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nella divisione della cristianità: la Chiesa occidentale cattolica e la Chiesa orientale ortodossa. La

riforma protestante tra il XV e il XVI secolo divise la Chiesa nei territori dell’Europa occidentale,

dove nell’area mediterraneo dominò il cattolicesimo mentre nell’area settentrionale sorsero una

varietà di confessioni protestanti.

La diffusione mediante migrazione, dovuta agli sforza dei missionari e alla colonizzazione europea,

portò all’introduzione della fede cristiana anche nel Nuovo Mondo.

Islamismo. L’islamismo scaturisce molto probabilmente dalle radice e influenze ebraiche.

L’osservanza dei 5 pilastri e la sottomissione al volere di Allah, uniscono i fedeli in una fratellanza

che, similmente a quella cristiana, non fa distinzione di razza, colore o casta. Tale legge di

fratellanza è servita per unificare il mondo arabo, aspramente diviso tra tribù, ranghi sociali e

multiple divinità locali. La nuova religione si diffuse rapidamente dalle regione di origine mediante

un processo di diffusione per espansione. In seguito, attraverso il

processo di diffusione mediante migrazione, l’islamismo penetrò

in Indonesia, nell’Africa e nell’emisfero occidentale.

La moschea è il punto focale della vita pubblica musulmana e il

principale segno tangibile di questa religione sul paesaggio

culturale. Le caratteristiche architettoniche della mosche la

rendono un’inconfondibile testimonianza a livello paesaggistico,

della presenza islamica in un dato territorio, vedi ad esempio la

Moschea Blu in foto.

diffusione islam nel mondo

Induismo. L’induismo non è solo una religione, ma una rete complessa e articolata di elementi

religiosi, filosofici, sociali, economici e artistici connessi a una civiltà specifica. I suoi seguaci sono

prevalentemente concentrati in India.

Tale religione pone l’enfasi sull’essenza divina dell’anima e si basa sui concetti di reincarnazione e

di passaggio da uno stato dell’esistenza a un altro in un ciclo senza fine di morti e rinascite. Tutte le

creature sono divise in categorie, la più elevata delle quali è occupata dagli esseri umani, ma anche

tra questi ultimi esistono delle differenziazioni, e la casta sociale in cui nasce un individuo ne indica

lo stato spirituale. Scopo dell’esistenza è salire ai vertici di tale gerarchia, per essere alla fine

liberati dall’incessante ciclo di morti e rinascite, raggiungendo la salvezza e la pace eterne.

Buddhismo. Fra i tanti movimenti nati in contrasto all’induismo, quello che ha esercitato maggior

influenza è stato il buddhismo. Gli insegnamenti di Buddha costituivano più una filosofia morale

che una religione formale; egli delineò una spiegazione che giustificasse la presenza del male e

della sofferenza umana. Secondo Buddha, la strada per l’illuminazione e la salvezza risiede nella

comprensione di 4 nobili verità: l’esistenza implica la sofferenza; la sofferenza è il risultato del

desiderio; il dolore cessa quando il desiderio viene annientato; la distruzione del desiderio può

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essere perseguita attraverso la conoscenza di un corretto comportamento e di pensieri retti. Nel

buddhismo gli obbiettivi finali dell’esistenza sono il raggiungimento del nirvana, una condizione di

perfetta illuminazione e la cessazione del ciclo delle perpetue rinascite.

Altre religioni dell’Asia Orientale. Il buddhismo raggiunse la Cina incontrando ed in seguito

amalgamandosi con i sistemi etico religiosi già esistenti e ben consolidati di queste terre. Le

religioni etniche del Lontano Oriente sono dunque il frutto di tali sincretismi.

Il confucianesimo divenne la religione di stato ufficiale, con la sua enfasi sull’etica e sulla moralità

radicate nella saggezza tradizionale cinese, costituì la base del sistema religioso della Cina.

Il taoismo filosofia secondo la quale la felicità eterna risiede nell’identificazione totale con la natura

e nella vita semplice degli esseri umani.

Il buddhismo si unì e influenzò anche lo shintoismo giapponese, il quale è essenzialmente un

complesso di tradizioni e rituali piuttosto che un sistema etico e morale, e venera un insieme

composito di numi, inclusi imperatori divinizzati, spiriti famigliari e tutte le divinità che risiedono

nella natura.

CAPITOLO VI: GEOGRAFIA ETNICA, ELEMENTI DI DIVERSITA’

La cultura è una miscela di elementi che costituiscono il modo di vivere di un gruppo umano

(credenze collettive, valori, norme sociali, religioni, abitudini ecc.). la cultura viene appresa, essa

contraddistingue il gruppo; l’etnicità al contrario, è semplicemente un termine utilizzato per

connotare un gruppo di individui che condividono i tratti di una cultura comune. Laddove i gruppi

etnici si mescolano, i conflitti interetnici possono assumere toni drammatici se viene

improvvisamente a mancare la coesistenza pacifica.

FLUSSI DI MIGRAZIONE

La diversità etnica che emerge dall’attuale panorama angloamericano, è il prodotto di continui flussi

di immigranti. Nel caso degli Stati Uniti, tale afflusso si articolò in tre distinte ondate di

immigrazione, verificatesi molto tempo dopo i primi arrivi delle popolazioni amerinde.

Il primo grande flusso migratorio, era costituito da i bianchi provenienti dall’Europa settentrionale e

occidentale e africani condotti con la forza nel Nuovo Mondo.

La seconda ondata di immigrazione, dal 1870 al 1921 fu contraddistinta dalla presenza di numerosi

europei provenienti dal territori orientali e meridionali.

Negli anni Sessanta del ‘900 si verificò una terza ondata migratoria: l’ingresso di latino americani

che, insieme ai nuovi arrivati provenienti dall’Asia, costituivano il più rilevante segmento della

popolazione di immigrati.

Le crescenti concentrazioni di immigrati provenienti da nuove regioni hanno portato alla creazione

di una seria di misure per rallentare tali afflussi e tutelare lo status quo etnico.

ACCULTURAZIONE E ASSIMILAZIONE

La teoria dell’amalgamazione utilizzata per indicare il concetto di melting pot, l’unione di

molteplici patrimoni culturali e di etnie di immigrati all’interno di una corrente americana

composita.

Tutti i gruppi di migranti dopo un primo momento, si sono dovuti confrontare con la cultura

maggioritaria del gruppo ospitante: se volevano essere accettati, i nuovi arrivati dovevano sforzarsi

di apprendere le tradizioni e le pratiche familiari tra le comunità già insediatesi nel nuovo paese. Il

processo cosiddetto di acculturazione indica come gli immigrati adottino i valori utilizzati nella

società ospitante. È possibile tuttavia che il gruppo resista all’assimilazione totale e il presunto

ideale di melting pot (crogiolo culturale) finisce per essere soppiantato da una mescolanza etnica

nella quale gli ingredienti di insaporiscono reciprocamente, ma rimangono distinti.

Quando il processo di integrazione è completo, si parla di assimilazione. L’assimilazione totale può

essere considerata in una duplice ottica. Da un lato l’assimilazione comportamentale (o culturale)

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equivale sostanzialmente al processo di acculturazione, implicando l’integrazione nella vita

culturale di valori e abitudini della società ospitante; dall’altro l’espressione assimilazione

strutturale fa riferimento alla fusione di etnie di immigranti con sistemi sociali e attività della

società ospitante. L’assimilazione strutturale è un percorso a doppio senso: non solo richiede ai

gruppi di immigranti di assorbire i valori culturali della società dominante, ma prevede che

quest’ultima accetti i membri del gruppo minoritario, consentendo loro di aspirare a occuoare

posizioni di autorità.

IL SENSO DI APPARTENENZA ETNICA E LE SUE ESPRESIONI TERRITORIALI

In buona parte del mondo la stretta associazione fra territorialità ed etnicità viene ampiamente

riconosciuta ed accettata, pur comportando spesso effetti disgreganti a livello politico.

Culture fondatrici dell’identità dell’America anglosassone. Sebbene nell’America anglosassone

contemporanea non esiste una singola area che possa essere considerata come vera e propria patria

per una specifica minoranza etnica, qui si registra la presenza di gruppi etnici distinti le cui

dimensioni sono tali da aver impresso un segno distintivo a livello territoriale. Parte di tale impronta

deriva da la dottrina del primo insediamento effettivo: ogni volta che un territorio disabitato viene

colonizzato, le specifiche del primo gruppo in grado di creare una società, risultano di importanza

cruciale per la successiva geografia sociale e culturale dell’area in questione.

Negli Stati Uniti gli immigrati britannici furono i principali nuovi occupanti delle colonie orientali,

creando le norme e gli standard sulla base dei quali gli altri gruppi di immigrati sarebbero stati

valutati. In virtù della loro priorità di arrivo e dell’egemonia esercitata inizialmente, i britannici

hanno creato la cultura maggioritaria del regno anglo americano, il cui impatto etnico è ancora

evidente al giorno d’oggi.

La dispersione degli afro americani. Gli afro americani, immigrati contro la loro volontà nel

continente americano, erano quasi esclusivamente confinati alle zone rurali del sud est prima della

guerra civile. Anche a seguito dell’abolizione della schiavitù e del processo di emancipazione, la

maggior parta di essi continuò ad occupare questi territori.

Tra il ’40 e il ’70 milioni di afro americani abbandonarono la tradizionale concentrazione in queste

zone, incoraggiati da un ambiante razziale ed economico in via di miglioramento.

Concentrazione di ispanici. Gli ispano americani, pur essendo riuniti in un unico gruppo

apparentemente uniforme, in realtà presentano numerose differenze tra loro.

Quelli di origine messicana rappresentano più dei due terzi di tutti gli ispano americani, essi si sono

diffusi in tutti gli USA a partire dalle zone iniziale di accentramento situate prevalentemente lungo

il confine tra i due paesi.

Contrasti asiatici. La popolazione americana di origine asiatica, un tempo prevalentemente nata

negli USA e di origine cinese e giapponese, oggi risulta in larga parte nata all’estero e caratterizzata

da una crescente eterogeneità dovuta ai molteplici paesi di origine.

Indipendentemente dalla zona di insediamento, gli americani di origine asiatica sono stati attirati

nelle aree metropolitane, anche se nel tempo vi è stata poi una tendenza, anche in questo caso, a una

maggiore dispersione.

