Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

• Finalità: la funzione della nota integrativa dei dati presentati nello stato patrimoniale

e nel conto economico (per loro natura sintetici e strettamente quantitativi) è quella

di fornire informazioni integrative, esplicative e complementari che permettano di

comprendere in modo chiaro la composizione del patrimonio dell’azienda e il suo

andamento economico.

• Contenuto:

1) Notizie relative ai principi generali:

a) Motivazioni delle eventuali deroghe in ottemperanza al cosiddetto

“principio del quadro fedele” e i suoi impatti sulla rappresentazione

della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico.

b) Motivazione e indicazione degli effetti della eventuale deroga alla

continuità dei criteri di valutazione.

c) Segnalazione e commento della non comparabilità e

dell’adattamento delle voci dell’esercizio precedente nei documenti

contabili.

2) Informazioni relative alle valutazioni: criteri applicati nella valutazione delle

voci del bilancio, nella rettifiche di valore e nella conversione dei valori

espressi in moneta diversa da quella avente corso legale nello Stato. Ogni

eventuale cambiamento nei criteri di valutazione applicati deve essere

illustrato e motivato.

3) Indicazione delle variazioni intervenute nella consistenza delle voci:

variazioni intervenute nelle poste dell’attivo, del passivo e del patrimonio

netto.

4) Dati e notizie aggiuntive su alcune voci di stato patrimoniale:

a) Movimenti o perdite di valore delle immobilizzazioni

b) Costi pluriennali capitalizzati

c) Elenco delle partecipazioni in imprese controllate o collegate

d) Crediti e debiti a lungo termine e debiti assistiti da garanzie reali su

beni sociali

e) Composizione delle voci “ratei e risconti” attivi e passivi

f) Composizione dei fondi

5) Dati e notizie aggiuntive su alcune voci di conto economico:

a) Ripartizione, ove rilevante, dei ricavi secondo attività e/o aree

geografiche

b) Ammontare dei proventi da partecipazioni diverse da dividendi

c) Dettaglio degli oneri finanziari

d) Composizione della voce “proventi e oneri straordinari”

e) Imposte differite e anticipate

f) L’ammontare dei compensi spettanti agli amministratori ed ai sindaci

6) Altre informazioni:

a) Indicazione particolareggiata degli impegni non risultanti dallo stato

patrimoniale e dei conti d’ordine

b) Numero medio dei dipendenti per categoria

c) Notizie sulla composizione del capitale sociale e sugli eventuali titoli

(azioni, obbligazioni, …) emessi dalla società

d) Ogni ulteriore informazione utile a dare una rappresentazione

veritiera e corretta del patrimonio dell’azienda e dell’andamento

economico

2. Relazione sulla gestione

• Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori contenente

un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società e

dell’andamento e del risultato della gestione, nel suo complesso e nei vari settori in

cui essa ha operato, anche attraverso imprese controllate.

• Contenuto della relazione:

1) Attività di ricerca e sviluppo

2) Rapporti con imprese controllate, collegate, controllanti e imprese sottoposte

al controllo di quest’ultime

3) Numero e valore nominale sia delle azioni proprie, sia delle azioni o quote di

società controllanti possedute, acquisite o alienate dalla società

nell’esercizio

4) Fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio

5) Previsione sull’evoluzione della gestione

6) Obiettivi e politiche della società in materia di gestione del rischio finanziario,

compresa la politica di copertura per ciascuna principale categoria di

operazioni previste.

7) Esposizione della società al rischio di prezzo, di credito, di liquidità e di

variazione dei flussi finanziari

8) Elenco delle sedi secondarie della società

3. Bilancio in forma abbreviata

• Requisiti soggettivi: le società che non abbiano emesso titoli negoziati sui mercati

regolamentati possono redigere il bilancio in forma abbreviata quando, nel primo

esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, non abbiano superato

due dei seguenti limiti:

1) Totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4.400.000 €

2) Ricavi delle vendite e delle prestazioni: 8.800.000 €

3) Dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità

• Le semplificazioni ammesse sono una facoltà e non un obbligo per le società che

rientrano nei requisiti.

• Stato patrimoniale abbreviato:

1) Le voci A (crediti vs soci) e D (ratei e risconti) dell’attivo possono essere

comprese nella voce C II (crediti).

2) Dalle voci B I e B II dell’attivo devono essere detratti in forma esplicita gli

ammortamenti e le svalutazioni.

