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Unico valore da perseguire da parte dei manager è il profitto.

La modifica di mission si accompagna ad una modifica di governance e tutto ciò rende

evidente un nuovo attore del mercato l’impresa socialmente irresponsabile.

Si definisce impresa irresponsabile un impresa che al di là degli elementari obblighi di

legge suppone di non dover rispondere ad alcuna autorità pubblica o privata, né

all’opinione pubblica in merito alle conseguenze delle sue attività in campo economico,

sociale e ambientale.

Roosvelt theodore: irresponsible corporation creata da processi di deregolamentazione

à

L’impresa socialmente irresponsabile opera in un capitalismo che:

-­‐ ha come motore la finanza e non l’industria come il capitalismo fordista

i capitalismi differiscono per il modo di accumulare capitale. Il capitalismo industriale lo

faceva applicando la tradizionale formula “denaro – merce – denaro” per contro il finanz-

capitalismo accumula capitale, cercando di saltare la fase intermedia di produzione delle

merci e l’accumulazione diventa denaro – denaro.

-­‐ finanziarizza le imprese e le concepisce come un portafoglio di attività che deve

generare un flusso di cassa pari o superiore a quello dei pezzi migliori della

concorrenza. I rendimenti del portafoglio devono essere massimizzati attraverso

l’esternalizzazione della produzione e la successiva demercificazione dell’impresa.

-­‐ Estrae il suo valore dal lavoro umano aumentandone la produttività e riducendone il

costo unitario, dalla natura e dagli ecosistemi mettendone a rischio la

sopravvivenza

L’estrazione di valore è un processo diverso dalla produzione di valore.

Si produce valore quando si costruisce una casa o una scuola, si elabora una nuova

medicina o si crea un posto di lavoro retribuito.

Per contro si estrae valore quando si provoca un aumento del valore delle case

manipolando i tassi d’interesse, si impone un prezzo alto alla nuova medicina, si

aumentano i ritmi di lavoro a parità di salario.

Si tratta di imprese che consapevolmente generano esternalità negative che determinano:

1) socializzazione dei costi privati

2) privatizzazione dei ricavi sociali

3) distruzione del capitale umano e sociale

con il termine capitale umano si intende l’insieme delle conoscenze, competenze e abilità

ottenute durante la vita di un soggetto che usa per raggiungere obiettivi sociali ed

economici, singoli o collettivi.

Il capitale sociale è il complesso delle relazioni interpersonali formali ed informali

essenziali per il funzionamento delle società complesse indica quindi un corpus di regole

che facilitano la collaborazione all’interno dei gruppi.

In questo periodo:

-­‐ i mercati si autoregolano

-­‐ i governi lasciano fare

-­‐ gli individui sono massimizzatori di utilità razionali

-­‐ si riduce l’importanza dei corpi intermedi (formazioni sociali che rappresentano

particolari settori della società quali ad esempio il sindacato e l’associazione dei

consumatori)

singolarismo: identifica l’idea che sul mercato sia presente un solo attore: l’impresa profit

cioè quella finalizzata alla massimizzazione del rendimento degli azionisti.

Isomorfismo: identifica l’idea che le imprese tendono ad assomigliarsi tra loro,

adattandosi, nella mission, nella governance e nell’accountability, a quelle ritenute più

efficienti.

L’unica responsabilità delle imprese profit è essere profit.

Mission unidimensionale parziale

à

-­‐ soggetti: azionisti-proprietari e top management

-­‐ massimizzazione delle rendite e dei privilegi degli azionisti proprietari e del top

management

-­‐ obiettivo finalistico è realizzato attraverso tutte quelle operazioni capaci di

minimizzare i costi aziendali e massimizzare il prezzo delle azioni.

-­‐ Obiettivo perseguito nel breve periodo anche a scapito della sussistenza delle

condizioni di aziendalità.

Governanceà collusiva e auto tutelativa

-­‐ soggetti: azionisti-proprietari e top management

-­‐ strutture organizzative orizzontali a rete e flessibili che prevedono al loro interno la

presenza di organi preposti all’internal auditing, valutazione del risk management

etc

-­‐ si appoggiano su codici etici, dichiarazioni di missione etc

-­‐ utilizzano tutti quegli strumenti che facilitano la condizione di non responsabilità e

non punibilità del top management.

Il governo è attuato in condizioni di indifferenza a qualunque responsabilità sociale o

attesa degli altri shareholder e stake holder.

Attraverso comportamenti direzionati di tipo consociativo e collusivo si utilizzano

comportamenti opportunistici e finanche illeciti o eticamente scorretti

Accountability unidimensionale opportunistica

à

-­‐ soggetti controller

-­‐ sistema informativo interno utile al management separato dal sistema informativo

esterno quest’ultimo volto a produrre documenti con dati e valori consuntivi.

-­‐ Si producono:

Documenti formalmente conformi all’obbligo contabile

o Reportistica finanziaria utile agli operatori sul mercato borsistico in grado di

o agire sul valore correte delle azioni

Reportistica socio ambientale: utile a rispondere a eventuali obblighi di legge

o e a migliorare l’immagine sociale che l’impresa vuole dare di sé.

Dal 16 settembre 2008, il giorno in cui il tesoro americano di fatto nazionalizza la

transnazionale americana AIG prestandole 85 miliardi di dollari e il giorno precedente era

fallita la lehman, tutto muta e nulla sarà più come prima.

Questo capitalismo crolla infatti sotto il peso di una crisi (quella dei subprime) che è

espressione del comportamento di una società che ha globalmente deciso di dimenticare il

principio di realtà per vivere nel mondo dei plusvalori.

Nei paesi dell’europa meridionale la crisi si coniuga con la crisi del debito pubblico che

colpisce in psecifico i paesi ad alto debito. Si continua a curare attraverso politiche

economiche di stampo neo liberista riassumibili in:

1) abbattimento del debito pubblico perché se superiore al 90% del pil, la crescita

economica diminuisce.

2) La riduzione della spesa pubblica porta ad un aumento della crescita.

