Evoluzione del concetto di scienza
L'epistemologia si occupa dei problemi del sapere scientifico sia nel suo procedere logico sia nei metodi di verifica.
La concezione “dimostrativa” e quella “descrittiva” di scienza
Il concetto di scienza è andato continuamente evolvendosi. Esso però è sempre rimasto strettamente collegato a quello di verità; è cambiata solo la garanzia che la scienza offriva alla verità. Mentre la scienza tradizionale includeva una garanzia assoluta, quella moderna non rivendica più tale assolutezza. Se si prende come punto di riferimento questo diverso grado di garanzia, lungo il corso della storia del pensiero occidentale si possono distinguere tre differenti concezioni di scienza: una legata alla dimostrazione, un'altra alla descrizione e una terza legata all'autocorreggibilità.
La concezione dimostrativa di scienza
Già nei primi secoli della Grecia classica si iniziò a distinguere tra scienza e opinione. Secondo l’ideale classico, la scienza garantiva la propria validità perché dimostrava le proprie affermazioni.
- Aristotele: la scienza è conoscenza dimostrativa, permette di conoscere la causa di un oggetto, “cioè si conosce perché l'oggetto non può essere diverso da com'è”. Di conseguenza, l'oggetto della scienza è necessario.
- Euclide: portò la matematica a livello di scienza perfettamente deduttiva.
La scienza moderna non ha messo in crisi questo ideale, il necessitarismo degli aristotelici è stato condiviso anche dagli avversari. Rimasta immutata la suggestione della matematica come scienza perfetta. Oggi si considera tramontato l’ideale classico di scienza come sistema compiuto di verità necessarie per dimostrazione o per evidenza. Ma non tutte le sue caratteristiche possono dirsi superate.
La concezione descrittiva di scienza
Essa ha il proprio fondamento nella nozione Baconiana di interpretazione della natura, che è l’osservazione dei fatti e l’induzione a partire da essi.
Newton elaborò il concetto descrittivo di scienza basandosi sul metodo dell’analisi che contrapponeva il metodo della sintesi. L'analisi comporta fare esperimenti e osservazioni, trarre conclusioni generali da essi per mezzo dell'induzione e non ammettere contro le conclusioni obiezioni che non siano derivate dagli esperimenti o da altre verità certe.
Si possono riassumere i punti fondamentali di questa filosofia nelle seguenti tre affermazioni:
- I fatti testimoniaci dell’esperienza sono indiscutibilmente oggettivi, nel senso che il mondo reale esterno è veramente come noi ce lo rappresentiamo.
- La natura è essenzialmente razionale, per cui le leggi scientifiche, che sono elaborate secondo nessi e strutture logico-razionali, esistono veramente in natura prima che lo scienziato le scopra.
- Complementare e conseguente a questo secondo punto è la concezione della natura della ragione, secondo cui le categorie logiche della ragione non sono da considerare dipendenti della mente dell’uomo ma corrispondenti ai nessi reali e naturali.
Pertanto, la ragione è capace di cogliere i reticoli segreti della natura e le sue categorie, che sono per ciò stesso universalmente validi e sovrastorici.
Il positivismo sottolineò anche il carattere attivo ed operativo della scienza. Tale carattere permette all’uomo di agire sulla natura e dominarla mediante la previsione dei fatti resa possibile dalle leggi.
Pensare in modo deduttivo o in modo induttivo
Metodo induttivo: in generale il ragionamento induttivo segue la forma: poiché gli oggetti di una certa classe hanno una proprietà A godono anche di una proprietà B, allora tutti gli altri oggetti che hanno la proprietà A godranno della proprietà B. Perciò, osservando ripetutamente un numero limitato di casi, per quanto grande, in cui A gode della proprietà B, col metodo induttivo si può concludere che tutti gli A godono della proprietà B. La conclusione del ragionamento induttivo può essere falsa anche se le premesse sono vere, perché nelle premesse non sono inclusi tutti i casi e quindi la generalizzazione può essere indebita. Inoltre, nel ragionamento induttivo è incluso il concetto di probabilità: un fenomeno riscontrato non è mai una certezza ma una regola probabilistica.
