Capitolo 1
La geografia si occupa dello spazio terrestre e del suo contenuto fisico e culturale. Il termine proviene dal greco (ghe terra e graphein scrivere) e fu coniato oltre 2200 anni fa dallo scienziato Eratostene. La scienza si affermò definitivamente tra il XVII e il XVIII secolo.
Concetti geografici essenziali
- Spazio
- Ubicazione
- Distanza
- Direzione
- Evoluzione
- Interazione spaziale
- Organizzazione regionale
La parola “spaziale” comporta sempre l’idea del modo in cui gli elementi sono distribuiti, il modo in cui si verificano i movimenti e il modo in cui i processi agiscono in tutta la superficie terrestre.
Spazio e ubicazione
Lo spazio del geografo è dunque l’area di superficie occupata, o potenzialmente occupabile, dagli esseri umani. I luoghi hanno un’ubicazione, una direzione e una distanza in relazione ad altri luoghi. L’ubicazione assoluta consiste nell’identificazione del luogo sulla base di un sistema preciso e riconosciuto di coordinate. Esistono molteplici sistemi riconosciuti per localizzare le posizioni. Uno di essi è il reticolato geografico di meridiani e paralleli tramite il quale è possibile descrivere l’ubicazione assoluta di qualsiasi punto in termini di gradi, minuti e secondi di longitudine e latitudine.
L’ubicazione relativa è la posizione di un luogo in relazione a quella di altri luoghi o attività e può avere implicazioni sociali ed economiche. Per questi due modi diversi di considerare l’ubicazione, si opera una distinzione tra sito e situazione di un luogo. Il sito, un concetto di ubicazione assoluta, fa riferimento alle caratteristiche e agli attributi fisici e culturali del luogo stesso e suggerisce qualcosa riguardo alle caratteristiche interne di esso. La situazione, invece, fa riferimento alle relazioni esterne di un luogo. È un’espressione di ubicazione relativa con particolare riferimento agli elementi significativi del luogo in questione, quanto alla sua relazione con altri luoghi.
Direzione e distanza
La direzione assoluta si basa sui punti cardinali del nord, sud, ovest ed est; mentre la direzione relativa, nonostante si basi sempre sui punti cardinali, è di natura culturale (si pensi ai termini Vecchio Sud, Far West e Medio Oriente). La distanza assoluta si riferisce alla separazione spaziale tra due punti sulla superficie terrestre, misurata secondo unità standard convenzionali, come i chilometri e i metri. La distanza relativa trasforma queste misurazioni lineari in altre unità quali il tempo, i costi economici, i fattori psicologici ecc.
Interazione spaziale
Tutti i luoghi hanno attributi fisici e culturali, in continua evoluzione e cambiamento, che li contraddistinguono gli uni dagli altri. Per quanto riguarda il problema dell’interazione spaziale, il geografo Tobler molti anni fa formulò quella che chiamò “la seconda legge della geografia”, cui “ogni cosa è correlata a ogni altra cosa, ma le cose vicine sono più correlate tra di loro di quelle lontane”. In base a questa legge, l’interazione tra i luoghi dovrebbe perdere in intensità e frequenza all’aumentare della distanza tra di essi.
Distribuzione spaziale
La disposizione degli elementi sulla superficie terrestre prende il nome di distribuzione spaziale e può essere analizzata sulla base degli aspetti comuni a tutte le distribuzioni spaziali: densità, dispersione e modello di distribuzione. La misura del numero o della quantità di qualsivoglia elemento all’interno di una determinata unità areale rappresenta la sua densità. La densità fisiologica, per esempio, è la misura del numero di persone per unità di superficie di terreno coltivabile. La dispersione (o, al suo opposto, la concentrazione) rappresenta il livello di diffusione di un fenomeno su un’area: non dà informazioni sul numero di elementi, ma su quanto distanti essi sono. In termini spaziali, elementi vicini si dicono “accentrati” o “agglomerati”, altrimenti sono “dispersi” o “sparsi”.
