Riassunto Modelli psicodinamici dello sviluppo.
Parte generale.
Gruppoanalisi soggettuale cap.1
Negli ultimi decenni la psicologia dinamica e clinica è andata incontro a una
trasformazione del proprio apparato teorico e metodologico, superando i modelli
individualistici e le dicotomie tradizionali, cercando un approccio scientifico ma allo
stesso tempo rispettoso della complessità umana.
Per comprendere questa trasformazione teorica e metodologica, è necessario
inquadrarla all’interno della cornice epistemologica contemporanea perché si
riconnette a un cambiamento di pensiero e cioè della visione del mondo e della
conoscenza dei nostri tempi.
In particolare ci si riferisce all’epistemologia della complessità che ha evidenziato
come sotto la definizione, apparentemente neutra, di scientifico e di scienza vi sia un
complesso insieme di principi, relazioni e indicazioni metodologiche. Pertanto ogni
percorso di ricerca scientifico deve esplicitare i principi e i metodi a cui si riferisce, che
non sono solo questioni teoriche ma effettivamente influenzano i nostri atteggiamenti,
concezioni, metodi che hanno a che fare con le trasformazioni concrete che proviamo
ad avviare.
In particolare l’epistemologia della complessità, quale corrente di pensiero, ha rivisto
criticamente l’organizzazione del sapere nella cultura occidentale e i criteri di
scientificità classica. Quindi partendo da questa corrente di pensiero si cerca di
riflettere sul tema della conoscenza e in particolare sulla conoscenza scientifica e poi
si riflette su alcuni punti nodali dell’epistemologia della complessità e delle loro
connessioni con i problemi di cui si occupa la psicologia clinica.
In questa nostra riflessione dobbiamo partire dalla definizione di epistemologia.
L’epistemologia è una teoria della conoscenza, è una riflessione intorno ai principi e al
metodo della conoscenza scientifica.
Come teoria della conoscenza, l’epistemologia è una ricerca sul suo nascere, evolvere
e organizzarsi e si intreccia con le domande classiche della filosofia e della psicologia:
In che modo conosciamo? Attraverso quali strumenti? Attraverso quali processi? Che
cosa conosciamo?.
Come riflessione intorno ai principi e al metodo della conoscenza ha origini più recenti
e si intreccia con la filosofia della scienza e il suo scopo è individuare le caratteristiche
di scientificità della conoscenza: che cosa è la scienza? come si evolve? cosa distingue
ciò che è scientifico da ciò che non lo è?. Interrogativi che rimandano ad altri
interrogativi come il carattere di verità della conoscenza scientifica, il rapporto tra
conoscenza e realtà, il ruolo dell’osservatore, come si osserva. Quindi la filosofia, la
psicologia e la ricerca scientifica si intrecciano in quanto riflettono sulla questione
della conoscenza dell’uomo e del mondo.
Il tema della conoscenza si intreccia con quello della verità. Da sempre l’uomo ha
sentito l’esigenza di trovare l’origine della realtà, qualcosa a cui tutto può essere
ricondotto, qualcosa per cui la mutevolezza trova senso. Alla ricerca dell’origine, nel
pensiero occidentale vi è un’idea di fondo: la convinzione di una verità nascosta da
svelare e fissare con certezza. Questa ricerca è condotta con delle modalità costanti:
pensiero razionale, individuare gli aspetti di ordine, ripetizione, regolarità del mondo,
la forma ultimativa con cui ogni sistema teorico espone le proprie conquiste. Queste
caratteristiche filosofiche trovano la loro espressione più compiuta nel pensiero
scientifico.
Il pensiero scientifico nasce quando Galileo elabora il metodo sperimentale, per cui la
ricerca sulle leggi della natura diventa autonoma, distaccandosi dalla filosofia e inoltre
si costruiscono nuovi strumenti di osservazione. Quindi la capacità predittiva e
concretamente adattabili delle scoperte scientifiche ha fatto ritenere che l’uomo
avesse trovato il modo per arrivare alla verità, quindi il metodo sperimentale diventa il
metodo per eccellenza, capace di produrre conoscenza scientifica e quindi vera. Morin
ha sottolineato i punti di forza del metodo sperimentale, cioè i 4 procedimenti su cui
poggia:
- Riduzione: è il procedimento per cui la conoscenza dei sistemi deriva dalle parti
elementari che li costituiscono.
- Disgiunzione: è il procedimento per cui gli oggetti sono isolati tra loro, dal loro
ambiente e dall’osservatore. Di conseguenza anche le discipline devono essere
isolate tra loro e dalla società.
- Quantificazione: è il procedimento che prevede la necessità di matematizzare e
formalizzare i dati, perché solo la logica permette di accedere alla verità.
