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Parte prima: introduzione

Capitolo 1: Meccanismi

Le scienze sociali cercano di spiegare due fenomeni: fatti ed eventi. Non è facile capire quale dei due sia più importante; entrambi influenzano gli altri. Nelle scienze sociali gli eventi elementari sono le azioni individuali ma anche gli atti mentali (formazione di credenze). Di solito, per spiegare un evento si indica un evento passato come causa dell'evento che si vuole spiegare e si propone un resoconto del meccanismo causale che collega i due eventi.

Gli enunciati che pretendono di spiegare gli eventi devono essere distinti da altri tipi di informazione; nello specifico le spiegazioni causali devono essere considerate diverse:

  • Dalle affermazioni riguardanti le cause in senso stretto: citare la causa non è sufficiente, occorre fornire o suggerire il meccanismo causale (Esempio: una donna muore dopo aver ingerito dell'aragosta perché era avvelenata e perché ne era allergica. Non si può dire che sia morta solo per allergia o solo per avvelenamento o solo perché ha mangiato aragosta).
  • Dalle affermazioni sulla correlazione: talvolta siamo certi che ad un evento ne seguirà inevitabilmente un altro ma ciò non basta a dire che gli eventi della prima specie causino quelli della seconda poiché tutti e due i tipi potrebbero essere conseguenza di un terzo evento (Esempio: in “La democrazia in America”, Tocqueville, analizza la correlazione fra matrimonio d'amore ed avere vite matrimoniali felici affermando che l'uno esclude l'altro perché, in quel dato periodo storico e in quel sito, è usanza comune combinare i matrimoni e quindi chi si ribella verrà denigrato ed emarginato dalla società, diverrà triste e cupo e ciò si travaserà anche nella vita di coppia).
  • Dalle spiegazioni deterministiche: spiegare un evento significa dare un resoconto del perché esso è accaduto per come è accaduto (Esempio: una donna ha il cancro, tutti noi ipotizziamo che morirà per quella malattia ma prima di giungere alla fase terminale muore in un incidente d'auto. Non ha alcun senso dire che doveva morire in quel periodo perché aveva un cancro).
  • Dal resoconto di una storia: una spiegazione genuina rende conto di ciò che è accaduto per come è accaduto. È vero che ci sono delle ragioni per concepire un resoconto congetturale di un evento ma la sua funzione non deve essere confusa con quella delle spiegazioni. Possiamo ricorrere a storie verosimili per mostrare come dei casi si possano verificare; inventare storie può essere comunque dannoso se ciò viene scambiato per la descrizione della realtà.
  • Dalle previsioni: talvolta possiamo spiegare senza essere in grado di prevedere ed altre volte è l'esatto contrario. Per vedere perché possiamo riuscire a spiegare senza essere in grado di prevedere possiamo usare la riduzione della dissonanza cognitiva. Tale meccanismo coesiste in molte persone con quello esattamente opposto (l'erba del vicino è sempre più verde); talvolta sembra che la gente voglia rendersi infelice desiderando oggetti fuori dalla sua portata, desiderabili proprio perché irraggiungibili. È possibile avere capacità predittiva senza avere capacità esplicativa: per prevedere che un bene sarà acquistato in minor quantità se aumenta il suo prezzo non è necessario elaborare un'ipotesi sul comportamento del consumatore.

Parte seconda: l'azione umana

Capitolo 2: Desideri e opportunità

Per spiegare le istituzioni e il cambiamento sociale viene usata l'azione umana individuale (seguendo la teoria dell'individualismo metodologico); l'autore tuttavia afferma che anche le azioni individuali richiedono una spiegazione. Un modo semplice per spiegare un'azione è vederla come il risultato finale di due successive operazioni selettive. Abbiamo due filtri:

  • Vincoli fisici, economici, giuridici e psicologici (ciò che rimane sono le opportunità);
  • Un meccanismo che determina quale azione fra le opportunità sarà intrapresa.

Le azioni sono dunque spiegate dalle opportunità e dai desideri; non sempre abbiamo bisogno di entrambi. Talvolta i vincoli sono forti al punto che il secondo filtro non può operare (sia i ricchi che i poveri hanno l'opportunità di dormire sotto i ponti ma i poveri potrebbero non avere alternative). In alcuni casi il secondo filtro non influisce sul risultato (se il prezzo di un prodotto aumenta la gente ridurrà i suoi acquisti e ciò può essere spiegato indipendentemente dai motivi degli individui).

