Metodologie e tecnologie didattiche
Lezione 1
I mass-media possono essere definiti strumenti di apprendimento informale? Si.
Quale tra le seguenti può essere definita una caratteristica dell'apprendimento in età adulta? L'apprendimento è il modo in cui l'adulto acquisisce, interpreta, organizza, modifica o assimila e costruisce significati.
Lezione 3
Descrivi sinteticamente l'apprendimento informale e incidentale. L’apprendimento informale è definibile come un processo che avviene in contesti destrutturati, esperienziali e non istituzionali e accade ovunque gli individui avvertano necessità, motivazioni e opportunità di apprendimento. L’apprendimento informale si caratterizza come un processo:
- Integrato con le routine quotidiane;
- Attivato da uno stimolo interno o esterno;
- Che non necessariamente si muove a livello consapevole;
- Fortuito, che può verificarsi per caso;
- Induttivo di riflessione e azione;
- Inevitabilmente connesso all’apprendimento di altri.
L’apprendimento informale è una categoria che include quello incidentale, può accadere (anche) in contesti istituzionali, ma generalmente non in aula e presuppone un controllo dell’apprendimento che rimane principalmente nelle mani del learner. L’apprendimento incidentale rappresenta un effetto collaterale di qualche altra attività, quali la realizzazione di un compito, le interazioni interpersonali, la percezione e la graduale comprensione di una cultura organizzativa o familiare e le esperienze di apprendimento per prove ed errori. L’apprendimento informale si configura come un processo intenzionale che non segue percorsi strutturati; gli apprendimenti che gli adulti conseguono incidentalmente si muovono a un livello perlopiù dato per scontato, tacito, spontaneo e inconscio.
Lezione 4
Quale è stato il contributo della teoria psicoanalitica all'apprendimento esperienziale? Attenzione al rivelare i desideri inconsci e le paure.
Quale è stato il contributo della teoria culturale all'apprendimento esperienziale? Attenzione alla comprensione delle norme sociali dominanti e strutturanti l'esperienza.
Quale è la relazione tra esperienza e apprendimento? Lindeman (1961), per esempio, sostiene che la risorsa di maggior valore nell’educazione degli adulti sia l’esperienza del learner: essa rappresenta una sorta di manuale vivente dell’adulto, in attesa solo di essere letto e validato. Knowles (1980), analogamente, evidenzia che il bacino sempre più ampio di esperienza che l’adulto è in grado di accumulare diventa la risorsa di apprendimento più ricca a cui attingere. Lo stesso autore osserva che gli adulti tendono a definire se stessi proprio attraverso le esperienze che li contraddistinguono, descrivendosi come genitori, coniugi, professionisti, volontari, attivisti di una qualche comunità, eccetera. Kolb (1984) afferma che l’apprendimento sia un processo basato sull’esperienza e che i saperi su cui l’adulto ritiene di poter contare siano ininterrottamente generati e verificati attraverso le esperienze che lo contraddistinguono. Boud e Miller (1966) e Usher, Bryant e Johnston (1997) riconoscono nell’esperienza l’aspetto fondante dell’apprendimento degli adulti e precisano che questa forma di conoscenza sia profondamente influenzata da fattori socioculturali e storici.
Lezione 5
Quale tra le seguenti è una caratteristica del modello di Jarvis? Un processo di trasformazione.
Quale è stato il contributo della teoria costruttivista all'apprendimento esperienziale? Attenzione alla riflessione sull'esperienza concreta.
Descrivi il concetto di esperienza secondo Dewey. Il pensiero filosofico e pedagogico di Dewey si basa su una concezione dell'esperienza come rapporto tra uomo ed ambiente, dove l'uomo non è uno spettatore involontario ma interagisce con ciò che lo circonda. Il pensiero dell'individuo nasce dall'esperienza, quest'ultima intesa come esperienza sociale. L'esperienza educativa deve quindi partire dalla quotidianità nella quale il soggetto vive. L'esperienza è realmente educativa nel momento in cui produce l'espansione e l'arricchimento dell'individuo, conducendolo verso il perfezionamento di sé e dell'ambiente. Un ambiente in cui vengono accettate le pluralità di opinioni di diversi gruppi in contrasto tra loro, favorisce lo sviluppo progressivo delle caratteristiche dell'individuo.