3) Pareggio di bilancio pubblico

L’esisto di tutto ciò in termini di comunicazione delle imprese verso l’esterno porta le

stesse a:

1) incentivare processi di standardizzazione dell’informazione economica secondo

una metrica finanziaria e borsistica al fine di:

a. agevolare la circolazione dei capitali e i meccanismi di finanziarizzazione

dell’economia anche in assenza di crescita dell’economia reale

b. attivare forme di comunicazione parasociale che facilitino il rispetto dei

vincoli imposti dalle legislazioni nazionali e diventino opportuni strumenti di

marketing volendo dare all’impresa una immagine di:

i. competitività

ii. autonomia e indipendenza dal porte politico

iii. capacità di produrre e distribuire utili e benefici a tutti gli stakeholder.

Anche per quanto riguarda l’informazione obbligatoria si assiste a:

ibridazione dei modelli di bilancio che portano a :

-­‐ stati patrimoniali di accezione tedesca ma con la presenza di labili informazioni di

tipo finanziario (mentre attualmente obbligatoria è l’informazione finanziaria solo per

le imprese quotate in borsa.

-­‐ A partire dai bilanci chiusi dal 32 dicembre 2014, l’OIC (organismo italiano di

contabilità ha previsto con il principio contabile n. 10, che tutte le società che

redigono il bilancio di esercizio ex- artt 2423 e segg. Debbono presentare il

rendiconto finanziario solo in termini di liquidità.

-­‐ Conti economici di originaria accezione tedesca in forma scalare però con

classificazione delle aree gestionali nell’ottica anglo americana.

-­‐ Ibridazione dei criteri di valutazione sempre più orientati alla determinazione dei

valori sulla base dei prezzi correnti ed a offrire informazioni sulle attese di breve

d’ordine monetario.

COOPERATIVA MUTUALISTICA: COME VOLA IL CALABRONE

Il paradosso del calabrone secondo il quale si interpreta la cooperativa con logiche

prettamente profittuali, essa è un calabrone. Insetto che in base alle leggi della fisica non

dovrebbe volare.

Si consideri che la cooperativa è una forma d’impresa tra le più antiche di cui si segnala la

presenza fin dalle fasi iniziali della rivoluzione industriale.

La prima cooperativa ad essere ricordata è la cooperativa di consumo dei “probi pionieri

di Rochdale” fondata nel 1844. Questa coop era figlia di un precedente tentativo del

1833 fallito nel 1835, fallimento dovuto al fatto che si vendeva a prezzo di acquisto quindi

non si era in grado di rispettare le condizioni di aziendalità.

Con la nuova Rochdale la cooperativa:

-­‐ iniziava a vendere al prezzo migliore di mercato cioè quello privo delle rendite di

intermediazione

-­‐ a fine anno, il risultato lordo della gestione commerciale veniva prima di tutto

accantonato per

garantire rinnovi ed ampliamenti

o sviluppare la mutualità verso l’esterno

o e qualora fosse esistito un ulteriore residuo, essa era ripartito tra i soci in

o base al loro monte acquisti sancendo un meccanisno di restituzione

funzionale alla fedeltà verso la cooperativa.

I probi pionieri non creano una nuova impresa ma un impresa diversa.

L’alterità della cooperativa, cioè la sua diversità rispetto alle imprese profit va fatta risalire

ai valori e principi che la definiscono e ne regolano il funzionamento.

Ci si riferisce in particolare alla dichiarazione di identità cooperativa esito del congresso

dell’alleanza cooperativa internazionale (ACI) tenutosi a Manchester nel 1995.

Detta dichiarazione contrine sette principi che derivano da una precisa definizione di

cooperativa e da una esplicita individuazione dei valori che la guidano.

L’ACI è un associazione indipendente, non governativa a cui aderiscono le cooperative di

tutto il mondo. Fondata nel 1895, associa 226 organizzazioni cooperative di 89 paesi, le

quali rappresentano oltre 800 milioni di persone.

Solo nel 1937 furono statuiti per la prima volta i valori e i principi cooperativi

successivamente modificanti nel 1966 e nel 1995.

L’identità, i valori e i principi vanno resi evidenti e pratica in modo coerente, senza mai

dimenticare che la cooperativa è un impresa è come tale deve agire nel rispetto del

vincolo di aziendalità.

Deve quindi essere:

-­‐ efficiente economicamente

-­‐ patrimonializzata

-­‐ solvibile

-­‐ atta all’autosviluppo così da garantirsi continuità ed indipendenza

definizione di coop data dall’ACI.

La cooperativa è un’associazione autonoma di persona unite volontariamente per

soddisfare le loro aspirazioni e bisogni economici, sociali e culturali comuni attraverso la

creazione di una impresa di proprietà comune e democraticamente controllata.

Le cooperative sono basate sui valori della:

1) autosufficienza

2) auto responsabilità

3) democrazia

4) uguaglianza

5) equità

6) solidarietà

I fondatori delle cooperative credono nei valori etici del:

1) onestà

2) trasparenza

3) responsabilità sociale

4) attenzione verso gli altri.

La definizione e l’ambito valoriale ricordati ci permettono di indentificare sia la mission

fondante la coop, sia il modello di governance in essa presente; detti elementi si

rintracciano nei principi della mutualità e della democraticità.

La mutualità nella cooperativa.

L’aggettivo mutuo significa scambievole, vicendevole, reciproco. Ne consegue che la

mutualità è una forma scambievole di aiuto tra cittadini per garantire agli stessi uguali diritti

dopo aver adempiuto ad uguali doveri.

Per mutualità, espressione in italia del servizio da rendere ai soci, si può intendere il

principio che postula lo svolgimento da parte delle cooperative di un’attività economica

diretta a fornire beni e servizi ai soci con la minor spesa possibile e senza intenti

speculativi, con l’obiettivo di migliorarne la condizione economica e anche sociale.

