Riassunto del programma di microeconomia
Durante la composizione del seguente riassunto sono state omesse le seguenti lezioni, come da programma del corso di Microeconomia impartito agli studenti dell'Università degli Studi di Firenze (cdl in Economia Aziendale e Economia e Commercio) nell'a.a. 2013-2014, tenuto dal Prof. Vittorioemanuele Ferrante:
- Lezione 6, parr. 73, 74, 75;
- Lezione 11;
- Lezione 17 (ma è incluso il paragrafo 179);
- Lezione 18;
- Lezione 19;
- Lezione 27;
- Lezione 28;
- Lezione 35;
- Lezione 36;
- Lezione 37;
- Lezione 39;
- Lezione 42;
- Lezione 45, parr. 461, 462, 463;
- Lezione 46;
- Lezione 47, parr. 478, 479;
- Lezione 49, parr. 500, 501, 502, 503;
- Lezione 50, par. 512;
- Lezione 57;
- Lezione 58;
- Lezione 60, parr. 613, 614, 615;
- Lezione 61.
L'autore dichiara che il seguente è costituito da un'elaborazione originale dell'opera sopracitata, e che in nessun modo esso deve essere inteso come un tentativo di plagio. Ogni errore è da attribuirsi esclusivamente al sottoscritto. L'autore Vittorio Bellini
Parte I: Introduzione
Lezione 1 – Oggetto e metodo dell'economia politica
Economia politica La microeconomia è una branca dell'economia politica, scienza che studia i comportamenti degli individui e le relazioni che intercorrono fra di essi, nell'ambito dei fenomeni economici, all'interno di una società. L'economia politica, scienza naturale del comportamento umano nell'ambiente economico, si fonda essenzialmente su due teorie, o condizioni:
- Teoria della scelta: gli individui devono poter avere la libertà di compiere una "scelta" di tipo economico, avente caratteristiche di:
- Vincolo di possibilità: deve essere una scelta possibile
- Sostituibilità (scelta alternativa): deve essere inserita in una gamma di altre scelte possibili
- Esaustività: compiuta la scelta, si soddisfa il proprio bisogno
- Essere una scelta di consumo, produzione o scambio di beni o servizi: i "beni economici" che soddisfano i bisogni
- Teoria della scarsità:
- Limite delle risorse rispetto ai bisogni: il vincolo economico di base
- Teoria del "costo-opportunità" (opportunity cost): il "costo" che sorge davanti alla rinuncia di ogni alternativa possibile alla scelta effettuata
L'economia politica, in quanto scienza, si basa su di un metodo scientifico-formale del tipo ipotetico-deduttivo: procede da un modello logico-matematico, dedotto come conseguenza di alcune ipotesi, per poi rivolgersi verso una verifica empirica del fenomeno oggetto di studio. È da sottolineare come, a differenza di altre discipline scientifiche, in economia politica sia difficile verificare empiricamente i fenomeni economici, creando le condizioni ottimali per il processo di verifica deduttivo, l'esperimento. Ugualmente, come materia scientifica, vengono usate due tipologie di termini:
- Termini descrittivi: descrivono fenomeni dimostrati empiricamente
- Termini teorici: descrivono fenomeni non dimostrati, assiomatici (bisogno, preferenza, utilità, aspettativa)
Differenza fra microeconomia e macroeconomia
Come detto, la microeconomia è una parte della economia politica, la cui controparte è la macroeconomia. Le differenze principali sono:
- Microeconomia: studia i comportamenti economici di scelta e le interazioni dei singoli individui economici
- Macroeconomia: studia i comportamenti economici di scelta e le interazioni degli aggregati economici
Lezione 2 – Beni, mercati, prezzo
Bene
Un bene è qualcosa, di materiale o immateriale, in grado di soddisfare un bisogno umano, sia direttamente (beni di consumo) che indirettamente (bene di scambio, detto anche “fattore di produzione”), e sia inoltre “appropriabile”, ovvero possa essere oggetto di un diritto di proprietà o diritto simile. Con questa nozione non si intende indicare singoli oggetti, ma tipologie e categorie (specie) di beni, definibili in base ad una serie di caratteristiche:
- Merceologiche: le caratteristiche oggettive (fisiche)
- Spazio-temporali: il luogo e il tempo nel quale sono presenti, e scambiati
- Contingenza allo “stato di natura”: tutte le altre condizioni dell'ambiente che “definiscono” un bene in quanto tale, in grado di soddisfare un bisogno (un ombrello è un bene solo quando piove)
Alcuni beni, sia di consumo che di scambio, cedono la loro utilità in un arco di tempo brevissimo, possono essere utilizzati una sola volta. Altri, invece, detti beni durevoli, conservano la loro utilità per più utilizzi nel tempo. Si definiranno servizi dei beni durevoli, tutti i possibili ripetuti usi di un bene nel corso del tempo, facoltà che possono essere scambiate esattamente come se fossero beni “fisici”. Anche le prestazioni lavorative verranno considerate servizi, benché non derivanti assolutamente da beni (i lavoratori) tanto meno che siano appropriabili. Nel corso della trattazione i beni verranno pensati sempre misurabili, in scale diverse a seconda delle caratteristiche. Sempre a seconda delle loro caratteristiche fisiche, si parlerà di beni perfettamente divisibili (ogni unità mantiene un'utilità economica) e di beni imperfettamente divisibili (non si possono dividere).
