MICROECONOMIA 2
g.mancini36@studenti.unimc.it
INTRODUZIONE
ECONOMIA: è la disciplina che studia i sistemi economici sia a livello
dell’individuo (microeconomia) che della società nel suo complesso
(macroeconomia).
MICROECONOMIA: studia come gli individui (consumatori e imprese) prendono
decisioni sull’utilizzo di una risorsa scarsa e come tali decisioni interagiscono tra
loro.
MACROECONOMIA: studia il funzionamento del sistema economico nel suo
complesso ovvero il ciclo economico (in particolare fenomeni quali
disoccupazione e inflazione) e crescita di lungo periodo. Si è cercato, dopo la
critica di Lucas, di microfondare la macroeconomia.
ECONOMIA COME SCIENZA SOCIALE
Per rappresentare e capire meglio la realtà e i suoi nessi causa-effetto, gli
economisti utilizzano delle teorie, che vengono espresse da modelli, spesso
matematici→ presentano la teoria economica a e la rappresentano poi in modo
matematico e grafico.
I modelli sono delle rappresentazioni semplificate della realtà: i fenomeni sociali
sono troppo complessi ed è quindi per questo che bisogna basarsi su ipotesi
semplificatrici. Il modello deve riportare solo gli elementi principali e le
caratteristiche essenziali di un fenomeno, trascurando quelle secondarie e
irrilevanti. Inoltre, i modelli andrebbero validati su dati reali, come richiesto dal
metodo scientifico, ma questo in economia è difficile in quanto è una scienza
sociale .
ANALISI POSITIVA E NORMATIVA
Una delle caratteristiche che va tenuta sempre in mente nell’analisi di un
problema economico è la distinzione tra l’analisi positiva e quella normativa.
analisi positiva:
1. è un’affermazione priva di giudizio di valore, che si
occupa di qualcosa che è accaduto o accadrà ed è quindi verificabile. Riguarda
lo studio della realtà e delle relazioni tra grandezze. ES. l’inflazione è all’1,4 %.
analisi normativa:
2. è un’affermazione contenente un giudizio di valore,
che si occupa di cosa dovrebbe accadere. Valuta l’adozione di iniziative di
politica economica finalizzate a raggiungere un determinato obiettivo o a
risolvere un problema messo in luce dall’analisi positiva. ES. si dovrebbero
alzare le tasse.
Tra economisti, sulle questioni positive si dovrebbe raggiungere un certo grado di
consenso basato sui fatti empirici. Mentre sulle questioni normative ciò non è
possibile a causa delle diverse visioni politiche, filosofiche, ideologiche e di valori
di ognuno di noi. Però gli strumenti della microeconomia sono importanti per la
valutazione delle scelte di politica economica.
TRAGUARDI DA PERSEGUIRE
Il valore aggiunto sta nell’esplicitare con onestà le varie opzioni e nel sostenerne
una dichiarando la propria scala di valori, senza far passare quella scelta come
l’opzione oggettivamente più valida.
È quindi corretto dichiarare gli obiettivi che si intendono perseguire. Per molti
anni questi obiettivi erano definiti sulla dimensione materiale, secondo il principio
della massimizzazione della creazione di valore economico, valutato tramite il PIL
1
prodotto interno lordo, che rappresenta la somma dei beni e dei servizi prodotti
e venduti in un anno dai soggetti economici all’interno di un determinato paese.
Obiettivo direttamente collegato alla crescita del PIL è l’aumento della
produttività dei lavoratori e della produttività di ognuno; questa massimizzazione
non ha però tenuto in considerazione i vincoli ambientali e ha utilizzato una
funzione obiettivo “limitata”. Mancano:
la sostenibilità ambientale:
gli economisti, concentrati sui problemi della
creazione del valore economico (PIL+ produttività), hanno dato per scontata la
disponibilità di risorse naturali riproducibili (come il legname) e non riproducibili
(come il clima).
Il benessere sociale:
gli economisti si domandano se la crescita del reddito è
servita alla realizzazione degli individui o a volte è stata un ostacolo. La
crescita del PIL è al servizio della persona e della sua realizzazione o viceversa?
BENESSERE
Dalle teorie e dai modelli gli economisti possono fornire dei suggerimenti di
intervento, che sono tesi a migliorare il benessere degli uomini che vivono in
società, che include sia una componente materiale che una immateriale.
