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Mercati, domanda e offerta

Domanda

La domanda rappresenta la quantità di un bene o di un servizio che i consumatori sono in grado di acquistare a un dato prezzo in un determinato periodo di tempo. Questa quantità varia in direzione inversa al variare del prezzo: se il prezzo aumenta, la quantità acquistata diminuirà e viceversa. Questo fenomeno è noto come legge della domanda.

Grafico della domanda

La domanda può essere rappresentata graficamente da una curva di domanda mettendo il prezzo sulle ordinate e la quantità sulle ascisse. Il prezzo non è l’unico elemento che influenza la quantità domandata, ma anche:

  • Gusti: più un bene è desiderabile, più la domanda aumenta.
  • Beni sostituti: beni che il consumatore può acquistare come alternativa (es. tè e caffè). Se il prezzo del caffè aumenta, la domanda di tè diminuisce o viceversa.
  • Beni complementari: beni che si consumano insieme (es. automobili e benzina). Se il prezzo della benzina aumenta, la domanda di auto acquistate diminuirà.
  • Reddito: se il mio reddito aumenta, vorrò acquistare più di alcuni beni (beni normali) e meno di altri (beni inferiori).
  • Distribuzione del reddito: se il reddito viene distribuito a favore degli individui più ricchi, questi ultimi aumenterebbero il consumo dei beni di lusso.
  • Aspettative sui prezzi: se mi aspetto che in futuro il prezzo di un bene aumenti, probabilmente ne acquisterò di più ora che i prezzi sono bassi.

Se cambia solo il prezzo, ci si muoverà lungo la curva di domanda; se invece cambiano gli altri fattori che influenzano la curva di domanda (come il reddito, i beni sostituti e complementari), si sposterà tutta la curva di domanda. Nel primo caso si parla di movimenti lungo la curva di domanda, nel secondo caso di movimenti dalla curva di domanda.

Offerta

L’offerta rappresenta la quantità che i produttori sono disposti a offrire a un dato prezzo e può essere rappresentata graficamente da una curva di offerta che è inclinata positivamente (se aumenta il prezzo a cui il produttore può vendere il suo prodotto, il produttore cercherà di venderne il più possibile). Come per la domanda, anche per l’offerta non è solo il prezzo che ne influenza la quantità, ma anche:

  • Costi di produzione: maggiori saranno i costi di produzione, minore sarà la quantità di prodotto offerta sul mercato. I costi possono variare perché sono cambiati i prezzi degli input o perché è mutata la tecnologia.
  • Prodotti sostituti: se per un produttore è più redditizio produrre un prodotto alternativo, tenderà a diminuire la produzione del prodotto.
  • Prodotti congiunti: sono quei prodotti dalla cui produzione ne derivano altri (ad esempio, dal petrolio si ricavano idrocarburi); se aumenta l’offerta di uno di essi, aumenterà l’offerta anche dei derivati.
  • Eventi imprevedibili: maltempo, guasti agli impianti, ecc. (l'offerta diminuisce in seguito a questi eventi).
  • Aspettative sui prezzi: se un produttore si aspetta che il prezzo di un bene in futuro aumenterà, potrebbe decidere di non venderlo ora (facendo scorta) per venderlo in futuro quando il prezzo aumenterà.
  • Numero dei fornitori: se aumenterà il numero delle imprese in un mercato produttrici di un certo bene, probabilmente ne aumenterà l’offerta.

Anche qui occorre distinguere gli spostamenti lungo la curva, che riguardano solo fenomeni di spostamenti relativi al prezzo, dai movimenti dalla curva che sono invece collegati al verificarsi di uno dei sei casi visti prima.

