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Riassunto esame Metodologia Tecnica della Ricerca Sociale, prof. Amaturo, libro consigliato Metodologia Tecnica della Ricerca Sociale, Statera Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Metodologia Tecnica della Ricerca Sociale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Metodologia Tecnica della Ricerca Sociale, Statera. Gli argomenti trattati sono: il problema dell'oggettività sociologica, il nesso causale, il metodo sperimentale, Dilthey, Windelband e Rickert,... Vedi di più

Esame di Metodologia tecnica della ricerca sociale docente Prof. E. Amaturo

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punti di vista, cogliendone sia le similarità con altri fenomeni, sia le qualità

intrinseche. Rimane comunque la contrapposizione naturalistica tra generalizzazione

naturalistica e l’irripetibilità dell’evento storico-sociale., dato da indagine storica

individualizzante. Il concetto di causa anche qui assume rilievo nella determinazione

delle uniformità tendenziali che potrebbero verificarsi in determinate circostanze.

Una spiegazione storica quindi non esclude generalizzazioni. Windelband , pur

ritenendo il metodo individualizzante come elemento primo, è esente da estremismi:

mai ricadere in restrizioni metodologiche o attingere a leggi universali.

Rickert poi, conferisce legittimità alla sociologia, sulla base del riferimento ai valori.

La sua teoria della conoscenza postula che conoscere equivalga ad esprimere un

giudizio di valore,a scanso di soggettivismi. I valori che intende Rickert, sono etici,

riferimenti oggettivi eterni, dal carattere di necessità incondizionata: i Valori.

I valori così definiti, definiscono con esattezza il lavoro del sociologo, rispetto ad uno

scienziato; esso si attiene infatti al solo mondo dei valori, non entrando mai nel

campo di indagine delle scienze della natura.

In questo dibattito sul metodo vengono affrontate quindi alcune dicotomie; la prima è

quella Verstehen-causa, come via d’accesso allo studio dei fatti sociali. E’

indimostrabile però la predominanza dell’una sull’altra. Il procedimento causale può

essere come non essere utilizzato.

Quanto ad intenzionalità e regolarità, la mediazione viene con l’assunzione del

concetto di “intenzionalità diffusa”, che darebbe luogo a tendenze prevalenti in certe

condizioni. Ed anche la dicotomia qualità-quantità dà luogo ad asserti aventi lo

stesso peso semantico.

Sulla dicotomia interiorità-esteriorità invece, si gioca il senso di tutte le altre. Si

prende per buono il non contaminare lo spirito con procedure fatte ad hoc per

spiegare gli eventi naturali, ma rimane il fatto che dalla natura è possibile fondare una

scienza, mentre ciò che più è strettamente legato all’uomo rimane oscuro. Ne deriva

che molti hanno nominato la Storia come regina delle discipline che possono avere

contatti con lo spirito, al pari di un’arte.

Il nodo da sciogliere è però l’anelito all’oggettività, in quanto l’indagine non mira

alla ricerca della verità come tale.

Per i positivisti, l’oggettività della conoscenza è il perfetto adeguamento del dato

empirico al concetto; gli idealisti non sono da meno: al dato empirico è perfettamente

sostituibile un dato oggettivo.

Gli epistemologi oggettivisti rintracciano la verità nelle proprietà intrinseche

dell’oggetto, che andranno poi enunciate dallo scienziato in maniera rigorosa.

I fisici, dal canto loro rintracciano la verità nell’approssimazione all’oggettività.

Anche per i sociologi l’oggettività come fine ultimo è una bufala: la migliore

comprensione del fenomeno sociale viene dal suo inquadramento in uno schema di

riferimento utile per una valutazione, che come risultato darebbe teorie sugli oggetti

sociali il più simile ad essi. 2

Il problema è in questo rapporto. Difatti, il dato che ci permette di conoscere

l’oggetto, non sarò mai uguale all’oggetto stesso. Lo stesso Parsons, così come

Radnitzky, ritengono che l’oggetto sociale non è perfettamente raffigurabile, ma che

ci si possa solo approssimare.

Dewey si intromette nel dibattito, rilanciando anzichè l’oggettività di un problema,

l’adeguatezza del materiale cui tocca spiegarlo.

Come sappiamo le teorie vanno sempre sottoposte ad una serie di regolari controlli,

che non possono avvenire su un sistema metafisico, quindi un tale elemento va

astratto. Il problema quindi non è più epistemologico, ma guarda alla logica che

sottostà all’indagine scientifica.

