MIGLIORAMENTO GENETICO
SPECIE AUTOGAME
MOLTIPLICAZIONE VEGETATIVA in vitro (CLONAZIONE): è possibile rigenerare
una pianta da singole cellule differenziate (tranne da quelle che hanno perso il
nucleo (tracheidi, del libro).
A partire da MERISTEMI: serve a risanare le colture che sono o rischiano di
essere affette da virus dal momento che le cellule meristematiche sono esenti
da virus poiché continua la divisione mitotica.
A partire dall’APICE VEGETATIVO: si effettua se la coltura è esente da virus.
A partire da INTERNODI
A partire da COTILEDONI MORFOGENESI DIRETTA = da cellule differenziate di
tessuto, senza
proliferazione di tessuto indifferenziato.
MORFOGENESI INDIRETTA= da cellule de-differenziate
di CALLO. (= proliferazione di tessuto indifferenziato.
Non più usato poiché causa mutazioni dovute alla
divisione incontrollata di cellule.)
CALLO= tessuto vegetale che si forma intorno ad una
ferita, è una massa di tessuto AMORFO formato da
cellule che si moltiplicano in maniera disorganizzata.
MICROPROPAGAZIONE= CLONAZIONE IN VITRO => permette d’ottenere un elevato n°
di piante identiche sia genotipicamente che fenotipicamente alla pianta madre.
Lo scopo del miglioramento genetico è quello di OTTENERE INDIVIDUI TUTTI
GENETICAMENTE UGUALI (con tutti i vantaggi e gli svantaggi che porta l’UNIFORMITA’
GENETICA che è l’obiettivo del miglioramento genetico.
L’UNIFORMITA’ GENETICA si ottiene mediante ripetute AUTOFECONDAZIONI, le quali
portano ad una totale condizione di OMOZIGOSI. Attraverso una continua
autofecondazione si arriva all’ottenimento di LINEE OMOZIGOTICHE e quindi alla
formazione di LINEE PURE.
L’autofecondazione avviene naturalmente nella specie AUTOGAME (es. frumento,
pisello, ceci) queste specie si clonano attraverso il seme, andando a produrre
individui geneticamente identici. Quando vediamo un campo di grano (tutte piante
uguali perchè geneticamente uguali) che presenta piante meno alte, sarà dovuto a
fattori ambientali).
Quante linee omozigoti si possono ottenere? Il n° di linee omozigosi = n°GAMETI
n
prodotti in F1 (2 ).
Es.) n=5 loci eterozigoti AaBbCcDdEe 1 genotipo. n= numero geni in
eterozigosi. In questo caso tutti
e 5 i geni sono in condizione di ETEROZIGOSI.
↓
n 5
Si ottengono 2 LINEE OMOZIGOTICHE = 2 =32 (32 linee e quindi 32 genotipi diversi).
Nel miglioramento genetico, in queste 32 linee si scelgono quelle che presentano gli
ALLELI più favorevoli in modo da ottenere genotipi migliori rispetto a quelli di
partenza.
L’effetto dell’autofecondazione sulla struttura genetica delle popolazioni è quello di
portare gli individui, nel corso delle varie generazioni, in condizione di totale
OMOZIGOSI.
Nell’esempio sopra, è stato preso in considerazione 1 singolo gene, in realtà quando si
fa miglioramento genetico si considera un n° più elevato di GENI, anche fino a 100
geni che segregano in maniera indipendente, già dopo 10-12 generazioni di
autofecondazione, arriviamo al 100% di omozigosi a tutti i loci.
(grafico)
Lavorare su specie autogame è quindi piuttosto semplice poiché la riproduzione per
autofecondazione ci aiuta.
L’unica difficoltà è nel fare gli INCROCI poiché ogni pianta avrà entrambi i fiori maschili
e femminili e quindi per selezionare i caratteri che c’interessano su 2 individui diversi
(quindi incrociarli).
Es. GRANO SPIGA 1 tagliare le antere immature (che contengono il polline)
(unire le 2 spighe in un
SPIGA 2 polline da utilizzare
sacchetto)
Generazioni di autofecondazione
Come calcolare la QUOTA DI GENOTIPI OMOZIGOTI (A TUTTI I LOCI) ad ogni
generazione d’autofecondazione, con segregazione indipendente tra i geni.
(Sarebbe la % di ottenere OMOZIGOTI ad ogni generazione).
CONSIDERANDO 1 SINGOLO GENE:
La quota d’ETEROZIGOSI si riduce del 50% ad ogni
generazione d’autofecondazione.