Gruppi di immigrati e vie di accesso. Sebbene i nuovi immigrati siano, in ultima analisi, in cerca

di un luogo dove risiedere, è chiaro che nel breve termine essi tendono a concentrarsi in gruppi.

Inizialmente la maggior parte degli immigrati aspira a concentrarsi nelle immediate vicinanze del

punto di accesso al paese ospitante (il più vicino possibile al paese d’origine) o all’interno di

comunità di immigrati già esistenti.

Si tratta di episodi di attrazione non permanenti: gli immigrati tendono a diffondersi poi in zone

dove la forza lavoro costituita dagli individui degli Stati Uniti non soddisfa le richieste di mercato e

dove la condizione socioeconomica della loro minoranza è in via di miglioramento.

SEGREGAZIONE E DIVERSITA’ ETNICA NEL PAESAGGIO URBANO 20

I quartieri popolati da immigrati sono un indicatore della distanza sociale che separa il gruppo

minoritario da quello fondatore. Maggiori sono le differenze percepite fra i due gruppi, più grande

risulta la distanza sociale e minori sono le possibilità che il gruppo fondatore accetti o assimili

facilmente al proprio interno i nuovi arrivati. Ne consegue che la comunità etnica sopravvivrà più a

lungo sia come luogo sia come luogo di rifugio per gli immigrati, sia come luogo di segregazione.

L’espressione segregazione indica la misura in cui gli individui appartenenti a un gruppo etnico non

sono distribuiti in modo uniforme in relazione al resto della popolazione.

Gli esempi raccolte in città di tutto il mondo evidenziano che la maggior parte delle minoranze

etniche tende ad essere nettamente segregata dal gruppo fondatore.

La Francia, con circa 5 milioni di musulmani residenti, ha mostrato la tendenza a creare miseri

ghetti situati nelle periferie urbane. In Italia la situazione è più fluida, sia perché questa nazione non

ha mai avuto una fase di espansione coloniale, sia perché la distribuzione delle comunità straniere

sul territorio italiano si organizza a partire da legami famigliari.

La segregazione territoriale è in via di aumento anche nei paesi in via di sviluppo. La rapida

urbanizzazione di un paese multietnico come l’India ha originato contesti urbani segnati da contrasti

sociali e culturali. A livello mondiale il livello di segregazione degli immigrati è almeno in parte

condizionato dal livello di distanza sociale percepito tra la popolazioni dei nuovi arrivati e le altre

società ospitanti.

In generale la percentuale di assimilazione di una minoranza etnica da parte della cultura ospitante

dipende da due gruppi di fattori: quelli esterni includono gli atteggiamenti del gruppo fondatore in

competizione con la minoranza; quelli interni sono relativi alla compattezza e alla diffidenza

mostrate dalla minoranza.

Fattori di controllo esterni. Quando la cultura maggioritaria o più minoranza in rivalità tra loro,

percepiscono un gruppo etnico specifico come una minaccia alla propria integrità, tale gruppo tende

a essere isolato territorialmente.

La discriminazione razziale in aree urbane si esprime in genere relegando la minoranza rifiutata

nelle dimore più povere disponibili e all’estremità inferiore della scala occupazionale.

L’Italia si conforma in linea di principio col trend europeo, pur con alcune specificità: in effetti, la

maggior persistenza di situazioni di degrado sociale e edilizio nei centri storici di molte città

meridionali, ha favorito la concentrazioni degli stranieri nel centro storico piuttosto che nelle

periferie.

Fattori di controllo interni. Mentre i fattori di controllo esterni esercitati dalla discriminazione

della cultura ospitante spiegano il modello di segregazione residenziale urbana, la concentrazione di

gruppi specifici in quartieri separati e omogenei dal punto di vista etnico viene meglio compresa se

considerata come il risultato di fattori di controllo interni.

La segregazione autoimposta di alcuni gruppi etnici può assolvere a quattro funzioni principali:

difesa, supporto, conservazione e attacco. In primo luogo, tale segregazione offre un mezzo di

difesa riducendo l’esposizione e l’isolamento dei singoli immigrati. L’esistenza di un territorio

etnico definito offre ai membri del gruppo un senso di sicurezza che li pone al riparo dall’ostilità

delle comunità sociali antagoniste.

In secondo luogo il quartiere etnico offre molte forme di supporto agli individui che vi risiedono,

esso serve come luogo di iniziazione, fornisce i primi rudimenti per orientarsi, crea opportunità di

lavoro laddove le barriere linguistiche sono minime oltre a legami di amicizia per rendere più

agevole la transizione verso la nuova società.

In terzo luogo il quartiere espleta la funzione di conservazione che riflette l’intento positivo di

custodire gli elementi essenziali della propria eredità culturale, primi fra tutti lingua e religione.

Infine, la concentrazione etnica territoriale può svolgere una funzione che è possibile definire di

attacco ossia una ricerca di rappresentazione politica, specie mediante l’accentramento del potere

elettorale.

Tipologie e risultati a livello territoriale. Quando sia il gruppo fondatore sia il gruppo etnico

percepiscono la distanza che li separa e che rende questi ultimi una minoranza, l’isolamento

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provocato dagli elementi di controllo esterni (discriminati) e da quelli interni (coesivi) è temporaneo

e i gruppi etnici procedono verso un’assimilazione. Tali gruppi vengono definiti colonie quando

puntano allo scopo primario di costituire un punto di ingresso per gli appartenenti ad un particolare

gruppo etnico.

Se un gruppo etnico si mantiene perché gli individui che vi appartengono scelgono di preservarlo, il

loro comportamento riflette la coesione interna della comunità e il desiderio di mantenere una

enclave etnica duratura. Quando il gruppo viene perpetuato attraverso vincoli esterni e azioni

discriminanti, viene indicato con il termine ghetto.

IL TRANSFER CULTURALE

I gruppi di immigrati giungono a destinazione con un bagaglio già esistente di tecniche, capacità di

produzione, manufatti(oggetti concreti) che possono modificare, abbandonare o persino trasmettere

la cultura ospitante.

Di rado i gruppi di immigrati hanno trasferito intatti i tratti della loro cultura di appartenenza nel

Nord America, se un complesso culturale risultava essenziale per l’identità del gruppo veniva

sicuramente mantenuto; ma ove il nuovo gruppo si fosse imbattuto in usi locali ritenuti più validi,

sarebbe stato disposto ad abbandonare abitudini inadeguate.

IL PAESAGGIO ETNICO

In tutto il mondo i gruppi etnici hanno lasciato il segno della propria presenza sui paesaggi in cui si

sono sviluppati o in cui hanno trasferito la propria cultura e le proprie tradizioni. Ripartizione della

terra, stili di costruzioni diversi per abitazioni e fattorie, modelli di insediamento, strutture religiose

e di culto: le tradizioni e le pratiche di gruppi specifici si riflettono inevitabilmente sul paesaggio

culturale.

Il melting pot capace di produrre una amalgama culturale uniforme è stato più un mito che una

realtà americana: si è venuta perciò a creare una inevitabile e persistente disparità tra i paesaggi

creati dai diversi gruppi di immigrati e l’uniformità nazionale implicita nella dottrina del primo

insediamento effettivo.

PARTE III

CAPITOLO VII: MEZZI DI SUSSISTENZA E ECONOMIA, ATTIVITA’ PRIMARIE

Entro i confini delle possibilità dell’ambiente le strutture culturali possono condizionare decisioni

economiche o produttive; anche il livello di sviluppo tecnologico di una cultura avrà conseguenze

sull’identificazione di risorse e sull’abilità di poterle sfruttare. Per tecnologia si intende la totalità di

strumenti e metodi disponibili e impiegati da un gruppo culturale per produrre beni essenziali per il

proprio sostentamento.

Categorie di attività. Le attività primarie sono quelle attività che raccolgono o estraggono

qualcosa dall’ambiente; si collocano all’inizio del ciclo produttivo, nel quale gli esseri umani sono

in più stretto contatto con la terra.

Le attività secondarie sono quelle che aggiungono valore ai materiali per creare prodotti più utili.

Le attività terziarie consistono in quelle occupazioni e specializzazioni lavorative che forniscono

servizi al settore primario e secondario e beni e servizi all’individuo.

Il termine quaternario si applica a una quarta classe di attività economiche, interamente composta

dai servizi resi dai colletti bianchi, professionisti impegnati nel campo dell’istruzione, del governo,

della gestione ecc.

A volte si distingue una suddivisione di queste funzioni direttive, le attività quinarie per evidenziare

il ruolo dei centri decisionali ad alto livello in tutti i tipi di organizzazioni.

Tipi di sistema economico. In generale le economie nazionali, all’inizio del XXI secolo, rientrano

in uno di questi tre principali tipi di sistema: sussistenza, pianificato o di mercato. 22

In un’ economia di sussistenza i beni e i servizi vengono creati ad uso dei produttori e dei loro

nuclei familiari, dunque lo scambio di merci è modesto.

Nelle economie di mercato divenute prevalenti, la legge della domanda e dell’offerta determina

prezzi e quantità e la concorrenza costituisce l’elemento chiave per regolare le decisioni produttive.

Nella forma estrema delle economie pianificate i produttori disponevano delle merci e dei servizi

attraverso agenzie governative che ne controllavano quantità, caratteristiche, prezzo e distribuzione.

I contrasti nell’organizzazione economica mondiale, una volta cosi palesi, stanno sfumando perché

la globalizzazione riduce la specificità delle economie nazionali.

ATTIVITA’ PRIMARIE: AGRICOLTURA

Prima che si affermasse la coltivazione dei campi, la caccia e la raccolta erano le forme universali di

produzione primaria.

L’agricoltura, intesa come coltivazione di piante e allevamento di bestiame, tanto per il

sostentamento dei produttori quanto per la vendita e lo scambio, ha da tempo sostituito la caccia e la

raccolta come attività primaria economicamente più significativa.

Agricoltura di sussistenza. Un sistema economico di sussistenza implica la quasi totale

autosufficienza dei suoi membri. La produzione destinata allo scambio è minima e ciascun gruppo

sociale conta su se stesso per il cibo e le altre esigenze fondamentali.

Si possono individuare due tipi fondamentali di agricoltura di sussistenza: estensiva e intensiva.

