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Le migrazioni

Le migrazioni sono considerate un fenomeno sovranazionale in quanto, se possono esistere migrazioni di breve raggio, esistono anche migrazioni che rivestono il carattere parcella e quindi le varie nazioni hanno una responsabilità perché mettono a disposizione una conservazione degli animali migranti, che è un fenomeno che, per esempio, ha nei grandi cetacei la sua punta di diamante, fino a sostegno della migrazione degli uccelli a piccola scala. Per piccola scala si intende soprattutto la scala zoogeografica, e quindi le varie divisioni geografiche in cui è possibile dividere la crosta terrestre.

La nazione è chiamata a farsi carico del sostegno, per esempio, degli uccelli della regione paleartica, e siccome molti di essi passano tra la regione paleartica e la zona sahariana, ecco che allora si danno, non solo gli apporti all'interno della comunità europea, ma ci sono anche accordi transnazionali che quindi mettono in atto anche vere e proprie protezioni di carattere nazionale per chi passa da un continente all'altro.

Teorie e convenzioni

Ci sono state tante teorie delle grandi convenzioni nazionali proprio mirate alla salvaguardia dei massimi grandi da una regione geografica ad un'altra o all'interno di una stessa nazione.

Il fenomeno migratorio

Ma cos'è il fenomeno migratorio? Abbiamo molti esempi, per esempio, gli uccelli ma anche l'ambiente terrestre, coi grandi ungulati che si spostano nella savana alla ricerca di nuovi pascoli: abbiamo grandi animali in terra e mare ma anche piccoli animali, soprattutto planctonici, che si spostano ciclicamente nella colonna d'acqua.

Storia delle migrazioni

La storia della migrazione non è scevra da grandi catastrofi, per esempio, esiste la grande saga delle pianure statunitensi che ha portato a una loro civilizzazione, non solo alla scomparsa di una delle principali etnie migranti americane, ma anche del gufo americano, del bisonte e della strana storia che contribuì alla sua estinzione, ovvero quella di Buffalo Bill.

I territori percorsi dai bufali prima che le piane centrali fossero invase dall'uomo erano moltissime nel Nordamerica e la loro storia si è conclusa in una sessantina d'anni. Nel 1850 le potenzialità di movimento erano estremamente ridotte, perdendo tutta la componente orientale del loro movimento, poi nel corso dei successivi 25 anni la popolazione si era ridotta in due metapopolazioni in cui gli scambi genici si erano ridotti. I residui a livello di zoo che oggi sopravvivono non sono più i bisonti di un tempo, ma sono incroci di vacche e tori, rinchiusi in recinti più o meno grandi, o all'interno di parchi, che hanno perso anche la loro origine migratoria. Quindi di fatto il bisonte non esiste più dal punto di vista comportamentale. Le popolazioni sono state ricostruite sulla base di quelli che esistevano un tempo, quindi di fatto non ci sono più i bisonti antecedenti al 1850, proprio perché si è persa la sua abitudine a migrare.

L'impatto ambientale

Dal punto di vista dell'ambiente, i bisonti erano erbivori e migravano per andare dietro ai pascoli, quindi avevano una fondamentale influenza con i loro migrare sulle comunità vegetali di pascolo. Oggi possiamo andare in Kansas e vedere ancora le praterie verdeggianti, ma non è più la "brown grass" che brucavano i bisonti, ma è un'altra erba che prima non si sviluppava perché il luogo era occupato da quello che i bisonti brucavano. Effettivamente abbiamo assistito non solo alla scomparsa del bisonte ma anche a un conseguente cambio della vegetazione delle praterie americane.

Il fatto causale è stato l'attraversamento delle praterie da parte delle ferrovie e quindi la necessità di sostenere binari e quindi fare fuori i bisonti.

La colomba migratrice americana

Un'altra storia è quella della colomba migratrice americana, che abitava anch'essa le praterie, soprattutto i filari di pioppi ed era un elemento migratorio tra nord e sud per svernare o nidificare. Ce n'erano milioni ed oscuravano il cielo quando passavano. Naturalmente avevano un guaio, erano molto buoni da mangiare quindi l'uomo li ha perseguitati in un modo estremo, non rendendosi conto che si trattava di un'entità estremamente delicata: la sua storia naturale le aveva imposto di deporre un solo uovo, quindi aveva una capacità di rinnovamento della popolazione molto bassa. Nel 1912 si è estinta l'ultima colomba migratoria in uno zoo americano. Noi non abbiamo più nessun ricordo di queste cose e quindi anche gli ecosistemi si sono evidentemente modificati per la perdita di questi attori fondamentali delle comunità del panorama biotico di questi ambienti.

Modalità delle migrazioni

Ci sono differenti modalità di svolgimento delle migrazioni sia a livello spaziale sia a livello temporale. Si può migrare quotidianamente, soprattutto le migrazioni verticali del plancton tra giorno e notte, nella colonna d'acqua, senza spostamento ma solo con cambio di profondità. Poi ci sono gli organismi ripari come il talitro, che compie delle migrazioni di pochi metri dalla battigia fino alla prima zona mobile, poi torna, ma è un movimento regolare quindi è anch'essa una migrazione.