In sostanza è considerata attività mutualistica quella che si realizza nei rapporti tra soci e

cooperativa, attraverso l’eliminazione di intermediari capitalistici nei processi di

produzione, di scambio e di lavoro.

Questa attività è volta a massimizzare il vantaggio cooperativo dei soci ( beneficio

cooperativo noto in italia come ristorno) e non a valorizzare un capitale finanziario.

Il capitale costituisce un fattore strumentale al raggiungimento dell’obiettivo mutualistico.

Il ristorno è la modalità tipica di remunerazione dell’apporto sociale.

Rappresenta nelle coop lavoro una integrazione retributiva, nelle coop in cui i soci

apportano beni o servizi una integrazione del valore del conferito ed in quelle di consumo

una riduzione forfettaria del prezzo di acquisto dei beni.

La funzione strumentale del capitale nelle cooperative è pienamente condivisa dal

legislatore nazionale con le norme che regolano la variabilità del capitale sociale, i livelli

minimi di quote sociali sottoscrivibili, i limiti nella distribuzione dei dividenti e il ristorno

determinato proporzionalmente allo scambio mutualistico.

Primo vincolo per l’operare cooperativo: sottocapitalizzazione della coop

Il vincolo deriva dalla strumentalità del capitale finanziario rispetto alla finalizzazione

mutualistica.

Diversamente dalla società di capitali, la coop è un’impresa a carattere personale.

I proprietari sono tali in quanto persone e non sulla base del loro apporto al capitale di

rischio.

Le persone ed i bisogni che esse esprimono rappresentano quindi il centro dell’attenzione

imprenditoriale della cooperativa e il fine imprenditoriale che essa persegue.

La finalizzazione alla mutualità perseguita tramite l’eliminazione di rendite

d’intermediazione, diviene strumento di democratizzazione del mercato, in quanto la

sua presenza all’interno di esso determina una funzione perequativa (suddivisione in

maniera equa) nei processi di distribuzione della ricchezza.

In sintesi la cooperativa mutualistica, nel perseguimento della mutualità verso i soci (detta

interna):

-­‐ determina la democratizzazione del mercato

-­‐ facilita processi di imprenditorializzazione intervenendo in settori in crisi o nei quali

manca una risposta imprenditoriale funzione anticiclica della cooperazione

à

-­‐ rende possibili processi di inclusione sociale (opportunità di lavoro, miglioramento

della qualità della vita.. ecc…)

si noti che nella letteratura economica tradizionale ha sempre visto le cooperative come

una tipologia di impresa con un ruolo di sostegno all’economia solo in particolari situazioni

di crisi del mercato poiché ritenuta dagli economici classi un’azienda meno efficiente

dell’impresa si capitali e con meno vantaggi competitivi.

Secondo questi autori la mancanza dell’obiettivo primario del perseguimento del profitto e

della sua massimizzazione, implicherebbe un’inevitabile inefficienza dell’impresa

cooperativa relegandola ai margini del mercato e limitando le sue possibilità di svilupparsi

nel tempo

I modelli economici tradizionali di valutazione delle performance aziendali non includono la

valutazione delle esternalità e si limitano a considerare l’efficienza in termini di profitto.

in sostanza la cooperativa produce quelle che la teoria economica chiama esternalità

positive, e tutto ciò le fa acquisire una rilevante funzione sociale.

Detta rilenvanza sociale nota come mutualità esterna o di sistema trova riscontro in una

serie di riferimenti normativi del diritto italiano tra i quali si ricorda in particolare:

-­‐ l’obbligo di accantonamento del 3% degli utili a favore dei fondi di promozione

mutualistica

-­‐ la devoluzione del patrimonio nel caso di liquidazione

-­‐ l’emergere delle coop sociali alla quale verrà garantita la possibilità di ricoprire il

ruolo di imprese sociali.

La mutualità si afferma quindi come strumento che regola:

a) i rapporti tra i soci ai quali impone un divieto di uso speculativo a fini personali

dell’attività cooperativa

b) il rapporto tra cooperativa e mercato richiedendo alla cooperativa stessa di farsi

carico di processi di correzione e moralizzazione dei modi tipici con cui l’impresa

lucrativa, organizzata in modo intrinsecamente intermediario, impatta sul mercato

la mutualità così intesa permette alle cooperative di qualificarsi come imprese volte a

soddisfare contemporaneamente istanze economiche e sociali.

La mutualità rappresenta il nucleo valoriale intangibile della cooperazione

La finalità mutualistica:

1) si concretizza nel privilegio attribuito ai soci di utilizzare la cooperativa al fine di

soddisfare i propri bisogni.

a. Tale finalità è da perseguire enfatizzando però il dovere/volere di ampliare

temporalmente l’ambito di impatto mutualistico su una massa crescente di

soggetti.

b. Attivando un comportamento incentrato sul proselitismo che faciliti il

raggiungimento di un ottimo dimensionale

2) Permette la presenza di aspetti speculativi nella gestione cooperativa se ed il

perseguimento del lucro in tali circuiti sia accessorio alla gestione mutualistica e

strumentale della stessa, reputandosi come negativo per la mutualità l’intento

speculativo del socio e non quello dell’impresa cooperativa.

nella cooperativa il socio non mira a massimizzare il beneficio capitalistico individuale ( è

assente la percezione di capital gain) e il rientro dell’originario apporto è possibile solo nei

casi di abbandono (recesso) o al momento dello scioglimento della cooperativa.

Modello cooperativo:

-­‐ caratterizzato da una ripartizione degli utili e di reinvestimento delle risorse non

capitalistico ma bensì mutualistico e con un orizzonte temporale di crescita

intergenazionale il che permette di ridurre o eliminare fenomeni di free riding e di

opportunismo della base sociale.

-­‐ Esternamente caratterizzato da comportamenti responsabili e concertativi verso i

terzi non soci.

-­‐ I limiti della distribuzione degli utili e l’indivisibilità delle riserve e il principio della

porta aperta conferiscono alle coop il carattere di imprese orientate a durare nel

tempo, naturalmente intergenerazionali, nelle quali i soci di oggi usufruiscono dei

patrimoni costruiti dai soci di ieri, per incrementarli e lasciarli all’uso dei soci di

domani.

