Capitolo 1 - Il problema della conoscenza tra scienza e senso comune
Per iniziare
La conoscenza che possediamo di ciò che ci circonda ha statuti diversi che possiamo distinguere in:
- Conoscenza diretta
- Conoscenza indiretta nonché acquisita da fonti esterne
- Senso comune, ciò che diamo per scontato
- Religione
- Conoscenza scientifica, che si basa sull’empirismo
I paradigmi delle scienze sociali
La conoscenza scientifica è dimostrabile e allo stesso tempo confutabile, e differisce dalle altre per il metodo utilizzato per acquisirla. Bisogna però ricordare che le forme della realtà sono ben diverse dalle forme della conoscenza e sono quindi affrontabili in termini di paradigmi.
Il metodo è un modo di osservare la realtà, è un approccio che segue criteri ed è il modo attraverso cui si fa la ricerca. La scienza affronta la realtà attraverso filtri ed essi possono influenzare il modo in cui la scienza stessa accede alla realtà.
Il paradigma è una visione del mondo, una finestra che precede l’elaborazione teorica. Si intende con questo termine l’insieme di presupposizioni di fondo che si danno per vere, che precedono la riflessione più specifica su certi temi, e che sono condivise da una comunità scientifica. Da queste si parte per ragionare e creare una teoria.
Il paradigma cerca di dare risposta a tre domande insolubili che sono:
- Domanda Ontologica (natura della realtà)
- Domanda Epistemologica (rapporto tra osservatore e osservato)
- Domanda Metodologica (come si studia concretamente la realtà)
Noi ci occuperemo di tre paradigmi, che sono quello Positivista, Post-positivista e Interpretativista.
Positivismo
Secondo il paradigma positivista la realtà è una realtà dura, materiale. L’oggetto esiste e si può studiare senza influenzarlo. Questo paradigma ha una fiducia indiscussa nella possibilità di giungere ad una conoscenza certa delle cose attraverso la scienza ed una prospettiva empirista.
- Questione Ontologica: La realtà è oggettiva e può essere conosciuta realmente.
- Questione Epistemologica: Il ricercatore ed il suo oggetto di studio sono considerati distinti e perciò non si influenzano a vicenda.
- Questione Metodologica: La ricerca è sperimentale e manipolativa: si basa su un metodo prevalentemente induttivo, ed un’analisi per variabili e dall’impiego di tecniche di ricerca quantitativa.
Post-positivismo
Nel ‘900 comincia ad affermarsi una visione secondo la quale la natura è molto più ambigua di come la credano i positivisti. Si mette in discussione la possibilità di conoscere in modo meccanicistico la realtà. Nasce così il post-positivismo.
Secondo questo paradigma è vero che esiste una conoscenza certa, ma è impossibile raggiungerla. Inoltre, si crede che osservatore e osservato vengano per forza di cose influenzati reciprocamente.
- Questione Ontologica: Si passa dal realismo ingenuo del positivismo, al realismo critico. Pur esistendo una realtà certa, l’uomo può solo avvicinarcisi in maniera probabilistica, mettendo in continua discussione le ipotesi.
- Questione Epistemologica: Tra intervistatore ed intervistato esiste un rapporto di interferenza e dipendenza reciproca.
- Questione Metodologica: La conoscenza viene raggiunta con l’integrazione di più metodi: quantitativi ma anche qualitativi. La metodologia usata è quella deduttiva. Lo scopo della scienza è la spiegazione, e questa si ottiene attraverso la comprensione delle leggi che regolano i fenomeni studiati.
Interpretativismo
I due precedenti paradigmi, cercano di spiegare la realtà sociale attraverso variabili misurabili e quantificabili, tramite un metodo scientifico e quantitativo.
In opposizione a queste concezioni, si afferma un terzo paradigma: l’interpretativismo. Questa corrente di pensiero si sofferma sulle scienze sociali arrivando alla conclusione che le scienze umane e sociali differiscono profondamente da quelle fisiche e naturali e necessitano, perciò, di un approccio diverso da quello scientifico positivista.