3) La voce E (ratei e risconti passivi) del passivo può essere compresa nella

voce D (debiti).

4) Nelle voci C II (crediti) dell’attivo e D (debiti) del passivo devono essere

separatamente indicati i crediti e i debiti esigibili oltre l’esercizio successivo.

• Conto economico abbreviato: possono essere raggruppate le voci relative a:

1) Variazioni delle rimanenze

2) Costo del personale

3) Ammortamenti

4) Proventi finanziari

5) Rivalutazioni e svalutazioni di attività finanziarie

• Nota integrativa abbreviata: le società che redigono il bilancio in forma abbreviata

possono limitare l’informatività, senza tuttavia non indicare:

1) Motivazioni delle eventuali deroghe in ottemperanza al cosiddetto “principio

del quadro fedele” e i suoi impatti sulla rappresentazione della situazione

patrimoniale, finanziaria e del risultato economico.

2) Motivazione e indicazione degli effetti della eventuale deroga alla continuità

dei criteri di valutazione.

3) Segnalazione e commento della non comparabilità e dell’adattamento delle

voci dell’esercizio precedente nei documenti contabili.

4) Illustrazione dei criteri valutativi adottati.

5) Informazioni sui beni acquisiti in leasing finanziario.

6) Variazioni intervenute nelle poste dell’attivo, del passivo e del patrimonio

netto.

• Relazione sulla gestione: le società che redigono il bilancio in forma abbreviata

sono esonerate dalla redazione della relazione sulla gestione, qualora la nota

integrativa fornisca informazioni esaurienti rispetto al numero e al valore nominale

sia delle azioni proprie, sia delle azioni o quote di società controllanti possedute,

acquisite o alienate.

RENDICONTO FINANZIARIO

1. Scopo e definizione

• Lo scopo del rendiconto finanziario è quello di fornire un prospetto integrativo che

spieghi la dinamica finanziaria e monetaria dell’azienda in un dato periodo, per

sopperire all’insufficienza delle informazioni presenti all’interno del bilancio utili per

valutare le condizioni di equilibrio monetario e finanziario di un’azienda.

• Definizione: documento di sintesi, fondato sul linguaggio contabile, che consente di

analizzare e comunicare le cause delle variazioni che date grandezze finanziarie e

monetarie, critiche per l’economicità aziendale (tipicamente la liquidità e il CCN),

hanno subito in un determinato periodo.

2. Finalità:

• Principi contabili nazionali (n. 12):

1) Riassumere l’attività di autofinanziamento, finanziamento e investimento

dell’impresa e misurare la capacità di generare liquidità da parte delle attività

produttrici di reddito.

2) Illustrare gli scostamenti che derivano dal confronto tra valori patrimoniali di

inizio e fine esercizio.

• IAS/IFRS (n. 7): misurare:

1) Flussi riconducibili all’attività operativa: quanta cassa è stata in grado di

generare l’azienda nell’esercizio grazie alla gestione caratteristica.

2) Flusso di cassa da operazioni di investimento/disinvestimento.

3) Flusso di cassa da gestione finanziaria: fonti di liquidità provenienti da

aumenti di capitale di prestito o di rischio, al netto dei correlati rimborsi.

3. Struttura: mentre i principi contabili nazionali prevedono entrambe le tipologie di rendiconto

finanziario, gli IAS/IFRS indicano come oggetto di analisi esclusivamente la liquidità.

• Liquidità: disponibilità liquida in cassa, banca e altri depositi immediatamente

prelevabili.

• Capitale circolante netto: differenza tra attività correnti (cassa, banca, crediti a breve

e magazzino) e passività correnti (debiti a breve).

4. Metodo diretto e indiretto:

5. Modalità di rappresentazione:

• Forma scalare: permette di evidenziare risultati intermedi interpretabili come avanzi

o disavanzi finanziari di particolari ambiti gestionali.

• Sezioni divise: fonti e impieghi sono tenuti distinti al fine di evidenziare lo sbilancio

esistente tra il totale dei flussi positivi e di quelli negativi. Nella variante della sintesi

a sezioni divise accostate, i flussi positivi e negativi sono raggruppati per causale, in

modo da fornire sia le informazioni sulle variazioni di segno opposto che sul saldo di

un particolare aggregato di indagine.

IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI

1. Definizione: elementi patrimoniali destinati a essere utilizzati durevolmente caratterizzati

dalla mancanza di tangibilità,che manifestano i benefici economici lungo un arco temporale

di più esercizi. Si dividono in tre categorie principali:

• Beni immateriali: valori economici che rappresentano fattori di produzione privi di

materialità, come ad esempio i software. La dottrina giuridica considera fra tali beni

solo quelle creazioni intellettuali che hanno possibilità di scambio e che possono

formare oggetto di rapporti giuridici.

• Avviamento: valore economico riassuntivo di un insieme di risorse immateriali

(know-how) legate ai vantaggi competitivi che l’azienda possiede rispetto ai

concorrenti. Viene iscritto a bilancio solo se per esso è stata pagata una somma in

sede di acquisizione dell’azienda a cui si riferisce.

• Oneri pluriennali: condizioni di produzione non rappresentate da beni dotate di utilità

differita ma non estraibili o cedibili. Tradizionalmente la dottrina vi include:

1) Costi di impianto e ampliamento

2) Spese di pubblicità

3) Spese di ricerca e sviluppo

2. Classificazione:

• Costi di impianto e ampliamento (BI – 1):

1) Costi di impianto: spese direttamente sostenute per:

a) La costituzione della società

b) La costituzione dell’azienda (costi sostenuti per disegnare e rendere

operativa la struttura aziendale iniziale)

2) Costi di ampliamento: costi sostenuti per un’espansione straordinaria

dell’impresa in direzioni ed in attività precedentemente non perseguite.

3) Presupposto dell’iscrizione a bilancio: dimostrabilità della relazione di causa-

effetto tra i costi in questione e i benefici attesi.

4) Di anno in anno occorre verificare:

a) La realizzabilità delle poste attive attese, sulla base delle quali sono

stati originariamente capitalizzati i costi. Occorre svalutare

l’immobilizzazione (del tutto o in parte) se vengono meno le attese di

redditività alla base di tale capitalizzazione.

b) L’ammontare capitalizzato non deve essere superiore al valore

stimato dell’utilità attesa futura.

5) Ammortamento: il piano di ammortamento non deve superare i 5 anni.

6) Aspetti fiscali: le quote di ammortamento dei costi di impianto e ampliamento

sono deducibili nei limiti della quota imputabile a ciascun esercizio.

7) IAS 38: secondo i principi contabili internazionali, i costi di impianto e

ampliamento non sono capitalizzabili.

• Costi di ricerca, sviluppo e pubblicità (BI – 2):

1) Costi di pubblicità: possono essere capitalizzati solo se hanno una utilità

prospettica e in particolare ove essi abbiano carattere di eccezionalità, ad

esempio il lancio di un nuovo prodotto/marchio o l’ingresso in un nuovo

mercato.

2) Costi di ricerca e sviluppo:

a) Ricerca pura o di base: ricerca diretta al generico progresso delle

conoscenze scientifiche. Considerati non capitalizzabili in quanto

risulta impossibile quantificarne il contributo alla generazione di

risultati economici.

b) Ricerca applicata: ricerca volta all’individuazione della potenziale

utilizzazione economica dei risultati della ricerca economica di base.

c) Sviluppo: complesso degli studi finalizzati a inserire e utilizzare

concretamente nelle combinazioni produttive dell’impresa i risultati a

cui si è pervenuti grazie alla ricerca applicata.

3) Ammortamento: il piano di ammortamento non deve superare i 5 anni.

4) Aspetti fiscali: le spese di pubblicità e propaganda sono deducibili

nell’esercizio in cui sono sostenute o in quote costanti nell’esercizio stesso e

nei quattro successivi.

5) IAS 38: le spese di pubblicità e ricerca non sono capitalizzabili, mentre le

spese di sviluppo sì, se sussistono però particolari condizioni.

• Diritti di brevetto e di utilizzazione delle opere di ingegno (BI – 3):

1) Requisiti per l’iscrizione:

a) Titolarità di un diritto esclusivo di sfruttamento.

b) Recuperabilità dei costi di iscrizione tramite benefici economici che si

svilupperanno dall’applicazione del brevetto stesso.

c) Possibilità di determinare in maniera attendibile il suo costo per

l’impresa.

2) Criteri di rilevazione:

a) Acquisto a titolo originario: spese di ricerca e sviluppo, più costi

accessori.

b) Acquisto a titolo derivativo: costo d’acquisto.

3) Ammortamento: non vi alcun vincolo per la durata del piano di

ammortamento, anche se normalmente tende a seguire la durata legale del

brevetto.