Equilibrio di mercato

Mettendo in uno stesso grafico domanda e offerta possiamo ottenere l’equilibrio di mercato, cioè quell’unico prezzo e quell’unica quantità che compratori e produttori desidereranno comprare e vendere a quel prezzo. Se il prezzo si allontana dall’equilibrio, si può avere una situazione di eccesso di domanda o eccesso di offerta. Quando il prezzo è superiore al prezzo di equilibrio, c’è eccesso di offerta (ci sono troppe persone che vogliono vendere a quel prezzo quel prodotto e poche che a quel prezzo vogliono comprarselo; per stimolare quelle poche persone, il prezzo dovrà diminuire). Quando il prezzo è inferiore al prezzo di equilibrio, c'è eccesso di domanda (troppe persone desiderano comprare quel bene a quel prezzo e poche sono disposte a venderlo; per scoraggiare quelle troppe persone, il prezzo dovrà aumentare).

Domanda individuale e domanda di mercato

Per domanda individuale si intende lo studio del singolo consumatore e del processo decisionale che lo spinge a scegliere alcuni beni piuttosto che altri, e per domanda di mercato l’aggregazione delle singole domande dei consumatori. Le scelte del consumatore vengono analizzate in un’ottica consequentialista, cioè guardando alle conseguenze della scelta piuttosto che alla scelta in sé, e in più il consumatore ha sempre un comportamento razionale, cioè effettua una scelta in termini di acquisto solo se questa rende massima la sua soddisfazione.

Prima di tutto, dobbiamo capire cosa il consumatore può scegliere. Per farlo, restringiamo l’ipotesi di scelta del consumatore a soli due beni. Cioè, supponiamo che il consumatore possa scegliere di acquistare solo due beni in determinate quantità ognuno. Ogni combinazione dei due beni che il consumatore ha come alternativa lo chiameremo paniere. Se i due beni a disposizione fossero libri e latte, il consumatore potrebbe acquistare tre panieri a, b e c formati da un litro di latte e un libro, oppure due litri di latte e tre libri, oppure tre litri di latte e nessun libro. Queste sono tre possibili alternative a disposizione del consumatore (ma ciò non toglie che ce ne siano altre).

Questi panieri sono soggetti a dei vincoli che possono essere fisici (ad esempio, il tempo è un vincolo fisico perché non posso consumare oltre le 24 ore di una giornata). Ma più importanti sono i vincoli economici, cioè le risorse monetarie, il reddito a disposizione del consumatore che è un evidente limite nell’acquisto. Se il consumatore potesse scegliere tra due beni (latte e pasta) e avesse solo 10 euro da spendere (reddito), se questi due beni avessero come prezzi 1€ per litro di latte e 0,5 € per kg di pasta, il consumatore potrebbe acquistare al massimo 10 litri di latte e 20 kg di pasta. Rappresentando questi due punti estremi in un grafico e unendoli con una linea, otteniamo il vincolo di bilancio. Tutti i punti su questa linea rappresentano combinazioni dei due beni che il consumatore può acquistare spendendo tutto il suo reddito.

Al di sotto della linea di bilancio, il consumatore potrà comprare panieri per i quali non spende completamente il suo reddito, e al di sopra del vincolo di bilancio invece si trovano panieri non acquistabili in quanto il reddito è insufficiente. Se indichiamo con m il reddito, p1 e p2 i prezzi dei due beni e x1 e x2 le quantità dei due beni, il vincolo di bilancio può essere scritto:

m = p1x1 + p2x2

Poiché il vincolo di bilancio è una retta, la sua equazione può essere ricavata dal vincolo di bilancio:

x1 - x2 = D

Dove rappresenta l’intercetta verticale (m/p2 è l'intercetta per il bene 2), cioè la quantità massima dei due beni che è possibile acquistare dati i prezzi e il reddito. La retta ha pendenza pari al rapporto tra i prezzi - questo si chiama prezzo relativo ed esprime la quantità di un bene a cui il consumatore deve rinunciare per acquistare un’unità in più dell’altro. Il vincolo di bilancio si può spostare se cambia il reddito oppure se cambia il prezzo relativo. Nel primo caso, il vincolo di bilancio si sposta in maniera parallela (non cambia la pendenza); nel secondo caso, il vincolo ruota attorno al bene il cui prezzo non è cambiato.