- Questione Ontologica: Questo paradigma sostiene il Costruttivismo, secondo cui la realtà sociale è una verità convenzionale, costruita dagli uomini con la loro cultura. Ovviamente questa realtà condiziona l’essere umano, come per esempio i costrutti sociali.
- Questione Epistemologica: Il rapporto tra osservatore e osservato è di implicazione reciproca: studiare la realtà sociale significa, quasi sempre, modificarla. L’osservatore è implicato nei fenomeni che studia e per questo, i processi di analisi della realtà ne vengono influenzati.
- Questione Metodologica: La realtà sociale non va spiegata, ma interpretata e compresa: le scienze sociali sono scienze comprensive. L’interpretativismo non si occupa di leggi, ma interpreta le intenzioni degli esseri umani e ci insegna a vedere il mondo con gli occhi del soggetto che sta studiando, al fine di comprendere verità soggettive.
Capitolo 2 - Ricerca sociale e metodi. Gli approcci
Qualitativo e quantitativo: due approcci a confronto
Dalla corrente post-positivista e quella interpretativista nascono le due grandi famiglie di ricerca sociale: la metodologia quantitativa e la metodologia qualitativa.
| QUANTITATIVA | QUALITATIVA |
|---|---|
| Realtà sociale hard. Si ritiene di poter misurare la realtà sociale attraverso i grandi numeri della statistica. | Realtà sociale soft. Si interessa di relazioni, processi, percezioni, quindi non di dati. La realtà sociale è processuale. |
| Natura trasformata in variabili. Si colgono le diversità per arrivare all’omogeneità. Si interessa alle specificità del singolo. | Si colgono le diversità per arrivare all’omogeneità. Si interessa alle specificità del singolo. |
| Questionario o altri metodi standardizzati. Le risposte sono pre-codificate e costringono i rispondenti a selezionare una delle opzioni possibili all’interno di un ristretto campo di scelta. | Intervista al fine di ottenere materiale narrativo, mettendosi nei panni dell’intervistato per poterlo interpretare meglio. I risultati sono soggettivi e si ottengono molteplici punti di vista. |
| Metodo standardizzato e determinato. Modello e strumenti devono essere fissi. | Metodo flessibile. Vi è anche la Grounded Theory per studiare fenomeni sociali complessi. |
| Ricerca matriciale | Analisi interpretativa |
| Grafici, tabelle ecc. | Verbalizzazioni e frasi esemplari. |
| Grandi numeri estratti secondo criteri standardizzati | Pochi casi scelti secondo criteri di buon senso |
| I dati valgono per tutti | I dati non hanno la stessa valenza per tutti |
| Molto precisi con percentuale d’errore calcolabile. | Non c’è certezza e non è calcolabile la percentuale d’errore. |
| Per campionare | Per saturazione: si continua fin quando non vengono raccolte nuove info dai vari intervistati. |
| Basso | Alto |
Pro e contro dei due approcci
Il metodo qualitativo:
- PRO: La ricerca non è troppo impegnativa economicamente, si può conoscere l’errore probabilistico.
- CONTRO: Si indaga fenomeni effettivamente quantificabili e quindi soprattutto superficiali.
Il metodo quantitativo:
- PRO: Permette di indagare aspetti altrimenti inesplorabili, è utile nelle fasi esplorative di una ricerca.
- CONTRO: È un metodo molto oneroso, i risultati non sono generalizzabili né oggettivi.
Approccio integrato
La ricerca mista (quali-quantitativa), è l’ideale quando non si conosce nulla del fenomeno che si intende studiare. Usando questo approccio si mettono insieme i due limiti delle ricerche.
Capitolo 3 - Il disegno di ricerca nell’ambito degli studi quantitativi
Concetti preliminari
Nessun metodo di ricerca è migliore o superiore ad un altro. Solitamente se si usano entrambi i metodi, si parte prima con l’approccio qualitativo e poi quello quantitativo.
Il metodo quantitativo, può essere identificato nella figura di un cerchio, o ancora meglio una spirale il che indica che è possibile ricollegare la fine di un processo con le ipotesi iniziali, ma i risultati ottenuti porteranno a riosservare le ipotesi iniziali con una prospettiva diversa.