4) Aspetti fiscali: quote di ammortamento deducibili in misura non superiore al

50% del costo.

5) IAS 38: possono essere iscritti a bilancio solamente i diritti di brevetto

industriali acquistati da terzi o utilizzati in seguito a licenza. Non sono

capitalizzabili i diritti di brevetto prodotti all’interno dell’impresa.

• Concessioni, licenze, marchi e diritti simili (BI – 4):

1) Concessioni: provvedimenti con i quali la pubblica amministrazione

trasferisce ad altri soggetti i propri diritti o poteri con i relativi oneri e obblighi.

2) Licenze: autorizzazioni, di derivazione pubblicistica o privatistica, con le

quali si consente l’esercizio di attività regolamentate.

3) Marchio: segno distintivo dell’azienda che può consistere in un emblema, in

una denominazione o in un segno. Possono essere capitalizzati sia a

seguito di produzione interna, sia a seguito di acquisizione a titolo oneroso

da terzi.

4) Ammortamento: per concessioni e licenze il piano di ammortamento deve

basarsi sulla loro durata, mentre per i marchi non può superare i 20 anni.

5) Aspetti fiscali (art. 103 TUIR): le quote di ammortamento dei costi di diritti dei

concessione e degli altri diritti iscritti all’attivo sono deducibili in misura

corrispondente alla durata di utilizzazione, mentre le quote relative

all’ammortamento dei costi dei marchi sono deducibili in misura non

superiore a 1/18 del corso.

• Avviamento (BI – 5): valore economico riassuntivo di un insieme di risorse

immateriali (know-how) legate ai vantaggi competitivi che l’azienda possiede

rispetto ai concorrenti.

1) Requisiti per l’iscrizione: viene iscritto a bilancio solo se per esso è stata

pagata una somma in sede di acquisizione dell’azienda a cui si riferisce.

2) Ammortamento: il piano di ammortamento non deve superare i 5 anni, salvo

casi particolari chiaramente motivati in nota integrativa e comunque non può

superare i 20 anni.

3) Aspetti fiscali (art. 103 TUIR): le quote di ammortamento sono deducibili in

misura non superiore a 1/18 del costo.

4) IAS 38: l’avviamento generato internamente non può essere capitalizzato.

a) Impairment test: verifica, disciplinata dallo IAS 36, che ha la finalità di

accertare se un’attività abbia subito o meno una riduzione di valore.

Tale esame avviene mediante il confronto del valore contabile con il

valore recuperabile calcolato come il maggiore tra il fair value e il

value in use.

• Immobilizzazioni in corso e acconti (BI – 6): costi sostenuti per l’acquisizione o la

produzione interna di immobilizzazioni immateriali.

1) Requisiti per l’iscrizione: l’iscrizione avviene al costo storico.

2) Ammortamento: non è possibile ammortizzare questi costi.

3) Le immobilizzazioni in corso vengono riclassificate nelle rispettive voci

quando si acquisisce la titolarità del diritto o è completato progetto.

IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI SECONDO GLI IAS/IFRS

1. Definizione:

• Frame work: è considerata attività immateriale una risorsa controllata dall’impresa in

conseguenza di eventi passati dalla quale sono atteri in futuro flussi di benefici

economici.

• IAS 38: è considerata attività immateriale un’attività non monetaria identificabile e

priva di consistenza fisica.

2. Rilevazione:

• Ambito di applicazione: lo IAS 38 non viene applicato per spese di pubblicità,

formazione, start-up, attività di ricerca e sviluppo, diritti di sfruttamento minerario e

contratti assicurativi.

• Requisiti:

1) Identificabilità: un’attività immateriale è identificabile se è separabile (può

essere alienata dall’impresa), se deriva da diritti contrattuali o legali e se il

suo costo può essere quantificato e misurato attendibilmente.

2) Controllo: l’impresa ha il controllo di un’attività immateriale se ha il potere di

usufruire dei benefici economici della stessa e può limitare l’accesso a tali

benefici da parte di terzi.

3) Benefici economici futuri: proventi o risparmi di costo derivanti dall’utilizzo

dell’attività immateriale.

3. Valori contabili iniziali:

• Acquisizione separata: il criterio per la valutazione è quello del costo (comprensivo

di oneri accessori).

