MIGLIORAMENTO GENETICO (ZOOTECNIA)
La prima parte del corso è dedicata alla descrizione del sistema delle produzioni animali, ovviamente ci
focalizzeremo primariamente sulle caratteristiche di questo settore nel nostro paese. Quando si parla di
produzioni animali stiamo parlando di allevamento di specie animali che sono definite, animali da reddito.
Ovvero animali che vengono allevati al fine di ottenere un qualche prodotto, e di conseguenza, hanno
anche la finalità di fornire un reddito a chi alleva questi animali. Animali da reddito sono diversi da quelli di
affezione (domestici).
Molti dei prodotti derivanti dall’allevamento degli animali da reddito sono prodotti che come tali diventano
alimenti oppure diventano alimenti in seguito a una qualche trasformazione operata dall’uomo.
Possiamo partire da una serie di dati che riguardano le consistenze del patrimonio zootecnico allevato.
Questi dati hanno la finalità di comprendere le dinamiche relative all’allevamento di particolari specie e
discutere le motivazioni di queste dinamiche.
Dai dati si può notare che il numero di bovini allevati nel nostro paese è variato significativamente dal 1970
ad oggi. Dagli anni 80 abbiamo avuto una decrescita. Questo tipo di variazione ha interessato in forma
primaria : le vacche, ovvero femmine da produzione e riproduzione (senza svolgere questa attività non
potrebbero produrre latte). C’è una riduzione molto forte di femmine allevate fino al 2006. I motivi che
hanno determinato questo tipo di variazione sono molti:
1. Rappresentato da problematica specifica dell’Europa in generale. Ovvero che negli anni 80 il
settore dei bovini usati da latte era un settore caratterizzato da eccessi di produzione. In questi
anni il settore produceva quantitativi di prodotti superiori alla domanda del mercato europeo.
Situazione grave e preoccupante perché il primo elemento che automaticamente si modifica è
il prezzo del prodotto, che scende. Ovvero il rapporto fra domanda e offerta. Prezzi troppo
bassi determinano una progressiva chiusura di aziende, in quanto si arriva ad un momento
critico in cui si fatica a coprire i costi di produzione. Quindi bisognava porre un freno e
intervenire sul settore con interventi specifici per la risoluzione di questa tematica. Venne
ideata un intervento di politica agricola comunitaria che si chiama regime delle quote latte.
Questo prevedeva un meccanismo semplice finalizzato a contenere la produzione. Prevedeva
l’assegnazione di quote di produzione agli stati membri dell’unione europea, ovviamente
l’entità di tale quote era tale da far si che la produzione non superasse la domanda interna . Le
quote nazionale assegnate agli stati membri venivano ripartite in quote di produzione fra i
singoli produttori, i quali dovevano rispettare la quota. Il meccanismo era semplice, se si
produceva più prodotto della quota assegnata, questo eccesso veniva sanzionato, facendo
capire che produrre in eccesso non fosse conveniente. Era un super prelievo, quindi un
prodotto in perdita senza un guadagno per l’allevatore. Per questo motivo vennero eliminati
animali dagli allevamenti. Eliminando animali c’è stato un riflesso sui capi presenti sul nostro
paese. Ebbe inoltre un altro effetto. C’è stato anche un cambiamento nella struttura degli
allevamenti. Gli allevamenti di piccole dimensioni (efficienza di produzione più bassa) hanno
chiuso. E quelli più grandi hanno subito un espansione e aumentato il numero di capi allevati
acquistando le quote di produzione da coloro che erano falliti.
2. Problematica che riguardava l’allevamento dei bovini, sia da carne che da latte. Questo
problema è rappresentata o da una problematica di natura sanitaria: sindrome di mucca pazza
(BSE o encefalopatia spongiforme). Questa problematica di tipo sanitario, ha destato molto
clamore. Consumare certi tessuti animali era vietato, perché il rischio era determinato dal
consumo di specifici tessuti animali, precisamente il midollo osseo, tessuto a rischio per la
trasmissione di malattia da animale e uomo. In altre parole la BSE non è solo un problema di
salute animale, questi animali infatti avevano una problematica sanitaria molto importante, ma
il vero problema è che questa divenne un problema di salute del consumatore. Fu chiaro
quando alcuni esperti misero in evidenza una connessione tra la BSE e un’encefalopatia che
caratterizza l’uomo. Quindi si arriva a dire che il consumo di alcuni tessuti di animali malati sia
fattore di rischio importante per l’encefalopatia umana. Fu classificata come zoonosi, ovvero
malattia trasmissibile da animale a uomo. Ovviamente furono messe in atto procedure di
controllo, e interventi decisi, una norma che prevedeva che l’accertamento relativo alla
presenza di un singolo capo malato in una mandria comportava l’abbattimento e
l’incenerimento delle carcasse animali. Applicare queste norme di polizia veterinaria
comportava rischi economici per gli allevatori. Oltretutto ci fu la reazione dei consumatori: ci fu
un calo di carne bovina, si consuma carne di altre specie: suina, pollame. Questa problematica
fu risolta, e fu chiaro che la connessione tra BSE bovina e encefalopatia umana era forzata
perché i dati epidemiologici dicono che sebbene tutta la popolazione europea fosse esposta al
rischio di trasmissione della malattia, il numero di casi di encefalopatia umana rimase costante.
