di ricavo. Il costo per l’impresa sarà il dipendente che viene in università per installare i proiettori. Non ci sono grossi ritorni di ricavo ma è necessario in questo caso avere un numero di risorse umane abbastanza esteso per poter operare.

L’imprese che invece operano nell’ambito tecnologico potrebbero lavorare con un numero di dipendenti ridotto. Ad esempio le imprese che fanno le padelle con una trentina di dipendenti riescono a monitorare due stabilimenti interi. Quindi, il numero di dipendenti non è una discriminante per capire se si tratta di una piccola o media impresa.

Dovete pensare che il consulente non ragiona mai in termini assoluti ma sempre relativi, quindi si deve sempre porre la domanda se quel parametro è effettivamente rappresentativo di una determinata circostanza. Risposte corrette in assoluto è difficile poterne dare sulla dimensione dell’impresa. Però da un punto di vista economico-aziendale non si ragiona in questi termini, la dimensione dell’impresa secondo gli economisti aziendali è connessa al business model che l’impresa ha.

La dimensione è un concetto relativo (posso confrontare ad esempio piccole e medio imprese con altre piccole-medio imprese e dire: “quella è una piccola media impresa più importante rispetto ad un’altra. Quindi faccio un confronto relativo perché, a parità di condizioni, potrebbe essere che una a più dipendenti perché ha maggiori ricavi e quindi sta espandendosi). Ma tra settori e settori in cui operano le imprese i confronti non sono effettuabili. Esempio: per fare concorrenza a Telecom Italia sappiamo che quello è un settore utilies a capital intensive e cioè a elevata richiesta di capitale d’investimento e che se non abbiamo, cioè se non raggiungiamo una dimensione critica minima non possiamo partire sul mercato. Ad esempio guardate 3G non è mai riuscita a raggiungere una parità e ha dovuto mettere in piede tutta una serie di operazioni di riorganizzazione straordinaria per riposizionarsi sul mercato.

N.B. Sono i fattori quindi qualitativi del business model che contraddistinguono se un’impresa ha una dimensione rilevante o non rilevante.

  • La dinamica dell’impresa -> L’impresa quando è in “going concern” continua ad operare giorno dopo giorno. L’impresa svolge l’attività in un continuum. Per fare tutto questo non bisogna mai dimenticarsi che si deve avere rispetto delle normative, le quali nel tempo cambiano e quindi bisogna adeguarsi.

Le normative possono riguardare lo svolgimento di alcuni servizi o l’utilizzo di impianti che devono rispettare determinate norme. Quindi la vita dell’impresa è un continuum e questo continuum per far si che rimanga richiede che non solo i dipendenti si aggiornino ma che, in primis, l’organo di governance dell’impresa si attivi per cercare di fare in modo che la propria impresa rispetti la normativa vigente, vi si adegui e si confronti con il mercato e questo perché il business model dell’azienda (cosi come è configurato il modello di business), può essere vincente in un momento e diventare obsoleto in un altro. Di conseguenza, anche il business model certe volte necessita di essere ristrutturato.

In alcuni momenti, se le imprese incrementano i costi fissi (es. le risorse umane che per antonomasia sono un costo fisso) si ha che le imprese che perseguono questa idea, in un momento di espansione del mercato, stanno facendo bene? Si, perché se ho incrementato i costi fissi e ho diminuito i costi variabili (relazione tra costi fissi e variabili), più incremento il fatturato più si incrementa il margine : questo perché il costo fisso è fisso.

Ma quando ci sono i momenti di contrazione del mercato, il ragionamento è inverso e quindi l’impresa deve essere veloce nel cambiare la rotta. E’ facile parlare quando si è in società articolate/strutturate perché hanno consulenti che personale dedicate a queste tematiche; invece, se pensate alle piccole e medio imprese (es. impresa artigianale etc..), questo tipo di imprese potrebbero non pensare mai a queste tematiche perché sono più concentrati sullo svolgimento del proprio business e su questi aspetti potrebbero sorvolare fino a quando l’ultima riga del conto economico continua a essere negativa.

La dinamica dell’impresa è un punto solo per ricordarvi che questo continuum, questo garantire il “going concern” dell’impresa comporta un adeguamento veloce dell’impresa al mercato (e quindi alla normativa, al business model, configurazione del business, analisi dei competitors che oggi è diventata indispensabile). Dove si riflettono poi le capacità e incapacità dell’impresa? Si riflettono quando si arriva ad analizzare ciò che tutti gli economisti definiscono: “economicità” dell’impresa.

