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Microeconomia sommario

1. Microeconomia e istituzioni

  • 1.1 Microeconomia
  • 1.2 L'individualismo metodologico contrapposto alla teoria di Keynes
    • 1.2.1 La creazione di modelli
    • 1.2.2 L'economia politica

2. Teoria del consumatore

  • 2.1 Le peculiarità dell'analisi
  • 2.2 La scelta razionale
  • 2.3 Domanda e offerta
    • 2.3.1 Domanda
    • 2.3.2 Offerta
    • 2.3.3 La condizione di equilibrio
  • 2.4 La configurazione del mercato
    • 2.4.1 Situazioni di disequilibrio
    • 2.4.2 Elasticità o reattività della domanda e dell'offerta
    • 2.4.3 Casi particolari
    • 2.4.4 Determinare il prezzo sulla base dell'aspettativa
    • 2.4.5 La tassazione dello stato
  • 2.5 Mercato: meccanismo efficiente di allocazione dei beni
    • 2.5.1 Spiegazione alla curva di domanda
  • 2.6 Variabili esogene: le preferenze
    • 2.6.1 Variazioni di prezzo
  • 2.7 Problemi di natura economica del consumatore
    • 2.7.1 Scelta intertemporale
  • 2.8 L'impiego del risparmio

1. Microeconomia e istituzioni

1.1 Microeconomia

Attraverso la microeconomia si studia il sistema economico dal punto di vista delle decisioni che prendono i singoli attori economici. Per questo studio si fa riferimento a due gruppi di soggetti economici come centri decisionali: le imprese, dove vengono prodotti i beni e vi è divisione del lavoro; le famiglie, generalmente gli acquirenti, ma anche lo stato.

Vi è poi un'altra parte dedicata alla compatibilità delle decisioni. Noi infatti osserviamo un sistema economico che grazie alla caratterizzazione del lavoro è distinto dalla presa di decisioni, e bisogna perciò capire se questo crea una situazione di caos o meno. Fondamentalmente questo modo di organizzare l'attività economica è contrassegnato dal fatto che anche con singole decisioni decentrate non vi è puro caos ma ci sono trend più o meno regolati. Il compito della scienza economica è cercare di dare conto a questo aspetto. Il caos, e non l'ordine, dovrebbe essere la caratteristica di sistemi economici in cui non c'è un centro a monte che coordina le decisioni. Osserviamo comunque che l'esito di questa interazione di soggetti economici è come se fosse dovuta ad un coordinamento, che è proprio il compito fondamentale del mercato, perché viviamo in economie di mercato. Un tempo si sarebbe parlato di economie di tipo capitalistico, una particolare forma di economie di mercato.

Il mercato è l'istituzione che coordina decisioni che vengono prese in modo decentrato. Questo è un tema che risale a Smith, con la mano invisibile. Nella seconda parte si vedrà quindi in che modo il mercato coordina decisioni che vengono prese in modo decentrato attraverso la determinazione di opportuni prezzi. Nella prima parte, siccome le decisioni sono autonome e decentrate, si affronterà il problema di come queste decisioni vengono prese, e si farà l'ipotesi che i soggetti siano razionali. Questi soggetti prenderanno delle decisioni, e queste decisioni entro certi limiti verranno rese compatibili da parte del meccanismo del prezzo, attraverso la legge della domanda e dell'offerta.

1.2 L'individualismo metodologico contrapposto alla teoria di Keynes

Micro e macro economia sono classificazioni che hanno valenza accademica, quello che interessa è come funziona un determinato settore economico. Noi ci poniamo dal punto di vista decentrato, vogliamo spiegare i fenomeni sociali attraverso l'interazione di decisioni che prendono i singoli soggetti. Il segno fondamentale di questa impostazione microeconomica è l'individualismo metodologico: vogliamo spiegare perché il prezzo è ad un certo livello, oppure perché c'è disoccupazione. Questi fenomeni vengono spiegati sulla base del comportamento dei singoli individui. L'individualismo metodologico è uno dei marchi di questa impostazione liberista.

Si cita spesso in questi contesti una celebre frase: esistono gli individui ma non esiste la società, nel senso che essa non è altro che formata dalle decisioni dei singoli individui. Ci sono tante eccezioni anche sul piano concettuale: una prima critica a questa impostazione fu portata da Keynes, economista liberale, al quale si deve l'impostazione opposta a questa, quella macroeconomica, dove non ci si pone dal punto di vista del singolo decisore ma di grandi aggregati che caratterizzano il sistema economico, l'occupazione, il PIL, l'inflazione, tutti fenomeni definiti a livello aggregato perché forniscono una semplificazione del sistema economico. Non si considerano i singoli mercati, ma i mercati in generale, perché così si riesce a fornire una rappresentazione piuttosto schematica ma operativa. Il contributo di Keynes è quello di dimostrare che gli aggregati non sono frutto di decisioni dei singoli, ma il tutto è sempre di più della somma dei singoli. Micro e macro economia sono quindi modi diversi per osservare la medesima realtà.