Secondo alcuni economisti preferenze e desideri sono gli stessi per tutti gli individui, ciò che cambia sono le opportunità. Tale ipotesi non è condivisa dalle scienze sociali. Le opportunità sono prioritarie rispetto ai desideri perché sono più facili da osservare inoltre è più semplice cambiare le circostanze e le opportunità cui le persone si trovano di fronte piuttosto che il loro modo di pensare.

Esistono casi in cui desideri e opportunità sono influenzati da terzi fattori e casi in cui si influenzano reciprocamente:

  • Caso A: in “La democrazia in America” di Tocqueville abbiamo esempi in cui desideri e opportunità sono ricondotti ad una causa comune e talvolta i due agiscono in concerto. Esempio: gli elettori non eleggono mai a cariche pubbliche persone meritevoli sia perché non hanno l'opportunità di farlo (non ci sono meritevoli) sia perché non lo desiderano. In altri casi, secondo Tocqueville, l'effetto sui desideri e quello sulle direzioni lavorano in opposte direzioni: gli americani non hanno mai il tempo e la voglia di studiare e ciò spiega la scarsa istruzione. Un altro esempio deriva da un famoso detto secondo cui la miseria è la madre della rivolta ma ciò, in concreto, non è assolutamente vero: la gente povera ha motivazioni più forti per voler cambiare ma contemporaneamente non ha né il tempo, né il denaro e spesso nemmeno gli strumenti culturali per farlo. Secondo Marx la civiltà è nata nelle zone temperate perché qui il bisogno si incontra con l'opportunità di migliorare le proprie condizioni di vita. Se la natura è troppo generosa non ci sono bisogni e se è troppo povera non ci sono opportunità.
  • Caso B: desideri e opportunità possono anche influenzarsi reciprocamente in modo diretto. È possibile che le persone finiscano col volere ciò che già possono avere.
  • Caso C: accade talvolta che l'insieme delle opportunità di una persona sia deliberatamente modellato dalle sue preferenze; ci riferiamo ai casi in cui gli individui riducono la serie di opzioni a loro disposizione. L'auto-restrizione e l'auto-limitazione è legata a due ragioni: debolezza della volontà (non so come potrei comportarmi se vado a quella festa e bevo, quindi non ci vado) e c'è poi il caso dell'interazione strategica per cui si possono migliorare i propri risultati eliminando alcune opzioni.

C'è qualcosa di incongruo nello spiegare un'azione in termini di opportunità e desideri perché le prime sono oggettive ed esterne all'individuo mentre i secondi sono soggettivi ed interni. In effetti ciò che spiega il comportamento delle persone sono i desideri e le credenze che egli ha circa le opportunità.

Capitolo 3: La scelta razionale

La scelta razionale è strumentale: ciò che la guida è il risultato dell'azione che è valutata e scelta in quanto mezzo più o meno efficiente per un altro fine. Talvolta la distinzione fra mezzi e fine sembra priva di significato (esempio scegliere tra un'arancia e una mela). C'è comunque un modo in cui tali scelte possono essere assimilate all'azione strumentale: una persona può preferire tre arance e quattro mele ma sceglie cinque mele piuttosto che tre arance; una lista di tali comparazioni a coppie è chiamata ordinamento di preferenze di un individuo. Si potrebbe dire che la persona agisce al fine di massimizzare l'utilità ma in realtà fa solo ciò che più desidera (non necessariamente andando contro ad altri per agevolare sé stessi, si pensi ad azioni fatte per dar piacere ad altri senza ricavarne alcun piacere o godimento per sé stessi).

L'interesse per i risultati può essere autolesionistico (è il caso dell'impotenza o della balbuzia che scompaiono solo se ce ne dimentichiamo e se siamo spontanei, ma non è possibile credere o dimenticare a volontà, auto-ingannarci ed auto-sorprenderci). La scelta razionale riguarda la ricerca dei mezzi migliori per obbiettivi dati; è una forma di adattamento ottimale alle circostanze ma tale adattamento può essere prodotto da meccanismi diversi dalla scelta razionale; è il caso delle credenze.

