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Appunti per il corso di microeconomia a.a. 2017-2018

Dispensa 1 – Elementi di teoria della produzione

Parte I - Singolo processo produttivo

Metodo di produzione

La quantità di lavoro e di mezzi di produzione richieste per produrre la quantità X definiscono un metodo di produzione e dipendono in primo luogo da circostanze di natura tecnica.

Ciclo produttivo

L'intervallo di tempo tra l'applicazione iniziale di mezzi di produzione e lavoro e l'ottenimento del prodotto è detto ciclo produttivo.

Coefficienti unitari di produzione

In taluni casi può essere utile descrivere lo stesso metodo con riferimento alle quantità di lavoro e mezzi di produzione necessarie alla produzione di 1 unità di prodotto; si ottengono dividendo le quantità impiegate del lavoro e dei mezzi di produzione per la quantità prodotta: MdP impiegati / Q prodotta L impiegato / Q prodotta.

Metodi produttivi alternativi

Per la produzione di una merce possono essere disponibili metodi alternativi, i vari metodi potrebbero anche non avere alcun mezzo di produzione in comune. La scelta tra i vari metodi sarà determinata dalla maggior convenienza per il produttore a impiegare un metodo piuttosto che altri; dipenderà perciò dai prezzi del prodotto e dei mezzi di produzione e dal prezzo del lavoro (salario).

Capitale

Si definisce capitale l'insieme degli elementi necessari alla produzione il cui costo deve essere sostenuto anticipatamente rispetto alla realizzazione del prodotto. Il capitale Fisso è costituito da quei mezzi di produzione la cui durata si estende sopra più cicli produttivi (macchinari, automezzi, edifici…). Il capitale Circolante è definito come tale in quanto esso ritorna in forma monetaria, tramite la vendita del prodotto, alla fine del singolo processo produttivo (materie prime, combustibili…), e può quindi essere reinvestito nella forma giudicata più opportuna per il ciclo successivo.

Produzione congiunta

Si possono incontrare industrie a prodotto multiplo dove all'interno di un singolo processo produttivo emerge più di un prodotto (allevamento di ovini latte e lana).

Parte II - Processo produttivo sociale

Economia di sola sussistenza

Le quantità prodotte delle due merci (grano e ferro) sono appena sufficienti per il sostentamento dei lavoratori e per la reintegrazione delle quantità di esse consumate come MdP. È un'economia nella quale si produce appena quanto è necessario per poter ripetere il processo produttivo. 320 G + 12 F + 120 L 800 G (0,4) (0,015) (0,15)… 80 G + 8 F + 80 L 40 F (2,0) (0,2) (2,0)… 400 G 20 F 400 G… 20 F 120 L : 0,15 = 800 G 800 G x 0,4 = 320 G e 800 G x 0,015 = 12 F 80 L : 2 = 40 F 40 F x 2 = 80 G e 40 F x 0,2 = 8 F

Economia con sovrappiù

Economia che produce più di quanto sia necessario alla sussistenza e alla reintegrazione. Sovrappiù = PSN - Sussistenze PSN = PSL - MdP

Merci-base e merci non-base

Le merci-base sono quelle che entrano direttamente o indirettamente nella produzione di tutte le merci; le sussistenze dei lavoratori sono merci-base perché entrano indirettamente nella produzione di tutte le merci; i mezzi di produzione potrebbero fare parte di tutte le produzioni sia direttamente che indirettamente. Le merci non-base sono quelle merci che non soddisfano queste condizioni.

Dispensa 2 – Teoria classica della distribuzione e dei prezzi relativi

Teoria classica o del sovrappiù sociale Smith e Ricardo

La teoria della distribuzione è la parte dell'economia politica che spiega come il prodotto sociale si ripartisce tra le varie categorie di reddito, quali i salari (redditi da lavoro), profitti (redditi da capitale) e le rendite (redditi da proprietà).

Teoria marginalista utilità marginale e prodotto marginale

La spiegazione del saggio del salario reale La teoria classica definisce il saggio del salario reale come la quantità di beni che un lavoratore riceve per il proprio lavoro. Secondo la teoria il saggio reale è determinato da circostanze di natura sociale ed economica:

  • Fattori storico-sociali: vi sono elementi che stabiliscono il livello minimo del salario definito salario di sussistenza. Il salario di sussistenza comprendeva non soltanto i beni indispensabili per la sopravvivenza fisica del lavoratore ma anche quelli che fossero ritenuti irrinunciabili dalla società quindi il salario minimo era influenzato da elementi di natura istituzionale e convenzionale;
  • Posizione contrattuale: se la posizione contrattuale dei lavoratori rispetto ai datori di lavoro è debole allora il salario reale coincide con la sussistenza, mentre se la posizione è sufficientemente forte il salario si mantiene al di sopra del minimo. Secondo i classici, dato lo svantaggio dei lavoratori, il salario si manteneva al livello di sussistenza.