Poi stagionalmente gli uccelli non sono i soli, ma stagionalmente si può migrare tra continenti diversi come fanno loro, ma migra anche la cicala estiva e la forma adulta sta in alto nella chioma degli alberi e canta il suo richiamo d'amore, ma nel momento di deposizione delle uova scende e le depone a terra, poi le larve delle cicale rimontano il fusto degli alberi, compiono le loro mute, fino a sfarfallare e tornare alle chiome degli alberi. Molti insetti compiono questo ciclo regolare.

Si può migrare stagionalmente come gli uccelli ma anche una sola volta nella vita, come l'anguilla e il salmone, in cui gli adulti, poi, vanno incontro a morte dopo la riproduzione. Si fa un viaggio di andata e ritorno e poi muoiono. A volte, per migrare, si possono intercorrere anche più anni, quindi più stagioni di riproduzione come succede nelle farfalle e quindi cambia la scala di distanza: si può migrare di pochi metri ma si può migrare anche di moltissime migliaia di km.

Definizione di migrazione

La migrazione è un fenomeno che comprende organismi dai più bassi vertebrati fino ai più alti vertebrati e un fenomeno che racchiude una scala e una temporalità così diversa che è difficile trovare una definizione. Questo ha portato a delle definizioni così generaliste da non essere tali e da non darne un'effettiva fotografia. Per cui dobbiamo ricordare tra le tante definizioni scritte almeno tre di queste, perché sono un po’ delle pietre miliari nella definizione di migrazione.

La prima è di Bagger e definisce la migrazione come "l'atto di muoversi da un'unità spaziale ad un'altra". Tutto quello che si può dire di questa definizione è che è troppo generica. Bagger studiava soprattutto gli uccelli mentre un altro studioso, Bangle, studiò gli insetti in particolare ma ha dato un nuovo volto al problema e soprattutto ha fatto riflettere su un fatto importante. Quando si parla di migrazione non si deve pensare solo agli animali perché si muovono anche i vegetali, tramite i loro semi che possono essere trasportati. Talvolta nelle campagne si vedono, nelle strade, cespugli che rotolano per il vento: questi cespugli non sono sradicati dal vento ma hanno evoluto una parte del fusto particolarmente delicata per cui loro si spezzano e quindi vengono portati lontano coi semi, ed è quindi una via per muoversi da un'unità spaziale ad un'altra. Quindi è un fenomeno di adattamento che non è solo tipico degli animali ma è stato selezionato anche per i vegetali. Questo di un adattamento, di una ricerca di un costume migratorio è quello su cui si è concentrato Bangle, e infatti lui definisce la migrazione: "un comportamento specializzato di un organismo, evoluto specificatamente, nella dislocazione di un individuo nello spazio". Anche questa è una definizione un po’ generica ma qui ci stanno sia piante che animali. L'importanza di questa definizione, però, sta dentro la parola "evoluzione", quindi un processo che è attivo attraverso una ricerca dell'ottimizzazione nell'ambiente in cui si vive. Questo è un gran passo avanti rispetto alla definizione di Bagger, perché ci mette proprio davanti a qualcosa di complesso, quanto complessi sono gli elementi che caratterizzano i sistemi biologici.

Ai giorni nostri, una definizione di migrazione vera ha raggiunto una sua identificazione nella definizione mediata da Leo Pardi, studioso di talitri, con aggiunte che si sono fatte strada con la conoscenza. Questa quindi è la definizione su cui ci dobbiamo basare: ci sono degli aggettivi che la caratterizzano e che vanno ben memorizzati. La definizione è: "la migrazione è un attivo fenomeno di massa, direzionalmente orientato e autonomamente intrapreso dall'individuo o da gruppi organizzati, e che porta ad un cambiamento almeno temporaneo dell'habitat definitivo". L'aggiunta necessaria è che si riconosce una periodità definita dello spostamento, che può essere altitudinale o con una spazialità diversa, che riflette l'esistenza di ritmi endogeni temporalizzati. La pendolarità e l'esistenza di ritmi endogeni sono quindi i concetti importanti. "Temporalizzati" perché anche se è un animale è tenuto a condizioni costanti, l'animale mostra comunque un ciclo migratorio. Attivo, direzionalmente orientato, autonomamente intrapreso, con un cambiamento di habitat, un ritmo che lo sostiene e una periodicità innata sono le tre parole chiave di questa definizione.

I movimenti degli animali

Quando prendiamo in considerazione i movimenti degli animali nello spazio dobbiamo rifarci a tre elementi fondamentali: quindi non solo migrazione ma anche dispersione ed emigrazione. Sono tre grandi fenomeni che caratterizzano, sempre a scala spaziale differente, i vari organismi.

