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RICERCA QUANTITATIVA E RICERCA QUALITATIVA

Ricerca quantitativa e ricerca qualitativa: un confronto

Impostazione della ricerca teoria ricerca

Nei due approcci è fondamentalmente diverso il rapporto instaurato tra e .

Nel caso della ricerca quantitativa neopositivista, il rapporto è strutturato in fasi logicamente sequenziali ,

secondo un’impostazione sostanzialmente deduttiva (la teoria precede l’osservazione), che si muove nel

giustificazione , cioè di sostegno, tramite i dati empirici, della teoria precedentemente

contesto della

formulata sulla base della letteratura.

Nel caso della ricerca qualitativa interpretativista elaborazione teorica e ricerca empirica procedono

intrecciate, in quanto il ricercatore vede nella formulazione iniziale di una teoria una possibile

condizionamento che potrebbe inibirgli la capacità di comprendere il soggetto studiato. In questo modo la

letteratura ha una minore importanza.

concetti sono usati in modo diverso dai due approcci. I concetti sono gli elementi costitutivi della

Anche i operativizzazione (trasformazione in variabili empiricamente osservabili) permettono

teoria, e tramite la loro

alla teoria di essere sottoposta a controllo empirico.

Nell’approccio neopositivista la chiarificazione dei concetti e la loro operativizzazione in variabili avvengono

prima ancora di iniziare la ricerca. Questo metodo, se da un lato offre il vantaggio di poter rilevare

empiricamente il concetto, dall’altro comporta anche lo svantaggio di una forte riduzione e impoverimento

reificazione

).

del concetto stesso, con il rischio ulteriore che la variabile sostituisca il concetto ( sensitizing concept

Un ricercatore qualitativo avrebbe invece utilizzato il concetto come orientativo ( ), che

predispone alla percezione, ancora da definire non solo in termini operativi, ma anche teorici, nel corso della

ricerca stessa. I concetti diventano quindi una guida di avvicinamento alla realtà empirica, non riduzioni della

realtà stessa in variabili astratte.

rapporto generale con l’ambiente studiato

Per quanto riguarda il , l’approccio neopositivista non ritiene che la

manipolazione

reattività del soggetto possa rappresentare un ostacolo di base, e crede che un certo grado di

sull’approccio naturalistico,

controllata sia ammissibile. Viceversa la ricerca qualitativa si basa vale a dire che

il ricercatore non manipola in alcun modo la realtà in esame. I due modi di fare ricerca trovano illustrazioni

tipiche e opposte nelle tecniche dell’esperimento e dell’osservazione partecipante.

interazione psicologica con i singoli soggetti studiati

Se passiamo alla specifica , il ricercatore quantitativo

assume un punto di vista esterno al soggetto studiato, in modo neutro e distaccato; inoltre studia solo ciò

che egli ritiene importante. Il ricercatore qualitativo invece si immerge il più completamente possibile nella

realtà del soggetto e quindi tende a sviluppare con i soggetti una relazione di immedesimazione empatica.

Ma in questo modo sorge prepotentemente il problema dell’oggettività della ricerca.

interazione fisica con i singoli soggetti studiati è differente per i due approcci. La ricerca quantitativa

Anche l’

spesso non prevede alcun contatto fisico tra studioso e studiato, mentre nella ricerca qualitativa il contatto

fisico è una precondizione essenziale per la comprensione.

passivo attivo

nella ricerca quantitativa, mentre ha un ruolo nella ricerca

Il soggetto studiato quindi risulta

qualitativa. 5

Rilevazione (disegno della ricerca)

Nella ricerca quantitativa il disegno della ricerca (decisioni operative che sovrintendono all’organizzazione

pratica della ricerca) è costruito a tavolino prima dell’inizio della rilevazione ed è rigidamente strutturato e

chiuso. Nella ricerca qualitativa invece è destrutturato, aperto, idoneo a captare l’imprevisto, modellato nel

rappresentatività

corso della rilevazione. Da queste diverse impostazioni deriva la diversa concezione della

dei soggetti studiati. Nella ricerca quantitativa il ricercatore è più preoccupato della rappresentatività del

pezzo di società che sta studiando piuttosto che della sua capacità di comprendere, mentre l’opposto vale

per la ricerca qualitativa, alla quale non interessa la rilevanza statistica bensì l’importanza che il singolo caso

sembra esprimere.

strumento di rilevazione

Anche lo è differente per i due tipi di ricerche. Nella ricerca quantitativa esso è

uniforme o uniformante per garantire la validità statistica, mentre nella ricerca qualitativa le informazioni

sono approfondite a livelli diversi a seconda della convenienza del momento.

natura dei dati è diversa. Nella ricerca quantitativa essi sono oggettivi e

Allo stesso modo, anche la

hard

standardizzati ( ), mentre la ricerca qualitativa si preoccupa della loro ricchezza e profondità soggettive

soft ).

(

Analisi dei dati oggetto

L’analisi dei dati è completamente differente per le due impostazioni della ricerca, a partire dall’

dell’analisi. La ricerca quantitativa raccoglie le proprietà individuali di ogni soggetto che sembrano rilevanti

variabili

) e si limita ad analizzare statisticamente queste variabili. Il soggetto non

per lo scopo della ricerca ( spiegare la varianza

viene quindi più ricomposto nella sua unitarietà di persona. L’obiettivo dell’analisi sarà

delle variabili dipendenti, trovare cioè le cause che provocano la variazione delle variabili dipendenti.

La ricerca qualitativa invece non frammenta i soggetti in variabili, ma li considera nella loro interezza, sulla

base del ragionamento che l’individuo è qualcosa in più della somma delle sue parti. L’obiettivo è quindi

comprendere le persone , interpretando il punto di vista dell’attore sociale.

quello di

Le tecniche matematiche e statistiche sono fondamentali per la ricerca quantitativa, mentre sono considerate

inutili e dannose nella ricerca qualitativa.

Risultati presentazione dei dati

I risultati dei due tipi di ricerca sono naturalmente diversi. Già nella notiamo che la

tabelle narrazioni

, mentre quella qualitativa di . Le tabelle hanno il pregio della

ricerca quantitativa si serve di

chiarezza e della sinteticità, ma presentano il difetto di presentare uno schema mentale proprio dei

ricercatori che può non corrispondere alle reali categorie mentali dei soggetti; inoltre impoveriscono

inevitabilmente la ricchezza delle affermazioni dei soggetti. Le narrazioni riescono ad ovviare a questi difetti,

perché riportano le parole degli intervistati e quindi si pongono come una “fotografia” dei loro pensieri.

generalizzazioni dei dati, la ricerca quantitativa si pone l’obiettivo di enunciare

Per quanto riguarda la

rapporti causali tra le variabili che possano spiegare i risultati ottenuti. La ricerca qualitativa, invece, cerca di

tipi ideali (nel senso weberiano), cioè categorie concettuali che non esistono nella realtà, ma che

individuare

liberano i casi reali dai dettagli e dagli accidenti della realtà per estrarne le caratteristiche essenziali ad un

livello superiore di astrazione; lo scopo dei tipi ideali è quello di essere utilizzati come modelli con i quali

illuminare e interpretare la realtà stessa.

