–
METODOLOGIE GENOMICHE ZAPPAVIGNA- 2018/2019
3 ottobre
Estrazione DNA da batteri- strategia generale
• una coltura di batteri viene fatta crescere e viene raccolta: in una beuta viene fatta una
terreno di coltura. In seguito la beuta viene messa all’interno
coltura batterica attraverso un
di uno shaker termostatato a 37 gradi(la temperatura è relativa al ceppo più utilizzato
escherichia coli).
Il mezzo di coltura può essere diviso in due grandi categorie:
- M9= contiene sali e solo elementi essenziali. Viene anche chiamato terreno minimo
definito
- LB(Luria-Bertani)= terreno con triptone, ottenuto da una proteolisi della caseina attraverso
tripsina e altri aa, estratto di lievito con vitamine, coenzimi ecc… Di questi componenti però
non sappiamo la concentrazione di ogni elemento. È un terreno massimo, cioè ricco.
Il secondo terreno viene utilizzato maggiormente.
La coltura poi, viene fatta passare all’interno di uno shaker per farla crescere in condizioni
aerobiche. I batteri vengono fatti crescere fino ad una certa densità. Essi proliferano in
maniera esponenziale fino a quando non si raggiunge un platou nella curva di crescita. Per
determinare il numero di batteri in una coltura liquida si utilizza la spettrofotometria, che va
a valutare la densità. Lo spettrofotometro va a calcolare l’assorbanza, ovvero quanta luce
oltrepassa il campione avente una certa densità batterica. Nello spettrofotometro abbiamo
una sorgente di luce, uno spazio per il campione e un misuratore di luce. Le provette
rettangolari, in cui viene poa
sto il campione, vengono chiamate cuvette e possiedono uno spessore di 1cm. La luce di
600 nm perciò, attraversa questo spessore. Sono state costruite delle curve standard e si
sa che ad ogni densità ottica equivale una certa densità batterica.
Per estrarre il DNA plasmidico si deve eliminare la parete, con l’utilizzo del lisoenzima, il
quale scinde i polisaccaridi della parete. Il tutto viene fatto in una soluzione di saccarosio,
per mantenere una certa isotonicità della soluzione(la cellula in questo caso potrebbe
esplodere). Si ottengono così, degli sferoplasti, cellule che perdendo la parete, sono
divenute sferiche. La lisi viene attraverso un detergente come il triton x-100(detergente non
ionico, che non denatura la proteina), in cui si ha la rottura della membrana plasmatica. A
questo punto le componenti si separano attraverso il peso molecolare, tramite
centrifugazione. Si ha così una sedimentazione delle molecole più pesanti a formare il
pellet e nel sovranatante si troveranno le molecole più piccole.
Le cellule sono rimosse e rotte per ottenere un estratto cellulare. Il sovranatante conterrà
non il plasmide intero, ma DNA plasmidico, RNA e proteine. Nel pellet vi sarà invece, il
cromosoma batterico
purificazione del DNA dall’estratto cellulare:
• si andranno a eliminare i
contaminanti che non ci interessano, oppure potremmo separare ulteriormente il DNA dai
contaminanti.
Un modo per eliminare proteine nel sovranatante è l’estrazione con solventi organici.
Questa tecnica viene attuata con una miscela 1:1 di fenolo e cloroformio. Questi non si
mescolano con le soluzioni acquose, ma se messi a contatto ed emulsionati con queste,
sono in grado di creare un’emulsione composta da una fase acquosa e una organica. Le
proteine tenderanno a precipitare dopo centrifugazione. Alla fine otterremo una fase
acquosa, un’interfaccia tra la fase acquosa e organica e si avrà un precipitato bianco, dato
con all’interno RNA e DNA plasmidico.
dalle proteine. Si recupera quindi, la fase acquosa
Un’altra strategia di separazione è data dalla centrifugazione in gradiente di densità. Per
attuare questa separazione con elevato grado di purificazione, si utilizza una ultra
centrifuga. Il DNA e le altre componenti in questa tecnica presentano diversa densità. Il
bromuro di etidio viene utilizzato per alterare la densità del DNA. Se si prende un DNA
batterico cromosomico e il plasmide e li si pongono a contatto con una soluzione di
bromuro di etidio, si notano delle differenze di densità. Il DNA batterico viene denaturato
abbassandone la densità. Il DNA plasmidico, invece, è in grado di catturare meno etidio
bromuro e la sua densità sarà maggiore rispetto a quello cromosomico. Per creare un
gradiente di densità nella provetta si utilizza cloruro di cesio, che viene centrifugato. La
densità sarà maggiore nel fondo della provetta e via via sempre minore fino a raggiungere il
tappo. Mescolando gli estratti di DNA, si noteranno delle bande: una più bassa
corrispondente al DNA plasmidico e una più leggera corrispondente al cromosomico. Le
proteine risulteranno essere in alto. Si recupera poi, attraverso una siringa per mezzo di un
buco sulla provetta, la banda più pesante. All’interno di questa banda però, non vi è solo il
plasmide, ma anche il bromuro di etidio e il cloruro di cesio, che dovranno essere eliminati.
