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Capitolo 1: Evoluzione del concetto di scienza

L'epistemologia, letteralmente discorso sulla scienza, sinonimo di "filosofia della scienza", si occupa dei problemi del sapere scientifico sia nel suo procedere logico sia nei metodi di verifica.

La concezione dimostrativa e quella descrittiva di scienza

Durante la storia del pensiero occidentale, il concetto di scienza è andato continuamente evolvendosi. A partire dai filosofi e pensatori greci ad oggi, esso però è sempre rimasto strettamente legato a quello di verità, ciò che è cambiato è il livello di garanzia, più o meno elevata, che la scienza offre alla verità. Se si prende come punto di riferimento il grado di garanzia si possono distinguere tre differenti concezioni di scienza: una legata alla dimostrazione, una alla descrizione e un'altra all'autocorreggibilità.

La concezione dimostrativa di scienza

Già nei primi secoli della Grecia classica si iniziò a distinguere tra scienza e opinione; il primo termine designava un tipo di conoscenza assolutamente certo, il secondo una conoscenza priva di certezza. Secondo l'ideale classico, la scienza garantiva la propria validità perché dimostrava le proprie affermazioni, cioè le connetteva in un sistema unitario nel quale ciascuna di esse era necessaria e nessuna poteva essere tolta, aggiunta o mutata. Aristotele diceva che la scienza è "conoscenza dimostrativa", intendendo che essa permette di conoscere la causa di un oggetto, cioè si conosce perché l'oggetto non può essere diverso da com'è. Di conseguenza l'oggetto nella scienza è necessario. Chi, nell'antichità, realizzò in modo perfetto questo ideale di scienza fu Euclide nei suoi "Elementi": in quest'opera portò la matematica a livello di scienza perfettamente deduttiva e tale concezione rimase per molti secoli il modello stesso di scienza. Oggi si considera tramontato l'ideale classico di scienza come sistema compiuto di verità necessarie o per dimostrazione o per evidenza, ma che la scienza sia, o tenta ad essere, un sistema, una unità, una totalità organizzata è condiviso anche dalle concezioni odierne.

Pensare in modo deduttivo o in modo induttivo

Il metodo induttivo e il metodo deduttivo sono due modi diversi di ragionare, di pensare; Secondo Aristotele il ragionamento induttivo parte dal particolare e arriva a principi di carattere generale, mentre quello deduttivo procede dall'universale e giunge al particolare.

Il metodo induttivo

Il ragionamento induttivo segue la forma: poiché gli oggetti di una certa classe che hanno una proprietà A godono anche di una proprietà B, allora tutti gli altri oggetti che hanno la proprietà A godranno della proprietà B. (per esempio se tutti i gabbiani che io osservo sono bianchi, proprietà A, posso concludere che tutti i gabbiani sono bianchi, proprietà B). Perciò osservando un numero di casi in cui A gode della proprietà B, con il metodo induttivo posso concludere che tutti gli A godono della proprietà B. La conclusione del ragionamento induttivo può essere falsa anche se le premesse sono vere o corrette, perché nelle premesse non sono inclusi tutti i casi e quindi la generalizzazione può essere indebita. Inoltre nel ragionamento induttivo è incluso il concetto di probabilità: un fenomeno riscontrato non è mai una certezza ma una regola probabilistica. Il metodo induttivo segue quattro tappe:

  • Osservazioni specifiche
  • Individuazione di regolarità
  • Formulazione delle ipotesi
  • Formulazione della teoria

Il metodo deduttivo

Il ragionamento deduttivo ha una sua formulazione: date alcune premesse di carattere generale e un caso particolare che rientra nella categoria, si giunge ad una conclusione che ne consegue logicamente. Diversamente che dal metodo induttivo, se le premesse sono vere ne consegue una conclusione vera. Anche il metodo deduttivo segue quattro tappe:

  • Formulazione di una teoria
  • Formulazione di ipotesi specifiche
  • Osservazioni
  • Verifica delle ipotesi

