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Definizione del problema

Non posso pensare di osservare il problema se prima non ho ben chiaro di cosa si tratta e quali

aspetti dovrò osservare. La definizione di problema consiste nell’esplicitare i concetti (aspetti)

chiave che poi devo andare ad osservare. Per fare questo, devo analizzare nello specifico la

letteratura per osservare le principali teorie di riferimento (contenitore di concetti) e le ricerche

già svolte sul tema (contenitori di concetti già osservati).

*A volte osservo anche qualche dato statistico per vedere la portata del fenomeno, ma non posso

prescindere dalla letteratura esistente.

Esercizio: Come inizio ad analizzare un fenomeno.

Cos’è una teoria?

La teoria è un supporto per comprendere il mondo. Corbetta la definisce come un insieme di

proposizioni organicamente connesse che si pongono ad un elevato livello di astrazione e di

generalizzazione rispetto alla realtà empirica, le quali sono derivate da regolarità empiriche e dalle

quali possono essere derivate delle previsioni empiriche.

La teoria non può essere osservata cosi com’è ma deve affrontare una serie di passaggi per essere

formulata in modo tale da poter essere osservata.

Cos’è un concetto?

Il Concetto è il contenuto semantico (o significato) dei segni linguistici e delle immagini mentali. I

concetti individuano dei referenti (oggetti, eventi, stati d’animo, ecc) ma non afferma nulla su di

essi (per esempio il concetto di libri della biblioteca, individua gli oggetti ma non dice se non tanti

o pochi).

I concetti hanno al loro interno delle dimensioni (o proprietà) che individuano meglio i referenti

reali (per esempio il concetto di libro della biblioteca ha come dimensione “libro di storia).

La Teoria è un insieme di concetti. Questi sono ancora ad un elevato livello di astrazione ma sono il

ponte con la realtà.

Lezione 5

Ipotesi e/o interrogativi di ricerca

Una volta osservati i concetti che definiscono il mio problema, la mia osservazione sarà guidata da

alcune ipotesi e/o domande di ricerca. I concetti da soli non ci dicono nulla sul fenomeno quindi ci

troviamo in un livello di astrazione molto elevato. Una volta che individuo i concetti principali,

devo creare delle ipotesi o domande di ricerca.

Le ipotesi sono una relazione esplicitata tra più concetti e le domande di ricerca sono meno

formalizzate, somigliano molto alle ipotesi, ma sono molto più aperte e meno legate alla loro

verifica o meno.

Teoria (deduzione) Ipotesi (Operativizzazione – variabili) Rilevazione dei dati (Organizzazione

à à

dei dati – matrice)à Analisi dei dati (Interpretazione) Risultati (Induzione)

à

Teoria e ipotesi (1)

Ci sono sempre teorie ben strutturate o ricerche già fatte che possono guidare la costruzione di

ipotesi?

Non sempre perché se il fenomeno è nuovo e sconosciuto,l’obiettivo sarà quello di descriverlo. In

questo caso guardo comunque la letteratura in qualche modo attinente e mi pongo delle

domande di ricerca generali.

Teoria e ipotesi (2)

Le ipotesi sono relazioni fra due o più concetti tratti dalla teoria che si collocano ad un livello

inferiore di astrazione rispetto alla teoria e che permettono una traduzione della teoria in termini

empiricamente controllabili.

Esempio di Corbetta: La ricerca di Inglehart sul cambiamento dei valori nelle nazioni occidentali

(1970)

Popper diceva che l’osservatore non è tabula rasa.

A. Il problema di ricerca: il cambiamento dei valori nelle nazioni occidentali è nato dalla sua

osservazione quotidiana della realtà (l’osservatore è un soggetto che vive nella società,

proprio come diceva Popper) anche attraverso la lettura di quotidiani.

Ha visto mutamenti nei consumi (la gente viaggia di più e compra anche cose futili); ha

è visto un mutamento dei contenuti della politica (il femminismo per esempio);

Ha visto innovazione tecnologica; ha visto l’espansione dell’istruzione; ha visto

è cambiamenti nella struttura occupazionale.

Quindi ha visto mutamenti nella società.