Es.) F1 => ETEROZIGOSI (100%) a m=0 (m= numero
di generazioni) 1
F2 => ETEROZIGOSI (50%) a m= 1 (1/2) 2
F3 => ETEROZIGOSI (25%) a m=2 (1/2)
m=n
Fn => ETEROZIGOSI a m= n(1/2)
La quota d’OMOZIGOSI sarà calcolata come: (1- quota
eterozigosi)
CONSIDERANDO IL N° DI GENI che segregano in modo indipendente, la quota di
omozigosi a tutti i loci sarà:
N.B. Le specie autogame raggiungono rapidamente un’elevata quota d’omozigosi a
tutti i loci, andando a costituire una linea pura (come si vede nel grafico).
COME CALCOLARE LE LINEE DI OMOZIGOSI che si possono ottenere?
n
Se il n° di LINEE OMOZIGOSI è uguale al n° DI GAMETI prodotti nella F1(2 ). (n=
n°geni) 2
Es.) l’ibrido (diibrido) LlGg forma 4 tipi di gameti (2 ) [LG; Lg; lg; Lg] in proporzione
uguali. Le combinazioni di questi 4 gameti forniscono le 16 combinazioni genotipiche
che spiegano il rapporto fenotipico [9:3:3:1] (secondo il quadrato di punnet).
N° linee omozigoti (genotipi omozigoti) per ciascun gene nella F1.
La frequenza con cui compare ogni LINEA D’OMOZIGOTI varierà in base al fatto che
questi GENI siano INDIPENDENTI o ASSOCIATI.
Se i geni sono INDIPENDENTI ossia segregano indipendentemente e quindi vengono
prodotti 4 gameti in proporzioni uguali (ossia avranno la stessa frequenza del 25%
ciascuno).
P AAbb x aaBB AABB AAbb aaBB aabb
↓ ¼ ¼ ¼ ¼
F1 AaBb ricombinanti
↓
Gameti AB Ab aB ab
Frequenza 25% 25% 25% 25%
Quando si arriva alla condizione d’omozigosi totale, le 4 linee d’omozigosi possibili
saranno presenti in uguale frequenza (hanno la stessa possibilità di verificarsi).
- Quindi avrò una probabilità su 4 (25%) di trovare l’individuo omozigote
ricombinante che sto caricando.
- Avrò un fenotipo atteso di 1:1:1:1 (ossia 4 fenotipi diversi con la probabilità del
25% di manifestarsi.
Se i GENI SONO ASSOCIATI non segregano indipendentemente e sono localizzati
sullo stesso cromosoma.
P AAbb x aaBB
↓
F1 AaBb
Gameti AB e ab gameti ricombinanti; Ab e aB gameti parentali. Se i
geni sono associati, la distanza tra essi va a stabilire la % di gameti ricombinanti.
In questo caso il rapporto fenotipico della segregazione indipendente non viene
rispettato. Se la % frequenza di ricombinazione è pari all’1% (stabilita in base alla
distanza) si avrà:
frequenza 0,5% 49,5% 49,5% 0,5% la frequenza di ricombinazione totale dei
due gameti ricombinanti è 1%.
La probabilità di trovare l’individuo omozigote (ricombinante) che cerco è dello 0,5%,
molto bassa se confrontata al 25% se i geni segregassero in maniera indipendente.
Dopo continue autofecondazioni, le frequenze con cui alla fine ottengo queste 4 linee
pure saranno leggermente più alte per i ricombinanti. Questo perché ad ogni
generazione di autofecondazione ci sono sempre degli eterozigoti che continuano a
segregare.
Se A e B sono indipendenti, la selezione è molto più semplice (1 su 4), mentre se sono
associati sarà molto più complesso (1 su 200), quindi sarà meno probabile trovare il
ricombinante favorevole che sto cercando.
n
La formula 2 ci dice quanti sono i ricombinanti che si possono ottenere partendo da
un ETEROZIGOTE per n geni, ma non ci dice la frequenza con cui ogni ricombinante
compare.
La frequenza con cui ogni ricombinante compare dipende da come questi geni sono
situati sui cromosomi ossia se segregano indipendentemente, quindi ogni singolo
genotipo ha la stessa probabilità di verificarsi; se sono associati la probabilità che un
genotipo ricombinante si manifesta diventa molto più bassa.
Quindi all’aumentare del numero dei geni ed all’aumentare dell’effetto di associazione
tra geni il programma di miglioramento genetico diventa sempre più difficile. In caso di
molti geni (50) si procede per step. Si parte con il primo carattere (10-15 geni) e
miglioro per quel carattere, per poi passare ad altri. Si fa così perché la probabilità di
trovare al primo colpo (per molti geni) il ricombinante migliore diventa quasi 0.
Il principio fondamentale di tutti i programmi di miglioramento genetico è che è inutile
utilizzare dei materiali in cui non c’è variabilità genetica per i caratteri che
c’interessano. Grazie alla variabilità genetica andiamo a scegliere i ricombinanti
favorevoli.
