La politica come sfera autonoma di studio e scienza
Distinzione tra politica e società
“Uomo come animale politico” è una concezione olistica della storia, cioè che richiama tutto. Durante l'età ellenica, secondo i Greci (Aristotele), la politica era l’essenza stessa della vita sociale. Si parla quindi di Uomo Politico: l’uomo che non si occupa di politica, quindi “non politico”, è considerato “Idio” (= idiota/inferiore), poiché non ha raggiunto la pienezza della vita, cioè una simbiosi con la Poleis. Ad esempio, donne e schiavi erano esclusi dalla vita politica perché inferiori.
Nell'età romana, secondo i Romani (Cicerone e Seneca), il fondamento della Civitas (= società) è la legge (la società si fonda su basi giuridiche, infatti viene introdotta la Codificazione); per i Greci, il fondamento della Poleis è la politica stessa. Nel mondo classico, la politica e la società sono sullo stesso piano.
Nel rinascimento si divide in dominium politicum, cioè amministrazione della cosa pubblica, e in principatum, cioè tirannia. Solo con Niccolò Machiavelli si cominciò a parlare di Stato. Fino a quel momento, la politica e l’etica (religione) andavano a pari passo con la società. Dominium Politicum = Società = Politica + Etica.
Con Machiavelli, la politica si distacca dalla morale (etica e religione), poiché la politica ha le sue leggi che molto spesso contrastano con quelle della morale. Nel periodo liberale, fino a quel periodo, la politica (Ricardo e Adam Smith) si era resa autonoma dalla religione e dall’etica; da qui anche la società si distaccò da queste, grazie all’autonomizzazione dell’economia dalla politica. I cittadini si rendono conto di potersi autoregolare.
Il principio di razionalità: per gli economisti, si può definire il comportamento umano come quello di un individuo razionale, principio secondo cui si fondano i mercati. Ciascuno di noi fa delle scelte per massimizzare i benefici rispetto ai costi.
Comportamenti e sistemi politici
Il sistema politico è l'insieme di strutture, attori e funzioni che si muovono all’interno della sfera politica. Per capire e osservare i comportamenti politici, bisogna individuare chi è legittimato a esercitare il potere coercitivo (= autorizzazione ad esercitare la forza legittima) in quel determinato luogo e tempo. I sindacati, i lobby e i militari, pur facendo parte del sistema politico, non sono legittimati a prendere decisioni erga omnes, mentre lo sono il Parlamento, il Governo, ecc.
Filosofia e scienza politica
Unico punto in comune: Teoria.
Le differenze:
Scienza politica: branca della filosofia politica; è una scienza empirica, quindi si basa sull’osservazione di fatti reali. Per fare ciò deve tener conto della verificazione empirica, della spiegazione e dell’avalutatività. La scienza politica nasce per modificare la realtà ed è la traduzione pratica della teoria attraverso la ricerca (strumento per convalidare la teoria) e l’applicabilità (produzione di effetti pratici applicabili alla teoria per poterla migliorare). Come? è la domanda fondamentale e utilizza la Descrizione per migliorare la spiegazione.
Filosofia: fa speculazioni su grandi temi ponendosi domande come “Perché esiste lo Stato?”, “Qual è la migliore forma di governo?”, “Qual è l’essenza della politica?”. Ha carattere prescrittivo (come dovrebbe essere) e valutativo. Manca di creatività e non ha interesse nell’essere applicata. Perché? è la domanda che si pone e subordina la descrizione alla spiegazione.
Avalutatività: rapporto dei valori di chi osserva e di chi è osservato. Bisogna per cui seguire una delle due strade:
- Neutralizzare i valori: essendo impossibile eliminare la propria opinione, è necessario mai dire “secondo me”; separare i giudizi di valore dai giudizi di fatto; spiegare in partenza i propri valori; presentare tutti i valori in campo.
- Cancellare i valori: si isolano i fenomeni politici dalla realtà e si considerano come fatti scientifici assoluti.
Come fare un'ottima ricerca
Il quesito di ricerca è al centro del disegno di ricerca. I criteri per svolgere una buona ricerca sono:
- Attenzione e interesse al problema: a discrezione del ricercatore, tenendo conto dell’avalutatività e non dare mai una propria opinione.
- Rilevanza del tema che si vuole studiare: bisogna domandarsi che tipo di interesse potrà sorgere nella comunità riguardo la mia ricerca e che implicazioni politiche e sociali potrà avere (= conseguenze).
