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Esercizio:

♣ Azione sociale: studente oggi del corso di metodologia LAM

♣ Procedimento contro fattuale:

Elementi antecedenti:

a. Iscrizione a LAM

b. Diploma

c. Pagamento della rata

d. Aver fatto esami prima

e. Scegliere di continuare gli studi

f. Frequentare il corso

Quindi le scienze sociali devono comprendere le azioni sociali non tramite empatia, ma

tramite ragionamento controfattuale e le comparazioni con i “tipi ideali”. I tipi ideali non si

riscontrano direttamente nella realtà, ma servono come mezzo comparativo.

La validità delle leggi nelle scienze naturali è data dal loro livello di generalità (spiegare

universalmente un fenomeno). La validità dei tipi ideali nelle scienze sociali è data dal loro

grado di prossimità con la realtà (comprendere nella sua specificità un fenomeno).

Neo – positivismo Sociologico

Verifica delle teorie tramite la trasformazione della realtà sociale in linguaggio matematico.

Lazarsfeld è un sociologo del dopo guerra e dice che il linguaggio della sociologia deve

essere un linguaggio matematico. Ogni oggetto sociale a cominciare dall’individuo

analiticamente definito sulla base di una serie di attributi e proprietà: le variabili.

Post – positivismo Sociologico

L’osservazione empirica dipende dal quadro teorico in cui ci si pone. I modi per rilevare

certi fenomeni possono essere molti e diversi a seconda di come si posiziona l’osservatore

molteplici teorie per lo stesso fenomeno.

Il post- positivismo della ricerca sociale ridefinisce:

- I presupposti iniziali: deduzione e corroborazione di ipotesi tratte dal quadro teorico

- Gli obiettivi: non più leggi deterministiche ma probabilità (cautela nelle

generalizzazioni)

Le procedure di ricerca però erano basate ancora su logiche positiviste (o meglio neo –

positiviste)

- Misurazione quantitativa dei fenomeni

- Elaborazione statistica dei dati

Gli sviluppi recenti dell’Interpretativismo

♣ Scuola americana degli anni 1960: interazionismo simbolico, etnomedologia

♣ Riprendono la concezione di Weber di azione sociale: ne sviluppano gli aspetti

micro (enfatizzazione dell’empatia)

♣ Al centro di ogni fenomeno sociale c’è l’azione individuale dotata di senso

♣ La società è edificata dalle interpretazioni degli individui e dalle loro interazioni

♣ Oggetto primario della ricerca è la dimensione soggettiva situata non percepibile

con gli strumenti di misura quantitativi

Lezione 4

Metodi diversi per analizzare la realtà, gli esseri umani e le relazioni tra

di loro

Ricerca Quantitativa

Il post- positivismo regola l’analisi della società in termini quantitativi e si basa su una forte

relazione tra la teoria e la ricerca. Questa relazione è strutturata (corroborazione di ipotesi

tratte dalla teoria) e pone concetti resi misurabili, cioè si devono trasformare in un’entità

misurabilei miei concetti.

Il rapporto con l’oggetto studiato è di distanza perché non interagisco direttamente con

l’oggetto; è passivo quindi non c’è un’interazione che mette in discussione la domanda

posta sul questionario; è analisi di campioni statisticamente rappresentativi (numero di

casi di studio); l’obiettivo dell’analisi è spiegare le relazioni e le variazioni tra le variabili; è

la generalizzazione in quanto, una volta che si studia un’ipotesi, si possono generalizzare i

risultati a tutta la popolazione.

Ricerca Qualitativa

Essa non si basa sulla quantità delle osservazioni ma sulla qualità. Il paradigma è

l’interpretativismo quindi si fa attenzione alle relazioni con i soggetti.

La relazione tra teoria e ricerca è orientativa perché vi scaturiscono le domande di ricerca

e i punti di osservazione e pone i concetti come punti di osservazione.

Il rapporto con l’oggetto studiato è di prossimità e contatto perché l’osservatore deve

interagire con i soggetti da analizzare quindi si ha un forte ruolo attivo del soggetto

studiato; i singoli casi non sono statisticamente rappresentativi; l’obiettivo dell’analisi è

quello di comprendere i soggetti e la creazione di classificazione e tipologie.

Approccio a questi due tipi di ricerca

Essi hanno pari dignità metodologica in quanto possono aiutare a capire gli esseri umani.

