MICROBIOLOGIA
Storia della microbiologia
Struttura e funzioni della cellula procariote
Crescita e metabolismo microbici
I metodi della microbiologia
Habitat microbici e cicli biogeochimici
Genetica microbica
Cenni di virologia
Interazione tra microrganismi e con altri organismi
Gli organismi microscopici vengono definiti sulla base della dimensione del loro organismo.
Sono organismi unicellulari. Molti di questi possono avere un organizzazione che prevede
l’aggregazione di diverse cellule che hanno ruoli diversi, anche se non possono essere definiti
pluricellulari.
Hanno una dimensione nell’ordine dei micrometri.
I microrganismi esistono in tutti e tre i domini della vita: batteri, archea, eucarioti. Batteri e archea
sono anche chiamati procarioti, in cui ci sono unicamente microrganismi.
Nel dominio degli eucarioti ci sono organismi unicellulari come funghi e alghe unicellulari.
I microrganismi, specialmente quando formano colonie microbiche, si possono vedere ad occhio
nudo ma non si ha la percezione cellulare.
Nel 1600 nasce la microbiologia, grazia allo sviluppo dei primi microscopi che permettono di
individuare organismi piccoli nelle matrici ambientali (acqua e aria).
La microbiologia infatti è nata principalmente a scopi sanitari e si occupa anche di virus, non vere e
proprie forme di vita, ma sono entità, parassiti intracellulari obbligati che vivono alle spese e
unicamente in presenza di un ospite (ospite batterico o organismo eucariotico).
La microbiologia è importante anche perché è riuscita ad isolare ceppi microbici in coltura pura,
grazie a Koch e Pasteur che hanno sviluppato le tecnologie necessarie per far crescere su un
terreno solido colonie microbiche e poter quindi isolare i microrganismi dall’ambiente in cui
vivono (o da organismi animali). Si usano piastre Petri per la coltura pura su terreni sintetici di
crescita.
Koch ha stabilito 4 postulati, che stabilivano quando un determinato agente microbico/batterico
poteva essere considerato l’agente eziologico, quindi l’agente biologico che causa una
determinata malattia.
Oltre al microscopio e ai terreni di colture è importante anche possono essere studiati anche
nell’ambiente (o in coltura pura) attraverso l’utilizzo di tecniche molecolari. Le tecniche molecolari
permettono di andare a studiare le caratteristiche microbiche, il metabolismo microbico partendo
dalle molecole che compongono la cellula. L’informazione genetica che ci dà sul metabolismo e le
caratteristiche dei vari organismi è contenuta nel DNA, negli acidi nucleici, nell’RNA messaggero e
ribosomale. Possono essere utili queste tecniche per studiare la diffusione nell’ambiente, naturale
o industrializzato, in associazione con ospiti.
Queste tecniche molecolari possono essere utilizzate in due diverse circostanze: 1) su una coltura
pura, un singolo organismo isolato in una piastra petri (es in coltura liquida) e usiamo tecniche di
sequenziamento per capire il suo genoma, e quindi gli enzimi e le proteine che può sintetizzare. 2)
studio nelle comunità complesse presenti nell’ambiente, il DNA studiato è un DNA misto che
presenta componenti che derivano da organismi diversi (DNA metagenomico). Di conseguenza lo
studio di questi DNA di diverse origine ci permette di studiare comunità microbiche anche
complesse. All’aumentare del numero di microrganismi la microbiologia copre un arco di ambiti
molto vasto che deve essere investigato con tecniche differenti. Vengono usate tecniche omiche,
che raccolgono diversi dati.
ALBERO FILOGENETICO: distanza genetica equivale a una distanza evolutiva. Il dominio dei batteri
è estremamente vasto. C’è una notevole distanza evolutiva fra i batteri e gli altri organismi
(archea, eucarioti). Con filogenetica si intendono i rapporti evolutivi fra gli organismi. Tipo gli
archea sono simili come struttura della cellula ai batteri perché entrambi fanno parte dei
procarioti, ma evolutivamente sono più vicini agli eucarioti. Ci sono degli organismi che non si è
ancora riusciti ad isolare in coltura pura, principalmente in un phylum (candidate phyla radiation)
dei batteri. Quindi in questa zona dell’albero lo studio di questi batteri e del loro DNA è avvenuto
non in coltura, ma nell’ambiente, senza essere isolati.