La ricerca qualitativa non si preoccupa di spiegare i meccanismi causali che stanno alla base dei fenomeni

sociali, cerca invece di descriverne le differenze interpretandole alla luce dei tipi ideali. All’opposto, il fine

ultimo della ricerca quantitativa è proprio quello di individuare il meccanismo causale.

portata dei risultati

. A questo proposito notiamo che la profondità

Un’ultima questione è quella della

dell’analisi e l’ampiezza della ricerca sono inversamente correlate, vale a dire che ad un maggior numero di

casi esaminati corrisponde un minore approfondimento dei singoli casi. Data la maggiore quantità di casi

necessariamente esaminati dalla ricerca quantitativa, risulta indubbiamente una maggiore generalizzabilità

dei risultati rispetto a quelli della ricerca qualitativa. 6

Due diversi modi di conoscere la realtà sociale

A questo punto ci si potrebbe chiedere se uno dei due approcci è “scientificamente” migliore dell’altro. A

questo proposito si possono individuare tre posizioni. La prima afferma che i due approcci sono incompatibili

tra di loro, e quindi i rispettivi sostenitori dei due paradigmi dicono che il proprio è corretto mentre l’altro è

sbagliato. La seconda si ritrova nei neopositivisti, che affermano l’utilità dell’approccio qualitativo, ma solo in

una prospettiva preliminare di stimolazione intellettuale (ruolo ancillare). La terza posizione infine sostiene la

pari dignità dei due metodi, e auspica lo sviluppo di una scienza sociale che, a seconda delle circostanze e

delle opportunità, scelga per l’uno o per l’altro approccio. Infatti contributi importanti alle scienze sociali sono

arrivati da entrambi i tipi di ricerca, che possono essere rispettivamente adatti per differenti situazioni.

Entrambi gli approcci si possono considerare come due diversi modi di fare ricerca che possono contribuire

insieme alla conoscenza dei fenomeni sociali, integrandosi vicendevolmente per una migliore comprensione

della realtà da punti di vista differenti. 7

LA RILEVAZIONE DEI DATI: TECNICHE QUANTITATIVE 8

LA TRADUZIONE EMPIRICA DELLA TEORIA

Struttura “tipo” della ricerca quantitativa

La ricerca scientifica è un processo creativo di scoperta che si sviluppa secondo un itinerario prefissato e

secondo procedure prestabilite che si sono consolidate all’interno della comunità scientifica. Questo significa

che esiste un atto della scoperta che sfugge alle analisi logiche, ma allo stesso tempo la ricerca empirica

pubblica controllabile ripetibile

deve essere , e per poter essere definita scientifica. Per questo esiste un

percorso “tipico” della ricerca sociale che parte dalla teoria, attraversa le fasi si raccolta e analisi dei dati e

ritorna alla teoria. Più precisamente, si possono individuare cinque fasi e cinque processi che le legano.

teoria ipotesi

, la seconda quella delle , legate tra di loro attraverso il processo

La prima fase è quella della

deduzione

della . La teoria è generale mentre l’ipotesi ne rappresenta un’articolazione specifica. La terza fase

raccolta dei dati operativizzazione

è quella della , a cui si arriva attraverso il processo di , cioè la

trasformazione delle ipotesi in affermazioni empiricamente osservabili. L’operativizzazione porta alla

disegno della ricerca

, cioè di un piano di lavoro che stabilisce le varie fasi dell’osservazione

definizione del analisi dei dati organizzazione dei dati

, preceduta dall’ rilevati. Di solito

empirica. La quarta fase è quella dell’ matrice di dati

. La quinta fase è quella

questa fase nella ricerca quantitativa consiste nella creazione di una

risultati interpretazione

, a cui si arriva tramite un processo di delle analisi

della rappresentazione dei

statistiche condotte nella fase precedente. Infine il ricercatore ritorna alla teoria iniziale tramite un processo

induzione

, che confronta i risultati ottenuti con la teoria precedente.

di Dalla teoria alle ipotesi teoria

, cioè un insieme di preposizioni tra loro organicamente

Per elaborare un’ipotesi si parte da una

collegate che si pongono a un elevato livello di astrazione e generalizzazione rispetto alla realtà empirica, le

quali sono derivate da regolarità empiriche e dalle quali possono essere derivate della previsioni empiriche.

Si tratta di un tentativo di spiegare un fenomeno sociale e deve essere verificata.

ipotesi

Una teoria deve essere organizzata in specifiche. L’ipotesi implica una relazione tra due o più concetti,

si colloca a un livello inferiore di astrazione e generalità rispetto alla teoria, e ne permette una traduzione in

termini empiricamente controllabili.

La validità di una teoria dipende dalla sua traduzione in ipotesi empiricamente verificabili, perché se una

teoria è troppo vaga per dar luogo ad ipotesi, non può essere verificata nella realtà. Il criterio della

controllabilità empirica scientificità.

è il criterio stesso della

generalizzazioni empiriche teorie

e : le prima sono proposizioni isolate che

È importante la differenza tra

riassumono uniformità relazionali osservate tra due o più variabili, mentre le seconde nascono quando

queste proposizioni sono raccolte e sussunte in un sistema concettuale che si colloca ad un livello superiore

di astrazione (ad esempio, permette di avanzare ipotesi in campi diversi e remoti da quelli originari).

Talvolta la pratica delle ricerca si sviluppa con ordini diversi rispetto a quello canonico: è possibile che le

a posteriori . Oppure si ricorre

ipotesi vengano sviluppate dopo aver raccolto i dati, e con questi confrontati

dopo

alla teoria aver analizzato i dati, per spiegare un fatto anomalo o un risultato inaspettato. Infine, una

nuova teoria può essere scoperta nel corso della fase empirica. Talora la rilevazione viene prima della delle

analisi secondaria , quando cioè si applica una seconda

ipotesi per ragioni di forza maggiore, nel caso dell’

analisi a dati raccolti da altri ricercatori in tempi precedenti. 9

Dai concetti alle variabili

concetto contenuto semantico

si riferisce al (significato) dei segni

Nel suo significato più ampio, il termine

linguistici e delle immagini mentali. Proprio per questa sua generalità, il concetto può includere ogni specie di

segno o di procedura semantica, astratto, concreto, universale, individuale, ecc.

Essendo l’ipotesi una interconnessione tra concetti, emerge il fatto che i concetti sono i “mattoni della

teoria”, e attraverso la loro operativizzazione si realizza la traduzione empirica di una teoria. Il concetto è il

legame tra la teoria e il mondo empirico osservabile.

I concetti possono riferirsi ad astrazioni impossibili da verificare empiricamente (potere, felicità, ecc), oppure

a entità concrete (oggetti, persone, ecc). Ma se i concetti formano una teoria, come si può verificarla

proprietà

empiricamente? Bisogna passare dai concetti astratti alla loro applicazione come degli specifici

unità di analisi variabile

oggetti studiati (chiamati ). Una proprietà misurabile di una unità di analisi si chiama .

Per esempio, il peso è un concetto, ma il peso di un oggetto è la sua proprietà. Il peso dell’oggetto misurato

con la bilancia è una variabile. Oppure, il livello culturale è un concetto astratto, ma se applicato a un

individuo diventa una proprietà, e se è misurabile una variabile.

