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Capitolo 2

Il concetto di costo opportunità

Il costo opportunità di una scelta è ciò a cui si rinuncia compiendo quella scelta. In teoria, ogni azione che concludiamo consuma una quantità limitata di tempo, di denaro o di entrambi. Poiché questo denaro o questo tempo sarebbe potuto essere utilizzato per intraprendere altre azioni che ci interessano, il costo opportunità comprende tutto ciò che sacrifichiamo quando effettuiamo quella scelta.

Il costo opportunità di una scelta è costituito dalla migliore di tutte le possibili alternative a tale scelta. Il denaro a cui si rinuncia effettuando un pagamento quando si compie una scelta, rappresenta il costo esplicito, che costituisce parte del costo opportunità. Il valore di ciò che si sacrifica senza spese in denaro, invece, rappresenta il costo implicito. Il sacrificio maggiore che rientra in questo costo implicito è il tempo.

Il costo opportunità riguarda tutte le questioni studiate dagli economisti, e in ognuna di queste questioni si applica il secondo principio fondamentale del costo opportunità, il quale dice che tutte le decisioni economiche prese dagli individui o dalla società hanno un costo. La corretta misura del costo di una scelta è il suo costo opportunità, cioè ciò a cui si rinuncia quando si opera tale scelta.

La frontiera delle possibilità di produzione

Ad esempio, misuriamo la produzione di assistenza sanitaria in numero di vite salvate sull'asse orizzontale delle "x", e misuriamo, invece, nell'asse "y", il costo opportunità dell’assistenza formulando un'ipotesi semplificata, ossia supponiamo che tutti i beni diversi dall’assistenza sanitaria siano raggruppati in un'unica categoria e misurabili.

A B C D E W F
n° vite salvate

La curva tracciata è la frontiera delle possibilità di produzione (PPF) della società, che indica la quantità massima di tutti gli altri beni che possono essere prodotti per ogni determinato numero di vite salvate. Le scelte della società sono limitate ai punti sulla PPF e a quelli all’interno di essa.

Nel punto A, tutte le risorse sono utilizzate per gli altri beni, mentre, nel punto F, tutte le risorse sono utilizzate per l’assistenza sanitaria. Per passare dal punto A al punto B occorre sottrarre risorse dagli altri beni per destinarle all’assistenza sanitaria: dunque, il costo opportunità di salvare un certo numero di vite sarebbe costituito da una certa unità di tutti gli altri beni.

La stessa cosa accade per passare dal punto B al punto C, dove il costo opportunità di salvare un certo numero di vite è maggiore di quello che si ha nel passare dal punto A al punto B, perché costituito da una maggiore unità di tutti gli altri beni. Così anche per passare dal punto C al punto D (dove il costo opportunità aumenta ancora), e, infine, dal punto D al punto E (dove c’è un costo opportunità sempre più maggiore).

Possiamo quindi generalizzare e parlare della legge del costo opportunità crescente, secondo il quale, maggiori quantità produciamo di un determinato bene, maggiore è il costo opportunità di produrre ancora di più. Questa legge è stata riassunta dall’economista Friedman nella famosa osservazione “Non esistono pasti gratuiti”. Con questo, Friedman sostiene che, anche se si offre un pasto gratuito ad una persona, la società deve comunque utilizzare delle risorse per produrlo, ossia deve pagare un costo opportunità rinunciando a produrre altri beni con le risorse utilizzate.

Ritornando al grafico, supponiamo di operare al punto W: se passiamo da questo punto al punto E, possiamo salvare più vite senza sacrificare nessun altro bene. Oppure, se passiamo dal punto W al punto D, possiamo produrre sia maggior assistenza sanitaria sia maggiori quantità degli altri beni.

Perché un’economia opera all’interno della sua PPF?

Ci sono due possibili risposte a questa domanda. Un caso in cui un’economia potrebbe operare all’interno della sua PPF si ha quando vengono sprecate le sue risorse. Questo tipo di spreco è definito inefficienza produttiva, che caratterizza un’impresa nel caso in cui essa potrebbe produrre quantità maggiori di almeno un bene senza sottrarre risorse alla produzione di alcun altro bene.

