Franco Angeli
Parte introduttiva: Psicologia delle differenze
Ps: Aggiungere la parte precedente relativa alla psicologia delle differenze (Galton, Binet, ecc.) e concetto di identità liquida.
Introduzione
Nonostante le enormi trasformazioni sociali e culturali dei ruoli maschili e femminili, persiste tuttora una profonda asimmetria di genere nelle società occidentali e orientali. Il concetto di genere nasce negli anni '70 a partire dalla presa di coscienza da parte delle donne, dal persistere di una situazione di profonda asimmetria e di squilibrio tra i ruoli sessuali (cultura patriarcale). I concetti di sesso e genere sono spesso usati come sinonimi ma non sono sovrapponibili. Infatti, il “sesso” denota un insieme di caratteristiche biologiche, genetiche, fisiche e anatomiche che definiscono un individuo come uomo o donna, quindi l’appartenenza a una categoria biologica e anatomica definita (maschile e femminile); il concetto di genere invece fa riferimento agli aspetti culturali e sociali relativi ai comportamenti associati al corredo biologico che producono la dicotomia/binarismo maschile e femminile. È il modo con cui ciascuno di noi si rappresenta come maschio o femmina, secondo cui la mascolinità e femminilità non sono sinonimi di uomo e donna, ma due dimensioni socio-culturali che coprono ogni aspetto dell’esistenza. In Italia fu il movimento femminista a dare significato e importanza al concetto di genere e differenza sessuale, visti come costruzioni sociali. Il concetto di genere non è comunque servito a porre uomo e donna sullo stesso piano ma continua a valorizzare le caratteristiche maschili, rimandando l’origine dell’inferiorità delle donne alle caratteristiche biologiche femminili.
Capitolo 1: Lo studio psicologico delle differenze di genere
La psicologia del senso comune o psicologia ingenua fa riferimento alla capacità che gli esseri umani hanno di osservare i comportamenti e prevedere le reazioni emotive dei loro simili. Nel tempo è divenuta un atteggiamento naturale che ha finito con il configurarsi come una vera e propria psicologia della personalità. Secondo Hampson, questo osservare e prevedere tipico dell’essere umano non si discosta molto dal modo in cui gli scienziati sociali cercano di comprendere il comportamento umano: il metodo scientifico infatti si basa sul fare osservazioni e da queste trarre predizioni su eventi futuri.
Secondo Heider, le idee che ci formiamo sugli altri funzionano spesso in modo adeguato. Il senso comune però è spesso caratterizzato dalla presenza di stereotipi e pregiudizi. Così, la rappresentazione mentale della realtà finisce spesso con l’approdare, attraverso processi di generalizzazione e schematizzazione ripetuti nel tempo, a una visione statica stereotipica e con il creare differenze e ineguaglianze o gruppi costruiti socialmente. Così gli stereotipi finiscono con l’essere accettati da tutti, anche da coloro che ne sono oggetto, consolidando una certa cultura. Una simile visione della realtà ha come caratteristica di fondo quella di orientare l’esperienza verso la ripetizione rifiutando la novità e ogni contenuto contraddittorio, cosicché gli stereotipi resistano nel tempo influenzando le generazioni e trovando ragion d’essere nell’ordine naturale delle cose.
Maschile e femminile nella psicologia del senso comune
Gli stereotipi sul femminile fanno parte del pensare comune e trovano giustificazione in quell’ordine naturale delle cose, ovvero nella differenza biologica che riserva alla donna il ruolo riproduttivo e di accudimento e cura. L’immagine degli uomini e delle donne per la psicologia del senso comune sono riconducibili a due ipotesi:
- Le donne sono fondamentalmente differenti dagli uomini.
- Le donne sono inferiori agli uomini.
In particolare, l’azione è una dimensione ricondotta al maschio, il sentimento (inteso in senso negativo come fragilità e indipendenza) è riconducibile invece alla donna. Secondo Wagner e Berger (Expectation States Theory) le opinioni relative allo status di un individuo sono riconducibili alle aspettative culturali diffuse che attribuiscono più competenze e abilità a una categoria in posizione di vantaggio (uomini, bianchi, professionisti) rispetto al gruppo di svantaggio (donne, neri, operai). Il meccanismo attraverso il quale alcune opinioni e valori sociali sono trasmessi alle generazioni successive è conosciuto comunemente come condizionamento. Quando esso viene adoperato per influenzare una determinata visione del mondo può definirsi indottrinamento, finalizzato alla disapprovazione verso determinati avvenimenti o comportamenti.