Il comportamento mutualistico quindi non significa assenza di intento speculativo ma

finalizzazione di quest’ultimo, se presente, allo sviluppo dell’intento mutualistico esterno

ed interno, ciò comporta che il lucro è condizione e premessa di mutualità

Quindi si arriva a considerare la cooperativa come una impresa geneticamente

socialmente responsabile.

Principio di solidarietà e sussidiarietà.

La sussidiarietà, prevede che lo stato intervenga nell’economia solo quando la libera

iniziativa degli agenti privati non è sufficiente a rispondere ai bisogni della popolazione.

Esso valorizza quindi l’azione delle singole persone e delle loro aggregazioni in campo

economico, ossia nel soddisfacimento dei bisogni individuali e collettivi.

In ambito giuridico si parla di sussidiarietà verticale quando i bisogni dei cittadini sono

soddisfatti dall’azione degli enti amministrativi pubblici e di sussidiarietà orizzontale

quando tali bisogni sono soddisfatti dai cittadini stessi, magari in forma associata e/o

volontaristica.

La solidarietà da intendersi come sentimento comune di vicendevole aiuto (self help) che

si concretizza nel volere agire assieme e nel perseguire il proprio interesse attraverso il

perseguimento degli interessi dell’altro, è connessa naturalmente alla mutualità interna al

sorgere della cooperativa.

Al crescere dell’incidenza della cooperativa detta solidarietà si afferma però come

solidarietà verso l’esterno (soggetti che si trovano nelle medesime condizioni dei soci)

attraverso il motore del proselitismo, della promozione cooperativa e della mutualità infra-

cooperativa.

Si traduce in assunzione per la coop di obiettivi di ordine economico e non, non solo verso

i soci e i terzi non soci ma anche verso la comunità circostante quando la solidarietà

stessa, nel rispetto del principio dell’impegno verso la comunità si coniuga con il principio

di solidarietà.

La comunità circostante diviene collettività qualora l’agire delle cooperative sia

prevalentemente volto alla produzione e distribuzione di servizi di interesse collettivo o di

beni relazionali.

I beni relazionali sono beni che possono essere prodotti soltanto assieme, non è

escludibile per nessino che ne faccia parte e non è frazionabile e neppure è concepibile

come somma di beni individuali in quanto dipende dalle relazioni messe in atto dai

soggetti l’uno verso l’altro e può essere fruito solo se essi si orientano di conseguenza.

Si introduce il concetto di mutualità allargata e si dà vita ad imprese cooperative dette

multifunzione o multistakeholder in cui il perseguimento di obiettivi metaeconomici è

considerato assunzione come fine (elemento della mission). In questo caso le cooperative

sono volte alla produzione e distribuzione di ricchezza sia economica sia sociale.

Queste attività favoriscono il benessere collettivo e permettono anche il miglioramento

dell’efficienza complessiva del mercato.

Si sta parlando delle cooperative sociale che sono una tipologia di coop finalizzate a

perseguire l’interesse generale della comunità alal promozione umana e all’integrazione

sociale dei cittadini attraverso:

1) la gestione di servizi socio sanitari ed educativi coop di tipo A

à

2) lo svolgimento di attività diverse – agricole, industriali commerciali o di servizi –

finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate tipo b

à

3) legge 381/1991

le coop sociali abbandonano lo schema della mutualità tradizionale e si avvicinano verso

uan forma di mutualità sociale in cui la coop offre a tutti anche se non soci, condizioni più

vantaggiose rispetto a quelle normalmente reperibili sul mercato.

Esercizio del diritto di proprietà che contenga al suo interno la parità e la pari dignità degli

attori.

Una governance quindi in cui siano completamente assenti squilibri posizionali degli attori

stessi e in cui il management cooperativo attui comportamenti direzionali di tipo

concertativo volti a favorire il bilanciamento interno degli interessi dei soci cooperatori e

non, del movimento cooperativo a cui appartiene e di specifici stakeholder singoli e

collettivi.

La governance nelle cooperative: la democraticità nella cooperativa.

La cooperativa internamente si caratterizza per effetto dell’accettazione del principio della

democraticità, principio questo che si rende palese attraverso i noti postulati della porta

aperta e di una testa un voto.

Con il primo postulato richiamato reso esplicito attraverso il principio di adesione libera e

volontaria si rende evidente il diritto di partecipazione all’azione cooperativa dei portatori

interesse omologhi e territorialmente contigui a quelli dei soci già attivati (diritto non

soggetto a nessun vincolo di natura discriminativa.

Porta aperta e promozione cooperativa, elementi identitari delle cooperative sono quindi:

1) meccanismi di inclusione sociale

2) meccanismi di sviluppo economico del territorio in cui le cooperative operano

3) fattori di crescita delle qualità soggettive umane e professionali delgi appartenenti

alla comunità che questo territorio insiste.

Tutto ciò permette alla cooperativa di radicarsi sul territorio in cui opera e di divenire, per lo

stesso, un generatore di capitale relazionale e di identità comunitaria.

Emerge il secondo vincolo all’agire cooperativo: quello allo sviliuppo della dimensione

produttiva per effetto del suo radicamento territoriale.

Con il secondo postulato reso esplicito attraverso il principio del potere democratico

esercitato dai soci si evidenzia che sono presenti nelle coop condizioni di autogestione à

in quelel che utilizzano lavoro sociale remunerato, non remunerato

e/o beneficio che sia di partecipazione diretta in quelle in cui i soci apportano beni o

à

servizi diversi dal lavoro

e/o acquistano beni e servizi prodotti dalla cooperativa.

Le regole di funzionanmento dell’organizzazione in cui la pari dignitò sostistuisce la catena

gerarchica e il potere di comando è esisto di processi di condivisione delle attese di tutti gli

stake holders (soci o non) ugualmente importati, potere di comando declianto quindi in

termini di autorevolezza.

