Estratto del documento

2019

2020

Metodologie e

tecnologie

didattiche della

Storia dell'arte

L P . C G

EZIONI DELLA ROF SSA HIARA AUNA

A L C

PPUNTI DI UCREZIA USATO

UNITO |Laurea Magistrale in Storia dell’Arte

Sommario

I 2

NTRODUZIONE

L 2

EGISLAZIONE

Storia legislativa 2

Articolo 9 della Costituzione 3

Le linee guida nazionali 5

Scuola primaria (2009): Arte e immagine 5

Scuola secondaria di primo grado (2009) 6

Indicazioni per i Licei (2010) 6

L’insegnamento della Storia dell’Arte nei Licei 8

L’insegnamento 10

I manuali 11

Possibili percorsi 12

Incontri 13

Arteco 13

Prof. Orso Piavento 14

Risorse 16

Ricerche bibliografiche online 16

Ricerche visive online 17

Musei Open Access 18

Fototeche Open Access 18

1

I NTRODUZIONE

L’esame è così articolato:

• Esame orale sulla bibliografia relativa alle linee generali della legislazione;

• Preparazione di un’unità didattica, da consegnare almeno una settimana prima:

1. Bibliografia ragionata dei materiali utilizzati;

2. Abstract dei contenuti;

3. Individuazione dei destinatari (scuola, classe e studenti);

4. Presentazione dell’argomento e delle sue motivazioni didattico-disciplinari (obiettivi for-

mativi), considerando che una lezione deve tenere conto dell’intero programma;

5. Criteri di scelta dei materiali visivi e dei testi;

6. Schede delle opere;

7. Glossario relativo al tema trattato;

8. Redazione del testo della lezione e del PowerPoint;

9. Proposte per le verifiche formative (collegate agli obiettivi formativi e che stimolino an-

che le competenze, magari inserendo opere non presentate a lezione);

10. Facoltativo:

a. Ideazione di una visita didattica al percorso;

b. Attività di laboratorio per gli studenti.

L EGISLAZIONE

La Storia dell’Arte è stata una delle ultime materie ad essere inserita nei licei, ragione per

cui ancora oggi vi occupa un posto secondario. Questo scarso prestigio è visibile anche in diversi

prodotti culturali: ad esempio, un cameo in Amarcord di Fellini mostra un’insegnante che parla

di Giotto dopo aver bevuto. Storia legislativa

• 1900

Enrico Panzacchi firma una circolare dove sottolinea la necessità di un’educazione alla sen-

sibilità e all’immaginazione. Panzacchi si espone anche riguardo al rapporto tra conoscenza

del patrimonio culturale e tutela, per lui indissolubilmente legate.

• Anni ‘10

Nel corso degli anni si stabilisce che la materia può essere affidata anche a letterati o storici,

con corsi annui e senza obbligo di esame. Adolfo Venturi, già sensibile al problema dell’inse-

gnamento della materia avendo fondato nel 1907 la prima scuola di specializzazione, prese

posizione contro questa visione svalutativa. Per lui, la Storia dell’Arte necessita di essere

compresa nelle sue specificità. La contraddizione era data dalla celebrazione attraverso gli

anniversari di vari artisti, che venivano lodati e ricordati nelle scuole.

• 1923

Con la riforma del fascista Gentile, la Storia dell’Arte entra nei licei: qui occupa 2 ore in

seconda liceo e 3 in terza. Si acquistano proiettori, monografie, atlanti, ma ci si dichiara

ancora sfavorevoli alle proiezioni di film. In Francia, tutt’oggi, non viene insegnata nei licei.

• 1933 2

Si apre il dibattito relativo ai programmi: vi entrano a far parte i pittori stranieri.

• 1934

Esce il primo Bignami di Storia dell’Arte, per aiutare gli studenti nella materia.

• 1936

Si propone di abolire la categoria di “Barocco” e di parlare solo di ‘600. L’arte locale deve

essere integrata nel più ampio quadro dell’arte nazionale. L’affido avviene per incarico.

• 1939

La carta del ministro Bottai suddivide la materia in 10 minuti dedicati agli artisti viventi e

50 a quelli del passato.

• 1948

Si verifica l’immissione in ruolo degli insegnanti.

• 1950

Roberto Longhi fonda la rivista Paragone, suddivisa in una parte dedicata alla Storia

dell’Arte e in una alla letteratura, discipline da lui individuate come assi fondamentali. Nella

rivista si combatte l’idea diffusa di Storia dell’Arte come di una successione di capolavori:

L’opera d’arte, dal vaso dell’artigiano greco alla Volta Sistina, è sempre un capolavoro squisitamente “relativo”.