Sistemi di sussistenza estensiva. L’agricoltura di sussistenza estensiva coinvolge vaste aree di

superficie e minima concentrazione di manodopera, sia il prodotto per unità di superficie sia densità

di popolazione sono ridotti.

Tra i diversi tipi di agricoltura di sussistenza estensiva due sono di particolare interesse: il

nomadismo pastorale e l’agricoltura itinerante. Il nomadismo pastorale, ovvero il movimento

migratorio controllato di bestiame che si alimenta soltanto di vegetazione spontanea, è il sistema di

uso del suolo più estensivo. Qualunque sia la specie coinvolta, le caratteristiche comuni del

bestiame sono resistenza fisica, mobilità e capacità di vivere con scarso foraggio. La transumanza è

una forma particolare di trasferimento stagionale delle greggi, per sfruttare condizioni di pascolo

localmente variabili; implica o il regolare spostamento in verticale (dai pascoli di montagna a quelli

di valle) o il movimento orizzontale fra aree di pascolo in pianura, per raggiungere periodicamente

pasture divenute lussureggianti grazie alle precipitazioni stagionali.

Questo genere di agricoltura itinerante ha diverse denominazioni nelle varie lingue. Il termine

italiano più utilizzato è debbio. I coltivatori abbattono la vegetazione spontanea, bruciano ciò che

hanno tagliato, e introducono poi coltivazioni di grande valore commerciale. I raccolti iniziali

possono essere buoni ma negli anni successivi la produttività cala rapidamente e la coltivazione

viene spostata in un altro luogo appositamente preparato.

Si potrebbe sostenere che l’agricoltura itinerante rappresenti un adattamento culturale altamente

efficiente dove la terra è abbondante rispetto alla popolazione e i livelli di tecnologia e capitali

disponibili risultano lievitati.

La tesi di Boserup comporta necessariamente un maggior impegno di manodopera e di tecnologia

per compensare la riduzione dei raccolti naturali della coltivazione itinerante; stando a questa tesi,

l’aumento della popolazione costringe a incrementare il ricorso alla tecnologia e richiede una

conversione da agricoltura di sussistenza estensiva a intensiva.

Sistemi di sussistenza intensiva. L’agricoltura intensiva è caratterizzata dalla grande mobilitazione

di lavoro per unità di superficie, dalla ridotta dimensione degli appezzamenti, dall’uso intensivo di

fertilizzanti. Per assicurarsi comunque del cibo si pratica la produzione di molti raccolti diversi,

spesso sul medesimo campo.

Agricoltura di sussistenza urbana. Non tutta l’agricoltura di sussistenza mondiale si colloca in

aree rurali. Presenti in tutte le regioni del mondo, ma prevalenti soprattutto in Asia, le attività

agricole urbane variano dalla gestione di piccoli appezzamenti all’allevamento di animali da

cortile. 23

In ogni parte del mondo non industrializzato, nei centri urbani in rapida espansione le derrate

alimentari di origine cittadina hanno ridotto l’incidenza della malnutrizione adulta e infantile, e

rappresenta anche una notevole valvola di sfogo per i residenti disoccupati.

Intensificazione agricola e rivoluzione verde. Negli ultimi decenni l’azione chiave per sviluppare

l’attività agricola è stata l’incremento delle rese nei terreni già coltivati.

Molte pratiche di intensificazione appartengono alla rivoluzione verde che fa riferimento a

molteplici innovazioni nelle sementi e nella gestione, adattate ai bisogni dell’agricoltura intensiva e

concepite per ottenere raccolti più ricchi. Alla base della rivoluzione verde c’è il miglioramento

genetico del riso e del frumento: sono state sviluppate varietà che resistono alle malattie delle

piante. Per i successi della rivoluzione verde , in ogni caso, c’è un prezzo da pagare: la grande

quantità di acqua richiesta ha causato un grave impoverimento delle falde acquifere e dunque a una

situazione conflittuale tra le esigenze dell’agricoltura e quelle delle aree urbane industriali in

crescita.

L’agricoltura di mercato inoltre, mira a massimizzare i profitti non ad assicurare il minimo vitale

alimentare. I contadini poveri incapaci di permettersi l’investimento di capitale richiesto dalla

rivoluzione verde sono stati così soppiantati dalla monocoltura di mercato, concepita per

l’esportazione piuttosto che per la produzione alimentare ad uso interno. Nelle nazioni interessate

dal fenomeno la varietà dei raccolti risulta ridotta.

Gli auspicati benefici della rivoluzione verde, non sono dunque a disposizione di tutte le aree

agricole, ne avvantaggiano tutti coloro che si dedicano all’agricoltura.

Agricoltura di mercato. Poche aree e popolazioni mantengono ancora l’isolamento e l’

autosufficienza caratteristici delle economie di pura sussistenza. La trasformazione di quelli che

erano sistemi agricoli di sussistenza li ha inevitabilmente resi più complessi; tali sistemi non

producono per il proprio sostentamento, ma principalmente per un mercato lontano dall’azienda.

Controlli di produzione in agricoltura. Quando prevalgono le condizioni di libero mercato, la

coltura prodotta è il risultato di una valutazione delle possibilità di profitto.

L’espressione sistema agro industriale (agribusiness) si applica alla crescente fusione fra la

tradizionale economia alimentare e i nuovi modelli di produzione e di sistemi di mercato.

Un modello di localizzazione agricola. Il modello di Von Thunen, riconoscendo che con

l’aumento dalla distanza dal mercato il valore della terra diminuisce, Von Thunen sviluppò un

modello descrittivo dell’intensità di sfruttamento del terreno, che funziona abbastanza bene nella

pratica. L’agricoltura intensiva occupa la terra vicina al mercato; le derrate prodotte dalla

coltivazione meno intensiva provengono da aree più distanti.

Agricoltura di mercato intensiva. I contadini che impiegano grande quantità di capitale e/o di

lavoro per unità di superficie si dedicano all’agricoltura commerciale intensiva. Le colture che

giustificano tali costosi investimenti produttivi si caratterizzano per produttività e valore di mercato

elevati. Esse comprendono tutti elementi ad alta deperibilità (frutta, ortaggi e prodotti caseari) in

quanto dal momento che il prodotto è deperibile i costi di trasporto aumentano.

Colture specializzate. La prossimità al mercato non garantisce di per se la produzione intensiva di

colture di elevato valore; neppure l’elevata distanza dal mercato fa si che l’unica opzione sia

l’agricoltura estensiva su superficie a basso costo. Circostanze particolari rendono alcune località

lontane dai mercati aree agricole altamente sviluppate: due casi particolari sono l’agricoltura nei

climi mediterranei e nelle aree coltivate a piantagione.

L’agricoltura mediterranea si caratterizza come economia agricola specializzata, rinomata per i

prodotti del vigneto e dell’uliveto. Queste colture necessitano di temperature relativamente miti per

tutto l’anno e di una notevole quantità di sole in estate.

Il clima è considerato un elemento vitale anche per l’agricoltura di piantagione. La piantagione in se

è una tenuta i cui lavoratori producono uno o due raccolti specializzati.

Agricoltura nelle economie pianificate. Come implicito nel nome le economie pianificate

presentano un alto grado di controllo centrale diretto sulle risorse e sui settori chiave dell’economia,

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il che permette di perseguire gli obbiettivi stabiliti dal Governo. Quando il controllo si estende al

settore dell’agricoltura fattorie, collettive sostituiscono le aziende private.

ATTIVITA’ PRIMARIE: SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE

Oltre all’agricoltura, le attività economiche del settore primario comprendono la pesca, la

selvicoltura e l’estrazione mineraria. Queste attività comportano lo sfruttamento diretto di risorse

naturali, di conseguenza il loro sviluppo dipende dalla presenza di risorse, dalla tecnologia per

sfruttarle e dalla consapevolezza culturale del loro valore.

Le risorse si possono classificare in rinnovabili e non rinnovabili.

Le risorse rinnovabili sono materiali che si possono consumare e poi rimpiazzare abbastanza

rapidamente, attraverso processi naturali o favoriti dall’uomo. La massima resa sostenibile di una

risorsa è il massimo volume o ritmo di utilizzo che non ne indebolisca la capacità di rinnovarsi.

Le risorse non rinnovabili esistono in quantità finite e non si possono rigenerare con un processo

naturale (almeno non all’interno di un orizzonte temporale di interesse per la società che le utilizza).

La pesca. Si ritiene che un miliardo di persone dipenda dal pesce come fonte principale di proteine,

soprattutto nei paesi a basso reddito dell’Asia Sud Orientale, dell’Africa e di parte dell’America

Latina.

La pesca marittima commerciale è in gran lunga concentrata nelle acque dell’emisfero Nord, dove

le correnti calde e fredde si mescolano e dove specie alimentari molto diffuse si radunano o si

muovono in banchi. Due delle regioni in cui la pesca è più intensamente praticata sono il Pacifico

Nord Orientale e l’Atlantico Nord Occidentale. Soltanto una minuscola percentuale della cattura

marina totale proviene dai mari aperti, che per contro costituiscono più del 90% della superficie

marittima del pianeta.

Un sistema per incrementare le scorte di pesce è l’acqua coltura, ossia l’allevamento di pesci in

bacini artificiali. l’allevamento ittico è da tempo praticato in Asia, dove i pesci rappresentano la

fonte principale di proteine, ma ormai è presente in ogni continente. Il suo veloce e costante

incremento produttivo lo rende un settore in rapida crescita dell’economia alimentare mondiale.

La selvicoltura. Le foreste di interesse commerciale sono ridotte a due vastissime fasce che

differiscono per tipo di alberi e di mercato di sbocco, o comunque di utilizzo.

La foresta del nord, di conifere ovvero di legno dolce, è la più ampia e la più continua, e si estende

dalla Penisola Scandinava attraverso la Siberia , sino al Nord America.

Le foreste di legno duro delle Pianure tropicali sono sfruttate particolarmente per ricavarne

combustibile vegetale, sebbene quantità sempre crescenti di qualità pregiate vengono tagliate per

l’esportazione del legname.

L’altra metà 53% della produzione di legname è destinata ad uso combustibile diretto; il 90% della

produzione di legna da ardere proviene dalle foreste dell’Africa, dell’Asia, dell’Oceania e

dell’America Latina.