Quindi consumo di questa carne non portò alla maggior frequenza della encefalopatia umana.
Probabilmente ci fu un eccesso di cautela e prevenzione. Ma meglio prevenire.
Quindi ci fu un calo della domanda di carne bovina, il settore andò in crisi, molti allevamenti
chiusero e ci fu il ridimensionamento della carne bovina come prodotto carneo primario. Oggi
la carne bovina non è la carne più consumata, si preferisce la suina.
3. Inoltre ci furono trattamenti illeciti per promuovere la crescita dei bovini. La normativa
italiana ed europea dice: nell’Unione europea non è possibile sottoporre animali a trattamenti
con sostanze che hanno la funzione di stimolare la crescita di animali. Divieto tassativo. Se si ha
bisogno di stimolare la crescita bisogna usare sostanze ad azione ormonale, ovvero simili ad
ormoni specifici. Può essere un effetto che stimolano quei processi che stanno alla base della
crescita corporea, o sono sostanze che permettono di migliorare l’utilizzo di alimenti da parte
dell’animale (ovvero rendere l’uso degli alimenti ingeriti dall’animale più efficienti).
Questo divieto non garantisce il fatto che venga rispettato. Ci fu clamore perché gli organi di
controllo, individuarono situazioni in cui queste sostanze furono usate da allevatori. Gli
allevamenti, prevalentemente, erano quelli destinati a produrre il vitello a carne bianca. Questo
perché in animali giovani questi trattamenti sono più efficaci. Il vero problema era il fatto che le
sostanze che erano proibite erano dannose per la salute umana. Furono scoperti trattamenti
con sostanze molto pericolose come il clenbuterolo (sostanza in grado di determinare
neoplasie). I consumatori reagirono mostrando una insoddisfazione è un ulteriore colpo alla
percezione rispetto alla salubrità del prodotto carne bovina.
4. Cambiamento del ruolo della donna. Da una occupazione primariamente familiare si passa ad
una condizione di professioni esterne alla famiglia. Però cambiando mansione il tempo a
disposizione per preparare il cibo e occuparsi del nucleo familiare è cambiato. Questo influenza
la preparazione e l’uso di alimenti. Ci fu l’orientamento verso prodotti rapidi da preparare.
Come per esempio la carne suina, più veloce da preparare e meno costosa.
Si nota che nel caso dei suini, si può notare una variazione nei capi allevati, ma sono casuali. Ma ci
confermano un equilibrio nel consumo dei suini. Non vi sono note problematiche di zoonosi, l’unico rischio
della salubrità della carne è legato al fatto che questi animali sono importati in modo importante con
antibiotici. Vengono spesso alimentati con mangimi medicati per prevenire patologie. Un consumo
importante di sostanze antibiotiche che è negativo. L’eccesso uso di queste sostanze favorisce lo sviluppo di
agenti patogeni resistenti a specifici antibiotici, i quali successivamente diventano inefficaci. Ma anche
perché nessun consumatore vuole assumere inconsapevolmente antibiotici. Problema più limitato rispetto
alla specie bovina.
Un problema per la specie suina è quello di impatto ambientale. Gli allevamenti suinicoli sono impattanti
dal punto di vista ambientale. Perché si producono grandi volumi di deiezioni animali che devono essere
smaltite. La sede naturale si smaltimento sono i terreni agricoli. Ma c’è un problema. Se i volumi di
deiezioni smaltiti su una superficie agricola vanno oltre certi limiti si crea inquinamento, perché al terreno
arrivano grandi quantitativi di specifici elementi chimici ( azoto, fosforo e potassio). Questi elementi sono
nutritivi per vegetali però se in eccesso le piante non utilizzano tutte le sostanze ma solo in parte. Quindi
questi elementi rimangono nel terreno e attraverso le acque piovane poi vengono dilavati. E poi
raggiungono corsi d’acqua fino a raggiungere l’ambiente marino. È un problema perché sono nutritivi che
possono essere usati dalla flora acquatica. Per questo si crea una iperproliferazione della flora acquatica,
questa sottrae ossigeno all’ambiente acquatico, che diventa asfittico ( le specie animali presenti nel corso
d’acqua si trovano a vivere in condizioni da loro non supportate). Si chiama eutrofizzazione dei corsi
d’acqua.
