Casi da ricordare
Area disegno
Francesca, Marcello, Massimo e Renato
Area gioco
Andrea, Claudia e Francesco
Area sogno
Gianni, Carla e Rina
Area dialogo
Matteo
Le tre regole
Linguaggio, frustrazione, fissazione.
Carota del terapeuta
Come modo per attirare il paziente per poi farlo iniziare a parlare.
Fase libera di colloquio
Il terapeuta si domanda: cosa manca a questa storia?
Secondo Ammaniti
L'Irmag consente di considerare sia il contenuto che la struttura nominativa.
Domande su Irmag
- Cos'è l'Irmag?
- A che mese di gravidanza si somministra?
Il caso di Flavia
Madre adolescente.
Tipi di madre di R. Leff
- Facilitator
- Regulator
Il caso del salto della seduta
Rina
Comunque sono anche capitata domande sulla fase libera, sulle fasi di stop (se riguardano il terapeuta o il paziente), poi chiedeva nei casi di Luisa e Paola con chi avessero ogni volta problemi (padre o madre).
Chiedeva se Ferro ha una visione allargata e anche focalizzata (Vera), domande aperte: caso di Claudia e come lavora in quel caso il terapeuta (quindi c'è una domanda sui casi segnalati dalla prof) e un'altra domanda sulla madre disinvestita (quindi chiederà un altro caso dell'altro libro sulle tipologie di madri).
Guarda per evitare che mi spieghi male, ti dico che questo lo trovi nel secondo capitolo del libro psicoanalisi infantile di Ferro. Lì lo spiega. Comunque la domanda se non erro era, se in Ferro lo sguardo è allargato o focalizzato, la risposta è che è sia focalizzato sia allargato. La spiegazione completa la trovi nella teoria, nella parte dove ti ho detto.
Domande aperte Ferro
Il disegno secondo Ferro in riferimento al caso di Francesca
Bambina di dieci anni, figlia di genitori che appaiono da subito fragili e il suo comportamento è caratterizzato da continue urla e accade solo quando è a casa. Al primo incontro con l’analista fa un disegno: un bosco dove non ci sono persone, popolato da alberi, vipere e pesci. In questo caso l’analista sembra non trovare le parole adeguate e la bambina sembra venirgli in soccorso facendo un secondo disegno che mostra una bambina di profilo senza spessore, vestita di merletti, molto formale e composta. F. giustappone il secondo disegno al primo dicendo che la bambina urla a causa di un incontro avvenuto nel bosco e quindi non si è più soli e solo con quest’urlo la bambina può tirar fuori le emozioni che provava, disperse e senza nome.
Il sogno e il caso di Rina
Ragazzina che alternava disegni e sogni per segnalare una situazione difficile. Avverte che c’è qualcosa che non va in analisi e segnala tutto questo portando dei disegni. Uno di questi rappresenta il peso dell’analisi, ci sono una bilancia e due persone legate con delle corde al collo; se l’analista pesa più di lei con le proprie angosce, lei rimarrà soffocata, impiccata. Tutto ciò accompagnato da un sogno in cui compare un muro tra analista e paziente, muro che è creato dalla non disponibilità dell’analisi. In un altro disegno R. rappresenta la seduta, man mano che la situazione sentimentale dell’analista migliora, Rina sognerà un ascensore con il motore guasto e allagato ma anche degli operai che lo stanno aggiustando.