Il bromuro di etidio si estrae con un solvente organico(il bromuro di etidio in un solvente
organico, passa dalla fase acquosa a quella organica) e il cloruro di cesio invece attraverso
la dialisi. In quest’ultima è presente una membrana di dialisi in cui viene messa la soluzione
di cloruro di cesio e DNA plasmidico. Il sacchettino da dialisi(membrana di dialisi) funge da
setaccio e viene posto in un litro di tampone, facendo passare solo il cloruro di cesio. Nel
sacchettino perciò, rimarrà solo DNA plasmidico.
Vi è anche un’altra strategia: quella della lisi alcalina. Questa tecnica prevede una rottura
dei batteri in un tampone, che grazie alla presenza di NaOH, rende basica la soluzione. Si
separano perciò, facilmente le due eliche. Il DNA plasmidico ha più facilità,
successivamente, a rinaturarsi. Si riporta infatti il pH alla neutralità. Il DNA cromosomico
non riesce a rinaturarsi, formando un grosso aggregato a seguito di centrifugazione. Il DNA
plasmidico si rinatura invece, rimanendo in soluzione. Esso infatti, a seguito di
centrifugazione, rimane sul surnatante.
• concentrazione del DNA: viene effettuata attraverso disidratazione delle molecole
di DNA e permettere la loro precipitazione. Questa tecnica utilizza anche sali, per
neutralizzare le cariche negative del DNA in moda da facilitarne l’aggregazione. Si
aggiungono poi, almeno 3 volumi di alcool. Le molecole di DNA si disidrateranno e con
andranno a costituire il pellet. L’etanolo, invece sarà presente nel
centrifugazione
sovranatante. Il plasmide viene risospeso in soluzione di 10mM tris Hcl e 1mM
ETDA(elimina ioni magnesio per proteggere il DNA dall’attacco di enzimi) e trattato con
RNAsi per eliminare le molecole di RNA
• purificazione del plasmide mediante cromatografia a scambio ionico: si utilizza
una resina carica positivamente, chiamata DEAE, per catturare DNA carico negativamente.
La resina appare come delle sferette, che vengono aggiunte all’estratto. La resina tratterrà
il DNA plasmidico e dopo un lavaggio si elimineranno i contaminanti. Si avrà poi
un’eluizione, per recuperare il DNA plasmidico, staccandolo dalla resina.
Altro trucco basato sulla cromatografia, è la guanidina-tiocianato. Questa sostanza è
denaturante per le proteine. Il DNA rimane intatto a contatto con questa sostanza e
possiede un’affinità particolare per sferette di silicio(vetro). Il dna perciò, rimane attaccato
si fa un’eluizione del
alle sferette e i contaminanti vengono lavate vie. Successivamente
DNA recuperato, staccandolo dalle sferette. Il DNA risulterà essere sul fondo della provetta.
CLONAGGIO
Tra i vettori di clonaggio non troviamo solo plasmidi, che non riescono ad ospitare molecole troppo
grandi in quanto diverrebbero instabili, ma anche PAC, COSMIDI e BAC. Lo sviluppo di questi
vettori ad alta capacità di ospitare molecole così grandi, è stata necessaria per costruire librerie
genomiche.
L’estrazione di frammenti di DNA dal gel dopo averlo digerito con enzimi di restrizione e separato
con elettroforesi può avvenire brutalmente tagliando direttamente il gel. Per separare il DNA
dall’agarosio si può fare:
• elettroeluizione
• colonne a scambio ionico
• agarosio a basso punto di fusione low melting: temperatura che scioglie agarosio in
modo da non denaturare il DNA.
LIGAZIONE
Per effettuare la ligazione,viene utilizzata una ligasi(non fa riparazione del DNA) che lega filamenti
anche non coesivi, quella del fago T4. La t4 DNA ligasi utilizza ATP per creare il legame
fosfodiesterico(foto slide). Il vettore però, può anche richiudersi su se stesso, perciò bisogna
favorire la reazione di ligazione. Si può attuare ligazione con un rapporto molare tra vettore e
inserto a favore di quest’ultimo(più inserto rispetto al vettore). In questo modo si aumenta la
probabilità che esso non si chiuda su se stesso. Per far questo si tiene conto del peso molecolare
del plasmide e dell’inserto.