La democraticità delle imrpese cooperative si declina quindi in modelli di governance che

fanno dell’eguaglianza e del rapproto di reciprocità i pilastri di riferimento.

Si tratta di forme imprenditoriali in cui solo una pate dei soci esercita direttamente la

funzione direzionale, parte questa comunque soggetta ad un costante controllo d’esito da

parte di tutti i soci e in alcuni casi di ultieriori stakeholders.

Forma imprenditoriale in cui l’uguale diritto di voto non è cedibile.

La presenza di modelli decisionali guidati dai valori della eguaglianza e della reciprocità

sono modelli sostenuti da decisioni che dovrebbero essere:

-­‐ fedeli alla finalità in termini di mutualità e di responsabilità sociali assunte,

-­‐ eque nell’attenzione alla soddisfazione dei bisogni dei soci attuali e futuri

-­‐ trasparenti nella possibilità di verifica.

In sostanza la governance cooperativa si incentra su democraticità, partecipazione dei

soci e su prassi gestionali che debbono considerare anche una molteplicità di interessi

collettivi se sis vuole l’effettivo perseguimento delle finalità mutualistiche.

In conclusione la governance democratica, connessa al fine perseguito, permette

all’impresa cooperativa di instaurare al proprio interno stabili rapporti di coordinamento tra

i soci, lavoratori, manager e terzi ulteriori.

Si interpreta la cooperativa come un’organizzazione quasi multistakeholder, fondata sul

principio di riconoscimento esplicito di interessi potenzialmente contrastanti ma anche

necessari allo scopo di ridurre fenomeni connessi a possibili fallimenti del mercato e alla

presenza di asimmetrie informative.

Inoltre nelle imprese cooperative si riducono i costi collegati all’esercizio dell’autorità e del

controllo.

L’impresa cooperativa presenta quindi:

-­‐ vantaggi competitivi in termini di capitale umano, vantaggi connessi ad una

maggiore motivazione al lavoro

-­‐ si adatta meglio alla produzione e distribuzione di quei servizi, specie quelli

relazionali in cui è essenziale il rapporto che si crea tra produttore e utente.

L’impresa cooperativa è potenzialmente capace per assunzione identitaria di esprimersi

attraverso comportamenti gestionali conformi alla cosiddetta corporate sustainability,

intendendo quest’ultima come:

-­‐ l’impegno assunto dall’impresa che si propone di perseguire un modello di sviluppo

correlato all’ambiente ed alla dimensione sociale in cui si vive,

-­‐ avendo un comportamento rispettoso verso i suoi stakeholders e

-­‐ utilizzando un profilo di rischio accettabile

-­‐ modello di sviluppo che si basa su un criterio di equità nella distribuzione inter-

generazionale ed intra-generazionale del reddito, della ricchezza e delle risorse.

La condizione di intergenerazionale di sostenibilità intende garantire che la liberà di scelta

delle generazioni future non risulti compromessa dalla miopia decisionale delle

generazioni precedenti.

Mentre la condizione intra generazionale di sostenibilità si pone l’obiettivo di garantire pari

opportunità a tutti i partecipanti alla competizione del mercato.

Detto ciò significa prospettare l’impresa cooperativa come una impresa che:

-­‐ includa nei propri fini responsabilità non solo di tipo economico ma anche di tipo

equitativo ed ecologico

-­‐ sia gestita attraverso meccanismi:

volti ad ampliare non solo la base sociale ma anche il sistema di legami

o relazionali interni ed esterni

capaci di facilitare il coinvolgimento almeno degli stakeholder principali

o

-­‐ operi sul mercato secondo logiche competitive rispettose

-­‐ comunichi i risultati del proprio agire con la massima trasparenza.

Questi sopra sono considerati dalla prassi gli strumenti societari della CSR che sono:

-­‐ i codici di comportamento che dovrebbero indicare le regole a cui le imprese si

attengono verso i propri stakeholders.

-­‐ Il bilancio di sostenibilità nella tripla accezione di bilancio economico finanziario,

bilancio ambientale e bilancio sociale, volto questo ad illustrare i comportamenti

effettivamente tenuti e i risultati raggiunti.

Tutto ciò è attuato al fine di acquisire legittimità e consenso nell’agire, accreditandosi

quindi come una organizzazione capace di generare e distribuire ricchezza economica e

sociale.

Il sistema che cambia: crisi del capitalismo anni 70’

Modifiche salienti:

1) riorientamento della mission: bisognerebbe parlare di una eterogenesi dei fini.

Si passa da una massimizzaizone dei profitti, dalla quale discende il valore azionario

dell’impresa, alla massimizzazione del valore delle azioni che prescinde dalla sua

performance economica.

L’eterogenesi è ottenuta attraverso una modifica della composizione della direzione

aziendale e delle regole che la governano, avendosi il ritorno dei proprietari-azionisti nella

direzione strategica.

Un governo aziendale sempre più finalizzato ai loro specifici interessi e che pur

rappresentando quote minoritarie del capitale di rischio controllano e gestiscono appieno

l’impresa e mettono la maggioranza degli azionisti in condizione di subire passivamente la

loro gestione.

2) nella globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia:

la globalizzazione mercatizza lo spazio mentre le finanziarizzazione mercatizza il tempo.

Questi fenomeni avvengono ignorando completamente il problema della sostenibilità e di

conseguenza della riproducibilità, nello spazio e e nel tempo, delle risorse.

Globalizzazione e finanziarizzazione la cui coazione risulta moltiplicata negli esisti per

effetto della cosiddetta terza rivoluzione industriale cioè la information and communication

technologies detta anche era digitale.

Il mutamento della mission per essere effettivo deve essere accompagnato da un

profondo cambiamento:

1) del governo societario che imponeva, come interesse sociale prevalente

dell’impresa quello degli azionisti proprietari e vincolava e fidelizzava l’operare dei

manager a comportamenti a servizio di questo fine.

