Letteratura inglese (1/10/13) - Lezione #1
Il modernismo e il romanzo
Il modernismo è un periodo letterario che si colloca a cavallo delle due Grandi Guerre (1910-40). Verranno presi in esame i movimenti, gli autori e le opere più emblematici. “Dubliners” è un testo cardine per il genere della short story. Dei testi verrà effettuata un'analisi contenutistica, linguistica e strutturale. Il romanzo (Novel) è il genere principe di questa corrente. Si diffonde nel periodo il “metodo mitico”: appoggiandosi sulla tradizione del passato, viene ricercato l'ordine in un mondo moderno che le due guerre hanno distrutto. Nei movimenti precedenti vanno rintracciati elementi che dal modernismo sono accettati, trasformati, rifiutati o distrutti. “Tradizione” è parola e concetto ricorrente tra questi autori novecenteschi.
Il romanzo moderno e il contesto socioculturale del 1700
Il 1700 è il punto di partenza del romanzo moderno. In questo secolo convergono infatti fattori socio-economici e culturali che coinvolgono lo sviluppo della stampa (che porterà poi alla creazione dell'editoria) e quindi della produzione scritta in senso lato: periodici, lettere, diari, relazioni di viaggio, stampa di omelie, sermoni, autobiografie (anche spirituali o criminali). Queste tipologie vengono considerate letteratura minore, si concentrano sulla quotidianità, su persone comuni in realistic and known situations. È proprio da tutto ciò che si forma il romanzo. I vari tentativi sono molto diversi tra loro, ma hanno una caratteristica comune: la distanza dalle forme di scrittura conosciute all'epoca come “Romance” (poesia e poemi in prosa, popolati da personaggi alti, idealizzati, allegorici, sempre alle prese con avventure fantastiche, destinati a lettori e soprattutto lettrici socialmente adeguati al tema, acculturati).
I novel, riguardanti storie vere, plausibili e credibili, sono spesso preceduti da prefazioni, avvertenze in cui il curatore spiega come sia arrivato in possesso di un manoscritto (…) così da garantire la veridicità degli eventi (escamotage). Lo scrittore riesce con grande consapevolezza autoriale a prevenire la censura (“io l'ho solo riportato”) imposta dagli ambienti soprattutto puritani, che condannavano la finzione e la menzogna. Questo mechanema incita il lettore a identificarsi con i personaggi narrati, assottigliando così la distanza tra personaggi, lettori e autore.
L'allargamento dell'audience e della possibilità di accedere alla lettura a classi meno abbienti, grazie anche alle circular libraries, provoca la nascita di una comunità di lettori che condividono valori e conoscenze. Questo pubblico ha un forte potere editoriale, in quanto formato da consumatori, ma è molto distante dall'aristocrazia (a cui spettava fino a qualche anno prima il monopolio sulla letteratura) e per accontentarlo devono essere trattate tematiche semplici, lontane dalla cultura alta. In questo periodo si diffondono nuovi processi di comunicazione.
Al mondo del novel si affianca quello del giornalismo, che deve trattare di esempi di vita reale e fornire modelli sociali adeguati. Ci sono quindi due approcci: novel, romanzo nuovo con un pubblico semplice, e giornalismo, genere con intento moraleggiante ed etico. Il tema fondante del romanzo è la ricerca del ruolo personale nella società, la necessità di capire quale sia il proprio status; topos comuni sono quindi matrimonio, famiglia (indicatori fondamentali della società settecentesca) e lo status. Gli eventi devono essere sempre disposti in ordine cronologico e causale, mentre il modernismo scardina l'istanza del tempo. Le narrazioni si svolgono soprattutto in prima persona (testimonianza, confessione), per questo i sottogeneri privilegiati sono il diario oppure le lettere. [D. Defoe; S. Richardson; H. Fielding]
Realismo e romanzo settecentesco
“Realismo” usato in relazione al romanzo settecentesco è un termine impreciso, meglio “illusione della realtà” o “effetto del reale”. Gli autori caricano le proprie opere di dettagli realistici e particolareggiati (vedi Defoe nella descrizione di Robinson). Ian Watt, autore di “The Rise Of The Novel” (1757), usa il termine “formal realism” e collega la nascita del novel alla crescita della middle-class (allargamento dell'audience). C'è infatti una forte dipendenza tra romanzo e società, di cui la letteratura è sempre specchio ed espressione. È la verosimiglianza a consentire al lettore di identificarsi. Il novel è un fenomeno sociale. La letteratura viene sempre definita e controllata dalle istituzioni sociali, è sempre prodotto della società, legato alle forze economiche di essa [Fascismo: futurismo, velocità, dinamicità, cambiamento, esaltazione della guerra, autarchia culturale, censura, bando autori inglesi, non quelli irlandesi]. Questo è un aspetto da considerare anche nel modernismo.