Questi allevamenti suinicoli sono controllati perché a differenza di altri allevamenti producono grandi
quantità di deiezioni da smaltire per uso di acque di lavaggio, cioè gli allevamenti sono sottoposte a
periodica pulizia in cui viene usato un grande quantitativo di acqua. Significa produrre grandi volumi da
smaltire.
Esaminando le altre specie ovicaprini ed equini, i numeri evidenziano una consistenza dei patrimoni animali
allevati.
Se consideriamo gli ovini vediamo che ci sono stati degli aumenti nei periodi in cui c’è stato un problema
con il patrimonio allevato della specie bovina. Gli ovini e in caprini vengono allevati in alternativa ai bovini
per la produzione di latte. Perché il problema delle quote latte era un problema esclusivo del latte bovino.
Per quanto riguarda gli equini, sono inseriti negli animali da reddito per tradizione. Vengono considerati
animali da affezione o attività sportive. Una quota di questi però è dedicata alla produzione di carne
equina. L’uso di questa specie come specie da reddito è in diminuzione. Nascono come animali da reddito e
lavoro poi per la meccanizzazione agricola perdono l’uso come animali da lavoro. Rimangono usati per la
produzione di carne ma diciamo che in questi anni l’orientamento è molto forte considerandoli molto come
animali da affezione.
La distribuzione di queste specie nel territorio italiano: vi è una differenza tra bovini e suini da un lato e
ovicaprini dall’altro per quanto riguarda la localizzazione geografica. Bovini e suini sono principalmente nel
nord Italia (4 regioni rilevanti), passando al centro Italia e al sud notiamo una scarsa presenza. Opposta è la
situazione degli ovicaprini.
Bovini e suini sono specie esigenti dal punto di vista alimentari, si trovano in queste regioni perché la
reperibilità di alimenti è molto più elevata rispetto al sud Italia.
Le zone foraggere (i foraggi sono piante capaci di diventare alimento per bovino, che sono specie ruminanti.
Devono sempre avere quantità di fibra alimentare e cellulosa e usarla come substrato energetico. Dalla
digestione di questa ottengono acidi grassi volatili che ne alimentano il metabolismo energetico.) il
ruminante riesce a digerire la fibra perché contiene dei batteri che ne permettono la digestione.
Ma anche gli ovini e caprini sono ruminanti. Ma questi riescono a produrre buoni prodotti anche con
foraggi di qualità scarsa. Per questo vanno ad occupare il centro e sud Italia dove ci sono pascoli poco
produttivi.
IL SETTORE LATTIERO CASEARIO
L’unione europea produce circa il 22% del latte mondiale da bovina specializzata (frisona). Questa è una
attività agricola ad alto reddito in quanto produce + del 70% delle altre aziende agricole. Il prezzo del latte
UE circa 0.30 €/L, in Italia è circa 0.35€/L.
L’evoluzione nel settore favorisce l’aumento delle bovine per ogni azienda ma la diminuzione delle aziende.
Ma in generale il numero totale di bovine diminuisce. Si ha una economia di scala ( vantaggi economici
derivanti dalla dimensione aziendale), se,a dimensione aziendale era alta l’azienda sopravviveva e ne traeva
vantaggio.
Il veneto non è la regione più produttiva, è la terza. Importanti sono gli allevamenti specializzati di bovine
da latte, orientati totalmente alla produzione di prodotto latte. Le produzioni secondarie non sono tutelate.
Tutto è svolto in funzione della produzione di latte. Se ho degli animali specializzati da latte significa che ha
caratteristiche idonee solo alla produzione di latte non la posso usare per la produzione di carne. Una
produzione secondaria sono vitelli con destinazione diversa in base al sesso. I vitelli maschi sono
indesiderati e vengono venduti all'ingrasso per produrre il vitellone a Carne bianca; eliminati dopo circa 5
giorni) dopo la somministrazione di colostro. Rimangono in allevamento le femmine usate come nuovi
animali in modo da formare la rimonta interna sostituendo animali a fine carriera (che vengono eliminati
perché non più produttivi: rimonta volontaria, sostituite per problemi legati alla produzione) oppure
possono sostituire animal fertili o per altri motivi non legati alla produzione (rimonta involontaria). se ci
sono animali in più può decidere di vendere.