Ai primi stadi del processo di sviluppo, quando l’accumulazione di capitale non ha
raggiunto la soglia critica, sono prevalenti i bisogni materiali e quindi il benessere
implica che avere a disposizione più merci sia stare meglio. Ma superata una
certa soglia, il benessere e la felicità sono collegati alla qualità della vita che
dipende da una serie di beni immateriali (come le relazioni sociali positive) e non
dal consumismo. Il problema economico delle nostre società postindustriali è
scegliere il modello di sviluppo migliore tra quelli tecnicamente realizzabili, in
modo che si producano e distribuiscano i beni e i servizi che aumentano il
benessere dei cittadini.
MODELLO DEL FLUSSO CIRCOLARE DI BENI E REDDITI
CIRCUITI REALI E MONETARI
Rappresentano l’economia
come composta da imprese e individui/consumatori, vi sono due circuiti:
Circuito reale:
1. le imprese vendono beni/servizi agli individui e gli individui
apportano lavoro e capitale alle imprese.
Circuito monetario:
2. gli individui acquistano(pagando) i beni/servizi alle
imprese e le imprese pagano salari e rendite agli individui.
CIRCUITI DEI BENI E DEI FATTORI PRODUTTIVI
In presenza della moneta si sdoppiano i circuiti economici e ogni scambio ha due
flussi opposti, che possono non essere simultanei. Questo accade sia dal lato dei
beni e servizi che dal lato dei fattori produttivi:
Circuito beni/servizi: il venditore dà al compratore beni/servizi (flusso reale)
e riceve moneta dal compratore (flusso monetario).
Circuito dei fattori produttivi: gli individui apportano lavoro e capitale
(flusso reale) e ricevono salari e rendite (flusso monetario). 2
LE RISORSE SCARSE RISPETTO AGLI OBIETTIVI E IL COSTO OPPORTUNITÀ
Gli agenti (individui/consumatori) sono in possesso di risorse limitate: è proprio a
causa delle risorse scarse che gli agenti devono effettuare delle scelte non
possiamo avere tutto ciò che desideriamo.
Tutte le scelte sono trade-of: per avere un po’ più di qualcosa (X) devo
rinunciare a un po’ di qualcos’altro (Y).
I trade-off si valutano in base al costo-opportunità, ovvero al costo legato alla
rinuncia ad utilizzare una risorsa nel miglior modo alternativo. (il valore di ciò a
cui rinunciamo quando compiamo una scelta)
Spesso siamo portati a considerare che il costo di un’azione o di un bene/servizio
sia il suo prezzo di mercato; in realtà tutto a un costo, anche ciò che in termini di
prezzo monetario non costa nulla.
Esempio classico è quello di un’ora di tempo libero durante la nostra giornata,
avendo la possibilità di utilizzare la stessa ora lavorando. Scegliendo un’ora di
tempo libero rinunciamo a un’ora di lavoro e quindi il costo opportunità dell’ora di
tempo libero è rappresentato dalla remunerazione che avremmo ottenuto
lavorando. Allo stesso modo il costo opportunità del tempo che dedichiamo
all’università è rappresentato dai costi diretti (come le tasse, affitto, spostamenti)
più il reddito a cui si rinuncia non lavorando.
Per allocare al meglio le risorse per tutti in modo da massimizzare il “benessere
collettivo”, sarebbe necessario un “dittatore benevolente e onnisciente”. Ma la
domanda è “chi decide come allocare le risorse?”.
DECENTRALIZZAZIONE VS CENTRALIZZAZIONE
Nella pratica le decisioni su come allocare le risorse possono essere prese in
modo più o meno centralizzato. A seconda che siano più o meno centralizzate ci
sono sistemi economici diversi, ognuno dei quali è caratterizzato dalla diversa
capacità di fornire beni e servizi.
Un’economia è definita comunista/pianificata quando lo Stato possiede e
controlla i mezzi di produzione e distribuzione. L’autorità centrale prende le
decisioni di produzione e consumo.
Un’economia è capitalista/di libero mercato quando i mezzi di produzione
sono per lo più di proprietà di privati, che allocano le risorse con scambi
volontari tra imprese e consumatori. Ogni decisione è decentrata: le imprese
possono produrre quello che ritengono più profittevole e i consumatori di
consumare quello che preferiscono. In questo caso lo Stato si limita a pochi
interventi regolamentari, come far rispettare i diritti di proprietà.
Gli scambi si organizzano i mercati: sono istituzioni economiche che
permettono agli individui di acquistare e vendere beni e servizi, definendo in
modo più o meno esplicito le procedure per lo scambio.