Il ruolo del lettore
Il ruolo del lettore è particolarmente importante, tanto che nascono riflessioni reader oriented. Egli infatti è il discrimen, in quanto compratore. Con la nuova società di consumi e la peculiarità del mercato editoriale emerge lo scrittore di professione. Le donne sono le maggiori lettrici. Molti scrittori teorizzano sul ruolo del lettore (anche nel modernismo). Iniziano a proliferare prefaces e introduzioni che indagano su tutto ciò o sulle strategie per accaparrarsi più lettori.
Nel 1712 Joseph Addison, nel giornale “The Spectator”, parla degli effetti del racconto sul lettore e sulle strategie per creare curiosità e attesa e per invogliare alla letteratura e all'acquisto. Nel 1750 Samuel Johnson in un numero del The Rambler interamente dedicato alla narrativa definisce il nuovo genere letterario “work of fiction”/ “story”. Questi due interventi provengono da giornali e riviste, quindi avevano grande diffusione, dando ampiezza al dibattito e un tono non specialistico. Tentano di coinvolgere il lettore in questa riflessione sul suo ruolo. Entrambi non citano mai la parola “novel” perché a loro interessa il processo della ricezione del testo, il lettore più che l'opera in sé. Secondo Addison, la verità non è attributo delle cose, ma sta nella percezione di essa.
Le nuove condizioni di fruizione portano alla creazione di questo nuovo genere letterario e alla costituzione di un pubblico diverso, più vasto e diversificato. Le donne hanno un ruolo importantissimo e rappresentano la maggioranza dei lettori. Nel '600 i libri venivano letti pubblicamente e condivisi, declamati e c'era una sorta di rituale collettivo. In questo secolo la lettura è silenziosa, privata, individuale.
David Hume e Adam Smith sono filosofi che riflettono sulla somiglianza del modo di procedere del pensiero e la scrittura, che per essere efficace deve essere in linea con il pensiero del lettore. A questi vanno stimolate immaginazione e memoria secondo i nuovi ritmi, non con modalità estranee. La prima fa sì che l'io narrante domini la realtà, quindi è necessario trovare una modalità diversa e l'impasse verrà risolta da Fielding con il narratore onnisciente.
Lezione #2 (2/10/13)
Narratore onnisciente e sviluppo del romanzo
La prima persona offre un punto di vista statico, unità e non varietà di visione. La terza, invece, risolve il problema dell'intreccio con il narratore onnisciente. Fielding, colui che lo introduce, è un drammaturgo e ciò influenza le sue opere. Viene abbandonata la presunzione di realtà e si cominciano ad assumere le responsabilità nei confronti della narrazione. L'autore emerge qui preponderantemente. Il teatro è talvolta definito la più veritiera delle finzioni.
Il “Tom Jones”, datato 1749, non ha una trama facilmente prevedibile (Sofia, Prigione), a causa dei frequenti colpi di scena, e include una varietà che la prima persona non potrebbe permettere. In questo libro si risolve con un'epifania, che sarà uno dei temi fondanti del modernismo. I personaggi sono giudicati in maniera più elastica e la sinossi articolata del testo richiede dal lettore l'esercizio della memoria.
Terminologia e teorizzazione nel romanzo
Fielding non parla di “novel”, ma di “history”, dando particolare rilievo alla gerarchia temporale. La questione terminologica è piuttosto importante ed è per questo costantemente discussa. Anche all'interno dei romanzi stessi viene svolta una grande attività di teorizzazione a proposito di “Romance”, “History”, “Novel” e problemi formali, contenutistici e etici ad essi legati. Nell'inglese dell'epoca “novel” poteva essere aggettivo, con significato di “nuovo”, o sostantivo al plurale equivalente all'attuale “news” (notizia) e aveva, inoltre, un rimando alla novella italiana. Ad ogni modo apparteneva all'area semantica della novità.