- Ripetibilità degli eventi: si lega alla generalizzazione.
Il metodo è oggettivo perché l’osservatore può porsi al di fuori del fenomeno che
osserva.
Il laboratorio è il luogo privilegiato per l’osservazione.
Tuttavia alcune scoperte sperimentali contraddittorie, lo sviluppo di discipline “scienze
umane” che vogliono porsi come scientifiche ma ciò crea dei problemi relativamente ai
loro oggetti di studio, lo sviluppo di altre discipline come l’etologia, l’ecologia, le teorie
dei sistemi hanno imposto una revisione dei principi del metodo sperimentale e hanno
introdotto nuovi parametri di interpretazione del reale e nuovi metodi per la ricerca
scientifica.
Quindi i punti chiave della trasformazione epistemologica dei nostri tempi sono:
- la conoscenza scientifica procede per eliminazione di errori e non per
accrescimento di verità.
- la conoscenza scientifica è fatta di diverse teorie, idee e paradigmi relativi cioè
legati alla cultura, alla storia e alla società.
- i dati non esistono in quanto tali ma sono il risultato di un modo di segmentare
la realtà che trova giustificazione in una determinata teoria.
- l’osservatore è reintrodotto nell’osservazione, perché è lui con le proprie teorie
a creare il campo di osservazione e lo modifica.
- diventa sempre più importante cogliere la complessità dei fenomeni,
esplicitando le relazioni che li definiscono per cui gli oggetti non sono isolabili
dal loro contesto.
Quindi da un modello semplificatore si passa a un modello complesso.
Il paradigma della complessità propone principi di intellegibilità che guidano a una
visione complessa del mondo del modo di prodursi del sapere. questi principi ruotona
attorno tre nuclei concettuali:
1) L’idea di realtà: si passa da una realtà cosmologica, unitaria, organizzata
secondo un ordine atemporale, data una volta per tutte ed esistente
indipendentemente dal soggetto che la percepisce ed esprimibile con leggi
anonime e supreme; all’idea di una realtà in continua evoluzione, caratterizzata
da vincoli e particolari interazioni all’interno di una particolare organizzazione
che con il concorso del disordine, del casuale dell’evento costantemente si
organizza e si trasforma. In termini epistemologici, in termini di principi intorno
a cui una conoscenza si organizza, su cosa poggia una tale nuova visione del
mondo? Morin si focalizza su dei concetti che chiama gli ingredienti della
complessità e che costituiscono i punti cardine della trasformazione
epistemologica dei nostri tempi. Egli propone un arricchimento delle nozioni di
ordine e disordine. L’idea di ordine non va identificata con l’idea di legge
suprema ma contiene le idee di stabilità, costanza, regolarità, ripetizione
relativizzate cioè che tengono conto delle caratteristiche di particolari sistemi.
L’idea di disordine è allargata cogliendone la qualità creativa e produttiva.
Queste due idee sono connesse con quelle di sistema (definita da Morin come
unitas multiplex cioè macro unità complessa, regolata da particolari modalità di
rapporto tra il tutto e le parti, per cui produce unità e diversità) e di
organizzazione che struttura e regola le interazioni all’interno del sistema e il
sistema stesso. L’organizzazione crea ordine ma anche disordine perché è in
continuo rapporto con l’ambiente esterno al sistema. La realtà va quindi
interpretata come sistema, come insieme di sistemi e si produce nel gioco che
si svolge tra le polarità ordine/disordine/organizzazione. Questo gioco produce
stabilità e mutamento. Quindi la realtà perde il suo carattere di oggettività e si
intreccia con il problema della conoscenza. La realtà è una categoria fisica che
si impone alla percezione dell’osservatore oppure è una categoria mentale
applicata per controllare i fenomeni e dominarli? La realtà ha sia una
componente fisica ma anche una componente psichica che le distingue e che
attiene al ruolo dell’osservatore e alle modalità dell’osservazione-conoscenza.
2) problematiche della conoscenza/osservazione con particolare riferimento al
rapporto osservatore –osservato: Cosa viene colto dall’osservatore? Come sono
interpretabili le affermazioni degli scienziati? Ceruti afferma che l’osservatore
non coglie in modo assoluto ma hic et nunc in funzione dei suoi fini, modelli e
metodi. Maturana e Varela ampliano questo concetto affermando che non solo
la conoscenza è relativa all’osservatore ma anche che l’operazione cognitiva
fondamentale compiuta dall’osservatore è la distinzione tra un’unità e uno
sfondo. Morin specifica tale distinzione come una transazione tra osservatore e
mondo osservato e che si inscrive in una data cultura. La scienza è quindi
costruita dalle pratiche sociale nel corso della storia umana. La idee scientifiche
sono modelli, modi di vedere il mondo per risolvere problemi che cambiamo
attraverso rivoluzioni paradigmatiche, i paradigmi sono quei principi che stanno
all’interno di teorie e che controllano la conoscenza scientifica. Infatti ne
determinano i dati da considerare significativi e reali, i metodi da considerare
validi e la posizione dello scienziato in relazione al suo oggetto di studio.