Inoltre, diversità evolutiva significa anche maggiore diversità metabolica, diversa capacità di
sintetizzare enzimi e concatenare reazioni chimiche, catalizzate da questi enzimi, che gli hanno
permesso di avere proprietà di biosintesi e di degradazione, di resistenza ad ambienti con
condizioni estreme, che fa dei microrganismi il gruppo maggior distribuito nella biosfera. I
microrganismi hanno queste caratteristiche grazie alla loro 1) capacità riproduttiva (es un
miliardo di batteri in un gr di suolo, o circa un milione in un ml di acqua di mare). Quindi sono
predominanti dal punto di vista numerico, non di biomassa 2) capacità emergenti che derivano
dai processi evolutivi, da una variazione a seguito della selezione naturale dell’abbondanza delle
tipologie metaboliche e da un’evoluzione molecolare, quindi un accumularsi di variazioni nel
genoma degli organismi che vengono amplificati grazie alla presenza di numerose generazioni in
un arco temporale ristretto. La duplicazione avviene per divisione cellulare asessuata, ma usano
dei meccanismi che permettono di scambiare il materiale genetico che permette lo svilupparsi di
nuove capacità che vengono poi selezionate dall’ambiente.
Si può assumere che i primi organismi evolutisi sulla terra sono stati batteri. Quindi il tempo che
hanno avuto per evolversi, per accumulare capacità è infintamente più grande rispetto a quelli
successivi. Capacità di adattarsi e di sfruttare le risorse. Infatti la lotta ai microrganismi, ai patogeni
dell’influenza con gli antibiotici è contrastata dalla capacità dei batteri di sviluppare in maniera
rapida l’effetto degli antibiotici.
La microbiologia attinge a diverse scienze, perché si basa su organismi biologici che vivono in
ambienti molto diversi e con capacità molto diverse. Basi di genetica, chimica, ecologia, biologia..
Quindi può essere divisa in sottodiscipline: virologia, ecologia microbica, genetica, microbiologia
medica. Quindi la microbiologia è importante per lo studio di processi biologici universali.
I microrganismi hanno un ruolo fondamentale nell’ambiente, ad esempio nei cicli biogeochimici.
LEZIONE 5/03 STORIA DELLA MICROBIOLOGIA
Solo dal 19esimo secolo si ha la possibilità di studiare i microrganismi in laboratorio: terreni
sintetici (o naturali) di crescita.
Possiamo vedere i microrganismi in forma aggregata, ad esempio i corpi fruttiferi nei funghi,
biophylm, colonie nei terreni ricchi, o la muffa, i batteri sui cibi.
L’uomo è riuscito a sfruttare le loro capacità metaboliche: panificazione, fermentazione, yogurt,
formaggi. I microrganismi ci fanno ammalare: batteri e funghi (entità biologiche) o i virus (parassiti
intracellulari, non forme di vita)
1° RIVOLUZIONE TECNOLOGICA: avvento del microscopio nel 17esimo secolo. Robert Hooke
(1635-1703) nel 1665 pubblicò l’esatta descrizione di un microscopio con una sola lente e disegni
di corpi fruttiferi di funghi. Già con galileo si è visto la presenza di strumenti utilizzati per
l’osservazione (telescopio).
Ma la nascita della microbiologia nasce con un commerciante di stoffe a Delft in Olanda, Antonj
van Leeuwenhoek (1632-1723), che fu il primo a descrivere i batteri, lieviti e protozoi. Si era
appassionato alla costruzione di microscopi che potevano raggiungere ingrandimenti di circa 50-
300 volte. Nel 1676 descrisse e disegnò le cellule di alcuni “animalcules”, batteri e lieviti. Dopo
queste iniziali scoperte l’esplorazione del mondo microbico si è arrestata per circa 100 anni.
Nel 1800 la rivoluzione continua. Ferdinand Cohn (1828-1898) studiò per primo le alghe
unicellulari e il batterio Beggiatoa. Paul Ehrlich (1854-1915) sviluppa nel 1881 la “colorazione
vitale” dei batteri con blu dimetilene. Nel 1884 Hans Christian Gram (1853-1938), medico e
farmacologo danese, sviluppò un metodo di colorazione differenziale che da lui prese il nome di
colorazione Gram.
Il dibattito scientifico e filosofico sulla generazione spontanea è durato fino alla fine del XIX secolo.
Da sostanza organica (es cibo) si vedevano nascere ed evolvere diversi organismi: larve di insetti,
mosche, topi nelle grosse derrate alimentari. Quindi si pensava che questo processo riguardasse
una trasformazione spontanea della sostanza inanimata a sostanza animata. La sua confutazione
ha richiesto lo sviluppo della teoria cellulare (gli organismi si basano su un’unità fondamentale,
che è la cellula, che viene ripetuta nel caso degli
organismi pluricellulari) e della biogenesi.