La scelta dell’una o dell’altra dipende da:

¬ Problema di ricerca

¬ Dalla formazione ricevuta dall’osservatore

¬ Dalla visione epistemologica (filosofia della scienza) dell’osservatore (es. Durkheim

era un convinto positivista)

I cinque livelli della ricerca

1) Si deve scegliere l’oggetto di studio;

2) si deve fare la formulazione del disegno della ricerca (progetto della ricerca):

a) Quali aspetti intendo studiare interrogativi di ricerca (ipotesi e/o domande di

ricerca)

b) Costruzione della base empirica, cioè cosa si osserva e si misura

3) Organizzazione dei dati, sarà diversa a seconda del tipo di ricerca perché se è

quantitativa si utilizza un database mentre se è qualitativa ascolterò dei colloqui

4) Analisi dei dati

5) Esposizione dei risultati è sempre un collegamento tra quello che si è raccolto e la

mia teoria di partenza.

Il Problema di Ricerca

Il problema è una questione in base alla quale si devono trovare uno o più elementi ignoti

partendo dagli elementi noti contenuti nell’enunciato della questione stessa. Il problema

quindi è un fenomeno da conoscere di conseguenza ho degli obiettivi, quali trovare gli

elementi ignoti del fenomeno da conoscere.

Si può quindi parlare di problema o obiettivo di ricerca perché voglio osservare qualcosa

per capire un determinato fenomeno, ho bisogno di osservare qualcosa per capire un

determinato fenomeno.

Definizione del problema

Non posso pensare di osservare il problema se prima non ho ben chiaro di cosa si tratta e

quali aspetti dovrò osservare. La definizione di problema consiste nell’esplicitare i concetti

(aspetti) chiave che poi devo andare ad osservare. Per fare questo, devo analizzare nello

specifico la letteratura per osservare le principali teorie di riferimento (contenitore di

concetti) e le ricerche già svolte sul tema (contenitori di concetti già osservati).

*A volte osservo anche qualche dato statistico per vedere la portata del fenomeno, ma non

posso prescindere dalla letteratura esistente.

Esercizio: Come inizio ad analizzare un fenomeno.

Cos’è una teoria?

La teoria è un supporto per comprendere il mondo. Corbetta la definisce come un insieme

di proposizioni organicamente connesse che si pongono ad un elevato livello di astrazione

e di generalizzazione rispetto alla realtà empirica, le quali sono derivate da regolarità

empiriche e dalle quali possono essere derivate delle previsioni empiriche.

La teoria non può essere osservata cosi com’è ma deve affrontare una serie di passaggi

per essere formulata in modo tale da poter essere osservata.

Cos’è un concetto?

Il Concetto è il contenuto semantico (o significato) dei segni linguistici e delle immagini

mentali. I concetti individuano dei referenti (oggetti, eventi, stati d’animo, ecc) ma non

afferma nulla su di essi (per esempio il concetto di libri della biblioteca, individua gli oggetti

ma non dice se non tanti o pochi).

I concetti hanno al loro interno delle dimensioni (o proprietà) che individuano meglio i

referenti reali (per esempio il concetto di libro della biblioteca ha come dimensione “libro di

storia).

La Teoria è un insieme di concetti. Questi sono ancora ad un elevato livello di astrazione

ma sono il ponte con la realtà.

Lezione 5

Ipotesi e/o interrogativi di ricerca

Una volta osservati i concetti che definiscono il mio problema, la mia osservazione sarà

guidata da alcune ipotesi e/o domande di ricerca. I concetti da soli non ci dicono nulla sul

fenomeno quindi ci troviamo in un livello di astrazione molto elevato. Una volta che

individuo i concetti principali, devo creare delle ipotesi o domande di ricerca.

Le ipotesi sono una relazione esplicitata tra più concetti e le domande di ricerca sono

meno formalizzate, somigliano molto alle ipotesi, ma sono molto più aperte e meno legate

alla loro verifica o meno.

Teoria (deduzione) Ipotesi (Operativizzazione – variabili) Rilevazione dei dati

(Organizzazione dei dati – matrice) Analisi dei dati (Interpretazione) Risultati (Induzione)

Teoria e ipotesi (1)

Ci sono sempre teorie ben strutturate o ricerche già fatte che possono guidare la

costruzione di ipotesi?