Miniere e cave. Le industrie estrattive diventano rilevanti soltanto quando lo sviluppo tecnico e le

necessità economiche rendono possibile una più sofisticata esplorazione delle risorse della terra.

I nostri successi nello sfruttamento delle risorse minerarie sono stati ottenuti a spese

dell’esaurimento delle riserve mondiali più facilmente sfruttabili.

Le industrie di raccolta, come la pesca, la selvicoltura, e l’attività estrattiva in miniera richiedono lo

sfruttamento diretto di risorse naturali disponibili in certe aree. Le risorse sono materiali naturali

che gli esseri umani ritengono necessarie e utili. Possono essere rinnovabili attraverso un processo

naturale, oppure non rinnovabili una volta estratte e impiegate. L’eccessivo sfruttamento può

superare la massima resa sostenibile di pesca e foreste e finire con il distruggere la risorsa. La

distruzione è sicura nel caso dei minerali e dei combustibili non rinnovabili, quando risultano

esaurite le loro riserve totali o economicamente utilizzabili.

CAPITOLO VIII: ATTIVITA’ SECONDARIE E TERZIARIE 25

ATTIVITA’ SECONDARIE: MANIFATTURE

Scelte localizzative per le manifatture. Le attività secondarie prevedono la trasformazione di

materie prime in prodotti finiti, che in tal modo acquisiscono un valore aggiunto. Le manifatture

pongono un problema di localizzazione in quanto presuppongono l’assemblaggio e la lavorazione

dei materiali e la distribuzione di quanto viene prodotto verso altri punti, e dunque presentano il

dilemma di dove debba avvenire la trasformazione.

Principi di localizzazione. Certi costi produttivi delle manifatture sono costi spazialmente fissi,

cioè restano più o meno invariati, ne sono un esempio i salari stabiliti dai contratti nazionali.

Altri costi di produzione delle manifatture sono costi spazialmente variabili, cioè presentano

sostanziali differenze da un posto all’altro: questi costi influenzeranno le scelte localizzative e gli

industriali baseranno la ricerca localizzativa sulla minimizzazione dei costi variabili.

Risorse energetiche. Le risorse energetiche possono attrarre alcune industrie da esse dipendenti; in

questo caso l’industria può essere collocata lontana dal mercato ma vicina a fonti energetiche.

Manodopera. Anche la manodopera è una variabile che influenza le decisioni organizzative; si

consideravano determinanti per la manodopera tre diversi fattori: prezzo, specializzazione, quantità.

Oggi per molti produttori è sempre più importante la flessibilità, ovvero è crescente l’impiego di

lavoratori molto istruiti, e in grado di dedicarsi ad un’ampia varietà di compiti e funzioni.

Mercato. Dimensione, natura e distribuzione dei mercati possono influenzare le decisioni

localizzative di una industria. L’attrazione del mercato è in sostanza di espressione del costo di

movimentazione del materiale. Quando i costi del trasporto incidono in misura elevata, l’attrazione

di una sede vicina al consumatore è evidente e origina l’orientamento verso il mercato.

Trasporti. Il trasporto è un elemento così unificante di tutti i fattori relativi alla localizzazione

industriale che è difficile isolarne il ruolo. Qualunque sia lo specifico motivo dell’attrazione,

l’industria moderna è intimamente legata ai sistemi di trasporto.

Il trasporto su vie navigabili è il sistema di spostamento di merci più economico per la lunga

distanza, il miglioramento delle vie d’acqua interne, segnò in Europa, la prima fase della

rivoluzione industriale.

Le ferrovie permettono di spostare in modo efficiente grandi quantità di merci sulla lunga distanza;

sono però fisse in quanto al tragitto, lente nel rispondere ai mutamenti dei modelli di localizzazione

industriale e costosi da costruire e mantenere.

Nell’economia moderna i camion hanno alterato il quadro competitivo in favore del trasporto su

gomma rispetto a quello ferroviario.

Teorie della localizzazione industriale. In pratica le decisioni delle localizzazioni delle imprese

non si basano sull’impatto di un singolo fattore industriale, ma sulla combinazione e sull’equilibrio

di un buon numero di considerazioni.

Tornerà utile un breve sguardo ai tre fondamentali approcci al problema della localizzazione degli

impianti: la teoria del minor costo, la teoria dell’interdipendenza delle localizzazioni e la teoria

della massimizzazione dei profitti.

Teoria del minor costo. La teoria del minor costo, si fonda sul lavoro di Weber. Il modello spiega

la localizzazione ottimale di uno stabilimento in termini di minimizzazione di tre spese base: costi

relativi al trasporto, costi di manodopera e costi di agglomerazione (che si riferisce al raggrupparsi

di attività produttive e di individui per un vantaggio reciproco.).

La localizzazione ottimale si troverà laddove sono più contenuti i costi di trasporto delle materie

prime, ma egli osserva che, se le variazioni dei costi della manodopera o dell’agglomerazione sono

abbastanza elevati, una localizzazione stabilita soltanto in base ai costi di trasporto può non rivelarsi

ottimale.

Teoria dell’interdipendenza delle localizzazioni. Quando la decisione circa la localizzazione di

una azienda è influenzata dalle ubicazioni scelte dai concorrenti, esiste una condizione di

interdipendenza delle localizzazioni. Questo fattore influenza il modo in cui le imprese si collocano

nello spazio, per assicurarsi una quota del monopolio del mercato. L’elemento chiave è l’analisi

variabile dei ricavi, e non la variabilità dei costi proprio del modello di Weber. 26

Approcci alla massimizzazione del profitto. Molti studiosi sostengono che la localizzazione

perfetta di località produttiva si trova dove è maggiore il profitto. Essi propongono di impiegare il

principio di sostituzione, il quale riconosce che è possibile compensare la diminuzione di un fattore

produttivo ( ad esempio manodopera) con l’aumento di un altro (per esempio il capitale investito in

macchinari automatizzati). Con la sostituzione, una quantità di punti diversi può risultare

appropriata per l’ubicazione delle manifatture; questi punti indicano il margine spaziale di

profittabilità e definiscono l’area in cui è possibile operare con profitto.

Altre considerazioni e vincoli localizzativi. Le economie di agglomerazione. Il raggruppamento

in una medesima area delle attività industriali può assicurare alle singole imprese dei vantaggi che

non potrebbero ottenere restando isolate. Questi vantaggi si concretizzano in forme di risparmio

derivanti dalla condivisione di infrastrutture.

Produzione flessibile o just in time. Le manifatture just in time cercano di ridurre le riserve

immagazzinate per il processo produttivo, procurandosi materie prime soltanto al momento di

usarle e producendo manufatti al momento di venderli. Questi processi richiedono consegne rapide

da parte dei fornitori, che dunque sono incentivati a localizzarsi accanto al compratore.

Vantaggio comparato, outsourcing e offshoring. Il vantaggio comparato ci dice che i paesi

possono migliorare le proprie economie se ciascuna area si concentrerà sulla produzione di quegli

articoli per cui ha il più grande vantaggio relativo rispetto ad altre aree.

Per outsourcing si intende la produzione di parti o di prodotti all’estero per il consumo interno;

quando il vantaggio comparato e l’outsourcing vengono sfruttati dalle singole imprese, si fa palese

una delle manifestazioni dei sistemi di produzione flessibile, nell’erosione della rigida

concentrazione delle manifatture. Un chiaro esempio è quello delle trasformazioni subite dalle

industrie automobilistiche: con sempre maggiore frequenza le case acquistano parti di assemblaggio

da fornitori indipendenti e alcuni osservatori prevedono che le case finiranno con il trasformarsi in

proprietarie del marchio di fabbrica, mantenendo per se soltanto i compiti essenziali.

Quando la manodopera straniera meno retribuita può rimpiazzare in modo soddisfacente tecnici,

professionisti e impiegati l’outsurcing prende il nome di offshoring, il quale consiste nell’ingaggiare

manodopera straniera oppure nell’appaltare un fornitore estero di servizi il controllo di particolari

processi o operazioni.

MODELLI E TENDENZE MONDIALI DELLE MANIFATTURE

Qualunque sia il criterio su cui si fondono decisioni localizzative, nel corso degli anni risultati

hanno prodotto un caratteristico modello mondiale delle manifatture.

Si possono distinguere quattro principali regioni manifatturiere: la parte orientale degli Stati Uniti,

l’Europa Occidentale e Centrale, l’Europa Orientale e l’Asia Orientale.

Nord America. L’importanza dell’attività

manifatturiera nel Nord America è in costante

declino. Le manifatture si trovano soprattutto

nelle zone confinanti del Canada, la così detta

cintura manifatturiera dei grandi laghi. La

rete idrografica costituita dai grandi laghi

fornì le prime “autostrade” dell’interno,

integrate più tardi da una fitta rete di canali.

Durante gli anni ’90 del secolo scorso,

l’economia del Nord America visse un

progressivo declino dell’occupazione

industriale e del volume degli affari.

Nell’area del Golfo del Messico petrolio e gas

naturale assicurano ricchezza, energia e

materie prime per la consolidata industria

petrolchimica. 27

Più a Ovest, Denver e Salt Lake City sono divenuti centri industriali finalizzati all’alta tecnologia.

Europa Centrale e Occidentale. La rivoluzione industriale, che ebbe inizio in Inghilterra alla fine

del ‘700 e che si diffuse sul continente fece dell’Europa Occidentale e Centrale la regione

manifatturiera principe nel mondo. Fino al 1900 l’Europa incideva per 80% sulla produzione

industriale mondiale, ma da allora la sua posizione si è indebolita, soprattutto dopo la seconda

guerra mondiale.

Fu l’energia del vapore a fornire l’impulso

per la completa industrializzazione

dell’Europa, di conseguenza in Inghilterra,

furono i giacimenti di carbone le sedi dei

nuovi distretti manifatturieri.

L’area industriale più vasta e importante

d’Europa si estende dal confine Franco Belga

sino alla Germania Occidentale, e il suo perno

e la Ruhr una concentrazione industriale

compatta, altamente urbanizzata.