1.2.1 La creazione di modelli

Lo studio della microeconomia è uno studio astratto dell'analisi, nel senso che non si considereranno particolari aspetti che possono caratterizzare certe situazioni, ma si andrà alla radice degli aspetti economici. Questo vuol dire che bisogna semplificare gli elementi da prendere in considerazione, e la semplificazione passa attraverso la costruzione di modelli. Si prenderanno in considerazione modelli, sinonimo di teorie, importanti come la verifica empirica di quello che si fa. L'intuizione, l'aspetto teorico è importante. I modelli in economia si fanno per i più svariati motivi, in questo caso è una semplificazione della realtà, e per questo si dice astrazione. Si cerca di considerare i soli fattori importanti, quelli persistenti, che determinano il settore economico che andiamo ad analizzare. I modelli si possono costruire in vari modi: in termini verbali o, in altri casi, per cogliere le implicazioni, bisogna fare dei conti, con l'intento di trarre beneficio. I modelli sono caratterizzati dal fatto che traducono delle ipotesi, e queste ipotesi si traducono in determinate strutture.

1.2.2 L'economia politica

In questo studio ci si occuperà di economia politica. Lo stesso Keynes quando sviluppa la sua teoria non parla di micro o macro economia. Smith la battezza “indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni”, e lo stesso vale per Marx. In realtà questa scienza nasce come economia politica perché si afferma come campo autonomo di indagine con la nascita e lo sviluppo di uno specifico modo di produzione, quello capitalistico. Nasce quindi come scienza del capitalismo. Succede che soprattutto con le implicazioni dell'analisi marxiana, le indicazioni sono rilevanti dal punto di vista sociale. Smith ci tiene a sottolineare che la produzione capitalistica aumenta la produzione di ricchezza grazie alla divisione del lavoro, basata su un'attività umana così da sempre, l'incentivo a scambiare. Lo scambio porta alla specializzazione dei soggetti, all'aumento del lavoro e della produzione. Marx dice che l'economia non è altro che un ammasso di merci. Ricardo sottolinea invece il modo in cui la ricchezza prodotta viene distribuita fra queste classi, in particolare i capitalisti, che per così dire sono la classe dinamica, e la borghesia emergente, che reinveste parte dei profitti nel sistema economico stesso, mentre i proprietari terrieri la usano per consumarla. Su questa analisi si basa quella marxiana che spiega quale è l'origine dei redditi in base alle classi sociali.

Si vedranno quali sono i punti di forza e quelli di debolezza di questa visione tutta incentrata sul ruolo del mercato, sul sistema dei prezzi, sull'organizzare la divisione dei beni nel sistema, di cui l'istituzione principe è il mercato. Si considereranno due tipi di modelli, due classi di modelli: modelli che spiegano il comportamento dei soggetti economici, modelli di scelta che analizzano le scelte; modelli del mercato, che sono in realtà modelli che analizzano il problema del coordinamento delle decisioni. Lo strumento analitico fondamentale che si utilizzerà per analizzare questi aspetti è quello dell'equilibrio. Per quanto riguarda i soggetti economici si descriveranno le caratteristiche delle scelte razionali e le situazioni di coordinamento delle decisioni, e perché lo strumento dell'equilibrio è importante, nonostante ci siano comunque altre impostazioni.

2. Teoria del consumatore

2.1 Le peculiarità dell'analisi

Il flusso circolare del reddito rappresenta come viene concepito il funzionamento di un'economia di mercato. Essa è caratterizzata dal fatto che ci sono due gruppi di soggetti economici: le imprese e le famiglie. Fra questi soggetti intervengono dei rapporti, che avvengono attraverso i mercati. Le imprese producono delle merci per venderle sul mercato: parte di queste merci le vendono alle famiglie, beni di consumo finale, e le famiglie pagano il corrispettivo. Le imprese vendono alle famiglie, lato dell'offerta, creando un flusso reale.

Tra le famiglie alcune di queste hanno la proprietà del capitale, saranno cioè proprietari delle imprese. Ci sono famiglie proprietarie della terra, e famiglie proprietarie della forza lavoro. Ciascuna famiglia ha una risorsa che impiega nel mercato per guadagnare un certo reddito che consente di avere il potere di acquisto per acquistare dei beni.