Per iniziare a spiegarsi il fenomeno, ha letto le teorie che davano indicazioni sui bisogni degli

individui (la gerarchia dei bisogni di Maslow) e su come questi bisogni si formano (dalla psicologia

sociale gli orientamenti delle persone si formano negli anni formativi e permangono tutta la vita).

Da lì ha definito il fenomeno.

Per studiare il fenomeno devo un po’ scendere nella scala di astrazione e fare delle connessioni tra

i concetti presenti nel mio quadro teorico. Quindi lui ha dedotto:

H1. In tutte le nazioni occidentali si dovrebbe trovare una divaricazione fra giovani ed anziani in

merito alla scala dei valori.

H2. Tale divaricazione è più forte nelle nazioni dove c’è stato un maggiore salto di qualità della vita

tra coloro che sono cresciuti prima e dopo la seconda guerra mondiale.

H3. I valori post-materialisti sono presenti maggiormente nelle nazioni più ricche.

Ipotesi e Concetti

Le ipotesi sono connessioni tra concetti. I concetti dono i “mattoni” della teoria e tramite la loro

operativizzazione siamo in grado di tradurla empiricamente.

Esempio:

H3 Inglehart: i valori post-materialisti sono presenti maggiormente nelle nazioni più ricche

Concetti:

è

valori post-materialisti; nazione ricca questi due concetti (li rendo osservabili

àoperativizzo

empiricamente) una volta misurati tramite variabili vedo se sono in relazione ho quindi

à à

osservato una parte di teoria.

Alla fine operati vizzo i concetti delle ipotesi e raccogliendo i dati attraverso un

è questionario è arrivato a congiungere i suoi risultati alle teorie di partenza e ne è uscita una

nuova teoria:

i valori delle generazioni cresciute nel dopoguerra sono diversi da quelli delle generazioni

precedenti. Il cambiamento consiste in uno spostamento dell’accento dai temi della

sicurezza fisica ed economica ai temi della qualità della vita, dell’autorealizzazione, del

soddisfacimento intellettuale ed estetico ( da “materialisti” a “post-materialisti”). Questo

perché sono cambiate le condizioni di vita negli anni formativi e perché sono stati raggiunti

gli obiettivi primari di sicurezza fisica ed economica.

Lezione 6

I TRE CARDINI DELL'OPERATIVIZAZZIONE (sempre chiesto all'esame)

Stabilire l'unità di analisi: ( a chi/che cosa si riferisce l'osservazione)

• Traduzione empirica dei concetti in variabili: (misurare degli aspetti significa trasformarli

• in qualcosa di misurabile e quindi in variabili)

Scelta dello strumento di rilevazione: (questionario)

UNITÀ DI ANALISI

Sono i soggetti che io studio

Per essere osservati i concett devono essere trasformato in attributi o proprietà di oggetti

• specifici--> appunto le unità di analisi o casi da osservare

Queste proprietà assumono stati diversi, cioè variano tra le unità di analisi. (Per esempio la

• proprietà genere assume lo stato di maschio e di femmina in maniera variabile tra gli

individui

L'unità di analisi più frequente é l'individuo.

Altri tipi di unità:

1. Un aggregato di individui

2. Un gruppo, un'organizzazione

3. Un evento

4. Un prodotto culturale

L'insieme dell'unità di analisi rappresenta una popolazione: (i giovani italiani (15-30 anni) sono

l'unità di analisi, la popolazione é data da tutti i cittadini italiani che hanno quell'età)

L'unità di analisi é il referente astratto al quale andremo a sottoporre il nostro strumento di

rilevazione. Le reali persone le trovo nella popolazione. Si può studiare la popolazione solo nei casi

consentiti, la maggior parte delle volte bisogna quindi costruire un campione.

DEFINIZIONE OPERATIVA

Rendere i concetti qualcosa di misurabile.

I concetti possono essere classificati in una scala di generalità: da concetti molto generali e astratti

a concetti più specifici e concreti.

Concetti semplici: hanno un'immediata definizione operativa. Es. il concetto di genere é in

• sostanza già una proprietà di un soggetto e si traduce velocemente in una variabile

(maschio/femmina)--> variabile dicotomica

Concetti complessi: necessitano di un'accurata definizione operativa.