La disposizione geometrica degli oggetti nello spazio assume il nome di modello di distribuzione (lineare, accentrato o casuale). Le regioni sono espedienti artificiali, sintesi spaziali atte a mettere ordine nell’infinita varietà della superficie terrestre. Esse possono essere formali, funzionali o percettive. Una regione formale o uniforme è caratterizzata da un’essenziale uniformità di una o di un certo numero di caratteristiche fisiche o culturali, oppure politiche. La regione funzionale o nodale, al contrario, può essere visualizzata come un sistema spaziale. Le regioni percettive sono meno rigorosamente strutturate rispetto alle regioni formali e funzionali ideate dai geografi dato che riflettono sensazioni e immagini anziché dati oggettivi.
Le carte geografiche sono strumenti per identificare le regioni e analizzarne il loro contenuto. Poiché la carta geografica è una versione molto ridotta della realtà che riassume, essa tende a generalizzare i dati che riporta. La scala, ossia il rapporto tra le dimensioni o l’entità di un fenomeno sulla carta geografica e lo stesso elemento sulla superficie terrestre, fornisce una misura di tale generalizzazione. Minore è la scala di una carta geografica, maggiore è l’area geografica che copre e più generalizzati i dati che descrive. Maggiore è la scala, minore è l’area geografica rappresentata e con più accuratezza può essere rappresentato il suo contenuto.
Più ampia è la superficie terrestre riprodotta sulla carta geografica, maggiore è la distorsione della rappresentazione. Il motivo è che la carta geografica deve rappresentare la superficie curva del pianeta Terra, che è tridimensionale, su un foglio di carta bidimensionale. Il termine proiezione cartografica indica il metodo scelto per rappresentare la superficie curva della Terra con una carta geografica in piano.
I punti chiave di riferimento del sistema a reticolo sono il Polo Nord, il Polo Sud e l’Equatore, che sono dati in natura, e il primo meridiano, che invece è stato stabilito dai cartografi per via convenzionale (è il meridiano di Greenwich, così detto perché passa nell’omonimo sobborgo di Londra). Poiché un cerchio è di 360 gradi, la distanza tra i poli è di 180 gradi, mentre tra l’Equatore e ciascun polo è di 90 gradi. La latitudine misura la distanza a nord e a sud dell’Equatore (0°), e i paralleli di latitudine sono tracciati in direzione est-ovest. La longitudine è la distanza angolare a est o a ovest dal primo meridiano ed è rappresentata da linee che vanno da nord a sud chiamate meridiani, le quali convergono ai poli. Le proprietà del reticolato geografico che il cartografo cerca di mantenere e che l’utente dovrebbe tenere presenti sono le seguenti:
- Tutti i meridiani hanno pari lunghezza; la lunghezza di ciascuno di essi è pari alla metà della lunghezza dell’Equatore.
- Tutti i meridiani convergono ai poli e sono vere e proprie linee che vanno da nord a sud.
- Tutte le linee di latitudine (paralleli) sono parallele all’Equatore e fra loro.
- La lunghezza dei paralleli diminuisce man mano che si avvicinano ai poli.
- I meridiani e i paralleli si intersecano ad angolo retto.
- La scala sulla superficie della sfera terrestre è la stessa in ogni direzione.
Le carte geografiche generiche, ovvero di riferimento di ubicazione, costituiscono un’ampia tipologia di carte geografiche familiari a ciascuno di noi; esse si prefiggono il semplice obiettivo di mostrare, senza analisi o interpretazione, una grande varietà di caratteristiche naturali o prodotte dall’uomo, come le carte stradali o le piante di città. Dalla fine del XVIII secolo, furono redatte anche le carte tematiche. Carta tematica è un termine generico che si applica a una carta in qualsiasi scala che presenti una specifica distribuzione spaziale o dati di un unico tipo, ossia che presenti un tema in forma grafica. Le carte tematiche possono essere sia qualitative che quantitative. Lo scopo principale della prima è rappresentare la distribuzione di una particolare tipologia di informazioni. Le carte tematiche quantitative, invece, rappresentano la dimensione spaziale dei dati numerici.
Di solito, viene scelta un’unica variabile, come la popolazione o la produzione annua di grano, e la carta geografica mostra la variazione di quella caratteristica da luogo a luogo. Sebbene il termine telerilevamento sia piuttosto recente, il processo che esso descrive, ossia il rilevare a distanza la natura di un oggetto e le caratteristiche di un’area geografica, ha più di 150 anni. Subito dopo la scoperta della macchina fotografica, si cominciarono a scattare fotografie da mongolfiere e alianti. Negli anni Trenta, la fotografia aerea da posizioni e percorsi programmati permise di raccogliere dati affidabili per la mappatura di grandi e piccole aree geografiche.
