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DOWNTOWN COME EMBLEMA

Nel 2009 Nel corso di un intervento pubblico, l’assessore propone di guardare alla città come alla

downtown della regione urbana milanese.

Il riferimento è a una prospettiva di valorizzazione e di crescita della città centrale. Si identificano

l’attrazione di nuova popolazione, l’eliminazione di ambiti residenziali monofunzionali e di bassa

qualità quali fattori importanti nella prospettiva di quello che viene celebrato come rinascimento

urbano. 

Regione urbana la nozione ha via via superato la definizione più consueta di area metropolitana.

Indicare Milano come la downtown di una regione urbana suona come un paradosso o una

contraddizione.

Downtown è una categoria che sta a indicare il cuore più antico e la porzione centrale della città.

Nell’evoluzione delle città statunitensi in cui la maglia urbana è organizzata da un sistema a griglia,

downtown designa il luogo a partire dal quale la toponomastica procede ad attribuire una

nominazione numerica e progressiva dal centro verso la periferia alle streets e alle avenues.

Downtown richiama un gradiente centro-periferia.

Tranne dove le downtown si sono sviluppate come central business districts, downtown è divenuto

un sinonimo di disinvestimento, di perdita di vitalità e di varietà d’usi in porzioni relativamente

antiche della città americana. Nel secondo dopoguerra per i ceti medi le aree di maggior attrazione

sono diventate quelle più esterne alla città.

William White 1988 anticipa i tratti di un ritorno alla città centrale che tende a ridisegnare la

downtown con caratteri di monotonia e semplificazione. L’ambizione è quella di riportare in città

coloro che – anche in Europa – l’avevano lasciata in cerca di felicità, quiete, sicurezza, minori costi

delle abitazioni.

In Europa ci si richiama a diversi fattori. Nei comportamenti abitativi emerge la tendenza a

ricomporre su base spaziale a) l’organizzazione della vita familiare e a ridurre gli spostamenti legati

al lavoro, b) un progressivo rientro nell’area urbana di coppie in età avanzate che decidono di

riavvicinarsi a quei servizi e strutture che la città densa offre. E così pure per la moltitudine di single.

Le politiche di crescita dei comuni hanno come obiettivo l’acquisizione di nuova popolazione che

sia possibilmente agiata e autoctona con una offerta abitativa attraente, di profilo elevato e

economica.

 Dare maggiore importanza al ruolo di downtown della città centrale, promuovendo la

crescita delle attività insediate e la crescita demografica non è un’operazione priva di

conseguenze. Si va configurando complessivamente uno scenario di ri-centralizzazione che

lascia sullo sfondo e congeda la forma esplosa e reticolare dello sviluppo insediativo.

L’orientamento a valorizzare porzioni centrali e semicentrali si afferma a scapito di un

assetto in cui qualità e funzioni di alto profilo siano più equamente distribuite e accessibili.

Nonostante la mixitè sociale e funzionale sia entrata con insistenza a far parte del registro

argomentativo dell’azione pubblica, il richiamo alla downtown mobilita la prospettiva che disloca

altrove funzioni e popolazioni meno qualificate e di profilo meno utile alla città di cui si celebra un

rinascimento. Downtown è un’immagine che conferma e rafforza alcuni tratti che già caratterizzano

Milano.

 Debole richiesta di qualità ambientali a Milano

Il termine downtown ci consente di prendere le distanze da un registro che di solito identifica la

riflessione sulle criticità di trasformazione urbana con la periferia. I luoghi che abbiamo esplorato

non sono periferici, né in senso fisico né metaforico.

METAMORFOSI DELL’AZIONE PUBBLICA

Tra le operazioni che sostengono e rappresentano la promozione di Milano come la downtown della

regione urbana milanese è da annoverare il progetto CityLife: il progetto di riqualificazione del

quartiere storico della Fiera di Milano, disegnato da Zaha Hadid, Isozaki, Libeskind.

Un’ampia area collocata nel tessuto compatto della città esistente, in cui sono previste funzioni

residenziali, commerciali e direzionali ospitate da manufatti che dovrebbero costituire un vero e

proprio landmark capace di competere con l’icona della cittadina garantendo sulla carta una qualità

straordinaria di spazi e servizi.

CityLife è un progetto di punta, un luogo perfetto nel quadro della stagione delle politiche urbane

milanesi, ma notizie recenti fanno pensare a un epilogo incerto.

CityLife non è un caso isolato: è facile cogliere quanto spesso ricorrano notizie relative ad alcune

grandi operazioni urbane: la città della moda e il progetto Porta Nuova-Garibaldi-Repubblica, il

nuovo insediamento di Santa Giulia, la realizzazione della nuova biblioteca europea, expo2015. Ci

interessa invece sottolineare il fatto che l’immagine che più spesso si dà di una città in

trasformazione come Milano e di una downtown, passa attraverso alcuni grandi cantieri urbani.

Molte città europee si costruiscono anche attraverso progetti urbani di entità rilevante: in termini

strategici e progettuali profilano porzioni di città, in termini amministrativi perché sono necessarie

capacità di coordinamento e gestione non sono da parte dei singoli operatori immobiliari ma anche

da parte di chi sappia presidiare effetti di sistema.

La politica di downtown che il governo milanese dice di voler approntare mostra limiti e inerzie le

cui conseguenze sono ormai visibili.

La strategia Poggiare su un insieme di progetti di entità limitata una costellazione della quale non

sembra possibile garantire la forza.

Il numero e la diffusione dei progetti potrebbero essere assunti come una strategia dove si possa

scommettere su più poste e di produrre effetti locali moltiplicatori; ma questo diventa spesso un

alibi che permette di trascurare il fallimento.

Per discutere di ri-centralizzazione, il terreno non può essere solo quello dei grandi progetti urbani,

che pure solleva perplessità. Lo spettro dev’essere più ampio e riguardare i diversi luoghi in cui

l’azione pubblica è concreta e interseca pratiche di vita urbana.

I processi di trasformazione e gestione urbana sono stati regolati da un set di nuovi strumenti

urbanistici quali

- I programmi integrati di intervento


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althea7

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in progettazione dell'architettura
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher althea7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di urbanistica - strumenti e programmi per la trasformazione urbana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Savoldi Paola.

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