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Anche le salamandre, che vivono nei boschi, quando si devono riprodurre vanno verso i ruscelli.

Quindi ci sono questo tipo di migrazioni con caratteri riproduttivi.

Per quanto riguarda i rettili ritroviamo anche dei grandi migratori, le tartarughe. Sono presenti nel

mediterraneo, come il genere Caretta, e sono presenti in tutti i mari, ma l’esempio più bello p

quello delle Tartarughe di Ascensione, un’isola posta nel mezzo dell’Atlantico, tra Brasile e Africa.

Ascensione è un’isola sperduta, quindi, ed è il luogo di nascita della popolazione di tartarughe di

questa striscia di mare, che vanno a riprodursi sulle spiagge di quest’isola e convergono le

tartarughe di tutta l’area marina circostante. Quando si sono riprodotte le tartarughe sciamano e

uno dei principali luoghi dove vanno poi le tartarughe sono le coste del Brasile. È una migrazione

in cui poi, questi animali, vanno e vengono nelle stagioni successive, centrando sempre

Ascensione.

Il fenomeno è stato studiato a lungo e sono stati ottenuti dei tracciati eseguiti dalle tartarughe ed

effettivamente questi tracciati sono percorsi di anno in anno, con precisione e senza nessun tipo di

repere.

Per quanto riguarda i mammiferi, oltre caribù e renne, ci sono anche i pendolarismi degli erbivori,

come giraffe, che sono governati soprattutto dal rinnovo dei pascoli. Quindi seguono la piovosità e

i climi diversi che possono trovare a livello tropicale e quindi sono movimenti con carattere

continuo perché gli animali praticamente non si fermano mai.

Quando si parla di nomadismi e migrazioni continue, un esempio è quello dell’orso polare: l’orso

polare si muove attivamente soprattutto per cercare zone di ibernazioni particolari ma i ghiacci si

muovono autonomamente, quindi le sue circuitazioni sono abbastanza basse, perché i suoi

movimenti avvengono sulle piattaforme nell’oceano artico. La via preferenziale per questi animali è

a nuoto piuttosto che a piedi.

Nell’ambiente marino c’è un lessico particolare e dobbiamo senz’altro conoscere certi termini.

Abbiamo visto già vari casi di studio, ma altri due importanti sono quelli dell’anguilla e del salmone.

Nell’ambiente marino verso quello dulcicolo o viceversa si possono avere vari tipi di movimento.

La storia naturale dell’anguilla è quella di crescere, nella fase adulta, nelle acque dolci, e riprodursi

in mare. Il movimento la porta ad abbandonare le acque dolci e ad andare verso le acque marine,

quindi questo è un movimento talassotoche, o catadromo.

Ci sono invece animali che vengono a riprodursi nelle acque dolci, quindi vanno verso il fiume, e

per questo si chiamano potamotoche, o anadrome, che significa discendente.

L’esempio dell’anguilla è quello più carino: le rotte di popolazioni di Anguilla anguilla possono

percorrere dall’Europa o dal Nord America verso il Mar dei Sargassi. Il luogo di riproduzione è un

luogo unico per le popolazioni americane (Anguilla rostrata) e quelle europee (Anguilla anguilla) e

il movimento è molto complesso e nasce dai luoghi di riproduzione: le larve dell’anguilla vengono

rapite dalle correnti oceaniche verso nord, la Corrente dell’Artico, e verso oriente, la Corrente del

Golfo. A quel punto gli animali hanno un aspetto fogliaceo, schiacciato, e i primi zoologi gli avevano

presi per animali diversi dall’anguilla, tanto che gli avevano dato il nome scientifico di

Leptocephalus brevirostris, un nome che ora è nullo, che non indica nulla, se non la larva di

Anguilla anguilla. Il nome è rimasto ma è stato volgarizzato e ora le larve dell’anguilla prendono il

nome di leptocefali.