Domande aperte primo colloquio
Il maltrattamento infantile e il caso di Jenny
Nel maltrattamento infantile rientrano: abuso psicologico, trascuratezza, abuso sessuale; questi maltrattamenti vengono spesso perpetuati anche con bambini molto piccoli. Le persone che fanno male sono le stesse di cui i bambini hanno bisogno e possono reagire con massicce difese al forte stress emotivo. Jenny ha 4 anni, arriva con i nonni, il padre è morto e la madre ha 28 anni e forse si droga e frequenta molti uomini. La bambina entra sicura e prende i giochi, non considera il terapeuta, è impavida rifugiandosi nell’onnipotenza, potendo dire che si è identificata con l’aggressore. Ha un atteggiamento aggressivo e autoritario. Ordina alla terapeuta di darle dello scotch altrimenti sarebbe successo un disastro non potendo legare tazzina e cucchiaio e la terapeuta prova a comunicarle che forse lei vorrebbe dirle quanto abbia bisogno di sentirsi legata, di qualcuno che le dia affetto; afferma di essere brava a disegnare e vuole un foglio che poi picchietta e quando le viene comunicato che forse vuole dire qualcosa che le fa male risponde che può distruggere tutto. Con la coperta sul tavolino fa una casa e vi si rifugia dentro potendo gridare aiuto sentendosi contenuta e tornando bambina. Mostra angoscia di frammentazione punteggiando il foglio, lo taglia a strisce (identificazione con l’aggressore) e dice che l’amico della mamma le ha detto che ai bambini che parlano troppo si taglia la lingua e lei gli ha risposto in modo fiero che a chi dice queste cose si taglia il pisello. Afferma che può distruggere tutto (onnipotenza) e imita la madre muovendosi con aria seduttiva. Sale su un mobiletto e si lancia per fare un salto, afferrata dalla terapeuta la guarda con uno sguardo da bambina piccola e togliendosi la felpa fa notare che ha ematomi e alcune cicatrici. L’esperienza di sentirsi presa la fa sentire contenuta e questo le restituisce l’identità di bambina piccola. Alla fine della seduta esce dalla stanza dando un calcio alla seggiolina e correndo verso i nonni rientra nella sua “pelle dura”.
Domande aperte Ammaniti
Le rappresentazioni ristrette/disinvestite
Donne che affrontano la gravidanza come una tappa necessaria della vita che deve essere portata a termine senza farsene troppo condizionare. I sentimenti di queste donne sono caratterizzati da razionalizzazione, rigidità, autoaffermazione, impersonalità, astrattezza. Non sono presenti fantasie su di sé o sul figlio e nella scelta della gravidanza si sceglie l’opposizione nei confronti della madre o della propria famiglia; nei confronti del figlio la donna può avere un certo distacco e parlando di lui dopo la nascita tende a configurarselo come adulto e lei come madre che insegna a raggiungere determinate competenze. Vi sono delle sottocategorie: accentuata, orientata su di sé, con paura.
Il caso Luisa
È una donna 34enne con un importante successo lavorativo e rimane incinta in un determinato momento della sua vita perché visto come un compito da assolvere piuttosto che come una tappa maturativa. Luisa durante il periodo della gravidanza attua comportamenti di tipo difensivo razionalizzanti e evitanti riguardo la propria esperienza emotiva che la induce ad avere anche una difficoltà a creare uno spazio mentale che contiene il bambino → ci vuole la presa di coscienza di una nuova presenza. Evita la crisi della gravidanza attraverso razionalizzazione e negazione del cambiamento → disinvestimento emotivo e rappresentazione del bambino poco definita.
Descrivere le rappresentazioni mentali dell’Irmag
- Rappresentazioni mentali integrate/equilibrate: Donne che forniscono un quadro ricco e coerente della propria esperienza della gravidanza, piena conclusione e integrazione della propria identità femminile; la gravidanza si iscrive coerentemente nella propria storia personale e di coppia. Vi è una flessibilità nell’adattamento e nel riconoscere il carattere di cambiamento implicito nella maternità cosa importantissima poiché bisogna continuamente revisionare i propri modelli mentali e di riadattamento rispetto a una realtà personale in evoluzione. Sottocategorie: limitata, orientata su di sé, orientata sul bambino.
- Rappresentazioni ristrette/disinvestite: Donne che affrontano la gravidanza come una tappa necessaria della vita che deve essere portata a termine senza farsene troppo condizionare; sono donne che mantengono un forte controllo su di sé. Sottocategorie: accentuata, orientata su di sé, con paura.
- Rappresentazioni non integrate/ambivalenti: Donne contraddittorie nel raccontare la propria gravidanza, con racconti lunghi, frasi contorte che spesso rimangono in sospeso. La gravidanza attiva conflitti e ambivalenze nei confronti della maternità e del futuro bambino, con eccessivo coinvolgimento e lotta per prenderne le distanze fornendo un quadro altalenante/oscillante, poco integrato e confuso; informazioni ricche ma poche organizzate.
Descrivere la rappresentazione non integrata/ambivalente
Donne contraddittorie nel raccontare la propria gravidanza, con racconti lunghi, frasi contorte che spesso rimangono in sospeso. Il quadro che emerge è confuso, ricco sul piano percettivo ma con una difficoltà a organizzare in modo adeguato la propria esperienza in quadro comprensibile e comunicabile. L’apertura al cambiamento è limitata, perché la donna rimane legata a situazione del passato. La gravidanza attiva conflitti e ambivalenze, per cui la donna si appoggia in un mondo infantile alla madre oppure la rifiuta assumendo un’autonomia.