Le fasi della ricerca: Ipotesi —> ricerca —> risultati —> confronto con le ipotesi
Alla base del progetto di ricerca c’è un bisogno conoscitivo che può essere individuale, oppure collettivo.
I passi della ricerca
La struttura dell’approccio di ricerca quantitativo è costituita da 5 fasi legate tra loro da 5 processi.
- Fasi
- Scelta del problema
- Definizione delle ipotesi
- Raccolta dati
- Codifica e analisi risultati
- Risultati
- Processi di deduzione
- Deduzione
- Operativizzazione
- Organizzazione dati (matrice dati)
- Induzione (verifica teoria/ipotesi vera o falsa)
Si divide in due fasi di: trasformazione concetti in variabili —> formulazione del disegno di ricerca.
Il processo di deduzione: dalla teoria alla ipotesi
La ricerca progettata parte sempre da qualcosa di già conosciuto. Quindi ha la funzione di riempire quegli spazi vuoti tra le conoscenze già possedute. Le ricerche quindi partono da delle Teorie (le nostre conoscenze possedute), e realizziamo delle Ipotesi dalle quali è possibile iniziare la ricerca. L’ipotesi è una proposizione sulla realtà che mette in relazione due o più concetti, e deve essere operativizzabile per poter essere usata in una ricerca.
Vi sono poi due tipi di obiettivi conoscitivi: l’obiettivo conoscitivo generale che è ancora troppo ampio per una ricerca, e l’obiettivo conoscitivo specifico che corrisponde alle domande con cui si fa la ricerca, e che verranno poi trasformate in variabili.
Le ricerche possono essere distinte in tre tipi:
- Ricerca descrittiva (ric. qualit.): È un tipo di ricerca che si limita a descrivere i fenomeni e non mette in relazione le variabili che influiscono su di esso.
- Ricerca correlazionale (ric. quant.): Parte dal presupposto che le ipotesi siano proposizioni sulla realtà. Si studiano quindi le possibili correlazioni tra variabili. Serve a capire se due variabili si influenzano a vicenda, ma non il perché.
- Ricerca causale: Fattore (x) influenza l’altro (y). Si creano relazioni di causa ed effetto tra le variabili.
L’operativizzazione: dall’ipotesi alla rilevazione dei dati
Il processo di operativizzazione consiste nel tradurre i concetti espressi nelle ipotesi in variabili. Per rendere un concetto misurabile è necessario associarlo a qualche elemento di tipo:
- Cognitivo
- Comportamentale
- Atteggiamentale
Es. si vuole capire se gli adulti con più benessere tendono a iscrivere i figli all’università. Come analizzo il benessere? in base al reddito, o in base alla cultura, ovvero se i genitori hanno già frequentato l’università.
Nelle ricerche di tipo quantitativo la domanda non è l’unico elemento necessario, ma sono necessarie anche le possibili risposte, dette Modalità, con le quali le persone rispondono alla domanda.
È fondamentale differenziare:
- Variabili: Ovvero ciò che voglio misurare
- Modalità: Le possibili risposte
In più, bisogna ricordare che la domanda di ricerca è la domanda alle quali corrispondono le ipotesi, e sta al di sopra di tutto il processo di ricerca. È ben diversa dalla domanda del questionario.
La chiave della ricerca quantitativa è la deduzione che parte dalle teorie. Esistono due tipi di variabili:
- La variabile ascritta: Appartiene ai soggetti e non è possibile cambiarla (sesso, età).
- La variabile assunta: Descrive le caratteristiche del soggetto in funzione di aspetti e dimensioni che sono culturalmente e socialmente riconosciuti.
Concetti, indicatori e indici
Gli indicatori sono concetti più semplici, traducibili in termini osservativi, che sono legati ai concetti generali da un rapporto di indicazione, o rappresentanza semantica. Sono quindi ancora dei concetti, ma più facilmente operativizzabili. Tuttavia, il rapporto tra concetto e indicatore è parziale: un concetto generale non può essere esaurito da un solo indicatore, e l’indicatore può sovrapporsi solo parzialmente al concetto per il quale è stato scelto, e dipendere per il resto da un altro concetto anche diverso.