La concezione descrittiva di scienza

A partire dai filosofi illuministi, è andata formandosi la concezione descrittiva di scienza; essa divenne l'osservazione dei fatti unita alle inferenze o ai calcoli fondati sui fatti stessi. Il positivismo ottocentesco si appellava allo stesso concetto, postulando l'esistenza di un ordine logico e di principi organizzatori dei fenomeni del mondo. Tutti i fenomeni sono soggetti a leggi della natura che lo scienziato deve ridurre al minimo numero possibile (natura razionale). Il positivismo sottolineò anche il carattere attivo e operativo della scienza, il quale permette all'uomo di agire sulla natura e dominarla mediante la previsione dei fatti, resa possibile dalle leggi. Inoltre, il positivismo, mise in luce l'aspetto attivamente orientato dalla descrizione scientifica, aspetto che diventerà uno dei punti fondamentali delle teorie della autocorreggibili. Tra le concezioni descrittive di scienza si ricordano in particolare il positivismo logico e l'epistemologia genetica.

Il positivismo logico

Il positivismo logico, chiamato anche empirismo logico, o ancora neopositivismo è una scuola filosofica nata a Vienna verso gli anni '20 del secolo scorso. L'aspetto fondamentale di questa corrente era un'inclinazione positivista che si associava a una fiducia nel progresso reso possibile dall'avanzamento della scienza. Tale tendenza sostiene che non si può dare conoscenza scientifica al di fuori dell'esperienza dei fatti concreti del mondo naturale. Ogni sapere scientifico, quindi, si basa sulle osservazioni che possono essere considerate oggettive. Per gli autori di questa scuola, l'oggettività è piuttosto intersoggettiva. La scienza viene posta in una dimensione sovrastica, privo di problematicità e non minacciato da trasformazioni culturali, avvenimenti storici, interessi, valori. A questo ideale di scienza è connessa l'immagine di uno scienziato neutrale e autonomo, protetto dalle sicure mura dell'oggettività e della razionalità. Una volta che nei fenomeni osservati sono state riscontrate delle regolarità, per mezzo dell'intuizione si ricavano le leggi, che costituiscono il punto di partenza per formulare le teorie che a loro volta permettono di proporre nuove ipotesi. Quest'ultime vanno verificate mediante la sperimentazione o l'osservazione, e quindi generalizzate e coordinate in teorie più generali e più perfette, da cui si deducono nuove ipotesi. Se queste vengono confermati o rafforzano ed arricchiscono la teoria di cui sono delle conseguenze o spingono a correggere la teoria e a migliorarla. È questo il procedimento attraverso cui si strutturano, si arricchiscono le conoscenze scientifiche: si tratta di un via e vai tra teorie ed esperimento. Questo punto di vista è stato largamente condiviso per molto tempo, ma alla fine degli anni '50 fu duramente contestato il concetto che l'esperienza sia all'origine di ogni conoscenza, ponendo il problema della relazione diretta tra teoria ed esperienza e del ruolo relativo ad ognuna di esse. L'empirismo logico trovò dei cultori anche all'interno della psicologia attraverso la mediazione dei filosofi Rudolf Carnap e Herbert Feigl. Quest'ultimo curò insieme alla psicologo M. Scriven il volume in cui realizzò l'incontro tra l'empirismo logico e la psicologia scientifica. Anche i behavioristi si pronunciarono, affermando che una teoria scientifica è la descrizione dei dati sensoriali raccolta nei cosiddetti protocolli di osservazione; questi protocolli sono modellati secondo uno schema in cui sono determinate la misurazione e le formulazioni matematiche in uso nelle scienze naturali esatte. Alla base di tutto si collocano i principi della scientificità per eccellenza proposti dal positivismo logico: l'oggettività e la possibilità del confronto intersoggettivo delle osservazioni. Clark L. Hull fu uno degli esponenti del comportamentismo che, più degli altri, applicò le tesi del positivismo logico in psicologia.

L'epistemologia genetica

Piaget ha sviluppato il suo progetto di epistemologia genetica, la disciplina che intende spiegare i processi cognitivi ricostruendo le fasi dello sviluppo dall'infanzia al mondo adulto: in questo modo è possibile studiare lo sviluppo dei modi di conoscenza. Secondo il pensiero di Piaget l'epistemologia deve riconoscere che almeno alcune delle soluzioni ai suoi problemi provengono dalla sperimentazione e non dalla riflessione pura, e la conoscenza scientifica si evolve attraverso cambiamenti qualitativi, nel modo di pensare, piuttosto che con incrementi quantitativi. Piaget ha sempre criticato l'empirismo, insistendo sull'importanza dell'attività del soggetto nella conoscenza e ha sempre sostenuto che numerosi problemi, rilevanti per la riflessione pura, possono essere risolti mediante la ricerca empirica; in questo modo i problemi si trasformano e non si possono studiare indipendentemente dai processi concreti che li hanno prodotti e dalle condizioni in cui questi processi si sono sviluppati.