Es: rapporto 1:6
plasmide PM=990000
inserto PM= 495000
moli plasmide in 10 ng: 10/990000= 0,01 pmoli
per avere un rapporto 1:6 mi servono 0,06 pmoli di frammento
quanti ng di frammento userò per la ligazione?
0,06x495000=30 ng
dim ins/dim vettore x molecole ins/molecole vettore x quant. Vett.(ng)= quanto inserto (ng)
Per favorire la ligazione esiste un altro trucco, dato dalla fosfatasi alcalina. Se si prende un vettore,
tagliato con Ban, esso presenterà dei gruppi fosfati in 5’. Eliminando quest’ultimi, il vettore non
potrà richiudersi in assenza dell’inserto.
10 ottobre
La ligazione può avvenire tra estremità piatte, anche se non è favorita. Questo è possibile grazie
alla T4 DNA ligasi. Si possono rendere anche blunt delle estremità non coesive, attraverso una
DNA polimerasi. Essa però, è modificata, è il frammento Klenow in grado di sintetizzare in
direzione 5’-3’ senza però avere attività esonucleasica. Mentre nelle 5’ protrundenti la sintesi è
facile aggiungendo solo l’enzima e la polimerasi, quelli in 3’ necessitano della rimozione dei
fagica, ovvero la T4 DNA pol(con attività 3’-5’
nucleotidi, utilizzando una polimerasi di origine
esonucleasica). Essa in assenza dei nucleotidi degraderà i nucleotidi presenti nel filamento,
rendendo l’estremità blunt. Ai siti di restrizione, facendo queste manipolazioni, succede che non si
è possibile separare il vettore dall’inserto). Altro modo per adattare inserti con
ricostituiranno(non
un certo enzima di restrizione ad vettori tagliati con altri enzimi, è l’utilizzo di linker. Solitamente
sono oligonucleotidi vendibili da ditte. Saranno perciò oligonucleotidi blunt non fosforilati. La prima
cosa da fare quindi è fosforilare in 5’ utilizzando una nucleotide chinasi. Si può quindi legare questi
linker, aventi siti di restrizione, alla molecola. Essendo questi linker piccoli, è molto probabile che
non si attacchino solo 2 molecole di linker una a valle e una a monte dell’inserto, ma si originano
concatameri. Queste unità concatenate vengono tagliate attraverso gli enzimi di restrizione. Perciò,
si otterrà un inserto con ai lati i linker. Questa tecnica può essere utilizzata per il sequenziamento
di geni sconosciuti. In una tipica ligazione perciò, abbiamo mescolato un DNA con enzima di
restrizione e un inserto. Abbiamo 3 situazioni:
• richiusura del vettore su se stesso.
Ligazione dell’inserto
• può legarsi tra se stesso e formare un concatamero. Il batterio in
• anche l’inserto
questo caso non trasformerà questo inserto.
TRASFORMAZIONE
Alcuni ceppi batterici possiedono la capacità di internalizzare il DNA dall’ambiente. Questa
capacità non è normale, perchè i batteri in natura solitamente si scambiano DNA attraverso
coniugazione. Se in natura avviene trasformazione, questa si verifica verso la fine della fase di
crescita esponenziale. Divengono perciò, questi batteri competenti. La competenza naturale è però
statisticamente molto bassa e rara. Per far fronte a questo si è pensato di lavorare sulla
competenza, aumentandola attraverso il trattamento di calcio cloruro verso la fine della fase
esattezza. L’unica cosa che di cui si
esponenziale. Ancora però, non si sa il meccanismo con
hanno certezze è che il calcio cloruro aumenti l’adesività del DNA alla superficie del batterio e che
probabilmente faccia aprire dei pori nella parete per aumentare l’entrata. Successivamente è stato
fa un’incubazione molto breve( 1min e mezzo) a 42 gradi(temperatura heat
scoperto che se si
shock) dopo il trattamento con calcio cloruro, si favorisce l’internalizzazione. Questo risulta essere
un metodo chimico, ma ne esistono altri. Il metodo però del calcio cloruro non possiede
un’efficienza di trasformazione molto alta.
Oltre a E.coli esistono altri ceppi, che sono stati modificati in laboratorio per effettuare queste
manipolazioni. Tra i più comuni ceppi di E.coli di laboratorio:
• DH5alfa: permette alfa complementarizzazione. Infatti produce una beta
galattosidasi non intera. Possiede un’altra mutazione nel gene recA, sono perciò
ricombinazione difettivi(non attuano ricombinazione). Questo permette stabilità nel
plasmide. DH5alfa viene utilizzato, perché riesce ad ottenere delle efficienze di
trasformazioni da 10^6 a 10^9 cfu\microgrammo
• XL1Blue: mutazione in galattosidasi e recA
• INV110: possiede sistemi di metilazione(codificate dal genoma batterico), in grado di
aggiungere CH3 in corrispondenza di alcune zone del DNA. Alcuni enzimi di restrizioni non
riescono ad agire se sono presenti dei dam. Questi ceppi sono difettivi di tali sistemi.