- Conoscenza della letteratura: informazioni su ciò che è già stato scritto su quella determinata materia, per evitare di ripetere o scrivere banalità.
- Formulazione precisa della domanda di ricerca.
- Controllabilità empirica del quesito formulato: il quesito deve partire da una spiegazione controllabile concretamente. Deve avere una collocazione in uno spazio fisico e temporale ben preciso.
Concetto
Secondo Giovanni Sartori, è il fulcro di una buona ricerca. Se viene mal formulato, la ricerca fallisce. È il contenuto semantico, la rappresentazione di un pensiero. Può essere astratto o universale-empirico. Bisogna attenersi all'ancoraggio storico del concetto storico: uso fatto nella storia da altri studiosi; attenersi all'ancoraggio terminologico del concetto stesso: fare riferimento alle origini greco-latine del termine, per evitare utilizzi fuori luogo. Bisogna anche considerare i significati dati a concetti affini o quello di cui si sta parlando. Ad esempio, studio del sistema bipartitico: si analizza anche il concetto di democrazia maggioritaria.
Con l’espansione della politica e il verificarsi di nuovi processi politici, si fa la necessità di ricalibrare i vari concetti politici, adattandoli alle nuove situazioni storiche. Ricalibrare i concetti:
- Sbagliato: allargare a dismisura il significato di concetti già noti per adattarli ai nuovi fenomeni. Si avrebbe lo stiramento concettuale che porta a una concettualizzazione vaga e indefinita.
- Corretto: creare concetti universali ed empirici che sono in grado di “viaggiare a seconda dei contesti”.
Ipotesi: intelaiatura di concetti (connessione, relazione), mentre i concetti sono i mattoni della teoria.
Operalizzazione: passare da un concetto alla sua definizione operativa. Consiste nella traduzione empirica dei concetti, i quali diventano fatti empirici (= variabili). I concetti devono diventare proprietà specifiche di un oggetto che è l’unità di analisi.
Ad esempio, concetto di Partito Politico (Anthony Downs): coalizione di individui che, attraverso mezzi legali, cercano di controllare l’apparato governativo (= definizione operativa).
Ad esempio, concetto di potere politico: perché sia operativo (= misurato) deve essere operazionalizzato, cioè applicato ad un oggetto. In questo caso, gli individui che ricoprono incarichi politici sono gli oggetti. Quando i concetti diventano proprietà dell’oggetto, assumono degli stati differenti (= valore diverso) a seconda dell’oggetto. Definizione operativa: stabilisce la regola per la traduzione empirica del concetto in oggetto.
Bisogna saper definire in modo preciso le categorie concettuali (=insieme di concetti), quindi discriminare tra fatti di uno stesso fenomeno e individuare il criterio discriminante (= spaccamento logico).
Ad esempio, concetto/categoria di forma di governo: Tutti gli Stati; concetto/categoria o sottocategoria di governo democratico: Alcuni Stati. Quanto più una categoria è discriminante, cioè che comprende pochi fatti/elementi, tanto più è precisa/specifica. Secondo Sartori, i concetti empirici possono essere posti su una scala di astrazione secondo tre livelli: alta, media, bassa. Si seguono due criteri indicatori per la misurazione:
- Estensione: classe di cose alle quali quel concetto si applica.
- Intensione: insieme delle proprietà che stabiliscono a quali cose quel concetto è applicabile.
Più si aumenta l’estensione, più diminuisce l’intensione del concetto: Stiramento Concettuale. L’operazione attraverso la quale un concetto può essere misurato viene detta Variabile. Le variabili possono essere:
- Dipendente.
- Indipendente.
- Interveniente.
Metodologia della scienza politica
Metodi di controllo delle Scienze Sociali:
- Metodo sperimentale: È l’unico metodo che ci permette di stabilire la causalità tra fenomeni (fen. A e fen. B). La scienza sociale utilizza questo tipo di metodo per la ricerca che deve portare a due individui:
- Gruppo sperimentale;
- Gruppo di controllo.
- Metodo statistico: Si basa sulla disponibilità di dati numerici elevato (>10). Anche questo metodo ci fa escludere le terze variabili (C), perché vengono parametrizzate.
- Metodo comparativo: Consiste nel mettere a confronto due o più oggetti simili. Comparare = Controllare. Alla base di una comparazione efficace c’è una Classificazione, che è il criterio distintivo, cioè una buona discriminazione. Si ha una Tipologia quando i criteri distintivi sono più di uno. Un criterio distintivo = Classe, implica una perdita di informazioni. Più criteri distintivi = Tipologia. Ad esempio, democrazie europee:
- Criterio 1 (orizzontale): Relazione tra potere esecutivo e potere legislativo.