Un altro principio che regola i fenomeni studiati dalla microeconomia è la libertà di concludere contratti per lo scambio di diritti (come visto, si stabiliscono sopra beni e servizi appropriabili). La volontarietà del contratto deriva d'altronde dal concetto di “scelta” economica, già analizzato, e si prefigura come la ricerca di un mutuo beneficio. I contratti, in base alla localizzazione temporale dei beni o dei servizi oggetto dello scambio, si possono dividere in:
- Contratti “a pronti”: è il tipo di contratto più diffuso, lo scambio è fra beni presenti sul momento
- Contratti “a termine”: lo scambio è fra beni che non sono presenti sul momento, è un ordine
- Contratti “di mutuo”: un bene oggetto dello scambio è presente sul momento, mentre il secondo lo sarà in futuro (prestito)
Mercato
In economia politica il concetto di mercato occupa un posto fondamentale. Per mercato si intende l'insieme delle transazioni economiche che riguardano un certo bene o servizio, ovvero tutti gli scambi in cui tale bene è presente, all'interno di un “perimetro” considerato di iterazioni economiche fra individui. Uno scambio può avvenire nella forma di bene contro bene (baratto), ma ciò pone numerose limitazioni alla facilità di trovare una controparte interessata allo scambio. Per questo nel tempo si è sviluppato il concetto economico di moneta, come intermediario degli scambi, “unità di misura” del valore e riserva di valore per future transazioni economiche. La moneta ha attraversato un lungo periodo storico nella forma di moneta-merce (come oro, argento o altri metalli) per approdare poi alla forma di moneta legale, imposta dalla legge nelle transazioni economiche e completamente slegata da un valore intrinseco nel materiale. L'economista svedese Wicksell previde una successiva evoluzione del sistema monetario nel cosiddetto sistema creditizio puro, in cui tutte le transazioni sono seguite da accrediti e addebiti su conti correnti, facendo perdere alla moneta funzione di bene di scambio fisico effettivo, rimanendo solo un valore numerario.
I mercati possono anche essere “incompleti”, ovvero con pochissimi individui che vi operano, oppure anche non esistere. Questo avviene in particolare per i beni futuri, quei beni che non sono presenti né nel luogo né nel tempo dell'effettivo bisogno e i cosiddetti fattori fissi, i beni impiegati nei processi produttivi che difficilmente si possono vendere e/o comprare immediatamente. Tuttavia, per quel particolare bene di scambio che è la moneta, esistono dei mercati che trattano contratti di mutuo, i mercati finanziari. Si rinuncia nel presente a del potere di acquisto, per averlo maggiorato in futuro.
Prezzo
Il prezzo è la quantità di moneta o di numerario che chi intende acquistare un'unità di un bene deve corrispondere nello scambio. Il prezzo, oltre che logicamente positivo, può talvolta essere negativo (in caso di uno scambio di beni con valore economico negativo, cioè non soddisfano bisogni, es. rifiuti) o nullo (per quei beni cosiddetti gratuiti, non economici, in quanto manca il principio di scarsità e sono abbondanti). Il prezzo può anche essere un prezzo atteso, ovvero il prezzo che un individuo si aspetta che avrà un'unità di bene locata in un futuro.