Lezione 7

Le variabili: tipi di variabili e relazioni tra variabili

Definizione operativa dei concetti complessi: dimensioni e indicatori

Si cercano degli indicatori che sono dei concetti più specifici legati ai concetti più generali da un

rapporto di indicazione o rappresentanza semantica (di significato), cioè ne condividono una parte

di significato.

All’interno di ogni dimensione del significato o concetto, inizio a cercare degli indicatori, cioè

concetti più semplici un po’ più vicino alla realtà ma che non costituiscono la realtà

completamente. Ho superato quindi l’astrazione.

Si deve trovare il maggior numero possibile di indicatori.

Indicatori:

1. Il concetto generale non è mai esaurito da un solo indicatore. Per cercare un

numero maggiore di indicatori, si deve cercare di estrapolare le dimensioni presenti

nel concetto (le sue componenti di significato) e da ognuna di esse individuo gli

indicatori.

Definizione operativa dei concetti complessi (Esempio)

Concetto generale: Religiosità

Dimensioni: ritualistica, esperienziale. Ideologica, consequenziale

è Indicatori dimensione ritualistica: pratica religiosa, la preghiera, la lettura dei testi sacri,

è ecc.

Indicatori dimensione esperienziale: sentirsi in contatto con Dio, sentirsi in una comunità di

è fede, sentirsi ispirati da Dio, ecc.

Indicatori dimensione ideologica: opinioni contro il divorzio, opinioni contro l’aborto,

è opinioni contro l’eutanasia, ecc.

Indicatori dimensione consequenziale: atti di carità, voto a partiti di ispirazione religiosa,

è morale sessuale ispirata dalle convinzioni religiose, ecc.

Concetto generale: Orientamento valoriale materialista e post-materialista

Dimensioni: bisogno di sostentamento, bisogni di sicurezza, autorealizzazione, senso di

è appartenenza

Indicatori: opinioni su alcune priorità quindi combattere la criminalità, la libertà di parola,

è la difesa dell’ambiente, ecc.

2. Un indicatore può essere in parte in rapporto di indicazione con il concetto per cui è

stato scelto e per il resto può esserlo con un altro concetto.

Esempio:

La partecipazione ai riti religiosi può essere indicatore di religiosità oppure di conformismo sociale;

oppure la diffusione del settimanale “famiglia cristiana” in una provincia può essere indicatore di

adesione ai valori religiosi, ma anche del consumo culturale.

Quindi gli indicatori hanno:

a) Una parte indicante: è il significato che ha in comune con il concetto per il quale è stato

scelto come indicatore;

b) Una parte estranea: sono significati che non centrano con il concetto per il quale l’ho scelto

Noi dobbiamo scegliere indicatori con il massimo di parte indicante.

La scelta è a discrezione del ricercatore, ma va SEMPRE ARGOMENTATA

è Non esiste la definizione operativa perfetta, raramente si riesce a cogliere tutta la

è complessità di un concetto.

La fine del processo

Dagli indicatori alle variabili. La variabile è un concetto operativizzato: è una proprietà di un

concetto operativizzato che assume diversi stati.

Esempio

- Indicatore pratica religiosa variabile: numero di volte che una persona va a messa in un

à

mese

- Indicatore preghiera variabile: tempo dedicato alla preghiera

à

Esempio

- Concetto: classe di origine indicatore: titolo di studio del padre variabile: nessun

à à

titolo, licenza elementare, media e qualifica professionale, diploma, laurea.

L’operativizzazione

Le variabili pensate per operativizzare un concetto possono:

- Classifica: maschio/femmina; contratto a tempo determinato/indeterminato;

musulmano/cattolico/protestante/buddista

- Ordinare: il titolo di studio

- Conteggiare

Variabili nominali (o categoriali)

Le proprietà da registrare assumono stati discreti e non ordinabili.

Stati (modalità) discreti: stati finiti, si passa da uno stato all’altro gli individui sono

à

• maschi o femmine; sono o musulmani o cattolici o buddisti.

Stati (modalità) non ordinabili: non è possibile stabilire un ordine, una gerarchia tra di essi

• non possiamo dire che un maschio è uno stato di genere maggiore di una donna oppure

à

che un musulmano ha una religione maggiore di un cattolico

Possiamo solo dire che gli stati (o modalità) possono essere uguali o diversi un maschio è

à

uguale d un altro maschio ma è diverso da una femmina (dal punto di vista della proprietà genere);

un cattolico è uguale ad un altro cattolico, ma è diverso da un protestante (dal punto di vista della

propria religione di appartenenza).