Non sempre perché se il fenomeno è nuovo e sconosciuto,l’obiettivo sarà quello di

descriverlo. In questo caso guardo comunque la letteratura in qualche modo attinente e mi

pongo delle domande di ricerca generali.

Teoria e ipotesi (2)

Le ipotesi sono relazioni fra due o più concetti tratti dalla teoria che si collocano ad un

livello inferiore di astrazione rispetto alla teoria e che permettono una traduzione della

teoria in termini empiricamente controllabili.

Esempio di Corbetta: La ricerca di Inglehart sul cambiamento dei valori nelle nazioni

occidentali (1970)

Popper diceva che l’osservatore non è tabula rasa.

A. Il problema di ricerca: il cambiamento dei valori nelle nazioni occidentali è nato dalla

sua osservazione quotidiana della realtà (l’osservatore è un soggetto che vive nella

società, proprio come diceva Popper) anche attraverso la lettura di quotidiani.

Ha visto mutamenti nei consumi (la gente viaggia di più e compra anche cose futili);

ha visto un mutamento dei contenuti della politica (il femminismo per esempio);

Ha visto innovazione tecnologica; ha visto l’espansione dell’istruzione; ha visto

cambiamenti nella struttura occupazionale.

Quindi ha visto mutamenti nella società.

Per iniziare a spiegarsi il fenomeno, ha letto le teorie che davano indicazioni sui bisogni

degli individui (la gerarchia dei bisogni di Maslow) e su come questi bisogni si formano

(dalla psicologia sociale gli orientamenti delle persone si formano negli anni formativi e

permangono tutta la vita). Da lì ha definito il fenomeno.

Per studiare il fenomeno devo un po’ scendere nella scala di astrazione e fare delle

connessioni tra i concetti presenti nel mio quadro teorico. Quindi lui ha dedotto:

H1. In tutte le nazioni occidentali si dovrebbe trovare una divaricazione fra giovani ed

anziani in merito alla scala dei valori.

H2. Tale divaricazione è più forte nelle nazioni dove c’è stato un maggiore salto di qualità

della vita tra coloro che sono cresciuti prima e dopo la seconda guerra mondiale.

H3. I valori post-materialisti sono presenti maggiormente nelle nazioni più ricche.

Ipotesi e Concetti

Le ipotesi sono connessioni tra concetti. I concetti dono i “mattoni” della teoria e tramite la

loro operativizzazione siamo in grado di tradurla empiricamente.

Esempio:

H3 Inglehart: i valori post-materialisti sono presenti maggiormente nelle nazioni più ricche

Concetti:

valori post-materialisti; nazione ricca operativizzo questi due concetti (li rendo osservabili

empiricamente) una volta misurati tramite variabili vedo se sono in relazione ho quindi

osservato una parte di teoria.

Alla fine operati vizzo i concetti delle ipotesi e raccogliendo i dati attraverso un

questionario è arrivato a congiungere i suoi risultati alle teorie di partenza e ne è

uscita una nuova teoria:

i valori delle generazioni cresciute nel dopoguerra sono diversi da quelli delle

generazioni precedenti. Il cambiamento consiste in uno spostamento dell’accento

dai temi della sicurezza fisica ed economica ai temi della qualità della vita,

dell’autorealizzazione, del soddisfacimento intellettuale ed estetico ( da “materialisti”

a “post-materialisti”). Questo perché sono cambiate le condizioni di vita negli anni

formativi e perché sono stati raggiunti gli obiettivi primari di sicurezza fisica ed

economica.

Lezione 6

I TRE CARDINI DELL'OPERATIVIZAZZIONE (sempre chiesto all'esame)

Stabilire l'unità di analisi: ( a chi/che cosa si riferisce l'osservazione)

• Traduzione empirica dei concetti in variabili: (misurare degli aspetti significa

• trasformarli in qualcosa di misurabile e quindi in variabili)

Scelta dello strumento di rilevazione: (questionario)

UNITÀ DI ANALISI

Sono i soggetti che io studio

Per essere osservati i concett devono essere trasformato in attributi o proprietà di

• oggetti specifici--> appunto le unità di analisi o casi da osservare

Queste proprietà assumono stati diversi, cioè variano tra le unità di analisi. (Per

• esempio la proprietà genere assume lo stato di maschio e di femmina in maniera

variabile tra gli individui

L'unità di analisi più frequente é l'individuo.