Lo spostamento dei Leptocefali verso l’Europa dura 2 o 3 anni e in questo viaggio si assiste ad una

lenta metamorfosi: l’animale dalla forma di una foglia di salice si trasforma in quella che noi

chiamiamo cieca, quindi una piccola anguilla, già col corpo cilindrico sebbene estremamente

diafana. Le cieche si dirigono verso le foci dei fiumi, per un processo tassico, iniziando a rimontare

con le prime piene. Nel periodo di ingresso nei fiumi, durante il movimento potamotoco,

cominciano ad essere pigmentate e prendono il nome di ragani. Gli animali crescono e

raggiungono una fase adulta con una morfologia che tende a mantenere il color marroncino. Nelle

acque dolci poi, in un tempo molto lungo, raggiungono la maturità sessuale, che scatena

modificazioni morfologiche, tra cui il più importante è il cambio di pigmentazione della pelle, che da

gialla si trasforma in argentina, per una serie di cromatofori sul ventre che le danno un aspetto

argentato. In queste condizioni l’anguilla riprende l’ambiente di mare, quindi compie un movimento

talassotoco, e farà un lungo viaggio verso il Mar dei Sargassi, dove si riproducono e gli adulti

muoiono.

Ci sono voluti dei secoli per capire il movimento delle anguille, dato che il ciclo è molto complicato.

La stessa sorte capita ai salmoni, genere Oncorhynchus soprattutto, i salmoni pacifici, che in

questo caso, nascono nei ruscelli montani, dove gli adulti si portano a maturità su un fenomeno di

imprinting olfattivo. Anche in questo caso gli animali soggetti a maturità hanno una tempesta

ormonale fortissima e subiscono un cambio di morfologia tanto che, durante la forma riproduttiva,

le ossa di mandibola e mascella, cominciano ad ingrandirsi e i colori della pelle diventano molto

vistosi. Gli animali risalgono i fiumi, dove avviene la riproduzione, gli adulti muoiono e gli avanotti

riscendono in mare e ricominciano il ciclo.

Per quanto riguarda gli uccelli, questi effettuano le migrazioni più conosciute!

All’interno delle specie, quelle che migrano sono le popolazioni, che possono comportarsi in modo

differente in una determinata specie. Vi è infatti, una zona nuziale (estiva) e una zona

contronuziale (invernale).

Per quanto riguarda la distanza ci sono:

- i migratori corti, che migrano entro la loro stessa zona zoogeografica (anche, per esempio, in

altitudine). Questi possono essere, ad esempio, gli storni, che eseguono una migrazione

intrapaleartico.

- i migratori lunghi, che migrano attraverso diverse zone zoogeografiche, migratori che hanno il

loro sito di svernamento a sud del Sahara e nidificano a cominciare da quella zona fino a sopra

l’Italia, e come ad esempio il falco amurensis che svolge una migrazione transahariana. È un tipo

di migrazione che può essere svolta anche in diverse stagioni.

Ad esempio, il corriere lungo, è un piccolo uccello che vive in Scandinavia e svolge una migrazione

lunga andando in Africa. Invece quelli che nidificano in Danimarca e vanno in Spagna, svolgono

una migrazione corta. Quelli inglesi invece sono stanziari.

Popolazioni di una determinata specie possono avere differente grado di migratorietà e possono

migrare di giorno, come la cicogna, oppure di notte, come i passeriformi.

Nella composizione dell’ornitofauna italiana, questa si suddivide in status sedentario o migrante: in

certi casi e in certe localizzazioni geografiche tutte le popolazioni migrano e lo fanno in modo

specifico, anche se sono casi sporadici. In altri casi, invece, dipende da dove è stanziata la

popolazione: ad esempio, da noi il pettirosso rimane tutto l’anno, poi in inverno arrivano i pettirossi

dalla Scandinavia, ma sono di passaggio e non si fermano. Da noi il pettirosso dunque può essere

stanziale, migratore e migratore svernante e andando dal polo all’equatore la stanzialità aumenta e

le migrazioni diminuiscono: in Italia il 24% delle popolazioni sono stanziali, alcuni vengono a

nidificare (rondini), altri per svernare e altri sono solo di passaggio.