Il caso di Flavia
Adolescente di 14 anni, scopre di essere incinta al settimo mese per volontà della sorella (funzione materna) che la costringe a fare un'ecografia a causa dell’assenza di mestruazione. È triste e infastidita dalla notizia della gravidanza e percepisce il bambino come aggressivo nei suoi confronti per poi riconoscerlo come un compagno di giochi e la sua paura del parto è collegata alle ansie di separazione infantile, la separazione infantile, la separazione del figlio è come se comporta una perdita di una parte di sé. Lei fa parte di questa categoria e in particolare nella categoria assorbita da sé stessa, vi è una limitata apertura al cambiamento e una scarsa differenziazione dalla madre (comportamento di sottomissione).
Stili materni in gravidanza
Influenzano la relazione madre-bambino.
- Madre facilitante: Considera la maternità come un’esperienza conclusiva della sua identità femminile, arricchita dall’esperienza che sta vivendo e si abbandona alla regressione che le permette di vivere quell’unione fusionale con il feto per identificarsi con esso e rivivere la fantasia di unione con la madre dell’infanzia.
- Madre regolatrice: Considera la gravidanza come un passaggio obbligato per avere un bambino e prova fastidio per le trasformazioni corporee, resiste alla disorganizzazione psicologica rinforzando le proprie difese psichiche e le proprie razionalizzazioni. I movimenti fetali sono avvertiti come una presenza estranea; la gravidanza sembrerebbe riattivare antichi conflitti e ferite, legati all’invidia per le tenerezze che le sono state negate e ora rivolte al bambino come anche ai sentimenti di avidità diretti verso la propria madre.
Irmag
Strumento utilizzato per esplorare le rappresentazioni in gravidanza; intervista semistrutturata, basata sul Pregnancy Interview e sul AAI. L’obiettivo primario è esplorare nella donna in gravidanza l’area delle rappresentazioni mentali concernenti lei, il partner e la propria famiglia; è composto da 41 domande somministrate nel settimo mese, dove la presenza del bambino ha la possibilità di ben definirsi all’interno dello spazio psichico materno. La struttura narrativa è composta da un racconto spontaneo della donna relativo alla propria gravidanza e suoi resoconti riguardanti aree specifiche della maternità. Essa permette di vagliare nella donna capacità di elaborare la propria esperienza e di comunicarla. Le aree indagate sono:
- Il desiderio di maternità nella storia personale e della copia;
- Le emozioni personali di coppia e familiari alla notizia di gravidanza;
- Le emozioni e i cambiamenti nel corso della gravidanza nella vita personale, di coppia e nel rapporto con la propria madre;
- Le percezioni, le emozioni e le fantasie relative al “bambino interno”;
- Le aspettative future riguardanti le caratteristiche di sé come madre e le caratteristiche del bambino;
- La prospettiva storica della madre, riguardante il proprio ruolo attuale e passato di figlia.
L’Irmag permette l’esplorazione dei propri vissuti emozionali consentendo di evidenziare di volta in volta le problematiche nelle diverse aree problematiche, inoltre può configurarsi come uno strumento atto a prevenire i problemi sociali, medici o psicologici che alcune gravidanze possono presentare. Sollecitando la donna a parlare di sé permette di delineare il “modello narrativo” delle rappresentazioni materne e anche di far emergere zone tematiche problematiche configurandosi come uno strumento di prevenzione tempestivo e adeguato.
Domande aperte Ferro: Area disegno
Il disegno è come qualcosa che rimanda al funzionamento mentale della coppia in quel momento, a un problema presente, e che si pone come “bastione” (Baranger) che è anche il punto di partenza per soluzioni trasformative e creative per la coppia.
Il disegno secondo Ferro in riferimento al caso di Francesca
Bambina di dieci anni, figlia di genitori che appaiono da subito fragili e il suo comportamento è caratterizzato da continue urla e accade solo quando è a casa. Al primo incontro con l’analista fa un disegno: un bosco dove non ci sono persone, popolato da alberi, vipere e pesci. In questo caso l’analista sembra non trovare le parole adeguate e la bambina sembra venirgli in soccorso facendo un secondo disegno che mostra una bambina di profilo senza spessore, vestita di merletti, molto formale e composta. F. giustappone il secondo disegno al primo dicendo che la bambina urla a causa di un incontro avvenuto nel bosco e quindi non si è più soli e solo con quest’urlo la bambina può tirar fuori le emozioni che provava, disperse e senza nome.