Il metodo induttivo segue quattro tappe:
- Osservazioni specifiche
- Individuazioni di regolarità
- Formulazioni di ipotesi
- Formulazione della teoria
Il metodo deduttivo ha una sua formulazione: date alcune premesse di carattere generale (tutte le uova sono ovali) e un caso particolare che rientra nella categoria (questo è un uovo), si giunge a una conclusione che ne consegue logicamente (questo uovo è ovale). Diversamente che dal metodo induttivo, se le premesse sono vere ne consegue una conclusione vera. Sul ragionamento deduttivo è basato il sillogismo aristotelico. Anche il metodo deduttivo segue quattro tappe:
- Formulazione di una teoria
- Formulazioni di ipotesi specifiche
- Osservazioni
- Verifica delle ipotesi
Positivismo logico
L’aspetto fondamentale di questa corrente era un’inclinazione positivista intrinseca, che consiste nel ritenere all’origine di ogni conoscenza i dati sensoriali. Ogni sapere scientifico, quindi, si basa sulle osservazioni che, nelle condizioni volute, possono essere considerate oggettive. Per gli autori di tale scuola, l’oggettività è piuttosto intersoggettività. La scienza diviene una forma di sapere inequivoco, posto in una dimensione sovrastorica, privo di problematicità e non minacciato da trasformazioni culturali, avvenimenti storici, ecc.
Una volta che nei fenomeni osservati sono state riscontrate delle regolarità, per mezzo dell’induzione si ricavano le leggi. Esse costituiscono il punto di partenza per formare le teorie, che a loro volta permettono di proporre nuove ipotesi. Le ipotesi vanno verificate mediante la sperimentazione o l’osservazione e quindi generalizzate e coordinate in teorie più generali.
Il punto di vista alla fine degli anni ’50 fu duramente contestato. Inizialmente, la critica fu diretta soprattutto verso il suo atteggiamento empirico. Si è osservato che non esiste osservazione pura, indipendente da qualsiasi presupposto teorico e da ogni aspettativa. Tali critiche furono rafforzate dai progressi scientifici nel campo delle scienze fisiche. L’empirismo logico trovò dei cultori anche all’interno della psicologia. Anche il behaviorismo riprese le formulazioni del circolo viennese. Per i behavioristi una teoria scientifica è la descrizione dei dati sensoriali raccolta nei cosiddetti protocolli di osservazione.
L’epistemologia genetica
Piaget: progetto di epistemologia genetica, disciplina che intende spiegare i processi cognitivi ricostruendo le fasi del loro sviluppo dall’infanzia al mondo adulto. Secondo Piaget, numerosi problemi relativi ai fondamenti dei concetti scientifici, in genere considerati rilevanti dalla riflessione filosofica, possono essere studiati empiricamente per come si vanno formando nel corso dello sviluppo genetico. Inoltre, Piaget sosteneva che la conoscenza scientifica si evolve attraverso cambiamenti qualitativi nel modo di pensare, piuttosto che con incrementi quantitativi.
È difficile valutare l’influenza di Piaget sulle riflessioni epistemologiche degli anni ’50 e ’60, ma si può notare almeno una convergenza importante con altre correnti di pensiero di cui si parla: Piaget ha sempre criticato l’empirismo, insistendo sull'importanza dell'attività del soggetto nella conoscenza. Sosteneva inoltre che numerosi problemi, tradizionalmente considerati come epistemologici, quindi rilevanti per la riflessione pura, possono essere risolti mediante la ricerca empirica.
La concezione autocorreggibile di scienza
La terza concezione di scienza riconosce come garanzia della validità della scienza la sua autocorreggibilità.
Il razionalismo di Popper
Karl Popper: una proposizione generale non può essere confermata empiricamente, ma solamente falsificata o confutata. Una teoria, per quanto possa trovare ripetute conferme, non è mai assolutamente o definitivamente dimostrata. Ne consegue che le conoscenze positive sono sempre provvisorie e soggette a revisione, solo le confutazioni sono logicamente convincenti.
Se è vero che una teoria non è mai certa, e se lo scopo della scienza è di raggiungere teorie sempre più vere e più potenti dal punto di vista esplicativo, allora compito dello scienziato è di tentare di falsificare le teorie. Popper propone un criterio di demarcazione tra le scienze propriamente dette e quelle che si presentano abusivamente come tali. Per Popper è scientifica ogni affermazione confutabile. Secondo questo criterio, la legge della gravità è scientifica perché, se i pianeti avessero un'altra traiettoria, o se le mele cadessero in modo diverso, si sarebbe costretti a dire che è falsa.