2) Della corporate culture che veniva asservita sempre di più a parametri puramente

economici i cui risultati, in termini profittuali, andavano raggiunti in periodi sempre

più ristretti, assegnando un peso ponderalmente decrescente alle conseguenze che

tali comportamenti generavano sul fattore lavoro e sul contesto ambientale.

Una cultura d’impresa quindi in cui si modificavano profondamente i modi e i mezzi con

cui il profitto è perseguito.

L’impresa lucrativa perde sempre di più la sua funzione istituzionale e viene ricondotta:

1. alla stretta osservanza di un unico scopo funzionale: il massimo cash di breve

2. al controllo non di una combinazione di interessi e di gruppi sociali (stakeholders)

ma del gruppo sociale dominante degli azionisti ( shareholders).

Ciò avviene in presenza di una governance caratterizzata da un top management che

pare più sensibile alle esigenze del gruppo di interessi dominanti che alle attese degli

stakeholders.

La naturale conseguenza di finalizzare al massimo profitto finanziario di breve a favore del

gruppo di shareholders (azionisti e top management) che temporaneamente guidano

questa tipologia di imprese lucrative, genera in esse comportamenti gestionali che

determinano:

1. squilibri ambientali derivanti dalla distribuzione di risorse naturali e morali

2. disequità sociale derivante da squilibri distributivi delle risorse e dagli aspetti

disgreganti la coesione sociale

3. disequilibrio economico di lungo derivante dal deterioramento delle relazioni sociali

e dalla pretesa di anticipare al presente capitali disponibili.

Questi comportamenti fanno emergere un nuovo attore di mercato: l’impresa

socialmente irresponsabile.

L’abbandono di comportamenti cooperativi può comportare crisi relazionali tra mercato e

società civile: crisi in quanto detti comportamento generano costi sociali che si scaricano

sulla società civile.

Le imprese lucrative, dopo aver abbandonato tutti i mercati profittualmente marginali,

attuano politiche gestionali atte a rendersi sempre più leggere ( si pensi alle politiche di

decentramento produttivo , all’outsourcing, alla riduzione di tutti i costi fissi e del

personale) e sempre più destrutturare, costituendosi come agglomerati di unità produttive

labilmente collegate tra loro.

Sempre più deterritorializzate e chiamate solo a creare il valore nel breve.

Tutto ciò genera ulteriori costi sociali derivanti dalla precarizzazione dei rapporti di lavoro

che aumentano l’insicurezza e la disuguaglianza sociale.

Lo stato sotto la spinta di politiche liberistiche prevalenti nel periodo è sempre teso a usare

eccessivamente la deregulation.

Infine va considerato che lo stato è sottoposto, a causa del blocco dello sviluppo

economico anche per effetto indiretto delle politiche di sostegno alle imprese, a crescenti

disavanzi finanziari il che determina, specie nei paesi europei, la crisi del cosiddetto

welfare state.

In sostanza la crisi del capitalismo degli anni 70’ vede emergere un nuovo ulteriore

competitor l’impresa sociale, la cui funzione obiettivo è quella di produrre nell’ammontare

più elevato possibile, esternalità sociali, che rappresentano uno dei più rilevanti fattori

d’accumulo del capitale sociale e un nuovo interlocutore sociale: la società civile e gli attori

collettivi che la compongono.

Il welfare state va in crisi e il terzo settore raggiunge una dimensione tale da contribuire

direttamente al benessere collettivo.

Il terzo settore che è finalmente legittimato nella azione dalla piena accettazione, specie

nei paesi europei, dal principio di sussidiarietà orizzontale e si sviluppa proprio quando gli

alternativi attori economici ( stato e mercato) non vogliono, non debbano o non possono

soddisfare attese di ordine economico o metaeconomico.

Tre possibili ruoli del terzo settore:

1. tutela e promozione di interessi generali o specifici (associazioni e comitati)

2. redistribuzione di risorse ( fondazioni e associazioni di volontariato)

3. produzione e distribuzione di beni e servizi ad utilità sociale (imprese sociali).

L’impresa sociale è un cigno nero per chi concepisce un sistema economico che prevede

la presenza stabile di soli due attori: stato e mercato.

La risposta di sistema al fallimento del capitalismo nel 70 è diversa dal movimento

cooperativo che la fa propria.

I due movimenti più grossi reagiscono alla crisi in modo diverso nei comportamenti

gestionali

La coop bianca per tipologia è diversa dalla coop rossa.

La coop bianca si può ascrivere allo sviluppo di carattere tedesco che vede la mutualità

come promozione delle categorie deboli (punti di forza nella coop. Agricola, banche

cooperative di risparmio,).

Coop rossa come coop consumo e lavoro e concetto mutualistico self help in stile inglese.

Bisogna porre attenzione al principio di riferimento alla comunità: la coop bianca che è la

prima che introduce i termini di coop solidaristica, immagina l’intervento delle coop sociali

come un campo di fragole cioè strettamente innescate sui territori con una visione

territoriale che finiva sul territorio e strettamente connesse ai benefici da apportare a

quello specifico territorio.

Non doveva avere troppi soci, doveva essere attenta alla qualità del servizio reso, la

mutualità doveva essere molto ristretta, nessuna proprietà ne immobiliare ne finanziariaà

coop di scopo.

Piccole realtà che agivano su indicazione dei comitati ( che offriranno poi volontari) che

erano sensori del territorio( conoscevano i bisogni).

Rosse: offerta di servizi standardizzabili, base sociale molto numerosa e l’effetto

mutualistico, alto grado di attenzione alla cooperativa e ai soci.

Mission e governance

I king sono i soci cooperatori.

Mission: beneficio mutualistico cioè ottimizzazione (massimo vincolato) dei rendimenti

degli apporti sociali in qualunque forma essi si presentino.

Questo massimo vincolato va esseguito nel rispetto dell’aziendalità.

Tutela del patrimonio collettivo: garantire la intergenerazionalità

Perseguimento di obiettivi di solidarietà di gruppo e collettivi, si attenua il beneficio

mutualistico a vantaggio del beneficio collettivo.