2.IL METODO SOCIOLOGICO E IL POSITIVISMO.

Con il suo “Le regole dell’indagine sociologica”, Durkeheim lancia la sociologia

come disciplina scientifica autonoma. Il suo precetto fondamentale impone di

considerare i fatti sociali come cose, aventi degli attributi di esteriorità e

coercitività relativamente alla percezione, sia rispetto all’individuo, sia rispetto al

ricercatore.

L’oggettività è raggiungibile mediante la coercitività dell’evento sociale: gli oggetti

devono essere stabili e devono dare modo al percipiente di restare passivo. La

stabilità qui è intesa come punto di riferimento; la variabilità porta all’indistinzione

tra ciò che dipende da fuori e ciò che proviene da noi, ed è ciò che caratterizza la vita

sociale, perciò l’osservatore non riesce a fissarne i caratteri. Però, le abitudini

collettive, al di fuori dell’atto individuale, danno origine a forme definitive, che si

diventano dei campioni costanti, che non lasciano spazio ad opinioni personali. Ogni

fenomeno sociale si cristallizzerebbe in forma istituzionale. Norme come quelle del

diritto, esteriori e coercitive, ma per questo oggettive perchè non contaminate.

Occorre per Durkheim eliminare in analisi le prenozioni.

La visione di Durkheim si oppone a quella deduttivista contemporanea.

Da Popper a Neurath, la falsificabilità delle teorie diventa possibile. Da qui, le

prenozioni scartate da Durkheim rientrano dalla finestra: vanno controllate invece. I

fatti non sono cose, ma sono condizionate dal proprio quadro di riferimento.

L’oggettività è garantita per Durkheim da un processo circolare: causa di un fatto

sociale, non può essere altro che un altro fatto sociale. L’oggettività del fatto passa a

quella di valore (Rickert) in Durkheim riprendendo la nozione di coercitività-

desiderabilità. La norma morale è vista contemporaneamente come coercitiva che

come desiderabile per uniformarsi socialmente, così come l’oggetto sociale, atto a

svolgere nel sistema sociale, la funzione di rispondere ai bisogni e alle motivazioni

degli individui, in linea con la visione durkheimiana di una società integrata e

solidale.

Quando il soggetto si conformerà all’oggetto- coscienza collettiva-, raggiungerà la

verità e il fatto sociale diventa valore, dando senso all’agire e spiegando la logica

della convivenza, armonizzata. 3

Tali valori si configurano per Durkheim come eterni e immutabili. C’è da dire però

che vanno distinti i valori di cui si fa carico lo scienziato e quelli oggetto di

un’indagine. Durkeheim dice che un giudizio di valore esprime la relazione di una

cosa con un ideale,che è dato come cosa, quindi a suo modo è reale. Ora visto che

viene dal reale e lo oltrepassa, ne può fare parte.

Quanto al problema della dimensione valutativa Durkheim propone l’avalutatività,

però come esclusione dal mondo scientifico dei valori.

Weber invece la rilancia come precondizione per l’oggettività. Un giudizio di valore

non deve essere normativo, ma illustrativo, sostenuto dalla fede in tali valori. Questo

però non s’intende adatto per le proposizioni scientifiche, che però Durkheim

giustifica nello stravolgimento della loro enunciazione, proprio per causa di indebiti

interventi di valori.

3.L’OGGETTIVITÀ’ E I VALORI

Il problema dell’oggettività si ripropone in seconda istanza se pensiamo alle influenze

di giudizi a priori che possono contaminare i giudizi di fatto. Secondo Weber, è

impossibile giudicare fenomeni sociali utilizzando un punto di vista unilaterale.

Soprattutto in sociologia aggiunge, le conoscenze a cui si perviene sono sempre frutto

di una scelta, quindi di una sistematizzazione concettuale che tende ad all’esposizione

di uno degli aspetti della realtà in oggetto. Questo perchè è l’uomo ad attribuire senso

e significato alla cultura e quindi prendiamo una posizione in merito.

La valutazione che avviene è quindi selettiva, e si basa su valori. Un giudizio ottenuto

mediante un simile processo di valutazione potrà essere sempre sottoposto a

modifiche. L’alternativa è fare ricorso a schemi “chiusi” che permettono di muoversi

solo entro certi limiti dati.