Osserviamo domanda e offerta su due tipi di mercato: i mercati dei prodotti finali, dove sono le imprese che agiscono come offerenti, hanno un prodotto che creano per realizzare il loro obiettivo, e in cui le famiglie sono gli acquirenti; i mercati dei fattori produttivi, divisi in capitale, lavoro e terra. Su ognuno di questi mercati si fissano dei prezzi, e gli scambi avvengono a determinati prezzi. Il primo punto è che il compito di un'analisi microeconomica è fornire una spiegazione di che cosa regola i prezzi per questi scambi. La teoria del valore ha il compito di spiegare come si determinano i prezzi dei prodotti finali. Ci si occuperà di determinazione dei prezzi e dei fattori produttivi che vanno sotto il nome di distribuzione del reddito.

La situazione ideale, quella messa in evidenza, è quella di un'economia competitiva. Si vedrà come secondo questa impostazione si determinano i prezzi delle merci in mercati competitivi. Lo stesso principio vale per la determinazione dei prezzi dei servizi dei fattori produttivi. Questo problema di determinazione dei prezzi è anche al tempo stesso una spiegazione di cosa determina il livello di produzione o i livelli delle quantità scambiate.

L'economia è fatta da tanti mercati e noi isoleremo uno di questi mercati rispetto a tutto il resto focalizzando la nostra attenzione. Nell'economia e nella realtà i mercati sono connessi tra di loro, ma per il momento procederemo non considerando queste condizioni. Il risultato che si otterrà quindi sarà conseguenza del fatto che abbiamo isolato questi aspetti. Si parla in questo caso di analisi e modelli di equilibrio parziale. Tutto ciò è stato pensato per mostrare quale è il fine ultimo: interpretare il funzionamento del sistema economico come un gigantesco modello di equilibrio economico generale. Il punto cruciale è che sotto certe condizioni questa impostazione riesce a mostrare concettualmente che questo modo di interpretare il funzionamento dell'economia di mercato risolve il problema del coordinamento, perché siamo in grado di mostrare che ci sono prezzi che mettono d'accordo i due lati del mercato. È quindi possibile mostrare che le decisioni decentrate possono fare funzionare il sistema economico perché esiste un sistema di prezzi che le mette d'accordo.

2.2 La scelta razionale

Prima di fare ciò bisogna avere idea di come i soggetti prendono le decisioni. Non si prenderanno però in considerazioni soggetti reali, che sono influenzati da situazioni reali, ma si considereranno soggetti precisi che nel decidere per un determinato aspetto confrontano i costi e i benefici di ciascuna decisione, e si comportano in modo razionale se scelgono quella linea di azione per la quale la scelta benefici-costi è massima. Un problema di è strutturato in questo modo, in cui gli elementi sono tre:

  • Alternative: Se un problema di scelta deve essere significativo bisogna avere certe alternative, ovvero altri corsi d'azione. Certe decisioni le posso prendere, altre no, e stanno dentro un certo insieme;
  • Conseguenze delle decisioni: Si possono verificare due casi in relazione al grado di certezza e incertezza in cui viene assunta la decisione: Ad una certa scelta associo una ben precisa conseguenza. Per una scelta c'è una e una sola conseguenza. Per esempio vado a comprare un'auto, assumendo quindi una decisione in condizioni di certezza. Condizione di certezza: a c(a). Posso però anche mettere i miei risparmi in azioni, ma adesso la conseguenza dipende dal verificarsi di un evento che non mi è noto: Condizione di incertezza o rischio: 1a c(a, θ) à 2La mia decisione può dare luogo a diversi possibili esiti, che dipendono dal verificarsi di un qualche evento esogeno, non sotto il mio controllo, ma che influisce sul mio risultato. θ definisce il contesto entro il quale si verifica la mia decisione, ma lo conosco solo ex post, ex ante sono in condizione di incertezza. Lo stato di natura che si determina, oltre che da decisioni non sotto il mio controllo, potrebbe dipendere da decisioni che prendono altri soggetti;
  • Ordinamento delle conseguenze degli esiti del processo decisionale: C'è poi un terzo tipo di decisione, ovvero le situazioni di interazione strategica. In questo caso il risultato dipende da decisioni prese da altri. Integrazione strategica: a c(a, θ) à 1a c(a, θ) à 2Sulla base di questi tre aspetti, che vanno messi in relazione, il soggetto razionale è quello che sceglie quella o quelle azioni preferite rispetto a tutte le altre. Preferite vuol dire che massimizzano. Ciascuna decisione porta ad una determinata conseguenza: a c(a) f(c) f(c(a)) F(a). Vanno poi tradotte le conseguenze in effetti numerici, e a quella preferita si attribuisce un numero più alto. Così si ha uno schema sintetico che ordina le conseguenze.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Federico ® di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Gozzi Giancarlo.
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