Variabili ordinali

Le proprietà assumono stati (modalità) discreti ordinabili. Non solo possiamo dire che gli stati sono

uguale o diversi, ma anche che uno è maggiore dell’altro (Esempio: variabile titolo di studio, classe

sociale, variabile favorevole al divorzio).

Anche i questo caso le modalità si associano a numeri preservando la sequenza, ma non siamo

ancora in presenza di variabili puramente numeriche.

Variabili Cardinali

I numeri assegnati alle modalità hanno un pieno significato numerico. Hanno le proprietà ordinali

e cardinali. (esempio: età, reddito, numero dei figli).

Si possono fare operazioni di uguale, diverso, maggiore, minore, addizione, sottrazione,

moltiplicazione, divisione.

Il conteggio si ha per proprietà discrete (stati finiti non frazionabili) numero figli, ecc.

à

Le variabili cardinali possono essere ricodificate in variabili ordinali e nominali.

Variabili quasi-cardinali alcuni concetti tipici delle scienze sociali sono stati trasformati in

à

proprietà continue per poter essere misurati e conteggiati. Opinioni, atteggiamenti e valori sono

stati operativizzati tramite la tecnica delle scale.

Lezione 8

Le relazioni tra variabili: il concetto di Causa

Il post-positivismo ha messo in evidenza che non possiamo trovare delle leggi deterministiche

causa-effetto. Le nostre ipotesi che mettono in relazione due concetti (per esempio il reddito

cambia a seconda del livello di istruzione) possono essere “corroborate”, ma non verificate, ossia

“confermare” le nostre ipotesti di relazione tra due concetti e non portare in via definitiva che

esista la relazione:

a. Si tratta di ipotizzare che due aspetti siano probabilmente in relazione e se lo riscontriamo

empiricamente abbiamo una conferma di un’ipotesi, ma non possiamo dire che sarà

sempre cosi.

b. Se riscontriamo empiricamente che al crescere del livello di istruzione cresce anche il

reddito possiamo dire che esiste una relazione causale, ma la loro covariazione non è

sempre scontata.

Un fenomeno è causato da un altro e per vedere se questa relazione causale esiste nella realtà,

devo guardare se esiste nella realtà e se esiste questa covariazione.

… Secondo Corbetta: “non possiamo mai dire sul piano empirico (lo possiamo ipotizzare sul piano

teorico) che la variazione di X produce la variazione di Y. Ma se osserviamo empiricamente che

una variazione di X è regolarmente seguita da una variazione di Y, tenendo costanti tutte le altre

possibili cause di Y, abbiamo un forte elemento empirico di corroborazione dell’ipotesi che X sia

causa di Y”.

Covariazione fra Variabili

Per corroborare un’ipotesi dobbiamo disporre di elementi empirici su tre aspetti:

1. La covariazione fra variabile indipendente e dipendenteà La variabile indipendente è la

CAUSA ed è X mentre la variabile dipendente è l’EFFETTO ed è Y. Covariazione: se al variare

della variabile indipendente varia insieme anche la variabile dipendente. (Esempio: se

ipotizziamo l’esistenza di un nesso causale tra individualismo sociale e tasso di suicidi

dobbiamo poter osservare che nelle società a più alto individualismo sociale c’è anche un

più alto tasso di suicidi).

2. La direzione della causalità: La variazione della variabile indipendente precede la variazione

della variabile dipendente quindi le variabili indipendenti sono quelle che sono antecedenti

rispetto alle variabili dipendenti (Esempio: Titolo di studio e retribuzione del lavoro

(reddito) è chiaro che il titolo di studio è antecedente alla retribuzione del lavoro e

à

quindi sarà una variabile indipendente; classe sociale e orientamento politico è chiaro

à

che non è possibile pensare che se si cambia orientamento politico si cambia classe sociale,

quindi la classe sociale è antecedente (nel senso che è indipendente) l’orientamento

politico)

3. Il controllo su altre possibili cause (ipotesi corroborata correttamente): per corroborare la

nostra ipotesi tra una variabile indipendente e una dipendente dobbiamo poter escludere

dalla loro variazione simultanea altre variabili che potrebbero essere loro stesse la cause

del variare della nostra variabile dipendente. A parità di condizioni, tra X e Y esiste unn

nesso causale.