La concezione autocorreggibile di scienza

La terza concezione di scienza riconosce come una garanzia della validità della scienza la sua autocorreggibilità. In questo ambito vi sono tre approcci diversi: il razionalismo critico di Popper, la teoria dei paradigmi di Kuhn e l'epistemologia irrazionale e anarchica di Feyerabend.

Il razionalismo critico di Popper

Karl Popper è un filosofo la cui concezione parte da una semplice idea di logica elementare: una proposizione generale non può essere confermata empiricamente, ma solamente falsificata o confutata. Infatti una teoria per quanto possa trovare ripetute conferme, non è mai assolutamente provata o definitivamente dimostrata, poiché non si può escludere che un caso non smentisca la legge. Lo scopo della ricerca scientifica è proprio quello di trovare sempre una teoria migliore della teoria precedente, nel senso che spieghi di più e più esattamente. Allora compito dello scienziato è quello di falsificare le teorie. Popper propone un criterio di demarcazione tra le vere scienze che sono quelle che possono essere falsificate, cioè smentite da dati sperimentali, e quelle che si presentano come tali per esempio le scienze umane in quanto hanno il difetto di spiegare tutto ma di non poter essere mai falsificate. Secondo Popper la ricerca scientifica non inizia dall'osservazione bensì dai problemi, cioè dalle contraddizioni o tra due teorie o tra una teoria e un fatto, che per essere risolti necessitano di fantasia e creatività: l'osservazione da sola sarebbe insignificante se non ci fosse l'intuizione dello scienziato di collegare fatti e teorie e formulare ipotesi. L'osservazione serve per verificare l'ipotesi. (problemi- teorie- critiche). In conclusione, per Popper l'elemento centrale dell'attività di ricerca non è quello di confermare le ipotesi ma di falsificarle. (L'impossibilità di falsificare una teoria spinge al ricorso di spiegazioni ad hoc, cioè quelle spiegazioni che non aumentano il contenuto informativo della teoria, ma proteggono quest'ultima dalla falsificazione).

Kuhn e i paradigmi

Kuhn condivide con Popper molte idee, ma hanno due concezioni di scienza ben diverse: Kuhn sostiene che l'attività scientifica non consiste nel verificare le teorie, ma nell'arricchirle e perciò nel risolvere degli enigmi e i problemi specifici che essi pongono. La scienza si costruisce a partire da paradigmi, cioè conquiste scientifiche universalmente riconosciute che, per un certo periodo di tempo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili. Secondo Kuhn una scienza presenta nel corso della sua storia vari cicli paradigmatici: ogni ciclo comprende una fase preparatoria, durante la quale si confrontano diverse scuole di pensiero; un contributo importante può conciliare la maggioranza e far accedere la disciplina da una fase di scienza straordinaria a una normale. Quando ci si trova nella fase di scienza normale i ricercatori lavorano all'interno di un paradigma senza metterlo in discussione. Una caratteristica dei paradigmi è la loro incommensurabilità, cioè che non sono comparabili, che ciascuno comporta i propri criteri di validità e che ognuno è chiuso in se stesso. Se i paradigmi sono incommensurabili, non ci può essere un passaggio da uno all'altro per una trasformazione graduale; il nuovo può soppiantare il primo solo mediante una rivoluzione. Difatti, durante lo svolgimento di un'attività scientifica si accumulano fatti anormali, cioè inconciliabili con i paradigmi esistenti. Da queste anomalie si sviluppa uno stato di crisi che spinge i ricercatori ad abbandonare un paradigma e a cercarne un altro.

Epistemologia irrazionale e anarchica

Il pensiero di Kuhn fu in qualche modo contestualizzato da Feyerabend, secondo cui è necessario riconoscere che la scienza ha bisogno e fa uso di una pluralità di standard e che gli scienziati lavorano meglio se non sono vincolati da paradigmi, da autorità: egli sostiene che nella scienza non sono mai esistite regole di metodo che non siano state violate e senza tale violazione non sarebbe stata possibile la crescita della conoscenza scientifica. Addirittura secondo Feyerabend le violazioni alle norme sono necessarie per il progresso scientifico. Al modello monistico della crescita scientifica, egli contrappone quello del pluralismo teorico: la metodologia deve essere una teoria alla critica e all'errore, di conseguenza si tratta di progettare un numero il più possibile elevato di teorie tra loro contradditorie.