Col Liù grosso vediamo quali sono i periodi di passo di un migratore lungo: in primavera

comincia il passo verso la fine di marzo ma con un grosso picco posizionato tra aprile e maggio, la

migrazione autunnale invece, non è autunnale ma è pienamente estiva perché è baricentrata verso

agosto e settembre, e quando comincia l’autunno è finita. Nella migrazione primaverile abbiamo un

primo picco potente e un secondo picco: il primo è costituito dai maschi (il Luì è territoriale) che

arrivano nelle zone di riproduzione e si stabiliscono nel proprio territorio, dopo passano le femmine

e gli animali giovani che non hanno un anno ancora, che saranno riproduttivi solo se troveranno un

territorio adatto per nidificare. Quindi i maschi adulti partono prima poi arrivano le femmine e i

maschi che hanno circa un anno. Nella migrazione autunnale invece ci sono tre grandi picchi molto

diversi tra loro, e hanno una spiegazione particolare: il primo è costituito dagli adulti nidificanti (i

riproduttivi) che partono prima, poi arrivano i nati nell’anno e il picco è molto alto perché la

popolazione si è raddoppiata, il terzo piccolo picco è costituito dai rimanenti delle seconde covate.

I giovani se la devono cavare, quindi, da soli e non possono far conto sui genitori perché i genitori

ripartono quando loro non hanno ancora compiuto la prima muta post giovanile.

Questo è il pattern tipico degli uccelli di passo.

Gli estivanti invece come l’usignolo, sono in genere migratori lunghi ma possono essere anche

migratori corti. Possono essere animali che hanno svernato lungo la zona paleartica africana

oppure a sud del Sahara e che riguadagnano il territorio di nidificazione muovendosi verso nord, o

verso l’Italia ma anche verso l’Europa del Nord. Allora vediamo come l’area che comprende questa

migrazione sia molto grossa: perché da noi passano non solo gli individui che si fermeranno ma

anche tutti quelli che andranno dopo le Alpi, quindi ci sarà un grosso movimento di individui. Qui

c’è un solito pattern di migrazione e in particolare ci sono tre picchi che sono il passaggio

primaverile, l’aumento popolazionistico dovuto alla riproduzione e poi il ritorno di quelli che sono

andati a nidificare oltre le Alpi. Anche qui compaiono i piccoli picchi delle seconde nidificazioni. É

un pattern abbastanza interessante perché nelle nostre zone le comunità di uccelli sono costituite

non solo dai sedentari ma, per lunghi mesi, anche dagli estivanti. Le diversità tra le specie sono le

diversità che compongono le popolazioni.

La quarta categoria è rappresentata dagli svernanti. Gli svernanti sono solitamente le rondini, i

gabbiani, lo scricciolo, ecc. Sono specie che vengono da noi per passare la cattiva stagione.

Queste specie si muovono in autunno, arrivano ad ottobre, hanno un grosso picco regolare in

novembre, ancora si muovono in dicembre e poi a marzo sono tutti andati via, quindi si trattengono

in Italia da ottobre a marzo. Poi arrivano gli altri, e per ragioni di competizione alimentare è bene

che se ne vadano.

Quando si fa un censimento di queste specie svernanti si usa i primi giorni di gennaio, momenti di

calma con poche trasmutazioni a livello locale e quindi è il momento di fare le grandi conte.

A livello annuale possiamo studiare quelle che sono le posizioni delle comunità ornitiche durante

un ciclo annuale: vi è la presenza delle popolazioni sedentarie tutto l’anno, con un amento dovuto

alla riproduzione, poi da aprile a settembre ci sono gli estivanti e da ottobre a marzo gli svernanti.

Nel frattempo ci sono anche le specie di passo, quelli che ci volano sulla testa senza fermarsi.

Quindi una popolazione ornitica cambia completamente volto durante l’anno.

Le metodologie di studio delle migrazioni si stanno evolvendo a vista d’occhio perché oggi la

tecnologia ci mette a disposizioni possibilità inaudite, sia con l’utilizzazione di impianti telemetrici

sia con impianti di telemetria satellitare, che quindi con la telemetria classica ci permettono di fare

degli enormi salti in avanti nello studio delle migrazioni.

Dagli ultimi anni dell’800 la metodologia più usata è quella dell’inanellamento: gli uccelli vengono

catturati, vengono poi misurati e studiati nei loro vari parametri e poi inanellati con anelli di varia

grandezza. Sono anelli aperti che possono essere stretti con le pinze intorno al tarso dell’animale.

Si prendono le misure perché sono ii cosiddetti parametri biometrici popolazione specifici che

permettono di capire meglio le preferenze anche di carattere sottospecifico, ma anche tante altre

cos, per esempio, studiando la lunghezza delle penne remiganti l’una rispetto all’altra, quindi le

differenze dimensionali della lunghezza, si è potuto scoprire che i maschi che arrivano prima

hanno un’ala diversa rispetto alle femmine che arrivano dopo, in particolare hanno un’ala più

appuntita e più lunghe che gli permettono velocità maggiori.