La struttura analitica della teoria classica

NUCLEO: nella teoria classica entrano come variabili indipendenti ovvero come dati il Saggio del salario reale dal quale partire per la determinazione degli altri redditi (profitti e rendite); il Prodotto sociale cioè il prodotto complessivo dell'economia; le Condizioni tecniche di produzione.

Se consideriamo il saggio del salario al livello di sussistenza la struttura analitica della teoria classica può essere rappresentata dalla sequenza di queste fasi logiche:

  1. Dal PS e dalle Condizioni tecniche si ottiene il numero di lavoratori impiegati nell'economia;
  2. Dal PS e dalle Condizioni tecniche si desume i Mezzi di produzione utilizzati per ottenere quel prodotto sociale;
  3. Dalla differenza tra il PS ed i MdP impiegati nell'economia troviamo il Prodotto sociale Netto (al netto della reintegrazione dei MdP consumati);
  4. Il numero dei lavoratori impiegati insieme al Saggio del salario reale consente di calcolare i salari complessivamente pagati;
  5. Per differenza tra il PSN ed i salari complessivi (che stiamo stabilendo siano al livello di sussistenza) emerge la quota del prodotto sociale che costituisce i redditi diversi da salari che in questa situazione è uguale al Sovrappiù.

La determinazione delle variabili indipendenti ha luogo in parti della teoria diverse dal nucleo perché sono soggette ad influenze sia da parte di altri fattori che degli uni sugli altri.

Il ruolo del concetto di sovrappiù

Il guadagno che il capitalista realizza dipende dalla capacità dell'economia di produrre un'eccedenza rispetto alla reintegrazione e alle sussistenze; quindi la capacità dell'economia di produrre tale eccedenze è condizione necessaria affinché esistano redditi diversi dai salari, e in particolare profitti.

Il nesso tra distribuzione e prezzi relativi

Nella teoria classica PSN - Salari complessivi = Redditi diversi da salari Per semplificare si supponga che non vi siano rendite e che il saggio del salario sia pari alla sussistenza, cosicché il prodotto sociale netto si distribuisca interamente tra salari e profitti e il sovrappiù è costituito solo di profitti quindi Profitti = PS - MdP - Sussistenze dei lavoratori Una misurazione significativa è il Saggio del Profitto che misura il reddito che il capitalista ricava da ciascuna unità di capitale impiegato. Saggio del Profitto = Prof / Capitale investito

Concorrenza e tendenza all’uniformità del saggio del profitto

Si supponga che un capitalista, il cui capitale è investito nella produzione delle scarpe, ottenga un saggio annuo del profitto del 12%. Guardandosi attorno egli osserva però che nella produzione di camicie il saggio annuo del profitto è del 20%. Tuttavia l'aver investito nella produzione di scarpe non è una decisione irreversibile quindi a mano a mano, tramite la produzione delle scarpe, il capitale tornerà in forma monetaria e egli potrà decidere di investirlo nella produzione di camicie. A fronte dell'aumentata quantità prodotta di camicie non ci sarebbe però un'aumentata richiesta delle camicie stesse, e al prezzo iniziale la nuova quantità prodotta resterebbe parzialmente invenduta. La concorrenza tra i produttori spingerà il prezzo delle camicie verso il basso nello stesso tempo il fenomeno opposto si verificherà per le scarpe (Domanda). In conseguenza dello spostamento di capitale i valori del saggio del profitto nelle due produzioni subiranno variazioni di opposto segno e la loro differenza si restringerà finché il saggio del profitto sarà il medesimo in entrambe le produzioni. Assumendo condizioni di libera concorrenza, e cioè assenza di ostacoli al trasferimento del capitale da una produzione all'altra, gli economisti classici definivano prezzi normali quei prezzi concepiti come valori teorici, distinti dai prezzi effettivi che possono invece essere osservati in ogni dato momento sui mercati delle varie merci.

