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Micobacterium tuberculosis: infezione

Micobacterium tuberculosis ha un ampio spettro d’ospite e può entrare da qualsiasi porta d’ingresso. La via più frequente è la via aerogena. È in grado di infettare tutti i tessuti tranne i muscoli. Infatti, il suo bacillo è sensibile agli acidi grassi e nei muscoli si accumula acido lattico.

Il soggetto inala le goccioline di saliva che possono contenere il bacillo tubercoloso, che finiscono nelle prime vie aeree. Ci sono due primi meccanismi di difesa:

  • Il muco che imbriglia queste goccioline;
  • L’epitelio ciliato. Le goccioline si muovono con andamento centrifugo e sono spinte verso l’esterno, oppure vengono ingerite.

Ma al di sotto dei 6 micron, riescono a superare l’apparato respiratorio e arrivare nell’alveolo polmonare. Gli alveoli sono ricoperti da un epitelio, però discontinuo (se no durante la respirazione si strapperebbe): ci sono dunque delle porte d’entrata dove ci sono i macrofagi. Il bacillo tubercolare viene dunque fagocitato dal macrofago, che non è altro che il bersaglio del bacillo. Infatti, questo è in grado di interferire con la capacità killing di questa cellula.

Interazione del bacillo con i macrofagi

Si forma il fagolisosoma e gli enzimi idrolitici si scaricano del fagosoma. Si ha poi una scarica di tanti ioni superossido che uccidono i germi, rendendo il pH acido. Il bacillo però inibisce la loro attività degradativa attraverso due meccanismi:

  • Uno è costitutivo: nella parete ci sono acidi grassi in grado di inibire la formazione del fagolisosoma, e non vengono scaricati gli enzimi. Tuttavia, tali elementi costitutivi possono fluttuare nella parete, perché dipendono da dei precursori e se non ce ne fossero abbastanza per fare tanti lipidi, non potrebbero inibire il fagosoma;
  • Oppure il germe produce acido glutammico, forte inibitore della formazione del fagosoma.

Al suo interno, il fagosoma tollera al massimo una quarantina di bacilli, poi va incontro a morte, a lisi e libera i bacilli replicati.

Risposta infiammatoria acuta

Quando un bacillo arriva in un tessuto si verifica sempre una risposta infiammatoria acuta. Tale risposta consiste in:

  • Iperemia attiva: aumento dell’afflusso di sangue che comporta anche rossore;
  • Vasodilatazione dei capillari;
  • Diapedesi dei globuli bianchi: possono attraversare più facilmente le pareti dei capillari.

Le cellule che arrivano sono quindi leucociti polimorfonucleati, definiti microfagi, e sono un po’ meno efficienti dei monociti circolanti. Questi polimorfonucleati falliscono proprio come i macrofagi, solo che hanno una emivita di 24 ore, tempo identico a quello generazionale del bacillo tubercolare, che quindi non riesce a replicarsi.

Nel tessuto polmonare dunque avremo:

  • Detriti dei polimorfonucleati;
  • Detriti batterici di alcuni batteri uccisi dalle cellule;
  • Bacilli vivi;
  • Detriti di cellule polmonari, uccise dagli enzimi dei polimorfonucleati.

Questi detriti sono degli ottimi chemioattrattanti, cioè richiamano cellule fagocitarie più efficienti:

  • Monociti circolanti, che provengono dal sangue;
  • Istiociti tissutali, propri di ogni tessuto.

Queste cellule hanno in comune l’azione fagocitaria e vengono richiamate per eliminare i detriti dai tessuti. Questa è la risposta infiammatoria acuta, che in pratica consiste nell’accumulo nel focolaio di cellule polimorfonucleate, impari al compito. L’ospite impiegherà dunque il maggior numero possibile di macrofagi, ma c’è un limite per l’inibizione da contatto delle cellule epitelioidi.

Da infiammazione acuta a cronica

Quando nel focolaio alle cellule polimorfonucleate si sostituiscono i macrofagi, la risposta infiammatoria da acuta diventa cronica. L’accumulo di macrofagi nel tessuto prende il nome di granuloma (accumulo cronico di macrofagi).

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Scienze biologiche BIO/19 Microbiologia generale

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