La psicologia differenziale
Sul finire dell’800, la psicologia si è orientata verso la misurazione dei fenomeni psichici e lo studio delle differenze individuali dando origine alla psicometria e ai test mentali. L’idea iniziale risale a Galton, il quale aveva come obiettivo di misurare il livello di capacità generale di un individuo (fattore G capacità intellettuale generale), confrontandolo con un campione rappresentativo di altri individui della sua cultura. Mise, quindi, a punto una serie di metodi statistici e di strumenti per la misurazione delle caratteristiche individuali (i primi test mentali). A lui si deve l’espressione “Nature and Nurture” usata per gli studi sull’ereditarietà: l’esame dei dati che aveva a disposizione lo portavano a ritenere che le capacità umane e caratteristiche fisiche si trasmettono per ereditarietà. Tutti i suoi studi guardano solo all’universo maschile, cosa comune ai successivi test messi a punto da Cattel, Binet e Simon, Spearman e Thurstone. Thurstone individua le 7 abilità mentali primarie: comprensione verbale, fluidità verbale, capacità numerica, visualizzazione spaziale, memoria, velocità percettiva, ragionamento. Questi test d’intelligenza volti a misurare una serie di funzioni rimarranno nell’ottica tipica della psicologia differenziale, in cui il sesso viene trattato come variabile individuale, al fine di stabilire differenze in relazione a prestazioni o abilità specifiche dell’appartenenza biologica. Solo in seguito avranno inizio indagini mirate a individuare l’esistenza di differenze correlate al sesso, affrontando in modo più globale lo studio delle differenze psicologiche tra i sessi. La psicologia delle differenze si interroga sulle somiglianze e differenze di genere, lasciando intendere come essa implichi anche ambiti culturali e politici. Nasce sotto la spinta dei movimenti femministi. Gli psicologi usano il termine “personalità” per descrivere le caratteristiche comportamentali e di pensiero che rendono le persone l’una differente dall’altra. Allport ha dato 50 diverse descrizioni della personalità. Le differenze tra le persone sono spiegabili in termini di processi psicologici. Un’altra prospettiva sulle differenze di genere è quella della categorizzazione di gruppo, cioè sul riscontro di somiglianze ingroup e differenze outgroup con le inevitabili stereotipizzazioni e pregiudizi.
Capitolo 2: Le teorie psicologiche sulla differenza sessuale e i nuovi strumenti di individuazione degli attributi femminili e maschili
Stereotipi e pregiudizi
Stereotipi
Gli stereotipi sono un insieme rigido di informazioni e credenze rispetto a un gruppo o categoria sociale. Vi sono diverse definizioni di stereotipo:
- Stereotipo come processo di pensiero tendenzioso (impressione immutabile che corrisponde pochissimo alla realtà).
- Come atteggiamento persistente e rigido.
- Come processo di categorizzazione.
La Social Identity Theory
Due teorie si sono occupate di tale concetto:
- Social Identity Theory (Tajfel): Tajfel vede la categorizzazione come un processo cognitivo alla base della conoscenza e della formazione dei giudizi di cui l’individuo si serve per organizzare i dati provenienti dall’esterno. La categorizzazione ha 2 effetti: la tendenza ad accentuare le differenze intercategoriali e a sovrastimare le somiglianze intracategoriali. La Social identity cerca di spiegare gli stereotipi sociali e i pregiudizi che portano alla discriminazione verso gli altri. L’identità sociale è quella parte dell’immagine di sé che un individuo si fa di se stesso, derivante dalla consapevolezza di appartenere a un gruppo sociale, unito al valore e al significato emotivo attribuito a tale appartenenza. Essa si basa su due processi quali la categorizzazione, che avvia meccanismi di stereotipizzazione e discriminazione, e la valorizzazione di sé.
La teoria delle rappresentazioni sociali
- Teoria delle rappresentazioni sociali (Moscovici): Lo stereotipo è usato come meccanismo di oggettivazione/controllo della realtà. Per Moscovici lo scopo di tutte le rappresentazioni sociali è quello di rendere familiare ciò che è inconsueto, per rendere consueto si necessita di due meccanismi: l’ancoraggio che cerca di ridurre le idee insolite a immagini ordinarie, l’oggettivazione che cerca di trasformare qualcosa di astratto in qualcosa di concreto. L’ancoraggio è legato a un processo di categorizzazione valoriale che avviene confrontando un individuo a un prototipo, più precisamente se è normale o anormale rispetto al prototipo. Categorizzare e dare un nome hanno la funzione principale di facilitare l’interpretazione di caratteristiche, la comprensione delle interazioni e delle motivazioni dietro azioni delle persone, e di fatto formare opinioni.
Dallo stereotipo al pregiudizio alla discriminazione
Lippman descrive gli stereotipi come immagini mentali della realtà che hanno come finalità il mettere ordine ancor prima che se ne abbia esperienza, sono prodotti dalla cultura e ai gruppi sociali; servono per sostenere valori e credenze che vengono trasmessi di generazione in generazione rimanendo inalterati nel tempo, spesso hanno connotazione negativa. L’eccessiva semplificazione porta a mascherare e distorcere la verità, a trascurare eventuali differenze tra soggetti appartenenti a un gruppo e somiglianze tra gruppi appartenenti a categorie diverse. Lo stereotipo inoltre può essere considerato come il nucleo cognitivo del pregiudizio (un insieme di informazioni su una categoria di soggetti, tradotta in immagine stabile, che riguarda le aspettative nei confronti della realtà).
Gli stereotipi di genere sono espressione di:
- Una tendenza generale ad avere una rappresentazione che spesso prescinde dall’evidenza empirica, traducendosi in giudizio sociale.
- Una credenza diffusa che l’uomo e la donna posseggono caratteristiche diverse al di là dell’aspetto fisico e del patrimonio genetico.
- Una minimizzazione delle somiglianze e un’accentuazione delle differenze.
Oltre alle naturali differenze tra uomo e donna, un ulteriore senso di come gli stereotipi di genere siano collegati con i processi cognitivi è quello riguardante la costruzione di aspettative differenti per il comportamento femminile e maschile. Riguardo al comportamento maschile e femminile, vi sono una serie di aspettative differenti che tendono a considerare un certo tipo di comportamenti come più desiderabile per un genere anziché per un altro. I contenuti degli stereotipi di genere ruotano attorno a caratteristiche contrapposte: competenza/cura, forza/dolcezza, indipendenza/dipendenza. La definizione del maschile è correlata da caratteristiche considerate positive (forza, coraggio, razionalità), mentre quella femminile è correlata con caratteristiche...
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