In definitiva, una variabile è una proprietà di una unità di analisi a cui sono assegnati valori diversi.

Unità di analisi

L’unità di analisi rappresenta l’oggetto sociale al quale afferiscono, nella ricerca empirica, le proprietà

studiate. Esse devono essere determinate con precisione nel momento in cui si vuole sottoporre a controllo

empirico una teoria mediante una specifica ricerca di tipo quantitativo, in quanto sono un elemento

importante del disegno della ricerca (il programma di lavoro empirico). Le unità di analisi possono essere

individuo aggregato di individui

(la più comune), dall’ (di solito basate sulla

concretamente rappresentate dall’

territorialità), gruppo-organizzazione-istituzione

dal (quando l’unità di rilevamento è rappresentata dal

eventi sociali (quando gli eventi stessi sono le unità di analisi) e dalle

collettivo stesso), dagli

rappresentazioni simboliche – prodotto culturale (quanto l’unità di analisi consiste da messaggi di

comunicazione di massa di ogni genere). casi gli esemplari specifici di quella data unità di

L’unità di analisi è singolare ed astratta, mentre chiamiamo

analisi che vengono studiati, sui quali si rilevano i dati. Essi sono gli oggetti specifici della ricerca empirica. 10

Variabili

variabile concetto operativizzato proprietà operativizzata

è un , o meglio la di un oggetto, in quanto il

Una

concetto, per poter essere operativizzato, ha dovuto essere applicato ad un oggetto diventandone proprietà.

Un concetto può essere operativizzato in modi diversi. Le variabili possono variare tra diverse modalità; il

caso limite è quello in cui risulta invariante nello specifico sottoinsieme degli oggetti studiati, nel qual caso

costante tempo longitudinale

prende il nome di . Le variabili possono variare nel , su uno stesso caso (studio o

diacronico) fra i casi, trasversale sincronico).

oppure nello stesso tempo (studio o Nelle scienze sociali il

secondo metodo è il più utilizzato. manipolabilità

Le variabili possono esser classificate secondo la loro , la posizione nella relazione

causa/effetto, l’osservabilità, individuale o collettivo trattamento dei loro valori.

il carattere e il

manipolabili non manipolabili

La prima distinzione è quella tra variabili e . Le variabili manipolabili sono quelle

che possono essere modificate dal ricercatore, viceversa quelle non manipolabili non possono essere

controllate. La maggior parte delle variabili sociali non sono manipolabili, anche se esistono dei casi in cui il

ricercatore può controllarle. dipendenti indipendenti

e variabili . In una relazione asimmetrica

La seconda distinzione è quella tra variabili

tra due variabili, quando cioè una variabile influenza un’altra, la variabile indipendente è ciò che influenza (la

causa), mentre la variabile dipendente è ciò che è influenzato (l’effetto). Nel caso in cui le variabili

multivariata .

indipendenti siano più di una abbiamo una relazione

latenti osservate osservabilità

e variabili . La distinzione si basa sulla ,

La terza distinzione è quella tra variabili

ossia sulla possibilità di rilevazione empirica. Le prime sono variabili non direttamente osservabili in quanto

rappresentano concetti molto generali o complessi, mentre le seconde sono facilmente rilevabili. In ogni

caso, entrambe possono essere operativizzate, per cui anche nel caso delle variabili latenti c’è una

sostanziale differenza con i concetti. individuali collettive

e variabili . Le variabili individuali sono specifiche

L’ultima distinzione è quella tra variabili

di ogni individuo, mentre quelle collettive sono proprie di un gruppo sociale. Le variabili collettive si

aggregate

, dove la proprietà del collettivo deriva dalle proprietà dei

suddividono a loro volta in variabili globali

singoli componenti del gruppo, e variabili , quando le caratteristiche esclusive del gruppo non derivano

da proprietà dei membri che lo compongono.

Le variabili sono assolutamente fondamentali nella ricerca empirica, anche se a ogni definizione operativa è

lasciata all’arbitrio del ricercatore, che deve solo esplicitare e giustificare le sue scelte. Per questo una

definizione operativa non è mai perfettamente adeguata ed esiste sempre uno scarto tra variabile e

reificazione

concetto. Un altro pericolo che porta l’operativizzazione è quello della , cioè di identificare la

definizione operativa di un concetto (necessariamente arbitraria e impoverita) con il concetto stesso.

scientificamente e

Tuttavia, con tutti i suoi limiti, la definizione operativa è necessaria per fondare

oggettivamente la ricerca sociale. 11

Variabili nominali, ordinali e cardinali logico-matematiche che

Un’altra classificazione molto importante è quella tra che riguarda le operazioni

nominali ordinali cardinali

possono essere effettuate sulle variabili. A questo proposito abbiamo variabili , e .

stati discreti non ordinabili

Le variabili nominali sono tali quando la proprietà da registrare assume , cioè finiti

e delimitati che non hanno alcun ordine o gerarchia tra di essi. Gli stati di una proprietà così descritta si

categorie modalità

chiamano , le categorie operativizzate (cioè gli stati della variabile) e i simboli assegnati

valori

. La procedura di operativizzazione che permette di passare dalla proprietà alla variabile è

alle modalità

classificazione dicotomiche

la . Nel caso in cui ci siano solo due modalità si parla di variabili .

stati discreti ordinabili

Le variabili ordinali sono tali quando la proprietà da registrare assume . In questo caso

è possibile stabilire non solo relazioni di eguaglianza e disuguaglianza, ma anche relazioni d’ordine. In questo

ordinamento

, che tiene conto dell’ordinabilità degli stati della

caso la procedura di operativizzazione è l’

proprietà. Quindi l’attribuzione dei valori alle singole modalità dovrà utilizzare un criterio che presevi l’ordine

degli stati. Tipicamente si utilizzano i numeri naturali, che comunque non godono delle loro proprietà

cardinali (cioè la distanza che corre tra le varie modalità non può essere confrontata con le altre). Le variabili

possono essere ordinali perché derivano da proprietà originariamente costituite da stati discreti oppure

perché derivano da proprietà continue che sono state registrate su una sequenza sono ordinale perché non

si dispone di una unità di misura.

cardinali sono tali perché i numeri che ne identificano le modalità non sono delle semplici

Le variabili

etichette, ma hanno un pieno significato numerico (hanno cioè proprietà sia ordinali che cardinali). Tra le

modalità delle variabili di questo tipo, oltre a stabilire relazioni di eguaglianza e diversità e d’ordine, si

possono effettuare operazioni di somma e sottrazione tra i valori e tutte le altre operazioni statistiche.

misurazione (quando la proprietà da

Si possono ottenere variabili cardinali attraverso due processi: la

continua unità di misura

e si possiede una prestabilita che permetta di confrontare la grandezza

misurare è conteggio discreta

(quando la proprietà da registrare è ed

da misurare con una grandezza di riferimento) e il

unità di conto

esiste una , cioè una unità elementare che è contenuta un certo numero di volte nelle

proprietà dell’oggetto).