• Acquisizione attraverso aggregazione d’impresa: se l’attività immateriale è

determinabile in modo attendibile essa può essere rilevata separatamente

dall’avviamento al suo fair value.

1) Fair value: stima razionale e imparziale del prezzo di un bene o servizio

tenendo conto di fattori come la scarsità, l'utilità, il rischio, il costo di

produzione o di rimpiazzo, cioè di tutti quegli elementi che la teoria del

valore usa per determinare il prezzo di un bene. In presenza di un mercato

attivo è dato dal prezzo di mercato o dal prezzo di transazioni similari,

mentre in assenza di un mercato attivo è stimato in misura pari al valore di

scambio in una transazione tra parti consapevoli e disponibili.

• Produzione interna: il valore da iscrivere è dato dal costo di produzione più oneri

accessori e finanziari diretti. Rientrano dunque solo i costi di sviluppo e non quelli di

ricerca. L’avviamento internamente generato non è mai rilevato come attività

immateriale in quanto difetta del requisito della identificabilità.

• Acquisizione attraverso contributi pubblici: un’attività immateriale può essere

acquisita senza dover sostenere oneri o tramite un contributo pubblico (licenze o

diritti ricevuti dallo stato) e l’impresa può scegliere di contabilizzare sia il diritto che il

contributo a fair value o rilevare il diritto al valore nominale, maggiorato di

qualunque spesa direttamente attribuibile per predisporre l’attività all’uso.

• Permuta di attività: il valore d’iscrizione di un’attività immateriale acquisita tramite

permuta è pari al più attendibile tra il fair value dell’attività ceduta e quello

dell’attività acquisita. Se entrambi risultano non determinabili l’attività immateriale è

rilevata al valore netto contabile dell’attività ceduta.

4. Valori contabili successivi: lo IAS 38 definisce due metodi di valutazione di un’attività

immateriale tra cui l’impresa può scegliere:

• Metodo del costo: contabilizzazione al costo meno ammortamento accumulato e

svalutazioni per perdite di valore.

• Rideterminazione del valore: contabilizzazione all’ammontare rivalutato (fair value)

meno ammortamento accumulato e svalutazioni per perdite di valore. La

rideterminazione del valore può portare a:

1) Incremento derivante da rivalutazione: imputato a patrimonio netto sotto la

voce “riserva di rivalutazione” o a C.E. se a ripristino di una svalutazione

precedentemente rilevata a C.E.

2) Decremento derivante da rivalutazione: detratto dalla riserva di patrimonio

netto se esistente o imputato a C.E. per la parte eventualmente eccedente.

5. Ammortamento:

• Vita utile finita: ammortamento sistematico a partire da quando l’attività immateriale

è pronta per l’uso sulla stima della vita utile (ossia del periodo più breve tra vita

legale e vita economica).

• Vita utile indefinita (quando non vi è limite prevedibile alla generazione di flussi di

cassa da parte dell’attività immateriale): l’attività immateriale non viene

ammortizzata, ma sottoposta almeno annualmente a impairment test per verificarne

il valore e se la vita utile risulta ancora indefinita.

6. Riduzione durevole di valore delle attività: ad ogni data di riferimento del bilancio l’entità

deve valutare l’eventuale esistenza di indicatori interni ed esterni da cui si debba dedurre

che un’attività ha subito una riduzione durevole di valore. In caso affermativo occorre

stimare il valore recuperabile di tale attività.

• Valore recuperabile: maggiore tra il valore ricavabile dalla vendita alla data di

riferimento, al netto dei costi di vendita e del valore d’uso, pari al valore attuale dei

flussi netti di cassa futuri che si prevede di generare attraverso l’utilizzo dell’attività

e dalla sua cessione alla fine della sua vita utile.

IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI

1. Definizione: beni di uso durevole, costituenti parte dell’organizzazione, impiegati

normalmente come strumenti di produzione del reddito della gestione caratteristica e quindi

non destinati né alla vendita, né alla trasformazione per l’ottenimento dei prodotti.

2. Classificazione: costi anticipati o sospesi, classificati secondo il criterio della destinazione,

la cui utilità economica si estende oltre i limiti di un esercizio e che dunque prevedono

l’ammortamento secondo quote costanti.

3. Principi di rilevazione:

• Requisiti per l’iscrizione: l’iscrizione deve avvenire con il passaggio di proprietà del

bene.