La possibilità di catturare gli animali è multipla, per cui ci sono molti tipi di rete: ci sono reti ce

vanno bene solo per i passeriformi e altre che vanno bene anche per uccelli più grandi, come le

reti a cannone, che possono essere sparate sugli stormi, oppure le reti a Canadier, che coprono,

ad esempio, pezzi di paludi, dove gli uccelli possono entrare e venir catturati con calma, misurati,

inanellati, ecc.

Oggi abbiamo a disposizione anche molti mezzi più interessati, come quello di contare gli animali

che attraversano il disco lunare nelle notti di luna piena: una tecnica che ultimamente ha ripreso

vitalità perché la luna occupa una parte di cielo definita e quindi è una metodologia molto

imprecisa ma che si è rivelata interessante soprattutto per certe zone.

C’è stato un periodo in cui sono stati fondamentali i radar perchè gli stormi di uccelli lasciano sullo

schermo radar un’ombra. Oggi esistono dei radar ornitologici costruiti apposta, per studiare gli

stormi di uccelli in movimento sia per motivi di carattere di ricerca, perché possono dare immagini

molto chiare di come certe parti vengono sorvolate, sia amatoriali. Per esempio da un rilevamento

radar si vede che gli stormi sono particolarmente fitti quando c’è poco mare da attraversare.

Ci sono anche altri metodi che sono rilevamenti di carattere comparabile e in cui si può registrare il

richiamo di contatto che fanno gli animali quando volano in gruppo migratorio: questa tecnica però

fino ad ora ha dato risultati quasi zero, perché si registrano i richiami ma questi alla fine danno

pochi risultati per quando riguarda le rotte e le direzioni.

Oggi però c’è ben altro, come i satelliti geostazionari che sono capaci di geostazionare un segnale

emesso da terra. I sistemi satellitari sono di completa copertura del globo ma si possono dotare

anche gli uccelli di trasmettitori satellitari. Il primo animale rilevato con tecnica satellitare è della

fine degli anni ’70 ed era un albatros francese. L’albatros è il più grosso degli uccelli volatori e

quindi si aveva bisogno di lui per poter sostenere lo strumento. Poi le cose si sono specializzate e

le dimensioni dell’apparecchio satellitare sono molto diminuite, adesso gli apparecchi che si

chiamano piattaforme PPT, perché emettono un segnale che viene percepito dal satellite e lui lo

rimanda a terra con precisione anche di 100 m, e in questo modo l’uccello rilasciato va a nidificare

e noi abbiamo la strada precisa che l’animale fa. Si possono scegliere varie scansioni, anche un

segnale al giorno, oppure ogni pochi secondi, che permettono di avere un segnale ogni quanto gli

diciamo e quindi precisamente la rotta dell’animale. Il peso dei trasmettitori sono di pochi gr e

hanno la batteria solare. Con questi piccoli trasmettitori si possono radiotracciare anche piccoli

animali, ma il trasmettitore, per non dar noia all’animale, deve essere non più del 5% del suo peso.

Oltre questa ci sono anche i sistemi GPS, i cosiddetti geolocator che, contrariamente ad anni fa

che bisognava recuperare per forza l’animale per riavere lo strumento e scaricare le informazioni,

e che sono sempre sistemi GPS e sono a scarica remota quindi basta ritrovare l’animale senza

ricatturarlo e con uno strumento adatto si possono scaricare le informazioni e capire, a distanza di

tempo, dove è stato l’animale.

I geolocator sono strumenti che costano poco confronto ai trasmettitori satellitari.

Il ciclo annuale dei migratori:

La migrazione è un evento del tutto inserito nel ciclo annuale di un individuo insieme ad una serie

di correlati morfofisiologici, come la muta, la maturazione delle gonadi, l’iperfagia, ecc..

Abbiamo parlato di iperfagia e di stoccaggio del grasso a livello sottocutaneo e possiamo vedere

come si accumula in un migratore il grasso sottocutaneo. Bagnando un po’ il petto di un migratore

possiamo vedere che il grasso comincia ad accumularsi nell’incavo formato dalle furcule, man

mano che l’animale è in iperfagia ne accumula sempre di più e allora il grasso scende verso il

basso, supera il diaframma e si inserisce anche a livello del cavo intestinale.