Nella realtà non esistono queste due economie ma si tratta di economie miste:
parte delle decisioni sono pianificate dal governo e parte sono lasciate al
mercato. Nonostante ciò, ci sono comunque paesi che si orientano più a
un’economia capitalista o comunista; basti pensare alle forti differenze tra Corea
del Nord e USA
VANTAGGI E SVANTAGGI DI UN’ECONOMIA PIANIFICATA
Vantaggi: si ha una visione complessiva del sistema in base alle risorse che ho e
a quali obiettivi mi pongo come,
- investire molto per avere alta crescita,
- ridurre la disoccupazione,
- distribuire il reddito in modo egualitario (equità sociale) 3
- considerare, ad esempio, gli effetti sull’ambiente.
Svantaggi:
- razionalità limitata per raccogliere e analizzare tutte le informazioni necessarie
per la pianificazione,
- è necessaria un’ampia burocrazia per controllare,
- ci può essere la perdita di libertà individuale
- se sbaglio le mie scelte ci può essere un’eccedenza o penuria di alcuni prodotti.
Questi svantaggi hanno portato la maggioranza delle economie a seguire la
strada del libero mercato, dove sono i privati che cercano di capire le necessità e
cercano di organizzarsi per eseguirle.
FLUSSO CIRCOLARE DI BENI E REDDITI IN UN’ECONOMIA DI MERCATO
Andiamo a inserire i mercati all’interno del flusso circolare dei beni e redditi.
CIRCUITO DEI BENI/SERVIZI
Nel circuito di beni/servizi gli individui/consumatori e le imprese/produttrici
interagiscono nel mercato dei beni. Gli individui domandano beni e danno denaro
(hanno una spesa monetaria); le imprese offrono beni e ricevono un ricavo
monetario.
CIRCUITO DEI FATTORI PRODUTTIVI
Nel circuito dei fattori produttivi gli individui e le imprese interagiscono nel
mercato dei fattori. Gli individui offrono il loro lavoro e capitale e incassano
redditi. Mentre le imprese domandano lavoro e capitale e pagano i relativi costi.
L’APPROCCIO MAINSTREAM E LE SUE CRITICITÀ
Ci sono diversi approcci alla microeconomia, ma noi studieremo quello
neoclassico (mainstream o anche ortodosso). Questa teoria si afferma intorno al
1870, soprattutto con Walras, e si focalizza sulla determinazione dei prezzi, delle
quantità prodotte e sulla distribuzione del reddito in mercati attraverso l’analisi
della domanda e dell’offerta, spesso attraverso strumenti come la
massimizzazione dell’utilità dato un vincolo di bilancio o la massimizzazione dei
profitti di un’impresa vincolata dal lato dei costi. Si ipotizza che le persone hanno
una funzione di utilità che cercano di massimizzare; solo che si è di fronte a un
vincolo di bilancio non possiamo avere tutto.
Inoltre, si ipotizza che gli agenti siano razionali e che massimizzano il proprio
benessere considerato come utilità personale (homo oeconomicus: essere umano
che si interessa della propria utilità personale).
Gli agenti (ovvero gli individui e le imprese):
rispondono agli incentivi dati dall’esterno: l’incentivo principale è dato dai
prezzi.
operano le loro scelte al margine (non valutano tutto il pacchetto ma solo
l’ultima utilità. ES ho già dieci panini, ne compro un undicesimo. Non valuto
l’utilità di tutti e undici i panini ma solo dell’ultimo.
Ma le scelte di ognuno e gli esiti delle scelte dipendono dalle scelte effettuate
dagli altri; quindi, occorre esaminare le interazioni tra gli agenti, cioè il modo in
cui le scelte di uno influiscono su quelle degli altri e viceversa si parla di
equilibrio: è una situazione in cui nessuno degli agenti può stare meglio
cambiando il proprio comportamento e quindi nessuno lo cambia (es. una nuova
cassa attira nuovi clienti, fino al ritorno alla normalità quando la fila dietro
ciascuna cassa è più o meno la stessa).
Nei mercati l’equilibrio si raggiunge attraverso le variazioni dei prezzi, che
aumentano e diminuiscono fino a che non rimane per nessuno alcuna opportunità
4
di migliorare la propria condizione. Questo caos non pianificato delle economie di
mercato porta all’equilibrio del sistema economico. “la
Questo accade dei mercati dove c’è concorrenza perfetta, come diceva Smith
mano invisibile” che porta a massimizzare l’efficienza del sistema economico.