Da più di 30 anni, le astronavi con e senza equipaggio hanno affiancato l’aereo come veicolo per ritrarre le caratteristiche della Terra. Fra i vantaggi dei satelliti vi sono la velocità di copertura e il fatto che è possibile ottenere vedute di ampie regioni. I satelliti ci consentono di rilevare l’invisibile, come le condizioni atmosferiche e meteorologiche; inoltre, forniscono immagini che trovano applicazione nell’inventario dell’agricoltura e delle foreste, nella classificazione dell’utilizzo del suolo e in altro ancora. I sistemi informatici digitali, i software di rilevamento, gli schermi e le stampanti di computer sono sempre più impiegati nella progettazione e nella realizzazione di carte geografiche e nello sviluppo di database per la produzione di carte geografiche.
I sistemi informativi geografici (GIS, Geografic Information System) estendono l’utilizzo dei dati digitalizzati e dell’elaborazione tramite computer per esplorare e rappresentare le informazioni spaziali. Un GIS è sia un pacchetto software integrato per gestire, elaborare e analizzare i dati geografici, sia un computer database nel quale ogni informazione è legata a una precisa ubicazione geografica.
Capitolo 2
La cultura rappresenta il complesso sistema di modelli comportamentali, conoscenze, adattamenti e sistemi sociali peculiari, nel quale si sintetizza il modo di vivere acquisito da un gruppo di individui. Essa si trasmette alle generazioni successive tramite imitazione, istruzione ed esempio. L’età, il sesso, lo status sociale e l’occupazione possono determinare vari aspetti del complesso culturale nel quale un individuo viene educato. Singoli tratti culturali formano una struttura culturale (religiosa, economica, sportiva ecc.). I tratti e le strutture culturali possono essere proprietà condivisa di individui per altri aspetti distinti, ma associati dal punto di vista spaziale. Quando esistono sufficienti comunanze è possibile individuare un sistema culturale come realtà spaziale più ampia e generalizzata.
Una regione culturale è una porzione della superficie occupata da popolazioni che condividono caratteristiche culturali riconoscibili e distintive. All’interno di ciascuna regione culturale individuata, gruppi uniti dalle specifiche caratteristiche rilevate possono essere in competizione e distinguersi per altri tratti culturali importanti. Inoltre, un insieme di regioni culturali che mostrano una presunta uniformità di base nelle sue caratteristiche culturali e che in virtù di esse si differenzia sensibilmente dai regni adiacenti formano un complesso culturale regionale. Le azioni umane, volontarie o involontarie, che modificano o persino distruggono l’ambiente sono probabilmente antiche quanto il genere umano stesso.
Al tempo dei primi uomini, l’ambiente fisico era più condizionante per la vita dell’uomo rispetto a oggi. Durante l’ultima era glaciale, i ghiacciai nel loro massimo sviluppo ricoprirono gran parte dell’Eurasia e dell’America settentrionale. Quando cominciarono a sciogliersi, gli animali, le piante e le popolazioni cominciarono a diffondersi colonizzando territori da poco accessibili. Siamo nel Paleolitico: gli uomini diventano cacciatori-raccoglitori, cominciano a fabbricare rudimentali utensili e armi in pietra. Il ritiro degli ultimi ghiacciai decretò la fine del Paleolitico e l’inizio del Mesolitico. Il clima divenne più mite, le popolazioni crebbero e si svilupparono nuove tecniche agricole e d’allevamento che portarono al passaggio dalla semplice raccolta alla produzione di cibo.
Si parlerà di domesticazione di piante e animali. Seguì il Neolitico, l’era delle tecnologie più avanzate quali la tessitura delle fibre vegetali e animali, dell’estrazione e della fusione dei metalli e della lavorazione dell’argilla. Il termine focolaio culturale viene utilizzato per indicare quei centri d’innovazione e invenzione dai quali provenivano importanti tratti ed elementi culturali che andarono poi ad influenzare le regioni circostanti. Fra i tanti del periodo Neolitico citiamo l’Egitto, la Mesopotamia, Creta, la Cina settentrionale, l’Asia sud-orientale e diverse località dell’Africa sud-sahariana e delle Americhe.