L’altro caso in cui un sistema economico opera all’interno della sua PPF è rappresentato da una recessione, ossia un rallentamento dell’attività economica complessiva. La fine di una recessione comporta lo spostamento del sistema economico da un punto all’interno della sua PPF a un punto su di essa, utilizzando risorse inattive per produrre più beni e servizi senza sacrificare nulla.

La crescita economica

A B C D
n° vite salvate

I fattori che contribuiscono alla crescita economica sono diversi, ma possono essere suddivisi in due categorie. Prima di tutto è possibile che si verifichino incrementi delle quantità delle risorse disponibili, ossia del capitale umano e fisico. Il secondo fattore, invece, è l’innovazione tecnologica, che consente di produrre quantità maggiori a partire da una data quantità di risorse.

Nel grafico di sopra (dove viene indicata la quantità massima di tutti gli altri beni che possono essere prodotti per ogni determinato numero di vite salvate), grazie ad un’innovazione tecnologica nell’assistenza sanitaria, sale l’intercetta orizzontale di questa frontiera della possibilità di produzione (PPF), ma non la sua intercetta verticale, perché l’innovazione riguarda solo l’assistenza sanitaria.

La società, quindi, con l’innovazione tecnologica può scegliere qualsiasi punto lungo la nuova frontiera della possibilità di produzione. Per esempio, possiamo spostarci dal punto D al punto C, sfruttando così tutti i benefici offerti dalla nuova tecnologia per salvare altre vite e lasciando, invece, inalterata la produzione degli altri beni. Oppure possiamo passare dal punto D al punto B dove otterremmo quantità maggiori di entrambe le cose che apprezziamo: le vite salvate e gli altri beni.

La specializzazione e lo scambio

Ogni sistema economico è caratterizzato da due aspetti: la specializzazione, per cui ognuno di noi si concentra su un numero limitato di attività produttive; e lo scambio, per cui otteniamo la maggior parte di ciò che desideriamo.

Queste due caratteristiche sono alla base del terzo principio fondamentale dell’economia, il quale dice che la specializzazione e lo scambio ci consentono di ottenere una produzione maggiore e un tenore di vita più elevato di quanto non sia altrimenti possibile. Ci sono tre ragioni per cui la specializzazione e lo scambio ci consentono questo.

La prima ha a che fare con le capacità umane limitate; un secondo vantaggio della specializzazione è che, se ci si specializza e si spende più tempo svolgendo un’unica attività, si riduce il tempo di inattività che deriva dal cambio di mansione; infine, il terzo vantaggio della specializzazione è basato sulle differenze individuali.

Adam Smith è stato il primo a rappresentare i vantaggi della specializzazione nel suo libro “Indagini sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni”. Smith spiega come la specializzazione in una fabbrica di spilli aumenta notevolmente la quantità di prodotto. Smith procede osservando che 10 uomini potevano produrre 200 spilli in un giorno, mentre con la specializzazione erano in grado di produrne 48000: dunque, la produzione totale aumenta se i lavoratori si specializzano.

Altri benefici della specializzazione: il vantaggio comparato

Ad esempio, consideriamo Francesca e Paolo, che vengono a trovarsi su due rive opposte di un’isola deserta. Da una parte dell’isola, Francesca impiega mezz’ora per raccogliere un chilo di bacche e un’ora per pescare un pesce. Dall’altra parte dell’isola, Piero impiega due ore per raccogliere un chilo di bacche e sei ore per catturare un pesce.

Lavoro necessario per Raccogliere un kg di bacche Pescare un pesce
Francesca ½ ora 1 ora
Paolo 2 ore 6 ore

Immaginiamo che un giorno Francesca e Paolo si incontrano e i due, quindi, trarranno due vantaggi dalla specializzazione: il vantaggio assoluto e il vantaggio comparato. Basare la decisione su chi debba fare cosa sul vantaggio assoluto, però, è un errore. Un individuo ha un vantaggio assoluto nella produzione di un bene quando lo può produrre utilizzando meno risorse di un altro individuo.