La VARIABILITA’ GENETICA è alla base della selezione (una linea omozigote ha
variabilità genetica =0). Dev’essere preservata per far fronte a emergenze immediate
e future (banche del germoplasma conservano i semi – preservare le risorse
genetiche).
Con il discorso dell’introduzione dell’ingegneria genetica non abbiamo più bisogno di
trovare geni all’interno della categoria; per migliorare il grano non servirà prelevare
geni favorevoli all’interno della famiglia delle graminacee, ma si potranno prelevare
anche da qualsiasi altro DNA di altri organismi.
ESPERIMENTO DI JOHANNSEN
Variabilità genetica all’interno di una popolazione autogama ossia sono presenti un
insieme di linee pure diverse (omozigote).
Formulò l’equazione Vf= Vg+Va dove:
Vf= variabilità fenotipica che si osserva
Vg= variabilità genetica Questa suddivisione tra Vg e Va è
importante per i caratteri
Va= variabilità dovuta all’ambiente QUALITATIVI cioè controllati da molti geni (es.
produzione seme, altezza, diametro foglie) ossia
tutti caratteri che hanno bisogno di essere
misurati quantitativamente. Hanno anche
l’effetto dell’ambiente.
Ogni gene ha un piccolo effetto sul carattere (se avesse un effetto grande, riusciremo
a seguire la
segregazione a singoli geni.
I caratteri QUALITATIVI sono controllati da uno o pochi geni, sono i più semplici su cui
fare selezione ed
hanno un basso/nullo effetto ambientale.
Differenze fenotipiche nella popolazione dovute
totalmente
all’effetto
genetico (es.
geni che
regolano il
colore dei
fiori).
Vg misura della variabilità genetica che c’è tra le
2
diverse linee. La varianza (S ) misura la
variabilità che
c’è in un carattere quantitativo.
La media non ci da informazioni di quanto i singoli dati si discostano da essa.
La deviazione standard (s) ci da un numero che ci quantifica quanto sono variabili due
diverse popolazioni.
Ci permette di suddividere il range di variazione attorno alla media in diverse parti ed
ogni parte viene
identificata come 1 deviazione standard (S).
Si afferma che tutti i dati sono compresi nell’intervallo tra la media ± 3 S.
Si può avere due 2 diverse popolazioni con la stessa media d’altezze ma avere
variabilità diversa e questa si
definisce attraverso una S.
La variabilità che c’è tra le linee per il carattere ALTEZZA PIANTE non sarà dovuto solo
al fattore genetico
(Vg) ma ci sarà una porzione di essa dovuta all’effetto ambientale (Va).
Quindi è necessario capire quanto questa variabilità sia dovuta a fattori puramente
genetici o quanto
l’ambiente abbia avuto effetto sull’altezza.
Se questo dipende maggiormente da fattori ambientali, attraverso la selezione si farà
difficoltà ad
identificare i materiali da selezionare.
2
EREDITABILITA’ DI UN CARATTERE (h ):
Si calcola attraverso il rapporto: Varianza genetica/varianza fenotipica.
L’ereditabilità ci dice quanta della variabilità che si vede in campo sia dovuta a fattori
genetici, quindi si
Prelevano con sicurezza le piante più basse per effettuare la selezione con successo.
Più il valore è alto e maggiormente la variabilità dipenderà da fattori genetici.
Molti caratteri animali hanno bassa ereditabilità (es. i bovini vanno studiati,
analizzati e selezionati su
vasta scala in condizioni climatiche diverse, poiché i loro caratteri dipenderanno molto
da quest’ultimo.
Carattere produzione di granella ereditabilità molto bassa (i genetisti
scompongono il carattere
produzione lavorando sulle singole componenti della resa.
2
La formula di J. è alla base del calcolo di h .
VARIANZA FENOTIPICA = MEDIA GENERALE (c) + MEDIA DI OGNI SINGOLA LINEA
(BLOCCHI) + EFFETTO DELLE ANNATE + EFFETTO DELLE LOCALITA’ + EFFETTO DELLE
LINEE x ANNO + EFFETTO DELLE LINEE x VARIETA’ + EFFETTO ANNO x LOCALITA’ +
LINEE x ANNI x LOCALITA’ + ERRORE.
(di ogni linea si fa più repliche (per ogni
varietà) al fine di ottenere un valore medio
più attendibile al reale.
BLOCCHI serve per avere una stima più
precisa dell’effettivo valore medio di una
linea per un carattere quantitativo, inoltre
serve per differenziare l’effetto
dell’ambiente tra blocchi diversi.