Nelle scienze sociali molte variabili cardinali derivano operazioni condotte su altre variabili cardinali.

quasi-cardinali sono un sottoinsieme delle variabili cardinali. Le proprietà più caratteristiche delle

Le variabili

scienze sociali possono essere tutte immaginate come proprietà continue, che però non riescono a passare

dalla condizione di proprietà continua a quella di variabile cardinale per la difficoltà di applicare una unità di

tecnica delle scale

misura agli atteggiamenti umani. Un tentativo di superare questo limite è dato dalla , che

cerca di avvicinarsi a misurazioni in senso proprio, cioè a variabili in cui la distanza tra due valori sia nota. Le

quasi-cardinali

.

variabili prodotte da questa tecnica sono dette

Concetti, indicatori e indici

Nelle scienze sociali esistono concetti che hanno un elevato grado di generalità, e si pongono lontani

dall’esperienza. Per poterli definire in modo empiricamente controllabile è necessario darne una definizione

indicatori

. Gli indicatori sono concetti più semplici,

operativa (tradurli in termini osservativi) tramite gli rapporto di indicazione

traducibili in termini osservativi, che sono legati ai concetti generali da un , o

rappresentanza semantica. Gli indicatori sono quindi dei ancora dei concetti, ma più facilmente

operativizzabili. Tuttavia il rapporto tra concetto e indicatore è parziale: da una parte un concetto generale

non può essere esaurito da un solo indicatore specifico, dall’altra un indicatore può sovrapporsi solo

parzialmente al concetto per il quale è stato scelto, e dipendere per il resto da un altro concetto, anche

profondamente diverso. Inoltre la scelta di un indicatore è lasciata unicamente all’arbitrio del ricercatore, il

cui unico obbligo è quello di argomentare la sua scelta, non di dimostrarne la correttezza.

La rilevazione empirica di un concetto non direttamente osservabile passa attraverso quattro fasi:

dimensioni (i diversi aspetti e significati del concetto), la scelta degli indicatori,

l’articolazione del concetto in indici

. L’indice è la sintesi globale della pluralità delle variabili

la loro operativizzazione, la formazione degli

che sono state prodotte dai diversi indicatori. 12

Errore di rilevazione

errore di rilevazione rappresenta lo scarto tra il concetto teorico e la variabile empirica. L’errore di

L’ errore sistematico errore accidentale

rilevazione viene di solito suddiviso in ed .

L’errore sistematico è un errore costante, che si presenta in tutte i singoli casi di rilevazione e tende a

sovrastimare o sottostimare il valore vero.

L’errore accidentale è invece un errore variabile, che varia da rilevazione a rilevazione, per cui si tratta di

un’oscillazione che, ripetuta su tutti i soggetti, tende a zero.

L’errore sistematico è la parte di errore comune a tutte le applicazioni di una determinata rilevazione; l’errore

accidentale è la parte di errore specifica di ogni singola rilevazione.

indicazione

Gli errori possono verificarsi sia nella fase teorica, o di (in cui si scelgono gli indicatori), che in

operativizzazione

quella empirica, o di (in cui si rilevano gli indicatori stessi).

L’errore nella fase di indicazione è sempre sistematico, perché l’indicatore non è del tutto adatto al concetto

e quindi si ha un difetto nel rapporto di indicazione.

L’errore nella fase di operativizzazione può esser sia sistematico sia accidentale, in quanto esistono tre fasi

selezione osservazione trattamento dei

delle unità studiate, rilevazione dei dati o e

nell’operativizzazione (

dati) in ognuna delle quali si possono compiere degli errori.

Gli errori di selezione sono quelli dovuti al fatto che si operi solo su un campione di soggetti e non sull’intera

errore di copertura (dovuta al fatto che la lista della popolazione da cui si estrae il

popolazione. Essi sono: l’ errore di campionamento (il fatto di condurre la ricerca su una frazione della

campione non è completa), l’

errore di non risposta (quando i soggetti del campione non possono o non vogliono

popolazione) e l’

rispondere). intervistatore

, errori

Gli errori di osservazione possono essere addebitati a quattro fonti: errori dovuti all’

intervistato strumento modo di somministrazione

, errori dovuti allo ed errori dovuti al .

dovuti all’

Gli errori di trattamento dei dati sono errori di codifica, trascrizione, memorizzazione, elaborazione, ecc.

L’unico errore quantificabile è quello di campionamento, per questo spesso viene riportato come errore

globale della rilevazione.

Attendibilità e validità

L’attendibilità ha a che fare con la riproducibilità del risultato, e segnala il grado con il quale una certa

procedura di traduzione di un concetto in variabile produce gli stessi risultati in prove ripetute con lo stesso

stabilità equivalenza

strumento di rilevazione ( ) oppure con strumenti equivalenti ( ).

La validità fa invece riferimento al grado con il quale una certa procedura di traduzione di un concetto in

variabile effettivamente rileva il concetto che si intende rilevare.

In genere si associa l’attendibilità all’errore accidentale e la validità all’errore sistematico.

equivalenza

, deve l’attendibilità è misurata attraverso la

Per determinare l’attendibilità si utilizza il concetto di

correlazione tra due procedure diverse ma molto simili tra loro. Questa tecnica è però utile solo nel caso in

cui la procedura di operativizzazione consiste in una batteria di domande.

La validità invece è meno facilmente controllabile, in quanto l’errore di validità in genere nasce dall’errore di

validità di

indicazione. Per determinare la validità di un indicatore si utilizzano sue procedure di convalida: la

validità per

contenuto e la criterio. La validità di contenuto indica il fatto che l’indicatore prescelto per un

concetto copre effettivamente l’intero dominio di significato del concetto; una convalida di questo tipo può

avvenire soltanto su un piano puramente logico. La validità per criterio consiste nella corrispondenza tra

l’indicatore e un criterio esterno che per qualche motivo si ritiene correlato con il concetto. Questo criterio

può essere rappresentato da un altro indicatore già accettato come valido oppure da un fatto oggettivo. La

validità predittiva (quando si correla il dato dell’indicatore con un

validità per criterio è stata distinta in validità concomitante

evento successivo ad esso connesso), in (quando l’indicatore è correlato con un altro

validità per gruppi noti (quando l’indicatore viene applicato a

indicatore rilevato nello stesso momento) e in

soggetti dei quali sia nota la posizione sulla proprietà da rilevare.

validità di costrutto , che consiste nella rispondenza di un indicatore alle attese teoriche

Esiste infine anche la

in termini di relazioni con altre variabili. 13

INCHIESTA CAMPIONARIA

Problemi di fondo della rilevazione tramite interrogazione

La standardizzazione ovvero l’invarianza dello stimolo

I problemi che si pongono nella rilevazione tramite interrogazione si possono ricondurre ai due paradigmi

fondamentali della ricerca sociale. In particolare, si contrappongono coloro che ritengono che la realtà

oggettivista

sociale sia esterna all’individuo e pienamente conoscibile (posizione ) e coloro che sostengono

costruttivista)

.

che il dato sociale viene generato dall’interazione tra i soggetti studiante e studiato (posizione

In secondo luogo, esiste una diatriba tra chi ritiene che esistano uniformità empiriche nei fenomeni sociali,

uniformista ) e chi sottolinea la fondamentale

che quindi possono esser classificati e standardizzati (posizione

irriducibilità del soggetto umano a qualsiasi forma di generalizzazione e standardizzazione (posizione

individualista).