L’approccio neoclassico ci dice che potremmo non raggiungere la massima
efficienza del sistema economico se ci troviamo davanti a fallimenti di
mercato, cioè quei casi in cui il perseguimento dell’interesse personale riduce il
benessere della società (es. potere di mercato come monopolio o oligopolio,
esternalità e asimmetrie formative).
Inoltre, la massima efficienza non è sinonimo di equità: quando cerchiamo di
massimizzare l’efficienza non è detto che andiamo a raggiunger l’equità del
sistema.
CRITICITÀ
L’approccio mainstream si basa sul fatto che gli agenti sono perfettamente
razionali e massimizzano la propria utilità personale, che consiste solo in
preferenze auto interessate. È un approccio riduzionista perché nella realtà,
l’economia comportamentale e la psicologia ci dimostrano come il benessere
degli individui si basa su numerosi elementi (valori morali, norme sociali,
dinamiche familiari). Tutto ciò va inserito nella funzione di utilità che l’individuo
vuole massimizzare. Inoltre, queste preferenze variano significativamente tra
individui eterogeneità.
Una critica all’approccio mainstream riguarda l’assunzione di perfetta razionalità
dell’individuo che richiede capacità logiche e computazionali eccessive.
L’economia comportamentale ha mostrato come gli individui abbiamo problemi
ad avere informazione e a processarle (capacità di calcolo).
Il Nobel Herbert Simon ha mostrato come, invece di massimizzare, ci si accontenti
di soddisfare le preferenze sopra un livello minimo accettabile, fermando la
valutazione della complessità delle alternative disponibili quando questo minimo
viene raggiunto.
Nella microeconomia neoclassica ipotizziamo che la domanda e l’offerta si
incrociano solo sui mercati che tendenzialmente sono centralizzati. Nella realtà
però le interazioni tra gli agenti sono complesse e i mercati non sono
centralizzati: ci sono invece approcci di rete che sono decentralizzati.
Detto ciò, l’equilibrio esiste davvero? No, è una costruzione filosofica. Noi
cerchiamo di rimane in equilibrio che però non è stabile, perché in realtà
fluttuiamo.
CAPITOLO 1 BECCHETTI: ACCENNI DI STORIA DEL PENSIERO
ECONOMICO
Quando ci sono diversi pensatori che seguono tutti uno stesso filone e
condividono una linea di pensiero si parla di scuola di pensiero. Questa cosa si
applica a diverse discipline, tra cui l’economia. Una scuola di pensiero economico
è un gruppo di economisti che condividono le principali linee di pensiero, a volte
seguendo e sviluppando le idee di uno stesso maestro.
FISIOCRATICI
A metà del Settecento, in Francia, si sviluppa la scuola fisiocratica
(physis=natura, kratos= potere), che assegna il potere produttivo alla natura. La
crescita economica e la vita delle persone è dovuta alla fertilità della terra che,
con l’agricoltura, produce una ricchezza superiore rispetto a quella impiegata per
produrla. È la natura che grazie alla sua fertilità produce un quantitativo ampio
che permette la sopravvivenza e un nuovo capitale. 5
Il primo pensatore di questa scuola è Francois Quesnay, famoso per aver
costruito il tableau écononomique, considerato il primo modello economico
della storia. Quesnay divide i flussi reali delle merci da quelli finanziari della
moneta. Dice che solo dalla terra vengono i flussi reali ed è per questo che si
trova alla base della ricchezza di una nazione.
La crescita economica è possibile solo se il prodotto eccede quanto serve al
sostentamento della propria famiglia e al ripristino dei fattori produttivi, cioè alle
quantità da seminare di nuovo. Infatti, il prodotto in eccesso, chiamato sovrappiù,
permette di aumentare i fattori produttivi e di ottenere una produzione ancora
maggiore in futuro.
Nel tableau économique il processo economico circolare si autoalimenta tramite
un flusso circolare di produzione e consumo che coinvolge tre categorie sociali:
- coltivatori: sono i più importanti e sono chiamati classe produttiva. Questi
creano la ricchezza, determinata dal sovrappiù, che viene poi ceduto alle altre
due classi per acquistare altri mezzi di sussistenza (come il pane) o di produzione
(come strumenti di lavoro).
- artigiani/mercanti: vengono detti classe sterile perché non creano un
sovrappiù ma lavorano le materie prime
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