Secondo Popper la ricerca scientifica non inizia dalle osservazioni, bensì dai problemi. Un problema è una contraddizione o tra due teorie o tra una teoria e un fatto. Per risolvere un problema occorre fantasia, creatività: l’osservazione da sola sarebbe insignificante se non ci fosse l’intuizione dello scienziato. L’osservazione serve per verificare l’ipotesi.
In conclusione, per Popper, la scienza avanza per tentativi ed errori; procede sul sentiero delle congetture e delle confutazioni. E parte sempre dai problemi.
- Per Popper: problemi -> teorie -> critiche
- Per i positivisti logici: osservazioni -> induzione -> ipotesi -> verifica
Kuhn e i paradigmi
Thomas Kuhn: Kuhn condivide con Popper molte idee, l’interesse verso l’aspetto dinamico dell’evoluzione della conoscenza scientifica, la visione rivoluzionaria dell’evoluzione della scienza piuttosto che cumulativa, la critica verso il positivismo logico. Ma la sua concezione si differenzia da quella di Popper perché egli basa la scienza, e il suo sviluppo, sui concetti di “paradigma”, di “scienza normale”, di “anomalie”, di “scienza straordinaria” e di “rivoluzione scientifica”.
Egli sostiene che la maggior parte delle attività scientifiche non consistono nel verificare le teorie, ma nell’arricchirle. La scienza si costruisce a partire dai paradigmi, ovvero conquiste scientifiche universalmente riconosciute che forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili da coloro che praticano un certo campo di ricerca.
Secondo Kuhn, una scienza presenta nel corso della sua storia vari cicli paradigmici. Ogni ciclo comprende una fase preparatoria, durante la quale si confrontano all’interno della stessa disciplina varie scuole di pensiero. Un contributo importante può conciliare la maggioranza e far accedere la disciplina da una fase di scienza straordinaria a una definita da Kuhn come normale. Quando si trova in questo periodo i ricercatori lavorano all’interno di un paradigma senza metterlo in discussione.
Egli insiste anche sul carattere sociale del paradigma; è proprio di una comunità, è ciò che i ricercatori di un medesimo settore hanno in comune, ciò che si insegna agli studenti. Una caratteristica importante dei paradigmi è la loro incommensurabilità. Questo termine significa che sono incomparabili. Dei concetti, anche apparentemente simili, non hanno il medesimo significato quando sono integrati in paradigmi differenti.
Se i paradigmi sono incommensurabili, non ci può essere un passaggio dall’uno all’altro per una trasformazione graduale, continua. Il nuovo può dunque soppiantare il vecchio solo totalmente, cioè mediante una rivoluzione. Difatti durante lo svolgimento di un’attività scientifica normale, si accumulano fatti anormali, cioè inconciliabili con i paradigmi esistenti. Esse attirano progressivamente l'attenzione degli studiosi e si sviluppa uno stato di crisi.
Di fronte ad un’anomalia, sono possibili numerosi atteggiamenti. Uno di questi sarà di mostrare che le contraddizioni sono solo apparenti e ci si sforzerà di trovare una spiegazione all’interno del paradigma. Capita tuttavia che le anomalie si accumulino, o che certe siano giudicate troppo importanti per essere messe tra parentesi. Questo crea situazioni di crisi che spinge certi ricercatori ad abbandonare la scienza normale per interrogarsi sui fondamenti stessi del paradigma secondo Kuhn. Ciò che spinge a mettere da parte il precedente paradigma non è chiaro, poiché per principio i paradigmi non sono comparabili. L’importante è che sia prodotta la rivoluzione, trascinando una conversione a una nuova visione del mondo. Lo sviluppo della scienza secondo Kuhn è dunque discontinuo e ateleologico.
L’epistemologia irrazionale ed anarchica
Feyerabend: è necessario riconoscere che la scienza ha bisogno e fa uso di una pluralità di standard e che gli scienziati lavorano meglio se non sono vincolati da alcun paradigma. Egli sostiene che una posizione di anarchismo metodologico, secondo cui nella storia della scienza non sono mai esistite regole di metodo che non siano state di fatto violate.