  • Dispersione è un movimento pluridirezionale, non direzionalmente orientato, che comporta l'abbandono di un'area che è solitamente quella di nascita. Gli esempi si ritrovano un po’ ovunque, ma specialmente negli uccelli, negli insetti e nelle larve di invertebrati. I movimenti possono essere anche passivi, quindi, perché, per esempio, una larva può essere portata via dalle correnti marine e non è quasi mai un movimento attivo, però ci possono essere anche dei movimenti che possono essere intenzionali, ma sempre pluridirezionali. Un esempio è quello delle dispersione delle rondini riparie a partire dalla colonia di nascita: in Inghilterra nascono in colonie di migliaia di individui, poi si possono inanellare e possono essere ritrovati, all'interno della stessa stagione, in vari punti. È un movimento a macchia d'olio che può essere anche su grande distanza o su distanza brevi.
  • Emigrazione è un movimento con una certa direzione che porta lontano da casa senza un ritorno. Gli elementi sono differenti e, a parte l'uomo, un grande esempio è quello del lemming, dei roditori artici, e sulle locuste. I lemming sono roditori e vivono nelle foreste finlandesi, russe, dove sfruttano specialmente le risorse di bacche e frutti. Quando l'inverno arriva i roditori hanno un alto potenziale riproduttivo e le femmine sono talmente portanti alla riproduzione che negli ultimi momenti della gravidanza non possono più nemmeno muoversi tanto sono "piene" di feti. Questa potenzialità porta a delle esplosioni demografiche che hanno poi la conseguenza di usurpare l'ambiente in cui vivono e quindi creare dei problemi di sopravvivenza del tutto insuperabili. Allora a questo punto avviene una spontanea emigrazione: loro non sanno dove andare ma abbandonano un luogo che non è più ottimale per le loro esigenze. Naturalmente spesso andavano incontro a morte ma comunque si cerca di andare verso una nuova fonte di nutrimento. Gli spostamenti possono essere anche di km e km. Ben più famosa è l'emigrazione delle locuste. Anche qui si parla di migrazione ma effettivamente le locuste non si muovono autonomamente sebbene siano molto disegnate dall'adattamento per muoversi nello spazio: non si tratta di un movimento pendolare o autosostenuto ma gli animali vanno dove le porta il vento e il movimento è senza ritorno. I movimenti delle locuste sono passivi, direzionati secondo un gradiente di pressione atmosferica, senza ritorno in un’area definita, quindi è solo un’andata. Quella che compie le emigrazioni è la cavalletta, la locusta migratoria, che anch’essa per motivi di carattere di microrisorse che se ne vanno, assume un carattere morfologicamente diverso. Le due fasi sono la fase stazionaria e la fase gregaria. Nel ciclo vitale si ha il passaggio da un fase solitaria (o stazionaria) ad una fase gregaria, migratrice: la fase migratrice è caratterizzata da ali più grandi, quindi adatte al volo, e da una struttura più leggera. Questi animali si fanno più leggeri e con ali più grandi e quando intervengono condizioni meteo facilitanti si spostano. I movimenti delle locuste si trovano intorno ad un linea che è detta "zona di convergenza intertropicale", che si concretizza in una stagione che va da gennaio a luglio in cui le direzioni dei venti prevalenti tendono a scontrarsi lungo questa linea. Lungo questa linea e verso questa linea si realizzano i grandi movimenti delle locuste. Le posizioni delle diverse locuste sono addirittura contrarie e se noi vediamo due posizioni successive vediamo che planano ma è il vento che le sposta: questo dimostra il movimento passivo. Qualche volta nei loro spostamenti riescono a raggiungere habitat ottimali, ma siccome si tratta di movimenti passivi nel senso di un gradiente pressorio, a volte si possono trovare anche fenomeni di estinzione degli sciami di emigrazione.
  • La vera migrazione è quella che abbiamo definito e che, in genere, nel suo pendolarismo ha il fine ultimo, di carattere ecologico, di portare l'animale in un habitat differente: si vanno a ricercare altri habitat rispetto a quelli che possono essere normalmente frequentati durante un altro determinato periodo del ciclo annuale dell'animale. Un esempio di vera migrazione è quello della cicogna che durante l'inverno sta in Africa sudorientale e poi torna verso l'Europa con due modalità diverse. Se la cicogna è una specie, effettivamente troviamo dal punto di vista comportamentale, una popolazione orientale e una occidentale: la linea di confine tra le popolazioni è rappresentata circa da una linea meridiana che passa per Strasburgo, e quelle cicogne che sono a est della linea passano nei loro movimenti sopra il Bosforo, mentre quelle che sono ad ovest passano sullo Stretto di Gibilterra. Quindi dal punto di vista comportamentale abbiamo due popolazioni distinte e genericamente determinate, perchè il carattere si trasmette: i genitori di quelli che passano sul Bosforo hanno figli che passano sul Bosforo, e così quelli che passano da Gibilterra. Queste popolazioni si mescolano nell'habitat di svernamento ma poi ognuno riprende la sua strada. Si pone la popolazione che per un certo periodo si trova in un luogo e vi si ferma, e per un certo periodo di tempo si trova in un altro luogo e vi.
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Scienze biologiche BIO/05 Zoologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher malesia89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Baldaccini Emilio.
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