Gli altri stakeholders istituzionali:

-­‐ movimento, dovrebbe controllare il mantenimentp della condizione di aziendabilità.

-­‐ Il beneficio mutualistico si concretizza con:

Il rendere possibile l’ampliamento dei diritti dei soci

o Generare esternalità positive

o La cooperativa democratizza il mercato

§ Ha funzione prociclica (interviene nei casi di fallimento del mercato e

§ dello stato)

Ha funzione inclusiva nei confronti di categorie economiche deboli ma

§ anche di soggetti economici svantaggiati

Creazione di capitale umano e capitale sociale, (è più ampia la

§ seconda nel caso della coop. Sociale perché sostituiscono reti

istituzionali).

-­‐ Vision che vuole sviluppare un’attività economica apliandone il legame sociale e

territoriale

-­‐ Vision fondata sul:

AUTOAIUTO

o Proselitismo

o Socialità dell’esito e sull’impatto territoriale

o Intragenerazionale.

o

CORPORATE GOVERNANCE

Imprenditore è cooperativo.

Coincidenza tra king e kingmaker.

Comporta due cose:

1) top management basato sul concetto della governance per attività di servizio

2) modo di vivere all’interno dell’organizzazione basato sulla pari dignità e

sull’autorevolezza. Questo segnala la coop come un’organizzazione in cui lavorare

è esisto di comportamento cooperativo non subordinato. (ulteriore caratteristica di

alterità)

non ci sono obblighi di legge al coinvolgimento

che tipo di accountability deve essere presente nella coop mutualistica?

Accountability: assunzione di responsabilità, obbligo di rendere conto.

Si fa riferimento al sistema di informazione esterna è collegata a 3 tipi di controlli:

1) amministrativi: collegato a tutti gli obblighi che la legislazione prevede nel caso esse

siano agevolate in qualche modo (fiscale per esempio)

2) gestionali: obbligo di verifica del rispetto del vincolo di aziendalità e verifica in

termini economici del beneficio mutualistico.

3) Istituzionali: si verifica l’efficacia sociale della cooperativa.

Il problema reale è l’unitù di misura dell’efficacia sociale dei risultati della cooperativa.

Indicatori creati dall’agenzia del terzo settore.

Controlli legali collegati al doppio modo di gestire il controllo:

1) controllo delle coop aderenti a movimenti riconosciuti è delegato al movimento

stesso.

2) Le non aderenti a nessun movimento è gestito dal ministero ocn revisori

indipendenti.

I controlli sono di due tipi:

1) controlli amministrativi: revisioni ordinare o straordinarie(solo il ministero) dei bilanci

a. azioni di sostegno, supporto e controllo che il singolo movimento fa sui

singoli aderenti.

2) Verifica delle condizioni di caratterizzazione cooperativa: si verifica che sia stata

rispetta la mutualità, la democraticitàà freno a comportamenti opportunistici e

strumento di assistenza della singola cooperativa.

Il movimento per pagare i revisori utilizza i contributi delle singole cooperative al

movimento in base al fatturato della coop.

Il controllo del rispetto delle condizioni di alterità cooperativa nella legislazione italiana è

stato assunto dal bilancio d’esercizio tramite il quale si dichiarano non solo i risultati

economici ma anche mission e governance cioè il rispetto dei principi identitari.

Il bilancio d’esercizio è diversificato, pur rispondendo alle norme delle srl e delle spa.

Bilancio per l’impresa cooperativa

Un insieme di obiettivi perseguiti attraverso il modello cooperativo, i quali possono essere

sintetizzati in:

-­‐ economicità come capacità di stare sul mercato

à

-­‐ scopo mutualistico e senso di appartenenza dei soci

-­‐ comportamento socialmente responsabile collegato al principio cooperativo

dell’interesse verso la comunità e una visione aggornata della funzione sociale

sancita dal legislatore costituente all’art. 45.

La cooperativa in quanto impresa, è chiamata al rispetto dell’economicità e della

reddittività.

Deve quindi operare sul mercato in condizioni competitive.

Beni e servizi dovranno essere realizzati in condizioni di efficienza ed efficacia,

permettendo di soddisfare i bisogni originari secondo modalità economicamente

vantaggiose.

Dovrà essere garantita una certa reddittività, la quale può trovare evidenza in risultati

contabili finalizzati all’autofinanziamento e quindi nel rafforzamento della struttura di

finanziario patrimoniale e dello spirito mutualistico intergenerazionale.

Lo scopo mutualistico rappresenta la causa fondante e il principio di fondo dell’agire.

La costituzione è normalmente riconducibile ad un interesse personale dei singoli soci e

da questi condiviso in un’ottica che si può senz’altro definire di convenienza economica

quantificabile.

La responsabilità sociale.

L’impresa cooperativa persegue una funzione sociale quando ottiene risultati mutualistici e

di interesse collettivo attraverso comportamenti socialmente responsabili.

Essa diventa un bene meritorio quando non si costruisce, bensì quando agisce come tale.

Attenzione va dunque posta ai comportamenti effettivamente messi in atto ai risultati

ottenuti, apparendo del tutto insufficiente, per il rispetto della finalità costituzionale, la

semplice adozione di assetti cooperativi.

Modelli di rappresentazione della formula cooperativa che sappiano ricondurre ad

unitarietà le istanze informative di tipo economico, ambientale e socio-cooperativo.

Un sistema di bilancio che superi i confini del bilancio d’esercizio, riconoscendo che sotto il

profilo informativo e soprattutto per una realtà cooperativa, la gestione di un’attività

economica è anche un problema sociale e ambientale.

Il bilancio d’esercizio

il bilancio si è evoluto nel tempo passando da semplice rendiconto sostanzialmente

limitato al procedimento di saldo a strumento complesso al quale sono assegnate due

funzioni di fondo:

-­‐ informativa

-­‐ controllo

regolamentazione all’interno del codice riformato ad opera del dlgs 06/2003

il bilancio d’esercizio dell’impresa cooperativa è tenuto a rappresentare in modo veritiero e

corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato econoico

dell’esercizio

una cooperativa è chiamata al rispetto di quanto statuito dal codice civile per le società per

azioni in materia di rendicontazione.