Dunque, se ci si basa su questo vantaggio, Francesca, essendo in grado di raccogliere un chilo di bacche più velocemente di Piero, ha un vantaggio assoluto in questa attività. Sembrerebbe, dunque, che debba essere lei a raccogliere le bacche, ma non è così, perché Francesca, essendo in grado di catturare pesci più rapidamente di Piero, ha un vantaggio assoluto anche nella pesca. Se, quindi, il criterio utilizzato fosse il vantaggio assoluto, allora Francesca dovrebbe svolgere entrambi i compiti. In questo caso, però, Piero non farebbe niente e, quindi, questo fatto non sarebbe nel miglior interesse della coppia.

Dunque, il principio corretto da utilizzare nella divisione del lavoro sull’isola è quello del vantaggio comparato, che si ha se un individuo può produrre un bene con un minor costo opportunità rispetto ad altri individui. Stabiliamo allora chi abbia un vantaggio comparato nella pesca, calcolando per entrambi il costo opportunità di catturare un pesce.

Per catturare un pesce, Francesca impiega un’ora, ossia il tempo che potrebbe invece utilizzare per raccogliere due chili di bacche: dunque, per Francesca, il costo opportunità di un pesce è uguale a 2 chili di bacche.

Piero, invece, per catturare un pesce impiega sei ore, ossia il tempo che potrebbe invece utilizzare per raccogliere tre chili di bacche: dunque, per Piero, il costo opportunità di un pesce è uguale a 3 chili di bacche.

Confrontando i risultati, vediamo che il costo opportunità di un pesce è inferiore per Francesca rispetto a Piero e, pertanto, Francesca ha un vantaggio comparato nella pesca e, di conseguenza, il lavoro di catturare pesci è affidato a lei.

Ora, invece, stabiliamo chi abbia un vantaggio comparato nella raccolta di bacche, calcolando per entrambi il costo opportunità di un chilo di bacche. Per raccogliere un chilo di bacche, Francesca impiega mezz’ora, ossia il tempo che potrebbe invece utilizzare per catturare mezzo pesce: dunque, per Francesca, il costo opportunità di un chilo di bacche è uguale a ½ pesce.

Piero, invece, per raccogliere un chilo di bacche impiega due ore, ossia il tempo che potrebbe invece utilizzare per catturare un terzo di pesce: dunque, per Piero, il costo opportunità di un chilo di bacche è uguale a 1/3 di pesce.

Confrontando i risultati, vediamo che il costo opportunità di un chilo di bacche è inferiore per Piero rispetto a Francesca e, pertanto, Piero ha un vantaggio comparato nella raccolta di bacche e, di conseguenza, il lavoro di raccogliere bacche è affidato a lui.

Ora vediamo cosa succede se i due decidono specializzarsi in base al loro vantaggio comparato: Piero catturerebbe, supponiamo, tre pesci in meno ogni settimana e gli resterebbero 18 ore libere in cui potrebbe raccogliere 9 chili in più di bacche.

Avendo un vantaggio comparato nella pesca, Francesca catturerebbe quattro pesci in più ogni settimana, le resterebbero così 8 ore alla raccolta delle bacche e sacrificherebbe, quindi, 8 chili.

Dunque, si può dire che Francesca riesce a compensare ampiamente la quantità di pesce che Piero non cattura più, e Piero compensa ampiamente la quantità di bacche che Francesca non raccoglie. Lavorando insieme, allora, la coppia produce un pesce in più e un chilo di bacche in più senza nessuna ora aggiuntiva di lavoro.

Pertanto, sia Francesca che Paolo possono raggiungere (grazie alla specializzazione e allo scambio) un tenore di vita più elevato rispetto alla situazione precedente di autosufficienza. Ciò che rende conveniente lo scambio è il prezzo, che è la quantità di moneta che un acquirente deve pagare ad un venditore per un bene o servizio. Il prezzo dello scambio è considerato un veicolo che porta informazione sugli stessi scambi.