Queste due diversità di vedute implicano due specifiche questioni: la prima riguarda il rapporto tra

intervistato e intervistatore, la seconda concerne la standardizzazione dello strumento di informazione e

dell’informazione rilevata.

Per quanto riguarda il rapporto tra intervistato e intervistatore, l’approccio oggettivista ritiene che esso

debba essere il più possibile spersonalizzato per non alterare lo stato dell’oggetto studiato. Tuttavia non è

possibile instaurare un rapporto neutro tra intervistato e intervistatore, esiste sempre un certo grado di

interazione.

Per quanto riguarda invece la standardizzazione della rilevazione, l’approccio uniformista prevede l’uniformità

dello strumento della rilevazione-interrogazione (questionario con domande e risposte prefissate). I limiti del

questionario sono due: non tiene conto della disuguaglianza sociale e uniforma l’individuo al livello dell’uomo

medio.

L’obiettivo della posizione oggettivista-uniformista è quindi quello di ottenere la neutralità dello strumento di

invarianza dello stimolo

. Ma non è sicuro che all’invarianza dello stimolo

rilevazione, cioè ottenere l’

corrisponda l’uniformità dei significati, infatti una stessa domanda o parola possono avere diversi significati

per lo stesso individuo, sia per motivi culturali che per le circostanze stesse in cui si svolge l’intervista.

A questo punto il ricercatore deve scegliere se appoggiarsi ad una tecnica che massimizza la ricerca di

uniformità (questionario) e una che predilige l’individualità del soggetto studiato (intervista strutturata). Se si

sceglie il questionario, bisogna essere consapevoli che studiando solo le uniformità del comportamento delle

persone (ciò che esse hanno in comune) si limita inevitabilmente la piena comprensione dei fatti sociali.

L’affidabilità del comportamento verbale

Molti scienziati sociali hanno espresso dubbi sulla possibilità che la realtà sociale possa essere compresa

attraverso i resoconti verbali. Le risposte alle domande (standardizzate) degli intervistatori possono non

desiderabilità sociale mancanza di opinioni

delle risposte e la .

essere attendibili per due motivi: la

La desiderabilità sociale è la valutazione, socialmente condivisa, che in una certa cultura viene data ad un

certo atteggiamento o comportamento individuale. Se uno di questi è valutato positivamente o

negativamente, una domanda che abbia questo come oggetto può dare risposte distorte, perché

l’intervistato può essere riluttante a rivelare opinioni o comportamenti che ritiene indesiderabili e può essere

tentato di dare di sé la migliore immagine possibile, anche se non veritiera, in modo volontario o anche

involontario.

La mancanza di opinioni concerne domande su tematiche complesse, sulle quali è plausibile che un certo

numero di intervistati non abbia mai riflettuto, e quindi molti rispondono a caso oppure formulano sul

momento un’opinione che può essere solo passeggera. Questo fenomeno è accentuato anche dal fatto che

spesso la risposta “non so” viene percepita come un’ammissione di incapacità mentale.

Un altro problema delle domande standardizzate è che esse misurano l’opinione, ma non la sua intesità né il

suo radicamento. 14

Sostanza e forma delle domande

Dati sociografici, atteggiamenti e comportamenti

Le domande di un questionario possono essere riconducibili alla tripartizione tra proprietà sociografiche di

base, atteggiamenti e comportamenti.

proprietà sociografiche di base

: riguardano le caratteristiche sociali di base di un

Domande relative alle

individuo (genere, età, luogo di nascita), quelle ereditate dalla famiglia (classe sociale di origine, titolo di

studio), quelle temporanee (professione, stato civile, comune di residenza). Queste domande seguono delle

formulazioni standard. atteggiamenti (opinioni, motivazioni, sentimenti, giudizi, valor): interrogare

Domande relative agli

direttamente gli individui è l’unica via per ottenere queste informazioni, ma questo è anche il campo più

difficile da esplorare, e le risposte sono influenzate dal modo in cui sono poste le domande.

comportamenti

Domande relative ai , che rilevano quello che il soggetto dice di fare o di aver fatto. Questo è

un aspetto più facile da indagare rispetto agli altri.

Domande aperte e domande chiuse

domande aperte sono quelle in cui si lascia piena libertà all’intervistato nella formulazione della risposta;

Le

si rivolgono di solito ad un campione ridotto. Il vantaggio della domanda aperta è quello di concedere una

maggiore libertà di espressione e spontaneità, ma la risposta deve essere trascritta per intero. Lo svantaggio

consiste nel fatto che la risposta è difficile da classificare successivamente in categorie predeterminate.

Questo crea dei problemi di codifica, perché le risposte possono essere generiche o imprecise. Solo un buon

intervistatore può sollecitare a precisare meglio il significato delle risposte, ma questo comporta un maggiore

impegno dell’intervistato e quindi un maggior rischio di rifiuti, senza contare l’aggravio dei costi.

domande chiuse offrono la possibilità di scegliere tra risposte prefissate, quindi la risposta sarà standard.

Le

Sono il solo tipo di domande che si possono utilizzare con un campione di grandi dimensioni. I vantaggi delle

domande chiuse consistono nella maggiore facilità di codifica, nello stimolo dell’analisi e della riflessione e

nella maggiore economicità (in un campione ampio). La domande sono poste a tutti con lo stesso schema di

risposte e chiariscono all’intervistato qual è il piano di riferimento della ricerca, evitando così risposte vaghe.

Gli svantaggi sono il rischio di non considerare tutte le altre possibili alternative di risposta non previste e di

influenzare la risposta con le alternative proposte. A volte l’intervistato sceglie una delle alternative anche se

non è convinto. Le risposte, inoltre, non hanno significato uguale per tutti, e tutte le alternative possono

essere troppe per essere ricordate.

Formulazione delle domande

La formulazione delle domande è importantissima perché può influenzare pesantemente la risposta; bisogna

quindi porre molta attenzione al linguaggio, alla sintassi e al contenuto stesso delle domande.

Semplicità di linguaggio: il linguaggio del questionario deve essere adatto alle caratteristiche del campione

studiato, il questionario autocompilato deve essere più semplice rispetto a quello con intervistatore e in ogni

caso non bisogna far conto sulle sue spiegazioni, perché di solito gli intervistati si vergognano di ammettere

di non capire le domande.

Lunghezza delle domande: di solito le domande devono essere concise, ma nel caso di tematiche complesse

sono preferibili le domande lunghe perché facilitano il ricordo, danno più tempo per pensare e agevolano

una risposta più articolata.

Numero delle alternative di risposta: non devono essere troppo numerose; se presentate a voce non devono

superare il numero di cinque.

Espressioni in gergo: è preferibile non utilizzare espressioni gergali perché potrebbero irritare l’intervistato.

Definizioni ambigue: occorre fare molta attenzione a non utilizzare termini dal significato non ben definito. 15

Parole dal forte connotato negativo: è bene evitare anche i termini carichi di significato emotivo, soprattutto

se questo è negativo.