Lezione 6
Quale è il tratto saliente del modello di Usher, Bryant e Johnston? Gli studiosi considerano l'esperienza come un testo che, nonostante il grande sforzo che richiede per essere letto e interpretato, non può avere significati che siano da assumersi come definitivi o durevoli.
Quale è stato il contributo della teoria situazionale all'apprendimento esperienziale? Attenzione alla partecipazione a comunità di pratica.
Che cosa sono le critical practices nel modello di Usher, Bryant e Johnston? Nascono dal riconoscimento che l'esperienza non può essere assunta come un dato ineluttabile. L'attenzione è rivolta al cambiamento dei contesti sociali e di appartenenza in cui la persona si muove, piuttosto che al tentativo di adattarvisi.
Descrivi il modello esperienziale di Jarvis. Jarvis considera l’apprendimento adulto come un fenomeno interattivo rappresentato da una concomitanza di processi grazie ai quali l’adulto sperimenta situazioni sociali i cui contenuti semantici attraversano trasformazioni cognitive, emotive e pratiche e vanno a integrarsi in una biografia individuale che per certi aspetti descrive un soggetto maggiormente esperto.
Lezione 7
Come possiamo definire la riflessione sull'azione? È il processo che permette di tornare consapevolmente sull'esperienza vissuta.
Quale tra le seguenti definizioni è applicabile alla pratica riflessiva? Richiede un'interruzione intenzionale dell'azione che permetta al soggetto di prendere in considerazione la molteplicità delle prospettive che possono concorrere a definire una situazione o un problema.
Quali tra le seguenti sono dimensioni peculiari della pratica riflessiva? Le credenze e le pratiche.
Che cosa è una pratica riflessiva? È un metodo particolarmente promettente per progettare e attuare interventi educativi che supportino le diverse forme che l’apprendimento esperienziale può assumere. Inoltre, permette di formulare giudizi in situazioni complesse e contraddittorie. È una pausa intenzionale che permette di assumere una prospettiva più aperta e di accedere a forme di pensiero analitico.
Lezione 8
Che cosa può fare la ricerca educativa? Costruire repertori di pratiche.
Quale tra le seguenti è una tipologia di ricerca riflessiva? La ricerca per la costruzione del repertorio.
Che cosa contraddistingue la riflessione nel corso dell'azione da altri tipi di riflessione? Il suo immediato significato per l’azione.
Che cosa è quella che Schön chiama "la consapevolezza dei dilemmi"? Quando una comunità di professionisti incorpora idee molteplici e contrastanti sulle strutture adatte alla costruzione di problemi e di ruoli.
A che cosa serve la riflessione nel corso dell'azione? La riflessione nel corso dell’azione ristruttura ciò che “stiamo facendo proprio mentre stiamo agendo”. Ciò che distingue la riflessione nel corso dell’azione da altri tipi di riflessione è il suo immediato significato per l’azione: “non solo possiamo pensare sul fare, ma possiamo pensare su quello che facciamo mentre lo stiamo facendo”.
Lezione 9
Su quale aspetto si soffermano Lave e Wenger nella definizione di apprendimento situato? Sulle forme di partecipazione sociale che forniscono il contesto.
Che cosa è la partecipazione periferica legittima? Indica la particolare modalità di partecipazione della persona-che-apprende coinvolta nella pratica reale di un esperto.
Descrivi il concetto di apprendimento situato. Lave e Wenger (1991) richiamano l’attenzione sul ruolo interattivo e produttivo della persona nell’acquisizione di abilità nel processo di apprendimento, partendo dalla premessa secondo cui il significato, la comprensione e l’apprendimento si definiscono in relazione ai contesti d’azione, e non in relazione a strutture autonome. È una “pratica sociale”:
- La conoscenza è “integrata e distribuita” nella vita delle comunità;
- L’apprendimento è un “atto di appartenenza”;
- Non si impara quando è negata la “partecipazione”;
- L’apprendimento passa da un “coinvolgimento nelle pratiche”;
- Il coinvolgimento è legato alla possibilità di contribuire allo “sviluppo della comunità”.
Lezione 10
La comunità di pratica nasce: Spontaneamente.
È possibile progettare una comunità di pratica se non esiste un network preesistente? No.
Che cosa si intende con partecipazione all'interno della comunità di pratica? Essere partecipanti attivi nelle pratiche di comunità sociali e nella costruzione di identità.
Una pratica è il frutto di una negoziazione tra: Aspetti materiali e immateriali.