• Leasing:

1) Principi contabili nazionali: metodo patrimoniale

a) Iscrizione dei beni nell’attivo dello S.P. dell’azienda utilizzatrice

soltanto nel momento in cui quest’ultima ne acquisisce la titolarità

giuridica.

b) Nella vigenza del contratto si rilevano a C.E. i canoni periodici

corrisposti alla società di leasing.

2) Principi contabili internazionali (IAS 17): metodo finanziario

a) L’azienda che acquisisce beni in leasing deve iscrivere nel proprio

attivo di S.P. il valore corrente del bene locato.

4. Valutazione:

• Principio del costo:

1) Le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione

(compresi i costi accessori).

2) Il valore di un cespite esistente non può eccedere il valore recuperabile

tramite l’uso.

3) Il valore di un cespite costruito in economia non può eccedere il prezzo di

mercato.

• Pezzi di ricambio: vengono imputati direttamente a C.E. se di costo poco rilevante e

uso ricorrente, vengono ammortizzati sulla vita del cespite se indispensabili ma di

uso non ricorrente oppure vengono incluse e scaricate dalle rimanenze di

magazzino se dal costo rilevante e uso molto ricorrente.

• Manutenzione: iscritta a C.E. se ordinaria, mentre può essere capitalizzata se

straordinaria, ossia atta ad incrementare il valore dell’immobilizzazione.

• Contributi: somme ricevute dallo stato o da altri enti per la realizzazione di iniziative

di costruzione, riattivazione o ampliamento. Vi sono due modalità di

contabilizzazione:

1) DARE: somma percepita (cassa, banca, …).

2) AVERE: riduzione del valore dell’immobilizzazione e dunque della quota di

ammortamento.

• Svalutazioni e rivalutazioni: se il valore netto contabile è superiore al valore

recuperabile tramite l’uso o al prezzo di mercato è necessario svalutare il cespite,

imputando il costo a C.E. o a S.P. Se vengono meno le condizioni che hanno

determinato la svalutazione è obbligatorio rivalutare l’immobilizzazione.

• Ammortamento: ripartizione del valore di una immobilizzazione tra gli esercizi della

sua vita economica. Consiste nella ragionata divisione di un costo comune a più

esercizi in quote di competenza. La ripartizione può avvenire per:

1) Quote costanti

2) Utilizzo effettivo rispetto alla massima possibilità di utilizzo

3) Ammortamento accelerato o anticipato

• Alienazione o eliminazione:

1) Alienazione: occorre confrontare il prezzo con il valore netto contabile

(minusvalenza o plusvalenza).

2) Eliminazione: occorre eliminare il cespite dalla contabilità se totalmente

ammortizzato e ormai in disuso.

• Aspetti fiscali:

1) Plusvalenze: concorrono a formare reddito se:

a) Sono realizzate mediante cessione a titolo oneroso

b) Sono realizzate per risarcimento per perdita o danneggiamento dei

beni

c) Se i beni vengono assegnati a soci o a finalità estranee all’esercizio

dell’impresa

Concorrono a formare il reddito per l’intero ammontare nell’esercizio in

cui sono state realizzate, oppure, se i beni sono stati posseduti per un

periodo superiore a 3 anni, a scelta del contribuente, a quote costanti

nell’esercizio e nei successivi (non altre i 5 anni).

2) Minusvalenze: fiscalmente deducibili se realizzate nelle modalità di cui

sopra.

3) Ammortamento:

a) Le quote di ammortamento del costo dei beni materiali strumentali

per l’esercizio dell’impresa sono deducibili a partire dall’esercizio di

entrata in funzione del bene.

b) La deduzione è ammessa in misura non superiore a quella risultante

dall’applicazione dei coefficienti stabiliti dalla legge.

CICLO LEASING

1. Definizione: contratto atipico mediante il quale un’azienda prende in “locazione” da un’altra

azienda beni mobili o immobili, contro pagamento di un determinato canone da versarsi

periodicamente e con possibilità di riscattare il bene al termine della locazione. Con il

contratto di leasing l’impresa ottiene quindi la disponibilità (ossia il diritto di utilizzo) del

bene strumentale necessario alla produzione, senza doverne tuttavia sostenere

immediatamente l’intero prezzo, bensì obbligandosi al pagamento di un canone periodico. Il

leasing rappresenta dunque un’operazione di finanziamento semplice e rapida, ottenibile

con minori difficoltà anche dalle piccole e medie imprese. Se ne distinguono due tipi:

• Leasing operativo: leasing che non trasferisce, sostanzialmente, tutti i rischi e i

benefici derivanti dalla proprietà.