TEORIA DELLA GENERAZIONE SPONTANEA: il medico
Francesco Redi nel 1668 fece uno dei primi tentativi di
confutazione di questa teoria.
ESPERIMENTO A: pezzo di carne in un contenitore
aperto: arrivano mosche e larve.
ESPERIMENTO B: se mettiamo sopra un pezzo di carta,
per un po’ di tempo non vediamo la presenza di mosche
e larve. Lo proteggiamo da qualcosa di esterno. Questa
è già una confutazione che la vita non deriva dalla carne.
ESPERIMENTO C e D: il contenitore viene coperto da una
garza, che fa passare l’aria, ma non permette il
passaggio di particelle grossolane, mosche o altri corpi
di dimensioni superiori. E si comporta come
l’esperimento B. Quindi il fattore arriva da fuori. Ciò si
può provare prendendo la garza usata nell’esperimento
C e lo mettiamo sulla carne in un barattolo sigillato. Si sviluppano mosche perché era la garza
contaminata, nonostante il barattolo fosse sigillato.
Redi conclude che quando si ha una generazione di mosche e di larve non derivano dalla carne,
non sono dovute all’aria, ma alla presenza di organismi esterni che in qualche modo seminano la
vita, anche quando la carne viene richiusa in un contenitore ermetico.
Un'altra teoria diceva che certe soluzioni liquide nel tempo andavano incontro ad un certo
intorbidimento, dovuto alla presenza di
microrganismi in queste soluzioni ricche di nutrienti.
E in questo caso il dubbio della generazione
spontanea si mantiene. La confutazione successiva
deriva da due scienziati, Spallanzani e Pasteur.
L’esperimento di Spallanzani consiste in un brodo che
in assenza di trattamento termico sviluppa come
atteso una torbidità. Questo avviene sia in un
contenitore aperto all’aria che in uno
successivamente chiuso. Questo non confuta la
teoria (della generazione spontanea), perché anche
in un contenitore chiuso ci sono microrganismi.
Allora Sapallanzani tratta il brodo termicamente e
divide il brodo in una aperta e una chiusa.
L’intorbidimento avviene solo nella beuta aperta,
nella maggior parte dei casi. Alcuni organismi
sporigici resistano al calore. In un certo senso
comunque Spallanzani confuta la generazione
spontanea, anche dei microrganismi. L’obiezione fu
che la bollitura distruggeva anche la “forza vitale”, e una volta chiuso il contenitore non può
arrivare dall’aria. Un secolo dopo Louis Pasteur confutò definitivamente la teoria della
generazione spontanea.
ESPERIMENTO: usa una fiasca in cui viene versato del brodo non sterile, la differenza è che la
fiasca viene modificata e si forma un collo a forma di collo di cigno che avendo una curvatura verso
il basso permette all’aria di entrare nella fiasca, ma fa depositare il materiale pulviscolari. Per
prima cosa Pasteur sterilizza con il calore il collo della fiasca ed il liquido. Crea condizioni sterili. Se
si lascia questa fiasca, nonostante ci sia libero accesso all’aria, questa fiasca non mostra torbidità.
Ciò è diverso da quello che era successo nell’esperimento di Spallanzani, dove il liquido era stato
sterilizzato, ma lasciandolo all’aperto entrava particolato e portava a torbidità. Nel caso di Pasteur,
se dopo un po’ di tempo la fiasca viene inclinata e una parte del liquido entra in contatto con il
materiale depositato sull’ansa, e poi la fiasca viene raddrizzata, dopo poco tempo si sviluppano dei
microrganismi e la sostanza va in putrefazione. Ciò confuta la teoria della generazione spontanea,
perché in teoria questa forza vitale era presente nell’aria, allora poteva entrare in contatto con la
soluzione sterilizzata. Ma anche se ciò è avvenuto, questo non ha portato allo sviluppo della
crescita microbica. Il fatto che avvenga solo a contatto fra liquido e materiale viene interpretato
con la presenza di microrganismi all’interno di questo materiale.
Grazie a questa confutazione si afferma anche la teoria cellulare e la teoria della biogenesi, che
postula che ogni cellula deriva da un’altra cellula, ogni organismo vivente è generato da un altro
organismo vivente. Questa teoria si sviluppa in concomitanza delle teorie evolutive di Lamarck e
Darwin. Ma manca un correlazione con una teoria sull’origine della vita.