Esempio di Corbetta:

ipotizziamo una relazione tra chi ha seguito maggiormente la campagna elettorale in TV e il

comportamento elettorale (voto ad A o B)

L’esposizione televisiva dipende molto da caratteristiche quali età, genere, occupazione

è Se noi osserviamo una covariazione tra numero di chi ha seguito la campagna in TV e voto

è ad uno dei due candidati e non consideriamo che altre variabili condizionano l’esposizione

alla TV non osserviamo una relazione effettiva

In questo caso la relazione tra ascolto televisivo e voto è un esempio di RELAZIONE SPURIA:

è la covariazione tra X e Y non deriva da un esso causale tra loro, ma dal fatto che entrambe

sono influenzate da una terza variabile Z (l’età nell’esempio di Corbetta). È Z che provoca la

variazione simultanea di X e Y.

Lezione 9

L’inchiesta campionaria: i concetti tradotti in variabili

L’inchiesta campionaria (detta SURVEY) rileva informazioni:

a) Interrogando: la variabile è introdotta da una domanda;

b) Gli stessi individui oggetto della ricerca;

c) Appartenenti ad un campione rappresentativo: riproduce in scala ridotta le caratteristiche

della popolazione oggetto di studio;

d) Mediante una procedura standardizzata di interrogazione: a tutti i soggetti vengono poste

le stesse domande nella stessa formulazione (comparabilità);

e) Allo scopo di studiare le relazioni esistenti tra le variabili: è diversa dal sondaggio che vuole

solo esplorare.

L’Inchiesta Campionaria è lo strumento di rilevazione delle nostre ipotesi (relazioni tra concetti

che poi diventano variabili), a differenza del sondaggio ha una base teorica alle spalle. Anche il

sondaggio non implica tabula rasa dell’osservatore, ma si riferisce spesso a fenomeni da esplorare

a volte anche solo contingenti. Le domande che si utilizzano nell’inchiesta campionaria riguardano

la spiegazione del fenomeno con ipotesi; il sondaggio invece vuole verificare un fenomeno senza

far riferimento ad una teoria particolare e si raccolgono i questionario presentando poi i risultati.

Strumento di Rilevazione

Il questionario è lo strumento di rilevazione di ricerche quantitative ed è caratterizzato dal fatto

che domande e risposte sono standardizzate, cioè sono uguali per tutti.

La standardizzazione presenta domande chiuse e risposte chiuse perché la persona non può dare

una propria interpretazione.

Vantaggi:

- Chiarisce all’intervistato il quadro di riferimento

- Facilita il ricordo

- Stimola l’analisi e la riflessione

- È il modo più adeguato per intervistare grandi numeri (con domande aperte codifiche

infinite)

Svantaggi:

- Lascia fuori tutte le alternative di risposta che il ricercatore non ha previsto: a volte ovviata

con alla fine la modalità “altro” (stratagemma necessario ma non sufficiente in quanto

l’attenzione dell’intervistato è sulle prime alternative)

- Le categorie prestabilite corrono il rischio di suggerire la risposta. Agevola pseudo-opinioni

o risposte a caso.

Uno studio esplorativo condotto con domande aperte può aiutare a scegliere in maniera

è più accurata le opzioni da inserire nella domanda chiusa

Come formulare le domande

Il modo in cui la domanda è formulata può influenzare la risposta. Vi sono alcuni aspetti rilevanti

da tenere in considerazione

1. Semplicità di linguaggio: il linguaggio utilizzato deve essere adeguato alle caratteristiche

del campione studiato (se auto compilato deve essere ancora più semplice); evitare le

espressioni in gergo;

2. Lunghezza delle domande: domande concise. Domande pi lunghe sono necessarie su

questioni personali o che necessitano di un’attenta riflessione;

3. Numero delle alternative di risposta: non troppo numerose;

4. Evitare di usare definizioni ambigue: es. il suo lavoro è stabile? Non c’è un significato

univoco del concetto di stabilità;

