Microeconomia
L’economia è la scienza che si occupa delle decisioni prese da soggetti razionali che vivono in società che suggeriscono linee d’azione finalizzate all’aumento del benessere.
Scienza: metodo scientifico
G. Galilei per fare scienza occorrono i seguenti procedimenti:
- Osservazione della realtà
- Enunciazione di un'ipotesi
- Tesi o proposizione (deduzione logica)
- Verifica empirica
La deduzione logica presuppone il principio di non contraddizione, la verifica può essere attuata con la statistica o l’econometria. Le scienze si dividono in naturali (es. Fisica, Chimica) e morali (es. Economia); le scienze naturali possono essere verificate in laboratorio mentre quelle morali solo attraverso modelli (statistica) che sono surrogati del laboratorio e quindi meno efficienti. Oggi per l’economia sono stati predisposti laboratori sperimentali.
Razionale
Strumentale (rational choice): mezzi migliori per raggiungere un certo fine (mezzi-fine), la caratteristica è che il singolo individuo, conoscendo i mezzi a sua disposizione e il fine, fa la scelta migliore.
Strategica (stratos = grande): considerazione degli altri (famiglie, azienda); il decisore deve capire e immaginare quello che faranno gli altri → teoria dei giochi.
Società
Economia (polis = governo della casa) richiede un governo e un’organizzazione nati nell’antica Grecia. È una scienza sociale e affronta problemi di relazioni interpersonali. Il fenomeno di interdipendenza, ovvero dipendere dagli altri, provoca esternalità (positive e negative) che formano il mercato, luogo dove più soggetti interagiscono fra loro per realizzare i propri scopi.
Linee d’azione (fine)
L’economia non è una scienza astratta, è una scienza empirica che determina conseguenze sulla società quando è esercitata da chi occupa posizioni di governo interferendo sugli altri.
Benessere
L’aumento è inteso in senso materiale (misurato dal PIL) e immateriale (felicità pubblica). Il PIL accresce le utilità ma ciò non sempre determina l’aumento della felicità (paradosso della felicità); se manca, determina instabilità e disequilibri sociali. In passato si era meno materiali ma più felici, oggi invece è l’inverso.
Economia
Nasce diventando una scienza in Toscana nel 1400 (Firenze-Siena). Nel 1454 viene pubblicato il primo libro di economia scritto da Antonino da Firenze (vescovo domenicano). Inizia quindi un periodo di sviluppo fino al 1750.
Nel 1753, nell’Università di Napoli, viene istituita la prima cattedra al mondo (prof. Antonio Genovesi) di Economia Civile.
In Francia si sviluppa la Fisiocrazia (potere della natura) con esponente F. Quesnay (medico) che intuisce le relazioni tra medicina e economia.
Altra scuola di pensiero è quella dell’Economia Politica nata da Adam Smith nel 1776 (filosofo) inglese che pubblicò “La ricchezza delle nazioni”.
L’economia civile ricorda un po’ la civitas romana dove tutti venivano inclusi. L’economia politica si rifà alla polis greca, tipico modello di società escludente, e infatti nell’economia politica solo i più dotati ed efficienti sopravvivono.
L’Economia Marxista, nata a metà del 1800, recupera la dimensione dell’economia civile ponendo teorie contro quella politica. Questa pluralità di pensiero è legata a giudizi di valore connessi da un filo conduttore matematico. In economia è importante coltivare senso critico.
Mercato
L’economia di mercato si sviluppa nel 1300 in Toscana; il 1400 rappresenta il periodo di massimo splendore con l’Umanesimo. Oggi questo tipo di economia è presente in tutti i paesi tranne nella Nord Korea e Cuba. Si fonda su quattro caratteristiche fondamentali:
- Divisione del lavoro: processo produttivo suddiviso in tanti sottoprocessi, ognuno bada a un segmento e non al tutto. Questa concezione è stata inventata da francescani “Tutti devono poter lavorare”.
- Scambio sistematico tra i segmenti: è la conseguenza della divisione del lavoro; prima di ciò accadeva solo con le eccedenze nelle fiere. Erasmo da Rotterdam dichiara che lo scambio aumenta il senso di fraternità tra i popoli evitando le guerre (1500) in senso economico ma anche politico. La guerra priva i popoli del benessere e delle competenze.
- Sviluppo: prima nessuna civiltà aveva questa concezione (togliere le catene) ottenendo la libertà; bisogna essere liberi per voler lo sviluppo (fame, schiavitù, ignoranza), questa concezione nasce nel 1300. Ne deriva quindi l’Accumulazione, ovvero il pensare alle generazioni future producendo di più di quanto necessario; senza accumulazione non c’è sviluppo (es. grande civiltà dei Maya terminata da una carestia).
- Libertà d’impresa: ognuno può avviare un’attività, prima bisognava chiedere il permesso al sovrano. Da ciò scaturisce la Competizione e quindi l’eccesso d’offerta comporta che vende chi ottiene il prodotto più bello; la competizione serve quindi a migliorare la qualità dei prodotti e dei processi produttivi (≠ concorrenza). Competere = tendere insieme allo stesso obiettivo, Concorrenza = si corre in tanti ma vince uno solo (idea del 1700). Nella competizione guadagnano tutti ma in maniera diversa, mentre nella concorrenza chi perde è fuori dai giochi.