A scopi analitici, i tratti e le strutture della cultura possono essere raggruppati ed esaminati come sottoinsiemi del tutto. L’antropologo Leslie White affermò che la cultura può essere tripartita in tre sottoinsiemi:
- Ideologico: composto da idee, credenze, mitologie, leggende e conoscenze (prodotti mentali) che vengono trasferiti di generazione in generazione;
- Tecnologico: composto da oggetti, materiali e tecniche di utilizzo degli stessi (manufatti);
- Sociologico: la somma dei modelli attesi ed accettati di relazioni interpersonali che sfociano nelle associazioni economiche, politiche, militari, religiose, di parentela e altre (prodotti sociali).
I cambiamenti culturali, sia quelli più importanti che quelli meno importanti, sono indotti dall’innovazione, dalla diffusione e dall’acculturazione. Nella diffusione per spostamento le innovazioni vengono trasportate in nuove aree da parte di individui che abbandonano in modo permanente il loro luogo d’origine. Nella diffusione per espansione un fenomeno si diffonde da un luogo nelle località circostanti pur rimanendo vivo, e spesso anche più intenso, nel luogo d’origine. Quando la diffusione per espansione interessa quasi in modo uniforme tutti gli individui e tutte le aree esterne alle regioni d’origine, si parlerà di diffusione per contagio.
Il processo di trasferimento di idee prima fra luoghi di dimensioni maggiori e, più tardi, fra luoghi di dimensioni minori e meno importanti assume il nome di diffusione gerarchica. Basti pensare, per esempio, alla fede cristiana diffusasi prima a Roma come centro principale, alle capitali delle province ed in seguito nei piccoli insediamenti romani occupati principalmente da pagani.
C’è da dire, però, che tutte le società presentano una resistenza innata al cambiamento per cui l’innovazione può essere rifiutata non solo per mancanza di conoscenza ma anche perché viola le norme morali ed etiche della cultura nella quale viene introdotta. Il concetto di acculturazione si riferisce al processo di cambiamento culturale e psicologico dovuto al contatto duraturo con persone appartenenti a culture differenti. I processi di acculturazione possono essere pacifici e parziali, oppure violenti e determinati da invasione, colonizzazione o conversione forzata. Il processo di acculturazione non è mai a senso unico, bensì uno scambio a doppio binario: anche la civiltà che dona la propria cultura viene modificata dalle caratteristiche della cultura con cui è entrata in contatto. Primo ostacolo fra tutti per la diffusione di un’innovazione è la distanza, seguono le limitazioni politiche, i tabù religiosi e altri costumi sociali. Il processo di fusione del vecchio con il nuovo prende il nome di “sincretismo”.
Capitolo 3
Con il termine interazione spaziale, si indica il movimento dei popoli, idee e prodotti all’interno delle aree geografiche e fra di esse. Tali movimenti rappresentano semplici dimostrazioni dei principi che sono alla base di ogni interazione spaziale. Infatti, né le risorse del mondo, né i frutti delle fatiche degli esseri umani sono uniformemente distribuiti. I flussi di beni, cioè i collegamenti tra luoghi di offerta e luoghi di domanda, sono la risposta a tali differenze.
La convinzione che l’interazione spaziale rifletta le differenze areali spinse il geografo Edward Ullman a indagare sulle condizioni essenziali che influenzano tali interazioni e a proporre un modello esplicativo. Il geografo osservò che l’interazione spaziale è effettivamente governata da tre fattori che determinano il flusso, che egli chiamò complementarietà, trasferibilità e opportunità interposta. Sebbene il modello di Ullman faccia riferimento ai flussi di beni, esso trova applicazione anche nei trasferimenti di informazione e nei modelli di spostamento degli esseri umani. Purché due luoghi interagiscano, l’uno deve avere ciò che l’altro desidera ed è in grado di ottenere. Ossia, un luogo deve poter offrire un prodotto per il quale c’è una domanda effettiva nell’altro luogo, domanda indicata dal desiderio di quel prodotto, dal potere di acquisto per assicurarselo e dai mezzi per trasportarlo. Il termine che descrive questa condizione è complementarietà.
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