Capitolo 2: Il processo di ricerca

Fare ricerca significa seguire regole ben precise; Le ricerche psicologiche tendono a risolvere sia problemi teorici (scopo aumentare le conoscenze teoriche su un dato argomento) che danno luogo alla ricerca di base chiamata anche fondamentale o pura, sia problemi pratici che danno luogo alla ricerca applicata e nasce da problemi concreti che richiedono soluzioni pratiche.

Il processo di ricerca è identico per entrambe, le fasi sono:

Identificazione del problema di ricerca

Un "problema" è una contraddizione tra affermazioni o tra una teoria ed un fatto che genera nel ricercatore un'“idea” volta a spiegare il contrasto osservato. Le fonti più comuni dei problemi:

  • Interessi personali del ricercatore
  • Fatti paradossali e fortuna (Serendipità: fare scoperte utili alle quali non si mirava)
  • Tentativi di risolvere problemi pratici
  • Teorie e risultati delle ricerche in due modi: Influenza euristica (una teoria genera un enorme interesse), influenza sistematica (quando teorie o ricerche fanno affermazioni direttamente verificabili).

L'identificazione di un problema rilevante solleva una serie di quesiti (DOMANDE DI RICERCA) che focalizzano l'attenzione del ricercatore su alcuni aspetti; l'IPOTESI DI RICERCA che ne consegue viene poi definita in maniera ancora più specifica (“Se accade X, allora si osserva Y”), viene verificata empiricamente e dà luogo a due IPOTESI STATISTICHE (ipotesi nulla H0 > mancanza dell’effetto a ipotesi alternativa H1 > presenza dell’effetto).

Pianificazione del disegno sperimentale

Comporta una serie di scelte su: oggetto da osservare, condizioni in cui condurre le osservazioni, strumenti di misura più affidabili, metodi più appropriati per codificare i dati, test statistici per le analisi, problemi etici.

Osservazioni secondo la “teoria della misurazione di Stevens”

La misurazione di un sistema empirico è la costruzione di un sistema numerico in modo tale che ci sia una relazione di omomorfismo con il sistema empirico. Si dice caso o soggetto ciò a cui si applica la misurazione; quando si esegue una misurazione su un soggetto si utilizza un sistema di categorie detto variabile “qualsiasi caratteristica del soggetto che può assumere valori diversi in un dato intervallo e che varia da individuo a individuo”. Esistono 4 categorie di variabili distinte in base alla scala di misurazione utilizzata: nominali, ordinali, a intervalli equivalenti, a rapporti equivalenti.

Una volta eseguite le idonee misurazioni per verificare l’ipotesi di ricerca, i dati vengono raccolti in una MATRICE DI DATI.

Criteri per distinguere le variabili:

  • Livello di precisione nella misurazione: continue (all'interno del proprio ambito di variazione può assumere i valori di tutti i numeri reali), discrete (può assumere un numero finito di valori).
  • Ruolo che hanno all'interno dell'esperimento: variabili indipendenti (si sospetta causino cambiamenti su altri eventi) manipolate o non manipolate, variabili dipendenti (si suppone dipendano dalle modifiche delle variabili indipendenti).
  • Ruolo che possono avere nel confondere una relazione tra variabile ind/dip: variabile confondente (variabile non controllata che covaria con la v.ind. ma è estranea ad essa, solitamente dovuta a artefatti nelle procedure di ricerca), variabile confusa (variabile non controllata che covaria con la v.ind. ed è intrinsecamente associata ad essa o alla sua operazionalizzazione).
  • Errore che si compie durante la misurazione: variabili che incorrono in errori casuali e variabili che incorrono in errori sistematici.
  • Possibilità di osservare direttamente la variabile: variabili latenti che non possono essere osservate ma di cui si ipotizza l’esistenza per spiegare altre variabili che possono essere osservate direttamente.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/03 Psicometria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicoletta.abramo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia e psicometria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Cuzzocrea Francesca.
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