Vi risparmio le definizioni accademiche che studieremo dal libro. Andiamo nel concreto invece. Quando parliamo di economicità noi stiamo pensando ad un’azienda quindi e dobbiamo indagarne i vari aspetti. Ma attenzione, quando parliamo di economicità non è che ci stiamo riferendo al CE dell’azienda, stiamo riferendoci a tutti una serie di aspetti che devono essere indagati. Oggi la conoscenza della metodologia per indagare questi aspetti è di fondamentale importanza, se non si conoscono questi elementi non si può operare in maniera efficiente come consulente d’azienda. (aggiungere 36 minuti lezione venerdi 11/03/2016 sbobinatura Graziella).

  • Equilibrio economico -> Cosa s’intende? L’equilibrio economico, visto da un’analista esterno (es. il consulente è un analista esterno tenuto in tal senso a fare delle analisi), è chiaro che quando c’è un risultato positivo vuol dire che i fattori della produzione sono remunerati dal business dell’impresa. Ma chi per antonomasia era veramente esperto nelle analisi? Erano un tempo gli analisti finanziari (oggi non ci sono più, un tempo erano molto diffusi) questi andavano a fare delle analisi più analitiche.

Ma quali sono i punti più importanti per l’analisi dell’equilibrio economico? Innanzitutto è necessario saper riclassificare il CE in una maniera tale da evidenziare i risultati che ci interessano per capire come si crea la redditività di un’impresa (nella speranza che ci sia questa redditività) es e non ci fosse la redditività, esaminare le aree in cui si crea la sacca di inefficienza. All’interno del CE voi sapete che un aggregato intermedio è Reddito Operativo o EBIT. Il reddito operativo dovrebbe essere rappresentativo della differenza fra i ricavi della gestione caratteristica e i costi della gestione caratteristica.

Teniamo conto che all’interno di alcune imprese, soprattutto all’interno delle piccole e medie imprese, ci possono essere degli asset, cosiddetti “beni accessori” (detti “surplus assets o “non core business assets”), questi sono beni che se l’impresa ricevesse in questo momento sul mercato, il business model dell’impresa non ne risentirebbe in alcuna maniera o sono asset che possono essere tranquillamente ceduti. In molte piccole e medie imprese possiamo trovare il caso in cui è stato fatto un investimento di liquidità in box e appartamenti nel settore immobiliare e l’attività di questa impresa è invece un’attività di servizi o utilities. (molte imprese che sono andate in crisi avevano diversificato in questa maniera)

Quando andiamo ad analizzare il CE noi dobbiamo innanzitutto analizzare qual è il “core business” dell’impresa e identificare quelli che sono i ricavi e i costi del core business dell’impresa, e quindi prescindendo nella nostra analisi da quelli che sono i proventi e i costi derivanti da beni di natura accessoria.

L’impresa vale per la sua capacità reddituale generata dal suo core business : esempio, se voi voleste acquistare un’impresa e questa ha una differenza tra ricavi e costi (Ricavi – costi= differenza positiva o negativa) provenienti dal proprio core business negativa e poi ci sono (ricavi – costi) derivanti da beni di natura accessoria che danno un contributo positivo al reddito dell’impresa e questo contributo assorbe le perdite del risultato del business principale dell’impresa → in questo caso qui non è che l’impresa vale di più o è una buona impresa. In questo caso l’impresa non è buona perché essa vale per l’attività accessoria e non per il suo business che ha evidentemente delle carenze strutturali che devono essere sanate.

N.B. È importante quando si analizza l’equilibrio economico, soprattutto la gestione caratteristica, saper individuare quelli che sono gli elementi che attengono effettivamente alla gestione legata al core business (ricavi, costi; proventi), da quelle che sono le attività accessorie. Quindi arriviamo al nostro EBIT, sotto l’EBIT ci troveremo i risultati della gestione finanziaria e i risultati della gestione di matrice straordinaria.

Domanda: anche nel bilancio dell’anno prossimo troveremo tutti gli elementi straordinari sia, positivi che negativi, a livello reddituale indicati analiticamente nel CE? No, l’anno prossimo non li troverete più perché questi elementi sono stati eliminati dal D.lgs 139/2015. Ci sono delle rivoluzioni all’interno della disciplina del bilancio d’esercizio. Sarà importante recuperare l’informativa relativa agli elementi non ricorrenti, aventi natura straordinaria (e quindi atipici), non più dallo schema di CE ma dall’analisi della nota integrativa.

Quando analizziamo il CE per vedere se l’impresa è in equilibrio oppure no, dobbiamo anche individuare quelli che sono gli elementi di natura straordinaria. Es: mettiamo caso che il reddito operativo al netto della gestione finanziaria è ancora positivo e poi abbiamo una perdita d’esercizio → probabilmente saranno le condizioni di natura straordinaria che si sono verificate in quell’esercizio, ad avere portato in perdita l’impresa. A noi non resta che verificare se quelle condizioni straordinarie siano o meno ripetibili nel tempo o sono state un elemento estemporaneo (es. avete rinegoziato un contratto di finanziamento con un istituto bancario e tutte le rinegoziazioni vi comportano un costo che, talvolta, può essere rilevante e che può condurre in quell’esercizio in cui il costo è contabilizzato, ad un risultato in perdita però siccome è un onere una tantum è probabile che, l’anno prossimo, siate in utile a parità di condizioni).