Parte II: Analisi di equilibrio parziale
Lezione 3 – La concorrenza perfetta. Domanda e offerta di un bene
Concorrenza perfetta
In un sistema chiuso, la possibilità che uno stesso bene sia venduto a prezzi diversi, creando dunque mercati diversi, è logicamente impossibile. La volontarietà di concludere contratti farebbe tendere infatti gli individui verso il mercato dove il bene è venduto a prezzo minore. Non può parallelamente verificarsi il cosiddetto arbitraggio sul prezzo, ovvero la possibilità che il compratore a basso prezzo speculi su altri mercati in cui il bene è scambiato a prezzo maggiore. La conclusione di ciò è che, se esiste un mercato per un bene, questo è uno solo ed il prezzo è unico (arbitraggio perfetto). Fra le forme di mercato che saranno oggetto di studio, la prima sarà la concorrenza perfetta, che si fonda su due importanti ipotesi:
- Numerosità dei soggetti (potenziali venditori e potenziali acquirenti)
- Libertà di entrata e di uscita dal mercato (assenza di barriere all'entrata e all'uscita)
L'elevato numero dei soggetti che scambiano il bene fa sì che essi siano considerati “relativamente ininfluenti”, ovvero le singole decisioni di un soggetto non possano influenzare l'intero mercato. In particolare, data la numerosità dei partecipanti e l'elevata quantità di bene che viene scambiato, ogni operatore economico può fondatamente ritenere di poter acquistare o vendere quante unità di bene desideri. Per quanto riguarda il prezzo, tutti i soggetti inseriti in un mercato in concorrenza perfetta si collocano in una categoria di comportamento economico detta di “price-taker”. Ciò significa che il soggetto non può modificare globalmente il prezzo, né ha il potere contrattuale di poterlo modificare per un singolo scambio. Agisce dunque rispondendo al prezzo imposto dal mercato, finendo per non avere interesse a derogarlo. Postulando infatti che gli acquirenti, ad esempio, tendano a cercare di abbassare il prezzo, non troverebbero venditore disposto ad accettare un prezzo scontato, in quanto la numerosità dei soggetti del mercato non scoraggerebbe a cercare un diverso acquirente per lo stesso prezzo. Discorso inverso è possibile fare per i venditori. Affermare che sia compratori che venditori si comportano da price-takers non vuol dire che il prezzo rimanga fisso nel tempo: si studierà successivamente come questo tenda a rispecchiare le variazioni di domanda e offerta. È importante introdurre come nell'analisi di equilibrio parziale ci siano delle ipotesi semplificatrici che aiutano enormemente lo studio della materia. Una di queste è l'ipotesi di ceteris paribus, ovvero senza considerare le conseguenze che le variazioni di mercati “collegati” avrebbero sul mercato considerato.
Domanda e funzione di domanda
La domanda è la quantità complessiva del bene considerato che i compratori desiderano comprare, in quel tempo e a quel prezzo. Si può definire come:
- Funzione di domanda D: p → D(p) la funzione che esprime la quantità di beni di cui sorge domanda, in funzione di un prezzo.
La più importante ipotesi riguardo alla funzione di domanda è l'ipotesi di domanda decrescente, nella quale: ΔD(p + Δp) / Δp < 0 ovvero il rapporto incrementale è negativo. Ciò fa seguire che, ad un aumento del prezzo del bene, la domanda decresce strettamente, come è ragionevole supporre (ad esempio per i fattori di produzione in mercati concorrenziali). Per alcuni beni di consumo, tuttavia, detti beni di Giffen, si osserva come la funzione di domanda non risponda in determinati intervalli a questa ipotesi, ovvero sia crescente all'aumentare del prezzo.
Offerta e funzione di offerta
L' offerta è la quantità complessiva del bene considerato che i venditori desiderano vendere, in quel tempo e a quel prezzo. Si può definire come:
- Funzione di offerta S: p → S(p) la funzione che esprime la quantità di beni di cui sorge offerta, in funzione di un prezzo.
La più importante ipotesi riguardo alla funzione di offerta è l'ipotesi di offerta crescente, nella quale: ΔS(p + Δp) / Δp > 0 ovvero il rapporto incrementale è positivo. Ciò fa seguire che, ad un aumento del prezzo del bene, l'offerta cresce strettamente, come è ragionevole supporre (ad esempio per i fattori di produzione in mercati concorrenziali). Anche per la funzione di offerta ci sono dei beni che presentano curve con intervalli di decrescenza, in contrasto all'ipotesi.