Marcello (problemi di anoressia)
Due disegni che rappresentano bene i due differenti funzionamenti mentali con cui l’analista si accosta a lui; nel primo c’è lui di fronte al bambino che tiene in mano un libro e il bimbo che fa bip-bip con il giochino elettronico che, per ogni evenienza, porta sempre in tasca; sembra dire che se lui sta col libro delle teorie e dei simboli, lui torna ad essere il bambino meccanico, elettronico; nell’altra metà della figura l’analista ha una mano tesa come un ponte verso il bambino e questo gli parla. Un altro particolare, nel primo caso alle spalle dell’analista c’è una tabella in cui c’è scritto “Problemi risolti=0 come a dire “In questo modo non facciamo alcun progresso”; nel secondo è segnato “Problemi riso”, il resto non sta nella pagina e sotto il segno di tante scritte → è così che i problemi si possono risolvere, non più il bip bip ma il riso, l’espressione dell’emozione. Non solo ma anche il riso, cereale-alimento molto importante nella lunga strada verso l’uscita dall’anoressia, che era stata uno dei motivi che portarono Marcello in analisi. In un’ottica di campo i due disegni rimandano ai due funzionamenti attuali della coppia, in oscillazione tra di loro e contengono le informazioni preziose per aiutare l’analista e il suo working-through a far spostare l’oscillazione verso la destra della figura, verso un autentico processo di condivisa simbolizzazione emotiva, attraverso cui consentire a Marcello un’assumibilità delle emozioni a lungo rimaste, per lui, inaccessibili come gli alimenti.
Massimo (bambino senza bisogni, o che può soddisfare da solo)
Massimo fa un disegno in cui rappresenta l’atrio della casa in cui abita l’analista, il suo appartamento come l’immagina e scrivendo la leggenda di quanto ha disegnato si interrompe e chiede "Ma come si chiamano quelle che sono nell’angolo aiu..aiu..aiu..aiuole" e scrive in azzurro questa parola a differenza di tutte le altre scritte in nero. Come l’analista coglie la richiesta d’aiuto, attraverso il disegno del massimo architetto, il bambino può cominciare a parlare del proprio gatto, e di come soffra quando lasciato a casa. Massimo fa riferimento al dolore per il distacco ed è anche l’ultima seduta della settimana. Massimo, bambino senza bisogni, o i cui bisogni ha sempre pensato di poter soddisfare da solo, sente la mancanza di qualcuno. Ma questo è stato possibile solo dopo che ha sentito l’analista sintonizzato e recettivo alla sua richiesta d’aiuto.
Renato, bambino iperattivo
(Disegno dell’analista fatto in seduta/disegno del bambino = bisogno di scarica) Il bambino ricorda un piccolo bisonte dato il contenimento quasi muscolare attraverso l’iperattività che attua per proteggersi da catastrofici dissolvimenti nel nulla. L’analista si sente come un cow-boy con gli indiani che gli girano attorno quando si sparano vicendevolmente (il bambino lancia cubi di legno, crea caos nella stanza). L’analista dice che ci vorrebbe uno steccato per fermarlo, prende un foglio e disegna un steccato e il bambino si incuriosisce, prende una matita e facendo grossi segni sul perimetro dello steccato esclama "Io lo rompo" e disegna una spirale rossa che all’analista sembra una “nuvola rossa” che rompe tutti gli steccati. Il bambino impone all’analista di fare altri steccati e li rompe col solito turbine colorato. Continua a fare steccati e dentro un perimetro disegna qualcosa come un tavolo (analista), il bambino prende un pennarello e sul muro disegna una capanna da indiano → un posto per nuvola rossa. Sul foglio l’analista disegna una capanna, un bambino e una spirale di vento. Il bambino disegna sulla superficie del foglio, mostrando la sua creatività e il suo bisogno di esplorare e rompere i confini.
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Riassunto esame modelli e tecniche del colloquio e della diagnosi, prof. Candelori, slide in power point
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Metodo Modelli
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Modelli biologici
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Appunti di Modelli e tecniche del colloquio e della diagnosi