Capitolo 1 - Gli ultimi concetti quantitativi: la retta di regressione
La regressione lineare
La retta di correlazione lineare indica la tendenza che hanno due variabili (X e Y) a variare insieme, ovvero, a covariare. L’analisi della correlazione è una procedura statistica parametrica. Per verificare se tra due variabili vi sia una correlazione lineare si prende una serie di valori (x e y), o meglio una coppia di valori numerici e si riportano su un grafico (il piano cartesiano).
- Distribuzione casuale: i punti sono distribuiti in maniera casuale sul piano e quindi le variabili non sono correlate. La correlazione è intorno a 0.
- Variabili correlate: i dati sul grafico prendono forma, che ricorda una retta.
- Variabili perfettamente correlate: se le variabili fossero perfettamente correlate otterremmo una retta, come in questo caso, e quindi si può parlare di correlazione perfetta.
Per calcolare la correlazione tra due variabili si usa l’indice R di Pearson, valore compreso tra 0 e 1.
- 0 => non c’è correlazione tra le variabili.
- 1 => variabili perfettamente correlate.
Capitolo 2 - Metodologia qualitativa
La ricerca qualitativa rientra all’interno del paradigma interpretativista calibrato alle caratteristiche delle scienze sociali, secondo il quale la realtà non è altro che un costrutto basato sulle interazioni di coloro che ne fanno parte. La visione della realtà sociale (costruita) è relativista, non si può giungere ad una realtà condivisa perché essa è relativa e costruita.
Il ricercatore, appartenendo alla realtà sociale, influenzerà l’oggetto studiato e ne sarà al tempo stesso influenzato, vi sarà quindi un’influenza reciproca. L’obbiettivo della ricerca qualitativa è quello di interpretare la realtà attraverso gli occhi di un certo soggetto coinvolto, quindi non consiste nel misurare ma nel conoscere e comprendere le motivazioni dei comportamenti del soggetto relativi a un determinato tema. Ci si serve soprattutto di mezzi come: intervista, osservazione partecipante/etnografica del comportamento, raccolta di immagini sulla realtà.
Il ruolo del ricercatore è quello di interpretare modi di vedere la realtà senza però condurci all’oggettività della ricerca, interpretando le interpretazioni della realtà dei diversi soggetti. Non è una ricerca rappresentativa in quanto i risultati sono relativi in base anche a chi li interpreta. A differenza della ricerca quantitativa, più standardizzata e per questo statistica, la ricerca qualitativa permette di scavare più a fondo nell’individuo, scoprendo motivazioni dietro a certi atteggiamenti, pensieri profondi ecc.
Come si sviluppa la ricerca?
Vi sono più fasi:
- Individuazione degli obiettivi conoscitivi: ossia cosa si vuole conoscere. Si individuano prima gli obiettivi generici, ed in seguito quelli specifici, prendendo in considerazione una variabile (il tema) da approfondire ed esplorando tutti i possibili elementi necessari a comprendere l’oggetto di studio.
- Elaborazione delle ipotesi conoscitive: costruire, definire, comprendere. Spesso le ipotesi da cui si parte sono preconcetti, ed in ogni caso tutto è in evoluzione nella ricerca qualitativa, le ipotesi possono cambiare nel corso della ricerca.
- Creazione campione qualitativo: non è statisticamente rappresentativo, e deriva dagli obiettivi di ricerca.
- Costruzione dello strumento: le interviste sono adattate ad ogni intervistato senza avere schemi preformati ma cercando in ogni intervista nuovi stimoli e nuovi atteggiamenti. Grounded Theory - il ricercatore scopre la teoria nel corso della ricerca empirica, e dovrebbe ignorare la preesistente letteratura sull’argomento, per non esserne condizionato.
- Raccolta del materiale: i dati raccolti vengono poi restituiti attraverso narrazioni.
Capitolo 3 - L’intervista qualitativa
È l'incontro tra due esseri umani, più o meno della stessa cultura. Dovrebbero entrambi cercare di raggiungere una finalità condivisa. L’intervista è innanzitutto una relazione interpersonale. È una relazione tra ruoli, ed è importante da tenere a mente, in quanto i due soggetti non si conoscono, non condividono nulla. Incontrandosi attivano una serie di idee l’uno verso l’altro, che dipendono da caratteristiche importanti come sesso, età, vestiti, etnia, puntualità ecc. Essendo due ruoli, ognuno ha delle aspettative dall’altro.