Prezzo di domanda e prezzo di offerta
Quando le funzioni di domanda o di offerta non presentano un andamento “regolare”, può accadere che per diversi prezzi possa essere domandata, o offerta, una stessa quantità di quel bene. Si definisce prezzo di domanda il massimo prezzo per il quale i compratori sono disposti ad acquistare una certa quantità di bene (i venditori si regoleranno sul prezzo maggiore). Si definisce prezzo di offerta il minimo prezzo per il quale i venditori sono disposti a vendere una certa quantità di bene (i compratori si regoleranno sul prezzo minore).
Lezione 4 – L'equilibrio del mercato. Esistenza, stabilità ed unicità.
Equilibrio di mercato e prezzo di equilibrio
Riportando sullo stesso grafico cartesiano le funzioni di domanda e offerta nelle loro ipotesi tipiche (domanda decrescente e offerta crescente), si nota come le curve si intersechino in un punto, e divergano in direzioni opposte in alto e in basso. Dove divergono, la domanda supera l'offerta o viceversa. In questi casi, non tutti i soggetti, sia compratori che venditori, potranno realizzare in positivo le loro intenzioni di scambio. Nel punto invece dove le curve si intersecano, a cui corrisponde un prezzo di equilibrio, e la corrispondente quantità di equilibrio, sia la domanda che l'offerta saranno completamente soddisfatte, vale dunque la relazione:
Equazione di equilibrio D(p*) = S(p*) dove p* è il prezzo di equilibrio.
Funzione di eccesso di domanda
Un altro modo importante per definire il prezzo di equilibrio passa attraverso l'uso della cosiddetta funzione di eccesso di domanda del bene, che associa ad un prezzo p non negativo la differenza fra i valori assunti dalla funzione di domanda e la funzione di offerta per lo stesso prezzo, ovvero:
- Funzione di eccesso di domanda Z(p) = D(p) – S(p)
Nei casi che:
- Z(p) > 0 l'eccesso di domanda è positivo: più domanda che offerta
- Z(p) < 0 l'eccesso di domanda è negativo: più offerta che domanda
Dunque si comprende come il prezzo di equilibrio può essere definito come il prezzo p per cui l'eccesso di domanda è uguale a zero: Z(p) = 0. Sempre seguendo le ipotesi tradizionali per la monotonia delle funzioni di domanda e offerta, la funzione di eccesso di domanda è strettamente decrescente. In alcuni casi non è detto che esista il prezzo di equilibrio: se una delle due funzioni è discontinua in un certo intervallo può accadere che non si annulli l'eccesso di domanda, la funzione “salti”. Ugualmente sono possibili più prezzi di equilibrio, nei casi in cui le funzioni di domanda e offerta non siano funzioni standard.
Statica comparata e variazione della domanda o dell'offerta
La statica comparata riguarda lo studio di cosa accade al variare della funzione di domanda o di offerta, mentre l'altra rimane immutata, sempre secondo la condizione del ceteris paribus. Immaginando situazioni standard per le funzioni di domanda e di offerta, immaginiamo che la funzione di domanda si modifichi in seguito a qualche circostanza a cui è legata, spostandosi graficamente verso destra in modo tale che, per ogni prezzo p non negativo, sia ora maggiore rispetto alla situazione precedente. È chiaro che il prezzo di equilibrio trasla anch'esso verso destra, e aumenta, poiché per il vecchio prezzo di equilibrio si verifica una situazione di eccesso. Si comprende dunque il luogo comune per cui, all'aumentare della domanda, aumenti il prezzo del bene. Questa conclusione non è in contraddizione con l'ipotesi di decrescenza della domanda all'aumentare del prezzo. In questo primo caso che si è trattato, si esaminava la domanda come funzione dipendente dalla variabile prezzo: all'aumentare del prezzo le intenzioni di acquisto dei compratori diminuiscono. Nell'ultima conclusione si è invece esaminato come, quando si modifica l'intera funzione, vari il prezzo di equilibrio.
Tatonnement e ricerca del prezzo di equilibrio
Walras esaminò un procedimento che porta gli attori del mercato a scambiare ad un prezzo di equilibrio. Si basò sul procedimento in vigore in numerosi mercati borsistici, nei quali un banditore corregge il prezzo di un bene a seconda delle intenzioni di acquisto e vendita degli operatori, fino a raggiungere il prezzo di equilibrio.
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