Per avere una comunità di pratica è sufficiente associare il concetto di pratica e quello di comunità? No.
Come si costruisce il significato in una comunità di pratica? Il significato ha a che fare con la capacità dell’adulto di costruire e produrre strutture di senso attraverso cui organizzare la conoscenza, le relazioni di potere e le forme di partecipazione sociale.
Come possiamo definire una comunità di pratica? Gruppi di persone che condividono un interesse, un insieme di problemi, una passione rispetto a una tematica e che approfondiscono la loro conoscenza ed esperienza in quest'area mediante interazioni continue. Dietro ad ogni pratica c’è una comunità di praticanti, cioè un gruppo di persone che sono in qualche modo riconosciute socialmente come partecipanti legittimi di un fare situato.
Lezione 11
Quale definizione di Comunità di pratica è corretta? Gruppi di persone che condividono un interesse, un insieme di problemi, una passione rispetto a una tematica e che approfondiscono la loro conoscenza ed esperienza in quest'area mediante interazioni continue.
Che cos’è l’impegno reciproco? Una CdP necessita di mantenere nel tempo intense relazioni di impegno reciproco, organizzato intorno ai compiti da svolgere.
Descrivi gli elementi fondanti le CdP. Per associare pratica e comunità, devono sussistere tre dimensioni della relazione in base alla quale la pratica è la fonte di coerenza di una comunità: impegno reciproco; impresa comune; repertorio condiviso. L’appartenenza a una CdP è dunque un patto di impegno reciproco, che è ciò che la definisce e la distingue da un semplice aggregato di persone definito da alcune caratteristiche, quali, per esempio, un gruppo, un team o un network. L’impegno reciproco:
- È intrinsecamente parziale; eppure, nel contesto di una pratica condivisa, questa parzialità è al tempo stesso una risorsa e un limite;
- Implica il riconoscimento della propria competenza e di quella degli altri.
Lezione 12
Coltivare la Comunità di pratica significa: Stimolare la riflessione.
Come può essere definito l'impegno condiviso in una comunità di pratica? È un set di risorse condivise dalla comunità che include routine, parole, strumenti, modi di operare, storie, gesti, simboli, azioni o concetti che la comunità ha prodotto o adottato.
Come può essere definita l'impresa comune in una comunità di pratica? Il risultato di un processo collettivo di negoziazione che riflette tutta la complessità dell'impegno reciproco.
Spiega che cosa è il repertorio condiviso in una comunità di pratica. Il repertorio è un set di risorse condivise dalla comunità che include routine, parole, strumenti, modi di operare, storie, gesti, simboli, azioni o concetti che la comunità ha prodotto o adottato nel corso della sua esistenza e che sono entrati a far parte della sua pratica. Il repertorio “include il discorso attraverso il quale i membri creano affermazioni significative sul mondo e gli stili in base ai quali esprimono le loro forme di appartenenza e le loro identità di membri. Combina due caratteristiche che gli consentono di diventare una risorsa per la negoziazione di significato:
- Riflette una storia di impegno reciproco;
- Rimane intrinsecamente ambiguo.
Illustra sinteticamente come si sviluppa una comunità di pratica. Vi sono degli obiettivi strategici e la CdP si pone come dispositivo formativo. Per quanto riguarda lo sviluppo si ha la coltivazione. Parlare di coltivazione significa intercettare alcune inversioni di tendenza:
- Dai modelli alle pratiche. Le pratiche professionali come contesti di ricerca situata;
- Dalle logiche applicative alla valorizzazione dei saperi pratici;
- La costruzione riflessiva del sapere professionale.
Illustra sinteticamente come può essere coltivata una comunità di pratica. La metafora della coltivazione è utilizzata da Wenger, McDermott e Snyder nel volume Coltivare comunità di pratica per descrivere la prospettiva d’intervento, di facilitazione e di consulenza delineata dagli autori. «Una pianta cresce autonomamente a prescindere dal fatto che il suo seme sia stato piantato con cura o che esso sia stato portato dal vento. Per far crescere una pianta più rapidamente o più in alto non possiamo tirare verso l’alto il suo gambo, le sue foglie o i suoi petali. Possiamo tuttavia fare molto per favorirne una crescita rigogliosa: possiamo curare il suo suolo, assicurarci che abbia sufficiente nutrimento, che ci sia la giusta esposizione al sole e possiamo proteggerla dai parassiti e dalle erbacce. Esistono
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