Egli propone la tesi secondo cui una siffatta libertà di azione e le violazioni alle norme del metodo sono necessarie per il progresso scientifico. Al modello monistico della crescita scientifica. Feyerabend contrappone quello del pluralismo teorico. Di fronte ai problemi della fondazione di enunciati veri viene elevata la consapevolezza della fallibilità del nostro sapere, mentre la critica si eleva al rango di strumento primario e insostituibile di ogni conoscenza. La metodologia deve pertanto essere una teoria della critica e dell’errore più di una teoria della verità.
Un bilancio: metodo o storia?
Attualmente ci si può riferire ai due atteggiamenti limite prevalenti, quello che privilegia il metodo della scienza e quello che valorizza la sua dimensione storica. Il primo atteggiamento caratteristico dell’impostazione positivista, propone una concezione di scienza astorica e assoluta. Indica come criterio di base del sapere scientifico l’empirismo. Il secondo atteggiamento riconosce anche al progresso scientifico, una dimensione storica e non considera il sapere scientifico come un unico corpus immutabile.
Entrambi questi atteggiamenti se assunti in forma esclusiva, portano a conclusioni chiaramente sbilanciate ed insostenibili, divengono praticamente delle ideologie. Da una parte lo scientismo dogmatico e la chiusura fiscalista combattuta da Popper. Dall’altra la posizione di Feyerabend, secondo cui tutto può andare bene, posizione che fa della scienza una prassi manipolatoria, applicata al cambiamento sociale, tendenzialmente anarchica.
Conviene partire dall’osservazione del comportamento e delle indicazioni dei protagonisti dell’avventura scientifica. Da loro si ricava l’insegnamento di una necessaria complementarietà tra i due atteggiamenti. Inoltre emergono anche le seguenti indicazioni:
- Sottolinea che il metodo è fondamentale nell’indagine scientifica ma immediatamente si deve aggiungere che il metodo non è una struttura statica. Un’indagine scientifica è condizionata nel contesto nel quale si svolge e il contesto può mutare grazie ad altre ricerche.
- Sempre meglio si comprende, quindi, che la scienza non solo non è immutabile, ma non unica.
- Tuttavia l’esame storico mostra pure che il processo scientifico non può svolgersi in assenza di regole.
- Un altro presupposto è una libera attività mentale nella formazione di conoscenza scientifica.
La proposta del realismo critico
Contrapposizione tra realismo critico ed empirismo logico
Realismo critico: condivide con gli epistemologi e con il realismo scientifico l’opinione che non si può assolutamente accettare quella epistemologia che vede le preposizioni scientifiche fondate sui fatti. Il motivo di questo rifiuto è la convinzione che la conoscenza è un prodotto sociale e storico. Non c’è niente che possa essere considerato fatto puro, cioè svincolato da qualsiasi schema concettuale. Così l’attività degli scienziati genera i propri criteri razionali, che indicano quali teorie accettare e quali respingere. Il punto importante è che questi criteri siano razionali proprio in termini realisti, cioè in quanto presuppongono che il mondo esiste indipendentemente dall’esperienza.
Poiché le teorie scientifiche sono costitutive del mondo conosciuto ma non del mondo reale, lo scienziato può sempre essere in errore. A differenza del positivismo logico, il quale sostiene che una spiegazione scientifica deve assolutamente evitare il ricorso a ciò che è sostanzialmente al di là dell'esperienza, il realismo critico crede che una spiegazione scientifica valida possa ricorrere a ciò che non è osservabile. La verità quindi comporta, in alcuni casi, l'esistenza delle entità teoriche indicate dai termini teorici del linguaggio scientifico.
Il realismo critico rifiuta il riduzionismo dei positivisti logici, e propone il concetto di stratificazione. Per i positivisti, le varie teorie si dispongono secondo una parziale gerarchia di livelli di descrizione, ciascuno dei quali offre una spiegazione più macroscopica del fenomeno studiato. Per il realismo critico, sia il mondo che la scienza sono stratificati. Ossia le cose del mondo sono dei composti complessi. Per la psicologia è la stessa cosa. I fatti comportamentali vanno considerati a più livelli, a più sfere di influenza tra loro interagenti.
Il realismo critico respinge poi sia il concetto di causa di Hu...
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