Allevamenti che sfruttano il ciclo produttivo delle bovine: dopo il parto si cerca di rifecondare l'animale per
un nuovo parto e per fare in modo che ricominci la lattazione. Prima del parto successivo, viene indotta la
sospensione della produzione di latte, attraverso il cambio di alimentazione (razione povera) questo non
danneggia l'animale ma favorisce la maggiore produzione di latte durante il parto successivo. Le vitelle
vengono alimentate con sostituti di latte in polvere.
FRISONA molto produttiva ed esigente, Gestione manageriale molto attenta. Non è una razza rustica, non
è da pascolo.
Quindi troviamo BRUNA ITALIANA O PEZZATA Rossa ( buona produzione di latte e carne, vacca a duplice
attitudine. Di tipo rustico). Qui anche vitelli di sesso maschile possono avere valore di mercato elevato,
usati per la produzione del vitellone.
Nelle zone del centro sud, troviamo razze locali, a duplice attitudine e rustiche.
IL PRODOTTO LATTE (composizione chimica e qualità)
È il secreto prodotto dalla ghiandola mammaria dei mammiferi. Dal punto di vista alimentare, il latte è un
alimento quasi completo reperibile in natura. Alimento che è capace di soddisfare tutte le richieste
nutrizionali di chi lo ingerisce. Per essere definito completo dovrebbe dimostrare di essere capace di
diventare l'unico alimento consumato. Ha una pecca, non è in grado di apportare il Ferro. La sua mancanza
causa una mancanza di mioglobina (pigmento respiratorio fondamentale, senza le cellule non acquisiscono
ossigeno. Grazie all'evoluzione è possibile digerire il latte anche dopo aver superato la fase infantile, questa
digeribilità è possibile solo attraverso la lattasi.
Il latte è Costituito dal 90% di acqua, da zuccheri (lattosio) sostanze grasse, azotate, elementi minerali e
vitamine. Grande variabilità di composizione di latte tra specie animali.
Se consideriamo il potenziale galattogeno definito come l'energia prodotta per anno rapportata all'unita di
peso corporeo ed espressa prendendo come riferimento quello della bovina da latte. Si scopre che nessun
mammifero ha un potenziale così elevato come quello della bovina da latte. Quindi la bovina da latte
produce molta più energia rispetto alle altre specie. Questa diversità è dovuta ad un fatto storico: le bovine
da latte sono il prodotto di una selezione artificiale praticata dall'uomo che particolarmente negli ultimi 60
anni ha incrementato per via selettiva il potenziale galattogeno di questa specie.
CENNI DI FISIOLOGIA
Gli eventi fisiologici che stanno alla base di produzione di latte sono di due tipi diversi:
- processi di sintesi dei costituenti, sintesi che avviene nelle cellule ghiandolari dell’apparato
mammario
- Processi responsabile della secrezione dei nutrienti all'esterno delle cellule riversando il segreto nel
volume mammario.
Sono regolati da ormoni. Alcuni agiscono con effetto diretto, favorendo la sintesi dei costituenti del latte,
altri hanno un ruolo indiretto ovvero intervengono indirizzando l'organismo verso questo tipo di attività.
Processo fisiologico energeticamente molto intensivo. Processo metabolico dispendioso e stressante per
l'animale. la forma prevalente dei lipidi e quella dei trigliceridi punto le sostanze azotate vanno divisi in
frazione proteica e frazione non proteica. Le proteine (si trovano in dispersione colloidale) sono:
- Caseine: hanno un comportamento diverso quando si induce un’acidificazione alla matrice. Al di
sotto di certi valori di PH (4.6) diventano insolubili e precipitano. Presenza di quattro frazioni
caseiniche.
- Sieroproteine: rimangono solubili indipendentemente dal PH. Sono più piccole perché non formano
aggregazioni quindi le troviamo come soluti. (i lipidi si trovano in emulsione).
Nel latte vi sono componenti cellulari che hanno una doppia origine: una parte sono cellule prodotte dal
sistema immunitario dell'animale e un'altra dall' epitelio mammario. Queste insieme costituiscono le cellule
somatiche del latte (origine endogena) . Può esserci nel latte presenza di c
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