Domande sintatticamente complesse: la domanda deve avere una sintassi chiara e semplice, evitando ad

esempio la doppia negazione.

Domande con risposta non univoca: bisogna evitare le domande esplicitamente multiple (domande in cui ne

sia inclusa un’altra) e quelle dalla problematica non sufficientemente articolata.

Domande non discriminanti: le domande devono esser costruite in modo tale da operare delle discriminazioni

significative nel campione degli intervistati.

Domande tendenziose (viziate o a risposta pilotata): è necessario presentare le domande in modo

equilibrato, senza orientare l’intervistato verso una possibile risposta.

Comportamenti presunti: è indispensabile evitare di dare per scontati comportamenti che non lo sono.

Focalizzazione nel tempo: occorre sempre definire con precisione l’arco temporale al quale si riferisce la

domanda.

Concretezza – astrazione: la domanda astratta può dare facilmente luogo a risposte generiche o normative,

mentre la domanda concreta facilita la riflessione e rende più difficile il fraintendimento.

Comportamenti e atteggiamenti: data la difficoltà di determinare gli atteggiamenti, è buona regola, quando

possibile, limitarsi ai comportamenti piuttosto che restare nell’ambito dell’opinione.

Desiderabilità sociale delle risposte: per evitare risposte normative bisogna formulare domande il più

possibile concrete. Altre indicazioni sono quelle di giustificare anche la risposta meno accettabile; considerare

normale e diffuso anche il comportamento negativo; equilibrare la desiderabilità delle risposte (“Alcuni

dicono che… altri pensano che…”); attribuire all’intervistato il comportamento condannato, lasciandogli il

compito dell’eventuale smentita; formulare le domande in terza persona; e così via. In ogni caso è

impossibile eliminare del tutto gli effetti della desiderabilità sociale.

Domande imbarazzanti: andrebbero studiate attraverso domande aperte e con interviste non-strutturate,

con le quali si può conquistare la fiducia degli intervistati.

Mancanza di opinione e non so: bisogna far presente all’intervistato che “non so” è una risposta legittima

come le altre, per esempio includendola espressamente tra le alternative possibili. Bisogna inoltre evitare di

indirizzarlo, anche in maniera indiretta o inconsapevole.

Intensità degli atteggiamenti: è importante cogliere anche l’intensità degli atteggiamenti, perché è

quest’ultima che determina i comportamenti. La rilevazione dell’intensità degli atteggiamenti necessita di

solito di domante ulteriori.

Acquiescenza: si riferisce alla tendenza di scegliere risposte che esprimono accordo piuttosto che negative.

uniformità delle risposte

Un problema simile è quello dell’ , quando si tende a scegliere la stessa risposta per

una serie di domande che contemplano lo stesso tipo di alternativa.

Effetto memoria: per ovviare alla inevitabile distorsione causata dalla memoria si possono stabilire limiti

temporali al ricordo; utilizzare punti di riferimento temporali relativi ad eventi più salienti rispetto a quello

studiato; presentare all’intervistato liste di possibili risposte; utilizzare diari o strumenti analoghi; ecc.

Sequenza delle domande: è meglio mettere all’inizio domande facili, che abbiano lo scopo di rassicurare

l’intervistato e di metterlo a proprio agio. Le domande imbarazzanti si posizioneranno quindi a metà

questionario, in modo che l’intervistatore abbia avuto un po’ di tempo per conquistare la fiducia

dell’intervistato. Anche le domande impegnative dovranno essere collocate a metà dell’intervista, in modo

tale da assecondare la curva di interesse dell’intervistato. Alla fine si potranno porre le domande più noiose

ma che non richiedono riflessione come quelle sociometriche.

È bene seguire anche il passaggio da domande generali a domande particolari, stringendo progressivamente

sugli aspetti più specifici. effetto contaminazione , cioè del fatto che in certi casi la risposta ad una

Bisogna tenere conto infine dell’

domanda può essere influenzata dalle domande che l’hanno preceduta. 16

Batterie di domande

batterie di domande sono domande che essendo, tutte formulate nello stesso modo (stessa domanda

Le

introduttiva e stesse alternative di risposta, varia solo l’oggetto al quale si riferiscono), vengono presentate

all’intervistato in un unico blocco. Le batterie di domande hanno gli obiettivi di risparmiare spazio sul

questionario e tempo dell’intervista, facilitare la comprensione del meccanismo di risposta, migliorare la

validità della risposta e permettere al ricercatore di costruire indici sintetici che riassumono in un unico

punteggio le diverse domande della batteria. Gli svantaggi delle batterie di domande consistono nel pericolo

che le riposte siano date a caso e che le risposte siano meccanicamente tutte uguali tra di loro.

Modalità di rilevazione

Interviste faccia a faccia

Nel caso che stiamo trattando, vale a dire quello dell’intervista con questionario standardizzato, l’obiettivo è

quello di limitare l’effetto dell’intervistatore, standardizzandone il comportamento e limitandone i margini di

discrezionalità attraverso una fase di addestramento. In altre parole, l’intervistatore deve inibirsi qualsiasi

comportamento che può influenzare l’intervistato; per questo motivo gli intervistatori devono presentare

alcuni tratti particolari per raggiungere questo scopo.

Le loro caratteristiche: l’intervistatore ideale è donna, sposata, di mezza età, diplomata, casalinga, di ceto

medio, con un abbigliamento neutrale.

Le loro aspettative: le aspettative degli intervistatori possono essere trasmesse inconsciamente agli

intervistati, influenzandone le risposte soprattutto per quanto riguarda intervistati insicuri.

La loro preparazione: l’intervistatore deve essere consapevole dell’influenza che ha nella formulazione delle

risposte, e per questo deve essere istruito per limitare al massimo questi effetti.

La loro motivazione: l’intervistatore deve essere convinto dell’importanza del proprio lavoro, perché un

atteggiamento contrario potrebbe riverberarsi in modo negativo sull’intervistato.

Interviste telefoniche

L’intervista telefonica presenta numerosi vantaggi: permette una grande velocità di rilevazione; ha costi

ridotti; presenta minori resistenze alla concessione dell’intervista e maggiore garanzia di anonimato;

permettere di raggiungere a parità di costo anche gli intervistati della periferia del paese; facilita

enormemente il lavoro di preparazione degli intervistatori e la loro supervisione; consente di utilizzare

direttamente il computer in fase di rilevazione.

I suoi svantaggi sono: il minore coinvolgimento dell’intervistato che porta a una maggiore incidenza di

risposte superficiali; il più rapido logoramento del rapporto con l’intervistato; l’impossibilità di utilizzare

materiale visivo; l’impossibilità di raccogliere dati non verbali; l’impossibilità di raggiungere tutti gli strati

sociali; il fatto che anziani e persone poco istruite risultano sottorappresentate; il fatto che le domande sono

spesso elementari a causa della ristrettezza del tempo a disposizione. I limiti più gravi sono comunque

l’assenza di contatto e la mancanza di tempo, che non rendono adatta l’intervista telefonica quando si

vogliono analizzare tematiche complesse. 17

Questionati autocompilati

I questionari autocompilati sono quelli che il soggetto compila da solo, senza l’intervento dell’intervistatore. Il

vantaggio principale di questa tecnica è l’enorme risparmio dei tempi di rilevazione. I limiti invece consistono

nel fatto che deve essere breve, conciso e il più semplice possibile per venire incontro al maggior numero

possibile di persone; inoltre di solito coloro che restituiscono il questionario sono un segmento particolare

autoselezione

della popolazione in esame ( ), cosa che limita l’estensibilità dei risultati.

rilevazione di gruppo rilevazione individuale

e la .