• Leasing finanziario: trasferisce tutti i rischi e i benefici derivanti dalla proprietà del

bene. Esempi che identificano un leasing come finanziario sono:

1) La proprietà viene trasferita al termine del contratto.

2) Il locatario ha l’opzione di acquisto del bene a un prezzo che ci si attende sia

sufficientemente inferiore al fair value alla data alla quale si può esercitare

l’opzione, cosicchè all’inizio del leasing è ragionevolmente certo che essa

sarà esercitata.

3) La durata del contratto copre la maggior parte della vita economica del

bene.

4) I beni locati sono di natura così particolare che solo il locatario può utilizzarli

senza importanti modifiche.

5) Il locatario può risolvere il leasing coprendo le perdite del locatore alla

risoluzione.

6) Gli utili o perdite derivanti dalle variazioni di fair value del valore residuo

ricadono sul locatario.

7) Il locatario ha la possibilità di continuare il leasing per un ulteriore periodo a

un canone sostanzialmente inferiore a quello di mercato.

2. Contabilizzazione:

• Metodo patrimoniale (principi contabili nazionali): si fonda sul cosiddetto principio

“legalistico-formale”. Nel costruire la rilevazione contabile si fa, cioè, riferimento agli

effetti giuridico-formali dell’operazione di leasing (trasferimento del diritto d’uso ma

non della proprietà), indipendentemente dagli effetti sostanziali. Pertanto, il locatario

non rileverà nello S.P. il bene oggetto di leasing e di conseguenza non dovrà

ammortizzarlo. Rileverà solamente il pagamento dei canoni (periodici e

maxicanone) a C.E. e gli impieghi per il totale dei canoni di leasing da versare per

contratto nei conti d’ordine.

• Metodo finanziario (IAS 17): fa riferimento all’essenza economica dell’operazione. Il

locatario iscrive il bene oggetto di leasing nello S.P. e procede all’ammortamento in

base alla vita economica del bene. Inoltre, suddividerà il canone di leasing nella

parte capitale, rilevata a S.P. come debito, e nella parte interessi, contabilizzata a

C.E. come costo per competenza (onere finanziario).

3. Aspetti fiscali (art. 67 TUIR): la deduzione dei canoni di leasing da parte dell’impresa

utilizzatrice è ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore a 8 anni,

se questo ha per oggetto beni immobili, e alla metà del periodo di ammortamento

corrispondente al coefficiente stabilito in relazione all’attività esercitata dall’impresa stessa,

se il contratto ha per oggetto beni mobili.

GIACENZE DI MAGAZZINO

1. Definizione: per il principio di competenza, se tutti i beni acquistati non sono stati venduti, e

risultano esistenti a magazzino, in chiusura dell’esercizio occorre rilevare i beni in

rimanenza da rinviare indistintamente al nuovo esercizio per poter correlare ai ricavi di

vendita il costo di acquisto delle sole merci vendute. Le rimanenze includono:

• Rimanenze di prodotti e merci fisicamente presenti presso i magazzini della società,

escluse quelle ricevute da terzi in visione, prova, conto lavorazione o conto

deposito.

• Rimanenze di prodotti e merci di proprietà dell’impresa ma fisicamente presso terzi

in conto deposito, lavorazione, prova.

• Merci in viaggio di cui l’impresa ha già acquisito il titolo di proprietà.

• Pezzi di ricambio di uso ricorrente ed elevato valore unitario.

2. Criterio di valutazione: le rimanenze devono essere valutate al minore tra il costo storico e il

valore di mercato.

• Costo storico:

1) Costo di acquisto (compresi oneri accessori)

2) Costo di fabbricazione (compresi costi indiretti)

a) Costi indiretti: l’imputazione dei costi indiretti deve avvenire sulla

base di determinazioni preventive, usando percentuali prefissate

basate su un previsto volume di spese relative a un normale livello di

produzione, o sulla base di dati consuntivi, tenendo presente la

capacità produttiva normale degli impianti. Non possono essere

inclusi nelle spese generali di produzione le spese generali

amministrative, di vendita, di ricerca e sviluppo e gli oneri finanziari.

• Valore di mercato:

1) Costo di sostituzione: costo con il quale, in normali condizioni di gestione,

una determinata voce di magazzino può essere riacquistata.