C’è una scala di valori sul livello di grasso sottocutaneo accumulato, che va da 1 a 6.

Anche l’inquietudine migratoria è un mezzo molto importante per studiare in laboratorio la

migrazione, e da quando si è scoperto si usano gli imbuti di Emlen per la registrazione

dell’inquietudine migratoria e poi si registra la quantità di movimento.

Ora abbiamo che un animale che è nato in Olanda, uno storno, viene abbandonato dai genitori ,

mette appunto il proprio apparato di volo con la muta post giovanile ed è pronto per partire. Non

può andar dietro a nessuno perché sono tutti giovani, ma noi sappiamo che c’è un’innattività della

direzione e della distanza della migrazione. Un animale che deve partire da nord per andare nei

quartieri di svernamento transahariani ha una guida costituita da un’informazione geneticamente

trasmessa dai genitori che noi possiamo mimare con un vettore. Il vettore ha due caratteristiche

fondamentali, il verso e la lunghezza che vuol significare la lunghezza dello spostamento orientate,

con una rotta, tenendo un determinato angolo rispetto ad un sistema di riferimento e quindi la

possibilità di mantenere la rotta nel tempo attraverso una bussola, solare o stellare o magnetica, in

modo che il suo viaggio sia orientato. La migrazione vettoriale non è una spiegazione ma è la

spiegazione di un meccanismo, l’esemplificazione di quanto ha a disposizione in via innata un

determinato individuo migratore. La forza di questa informazione è estremamente rilevante:

quando si facevano esperimenti con popolazioni diverse, si tenevano molto separate queste

popolazioni, in modo che non avessero contatti anche da una stanza all’altra, perché questo

poteva costituire un disturbo, poi si è capito che anche se noi mettiamo due capinere in due gabbia

affiancate in modo che loro possano guardarsi, se una è di una popolazione nordica e l’altra di

sud, una avrà il suo ritmo e l’altra avrà il suo, perché è un’informazione molto forte e un

programma molto preciso.

Ad esempio, questo tipo di comportamento è stato messo insieme prendendo i punti di

inanellamento di una specie e i punti dov’erano stati successivamente ricatturati e si vede che ci

sono delle popolazioni che tendono ad andare in direzione sud ovest e altre sud sud ovest, quindi

ci sono delle differenze a seconda dell’effettiva provenienza degli animali, infatti anche se erano

stati inanellati in un punto sicuramente venivano da luoghi diversi.

ESPERIMENTO DI PERDECK:

Perdeck fece un esperimento che rimase famoso. Lui catturò in Olanda degli storni in migrazione,

animali che avevano le aree di nidificazione intorno al Baltico e se ne andavano a svernare sulle

coste dell’Irlanda, dove passa la Corrente del Golfo.

Perdeck volle capire qual era il comportamento di questi animali che si muovevano seguendo una

navigazione vettoriale e allora li catturò in Olanda e con un aereo li portò a Zurigo, li inanellò e li

liberò. Dal recupero degli anelli che aveva messo, attraverso la ricattura, ci si accorse di un fatto

particolare: la freccia bianca è la rotta dei giovani che erano stati rilasciati dopo la dislocazione

passiva e vediamo che il baricentro degli animali ritrovati è sub parallela alla rotta di migrazione

generale tra i due luoghi di nidificazione e dislocamento, quindi è come dire che gli animali giovani,

pur dislocati, si muovevano come se nulla fosse accaduto. Perdeck disse allora, che i giovani, nel

loro spostamento, avevano solo usato l’informazione genetica di carattere vettoriale che gli era

stata trasmessa dai genitori.

La freccia blu invece sono gli animali adulti, che avevano già fatto traslocazioni migratorie lungo

questa rotta, i quali una volta dislocati furono capaci di rendersi conto che erano molto più a sud

del loro normale tragitto e quindi furono capaci di rifare il punto e presero di conseguenza un’altra

rotta, giusta, per arrivare nei luoghi di svernamento specifici. I risultati di Perdeck furono molto

chiari e li spiegò in modo semplice: gli animali alla prima migrazione non sono capaci di

navigazione ma solo di una migrazione vettoriale mantenendo l’angolo di migrazione che gli è

stato trasmesso, mentre gli adulti sono capaci di vera navigazione, quindi hanno potuto realizzare

l’effetto dislocatorio e da qui prendere la via giusta.

