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Migrazioni internazionali - Le ragioni della crescita

Materiale didattico per il corso di Differenziali Economici e Migrazioni della Prof.ssa Paola Giacomello e del Dott. Paolo Sellari. Trattasi di un articolo di Corrado Bonifazi dal titolo "Dalla caduta del Muro alla crisi economica, le ragioni della crescita delle migrazioni internazionali" all'interno del quale sono analizzati i fattori... Vedi di più

Esame di Differenziali Economici e Migrazioni docente Prof. P. Giacomello

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11/04/12 neodemos.it

Pubblicato il 10/06/2010

Dalla caduta del Muro alla crisi economica, le ragioni

della crescita delle migrazioni internazionali

Corrado Bonifazi*

La crescita delle migrazioni

Il forte aumento della mobilità internazionale registrato negli ultimi venti anni è il risultato di processi diversi, ma

convergenti nei risultati, che hanno determinato, da un lato, un aumento della spinta ad emigrare in molte aree del

mondo e, dall'altro, una più sostenuta domanda di lavoratori stranieri nei paesi d'arrivo. Tra i primi, vanno ricordati gli

effetti della caduta del Muro di Berlino e gli ancora straordinari squilibri demografici ed economici tra mondo

sviluppato e resto del pianeta. A questo contesto, di per sé già ampiamente favorevole alla mobilità, si è aggiunta la

spinta dei processi di globalizzazione dell’economia mondiale. Questi hanno agito in due direzioni. In primo luogo,

hanno favorito l’azione dei network migratori, facilitando la comunicazione e gli scambi di idee, merci e persone tra

aree anche molto distanti e riducendone i costi. In secondo luogo, l’eccezionale crescita economica conosciuta da

molti paesi (Cina in testa) è il segno di una altrettanto eccezionale trasformazione strutturale di una vasta area del

pianeta, che sta conoscendo (o si avvia a conoscere) quella fase della propria storia in cui più elevata è la spinta alla

mobilità.

I fattori d'attrazione dei flussi

Non c’è dubbio però che la crescita delle migrazioni internazionali è dipesa anche da un aumento della domanda di

immigrazione da parte dei paesi sviluppati, per precise ragioni di ordine demografico ed economico. La bassa

fecondità, che caratterizza da tempo molti paesi occidentali, ha già creato e ancor di più creerà in futuro uno

scompenso tra entrate ed uscite dalla popolazione in età lavorativa. Se confrontiamo, ad esempio, l’andamento della

classe di età 20-24 anni, in cui avviene generalmente l’ingresso nel mondo del lavoro, con quello della classe 60-64, in

cui invece si arriva alla pensione, si è avuta nell’area Ocse una progressiva riduzione della distanza tra le due fasce

d’età, tanto che nel 2015 gli “anziani” in uscita supereranno i “giovani” in entrata (OECD 2009).

Questo andamento complessivo maschera, in realtà, le profonde differenze negli andamenti demografici che esistono

tra i paesi sviluppati. Italia e Francia rappresentano bene le due situazioni estreme. Nel nostro paese la fecondità è,

infatti, scesa al di sotto del livello di sostituzione nel 1977, dal 1984 è inferiore agli 1,5 figli per donna e continua ad

esserlo nonostante la leggera ripresa registrata negli ultimi anni. In Francia,

invece, il tasso di fecondità totale è sceso sotto i 2,1 figli per donna nella

prima metà degli anni settanta, ma successivamente si è sempre mantenuto

tra 1,7 e 1,9. Di conseguenza, in Italia il sorpasso delle generazioni uscenti

dal mercato del lavoro su quelle entranti si è già realizzato a metà dell’attuale

decennio, mentre in Francia avverrà solo nel prossimo. Ben diversa è, poi,

l’intensità della differenza: in Italia sarà crescente e di dimensioni veramente

notevoli, superando il milione di unità nel 2020 e approssimandosi ai 2 milioni

nel 2035, mentre in Francia sarà molto più contenuta, superando al massimo

le 200 mila unità (Fig. 1).

La situazione italiana è simile a quella di tutti gli altri paesi dell’area Ocse dove la fecondità è già da anni su livelli molto

bassi: la popolazione in età lavorativa tra il 2005 e il 2020 subirà un calo molto forte in Giappone (-11,6%), Italia

(-7%) e Germania (-6,2%), una diminuzione contenuta nel complesso dell’area Ocse (-1,1%) e in Canada (-0,8%),

mentre Regno Unito (0,3%) e Francia (0,5%) registreranno un leggero aumento e gli Stati Uniti una crescita ben più

sostenuta (5,9%) (OECD 2009).

Oltre a questi fattori demografici hanno agito in questi anni anche importanti elementi di natura economica nel favorire

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DESCRIZIONE APPUNTO

Materiale didattico per il corso di Differenziali Economici e Migrazioni della Prof.ssa Paola Giacomello e del Dott. Paolo Sellari. Trattasi di un articolo di Corrado Bonifazi dal titolo "Dalla caduta del Muro alla crisi economica, le ragioni della crescita delle migrazioni internazionali" all'interno del quale sono analizzati i fattori che negli ultimi vent'anni hanno generato un incremento nella consistenza dei flussi migratori internazionali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in analisi economica delle istituzioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Differenziali Economici e Migrazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Giacomello Paola.

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