Si distribuiscono le n linee su ogni parcella
(blocco o replica) in modo casuale e
1234567 blocco diverso per ogni blocco.
89 1 Si fa poi la media tra le linee e poi la
varianza (scostamenti).
2345678 blocco ↓
91 2
blocco
3
Varianza fenotipica totale dovuta a fattori ambientali (varianza) + varianza tra blocchi
+ varianza tra linee + errore sperimentale non controllabile.
La varianza tra blocchi se non è effettuata o calcolata, andrà a finire nell’errore
sperimentale (fattori ambientali), quindi la media totale risulterebbe meno attendibile.
Johannsen lavorò nel nord Europa con i piselli, in queste rigide condizioni climatiche,
che non favorivano la disseminazione entomogama. La specie del pisello è
strettamente autogama (avrebbe potuto avere una certa quota d’incrocio nel caso ci
fosse stato un clima favorevole agli insetti).
Lavorò sulla varietà locale “princess” ed osservò che c’erano semi con una notevole
variabilità nella grandezza in quanto autogama dipenderà esclusivamente da fattori
ambientali (in teoria).
J. costituì 19 linee pure a partire da questi 19 semi. notò che il peso medio dei semi
raccolti dalle varie linee rispettavano l’andamento crescente della grandezza del seme
(quindi che ci fosse un’influenza di tipo puramente genetica).
Fece un altro esperimento prendendo le 2 linee più estreme (linea 1 e 19) e dai semi
ottenuti dalle 2 linee, notò che c’era molta variabilità all’interno della linea.
La variabilità entro linea pura dipende
solo da fattori ambientali.
All’interno della linea 1 (stessa cosa
fece per la 19) scelse il seme più
grande e quello più piccolo e
riproducendoli notò che i semi più
grandi producevano semi più piccoli
mentre quelli più piccoli producevano
semi più grandi.
Pur essendoci queste differenze, il
valore medio non cambiava. Tutti gli
scostamenti da questo valore medio
sono dovuti ad un effetto di tipo
ambientale.
Quindi da questo esperimento si dedusse che la selezione entro linea non funziona (a
differenza di quella tra linee).
La variabilità ENTRO LINEA è uguale a 0 visto che gli individui sono omozigoti
(geneticamente tutti uguali) e quindi le differenze fenotipiche che si riscontrano sono
esclusivamente dovute all’ambiente.
J. introdusse un nuovo concetto nei caratteri quantitativi non ci sarà solo un effetto
genotipico, sul valore fenotipico totale, ma anche un effetto ambientale.
Nella selezione ENTRO LINEA PURA è inefficace perché non c’è variabilità genetica
(nulla o molto ridotta) la variabilità genetica è presente TRA LINEE.
- Conclusioni dell’esperimento di JOHANNSEN:
1. La variabilità genetica è confinata TRA linee OMOZIGOTI;
2. Le singole linee omozigoti NON hanno variabilità genetica;
3. La selezione entro linea è inefficace;
4. Le linee pure dovrebbero rimanere stabili nel tempo;
5. Solo la selezione TRA LINEE è efficace.
V fenotipica totale = V genetica (varianza delle medie linee) + V ambientale totale.
2
h ereditabilità = V genotipica (tra linee)/V fenotipica => Vg/Vg +V ambientale totale.
Nel momento in cui usiamo i blocchi, in cui le linee vengono posizionate in ordine
casuale, noi andremo a scomporre V ambientale totale in V tra blocchi + V ambientale
2
Quindi la formula sarà:
V f tot= Vg (tra linee) + V tra blocchi + V ambientale 2
Dove V amb. 2 < V amb. Tot.
Dove V amb tot = V amb 2 + V tra blocchi
In questo caso L’EREDITABILITA’ SARA’:
2
h = Vg/ Vg + V amb. 2 è stata eliminata quella porzione della V amb. Tot dovuta a
fattori ambientali che si manifesterebbero se non avessimo strutturato le linee in
Blocchi.
In questo caso (con i blocchi) l’ereditabilità sarà più alta poiché va a diminuire la
variabilità al denominatore.
Quindi abbiamo diminuito la variabilità dovuta a fattori ambientali (ma non del tutto)
la variabilità sarà dovuta maggiormente a fattori genetici.
Le specie autogame se fossero strettamente autogame, quindi la variabilità fosse
confinata tra linee, sarebbero destinate a rimanere immutate nel tempo, quindi con
ogni linea riproduttivamente isolata dalle altre, le specie, nel medio e lungo periodo
sarebbero destinate all’estinzione perché le condizioni ambientali cambiano ed una
linea valida potrebbe non essere efficace e quindi deve cambiare la struttura genetica
dalla popolazione per adattarsi al cambiamento delle condizioni ambientali. Quindi se
ogni linea fosse separata
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