In aggiunta è prevista una serie di integrazioni civilistiche ai documenti integrativi e di

accompagnamento, ovvero la nota integrativa e la relazione sulla gestione.

In particolare, vengono obbligatoriamente richieste le seguenti informazioni supplementari:

nella nota integrativa:

-­‐ dimostrazione della prevalenza mutualistica

-­‐ illustrazione delle modalità di determinazione ed attribuzione dei ristorni.

Nella relazione sulla gestione:

-­‐ relazione sulla gestione mutualistica

-­‐ ammissione di nuovi soci

nella nota integrativa

-­‐ dimostrazione della prevalenza mutualistica

affinché una cooperativa possa essere civilisticamente definita a mutualità prevalente e

quindi essere destinataria del legislatore tributario deve rispettare:

-­‐ i vincoli statutari di cui all’art. 2514 cc sostanzialmente volti a calmierare una

destinazione capitalistica dei risultati economici a favore della solidarietà

intergenerazione fra soci di cooperativa.

-­‐ Le clausole gestionali, finalizzate a garantire il maggior peso del socio nelle

transazioni realizzanti lo scopo mutualistico in senso stretto.

Ciò significa individuare contabilmente le poste di conto economico corrispondenti al

rapporto transattivo sociale cioè la voce

-­‐ B9 o B7 per il conferimento lavorativo nelle coop di lavoro

-­‐ A1 per gli acquisti da parte dei soci nelle

Ponendo a confronto per ciascuna di esse il volume genato dai soci rispetto al totale.

Tale percentuale rappresenta il parametro gestionale per la valutazione della prevalenza

mutualistica.

In caso di non superamento del 50% per due anni consecutivi si realizza la perdita della

qualifica ci cooperativa a mutualità prevalente e con il conseguente venir meno dei

benefici fiscali collegati a tale status.

Per l’illustrazione delle modalità di determinazione ed attribuzione dei ristorni.

Il rapporto socio – cooperativa sotto il profilo commerciale da luogo a degli scambi che

possono essere diversamente valorizzanti.

In altri termini la quantificazione del valore dello scambio e quindi il prezzo/corrispettivo

versato o chiesto ai soci avvengano dopo aver determinato ed attribuito all’esercizio tutti

gli altri componenti di reddito.

Si può parlare di prezzi di mercato quale riferimento anche per le transazioni sociali,

rimandando a un momento successivo, solitamente dopo la redazione del bilancio,

l’attribuzione del vantaggio mutualistico derivante dagli scambi.

Il ristorno costituisce lo strumento tecnico che la cooperativa ha a disposizione per

attribuire ai soci il vantaggio mutualistico derivante dai rapporti di scambio intrattenuti con

la cooperativa medesima.

In questo caso la valorizzazione dei rappporti commerciali con i soci che acquistano dalla

cooperativa e vendono (conferiscono) alla cooperativa ai medesimi prezzi dei non soci,

viene rivista in un secondo momento attraverso il riconoscimento di ristorni, ovvero:

-­‐ nelle coop di consumatori con la restituzione di parte del prezzo pagato dai soci per

i beni e servizi realizzati dall’impresa.

-­‐ Nelle coop in cui il rapporto mutualistico si manifesta a monte del processo

produttivo, integrando la remunerazione del conferimento sociale.

La caratteristica fondamentale di tale pratica sta nella metodologia di determinazione.

Il ristorno che rappresenta per la cooperativa un maggior costo o un minor ricavo, per il

socio assume la funzione di remunerare la partecipazione allo scopo mutualistico.

Pertanto si contrappone a quello che potremmo definire il profitto del socio capitalista ( il

dividendo commisurato alla percentuale di capitale sociale detenuto) e viene determinato

in relazione alla partecipazione del socio alla realizzazione dello scopo mutualistico.

L’integrazione mutualistica non potrà minare l’economicità dell’impresa cooperativa,

inficiando eventuali politiche di autofinanziamento o portando a una perdita d’esercizio.

Il riparto del risultato di periodo

L’adozione dell’assetto istituzionale cooperativo presuppone una particolare attenzione

all’accumulazione di risorse attraverso il processo di autofinanziamento da utili.

Questo permette da un parte di sopperire alla tradizionale scarsità di capitale sociale

sottoscritto e dall’altra di preservare la consistenza del patrimonio netto rispetto al

turnover dei soci garantendo una sorta di solidarietà intergenerazionale.

Obblighi di destinazione:

-­‐ il 30% degli utili netti annuali a riserva legale la quale è indivisibile e

permanentemente legata al patrimonio cooperativo e in caso di scioglimento al

sistema cooperativo di riferimento.

-­‐ Il 3% degli utili annui ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della

cooperazione

L’assemblea determina il riparto degli utili residui secondo le seguenti casistiche:

1. ristorni ( nel caso siano trattati come componente di utile)

2. rivalutazione nei limiti istat del capitale sociale

3. remunerazione dei soci finanziatori

4. dividendi ai soci cooperatori

5. accantonamento ad ulteriore riserva

seppur in misura attenuta rispetto al passato il legislatore ha previsto una imposizione

diretta agevolata in particolare con il riferimento a quelle a mutualità prevalente alla

determinazione del reddito imponibile:

1. concorrono il 30 % degli utili indipendentemente dalla destinazione

2. non concorre il 30% degli utili netti in quanto destinato a riserva legale indivisibile

3. non concorre la quota del 3% degli utili netti destinata obbligatoriamente ai fondi

mutualistici

4. non concorre la rimanente quota degli utili netti, se destinata a riserva indivisibile o

aumento gratuito del capitale sociale con finalità di rivalutazione.

Dal bilancio mutualistico a quello sociale


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muny90

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in management dell'economia sociale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher muny90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Mission e accountability delle imprese cooperative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Matacena Antonio.

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