L'intervistatore e l'intervistato
Ovviamente è quello che ha la motivazione più forte rispetto alla situazione è l’intervistatore, che può essere di tipo personale o professionale. Ha il predominio implicito della situazione, conduce il gioco. L’intervistato è invece in una posizione svantaggiata perché non sa come si svolgeranno le cose. D’altro canto però, è lui il depositario delle conoscenze di valore, è il soggetto protagonista di tutta l’intervista. Quindi da un altro punto di vista si può dire che è lui il soggetto di valore.
Logiche di fondo dell'intervista
Nel percorso dell’intervista, lo scopo che l’intervistatore dovrebbe avere è quello di sciogliere questa situazione, abbattere per quanto possibile queste barriere che stanno intorno ai ruoli, e trasformare l’incontro in una relazione tra esseri umani. Dovrebbe esserci la sensazione alla fine dell’intervista, che si sia svolta un’esperienza di valore per entrambi, non solo per l’intervistatore.
Dinamiche dell'incontro tra ruoli
Finché siamo in una dinamica di ruoli, è come se entrambi i soggetti giocassero a un gioco a chi impersonifica meglio il ruolo che sta svolgendo. Un buon intervistatore deve porre l’intervistato in un setting tale per cui non si senta di rispondere per gratificare chi lo sta intervistando. Deve sentirsi libero di esprimere tutto ciò che pensa, nel modo in cui lo pensa.
Una tipica dinamica dell’incontro tra i ruoli in un’intervista è l’imbarazzo. Esso è, in termini goffmaniani, il sentimento di inadeguatezza che un soggetto prova quando sente di aver disatteso delle tacite norme, “di ruolo”, e si disattendono le aspettative che gli altri hanno su di noi. Quando c’è un silenzio imbarazzante, è l’intervistatore che deve mostrarsi tranquillo, attraverso una buona gestione delle pause, dei silenzi.
Per rompere queste dinamiche di ruoli, ci si mette in gioco come persone. Per questo l’intervistatore deve avere delle buone qualità di comunicazione empatica, di capacità di ascolto, gestione della comunicazione non verbale. Per queste doti ci sono delle tecniche da apprendere, anche se ci sono una serie di precondizioni di umanità e sensibilità che fanno parte del patrimonio personale dell’intervistatore.
Linee guida del buon intervistatore
- Mettersi in gioco come persone: tirando fuori le reali motivazioni che ci portano lì. Dichiarando i nostri scopi inoltre, si tranquillizza l’intervistato e si aiuta ad incrinare la sua barriera di ruolo.
- Avere un ascolto empatico: vuol dire dimostrare un interesse reale, sentire che di là c’è una persona che dice cose personali e di grande valore.
- Mostrare alta sensibilità: bisogna essere capaci quindi di declinare l’intervista in funzione dell’intervistato. La traccia di fatto è uno script, non ci sono delle domande, ma piuttosto dei punti da affrontare. Ma ogni persona è un mondo a sé, e può essere necessario riorientare la traccia, adattare il linguaggio ecc.
- Gestione del comportamento non verbale o comportamento analogico (che fa parte dell’empatia): quando c’è sintonia tra piano del contenuto e piano della relazione, cioè tra quello che dico e come mi comporto, la comunicazione funziona bene. Il comportamento non verbale è estremamente importante in quanto la nostra mente è estremamente sensibile a quei segni non verbali, anche se non ce ne accorgiamo.
Le fasi dell'intervista
- La fase di contatto: nella fase di apertura, nonché quella iniziale, dovremmo far emergere chi siamo, perché siamo interessati a quella persona di valore. Dovremmo esplicitare come si svolgerà l’intervista, stabilendo una sorta di contratto nella relazione. Il primo contatto che abbiamo con l’intervistato di solito non è mai quello in cui poi si svolge l’intervista.