Secondo Weber, il riferimento ai valori é la linea guida garante dell’oggettività di un

giudizio. Ed è la fede che conferisce ad esse una validità sovraempirica, benché

esponga i giudizi ad una continua mutabilità. Ne deriva anche qui un accesso alla

conoscenza mediante il Verstehen. E’ però discutibile che riferirsi al valore della

libertà, faccia apparire una visione del mondo come liberale.

Ad ogni modo, né il riferimento ai valori, né il correre dentro al recinto di modelli

ideali porta all’oggettività, e cmq ciò è irrilevante per una indagine scientifica.

Semmai, i valori sono più strettamente connessi al sociale.

E’ però confermato che cultura e società generino una certa influenza sugli

individui,protagoniste una volta declinate le ideologie, e anche il ricercatore deve

farne i conti una volta alle prese con la sua indagine. Lo stesso Isaac Newton nelle

sue teorie risulta essere stato influenzato da impalcature concettuali derivanti da

problemi del suo tempo. Quindi sono anche le esigenze economiche e tecnologiche,

oltre quelle culturali, a dare una direzione alle ricerche.

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Benchè non sia pienamente dimostrabile, l’influenza si scorge anche nelle teorie più

strettamente scientifiche (1948- Lysenko sviluppò una teoria biologica che fu

ufficialmente adottata per anni in quanto congruente con l’ideologia marxista-

leninista), che poi però hanno dovuto cedere il passo alla logica delle scienze naturali.

L’influenza rimane però marcata nelle scienze sociali, soprattutto in riferimento alla

formulazione di teorie. Secondo Lundberg, l’applicazione alle ricerche, di strumenti

controllabili, come la statistica, permetterebbe di arginare il problema e di favorire

l’obiettività. Dewey a riguardo si mostra scettico. Stabilire metodo e strumenti fanno

il problema.

E’ anche da tenere in debita considerazione, per future conclusioni che le due fazioni

opposte, strutturalfunzionalismo e conflittualismo marxista, considerate intessute fino

all’orlo di un’ideologia,poi non ne furono identificate. Lo strutturalfunzionalismo, per

la sua propensione descrittiva nel tracciare il quadro degli eventi reclutò adepti,

mentre il conflittualismo ne perse con il crollo del socialismo.

Oltre alle influenze dovute a particolari fasi storiche, è da evidenziare anche la

diffusione di mode temporanee.

Nel 1968, la moda era quella della contestazione. Anton Gilli per esempio, asserì che

l’unica verità oggettiva poteva essere quella scaturente dagli interessi della classe

progressista, dando per scientificamente false tutte le altre.

Ci ricorda però il buon Marx, che costruire una teoria alternativa e

soprattutto,identificare il punto di vista delle classi progressive, non prescindono dal

disporre prima di una teoria scientifica sulla società.

Inoltre chi seguì Gilli, e seguì la corrente rivoluzionaria, studiandola, si rese conto

che in realtà la rivoluzione era molto lontana. E la moda diventò meteora.

E ristabilito l’ordine furono tratte le dovute conclusioni: scarsa consapevolezza

teorica ed epistemologica ree di scorrettezze logico-metodologiche.

Capecchi ne individuò quattro di queste scorrettezze:

 Frammentazione dei risultati

 Classificazioni falsamente omogenee

 Dilatazione di concetti e variabili

 Generalizzazione dei risultati su basi empiriche insufficienti.

Il problema di questa classificazione, evidenziato da Scarpelli, è che Capecchi in

realtà ha mosso una critica non verso l’influenza negativa di un’ideologia, ma solo

verso dei cattivi ricercatori.

In realtà é l’accettazione a priori di criteri di ricerca dettati dalla comunità ad essere

un problema. In questo caso,le mistificazioni evidenziate da Capecchi risultano avere

una validità teorica; sennò l’evidenza di una tale classificazione è la violazione dei

precetti basi dell’indagine,un problema quindi interno alla scienza, tutt’altro quindi

che essere fotografia di una visione di parte.

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Exxodus

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Metodologia Tecnica della Ricerca Sociale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Metodologia Tecnica della Ricerca Sociale, Statera. Gli argomenti trattati sono: il problema dell'oggettività sociologica, il nesso causale, il metodo sperimentale, Dilthey, Windelband e Rickert, intenzionalità, regolarità, oggettività e regole dell’indagine sociologica di Durkeheim ( i fatti sociali come cose, gli attributi di esteriorità e coercitività), i valori culturalmente interiorizzati.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia tecnica della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Amaturo Enrica.

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