A parità di condizioni è probabile che una decisione sia migliore quante più prove raccogliamo e quanto più a lungo riflettiamo ma le condizioni possono cambiare, ad esempio a causa del tempo impiegato a decidere potrebbe sfuggirci l'occasione di agire. È possibile dunque che i costi della deliberazione superino i suoi benefici. Ritornando alle credenze si pensa che esse siano una questione di bianco o nero eppure le credenze fattuali sono, in linea di principio, una questione di probabilità (conto sul fatto che non sarò colpito da un meteorite ma c'è una piccola probabilità che ciò accada).

La teoria delle decisioni in situazioni di rischio raccomanda alle persone di massimizzare l'utilità attesa, calcolare cioè la media tra le utilità di diversi periodi. Agire razionalmente significa fare del proprio meglio per sé stessi ma quando due individui razionali interagiscono fra loro è possibile che peggiorino la loro situazione più di quanto avrebbero potuto fare. Questa scoperta è il risultato principale della teoria dei giochi in cui ci sono due o più giocatori che possono scegliere fra varie strategie, ogni scelta genera delle ricompense ma la ricompensa dipende dalle scelte di tutti i giocatori. Ogni giocatore agisce sulla base delle sue previsioni riguardo ciò che gli altri giocatori faranno.

Nel dilemma del prigioniero esistono due strategie cooperative (a1 e b1) e due non cooperative (a2 e b2). Se entrambi i giocatori scelgono la strategia non cooperativa il risultato sarà per entrambi peggiore di quello che essi avrebbero potuto raggiungere cooperando. In tali casi si può parlare di scelta razionale solo se i giocatori cooperassero, diventando un tutt'uno ma la nozione di scelta razionale è definita in relazione ad un singolo individuo, non ad una collettività. Se nell'insieme di opzioni ce n'è una che è superiore alle altre, indipendentemente da quello che gli altri fanno, sarebbe irrazionale per il giocatore non sceglierla.

Capitolo 4: Quando la razionalità fallisce

Per spiegare il comportamento umano, la scelta razionale deve procedere in due tappe: il primo passo richiede di determinare cosa una persona razionale farebbe in determinate circostanze; il secondo di accertare se ciò corrisponde a quello che la persona ha effettivamente fatto. È possibile però che la teoria fallisca in ciascuna delle due tappe; possono esserci delle previsioni imprecise o le persone potrebbero comportarsi in modo irrazionale. Come sappiamo, per essere razionale, un'azione deve essere il mezzo migliore per realizzare il desiderio della persona, date le sue credenze che devono, a loro volta, risultare ottimali, date le prove disponibili che la persona deve raccogliere in quantità ottimale e tale quantità dipende dai suoi desideri e dalle sue credenze circa svantaggi e vantaggi nel procurarsi più informazioni. I desideri sono qui l'unico elemento indipendente al quale gli altri sono subordinati.

Secondo David Hume “la ragione è, e dovrebbe essere, la schiava delle passioni”; tale affermazione sembra negare un significato alla nozione di desideri razionali. La ragione può essere d'aiuto nell'eliminare i desideri logicamente incoerenti ma per il resto le passioni non sono soggette alla valutazione razionale: si può considerare un desiderio ripugnante o immorale ma ciò non significa che sia irrazionale.

La teoria della scelta razionale può fallire a causa dell'indeterminatezza in due forme diverse: vi possono essere molte azioni ugualmente e ottimamente buone o può non essercene nessuna almeno tanto buona quanto le altre. L'indeterminatezza può dipendere dalla credenze e desideri: sono indifferente di fronte a due scatole identiche di zuppa, ne voglio una, non importa quale. I casi in cui, per date credenze e desideri, non c'è alcuna azione ottimale sorgono quando la persona non riesce a confrontare e ordinare tutte le opzioni; se ci sono molte azioni e nessuna di esse è migliore delle altre non so dire quale di esse preferisco e sono anche incapace di considerarle tutte ugualmente buone (scegliere fra la facoltà di legge o quella forestale).

