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1.IL PROBLEMA DELL’OGGETTIVITA’ SOCIOLOGICA
Il problema della conoscenza e della sua oggettività esiste dall’alba dei tempi. Esso
infatti ha originato il delinearsi di tutta una serie di riflessioni sulla conoscenza
scientifica (epistemologia). L’oggettività in se presuppone un oggetto ed un soggetto,
uno dei quali destinato ad assumere priorità sull’altro nel corso di una questione,
escogitando un rapporto.
La stessa prospettiva soggettivistica ritiene necessario che il soggetto avente il
compito di “misurare”, debba farlo nell’ambito di un quadro reale e funzionale.
Quindi oggettivo. L’errore sta nell’assumere però verità come certe e assolute, da
regolare poi in concetti. L’oggettività diviene mito, e viene ricercata prima, con il
metodo scientifico primo, il nesso causale. Con Newton e la rivoluzione copernicana,
assume però rilevanza il metodo sperimentale, che cominciò a fare la sua comparsa
anche nel campo dello psichico e del sociale. Alla sociologia emergente, va il merito
di aver dato cominciato il dibattito sul metodo al quale presero parte diverse correnti
di pensiero.
Dilthey, Windelband e Rickert si pongono come antipositivisti, respingendo la
scientismo di Comte. Dilthey in particolare taccia lo scientismo di Comte come
generalizzante, astratto e superficiale,tale da rendere storia e sociologia,
riduzionistici. Alle leggi, Dilthey giustappone la specificità degli eventi, e ai nessi
causali, l’Erlebnis, il vissuto, che permetterebbe il Verstehen, la piena
comprensione. Questa logica, è quella delle scienze dello spirito, di cui la storia è
regina.
Dilthey inoltre distingue scienze dello spirito e scienze naturali. Le scienze dello
spirito hanno il loro oggetto interno all’uomo, connesso con la vita psichica, mentre
quelle naturali hanno un oggetto esterno, che si riallaccia alla natura solo mediante
ragionamenti di integrazione ai fatti.
Tra le scienze dello spirito, Dilthey da priorità alla storiografia, e in seconda istanza
alla psicologia, che si configura però come sociale, tale da mostrare le uniformità
tendenziali rilevabili nel comportamento degli individui in società. Esse,
condurrebbero tramite l’Erlebnis, al Verstehen della realtà storico sociale,
contrapponendosi alla riduzionistica e provvisoria generalizzazione risultante dal solo
uso del nesso causale. Questo infatti, salvo intervenire con l’Erlebnis, può essere utile
alla determinazione delle uniformità tendenziali di cui sopra. Per Dilthey quindi,
l’oggettività è garantita con il metodo sperimentale, tanto per gli scienziati della
natura che per quelli dello spirito.
Windelband, dal canto suo si muove come moderatore. La differenza tra le due
scienze egli la pone nel metodo; le scienze dello spirito, o della cultura, utilizzano un
metodo individualizzante, mentre quelle della natura uno generalizzante. Wildelband
però, assume che ci siano fenomeni,anche sociali, che possano essere studiati dai due
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punti di vista, cogliendone sia le similarità con altri fenomeni, sia le qualità
intrinseche. Rimane comunque la contrapposizione naturalistica tra generalizzazione
naturalistica e l’irripetibilità dell’evento storico-sociale., dato da indagine storica
individualizzante. Il concetto di causa anche qui assume rilievo nella determinazione
delle uniformità tendenziali che potrebbero verificarsi in determinate circostanze.
Una spiegazione storica quindi non esclude generalizzazioni. Windelband , pur
ritenendo il metodo individualizzante come elemento primo, è esente da estremismi:
mai ricadere in restrizioni metodologiche o attingere a leggi universali.
Rickert poi, conferisce legittimità alla sociologia, sulla base del riferimento ai valori.
La sua teoria della conoscenza postula che conoscere equivalga ad esprimere un
giudizio di valore,a scanso di soggettivismi. I valori che intende Rickert, sono etici,
riferimenti oggettivi eterni, dal carattere di necessità incondizionata: i Valori.
I valori così definiti, definiscono con esattezza il lavoro del sociologo, rispetto ad uno
scienziato; esso si attiene infatti al solo mondo dei valori, non entrando mai nel
campo di indagine delle scienze della natura.
In questo dibattito sul metodo vengono affrontate quindi alcune dicotomie; la prima è
quella Verstehen-causa, come via d’accesso allo studio dei fatti sociali. E’
indimostrabile però la predominanza dell’una sull’altra. Il procedimento causale può
essere come non essere utilizzato.
Quanto ad intenzionalità e regolarità, la mediazione viene con l’assunzione del
concetto di “intenzionalità diffusa”, che darebbe luogo a tendenze prevalenti in certe
condizioni. Ed anche la dicotomia qualità-quantità dà luogo ad asserti aventi lo
stesso peso semantico.
Sulla dicotomia interiorità-esteriorità invece, si gioca il senso di tutte le altre. Si
prende per buono il non contaminare lo spirito con procedure fatte ad hoc per
spiegare gli eventi naturali, ma rimane il fatto che dalla natura è possibile fondare una
scienza, mentre ciò che più è strettamente legato all’uomo rimane oscuro. Ne deriva
che molti hanno nominato la Storia come regina delle discipline che possono avere
contatti con lo spirito, al pari di un’arte.
Il nodo da sciogliere è però l’anelito all’oggettività, in quanto l’indagine non mira
alla ricerca della verità come tale.
Per i positivisti, l’oggettività della conoscenza è il perfetto adeguamento del dato
empirico al concetto; gli idealisti non sono da meno: al dato empirico è perfettamente
sostituibile un dato oggettivo.
Gli epistemologi oggettivisti rintracciano la verità nelle proprietà intrinseche
dell’oggetto, che andranno poi enunciate dallo scienziato in maniera rigorosa.
I fisici, dal canto loro rintracciano la verità nell’approssimazione all’oggettività.
Anche per i sociologi l’oggettività come fine ultimo è una bufala: la migliore
comprensione del fenomeno sociale viene dal suo inquadramento in uno schema di
riferimento utile per una valutazione, che come risultato darebbe teorie sugli oggetti
sociali il più simile ad essi. 2
Il problema è in questo rapporto. Difatti, il dato che ci permette di conoscere
l’oggetto, non sarò mai uguale all’oggetto stesso. Lo stesso Parsons, così come
Radnitzky, ritengono che l’oggetto sociale non è perfettamente raffigurabile, ma che
ci si possa solo approssimare.
Dewey si intromette nel dibattito, rilanciando anzichè l’oggettività di un problema,
l’adeguatezza del materiale cui tocca spiegarlo.
Come sappiamo le teorie vanno sempre sottoposte ad una serie di regolari controlli,
che non possono avvenire su un sistema metafisico, quindi un tale elemento va
astratto. Il problema quindi non è più epistemologico, ma guarda alla logica che
sottostà all’indagine scientifica.
2.IL METODO SOCIOLOGICO E IL POSITIVISMO.
Con il suo “Le regole dell’indagine sociologica”, Durkeheim lancia la sociologia
come disciplina scientifica autonoma. Il suo precetto fondamentale impone di
considerare i fatti sociali come cose, aventi degli attributi di esteriorità e
coercitività relativamente alla percezione, sia rispetto all’individuo, sia rispetto al
ricercatore.
L’oggettività è raggiungibile mediante la coercitività dell’evento sociale: gli oggetti
devono essere stabili e devono dare modo al percipiente di restare passivo. La
stabilità qui è intesa c
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