3) le modalità dell’osservazione: ogni teoria, ogni modello vanno messe in
connessione con le condizioni di osservazione all’interno delle quali sono
prodotte. Alla luce di queste premesse è scientifico ciò che poggia
sull’intersoggettività cioè sull’accordo della comunità scientifica socialmente e
culturalmente connotata. Quindi i procedimenti classici vanno revisionati e
bisogna accedere a una scienza con coscienza, cioè considerare ogni
affermazione come relativa e rispondente al sistema di osservazione che l’ha
prodotta. Tutto questo consente di affrontare il problema della conoscenza con
minori rischi di riduzionismo e rimanda alla necessità di una strumentazione
concettuale e metodologica complessa per l’osservazione. La scientificità è
l’esplicitazione dei quadri teorici e metodologici che guidano la ricerca, le
variabili osservate e della loro relazione con il contesto. L’osservazione è
sovraordinata al metodo sperimentale che diventa strumento di convalida di
alcuni costrutti. Del metodo sperimentale si riprende la struttura concettuale di
fondo: individuazione e precisazione di un problema, formulazione di un’ipotesi,
definizione di un progetto, la precisazione di un piano metodologico e la
definizione delle modalità di verifica. Un’attenzione a questi aspetti del
procedere del lavoro di ricerca, la qualifica come scientifica. I principi generali
che orientano la ricerca scientifica sono: gli oggetti da osservare sono
complessi, perché sono influenzati da molteplici variabili quindi sono isolabili dal
contesto solo per comodità di osservazione ed esistono in rapporto a specifiche
teorie e all’interno di specifiche culture. Da tali principi risultano delle
indicazioni metodologiche: definire in modo non riduttivistico l’oggetto
individuando tutte le variabili che lo compongono e lo influenzano; mettere in
relazione gli elementi tra loro e con il contesto in cui sono inseriti; per cui
bisogna usare la logica del e/e e non del o/o per non disgiungere ma connettere
ipotesi differenti per una visione integrata della realtà; sottoporre a
osservazione principi e modalità dell’osservare, la relazione tra osservatore e
osservato e lo stesso oggetto osservante; procedere come se le variabili distinte
fossero rappresentative dell’oggetto in analisi; accettare che la ricerca fornisce
verità molteplici in funzione dei diversi dispositivi usati; aprire al controllo
intersoggettivo e cioè della comunità scientifica; privilegiare il concetto di
connessione tra i fatti rispetto a quello di causa; studiare ed esplicitare il
dispositivo di osservazione- il setting- costruito per visualizzare i dati.
In conclusione possiamo affermare che l’epistemologia della complessità ci insegna
una visione complessa del mondo e della conoscenza. Ci ha fatto individuare le
coordinate epistemologiche, i principi e i metodi, della conoscenza scientifica,
delineando un nuovo concetti di scientificità all’interno del quale può essere
ricompreso lo studio di oggetti qualitativi complessi di cui si occupa la psicologia
clinica. La scientificità del qualitativo è possibile perché poggia sui criteri della scienza
vista in ottica della complessità. Per l’osservazione scientifica complessa l’indicazione
metodologica è l’esplicitazione dei quadri teorici e metodologici che guidano la ricerca,
delle variabili sottoposte a osservazione, della relazione tra tali variabili e tra esse e il
contesto in cui l’osservazione ha luogo. La scienza rispetta delle regole che sono il
rispetto dei dato e i criteri di coerenza quindi questo permette ad altri ricercatori di
ripetere il percorso di conoscenza. Quindi la scientificità è una prassi aperta al
controllo intersoggettivo, che dà definizioni chiare dei concetti e dei postulati e usa
procedure leggibili e ripetibili e che si avvale di un metodo razionalmente fondato per
la convalida delle ipotesi teoriche, usando molteplici metodi.
Quanto detto in riferimento alla conoscenza generale e alla ricerca scientifica ha
valore per la ricerca psicologica, clinica e psicoterapeutica, d’altre parte ogni teoria
psicologica esplora aspetti differenti di un’unica realtà, quella psichica, mettendo a
fuoco problematiche differenti e definendo verità strettamente connesse agli specifici
impianti teorici e osservativi. In termini operativi ciò vuol dire che di fronte alla stessa
situazione clinica terapeuti con formazione differente daranno rilievo ad aspetti
differenti e daranno spiegazioni diverse relativamente a ciò che os
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