- Nel dare le informazioni, vale la regola della sincerità, ma non è conveniente dire fino in fondo di cosa parleremo per evitare che le persone si preparino, a meno che non sia previsto nella ricerca. Dopo di che fissiamo l’appuntamento in un orario che sia ottimo per l’intervistato, ed è molto importante essere sinceri sulla durata dell’intervista perché è un elemento su cui sono molto sensibili gli intervistati, in questa fase è importante far capire all’intervistato che ciò che ci dirà è per noi importantissimo e che non ci sono risposte giuste o sbagliate.
- Lo svolgimento o conduzione dell’intervista: non bisogna portare con sé la traccia cartacea, perché dovremmo conoscerla in dettaglio e tenerla a mente. Dentro la traccia, vi sono i temi da affrontare, che noi orienteremo in base alla persona che abbiamo davanti.
- Traccia di un’intervista qualitativa —> di solito è fatta di aree tematiche messe in sequenza. Ciascuna di esse è composta da alcuni sotto-elementi. L’ordine non è rigido: possiamo partire da punti diversi, basta che alla fine tutti i temi vengano approfonditi. Questi temi spesso sorgono spontaneamente, altrimenti vanno sollecitati dall’intervistatore. Quello che bisogna evitare è una sequenza di domande e risposte, bisognerebbero esserci poche domande e molti racconti spontanei. Per ottenere questo risultato, vi è una tecnica di conduzione che adotta le domande sonda.
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Domande sonda —> sono degli stimoli a far sì che l’intervistato continui o aggiunga o approfondisca quello che sta dicendo. Quali possono essere?
- Tutte quelle espressioni verbali che rilanciano la parola del tipo: “ah e poi?” “e quindi”, “e allora?”.
- Il summary quando l’intervistato ha finito di parlare e l’intervistatore fa una sintesi veloce: “quindi vuole dire che…” “quindi quello che mi ha raccontato è…”. È un modo per controllare di aver capito che al tempo stesso rilancia la palla.
- La gestione del silenzio. Bisogna dare il tempo alla persona, restando in silenzio quando ha finito, guardandolo. Esso guardato con aria di attesa fa sì che l’intervistato si senta chiamato ad andare avanti ed approfondire.
- Le cosiddette domande di chiarimento, “non ho capito bene…” “questa cosa mi interessa molto può approfondirla…”. È importante utilizzarle solo a patto che si sia realmente interessati.
- La fase di chiusura o commiato: è un bilancio di ciò che è accaduto. Un momento in cui si gratifica l’intervistato con sincerità se le cose sono andate bene.
Intervista qualitativa step-by-step
Dopo aver deciso l’obiettivo conoscitivo bisogna:
- Individuare il campione qualitativo.
- Trovare le persone da intervistare che rispondano ai criteri di campionamento.
- Far sì che queste persone non siano amici o conoscenti.
- Far avvertire da un tramite che verranno contattati.
- Contattare i soggetti esplicitando subito chi siamo.
- Concordare l’appuntamento.
- Ricordarsi di portare un device per registrare l’intervista.
- Sbobinare integralmente l’intervista.
- Sintetizzare l’intervista cercando di far emergere le principali interpretazioni e risultanze.
Capitolo 4 - Lettura e analisi delle interviste
I dati ricavati dal processo di sbobinatura vengono inseriti in delle griglie, le cui maglie tenderanno ad allargarsi per permettere l’ingresso di ogni sfumatura emozionale emersa dall’intervista. Lo strumento di ricerca viene costruito attraverso una struttura ad imbuto, riarrangiato in base alle prime esperienze sul campo attraverso il quale si passa da argomenti di carattere generale per entrare poi sempre più nello specifico.
La conduzione di una buona intervista dipende da alcuni fattori:
- È necessario che la lettura dell’intervista avvenga indossando “gli occhiali” dell’intervistato. La lettura diventa quindi un processo creativo ed interpretativo.
- Bisogna prima fare la sbobinatura e solo dopo costruire la griglia, che è quindi molto meno rigida della matrice dati quantitativa.
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L’analisi vera e propria del materiale avviene attraverso due fasi:
- La lettura verticale, in cui il ricercatore passa in esame un’intervista per volta, in modo da poter evidenziare le posizioni del soggetto rispetto ad ogni tematica discussa.
- La lettura orizzontale...
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