SVILUPPO DELLE TECNICHE DI BASE: Robert Koch (1843-1910) sviluppò un metodo per coltivare i
microrganismi su terreno solido attraverso l’uso di gelatina o l’uso di fette di patata sulla cui
superficie potevano crescere microrganismi formando delle specie di colonie. Walter Hesse,
introdusse l’uso dell’agar come agente solidificante per i terreni di crescita. Julius Petri, nel 1887
introdusse l’uso di scatole di vetro, le capsule (piastre) di Petri. Ciò permette l’isolamento dei
microrganismi in coltura pura.
Una colonia microbica è un clonale di cellule che si sono generate da un’unica cellula. Le colonie
possono essere molto diverse fra di loro, per colore, forma, grandezza, bordi più o meno
frastagliate, alcune più lucide; hanno strutture di aggregazione cellulare molto diverse, hanno una
morfologia di colonia molto diversa. Se una colonia è separata dalle altre si può assumere che è
una coltura pura. La capacità di separare organismi in contenitori differenti è stata molto
importante per studiarli.
MALATTIE INFETTIVE: era uno degli aspetti più rilevanti di quel tempo. Patogenicità: proprietà di
alcuni organismi di causare malattie in ospiti. Ciò era già stato postulato nel 1550, che la
trasmissione della malattia potesse essere a distanza, cioè che ci potesse essere un trasferimento
della malattia tra organismi non a contatto. Quindi esisteva un mezzo che metteva in contatto i
due organismi. Dopo essere stati individuati, si cominciò a studiare se quei batteri, i funghi
potessero essere degli agenti patogeni. La teoria microbica delle malattie è dovuta al lavoro di
Robert Koch e Luis Pasteur.
Koch isolò per la prima volta un microrganismo causa di malattia e dimostrò che Bacillus anthracis
è l’agente eziologico del carbonchio (antrace). Koch isolò Mycobacterium tubercolosis e il vibrione
del colera. Sviluppò i criteri generali/sperimentali per definire se un determinato agente biologico
è causa di una malattia (postulati di Koch, possibile domanda).
4 POSTULATI: nella teoria dovevano essere tutti verificati per determinare se un agente microbico
era l’agente patogenico/eziologico di una malattia.
1. Il sospetto patogeno deve ritrovarsi in tutti i casi di malattia ed essere assente negli animali
sani. (Riconoscimento attraverso microscopia, colorazione...)
2. Il sospetto patogeno deve poter crescere in coltura pura. Si doveva poterlo far crescere in
coltura pura.
3. Le cellule provenienti da una coltura pura del sospetto patogeno devono introdurre la
malattia in animali sani. (Cavie)
4. Il sospetto patogeno deve poter essere nuovamente isolato e se ne deve poter dimostrare
l’identità con l’originale. Questo doveva dare secondo Koch la certezza che quel
determinato agente patogeno fosse effettivamente quello responsabile di quella
determinata malattia. (Nuovo isolamento in laboratorio e coltura)
Adesso le cose non sono poi così tanto lineari, anche se sicuramente se i 4 postulati sono rispettati
allora l’agente patogeno è considerato l’agente eziologico di quella malattia. Ora sappiamo che
alcuni organismi patogeni possono essere presenti anche in soggetti sani e possono svilupparsi
successivamente. Non tutti gli organismi sono coltivabili, quindi può esistere l’agente patogeno ma
non lo possiamo coltivare (postulato 2). Dipende anche dalla risposta immunitaria del soggetto,
quindi l’esposizione non per forza implica uno sviluppo della malattia.
Ora questi postulati tendono essere trasferiti anche nell’ambito molecolare, con l’obiettivo di
definire il gene, e quindi il determinante genetico della patogenicità e della virulenza all’interno
degli organismi. In questo caso non parliamo di un organismo, di un batterio, ma dei determinanti
genetici che presenti in un microrganismo specifico ne conferiscono patogenicità. Questo deriva
dal fatto che non sempre la tassonomia microbica è così semplice; ci possono essere organismi
simili che possiamo attribuire allo stesso genere o specie, qualche individuo può essere patogeno,
un altro no (dipende dai geni).
POSTULATI DI KOCH MOLECOLARI:
1. Per determinare se un determinato gene conferisce patogenicità questo gene deve essere
presente in tutti gli organismi patogeni. Se il ceppo microbico conferisce malattia e
attribuiamo a quel determinante genetico la malattia, allora quel determinante genetico
deve essere presente nella specie patogena, e assenta in quella non patogena (es sigella
virulento, escherichia coli no).
2. Se inattiviamo il gene implicato questo deve portare alla diminuzione misurabile della
patogenicità o virulenza.
3. La complementazione o reversione della mutazione deve ripristinare
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