La rivelazione empirica di un concetto non direttamente osservabile passa attraverso quattro fasi:
- L’articolazione del concetto in dimensioni (ovvero i diversi aspetti del concetto)
- La scelta degli indicatori
- La loro operativizzazione
- La formazione degli indici (complessivi). L’indice è la sintesi globale della pluralità delle variabili che sono state prodotte da diversi indicatori.
Il passaggio dal concetto generale all’indicatore specifico è sempre incompleto e parziale perché un processo di semplificazione comporta sempre la perdita di una parte di informazione.
Il processo di organizzazione dei dati: dalla rilevazione all’analisi
È necessario costruire lo strumento di rilevazione (questionario ecc) dopo aver stabilito di misurare un fenomeno con certe variabili.
Il processo di interpretazione: dall’analisi dei dati ai risultati
Una volta definito lo strumento, è necessario individuare un campione, cioè l’elemento rappresentativo della società al quale verrà sottoposto lo strumento di rilevazione, durante la fase “field” (lavoro sul campo). Successivamente i dati dovranno essere codificati introducendoli in una Matrice Dati, che implica una serie di passaggi che costituiscono la codifica. La matrice dati è poi analizzabile attraverso gli strumenti di elaborazione offerti dalla statistica.
Rilevazione, interpretazione e ritorno alle ipotesi
Una volta ottenuti i risultati della ricerca, si arriva all’ultimo processo, quello dell’induzione, nel quale le conoscenze ottenute attraverso la ricerca vengono messe a confronto con le teoria da cui si era partiti inizialmente.
Validità e attendibilità nella ricerca sociale
È il metodo a distinguere una ricerca dalle altre. E ciò che contraddistingue una ricerca scientifica da altre, è che non troviamo verità assolute o affermazioni certe nelle valutazioni dei ricercatori. Questo atteggiamento prudente si traduce in due criteri: Validità e Attendibilità.
L’atteggiamento prudente dei ricercatori, è dato dalla consapevolezza dell’errore. L’errore c’è ed esiste sempre, e si possono individuare due elementi di errore in una rilevazione:
- Lo strumento di misura non è mai perfetto tale da ridurre a zero l’errore
- Il soggetto osservante compie errori di rilevazione e misurazione che appartengono a due famiglie di errori:
- Sistematici: Si ripetono ad ogni misurazione e dipendono dallo strumento.
- Accidentali o casuali: Accadono per caso e sono i più pericolosi perché imprevedibili.
La Teoria degli errori ci dice che gli errori si distribuiscono in maniera normale rispetto al fenomeno osservato. Ovvero, la somma degli errori accidentali tende a 0, quindi su grandi numeri si annulla.
Il ricercatore ha due criteri di verifica per comprendere se il suo strumento funziona correttamente:
- Attendibilità: Lo strumento coglie realmente variazioni a cui va incontro la variabile che sta studiando? Se lo strumento non è attendibile possiamo incontrare un errore casuale. In sostanza la misurazione è attendibile se, dopo averne stabilito la validità, riesce a cogliere le variazioni reali che si generano nel fenomeno osservato. Per la ricerca sociale l’attendibilità è più importante della validità.
- Validità: È la proprietà dello strumento di misura di misurare davvero la variabile per cui è stato costruito, e di farlo correttamente. Solitamente se lo strumento è valido è anche attendibile perché nella definizione di validità è incluso anche quella di attendibilità. Ma non è mai vero il contrario. Quindi posso avere uno strumento attendibile ma che non è valido. Se lo strumento non è valido introduco un errore sistematico.
Valutazione della validità
La validità risulta più complessa per il ricercatore perché è difficile identificarla. Gli errori di validità introducono variabili non controllate nella ricerca e l’errore non è immediatamente colto. Uno strumento non valido introduce una variabile della quale il ricercatore non è consapevole. Questo rende la ricerca non affidabile.
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