È come se io navigante, dopo una tempesta con barca a vela, non so più dove sono ho due

strategie: continuare per la rotta che avevo prima dalla tempesta che mi farà senz’altro sbagliare

perché sono stato dislocato, oppure scendere sottocoperta e con lo strumento, il sestante, aspetto

la sera, punto su una stella fissa e così faccio il punto, rispetto alla stella fissa, di dove sono: se

allora sono finito a sud capisco che devo andare a nord per tornare a casa.

Quindi la vera navigazione è proprio questo: cioè la possibilità, dopo dislocazione passiva, di

poter realizzare dove sono e di conseguenza, siccome ho una meta, ricalcolare la rotta per poterla

raggiungere. Per seguire una rotta ho bisogno di una bussola, mentre per navigare e produrre una

performance di vera navigazione, ho bisogno di un bussola per capire dove sono e dopo anche del

sestante, per capire dove andare. Quindi un sistema di navigazione, che è quello che usano anche

i colombi viaggiatori, ha bisogno anche di un sestante per stabilire dove andare, oltre alla bussola.

Le conclusioni di Perdeck sono state mal digerite dalla comunità scientifica e quindi ci sono state

delle critiche. Qualche anno dopo sono stati fatti degli esperimenti (Baldaccini) che fecero capire

che le conclusioni di Perdeck non erano poi così corrette.

Perdeck lavorò con gli storni e negli esperimenti successivi si lavorò invece, con le rondini, quindi

sono anche due specie diverse quindi chiaramente le cose potevano essere un po’ diverse. Il

discorso però fu che vennero catturate delle giovani rondini in migrazione autunnale al Parco di

Massaciuccoli, erano giovani durante il primo spostamento migratorio e furono testate in imbuti di

Emlen. Questi imbuti di Emlen erano imbuti coperti completamente da un coperchio da cui entrava

la luce ma da cui non si vedeva né il cielo né nulla, e intorno agli imbuti sono stati messi dei

cerchioni di bicicletta su cui è stato passato un conduttore di energia e tramite cui si poteva

spostare il campo magnetico. Così si poteva vedere allora il comportamento dell’animale.

Gli animali, alla prima migrazione, allora, furono traslocati rispettivamente a sud e a nord, e sono

stati testati in condizioni tali che non potessero vedere il paesaggio circostante e non avere

informazioni di carattere astronomico se non la disponibilità di una piena conoscenza delle forze

innate.

In questo caso si è trovato, almeno in 2 casi 3, una piena coincidenza della direzione scelta dagli

animali con la direzione di dislocazione, quindi il fatto che i giovani animali, alla prima migrazione,

non sappiano navigare, questo esperimento lo smentirebbe.

Quindi con ogni probabilità gli uccelli, siano essi alla prima migrazione o alle migrazioni

successive, hanno una capacità di vera navigazione, già completamente stimabile nonostante

l’età.

Un fattore esperenziale, certamente, può aiutare gli animali che hanno già fatto uno spostamento

migratorio, quindi ancora una volta vediamo che l’innato è bello ma anche l’esperienza aiuta.

Effettivamente l’esperimento di Perdeck non è mai stato ripetuto mentre questo esperimento si,

quindi ha un valore senz’altro maggiore.

Il problema della pluridirezionalità nel viaggio migratorio è un elemento molto importante che forse

non può essere completamente capito e esprimibile con il comportamento, ad esempio, che Pardi

aveva attribuito ai talitri, perché nel meccanismo dei talitri c’è un sistema che è unidirezionale, ma

quando si va incontro ad uno spostamento che in un periodo va verso sud e un altro periodo va

verso nord e che ha anche cambi di direzione allora è qualcosa che è molto più difficile da mettere

in campo. Effettivamente allora il sistema posseduto dagli uccelli è molto più ricco del sistema che

è stato attribuito ai talitri e in ogni caso, ci devono essere anche dei fattori esterni di carattere

esperienziale che vengono in aiuto agli animali: il viaggio del piovanello, che è un grande

migratore, nidifica nello Stretto di Bering, e va a svernare in Australia, si mantiene su borderline

sulla costa del mare, attraversa tutta l’Indocina, Sumatra, fino a raggiungere l’Australia.