5. Evitare parole dal forte connotato emotivo: non si devono evocare giudizi di valore e usare

frasi lunghe e meno evocative;

6. Evitare domande a risposta non univoca

7. Evitare domande tendenziose: orientano la risposta;

8. Porre se necessario domande filtro: domande atte a selezionare all’interno del campione

persone che hanno compiuto un atto o no. Se mi interessano solo quelli che sono andati a

votare, tra le prime domande al campione pongo una domanda filtro, se non è andato non

proseguo con l’intervista;

9. Porre se necessario domande condizionate;

10. Focalizzazione nel tempo: è importante specificare un periodo per evitare risposte vaghe

(perché non riescono a collocare il comportamento) o di desiderabilità sociale;

11. Concretezza: ci sono questioni molto lontane all’intervistato che porterebbero a risposte

vaghe. La domanda deve permettere di cogliere il legame con la realtà;

12. Respons set: ad un insieme di alternative di risposta alle quali viene chiesto di esprimersi

per esempio molto d’accordo, abbastanza d’accordo, ecc. è possibile che per mancanza di

opinioni o per finire in fretta l’intervista, si risponda sempre allo stesso modo. Si ovvia a

questo problema invertendo la polarità della scala di opinione.

Le Scale

La scala è un insieme coerente di elementi (items) che sono considerati indicatori di un concetto

generale. Sono variabili quasi cardinali.

Applicazione più frequente nella misura degli atteggiamenti (credenze di fondo): un atteggiamento

è il concetto generale, le opinioni sono gli indicatori.

Tipi di scale

a) Elementi (risposte) semanticamente autonome (ogni risposta non necessita di essere

messa in relazione con il significato delle altre)

b) Elementi a parziale autonomia semantica (ogni risposta è parzialmente autonoma dal

significato delle altre)

c) Scale auto ancoranti: due categorie estreme dotate di significato e il soggetto si colloca in

un punto.

A e B sono variabili ordinali e C è una variabile quasi-cardinale.

Lezione 10

Le più diffuse tecniche di scale a più elementi

Scala di Likert (scala additiva): una serie di affermazioni per ognuna delle quali deve dire se

§ e in che misura è d’accordo. Ci sono delle misure per testa la coerenza interna della scala

(alfa di Cronbach da 0 a 1).

Scalogramma di Guttman (scala cumulativa): una successione di elementi aventi difficoltà

§ crescente di modo che se ha risposto affermativamente ad una domanda deve aver

risposto affermativamente anche a quelle che la precedono nella scala di difficoltà.

Differenziale semantico: insieme di scale auto ancoranti

§

Affidabilità del comportamento verbale

Ci sono alcuni rischi nell’interrogazione dei soggetti legati al fatto che ciò che la gente dice di aver

fatto o che farà a volte non corrisponde all’effettivo comportamento. Questo avviene sotto due

punti di vista:

1. Desiderabilità sociale: ci sono dei comportamenti considerati socialmente positivi o

negativi. A volte si risponde in base alla valutazione sociale dei comportamenti.

2. Mancanza di opinioni: c’è una certa pressione a rispondere anche quando non si hanno

opinioni in merito ad una questione. Le risposte “non sa”, “non risponde” possono essere

percepite come una dichiarazione di minore capacità intellettiva.

Inoltre il questionario non è in grado di rilevare se le opinioni sono radicate o deboli e

volubili.

Quali tipi di domande si trovano nel questionario?

Domande relative a proprietà socio grafiche di base genere, età, luogo di nascita, stato

à

civile, professione

Domande relative agli atteggiamenti opinioni, motivazioni, orientamenti, sentimenti,

à

valutazioni, valori, giudizi

Domande relative a comportamenti azioni compiute

à

Sequenza delle domande

1. Mettere all’inizio domande non troppo invadenti o personali basate su fatti piuttosto che

opinioni. Questo per rassicurare e “istruire” l’intervento;

2. Domande imbarazzanti (se previste) a metà del questionario;

3. Anche le domande più impegnative (in genere opinioni) nelle parti centrali;

4. Le domande socio grafiche alla fine in quanto non necessitano di avere alta l’attenzione.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze del lavoro
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mirko.galante di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Colombo Sabrina.

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