Finito lo shock termico, il gene portato dal plasmide deve esprimersi. Per far fronte a questo deve
massimo e in seguito si fa un’incubazione. Si da al batterio
essere aggiunto del nuovo terreno
tempo per produrre tale enzima. Poi si attua una piastrazione in un terreno solido. Esso è un BL a
cui viene aggiunta l’agar per renderlo semi-solido.
è l’elettroporazione.
Altra tecnica per rendere i batteri più competenti Questa permette di fare pori
nella parete batterica, attraverso una scossa elettrica. Quindi possiamo dire che questo metodo
risulta essere fisico. Questo trattamento però, uccide la maggior parte dei batteri, ma i
sopravvissuti possederanno il vettore. Nei metodi chimici più le molecole da internalizzare erano
grandi, minore era l’efficienza. Con questa tecnica però, la dimensione non influenza l’efficienza.
Infatti nel tempo, si è sempre di più avuta la propensione ad aumentare la dimensione degli inserti.
Il macchinario utilizzato è un’elettroporatore, con una specie di trappolina in cui verrà posto il DNA.
Inoltre sono presenti degli elettrodi. Per far questo si utilizzano cuvette con all’interno elettrodi di
metallo.
CLONAGGIO
A questo punto abbiamo ottenuto delle colonie su una piastra. Se abbiamo utilizzato colonie
bianche e blu, la visione del clonaggio è più facile e bisogna solo capire se non siano presenti falsi
positivi. Per far questo si utilizzano le miniprep(preparazione su piccola scala). Ogni colonia viene
trasferita in una provetta con 3 ml di terreno con all’interno antibiotico. In queste si fanno crescere i
batteri per una notte. Queste mini colture risulteranno essere torbide. La restante parte di coltura
viene riutilizzata, perché una volta estratto il DNA e si è verificato che esso derivi da batterio
ricombinante, si può riutilizzare. Dalle provette attraverso lisi alcalina si recupera il DNA. In una
seconda provetta otterremmo 2 microgrammi di DNA plasmidico. Si utilizzeranno gli enzimi di
restrizione e si fa una corsa elettroforetica. Nella corsia 1 abbiamo uno standard molecolare e nelle
altre corsie vari DNA. Nel caso in esame nella corsia 2 abbiamo solo la banda del vettore, sarà
Nella corsia 3 abbiamo un plasmide non digerito dall’enzima
perciò una colonia non ricombinante.
di restrizione. In questa si avranno 2 bande, essendo sia lineare che superavvolto. Nelle corsie 4-
abbiamo solo l’inserto e il vettore vuoto. Solo quest’ultime corsie avranno il plasmide
5-6 clonaggio non orientato dell’inserto.
ricombinato. Questo è un È desiderabile però, in alcuni casi,
clonaggio orientato dell’inserto.
fare un Il pcDNA3.1 possiede un pCMV(promotore virale) e siti di
restrizione. Noi dobbiamo inserire un cDNA, quindi si deve orientare l’inserto rispetto al vettore.
Per far questo si utilizzano 2 enzimi diversi di restrizione per clonare un cDNA, possedente una
direzione di trascrizione. Questi enzimi sono HindIII e EcoRI, che fanno si che il vettore non possa
mai richiudersi su se stesso. Le estremità risultano essere incompatibili. Si aggiunge poi, l’inserto,
che non può inserirsi se non nell’orientamento giusto. Si ha perciò, un clonaggio forzato, in cui si
forza l’inserto a inserirsi in una determinata posizione. Si effettua poi una miniprep con digestione
doppia e si fa un’elettroforesi per verificare che le colonie siano ricombinanti. Le colonie
ricombinanti posso venire fuori se il vettore risulta essere digerito solo da uno dei due enzimi di
restrizione. È possibile anche identificare dei trasformanti anche se il clonaggio non è forzato. Se
noi abbiamo un frammento tagliato con bgM, l’inserto può orientarsi in due modi. Per verificare
quale sia l’orientamento giusto e che quindi siano ricombinanti, si ricorre ad un altro enzima di
restrizione sapendo la mappa del nostro inserto. Questo ci permette di cap
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Metodologie farmacologiche
-
Metodologie di Embriologia Sperimentale
-
Metodologie biochimiche
-
Metodologie didattiche