Esistono due casi principali di autocompilazione: la

La rilevazione di gruppo avviene in presenza di un operatore che distribuisce i questionari, assiste alla

compilazione e ritira i questionari; in questo caso i rischi di questa ricerca vengono molto ridotti.

restituzione vincolata

La rilevazione individuale si può dividere a sua volta in rilevazione con e con

restituzione non vincolata. Nel primo caso, l’operatore deposita il questionario presso il soggetto in questione

e passa a ritirarlo in seguito (un tipico caso è il censimento); anche questa tecnica limita i rischi prima

ricordati. Nel secondo caso, tipicamente quello del questionario postale, il questionario viene inviato per

posta con una lettera di presentazione e con una busta di ritorno già affrancata. I vantaggi di questa tecnica

sono i risparmi altissimi dei costi, la possibilità di essere compilati in qualsiasi momento, la maggiore

garanzia di anonimato, l’assenza di distorsioni dovute all’intervistatore, l’accessibilità a soggetti residenti in

zone poco raggiungibili. Gli svantaggi sono la bassa percentuale di risposte, l’autoselezione del campione, la

necessità che il livello di istruzione della popolazione studiata sia medio-alto, la mancanza di controllo sulla

compilazione, l’impossibilità di questionari complessi e la sua lunghezza non eccessiva.

Sia nel caso dei questionari telefonici che di quelli autocompilati sono da escludere le domande aperte.

Interviste computerizzate (elettroniche) Computer Assisted Telephone

Il computer può essere utilizzato sia nelle interviste telefoniche (CATI,

Computer Assisted Personal Interviewing),

Interviewing) che nelle interviste faccia a faccia (CAPI, che si

differenzia da una normale intervista faccia a faccia per il fatto che le risposte vengono riportate

direttamente su un PC portatile con risparmio notevole di tempo.

teleintervista , in cui l’intervistato risponde direttamente con il

Una altro impiego del computer è quello della

suo PC al questionario trasmesso per via elettronica. I vantaggi di questa tecnica consistono nell’elimizazione

dell’intervistatore ma soprattutto nel fatto che si possono condurre inchieste longitudinali, cioè rilevazioni

ripetute nel tempo sugli stessi soggetti. I suoi limiti consistono nel fatto che non è possibile accertarsi di chi

effettivamente compili il questionario e inoltre la consapevolezza di esser studiati può alterare il

comportamento. 18

Organizzazione della rilevazione

Queste fasi normalmente precedono la rilevazione vera e propria.

Lo studio esplorativo: consiste in interviste preliminari, che partono da una massima destrutturazione e da

strumenti qualitativi fino a strumenti sempre più strutturati, che hanno lo scopo di analizzare perfettamente

il problema di oggetto e di formulare con la massima precisione possibile le risposte alternative per le

domande chiuse.

Il pre-test: consiste in una sorta di “prova generale” del questionario, sottoposto a poche decine di soggetti,

che ha lo scopo di evidenziare eventuali problemi o cattive formulazioni del questionario stesso.

La preparazione e la supervisione degli intervistatori: gli intervistatori devono essere informati su tutto ciò

che riguarda la ricerca, “collaudati” sul campo con il pre-test e controllati durante la ricerca vera e propria da

appositi supervisori.

Il contatto iniziale con i soggetti intervistati: il problema dei rifiuti. Il momento più delicato dell’intervista è

quello iniziale, in cui i soggetti devono decidere se collaborare o meno. Per rendere massima la

collaborazione è importante insistere sull’anonimità delle risposte, sul prestigio dell’istituzione committente e

sulla figura dell’intervistatore. È anche opportuno inviare una lettera di presentazione che spieghi

chiaramente chi è il committente della ricerca, quali ne sono gli obiettivi, perché ci si rivolge proprio a lui,

sottolineare l’importanza delle sue risposte e rassicurarlo sull’anonimato.

La forma grafica del questionario: è opportuno distinguere chiaramente il testo che riguarda l’intervistato e

quello che è di pertinenza dell’intervistatore, i passaggi tra le domande devono essere indicati chiaramente, il

questionario deve essere graficamente compatto e non estendersi su troppe pagine. I questionari

autocompilati devono inoltre essere autoesplicativi, le domande devono essere semplici e brevi (meglio se

dello stesso formato), l’impostazione grafica deve esser compatta e chiara.

Analisi secondaria e inchieste ripetute nel tempo

analisi secondaria

L’ è una ricerca che viene condotta su dati di inchiesta campionaria già precedentemente

raccolti e disponibili nella forma di matrice-dati originale. L’analisi secondaria nasce nell’ambito di un

maggiore approfondimento dei dati già raccolti sulla base di successive scoperte o di nuove teorie avanzate

nelle scienze sociali; a questo punto i dati già raccolti possono essere suscettibili di nuove elaborazioni e

approfondimenti. Inoltre, a causa dell’estrema onerosità della fase di raccolta dei fati, sono nate apposite

agenzie che riescono risorse comuni mettendo poi i dati a disposizione di tutti i ricercatori; ovviamente

queste agenzie non raccolgono i dati per un unico tema, ma si rivolgono ad un ampio spettro di

problematiche sociali.

I vantaggi di questi sviluppi si possono riassumere in un generale risparmio economico, nella garanzia del

rigore della rilevazione stessa e nella possibilità anche per i ricercatori con poche risorse di effettuare

ricerche di ampio respiro. Gli svantaggi sono legati alla qualità dei dati, in quanto i dati raccolti nel passato

possono non essere stati trattati in modo corretto; altri svantaggi sono la limitazione degli interrogativi e il

fatto che possano nascere ricerche a partire dai dati disponibili piuttosto che dalle ipotesi teoriche.

meta-analisi si differenzia dall’analisi secondaria perché non riesamina i vecchi dati ma si propone di

La

“analizzare le analisi”, applicando metodi statistici per giungere a delle sintesi dei risultati delle ricerche

considerate.

inchieste replicate nel tempo diacroniche longitudinali trasversali replicate

( ) si possono dividere in e .

Le

Le inchieste longitudinali consistono nell’intervistare ripetutamente gli stessi soggetti in un ampio arco di

panel

). I problemi di questa tecnica consistono nella “mortalità” del campione (molti soggetti

tempo (

saranno irraggiungibili per diversi motivi a ogni nuova rilevazione), nell’effetto memoria e nel fatto che il

soggetto sapendosi osservato può modificare il suo comportamento normale.

inchiesta retrospettiva è invece una normale inchiesta trasversale nella quale si pongono agli intervistati

L’

domande sul loro passato, con gli evidenti limiti che l’affidamento alla memoria può comportare.

inchieste trasversali replicate consistono nell’intervistare diversi campioni di soggetti, sullo stesso

Le

argomento, ma in momenti diversi.