L’Europa Occidentale sta sperimentando una

fase di deindustrializzazione,iniziata negli

ultimi decenni del ‘900; in Gran Bretagna e

soprattutto in Germania, le aree di più antica

industrializzazione appaiono ormai radicalmente trasformate: la Ruhr, per esempio, ha cambiato

volto nella direzione dell’alta tecnologia, mentre in Italia la riconversione ha interessato soprattutto

la chimica e la siderurgia.

L’Europa Orientale. Dopo l’implosione dell’URSS, gli stati dell’Europa Orientale hanno dovuto

confrontarsi con una struttura industriale di misera concezione. In Russia e in Ucraina dominano

due forme di indirizzo industriale una si incentra sull’industria leggera orientata verso il mercato e

l’altra riguarda l’industria pesante.

Asia Orientale. L’Asia Orientale sta rapidamente diventando la più produttiva regione industriale

del mondo.

La Cina, sfruttando ricche risorse di base, una forza lavoro massiccia e una domanda di mercato

insaziabile, si sta industrializzando in fretta e compare tra i primi dieci produttori di un buon

numero dei principali prodotti industriali. La Corea del Sud, Taiwan, Singapore e Hong Kong erano

note come le quattro tigri dell’Economia Asiatica. L’industria giapponese venne ricostruita, dopo la

seconda guerra mondiale, sino a raggiungere l’attuale posizione dominante in alcuni settori ad alta

tecnologia. Tre economie minori dell’Asia Orientale, Taiwan, Corea del Sud e Singapore, hanno

superato la precedente condizione di paesi in via di sviluppo, e la loro fetta di mercato in quelle

branchie dell’industria in cui hanno scelto di specializzarsi è aumentata in modo esponenziale.

MODELLI

Le classiche teorie della localizzazione sono meno applicabili per spiegare l’ubicazione dell’ultima

generazione di attività manifatturiere: la produzione di alta tecnologia.

L’impatto delle industrie di alta tecnologia sui modelli di geografia economica si esprime in tre

modi.

Prima di tutto, l’ attività high tech stanno diventando fondamentali nella crescita dell’occupazione e

nella produzione manifatturiera.

I prodotti dell’attività ad alta tecnologia rappresentano una percentuale sempre più elevata della

produttività industriale complessiva di singole nazioni e del commercio fra di esse.

Le industrie high tech hanno teso sempre più a concentrarsi in alcune regioni delle nazioni di

origine e al loro interno hanno formato spesso delle agglomerazioni altamente specializzate.

Le dinamiche di insediamento dell’industria high tech suggeriscono che la stessa risponde a forze

localizzative diverse da quelle che controllano le manifatture tradizionali: 28

• La vicinanza alle principali Università o ai centri di ricerca,

• L’assenza di aree fortemente sindacalizzate in cui le rigidità di contratto possono rallentare

il processo e la flessibilità della forza lavoro;

• La disponibilità in loco di capitale di rischio;

• La disponibilità di mezzi di comunicazione e di trasporto di ottima qualità per tenere uniti

tra loro gli stadi separati dal lavoro.

TERZIARIO E OLTRE

Le attività primarie raccolgono, estraggono o coltivano prodotti. Le attività secondarie forniscono

un valore aggiunto ai prodotti primari. Un segmento importante e in crescita del sistema economico

riguarda invece i servizi e non la produzione di merci. Le attività terziarie forniscono servizi ai

settori primario e secondario, alla comunità in generale e perseguono finalità diverse dall’effettiva

produzione di beni tangibili.

L’importanza dei servizi mostra un forte divario tra le società avanzate e quelle di sussistenza, più

elevata è la percentuale dei servizi, maggiore è l’integrazione e l’interdipendenza di quelle società.

Servizi del terziario. La maggior parte delle attività terziarie si occupa dei servizi privati e

commerciali a basso profilo. In tutte le società post industriali del mondo, la crescita della

componente dei servizi riflette lo sviluppo di strutture sociali, economiche e amministrative più

complesse.

Particolare attenzione merita il turismo, diventato non soltanto la più importante attività del settore

terziario, ma anche la maggiore industria mondiale.

Qualunque sia l’origine della crescita occupazionale del terziario, le conseguenze sociali e

strutturali portano a una crescente specializzazione nel lavoro e all’interdipendenza economica

all’interno di una Nazione.

Oltre il terziario. Le statistiche disponibili non sempre permettono una chiara distinzione tra

terziario e le attività più specializzate e di più alto livello del quaternario e quinario.

Il settore quaternario può essere considerato una forma avanzata di servizi riguardanti conoscenze

specialistiche, competenze tecniche o capacità amministrative. Tali attività spesso includono

l’esternalizzazione dei servizi specializzati, pratica simile all’outsourcing delle funzioni terziarie. La

distinzione tra i due termini sta nel fatto che i centri di servizi quaternari autonomi possono essere

spazialmente separati dalla propria clientela, non sono vincolati dalle risorse, influenzati

dall’ambiente o necessariamente o localizzati dal mercato.

Per finire vi sono le attività quinarie, le professioni dei colletti d’oro, un’altra riconosciuta

suddivisone a se stante del settore terziario, che rappresenta le qualificate competenze lavorative

ben retribuite di dirigenti commerciali, funzionari, governativi e così via.

Quando le società progrediscono economicamente quindi, si assiste ad una costante transizione

dalla produzione e lavorazione verso i servizi del settore terziario e verso le attività di informazione

e controllo del quaternario e del quinario.

CAPITOLO IX: MODELLI DI SVILUPPO E DI CAMBIAMENTO

I geografi tentano di

classificare e di raggruppare i

paesi lungo un continum.

Spiegazioni del sottosviluppo.

Una cosa è ideare delle

categorie di sviluppo relativo e

inserirvi delle diverse nazioni,

tutt’ altra cosa è scorgere in

queste categorie una

spiegazione del loro modello. 29

Perché i vari paesi sono disposti in un certo modo lungo il continum del progresso? Il rapporto

Brandt allude ad una diffusa ma semplicistica spiegazione spaziale: lo sviluppo è una caratteristica

del ricco Nord, mentre povertà e sottosviluppo sono condizioni proprie dei tropici. Le Nazioni

ricche hanno il 93% della popolazione residente nelle aree temperate, gli stati più poveri hanno

residenti a latitudini tropicali e zone aride.

Sfortunatamente per chi va in cerca di una facile spiegazione del genere, molte delle nazioni più

povere del sud si trovano parzialmente o interamente nelle medie latitudini o sui rilievi temperati.

Altre generalizzazioni appaiono altrettanto inconcludenti.

• La scarsità di risorse è considerata un limite alle possibilità di sviluppo. Tuttavia, alcune

nazioni si annoverano tra le principali fornitrici mondiali di minerali industriali e di prodotti

agricoli.

• Spesso la colpa dell’attuale sottosviluppo si attribuisce al passato coloniale. L’accusa è forse

sostenibile per regioni in cui i colonizzatori lasciarono praticamente intatta la popolazione

indigena, ma crearono strutture politiche e infrastrutture fisiche più adatte allo sfruttamento.

Invece nei casi in cui i colonizzatori sostituirono in larga misura gli abitanti originali

(Australia, Canada o Stati Uniti) l’associazione con il sottosviluppo risulta inapplicabile.

La questione centro periferia. I modelli centro periferia si basano sulla constatazione che,

all’interno di molti sistemi spaziali, esistono violenti contrasti territoriali. I ricchi centri urbanizzati

e le depresse periferie rurali sono disuguaglianze individuabili in molti paesi sviluppati.

Esistono legami e interazioni fra le parti in contrasto del sistema: se per un motivo qualsiasi una

regione conosce un accelerato sviluppo, diviene attraente per chi investe. Supponendo che il

capitale di investimento sia limitato, la crescita nel centro in via di sviluppo deve avvenire a spese

delle periferie del paese.

Il processo attivato continua a polarizzare lo sviluppo e, conduce ad una divisione permanente tra i

centri che prosperano e i distretti periferici poveri.

Una variante più ottimista del modello osserva che all’interno delle economie le disparità di reddito

tendono a ridursi con l’aumento del livello di sviluppo per opera dell’effetto di diffusione.

INDICI ECONOMICI DI SVILUPPO.

Il diffondersi della tecnologia. All’interno del mondo in via di sviluppo esistono differenze nel

modo di utilizzare la tecnologia allo scopo di generare ricchezza.

Il termine tecnologia si riferisce all’insieme di strumenti e metodi impiegati da una società per

produrre articoli essenziali alla sopravvivenza e al benessere.

In tutti i periodi è sempre esistito, tra le regioni nucleo e quelle esterne, un gap tecnologico, ovvero

un netto contrasto tra la varietà e la produttività dei manufatti introdotti al centro e quelli conosciuti

e impiegati nella periferia.

La persistenza e l’espansione del gap tecnologico suggeriscono che l’idea di convergenza colturale

non si estende anche al campo economico, non tutte le nazioni sono ugualmente capaci di attingere

alla tecnologia per creare gli stessi prodotti, ma tutte le nazioni aspirano a espandere le proprie

risorse e a migliorare la qualità della vita dei propri abitanti: l’obiettivo è perseguito mediante la

ricerca di un trasferimento tecnologico che porti gli impiantii e i processi produttivi tipici dei paesi

più avanzati nei paesi meno avanzati.

Il complesso dello sviluppo. Nella misurazione dello sviluppo di un paese ciascun indicatore è in

grado di mostrare soltanto una parte del quadro complessivo, tuttavia i criteri comparativi tendono a

evidenziare la divisione del mondo in nord e sud.

Il reddito nazionale lordo. Il reddito nazionale lordo esprime il complessivo valore di mercato dei

beni e dei servizi prodotti all’interno di una economia in un dato periodo. Alcuni, tra cui gli

ambientalisti, affermano che il rnl sovrastima la ricchezza di una società, ignorando il costo in danni

ecologici imposto dalle economie moderne. Altri all’opposto, ritengono che il rnl sottovaluti la

forza della crescita economica trascurando i miglioramenti apportati dalla tecnologia. 30

Certo, il rnl non indica il redito personale, ma rappresenta semplicemente l’ assegnazione a ciascun

individuo di una quota del totale nazionale.

Consumo energetico pro capite. Il consumo di energia è correlato con il grado di

industrializzazione e l’impiego di tecnologie avanzate. In effetti, le nazioni industrializzate

consumano circa dieci volte più energia di quanto non facciano le economie in via di sviluppo, il

punto chiave quindi è il consumo non la produzione.