Altri tipi di unità:

1. Un aggregato di individui

2. Un gruppo, un'organizzazione

3. Un evento

4. Un prodotto culturale

L'insieme dell'unità di analisi rappresenta una popolazione: (i giovani italiani (15-30 anni)

sono l'unità di analisi, la popolazione é data da tutti i cittadini italiani che hanno quell'età)

L'unità di analisi é il referente astratto al quale andremo a sottoporre il nostro strumento di

rilevazione. Le reali persone le trovo nella popolazione. Si può studiare la popolazione

solo nei casi consentiti, la maggior parte delle volte bisogna quindi costruire un campione.

DEFINIZIONE OPERATIVA

Rendere i concetti qualcosa di misurabile.

I concetti possono essere classificati in una scala di generalità: da concetti molto generali

e astratti a concetti più specifici e concreti.

Concetti semplici: hanno un'immediata definizione operativa. Es. il concetto di

• genere é in sostanza già una proprietà di un soggetto e si traduce velocemente in

una variabile (maschio/femmina)--> variabile dicotomica

Concetti complessi: necessitano di un'accurata definizione operativa.

Lezione 7

Le variabili: tipi di variabili e relazioni tra variabili

Definizione operativa dei concetti complessi: dimensioni e indicatori

Si cercano degli indicatori che sono dei concetti più specifici legati ai concetti più generali

da un rapporto di indicazione o rappresentanza semantica (di significato), cioè ne

condividono una parte di significato.

All’interno di ogni dimensione del significato o concetto, inizio a cercare degli indicatori,

cioè concetti più semplici un po’ più vicino alla realtà ma che non costituiscono la realtà

completamente. Ho superato quindi l’astrazione.

Si deve trovare il maggior numero possibile di indicatori.

Indicatori:

1. Il concetto generale non è mai esaurito da un solo indicatore. Per cercare un

numero maggiore di indicatori, si deve cercare di estrapolare le dimensioni

presenti nel concetto (le sue componenti di significato) e da ognuna di esse

individuo gli indicatori.

Definizione operativa dei concetti complessi (Esempio)

Concetto generale: Religiosità

Dimensioni: ritualistica, esperienziale. Ideologica, consequenziale

Indicatori dimensione ritualistica: pratica religiosa, la preghiera, la lettura dei testi

sacri, ecc.

Indicatori dimensione esperienziale: sentirsi in contatto con Dio, sentirsi in una

comunità di fede, sentirsi ispirati da Dio, ecc.

Indicatori dimensione ideologica: opinioni contro il divorzio, opinioni contro l’aborto,

opinioni contro l’eutanasia, ecc.

Indicatori dimensione consequenziale: atti di carità, voto a partiti di ispirazione

religiosa, morale sessuale ispirata dalle convinzioni religiose, ecc.

Concetto generale: Orientamento valoriale materialista e post-materialista

Dimensioni: bisogno di sostentamento, bisogni di sicurezza, autorealizzazione,

senso di appartenenza

Indicatori: opinioni su alcune priorità quindi combattere la criminalità, la libertà di

parola, la difesa dell’ambiente, ecc.

2. Un indicatore può essere in parte in rapporto di indicazione con il concetto

per cui è stato scelto e per il resto può esserlo con un altro concetto.

Esempio:

La partecipazione ai riti religiosi può essere indicatore di religiosità oppure di conformismo

sociale; oppure la diffusione del settimanale “famiglia cristiana” in una provincia può

essere indicatore di adesione ai valori religiosi, ma anche del consumo culturale.

Quindi gli indicatori hanno:

a) Una parte indicante: è il significato che ha in comune con il concetto per il quale è

stato scelto come indicatore;

b) Una parte estranea: sono significati che non centrano con il concetto per il quale

l’ho scelto

Noi dobbiamo scegliere indicatori con il massimo di parte indicante.

La scelta è a discrezione del ricercatore, ma va SEMPRE ARGOMENTATA

Non esiste la definizione operativa perfetta, raramente si riesce a cogliere tutta la

complessità di un concetto.

La fine del processo

Dagli indicatori alle variabili. La variabile è un concetto operativizzato: è una proprietà di

un concetto operativizzato che assume diversi stati.