William Congreve, nella prefazione alla sua opera “Incognita” del 1692, distingue tra “Romance” e “Novel”. Il primo è rappresentato dai poemi cavallereschi, caratterizzati da lingua aulica, contingenze improbabili e performance impossibili (“invincible courage of the hero, mortals of the first rank, lofty language, impossible performances, surprize of the Reader, he is forced to be very well convinced that 'tis all a lye”). L'altro termine viene usato per definire il nuovo genere di scrittura, che si rivolge a temi legati alla quotidianità (“of a more familiar nature, intrigues in practice, not wholly unusual of unpresidented”).
Richardson sottolinea la novità della propria scrittura, definendo “Pamela or virtue rewarded” (1740-1741) a new species of writing e “Clarissa” something that never had been done. Si parla quindi di avanguardismo. Il fatto che entrambi siano romanzi epistolari dimostra quanto il sistema postale fosse molto efficiente (dato socio-culturale) e dà valore e importanza a un genere umile, privato. Fielding scrisse nel 1742 una parodia di Pamela, il “Joseph Andrews”, dicendo anche che quello era un genere letterario che gli pareva di non aver mai visto utilizzato nell'inglese. Sosteneva di descrivere “not men, but manners; not individuals, but species”. Nella prefazione del Tom Jones scrive di essere il fondatore di un nuovo genere. È il primo a dare un complesso ritratto di vita inglese e a fornire un protagonista tutt'altro che perfetto, ma comunque molto attraente. Questo scrittore dimostra quindi di avere libertà e autonomia nel proprio lavoro, tratto che ritroveremo anche nei modernisti, che si oppongono alla tradizione precedente.
Tradizioni della fiction
Si possono individuare due tradizioni distinte della fiction, ma entrambe sono consapevolmente innovative. Richardson rappresenta la middle-class e si fa portavoce di un filone più introspettivo, usando la forma dell'epistolario (sorta di confessionale) e teatralizzando le vicende. Fielding apparteneva alla gentry (upper-class, frequentato Eton, diventato magistrato). Il suo stile è arguto e ironico, i suoi scritti una sorta di commedia sociale e lasciano le scelte morali al contrasto tra istinto naturale e ipocrisia, bontà d'animo e astuzia. In entrambi (tutti) c'è molta attenzione alla rappresentazione dell'esperienza umana, dell'ottica dell'individuale e nel suo rapportarsi con il mondo. I personaggi e le situazioni sono riconoscibili e immaginabili, così come i luoghi (conosciuti). Il momento è esperibile storicamente, di solito. I titoli di solito coincidono con il nome del personaggio. C'è molto interesse al dettaglio. Il Novel emargina l'incredibile, l'illusione e il meraviglioso, mentre si focalizza sul probabile e ciò che può effettivamente accadere.
Fiction e realtà
Clara Reeve fu una celebre scrittrice di romanzi gotici e nel 1785 scrisse la prefazione al primo saggio teorico sul romanzo. Qui distingue vecchie e nuove forme: le une si incarnano nel Romance, che tratta di cose fantastiche mai successe (“AN heroic fable, treats of fabulous persons and things, lofty and elevated language, describes what never happened nor is likely to happen”); le altre confluiscono nel Novel, dove trova posto la rappresentazione del quotidiano, della gente comune (“a picture of real life and manners, a familiar relation of such things as pass every day before our eyes, represent every scene in easy and natural manner, appears so probable, as to deceive us into a persuasion thet all is real”). La frequente ripetizione del termine “real” enfatizza il lower rank dei protagonisti dei nuovi romanzi e la preferenza data all'osservazione anziché all'artificio.
Evoluzione del romanzo nel 1700
Nei primi 50 anni del '700 assistiamo ad approcci diversificati, all'assenza di un'unica direttrice (genere non preconfezionato). La varietà di forme differenti serviva ad attrarre i lettori, in un epoca in cui la lettura stava diventando il motivo principale per scrivere. Le varie tipologie di romanzo erano le seguenti:
- Biografie esemplari di personaggi comuni, spesso in forma autobiografica. Alcuni esempi sono il Robinson Crusoe (1719), Moll Flanders (1722), Colonel Jack (22), Lady Roxana (1724), Jonathan Wild (1725). Le date dimostrano che Defoe diede vita a una vera e propria produzione seriale (prologo dell'industria editoriale).
- Romanzo epistolare. I successi di Richardson sono i più famosi, Pamela (1740-41), Clarissa (1747-48).
- Relazioni di viaggio in forma romanzata, che potevano essere resoconti veritieri degli esploratori dell'epoca oppure scritti di finzione (Swift, Gulliver's Travel, 1726).