Il Giappone per esempio deve importare dall’estero le scorte energetiche di cui ha bisogno; al

contrario nazioni meno sviluppate hanno cifre altissime di produzione di energia ma soprattutto

esportano le risorse (petrolio). Il loro fabbisogno energetico è, infatti, prevalentemente soddisfatto

da fonti energetiche provenienti dal lavoro dell’uomo e degli animali.

La forza impiegata nell’agricoltura. Una elevata percentuale di manodopera impiegata

nell’agricoltura è quasi invariabilmente associata a un basso reddito nazionale pro capite e a un

ridotto consumo energetico, ovvero a un’economia prevalentemente di sussistenza.

Quando la popolazione attiva si occupa principalmente di agricoltura, ne risultano in genere un

basso accumulo di capitali e un limitato sviluppo economico nazionale.

Le economie in via di sviluppo non sono in grado di far fronte all’infinito alla crescita demografica

destinando alla coltivazione nuovo terreno agricolo. La mancanza di terra è in parte dovuta allo

squilibrio tra l’offerta di manodopera agricola e la superficie coltivabile a disposizione.

In America Latina dove le aziende agricole sono spesso enormi e la maggior parte dei contadini è

senza terra, la riforma agraria (ovvero la redistribuzione del suolo coltivabile fra i contadini) ha

avuto effetti limitati.

I contadini senza terra rappresentano la fascia più svantaggiata delle popolazioni che abitano le

nazioni più pover del mondo. Molto spesso per sopravvivere abbandonano le aree rurali per

riversarsi nelle città in cerca di lavoro, ma nella maggior parte dei casi finiscono per andare ad

ampliare il numero dei residenti delle baraccopoli, senza quasi mai riuscire a migliorare la qualità

della loro vita.

Povertà, calorie e nutrizione.

La diffusione della malnutrizione

è la conseguenza più evidente

della scarsità di mezzi

economici.

I livelli di nutrizione dunque,

sono indicatori efficaci dello

sviluppo economico di un paese.

Il cibo, in quanto bene di

consumo indispensabile e

universale, è indice fondamentale

del benessere economico.

Un modello di sviluppo

economico. La consapevolezza della crescita economica non è automatica rappresenta lo

scoraggiante capovolgimento una convinzione ottimistica precedentemente piuttosto diffusa.

Un modello ampiamente citato per l’avanzamento economico fu proposto da Rostow il quale

teorizzò che tutte le economie sviluppate passassero attraverso diversi stadi di crescita e sviluppo.

Le società tradizionali possono disporre soltanto di una limitata produttività.

Le condizioni preliminari per il decollo si stabiliscono quando tali società iniziano a organizzarsi in

unità politiche e a investire nel sistema dei trasporti e in altre infrastrutture di produzione.

Il decollo verso una crescita sostenuta costituisce lo stadio di sviluppo più critico, dove si

impiantano nuove industrie si sfruttano le risorse e la crescita diventa la norma comunemente attesa.

La spinta verso la maturità vede l’applicazione delle tecnologia moderna a ogni fase dell’attività

economica. 31

Infine quando la maggior parte della popolazione a livelli di consumo ben al di sopra delle necessità

di base, l’economia ha completato il passaggio alla fase del consumo di massa.

L’idea di Rostow sull’esistenza di un inevitabile processo di sviluppo suddetto si è però dimostrata

illusoria. Molti paesi poco sviluppati sono rimasti bloccati in uno dei primi due stadi del processo,

incapaci di raggiungere la fase di decollo.

INDICI NON ECONOMICI DI SVILUPPO

Lo sviluppo non si misura solamente attraverso l’utilizzo di indici economici, ma comunque lo si

misuri, il divario tra i paesi più o meno sviluppati, nelle sue caratteristiche non economiche, è

altrettanto grande quanto lo è negli aspetti economico tecnologici.

Istruzione. Una forza lavoro alfabetizzata e istruita è indispensabile per un efficace trasferimento di

tecnologia dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. Eppure nelle società più povere oltre alla

metà degli adulti è analfabeta.

Nei paesi poveri vi è una convergenza di fattori che finiscono per limitare la frequenza scolastica.

Tra questi ricordiamo la mancanza di strutture e la povertà delle famiglie che rende proibitivi i costi

dell’istruzione e mantiene impegnati nel lavoro i bambini in età scolare.

Servizi pubblici. La qualità dei servizi pubblici e la creazione di strutture che assicurino la salute

della forza lavoro sono elementi altrettanto significativi dell’avanzamento di una nazione.

La scontata presenza di acqua pulita e di reti fognarie nei paesi a economia avanzata e la loro

assenza, soprattutto nelle aree rurali nelle baraccopoli urbane, nei paesi meno sviluppati, evidenzia

un contrasto profondo tra i due mondi.

Malgrado le cifre sono stati compiuti progressi significativi nel corso degli anni ’80 che le Nazioni

Unite chiamarono il decennio internazionale della distribuzione di acqua potabile e dell’igiene.

Sanita’. All’interno del mondo meno sviluppato un ampio numero di persone non ha accesso ai

servizi sanitari. Nel mondo in via di sviluppo si rileva una profonda scarsità di professionisti della

salute, e i pochi che esercitano tendono a raggrupparsi nelle aree urbane, soprattutto nelle capitali.

Si può asserire che le nazioni avanzate e quelle in via di sviluppo, quanto a malattie e sanità,

occupino due mondi distinti. Uno è agiato: i tassi di mortalità sono contenuti; il secondo è

profondamente disagiato, spesso sovraffollato ed esposto alle malattie più varie, i pericoli mortali

per la sua giovane popolazione sono le malattie infettive e parassitarie aggravate dalla

malnutrizione.

I costi delle moderne cure mediche, impongono un fardello insostenibile ai bilanci già provati dagli

stati in via di sviluppo.

INDICI COMBINATI DI SVILUPPO E BENESSERE.

Nessuna singola misurazione riassume in modo adeguato le diverse sfaccettature dello sviluppo

nazionale, per raggiungere un indice riassuntivo è possibile concepire dei sistemi di misurazione

compositi.

Una di queste graduatorie si è guadagnata una crescente approvazione ed è impiegata dalle nazioni

unite, è detta indice di sviluppo umano e combina tre criteri: la qualità della vita calcolata

prevalentemente in base al reddito pro capite adattato ai poteri d’acquisto della moneta di ciascun

paese; la longevità calcolata in base alla speranza di vita alla nascita; l’istruzione misurata in base

alla media di alfabetizzazione della popolazione adulta e degli anni di frequenza scolastica.

L’indice di sviluppo

umano riflette la

convinzione che le

principali aspirazioni

umane siano quelle di

condurre una esistenza

lunga e priva di

malattie, ricevere una 32

adeguata istruzione e avere accesso alle risorse sufficienti a procurarsi una vita decente.

IL RUOLO DELLE DONNE

Molti dei più comuni indicatori di sviluppo e di cambiamento, non tengono conto delle strutture per

sesso e per età delle società esaminate.

Il genere è un costrutto culturale basato su distinzione create socialmente, non su base biologica, tra

individui di sesso maschile e femminile.

La società occidentale industriale è emersa da una tradizione agricola di subordinazione della

donna, che non la considerava un elemento importante del sistema economico il che limitò per

lungo tempo il loro accesso all’istruzione, alla politica e al mondo del lavoro.

Il tasso e l’estensione del contributo femminile alla forza lavoro si è ampliato ovunque negli ultimi

anni. La crescente partecipazione femminile alla forza lavoro riflette svariate situazioni di

mutamento, in quanto le donne hanno ottenuto un maggiore controllo della propria fertilità, e la

crescita economica, compresa l’espansione dei posti di lavoro aperti alle donne è stata in molto

regioni altrettanto importante.

Su scala globale l’odierno modello di assegnazione dei ruoli economici e istituzionali basato sulla

discriminazione di genere è estremamente vario; risulta influenzato dal livello di sviluppo

economico del paese, dal persistere delle restrizioni religiose e di costume imposte alle donne e

dalla natura specifica della sua economia di base, in particolare agricola.

Nelle aree a influenza islamica la quota ufficiale di popolazione femminile economicamente attiva è

bassa. Le tradizioni religiose, infatti, riducono l’accettazione delle donne in attività economiche che

avvengono all’esterno delle mura domestiche.

PARTE QUARTA

CAPITOLO X: SISTEMI E STRUTTURE URBANE

UN MONDO IN VIA DI URBANIZZAZIONE

Il notevole aumento della popolazione mondiale nel corso dei secoli ha implicato un forte

incremento anche della componente urbana, quasi tutti i paesi evidenziano due elementi comuni: la

percentuale di popolazione che abita in città è in aumento e le dimensioni della città tendono a

crescere.

Il risultato, ovunque, è un crescente multiculturalismo urbano, con crescenti problemi di

frammentazione sociale, segregazione delle minoranze, isolamento e povertà.

Mega città e fusione di metropoli. Con il termine mega città ci si riferisce ad aggregazioni urbane

che superano i dieci milioni di abitanti; sia le scelte personali degli emigranti sia le decisioni di

33

investimento da parte delle aziende e dei governi hanno determinato tassi di crescita e dimensioni

delle città inferiori a quelli un tempo pronosticati.

Quando importanti complessi metropolitani separati, si espandono lungo strutture di trasporto da cui

sono collegati, è possibile che si uniscano in corrispondenza dei rispettivi margini esterni, creando

le ampie regioni metropolitane o conurbazioni. Il paesaggio urbano non può più essere descritto

come un’area dai confini ben definibili e chiaramente distinguibili dai territori agricoli interposti

alle altre unità urbane.

LE RADICI DEGLI INSEDIAMENTI

Nella maggior parte del mondo, chi vive in zone rurali risiede per lo più in insediamenti formatisi

attorno ad un gruppo centrale, piuttosto che in casi dispersi sul territorio.

Quando si sviluppano commerci tra due o più insediamenti rurali, questi ultimi iniziano ad acquisire

tratti fisici nuovi via via che i loro abitanti intraprendono nuovi tipi di occupazione. I villaggi così

assumono caratteristiche urbane; le abitazioni tendono a raggrupparsi lungo le strade principali; gli

insediamenti diventano parte di un sistema di comunità.