Il maggiore difetto degli studi che comportano il fattore “tempo” è naturalmente il costo molto elevato. 19

LA TECNICA DELLE SCALE

L’operativizzazione dei concetti complessi

tecnica delle scale scaling

La ( ) consiste in un insieme di procedure messe a punto per misurare concetti

complessi e non direttamente osservabili. L’unico modo per poterli registrare è quello di usare un insieme

coerente ed organico di indicatori, mettendo anche a punto criteri intersoggettivi per controllare l’effettiva

sovrapposizione fra indicatori e concetto e la completezza della procedura. Possiamo quindi dire che una

scala è un insieme coerente di elementi che sono considerati indicatori di un concetto più generale.

atteggiamenti

, dove l’unità d’analisi è l’individuo,

La tecnica delle scale è usata soprattutto nella misura degli

il concetto generale è un atteggiamento (credenze di fondo non rilevabili direttamente) e i concetti specifici

sono le opinioni (espressione empiricamente rilevabile di un atteggiamento).

Le variabili prodotte dalla tecnica delle scale non possono essere considerate pienamente cardinali, perché

scaturiscono da dimensioni sottostanti immaginate come proprietà continue non misurabili, anche se la

teoria delle scale tenta di dare una risposta a questo problema. Per questo le variabili della teoria delle scale

quasi-cardinali

vengono chiamate .

Domanda e risposta graduata: l’autonomia semantica delle risposte

Gli elementi di una scala sono tipicamente domande, possiamo quindi affermare che una scale è costituita da

una batteria di domande (raramente da una domanda singola).

Le domande (sempre chiuse) possono essere proposte in tre modi diversi. Il primo consiste nel presentare

semanticamente autonome

risposte , cioè ciascuna ha un suo intrinseco significato compiuto che non

necessita, per essere compreso, di essere messo in relazione con il significato delle altre alternative presenti

parziale autonomia semantica

nella scala. Il secondo caso è quello in cui le categorie di risposta sono a ,

quando il significato di ogni categoria è parzialmente autonomo dalle altre (“molto”, “abbastanza”, “poco”,

scale auto-ancoranti

, dove solo le due categorie estreme sono dotate di

“per nulla”). Infine ci sono le

significato, mentre tra di esse si colloca un continuum entro il quale il soggetto colloca la sua posizione.

Le variabili prodotte dalla prima situazione sono senza dubbio ordinali, mentre nella seconda è probabile che

scatti un processo di comparazione quantitativa. Per quanto riguarda il caso delle risposte auto-ancoranti è

ancora più probabile che si metta in moto una procedura mentale di suddivisione graduata dello spazio tra i

due estremi, suddivisione che è però soggettiva e non valida per tutti. Per questo si parla di variabili

quasi-cardinali.

Nel caso delle variabili a parziale autonomia semantica è preferibile offrire la possibilità di un punto neutro e

dell’opzione “non saprei”. Il numero delle opzioni disponibili di solito è 5 o 7, tranne nell’intervista telefonica,

dove si usano domande con risposte binarie per motivi di semplicità.

Nel caso delle graduatorie auto-ancoranti si possono usare diverse soluzioni come quella delle caselle vuotre,

della sequenza di cifre oppure della linea continua.

termini assoluti (quando ogni domanda riguarda isolatamente una

Le preferenze possono essere espresse in

termini relativi

singola questione) oppure in (nella forma di confronti e scelte tra diversi oggetti).

È preferibile scegliere scale con più domande rispetto a scale con una domanda sola per tre motivi: la

complessità dei concetti rende improbabile la loro copertura con un singolo indicatore; una rilevazione

singola manca di precizione, in quanto non riesce a discriminare in maniera fine tra le diverse posizioni dei

soggetti sulla proprietà considerata; infine le singole domande sono più esposte agli errori accidentali.

Le domande ad un solo elementi sono quindi meno valide, meno precise e meno attendibili. 20

Scala di Likert

La procedura che sta alla base delle scale di Likert consiste nella somma dei punti attribuiti ad ogni singola

domanda. Il formato delle singole domande della scala di Likert è rappresentato da una serie di affermazioni

per ognuna delle quali l’intervistato deve dire se e in che misura è d’accordo. Di solito le alternative di

risposta sono cinque, da “molto d’accordo” a “fortemente contrario”.

formulazione delle domande

La costruzione della scala avviene in quattro fasi. Nella prima, la , si individuano

le dimensioni dell’atteggiamento studiato e si formulano delle affermazioni che coprano i vari aspetti del

concetto generale che si vuole rilevare.

somministrazione delle domande

Nella seconda fase, la , la scala viene sottoposta ad un campione limitato di

intervistati con un certo livello di istruzione.

analisi degli elementi

), si selezionano le domande e si valuta il grado di coerenza

In seguito, nella terza fase (

interna della scala, cioè se la scala misura effettivamente il concetto in esame. È infatti possibile che alcuni

elementi non risultino in linea con gli altri e vadano quindi eliminati. Gli strumenti utilizzati nella terza fase

correlazione elemento-scala coefficiente alfa

e il . Per la correlazione elemento-scala, si calcola per

sono la

ogni soggetto il punteggio su tutta la scala e si calcola il coefficiente di correlazione tra questo punteggio e il

punteggio di ogni singolo elemento. Il coefficiente di correlazione è una misura che quantifica il grado di

relazione tra due variabili cardinali e indica se il punteggio di ogni singolo elemento si muove nella stessa

direzione del punteggio globale che tiene conto di tutti gli altri elementi. Se ciò non avviene la domanda non

è congruente con la scala e va eliminata. Il coefficiente alfa serve invece a valutare la coerenza interna

complessiva della scala. Esso si basa sulla matrice di correlazione tra tutti gli elementi della scala e il loro

numero; più alti sono i valori (da 0 a 1) maggiore è la coerenza interna alla scala.

validità unidimensionalità

e l’ della scala. Tralasciando i

Infine si apre la quarta fase, quella dei controlli sulla analisi fattoriale

. Il

controlli di validità, la tecnica più efficace per il controllo di unidimensionalità è quella dell’

suo scopo è quello di ridurre una serie di variabili tra loro collegate ad un numero inferiore di variabili

ipotetiche tra loro indipendenti, in modo da controllare se dietro agli elementi di una scala che si presume

unifattoriale, vi sia un solo fattore o più fattori.

I vantaggi della scala Likert consistono nella sua semplicità e applicabilità, mentre i suoi svantaggi sono il

fatto che i suoi elementi vengono trattati come scale cardinali pur essendo ordinali (a parziale autonomia

semantica), la mancata riproducibilità (dal punteggio della scala non è possibile risalire alle risposte delle

singole domande) e il fatto che il punteggio finale non rappresenta una variabile cardinale. 21


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Metodologie Tecniche della Ricerca Sociale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Metodologia e Tecniche della Ricerca Sociale, Corbetta. Gli argomenti trattati sono: la logica della ricerca sociale, Kuhn e i paradigmi delle scienze, positivismo, interpretativismo, radicalizzazioni e critiche, ricerca quantitativa e ricerca qualitativa, analisi dei dati.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie tecniche della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Moretti Sabrina.

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