- Romanzo picaresco (simili alle odierne avventure on the road), di discendenza soprattutto spagnola (traduzione del 1755 di Donchisciotte). Il padre di questo genere in Inghilterra fu Tobias Smollet. I titoli dei suoi libri non si fermano al nome del protagonista, ma vengono date anticipazioni riguardanti le azioni che egli compie. Nel modernismo assistiamo a una tendenza inversa: riduzione. Spesso queste opere hanno una forma episodica. Smollet dà la definizione più precisa del romanzo, nel 1753: grande affresco, che comprende diverse tipologie di personaggi, rappresentanti gruppi diversi, c'è scopo unico al quale ogni figura deve piegarsi, però il vero protagonista è uno solo, che riunisce tutti gli incidenti e rappresenta il focus dell'attenzione.
Robinson Crusoe e la nascita del romanzo moderno
Il “Robinson Crusoe” viene considerato il punto di inizio del romanzo moderno, soprattutto per l'utilizzabilità del simbolo e dell'impatto che ebbe all'epoca e quello che continua ad avere. Ci furono opere che lo precedettero (Aphra Behn, Oroonoko, 1688), ma Crusoe e il suo autore rappresentarono la peculiarità dell'epoca. L'opera, inoltre, è un testo interessante per la dialettica tra etica e ciò che non lo è, realtà e finzione e per la totale assenza a riferimenti all'amore e alla sessualità a causa della censura (elemento questo che riporta al romance). Questi ultimi elementi vengono allora sostituiti dalla problematica legata all'obbedienza e al controllo dell'altro.
La materialità è assai più presente in Robinson della spiritualità. Il protagonista rappresenta il suddito intraprendente, il cui successo materiale è allegoricamente quello coloniale e la conquista del nemico. La figura del self-made man glorifica la tecnologia e la civiltà europea. Per controbilanciare tutto ciò, Robinson vive una situazione di inquietudine esistenziale e di isolamento, punizione per la propria arroganza spirituale. La conclusione del romanzo è metafora della fase iniziale del colonialismo europeo ed ha come fine la celebrazione delle prime imprese della corona inglese. La denominazione del servo equivale anche all'imposizione di una data cultura, simbolo questo di dominio. Il ritorno a casa coincide con il ritorno alla civiltà e alla proprietà. Nel testo viene descritto il legame quasi ossessivo tra Crusoe e gli oggetti, relazione quasi erotica con la materialità (organizzazione, controllo/conto, raccolta). Karl Marx, nel “Capitale”, cita questo aspetto descrivendolo come archetipo del capitalista, il primo della storia. In lui il capitale è il maggior godimento. Nei testi di Defoe si descrive la grande mobilità sociale dell'epoca, la facilità del passaggio di status. Questo autore nacque nel 1660.
Il romanzo come "factual fiction"
Nel novel c'è interazione tra parti veritiere, parti che attingono all'immaginario e alla memoria comuni e parti di falsificazione. Si può quindi parlare di “factual fiction”, invenzione fattuale, ibrido tra realtà e fantasia. Si opera nascondendo l'artificiosità in forme di vita vissuta, facendo passare l'invenzione per vera. La rappresentazione dell'impresa coloniale britannica e della diade dominio/sottomissione è spesso presente nella letteratura inglese, anche più tarda. (Joseph Conrad, un modernista, parte dalle stesse istanze). Il soggetto deve essere esemplare, sia nel caso in cui sia unicità in senso positivo sia quando lo è in negativo. Per questo vengono trattate vite di criminali.
Un esempio è Moll Flanders di Defoe, in cui lui si fa narratore delle memorie di questa prostituta. Per certi aspetti la donna ricorda la figura di Robinson: dopo aver ottenuto la sicurezza economia e una redenzione, perlomeno apparente, dopo una vita di peccato, decide di confessare le proprie avventure, da cui non è facile capire però se sia veramente redenta quanto dice (dilemma religioso). Indossando le vesti del curatore, può più facilmente e in profondità esplorare il rapporto tra secolo e economia, le relazioni sociali tra uomini/uomini e uomini/donne. Ciò che traspare è che per raggiungere gli obbiettivi di status del periodo poteva essere molto utile collegare una vivace sessualità al bisogno di indipendenza economica (quasi un invito). All'epoca la condizione delle donne era piuttosto precaria e non vi erano molti modi per sopravvivere.
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