Analisi delle preferenze del consumatore

Una volta stabilito, attraverso il vincolo di bilancio, tutte le possibili alternative o combinazioni dei due beni che il consumatore può acquistare, andiamo ad esaminare quali tra tutte queste alternative lui preferisce. Questo approccio si chiama analisi delle preferenze del consumatore. Queste preferenze devono rispettare alcuni assiomi:

  • Completezza: se il consumatore ha due panieri A e B, sarà sempre in grado di ordinarli, cioè di dire A>B (il consumatore preferisce strettamente A a B), A≥B (il consumatore preferisce debolmente A a B, cioè A è buono quanto B), A~B (il consumatore è indifferente tra A e B).
  • Transitività: se il consumatore ha tre panieri A, B e C, e il paniere A è preferito strettamente a B e B è preferito strettamente a C, allora il paniere A sarà preferito strettamente a C. A≥B≥C si ha A≥C.
  • Monotonicità: se il consumatore ha due panieri che contengono la stessa quantità di un bene ma almeno una quantità maggiore dell'altro, il consumatore sceglierà il paniere che contiene una quantità maggiore di almeno un bene.

Se valgono le ipotesi di completezza, transitività e monotonicità, si può costruire una rappresentazione grafica delle preferenze che, insieme al vincolo di bilancio, permette di individuare la scelta ottima del consumatore. Nel grafico, il paniere A corrisponde a una certa quantità di latte e riso. Data l’ipotesi di monotonicità, tutti i panieri che si trovano a nord-est saranno preferiti ad A perché contengono o una quantità maggiore di entrambi i beni o la stessa quantità di un bene e una quantità maggiore dell’altro. I panieri che si trovano a sud-ovest sono peggiori di A. Muovendosi dal paniere F al paniere G, esisterà almeno un paniere indifferente rispetto al paniere A, e se ne possono trovare altri come L o M. Unendo tutti questi panieri con una curva, otteniamo una curva decrescente che si chiama curva di indifferenza, che unisce tutti i panieri in cui l’aumento del consumo di un bene del paniere deve essere compensato dalla diminuzione dell’altro bene.

Una proprietà delle curve di indifferenza è che queste non si intersecano mai. Se infatti consideriamo che due curve si intersecano, otteniamo un risultato contraddittorio. Nel grafico, per l’ipotesi di monotonicità, A è preferito a B; tuttavia, sia A che B risultano indifferenti rispetto a C, e quindi per la transitività, A e B dovrebbero risultare indifferenti tra loro, ma ciò contraddice la monotonicità che dice che A è preferito a B. Dunque, se valgono monotonicità e transitività, due curve di indifferenza non possono intersecarsi.

Saggio marginale di sostituzione

La curva di indifferenza ci dice a quante unità di un bene il consumatore è disposto a rinunciare per ottenere un’unità in più dell’altro, oppure in che misura uno dei due beni deve essere rimpiazzato dall’altro affinché il consumatore sia indifferente tra i due panieri. Le curve di indifferenza possono assumere varie forme a seconda del rapporto che lega tra loro i due beni. Possono essere lineari e quindi rappresentate da una retta nel caso in cui i beni siano perfetti sostituti, cioè beni in grado di soddisfare lo stesso bisogno (es. tè e caffè). In questo caso, il consumatore tenderà a sostituire i due beni allo stesso saggio, cioè scambierà sempre una quantità di tè con la stessa quantità di caffè. Graficamente, si ha un rapporto tra due variazioni costanti e il rapporto tra due variazioni misura la pendenza della retta o della curva; poiché questo rapporto è costante, la retta verrà utilizzata come rappresentazione.

Nella maggior parte dei casi, però, è improbabile che il consumatore accetti di sostituire un bene con un uguale quantità dell’altro. Infatti, se il consumatore ha una grossa dotazione iniziale del bene, non avrà problemi a privarsene per avere un’ unità in più dell’altro; ma mano a mano che questo bene inizia a scarseggiare, ne sacrificherà sempre meno per avere in cambio un’unità dell’altro. Ciò si traduce in una curva di indifferenza curvilinea con la convessità rivolta verso l’origine, quindi il rapporto Δx1/Δx2 cambia a seconda del punto dove viene calcolato. Questo rapporto si chiama saggio marginale di sostituzione.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

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