L’opera non sta mai da sola, è sempre un rapporto. Per cominciare: almeno un rapporto con un’altra opera d’arte.

Un’opera sola al mondo, non sarebbe neppure intesa come produzione umana, ma guardata con reverenza o con

orrore, come magia, come tabù, come opera di Dio o dello stregone, non dell’uomo.

E s’è già troppo sofferto del mito degli artisti divini, e divinissimi; invece che semplicemente umani. È dunque il

senso dell’apertura di rapporto che dà necessità alla risposta critica. Risposta che non involge soltanto il nesso

tra opera e opere, ma tra opera e mondo, socialità, economia, religione, politica e quant’altro occorra [...] L’opera

d’arte è una liberazione, ma perché è una lacerazione di tessuti propri ed alieni. Strappandosi, non sale in cielo,

resta nel mondo. Tutto perciò si può cercare in essa, purché sia l’opera ad avvertirci che bisogna ancora trovarlo,

perché ancora qualcosa manca al suo pieno intendimento [...] Opera “storicamente condizionate” e critica “stori-

camente condizionata” chiedono e rispondono perennemente come specchi successivi che, di tempo in tempo,

l’umanità trasmette del suo sussistere più profondo. Paragone, “Proposte per una critica d’arte”, 1950

• 1951

Nasce la NISA (Associazione Nazionale degli Insegnanti di Storia dell’Arte) dall’esigenza di

confronto degli insegnanti. Aderiscono anche Carlo Ludovico Ragghianti e Longhi, ed uno

dei maggiori problemi evidenziati è lo scarso tempo dedicato alla materia.

• 1964

Commissione d’indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico,

artistico e del paesaggio, varata dal ministro della Pubblica Istruzione Luigi Gui e presieduta

da Francesco Franceschini, democristiano già membro della costituente. È la commissione

che introduce in Italia il fortunatissimo sintagma “bene culturale”. Dagli anni ’70, a ridosso

della commissione Franceschini, la disciplina amplia i suoi orizzonti dentro e fuori le scuole.

• 1974

Nasce, per volontà di Giovanni Spadolini, il Ministero per i Beni culturali e ambientali (de-

creto-legge 14 dicembre 1974, n. 657), preposto alla tutela e alla valorizzazione del patrimo-

nio culturale del paese.

Articolo 9 della Costituzione

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela

il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione.

L’art. 9 può essere analizzato in tre diversi contesti:

3

1. contesto italiano della Costituzione, nella quale l’art. 9 ha un ruolo chiave;

2. contesto europeo, della tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico in alcune

Costituzioni importanti, soprattutto in Germania e in Spagna. Su proposta di Giorgio La-

pira, i padri costituenti si formarono infatti su tutte le costituzioni del mondo, le cui pecu-

liarità furono poi discusse nell’assemblea. Una di queste è la Costituzione della Repubblica

di Weimar, dove si tutelava il patrimonio artistico vietandone l’esportazione; su questo

punto, si propose la prima versione dell’art. 9, molto più simile all’art. 150 di Weimar di

quello definitivo. Si guardò anche a quella della Repubblica Spagnola, dove tra i doveri dello

Stato vi è anche la salvaguardia di questi beni.

3. contesto mondiale, dei diritti delle generazioni future.

L’articolo 9 non è isolato: al contrario, esso va letto entro una molteplice rete di riferimenti, in

cui ognuno dei principi fondamentali della Carta illumina tutti gli altri, e ne è illuminato. L’art.

9, in particolare, ha un ruolo essenziale per definire la centralità della cultura nell’orizzonte

dei diritti del cittadino (tra i quali vi sono il patrimonio culturale e il paesaggio, già presenti

nella legge Bottai). Il diritto alla cultura, che include il diritto all’istruzione come strumento

di eguaglianza e di democrazia, ha nella nostra Costituzione uno statuto altissimo: cultura, ri-

cerca, tutela contribuiscono al “progresso spirituale della società” (art. 4) e allo sviluppo della

personalità individuale (art. 3), legandosi strettamente alla libertà di pensiero (art. 21) e di

insegnamento ed esercizio delle arti (art. 33), all’autonomia delle università, alla centralità della

scuola pubblica statale, al diritto allo studio (art. 34). Fa parte di quello stesso orizzonte di diritti

a cui appartengono il diritto al lavoro (art. 4) e il diritto alla salute (art. 32).