Le credenze sono indeterminate quando le prove sono insufficienti a giustificare un giudizio sulla probabilità dei diversi risultati dell'azione; ciò può accadere per incertezza o per interazione strategica. Quando non posso sperare di prendere una decisione ottimale, dovrò accontentarmi di una abbastanza buona. Quando la scelta razionale è indeterminata, qualche altro meccanismo deve correggere la sua vaghezza e potrebbe trattarsi del principio della soglia di soddisfazione (scegliere qualcosa di abbastanza buono) ma finché non ne sapremo di più sul perché i livelli di aspirazione degli individui sia diversi l'uno dall'altro, tale principio rimarrà insufficiente. Non abbiamo dunque una teoria che spieghi ciò che le persone fanno quando vorrebbero agire razionalmente ma la scelta razionale è indeterminata. Un modo di reagire è negare l'indeterminatezza (ad esempio usando il metodo testa o croce).

Possiamo scoprire altre forme di irrazionalità a vari livelli. A volte le persone non riescono a scegliere i mezzi ritenuti migliori per realizzare i loro desideri ma se ciò avviene per errore (ho premuto il pulsante verde piuttosto che quello rosso) non si può parlare di comportamento irrazionale. Parleremo di irrazionalità riferendoci alla mancanza di volontà che può assumere diverse forme (pensiamo a qualcuno che vuole smettere di fumare e gli viene offerta una sigaretta, i suoi desideri gli dicono di rifiutare ma egli accetta per mancanza o debolezza di volontà); è anche possibile che il comportamento irrazionale derivi da credenze irrazionali.

Il wishful thinking (tendenza a credere che i fatti siano come vorremmo) è un fenomeno pervadente; Freud lo ha spiegato col principio del piacere (attitudine della mente a cercare una gratificazione immediata). Il wishful thinking può operare direttamente o indirettamente attraverso la raccolta delle prove, quest'ultimo meccanismo funziona così: inizialmente le prove non avvalorano la credenza che vorrei fosse vera, quindi continuo a cercare prove aggiornando le mie credenze e se, ad un certo punto, la somma delle prove sostiene la mia credenza preferita mi fermo nella ricerca; giustificando così, con me stesso e gli altri, che la mia credenza è vera e avvalorata da informazioni e prove. Il wishful thinking talvolta si accompagna a cose che non vorremmo perdere; secondo la psicologia sociale, gli individui che formulano i giudizi migliori (si lasciano condurre dalla realtà e non dal piacere) sono clinicamente depressi, tristi ma anche più saggi. Le persone che si trovano invece in una condizione di felicità normale tendono a sovrastimare le loro capacità e a credere che gli altri abbiano di loro un'opinione migliore di quella che in realtà hanno. Se dobbiamo raggiungere qualcosa dobbiamo credere di poter fare di più di ciò che effettivamente siamo capaci di fare. Un grado di wishful thinking irrazionale è il prezzo che paghiamo per avere la motivazione a continuare con le cose della vita.

La formazione delle credenze può sbagliare strada anche senza alcuna spinta da parte delle passioni. Un errore comune è attribuire eccessiva importanza alle esperienze personali e alle situazioni presenti anziché considerare le fonti impersonali e i fatti passati. Un altro errore è l'ignoranza circa i principi elementari dell'inferenza statistica (se gli aviatori israeliani venivano criticati per la loro prestazione la volta successiva facevano meglio; se lodati no. Si riteneva dunque che la critica fosse un buon modo per addestrarli ma in realtà veniva soltanto ignorato il principio statistico secondo cui una prestazione molto buona tende ad essere seguita da una meno soddisfacente mentre ad una cattiva esecuzione ne segue una migliore). La gente inoltre trova difficile comprendere la nozione di casualità.

Infine la nostra vita può andarci male perché i nostri desideri sono irrazionali. Se le mie preferenze sono concentrate sul presente al punto che non mi impegno in nessun piano a lungo termine, è altamente probabile che con l'andar del tempo ne paghi le conseguenze. Esistono due meccanismi che meritano menzione: in primo luogo troviamo l'adattamento e aggiustamento inconsapevole dei desideri all'insieme delle proprie opportunità (svalutando ciò che non si può ottenere come nella favola della volpe e dell'uva) e in tali casi sarebbe strano dire che i desideri che ne risultano siano razionali. In secondo luogo possiamo deliberatamente coltivare il lato buono di ciò che possiamo procurarci e cercare di ridurre l'intensità del nostro desiderio per ciò che non possiamo avere, questo è il metodo della pianificazione razionale del carattere (difeso dal Buddismo).

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleunam88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Gucciardo Gaetano.
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