Abbiamo parlato poi, del risultato della gestione finanziaria che tendenzialmente è, ad esempio nel caso di un’impresa industriale, negativo. È negativo perché tendenzialmente dovremmo avere oneri finanziari perché abbiamo acceso dei debiti. Quindi, l’equilibrio equilibrio economico lo dobbiamo andare ad elaborare e individuare facendo delle riclassificazioni del CE e cercando di capire quali sono le aree principali: area caratteristica, area non caratteristica (nel senso che sono accessorie queste attività), la gestione finanziaria e la gestione straordinaria e poi ci saranno delle considerazioni che andranno fatte sulle imposte, cioè sull’area fiscale. L’equilibrio economico va esaminato in questa direzione.

  • Equilibrio patrimoniale  È sempre difficile poter illustrare che cosa si intende con equilibrio patrimoniale. All’inizio di un’impresa quando questa viene costituita, sostanzialmente, se costituiamo un’impresa versando il capitale sociale davanti ad un notaio effettuando il bonifico il giorno prima o il giorno stesso per costituire la società, come scrittura contabile avremo:

DR Banca C/C AV Capitale sociale

Il capitale sociale sta a patrimonio netto e quindi avremo dalla parte del patrimonio detto il capitale sociale (iscritto dal lato del passivo) e dall’altro lato, all’attivo avremo Banca c/c, quindi avremo solo due importi. Poi man mano che cominciamo a operare sul mercato, la cassa si trasforma in fattori della produzione che solitamente chiamiamo a fecondità semplice (assets che si aprono e si chiudono nell’arco di 12 mesi, tendenzialmente sono le partite del capitale circolante) o a fecondità ripetuta (a fecondità ripetuta non sono altro che le immobilizzazioni); dall’altra parte avremo anche l’accensione di debiti perché abbiamo iniziato il nostro funzionamento. Quindi, il patrimonio quindi modifica la sua composizione.

Come si fa ad esaminare l’equilibrio patrimoniale? Molti dicono dobbiamo andare ad esaminare gli aspetti tali per cui il patrimonio dell’impresa è sufficiente per svolgere il business dell’impresa, ma è chiaro che questo è un aspetto molto complesso da indagare anche quando il Tribunale delle imprese può porre queste domande ad un consulente tecnico nominato d’ufficio. Non pensiate che queste circostanze siano rare e pertanto la necessità di capire se l’impresa è dotata in maniera sufficiente per svolgere il proprio business potrebbe essere un elemento che va indagato. Per indagare questo aspetto bisogna conoscere approfonditamente il business model e fare un’analisi dei competitors per poter capire se l’impresa è dotata patrimonialmente in maniera adeguata.

In soldoni, l’equilibrio patrimoniale visto dal codice civile è quello che vi chiede sostanzialmente di mantenere un capitale sociale minimo in azienda. Il capitale minimo per una spa è 50.000 e per una srl 10.000 euro, escludiamo dalle nostre considerazioni le srl semplificate che si costituiscono con capitale sociale compreso tra 1 euro e 9.999 euro. Se non rispettiamo questi parametri previsti dal codice e andiamo sotto il capitale sociale minimo succede che scattano delle allerte previste dal 2482 e ss previste per le srl e 2446 e ss per le spa.

Il capitale sociale deve pertanto rispettare certi requisiti e nel momento in cui si verificano le fattispecie soprattutto del 2446 cc (Spa) e del 2482 bis del cc per le srl significa che le perdite hanno eroso il capitale per oltre un terzo e in questi casi bisogna ricapitalizzare.

  • Equilibrio finanziario  Può essere di natura strutturale o dinamico. Partiamo da quello dinamico che è un po’ più semplice. Questo equilibrio finanziario dinamico è molto importante soprattutto quando si parla di ristrutturazione del debito.

Qual è il documento che vi può consentire di apprezzare e quindi di capire e comprendere l’esistenza o meno di un equilibrio finanziario dinamico è: il rendiconto finanziario che è obbligatorio da presentare nel bilancio d’esercizio in base alla normativa attuale. Il principio che ci dice come redigere il rendiconto finanziario è IAS 7, ma se io applico i principi contabili nazionali, il documento di riferimento sarà l’OIC 10.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/13 Scienze merceologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Graziella1234 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica professionale progredito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Franceschi Luca Francesco.
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