Il mercato è quindi un’“organizzazione sociale dove c’è divisione del lavoro ergo scambio sistematico, c’è sviluppo ergo accumulazione e libertà d’impresa ergo competizione”.
La figura del mercante nasce nel 1100 come quel soggetto che svolge attività di compra-vendita, acquista beni per poi rivenderli al suo popolo (Fiandre-Toscana) lucrando sulla differenza. Grazie all’invenzione della posateria nel 1400, la Toscana diventa il centro economico mondiale creando milioni di posti di lavoro.
Fine
- 1400-1600: bene comune
- 1600: bene totale (massimizzare il profitto)
Il bene comune è rappresentato dal prodotto del benessere di tutti (bi = b1 * b2 * b3 * b4 ecc.). Se un fattore viene annullato, viene meno il benessere della società. Il bene totale è la somma dei beni individuali (bi = b1 + b2 ecc. / i = 1-n).
La nascita di questo fine nel 1600 coincide con la nascita del capitalismo che è diverso dall’economia di mercato la quale racchiude tutti i pensieri. Il capitalismo è quindi solo un tipo dominante (circa 90%) dell’economia di mercato.
Fisiologia del mercato
Senza fiducia il mercato non può funzionare (fides = corda). Un esempio classico è quello del gioco della fiducia dove A, se si fida di B e quest’ultimo rispetta gli accordi, ottiene come la controparte 1. Oggi è venuta meno la fiducia impedendo le transazioni e le imprese si affidano ad assicurazioni ed avvocati per tutelarsi aumentando i costi della transazione.
La relazione di fiducia si basa su alcuni principi (fiduciante e fiduciario):
- Il fiduciante mette a disposizione del fiduciario una risorsa.
- Se il fiduciario rispetta i patti entrambi guadagnano.
- Il fiduciante corre un rischio.
- Esiste un ritardo temporale tra fiducia data e l’onorarla (lag).
La fisiologia di mercato si basa sulla legge di domanda e offerta.
Domanda e offerta
L’equilibrio (ugual peso) si ottiene in corrispondenza di p dove la qD = qS (domanda & supply). Non tutti i mercati trovano un punto di equilibrio.
L’equilibrio si definisce stabile quando le forze di mercato tornano all’equilibrio (es. ∪); si definisce invece instabile se le forze che agiscono non riescono a tornare al punto d’equilibrio (es. ∩). I mercati instabili sono pericolosi perché qualcuno guadagna e altri perdono. L’equilibrio può essere ristabilito solo da interventi dello Stato attraverso provvedimenti di legge; l’intervento deve avvenire però in maniera tempestiva.
Al di sopra del punto d’equilibrio si è in una situazione d’eccesso di offerta, al di sotto del punto d’equilibrio vi è invece un eccesso di domanda.
Analisi a statica comparata
Se a seguito di un fattore esogeno la domanda si sposta, allora S > D → bisogna confrontare il vecchio modello con il nuovo. Il nuovo equilibrio sarà determinato da fattori esogeni differenti che possono colpire la domanda ma anche l’offerta. Per capirne appieno il movimento va utilizzata la dinamica e quindi un’analisi che anticipi il futuro.
Elasticità
Marshall (inventore Microeconomia) nel 1890 a Cambridge inventa la formula dalla quale il prezzo dipende dalla quantità offerta nei mercati capitalistici; da ciò deriva che il produttore guida le decisioni dei consumatori.
L’elasticità in fisica è la misurazione della reattività di un corpo rispetto a sollecitazioni esterne, stesso concetto vale però anche in ambito economico dove al variare di un’unità di prezzo i consumatori rispondono in maniera differente.
Elasticità di prezzo
ep = (Δp/p) / (Δq/q) L’elasticità è quindi il rapporto tra due variazioni relative espressa in valore assoluto.
Eccezioni:
- Solo in questi casi la curva di domanda ha elasticità costante.
Gli economisti considerano (Δq/Δp * p/q) come valore assoluto, altrimenti matematicamente l’elasticità sarebbe rappresentata negativamente.
La curva di domanda può avere pendenza costante ma non l’elasticità in quanto Δp/Δq è la pendenza. La conoscenza dell’elasticità ha come scopo quello di orientare la politica di prezzo:
- e > 1 conviene diminuire il prezzo aumentando così i ricavi di vendita
- e = 1 al variare in aumento o diminuzione del prezzo il ricavo rimane costante
- e < 1 conviene aumentare il prezzo per aumentare i ricavi di vendita
La domanda di beni necessari, come ad esempio i medicinali, è tipicamente rigida. I venditori quindi si possono approfittare dei consumatori; occorre quindi l’intervento dello Stato che metta dei “tetti” sul prezzo di quest’ultimi. Il marketing e la pubblicità sono tattiche volte a portare la domanda di un bene a rigida. Al contrario, se la domanda è molto elastica non può esistere il monopolio in quanto i consumatori non sono influenzati dal prodotto e…