- Criterio 2 (verticale): Sistema elettorale. Presidente eletto Governo di fiducia Equilibrio tra i poteri. Proporzionale ITALIA. Maggioritario a turno unico. Maggioritario a doppio turno.
Problema della terza variabile interveniente (C). I criteri devono essere esclusivi ed esaustivi. Il secondo criterio non deve essere accavallato al primo (devono essere diversi). Sartori: se due unità sono completamente uguali o completamente diverse è inutile la comparazione; devono avere delle similarità. CANGATTO: Errori ricorrenti della comparazione:
- Parrocchilismo: Errore che si compie nel fare ricerche senza conoscere la letteratura. Dar vita a concetti inutili e non verificabili.
- Mal classificare: Non si fanno le discriminazioni.
- Gradismo: Errore che si commette se si pensa che tutte le differenze siano dovute ai gradi. Dato che non sempre c’è una differenza di grado, lo scienziato politico deve stabilire arbitrariamente il Cut-Off Point (a sua discrezione).
- Stiramento concettuale: Ampliare troppo l’estensione di un concetto fino a renderlo inutile.
John Stuart Mill: Tre metodi logici per la comparazione:
- Concordanza: se si comparano suo casi (A;B) rispetto al verificarsi di un fenomeno (x), e le probabilità dei casi sono diverse tutte tranne una, allora è probabile che il caso uguale sia la causa del fenomeno.
- Differenza: se si comparano due o più casi che presentano molte proprietà simili, tranne una, e in un caso (A) avviene il fenomeno (y) e nell’altro caso (B) non avviene, allora è probabile che la diversa proprietà del caso in cui avviene il fenomeno sia la causa del fenomeno stesso.
- Varianza concomitante: se due variabili tendono a comportarsi nello stesso modo allora o sono tra loro collegate (concomitate), o sono collegate da una terza variabile interveniente (C).
Studio del caso
Peculiare strategia di comparazione assimilabile al metodo storico. Viene analizzato un solo caso. Ci sono più tipo di studio del caso, ordinati a seconda dell’aspirazione teorica:
- Studi ateoretici: Studi che non hanno un impianto analitico e mancano di una teoria di riferimento. Sono altamente descrittivi. Esempio: geografia delle scuole di base.
- Studi interpretativi: Aggiungono alcune ipotesi all’analisi del caso, ma in maniera poco sistematica e poco approfondita. Esempio: testi divulgativi.
- Studi generatori di ipotesi: Puntano a sviluppare delle generalizzazioni (ipotesi) in aree e contesti in cui non esiste ancora una teoria, al fine che siano generate ipotesi testate comparativamente da altri studi futuri.
- Studi finalizzati a controllare ipotesi/teorie già esistenti su un caso specifico, per verificare o falsificare: Indeboliscono o rafforzano una teoria già esistente.
- Studio del caso deviante (Arend Lijphart): Studio dei casi che non rientrano nelle generalizzazioni già largamente e comunemente approvate (Outliers) e che portano alla luce nuove variabili, che non erano state trovate nelle generalizzazioni approvate. Ciò può contribuire ad affinare teorie già accettate.
La scienza politica punta a fornire una spiegazione di un fenomeno attraverso la formulazione di generalizzazioni, la cui portata è necessariamente limitata perché queste generalizzazioni descrivono aspetti e ipotizzano relazioni sulla base di un insieme di dati limitati nel tempo e nello spazio. Le leggi della scienza politica perciò non sono leggi universali, bensì generalizzazioni. Non si possono fare previsioni ma post visioni (informazioni su quello che c’è stato).
Approcci storici alla scienza politica
Comportamentismo: Contesto storico: USA post secondo dopoguerra mondiale, con la presenza di due blocchi contrapposti nella Guerra Fredda. Contesto culturale: Si ha un rigetto delle teorie/riflessioni sulle ideologie dei temi classici della filosofia politica (assenza dello Stato, miglior forma di governo, ecc.) e l’affermazione del Pragmatismo (pensiero legato all’Azione). L’attenzione si sposta dai “grandi problemi” ai “problemi della quotidianità”. I comportamentisti pensano che sia meglio l’osservazione del fenomeno invece che la teorizzazione. Nasce la scienza politica come disciplina.
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Scienza dell'amministrazione, 1 modulo
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Diritto costituzionale - modulo 1
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Modulo 2 scienze politiche
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Letteratura italiana modulo B