L’originalità di questo articolo fu chiarita da Carlo Azeglio Ciampi nel 2003: egli definisce

questo articolo peculiare, che non ha paralleli nel resto del mondo. Obiettivo della promozione

della cultura non è l’efficienza della sua economia, ma solo un mezzo per la sua diffusione:

L’identità nazionale degli italiani si basa sulla consapevolezza di essere custodi di un patrimonio culturale unitario

che non ha eguali al mondo. Forse l’articolo più originale della nostra Costituzione repubblicana è proprio quell’arti-

colo 9 che, infatti, trova poche analogie nelle costituzioni di tutto il mondo. […] La Costituzione ha espresso

come principio giuridico quello che è scolpito nella coscienza di ogni italiano. La stessa connessione tra i due

commi dell’articolo 9 è un tratto peculiare: sviluppo, ricerca, cultura, patrimonio formano un tutto inscindibile. Anche

la tutela, dunque, deve essere concepita non in senso di passiva protezione, ma in senso attivo e cioè in funzione

della cultura dei cittadini, deve rendere questo patrimonio fruibile da tutti. Se ci riflettiamo più a fondo, la pre-

senza dell’articolo 9 tra i “principi fondamentali” della nostra comunità offre una indicazione importante sulla “mis-

sione” della nostra Patria, su un modo di pensare e di vivere al quale vogliamo, dobbiamo essere fedeli. La cultura e

il patrimonio artistico devono essere gestiti bene perché siano effettivamente a disposizione di tutti, oggi e domani

per tutte le generazioni. La doverosa economicità della gestione dei beni culturali, la sua efficienza, non sono

l’obiettivo della promozione della cultura, ma un mezzo utile per la loro conservazione e diffusione. Lo ha detto

chiaramente la Corte costituzionale in una sentenza del 1986, quando ha indicato la “primarietà del valore estetico-

culturale che non può essere subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici” e anzi indica che la stessa

economia si deve ispirare alla cultura, come sigillo della sua italianità. La promozione della conoscenza, la tutela del

patrimonio artistico non sono dunque una attività “fra le altre” per la Repubblica, ma una delle sue missioni più

proprie, pubblica e inalienabile per dettato costituzionale e per volontà di una identità millenaria.

4

Le linee guida nazionali

I programmi vengono oggi chiamati “linee guida” (il termine “programma” era inteso come

maggiormente vincolante); si tratta delle indicazioni nazionali del 2010, che valgono come obiet-

tivi specifici di insegnamento per i vari livelli scolastici. Si dividono in tre ambiti:

1. Licei;

2. Istituti tecnici;

3. Istituti professionali.

Si tratta di un quadro in continua evoluzione, che richiede grande elasticità da parte degli inse-

gnanti. Anche se i programmi sono rimasti pressoché invariati, non si può dire lo stesso degli

studenti: questa evoluzione è confluita in Insegnare la Storia dell’Arte (2009), ossia l’unica rac-

colta relativa dell’insegnamento della materia. Esistono tuttavia anche siti dedicati, come Di-

datticarte: www.didatticarte.it/Blog/.

Fino a non molti anni fa esisteva un unico concorso abilitante; l’ultimo per diventare inse-

gnanti di Storia dell’Arte è stato nel 1989. In questo contesto, vi erano molti esami obbligatori

(Latino, Geografia, etc.), ma non vi era Pedagogia. Tutto è cambiato con il D.P.D. del 14 feb-

braio 2016 no. 19, con cui si sono chiariti i titoli di accesso necessari ai vari insegnamenti.

Scuola primaria (2009): Arte e immagine

L’insegnamento nella scuola primaria è stato particolarmente virtuoso; più indietro è la secon-

daria (soprattutto di primo grado), i cui programmi non vengono aggiornati da molto.

Finalità

Per far sì che la disciplina contribuisca allo sviluppo della personalità dell’alunno è necessa-

rio che il suo apprendimento sia realizzato attraverso l’integrazione dei suoi nuclei costitutivi:

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 19
Appunti di Metodologie e tecnologie didattiche della Storia dell'arte Pag. 1 Appunti di Metodologie e tecnologie didattiche della Storia dell'arte Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Metodologie e tecnologie didattiche della Storia dell'arte Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Metodologie e tecnologie didattiche della Storia dell'arte Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Metodologie e tecnologie didattiche della Storia dell'arte Pag. 16
1 su 19
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Wakiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie e tecnologie didattiche della Storia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Gauna Chiara.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community