La determinazione del saggio del profitto e dei prezzi relativi

Assumendo che il saggio del salario sia pari alla sussistenza e che non esistano rendite cosicché il sovrappiù sia interamente attribuito ai profitti, il saggio del profitto sarà pari al rapporto tra il valore del sovrappiù e il valore del capitale complessivamente impiegato. Si assume che il saggio del salario sia costituito da una data quantità di grano e indichiamo con A e G le quantità di grano e acciaio prodotte, con A e G le quantità di grano e acciaio impiegate nella produzione di grano, g g con A e G le quantità di grano e acciaio impiegate nella produzione di acciaio, a a con L e L le quantità di lavoro impiegate nelle due produzioni, g a sia S e S le quantità di grano e acciaio che costituiscono il sovrappiù sociale g a Sovrappiù grano = tot grano prodotto - grano utilizzato come reintegrazione - lavoro impiegato nelle due industrie X sussistenza per lavoratore S = G – (G + G ) – (L + L ) wg g a g a S = A – (A + A ) a g a Indicando con p e p i prezzi normali e con r il saggio del profitto si ha: g a S p + S p Sovrappiù Totale a a g g r = (A + A )p + (G + G )p Capitale investito g a a g a g Dividendo il numeratore ed il denominatore per p g S p /p + S p a a g g r = (A + A )p /p + (G + G ) g a a g g a Il rapporto tra i prezzi delle due merci si chiama Prezzo relativo ed è il prezzo di una merce in termini di un'altra merce; e si determina tramite le equazioni di prezzo: G p = L w p + (A p + G p )(1+r) g g g g a g g A p = L w p + (A p + G p )(1+r) a a g a a a g Dividendo ora in ciascuna equazione per la quantità prodotta si ottengono le equazioni di prezzo con coefficienti unitari; dividendo entrambe le equazioni così ottenute per p si ottiene: g 1 = l w + (a p /p + g )(1+r) g g a g g p /p = l w + (a p /p + g )(1+r) a g a a a g a Riordinando la prima equazione si ha: 1 – l w g - g /a p /p = g g a g a (1+r) g Come sappiamo, nel nucleo della teoria classica sono assunti come dati il prodotto sociale, il saggio reale del salario espresso come quantità di merci e le condizioni tecniche in uso, quindi nella nostra equazione le uniche incognite sono il prezzo relativo e il saggio del profitto; questo ci rivela che il saggio del profitto non può essere determinato con il rapporto tra sovrappiù sociale e valore MdP. Beni-salario sono le singole merci che costituiscono il salario e merce-salario la merce composita da più beni salario nelle proporzioni del saggio Salario (w).

Il saggio del profitto ed il saggio del salario

Il saggio del profitto ed il saggio del salario sono inversamente proporzionali e la loro relazione decrescente può essere rappresentata in questo modo: r w

Saggio del profitto e teoria del valore degli economisti classici

La corretta soluzione al problema della determinazione del saggio del profitto e dei prezzi relativi è un risultato relativamente recente; Smith adottò come misura del valore delle merci il "lavoro comandato" e cioè la quantità di lavoro che una merce può acquistare. Questa misura del valore non consentiva di giungere ad una soluzione del problema perché all’aumentare del saggio del profitto i valori in "lavoro comandato" di entrambe le merci aumentavano quindi sia il valore del sovrappiù che il valore dei MdP (o capitale anticipato) non potevano essere conosciuti prima di determinare il saggio del profitto. Successivamente, prima Ricardo e poi Marx si basarono sulla "teoria del valore-lavoro". I prezzi relativi venivano determinati sulla base delle sole condizioni tecniche di produzione, e potevano quindi ritenersi noti indipendentemente dal saggio del profitto. Questa teoria tuttavia non è corretta, in quanto i prezzi relativi determinati risultano incompatibili con l'uniformità del saggio del salario.

Dispensa 3 – Teoria marginalista della distribuzione e dei prezzi relativi

Nella teoria marginalista i saggi di remunerazione dei fattori produttivi (lavoro e capitale) ed i prezzi relativi delle merci sono determinati in termini di equilibri di domanda e offerta. La teoria assume come date le seguenti circostanze:

  • I gusti o preferenze dei consumatori
  • Le condizioni tecniche di produzione (si hanno più metodi produttivi)
  • Le quantità disponibili dei fattori produttivi

La teoria ha quindi lo scopo di definire sia per i prodotti che per i fattori produttivi le condizioni di domande e offerta.

Il prodotto marginale e la domanda di fattori produttivi

Nella teoria marginalista, la presenza di metodi alternativi di produzione fa sì che uno stesso ammontare di prodotto possa essere ottenuto con diverse combinazioni dei fattori produttivi. Da questa ipotesi discende la nozione di Prodotto Marginale ovvero un incremento di prodotto derivante dall'impiego di una unità in più di un fattore produttivo. Se un imprenditore deve decidere quanto lavoro domandare, dato lo stock di capitale K*, esso sceglierà una quantità di lavoro che massimizzi il prodotto secondo la relazione.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher HelpEconomia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Ciccone Roberto.
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