Effettivamente, allora, ci deve essere una grande possibilità di migrazione insita nel meccanismo

posseduto dall’animale in cui i processi, non maturativi, ma esperenziali possono spiegare le

manifestazione che gli animali possono mettere in moto.

Ecco allora che una popolazione di rondini che è alla prima migrazione ha una probabilità di

mortalità dell’80% e non viene cacciata. Quando invece una popolazione migratrice è composta da

adulti è molto meno della metà che va incontro a morte. Nell’evoluzione della migrazione però c’è

da scegliere una strada e la scelta della migrazione è quella che prevede un grande popolazione e

allora anche la possibilità di fare grandi sacrifici, a differenza di una popolazione sedentaria, che

deve affrontare la fatica, non del viaggio, ma del clima: regione per cui nelle grandi regioni

nordiche noi ritroviamo solo popolazioni migratorie e invece le popolazioni stanziarie le ritroviamo

solo a latitudini più basse.

I fattori di innattività molto completi e possono essere migliorati dall’esperienza: le caratteristiche

genetiche sono senz’altro molto importanti, ma un gene è sempre trasmesso, ma l’esperienza è

quella che caratterizza ogni individuo per conto proprio e che può portare ad un miglioramento.

SINTESI EVOLUTIVA DELLA MIGRAZIONE DEGLI UCCELLI:

Il costume migratorio è un fenomeno multiforme ed è più popolazione specifico che specie

specifico.

Vediamo ne l’evoluzione con un esempio: il verzellino è un piccolo passeriforme che, prima

dell’800, era definito stanziale ed era una specie sedentaria del Mediterraneo. Ora, invece, è

parzialmente migratorio, infatti si è esteso fino al Mar Baltico (svernano da noi) a causa di

cambiamenti ambientali, per cui ha esteso il suo areale di nidificazione. Tale processo di

migrazione è un evento che si sta ancora evolvendo.

Per quanto riguarda le capinere, invece, alcune sono migratori corti, che svernano in Germania),

altre migratori lunghi, che svernano sotto il Sahara. È stata scoperta, poi, una popolazione che,

invece, ha una direzione di migrazione totalmente diversa, verso nord-ovest (Canale della

Manica/Inghilterra).

Il pensiero di Helbig fu quello che non solo le relazioni filogenetiche di una popolazione o di una

specie determinano il processo di migrazione ma soprattutto è l’ECOLOGIA, l’istanza ambientale.

Le capinere tedesche che vanno in Inghilterra hanno comunque relazioni con le altre della

Germania ma evidentemente hanno istanze ambientali che le portano a mutare direzione.

L’origine filogenetica di una specie ed evoluzione di un comportamento quale la migrazione sono

due fenomeni biologici che non necessariamente avvengono nella medesima area geografica.

Zink evidenzia, infatti, ha evidenziato inoltre la necessità di tenere distinta l’origine del fenomeno

migratorio di per se dal suo mantenimento e modificazione nel tempo.

Nel discutere di un tratto fenotipico quale il comportamento migratorio ci si deve chiedere se

abbiamo a che fare con un carattere oppure con un attributo, ossia con la manifestazione di più

componenti indipendenti. Si deve distinguere la genesi dalla forma, per esempio, la specie

capinera, ha in sé la migratorietà come attributo e si può manifestare su varie modalità.

Gli uccelli derivano da rettili diapsidi e si deve valutare se dalla linea filetica, si è poi evoluto tale

taxon che ha avuto questo apomorfismo, la migratorietà, o se l’antenato ancestrale era migratore e

quindi anche i vari discendenti. Anche i rettili terapsidi erano migratori? Chi lo sa!

Forse l’Hesperornis era già un migratore, infatti si vede che in certe zone vengono ritrovate uova

vicino ai ritrovamenti, mentre in altre zone no, quindi si può supporre che alcune zone fossero il

sito di nidificazione e altre le zone di svernamento.

Il fenomeno migratorio risale negli uccelli almeno a 100 milioni di anni fa. Quello che oggi vediamo


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DETTAGLI
Esame: Etologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in conservazione ed evoluzione
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher malesia89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Baldaccini Emilio.

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