Capitolo 3

I mercati

Nel linguaggio comune, un mercato è un luogo fisico dove ha luogo la compravendita di beni, mentre, in linguaggio economico, con il termine mercato ci riferiamo ad un gruppo di acquirenti e di venditori in grado di commerciare tra loro. Gli economisti considerano il sistema economico come un insieme di singoli mercati. In economia, i mercati possono essere definiti in termini generali o precisi, a seconda dello scopo che si persegue.

L’ampiezza delle dimensioni dei mercati considerati costituisce una delle differenze più importanti tra la macroeconomia e la microeconomia. In macroeconomia, i beni e i servizi sono aggregati ai massimi livelli, mentre in microeconomia i mercati sono definiti in termini più ristretti, che si arrestano prima di raggiungere i livelli di generalizzazione più elevati. Come già detto, un mercato è composto dagli acquirenti e dai venditori.

I venditori sono le imprese (ad esempio, nei mercati dei viaggi aerei), le famiglie (ad esempio, nei mercati del lavoro) e, a volte, anche gli organi governativi. Anche gli acquirenti sono le imprese, le famiglie e gli organi governativi. Però, generalmente, nei mercati dei beni di consumo consideriamo le imprese come gli unici venditori e le famiglie come gli unici acquirenti.

Una questione da affrontare quando si parla di un mercato è il modo in cui i singoli acquirenti e venditori considerano il prezzo del prodotto. In molti casi, essi esercitano un’influenza importante sul prezzo. Nei mercati in condizioni di concorrenza imperfetta, i singoli acquirenti o venditori possono influenzare il prezzo del prodotto. Nei mercati di concorrenza perfetta, invece, ogni acquirente o venditore considera il prezzo di mercato come dato e, dunque, nessun acquirente o venditore ha il potere di influenzare il prezzo.

Il modello della domanda e dell’offerta

Il modello della domanda e dell’offerta ha lo scopo di spiegare come i prezzi vengono determinati nei mercati in concorrenza perfetta.

La domanda

La quantità domandata di un bene da parte di una famiglia è la quantità specifica che una famiglia sceglierebbe di acquistare in un dato periodo di tempo, considerati: un dato prezzo che deve essere pagato per il bene e tutti gli altri vincoli cui la famiglia è soggetta. Se sommiamo il comportamento di acquisto di tutte le famiglie di un mercato, otteniamo la quantità domandata di mercato, che è la quantità specifica di un bene che tutti gli acquirenti del mercato sceglierebbero di acquistare in un dato periodo di tempo, considerati: un dato prezzo che deve essere pagato per il bene e tutti gli altri vincoli cui le famiglie sono soggette.

La quantità domandata implica una scelta, è ipotetica e dipende dal prezzo (quando il prezzo aumenta, la quantità domandata diminuisce, mentre, quando il prezzo diminuisce, la quantità domandata aumenta: questa relazione inversa è chiamata legge della domanda, in base alla quale la curva di domanda ha un andamento decrescente).

In questo grafico, possiamo vedere che una variazione del prezzo di un bene provoca uno spostamento lungo la curva di domanda. Più in generale, se il prezzo aumenta (ossia passa da “P1” a “P2”), ci si sposta verso sinistra dal punto “B” al punto “A”, ossia diminuisce la quantità domandata di quel bene (quindi, si passa da “Q2” a “Q1”). Se, invece, il prezzo diminuisce (ossia passa da “P2” a “P1”), ci si sposta verso destra dal punto “A” al punto “B”, ossia aumenta la quantità domandata di quel bene (quindi, si passa da “Q2” a “Q1”).

Quando si traccia una curva di domanda, si suppone che il reddito medio delle famiglie rimane costante. Se, però, invece, questo reddito aumenta, allora ci aspettiamo che le famiglie acquistino quantità maggiori di quel bene “x”, in corrispondenza di uno stesso prezzo. Questo significa che l’aumento del reddito “y” modifica la curva di domanda, che diventa la seguente (in rosso):

Lo spostamento della curva di domanda, oltre a dipendere dal reddito, dipende anche da altri fattori : la ricchezza, il prezzo dei beni collegati, la...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bocci1986 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Imbriani Cesare.
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