LA NATURA DELLE CITTA’

Le città palesano temi e tratti regolari ricorrenti in linea con il tempo e il luogo in cui si trovano.

In primo luogo ogni città svolge determinate funzioni da cui ricava il reddito necessario per

sostentare se stessa e i suoi abitanti; in secondo luogo appartiene a una società e a un sistema

economico più ampi; in terzo luogo, ogni unità urbana presenta una disposizione interna e tali

assetti possono essere in parte pianificati e in parte determinati da decisioni individuali e da forze di

mercato; infine tutte le città, hanno conosciuto problemi riguardanti l’uso del territorio, i conflitti

sociali e i timori per l’ambiente.

Alcune definizioni. I termini città e cittadina indicano insediamenti sviluppatisi attorno a un nucleo

centrale (CBD) di carattere multifunzionale. Le cittadine sono più piccole hanno un grado di

complessità inferiore rispetto alle città, tuttavia in esse le attività economiche rimangono

concentrate attorno a un nucleo.

Il termine sobborgo contraddistingue un’area secondaria, che dipende da aree urbane situate al di

fuori dai suoi confini e si integra con queste.

Il termine area urbanizzata designa un paesaggio caratterizzato da edificazione continua e può avere

al proprio interno una città centrale e/o un gran numero di città, cittadine , sobborghi contigui.

Un’area metropolitana invece, indica una entità funzionale su larga scala, che può contenere molte

aree urbanizzate, operanti come un insieme economico integrato.

L’ubicazione degli insediamenti urbani. Di fatto, una unità urbana esiste per fornire servizi non

solo a se stessa, ma anche ad altri destinatari esterni.

Al fine di svolgere adeguatamente le attività che garantiscono il suo sostegno e aggiungere nuove

funzioni in base all’esigenza del sistema economico più ampio, la città deve avere una ubicazione

che risponda a criteri di efficienza.

Nel discutere l’ubicazione degli insediamenti urbani, i geografi fanno riferimento alla rilevanza del

sito e della situazione. Il termine sito si riferisce alle caratteristiche fisiche del terreno su cui la città

è insediata, sono state proposte classificazioni delle città sulla base delle caratteristiche dei relativi

siti, riconoscendo l’esistenza di collocazioni con caratteristiche peculiari. Fra queste rientrano le

ubicazioni in punti di rottura, quali punti di attraversamento fluviali dove merci e persone devono

interrompere un viaggio; le ubicazioni corrispondenti a punti estremi di navigazione, dove vengono

raggiunti i limiti massimi consentiti per il trasporto via acqua; le ubicazioni corrispondenti a un

capolinea ferroviario, dove la ferrovia termina.

Con situazione si indica la situazione relativa, cioè la posizione di un insediamento rispetto alle

caratteristiche fisiche e culturali delle aree circostanti. Pur essendo sotto molti aspetti più importante

del sito per comprendere le funzioni e il potenziale di crescita delle città, la situazione è un

34

elemento che caratterizza in modo più esclusivo ciascun insediamento e non si presta a facili

generalizzazioni.

LE FUNZIONI DELLE CITTA’

Il concetto chiave è quello di funzione, ovvero l’effettivo ruolo delle città all’interno delle società e

del sistema economico più ampi in cui esse sono state fondate.

Non tutte le attività esercitate in una città hanno lo scopo di creare un collegamento con il mondo

esterno, alcune servono semplicemente a mantenere in vita la città stessa. Insieme, questi due livelli

di attività formano la base economica.

La base economica. In una unità urbana una parte della popolazione si dedica alla produzione di

beni e servizi a favore di aree e individui residenti all’esterno della città stessa. Nel loro insieme,

essi costituiscono il settore di base della struttura economica complessiva della città.

Altri lavoratori si occupano di produrre i beni o servizi per i residenti dell’unità urbana. Il loro

impegno non genera un afflusso di denaro e costituisce un settore non di base del sistema

economico.

La struttura economica complessiva dell’area urbana equivale alla somma di queste due attività.

Rapporti relativi alla base economica. Supponendo che si possa suddividere con assoluta

precisione la popolazione occupata tra addetti alle attività di base e addetti alle attività non di base,

è possibile stabilire un rapporto tra questi due gruppi occupazionali. Questo rapporto è piuttosto

simile tra unità urbane di attività analoghe, inoltre, via via che le dimensioni di un insediamento

aumentano, il numero di lavoratori non di base cresce più rapidamente di quello di lavoratori di

base. All’aumentare dei lavoratori delle attività di base, il numero complessivo di occupati e di

abitanti di una città aumenta per il contributo fornito dall’ingresso di lavoratori delle attività non di

base e dei rispettivi familiari a carico.

Più lavoratori del settore non di base una città detiene più gliene occorrono per venire incontro alle

esigenze dei primi, a causa dell’effetto moltiplicatore.

La crescita delle città può essere un processo che auto genera e che quindi può essere definito

circolare e cumulativo.

SISTEMI DI INSEDIAMENTI URBANI

Secondo una semplice ma efficace classificazione funzionale in tre categorie, gli insediamenti

urbani vengono distinti in centro di trasporto, città con funzioni speciali e località centrali.

Il modello spaziale dei centri di trasporto è quello dall’allineamento, in quanto gli itinerari seguiti

per comunicazioni formano gli assi lungo i quali le città si svilupparono e da cui dipese almeno

inizialmente, il loro successo dal punto di vista funzionale.

Le città con funzioni speciali sono quelle, la cui localizzazione è legata alla presenza di materie

prime, o la forza di attrazione esercitata da una concentrazione di mercati: è il caso delle città

minerarie e industriali del distretto della RUHR o si presentano come enormi complessi urbanizzati,

come le aree metropolitane di Tokio, Londra, Milano etc.

Un tratto comune a tutti gli insediamenti è la centralità, ogni unità urbana fornisce beni e servizi a

un’area circostante che gravita intorno a essa.

La gerarchia urbana. Un modo efficace per riconoscere le modalità di organizzazione dei sistemi

di città consiste nel considerare la gerarchia urbana, ovvero una classificazione delle città in base a

dimensioni e complessità funzionale.

La gerarchia assume la forma di una piramide al cui vertice compaiono pochi città grandi e

complesse, mentre alla base si trovano molti centri più piccoli e di struttura più semplice.

Città mondiali. Al vertice dei sistemi nazionali di città vi è un numero esiguo di agglomerazioni

che possono essere denominate città mondiali.

Quando l’economia era dominata dall’industria manifatturiera, molte delle attività svolte da una

singola azienda avvenivano in una unica città, ma ora con una economia globalizzata, tali funzioni

35

si trovano disseminate nel mondo . si tratta di attività che devono comunque avere un luogo di

coordinamento, il quale rappresentato dalle città mondiali.

Londra, New York e Tokio sono state universalmente riconosciute come le tre città mondiali

dominanti; ciascuna è legata ad altre città e tutte sono unite in reti che controllano la gestione del

sistema di finanza globale.

Legge rango-dimensionee città primate. In alcuni paesi la gerarchia relativa alle dimensioni della

città è sintetizzata dalla legge rango-dimensione. Secondo questa regola, la città che occupa il posto

n per grandezza all’interno di un sistema nazionale di città, avrà dimensioni pari a 1/n di quelle

delle città più grande. In altri termini il secondo insediamento in ordine di grandezza sarà

equivalente alla metà di quello più grande.

La possibilità di ordinare le città secondo il principio rango-dimensione è meno applicabile a paesi

caratterizzati da economie poco sviluppate, o a quelli nei quali il sistema di città è dominato da una

città primate, le cui dimensioni sono molto più del doppio di quelle della città al secondo posto della

graduatoria è il caso ad esempio di Parigi.

Aree di influenza urbana. Si dicono aree di influenza urbana le zone che si trovano all’esterno di

una città ma gravitano comunque intorno a essa.

Una grande città può influenzare altre cittadine attraverso i servizi bancari, le stazioni televisive e i

grandi centri commerciali di cui dispone. L’influenza delle città più grandi si avverte in zone più

vaste, secondo un gradiente basato sulle aree di mercato, che sta alla base della teoria delle località

centrali.

Località centrali. Un modo efficace per cogliere il significato delle aree di influenza prevede di

considerare gli insediamenti urbani in termini di località centrali, ovvero centri per la distribuzione

di beni e servizi economici alle popolazioni non urbane circostanti.

CHRISTALLER ideò la teoria delle località centrali applicandola ad un contesto semplificato, cioè:

• Le cittadine che forniscono alle campagne circostanti beni fondamentali, si sviluppano in

una pianura uniforme priva di barriere.

• La popolazione agricola distribuita in modo uniforme.

• Le persone hanno caratteristiche omogenee

• I consumatori acquistano presso la struttura più vicina

• Ogni tipo di prodotto disponibile ha un numero minimo di consumatori necessario per

sostenerne l’offerta.

Ne derivano le seguenti conseguenze:

• La pianura agricola viene suddivisa in aree di mercato non concorrenziali che assumono la

forma di una serie di esagono che coprono l’intera pianura.

• È presente una località centrale al centro di ciascuna delle aree di mercato esagonali

• Le dimensioni dell’area di mercato di una località centrale sono proporzionali al numero di

beni e servizi offerti.

CHRISTALLER giunse a due ulteriori conclusioni.

Innanzitutto, le città di uguali dimensioni si trovano ad una distanza uniforme; inoltre i centri più

grandi si trovano più distanziati rispetto a quelli più piccoli, ciò significa che esistono molte più

città piccole che grandi; in secondo luogo, il sistema di città è interdipendente, ciò significa che se

una località centrale fosse eliminata, l’intero sistema dovrebbe essere riadattato.

Strutture urbane reticolari. Negli ultimi anni ha iniziato a diffondersi un nuovo modello spaziale

urbano, che in parte si discosta dal modello di ordinamento gerarchico piramidale delle città,

analizzato in precedenza. Le strutture urbane reticolari nascono a seguito delle profonde

trasformazioni economiche. Le industrie, hanno iniziato a scomporre i cicli produttivi , e a dislocare

parti di essi in sedi differenti, così che si sono distribuiti su territori più vasti, connettendo le varie

città. Quando due o più città in precedenza indipendenti, si impegnano a collaborare, sorgono città e

strutture regionali reticolari.