2) Valore netto di realizzo: prezzo di vendita al netto di costi di completamento

e spese dirette di vendita.

3. Metodi di valutazione:

• Beni non fungibili: costo specifico

• Beni fungibili (costo specifico non calcolabile o calcolo troppo oneroso):

1) FIFO (First In First Out): le quantità acquistate o prodotte in epoca più

remota sono le prime ad essere vendute o utilizzate in produzione, per cui

restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più

recenti. Metodo che rispecchia in molti casi il flusso fisico delle voci di

magazzino. A C.E. ricavi recenti vs costi meno recenti.

2) Costo medio ponderato (CMP): le quantità acquistate o prodotte non sono

più individualmente identificabili e fanno parte di un insieme in cui i beni

sono ugualmente disponibili.

a) CMP per movimento: il costo medio è calcolato subito dopo ogni

singolo acquisto e le vendite vengono scaricate con il costo medio

calcolato dopo l’ultimo acquisto effettuato.

b) CMP per periodo: alle quantità e ai costi in inventario all’inizio del

periodo si aggiungono gli acquisti o la produzione di un periodo e si

determinano i nuovi costi medi ponderati.

3) LIFO (Last In First Out): le quantità acquistate o prodotte in epoca più

recente sono le prime ad essere vendute o utilizzate in produzione, per cui

restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più

remoti. Metodo che non rispecchia in molti casi il flusso fisico delle voci di

magazzino. A C.E. ricavi recenti vs costi recenti.

a) LIFO di periodo: prevede l’applicazione della logica LIFO alle

movimentazioni complesse verificatesi in un determinato arco

temporale, ipotizzando che tutti gli scarichi del magazzino avvengano

alla fine del periodo.

b) LIFO continuo: logica LIFO applicata rigorosamente rispettando

l’ordine cronologico dei movimenti di magazzino.

c) LIFO a scatti: tale metodo “stratifica” le rimanenze, considerandole

separatamente per esercizio di formazione. Occorre quindi

confrontare le quantità in giacenza a fine esercizio con quelle in

rimanenze di inizio esercizio.

4. Principi contabili internazionali (IAS 2): unica differenza è che non consente l’utilizzo del

LIFO.

5. Aspetti fiscali (art. 92 TUIR):

• Primo esercizio: rimanenze valutate al costo unitario medio.

• Successivamente:

1) CMP

2) FIFO

3) LIFO

LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE (vedi slide per maggiori dettagli)

1. Definizione (P.C. 23): i lavori in corso su ordinazione (commesse) si riferiscono a contratti di

durata normalmente ultra annuale per la realizzazione di un’opera o di un complesso di

opere o la fornitura di beni o servizi non di serie che insieme formino un unico progetto,

eseguite su ordinazione di un committente secondo le specifiche tecniche da questi

richieste. Si configurano come rimanenze di beni, realizzati su specifica commessa dei

clienti, il cui ciclo di lavorazione si estende su più anni.

• Contratti a prezzi determinati: l’impresa si impegna a portare a termine l’intero

lavoro previsto dal contratto sulla base del prezzo contrattuale fisso o di prezzi

determinati sulle singole voci di lavoro. I prezzi possono essere rivisiti in base agli

aumenti nei costi preventivati o in funzioni di richieste particolari da parte del cliente.

• Contratti con prezzo basato su costo consuntivo più margine: l’impresa si impegna

a portare a termine l’intero lavoro previsto dal contratto senza predefinire un prezzo,

ma calcolandolo in funzione dei costi da essa sostenuti, specificatamente previsti

nel contratto e maggiorati di una percentuale a titolo di recupero spese generali e

altre spese.

2. Criteri di valutazione: i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei

corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza. Due alternative di valutazione:

• Criterio del costo:

1) Criterio della commessa completata: i ricavi e il margine positivo di

commessa sono iscritti a bilancio solo quando il contratto è completato e le

opere sono ultimate e consegnate. Le opere eseguite ma non ancora

completate (rimanenze) sono valutate al costo pieno di produzione. Come

per le rimanenze di materie prime e prodotti finiti è necessario iscrivere il

minore tra costo e valore di mercato.

• Criterio dei corrispettivi maturati:


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

24

PESO

69.90 KB

AUTORE

A.T.

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher A.T. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Todisco Alessandra.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda

Metodologie quantitative
Appunto
Domande Metodologie
Appunto
Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda
Appunto
Risposte teoria metodologie
Appunto