DENTRO LA CITTA’ 36

In genere esistono fenomeni ricorrenti, nelle aree urbane, per quanto concerne la distribuzione dei

vari usi del territorio e la densità di popolazione.

La competizione per l’uso del suolo urbano. Con l’avvento delle attività manifatturiere su vasta

scala e l’accelerazione nell’urbanizzazione furono introdotti sistemi di trasporto pubblico sempre

più efficienti e costosi.

Nelle città provviste di sistemi trasporto pubblico, l’appetibilità di un lotto, e dunque il prezzo che

esso poteva ottenere, era in funzione della sua accessibilità; per esempio i commercianti che offrono

un’ampia scelta di prodotti si rivolgono ad una clientela dislocata su un territorio più esteso e per

tanto occupano i lotti ubicati all’interno del distretto centrale degli affari (CBD), che risulta

localizzato nel punto di convergenza delle linee di trasporto pubblico.

Valori dei terreni e densità di popolazione. Il tratto dominante rispetto a queste variazioni locali,

è un generale declino dei prezzi dei terreni all’aumentare della distanza rispetto all’ubicazione

ottimale all’interno del CBD.

Con una importante eccezione, anche la curva della densità di popolazione evidenzia un andamento

comparabile di decadimento con la distanza; l’ eccezione è rappresentata da una tendenza a una

caduta in corrispondenza del centro.

Il progressivo processo di industrializzazione conosciuto dalle città e via via che lotti di terreno più

grandi e meno costosi si sono resi più disponibili nella periferia grazie ai miglioramenti compiuti

nei trasporti, il ceto benestante e quello medio hanno abbandonato le zone centrali, mentre i

cittadini più poveri sono rimasti, concentrandosi nelle aree più degradate in prossimità del centro

città. In anni recenti però, si osserva una tendenza a tornare nel centro da parte di una quota del ceto

medio e dell’alta borghesia, attratti dalla comunità dalle opportunità culturali e dalla disponibilità di

strutture condominiali esclusive.

Modelli relativi alla struttura di uso del territorio urbano. Il punto di partenza comune ai

modelli classici è il CBD, presente in ogni città centrale di tipo più antico. Il cuore di quest’area

evidenzia uno sviluppo intensivo del territorio.

I modelli illustrati si differenziano nella descrizione di ciò che si trova all’esterno del CBD.

Nel modello a struttura concentrica la comunità urbana si distribuisce come una serie di anelli:

• Una zona di transizione caratterizzata dal degrado di vecchie strutture residenziali, un tempo

abitate da cittadini piuttosto abbienti e abbandonate con l’espansione della città.

• Una zona di residenze occupate da lavoratori dal settore industriale.

• Una zona di abitazioni migliori, con canoni di affitto elevato. 37

Il modello è dinamico, ipotizza la continua espansione delle zone più interne a spese delle aree

sviluppate immediatamente successive e suggerisce un processo del fenomeno di segregazione della

popolazione in base al reddito.

Il modello a settori conclude che le aree residenziali caratterizzate da affitti elevati si sviluppano

verso l’esterno rispetto al centro città, lungo le principali arterie di comunicazione. I settori abitati

dal ceto medio sono adiacenti alle suddette aree, mentre le fasce a basso reddito occupano i settori

rimanenti.

Il modello della struttura concentrica e quello a settori presuppongono che la crescita urbana

avvenga verso l’esterno a partire da un unico nucleo centrale, il CBD. A questi modelli si

contrappone un modello a nuclei multipli, secondo il quale le grandi città si sviluppano

espandendosi a partire da molteplici nodi di crescita, pertanto il modello di uso del territorio urbano

non ha una struttura regolare, ma si fonda su aggregati di attività in contrasto tra loro che si

espandono separatamente.

Aree sociali delle città. Maggiori sono le

dimensioni e il livello di complessità economica

e sociale delle città, più forte risulta la tendenza

dei loro abitanti a separarsi in gruppi basati sullo

status sociale, sullo status familiare,e

sull’etnicità.

Questo tipo di comportamento può

rappresentare una difesa, un desiderio di

rimanere tra chi è simile a sé.

Lo status sociale di un individuo è determinato

dal reddito, dal livello di istruzione o dal tipo di

occupazione, ed esistono vari livelli di status,

ma gli individui tendono a trasferirsi dove la

maggioranza delle famiglie sono di livello

simile. I pattern osservati in relazione allo status

sociale sono in linea con il modello della

struttura a settori; infatti nella maggioranza delle

città gli individui con posizioni sociali simili si

raggruppano in settori che si espandono a

ventaglio a partire dalle aree più interne.

Man mano che la distanza dal centro città aumenta, l’età media dei residenti adulti scende o i loro

nuclei familiari diventano più numerosi.

Nella geografia sociale delle città le aree etniche omogenee appaiono come aggregati o nuclei ben

distinti. Nel caso di alcuni gruppi etnici la segregazione culturale è voluta e vigorosamente difesa.

MUTAMENTI DELLA CITTA’ CENTRALE

I processi continui di urbanizzazione registrati negli Stati Uniti alla fine del XX secolo

determinarono due tipi contrastanti di modelli.

Uno è tipico delle città più vecchie situate nella parte orientale del paese e dei relativi sobborghi,

incapaci di espandersi per assorbire le nuove aree di crescita sviluppatesi ai loro margini e

mantenere la base economica e sociale equilibrata che in origine possedevano.

L’altro caratterizza le città della parte occidentale degli Stati Uniti, benchè in grado di inglobare

entro i propri confini le nuove aree di crescita presenti ai loro margini, queste città devono

affrontare il problema di fornire infrastrutture a una base residenziale sempre più dispersa sul

territorio.

Città centrali concentrate. L’urbanizzazione ha pesantemente danneggiato la base economica

delle città centrali incapaci di assorbire le nuove aree di crescita, in particolare nella parte orientale

degli Stati Uniti. 38

Ove possibile, gli abitanti sceglievano di rimanere staccati dalla città centrale e di non condividerne

i costi, il degrado e i problemi. Il processo di redistribuzione della popolazione comportò la

segregazione dei gruppi sociali presenti nell’area metropolitana. I cittadini capaci di mobilità

approfittavano del’automobile e dell’autostrada per lasciare la città centrale,mentre quelli più

poveri, più anziani e più svantaggiati rimanevano indietro. Le città centrali e i sobborghi divennero

così due realtà sempre più differenziate.

Questo quadro pessimistico, però, iniziò a mutare negli anni ’90 quando le città centrali lanciavano

segnali di ripresa che hanno portato a riscoprire almeno due loro attrattive: esse sono da un lato

centro di opportunità economiche e occupazionali, dall’altro luoghi di residenza competitivi per le

fasce di popolazione benestante.

La ripresa delle città centrali dal punto di vista residenziale è dovuta anche al fenomeno della

gentrification, ovvero la ristrutturazione di abitazioni situate nei centri città più vecchi.

Città centrali in espansione. Durante la seconda metà del xx secolo, le aree di crescita urbana più

dinamiche degli Stati Uniti erano site nella regione occidentale montuosa.

Tale espansione senza restrizioni delle città centrali ha introdotto molteplici problemi, in molti casi

non sono state in grado di apportare i miglioramenti delle infrastrutture e offrire i servizi sociali

richiesti dalle loro nuove popolazioni. In breve, ogni unità di crescita costa alla municipalità più di

quanto non generi in entrate fiscali.

DIVERSITA’ URBANA NEL MONDO

Le città al di fuori degli Stati Uniti sono state, create in circostanze storiche, culturali e tecnologiche

diverse.

Se la città è un fenomeno universale, le sue caratteristiche sono invece diverse da regione a regione.

La città dell’America Anglosassone. Persino all’interno del dominio culturale degli Stati Uniti e

del Canada, apparentemente omogeneo, la città presenta alcune sottili ma significative differenze. A

parità di popolazione una città canadese è più compatta di una città americana, presenta una

maggiore densità di edifici e persone. Così a parità di dimensioni, una popolazione può risiedere in

un’area più piccola ad una densità molto superiore. La città canadese è meglio servita e più

dipendente dai sistemi di trasporto pubblico rispetto alla città statunitense. La città canadese

presenta una maggiore stabilità sociale e non è esposta alla concorrenza delle edge cities (città

funzione commerciale che si caratterizzano per il fatto di ospitare più posti di lavoro che residenti)

delle aree sub urbane, che espandono e frammentano pesantemente i complessi metropolitani

statunitensi.

La città europea occidentale: il caso italiano. Le città europee generalmente si formano in epoca

molto precedente rispetto alla realtà americana. Malgrado le devastazioni subite nei periodi bellici e

i successivi interventi di ricostruzione, molte di queste città portano ancora i segni dei popoli che

hanno ospitato e delle tecnologie che hanno conosciuto in passato.

La città antica in Europa nasce come centro che soddisfa esigenze legate alla difesa, alle funzioni

collettive e all’amministrazione del poter politico ed economico.

La presenza di un insediamento cittadino difeso può confortare un più efficace controllo sul

territorio circostante, sia che questo si presenti pianeggiante e fertile e quindi offra redditi vitali

nelle attività agricole, sia che si tratti di un ambiente con passaggi obbligati e quindi offra la

possibilità di riscuotere dazi e controllare traffici mercantili.

La struttura interna della città antica contenuta nella cinta muraria è spesso caratterizzata dalla

presenza di strade che tendono al centro dell’area. Il periodo successivo al dominio romano fu

caratterizzato da un iniziale progressivo deterioramento della rete municipale esistente e della

struttura stessa delle città antiche. Fattore determinante fu un’ involuzione generale dell’economia,

che non permise, di resistere efficacemente all’invasione dei popoli provenienti da est.

Quanto alla struttura interna delle città nell’alto medio evo, si osserva il fenomeno per cui

all’interno delle mura, si destinano ampi spazi a uso agricolo per supplire alle esigenze di

sostentamento in caso di assedio. 39


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Metodologia della Ricerca Geografica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Geografia Umana, Fellman, Getis, Getis. Gli argomenti sono: alcune nozioni di base, concetti geografici essenziali: ubicazione, direzione e distanza, caratteristiche fisiche e culturali, caratteristiche mutevoli dei luoghi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in civiltà letteraria dell'italia medievale e moderna
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca geografica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Trischitta Domenico.

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