Esempio

- Indicatore pratica religiosa variabile: numero di volte che una persona va a messa

in un mese

- Indicatore preghiera variabile: tempo dedicato alla preghiera

Esempio

- Concetto: classe di origine indicatore: titolo di studio del padre variabile: nessun

titolo, licenza elementare, media e qualifica professionale, diploma, laurea.

L’operativizzazione

Le variabili pensate per operativizzare un concetto possono:

- Classifica: maschio/femmina; contratto a tempo determinato/indeterminato;

musulmano/cattolico/protestante/buddista

- Ordinare: il titolo di studio

- Conteggiare

Variabili nominali (o categoriali)

Le proprietà da registrare assumono stati discreti e non ordinabili.

Stati (modalità) discreti: stati finiti, si passa da uno stato all’altro gli individui sono

• maschi o femmine; sono o musulmani o cattolici o buddisti.

Stati (modalità) non ordinabili: non è possibile stabilire un ordine, una gerarchia tra

• di essi non possiamo dire che un maschio è uno stato di genere maggiore di una

donna oppure che un musulmano ha una religione maggiore di un cattolico

Possiamo solo dire che gli stati (o modalità) possono essere uguali o diversi un maschio è

uguale d un altro maschio ma è diverso da una femmina (dal punto di vista della proprietà

genere); un cattolico è uguale ad un altro cattolico, ma è diverso da un protestante (dal

punto di vista della propria religione di appartenenza).

Variabili ordinali

Le proprietà assumono stati (modalità) discreti ordinabili. Non solo possiamo dire che gli

stati sono uguale o diversi, ma anche che uno è maggiore dell’altro (Esempio: variabile

titolo di studio, classe sociale, variabile favorevole al divorzio).

Anche i questo caso le modalità si associano a numeri preservando la sequenza, ma non

siamo ancora in presenza di variabili puramente numeriche.

Variabili Cardinali

I numeri assegnati alle modalità hanno un pieno significato numerico. Hanno le proprietà

ordinali e cardinali. (esempio: età, reddito, numero dei figli).

Si possono fare operazioni di uguale, diverso, maggiore, minore, addizione, sottrazione,

moltiplicazione, divisione.

Il conteggio si ha per proprietà discrete (stati finiti non frazionabili) numero figli, ecc.

Le variabili cardinali possono essere ricodificate in variabili ordinali e nominali.

Variabili quasi-cardinali alcuni concetti tipici delle scienze sociali sono stati trasformati in

proprietà continue per poter essere misurati e conteggiati. Opinioni, atteggiamenti e valori

sono stati operativizzati tramite la tecnica delle scale.

Lezione 8

Le relazioni tra variabili: il concetto di Causa

Il post-positivismo ha messo in evidenza che non possiamo trovare delle leggi

deterministiche causa-effetto. Le nostre ipotesi che mettono in relazione due concetti (per

esempio il reddito cambia a seconda del livello di istruzione) possono essere

“corroborate”, ma non verificate, ossia “confermare” le nostre ipotesti di relazione tra due

concetti e non portare in via definitiva che esista la relazione:

a. Si tratta di ipotizzare che due aspetti siano probabilmente in relazione e se lo

riscontriamo empiricamente abbiamo una conferma di un’ipotesi, ma non possiamo

dire che sarà sempre cosi.

b. Se riscontriamo empiricamente che al crescere del livello di istruzione cresce anche

il reddito possiamo dire che esiste una relazione causale, ma la loro covariazione

non è sempre scontata.

Un fenomeno è causato da un altro e per vedere se questa relazione causale esiste nella

realtà, devo guardare se esiste nella realtà e se esiste questa covariazione.

… Secondo Corbetta: “non possiamo mai dire sul piano empirico (lo possiamo ipotizzare

sul piano teorico) che la variazione di X produce la variazione di Y. Ma se osserviamo

empiricamente che una variazione di X è regolarmente seguita da una variazione di Y,

tenendo costanti tutte le altre possibili cause di Y, abbiamo un forte elemento empirico di

corroborazione dell’ipotesi che X sia causa di Y”.

Covariazione fra Variabili

Per corroborare un’ipotesi dobbiamo disporre di elementi empirici su tre aspetti:

1. La covariazione fra variabile indipendente e dipendente La variabile indipendente è

la CAUSA ed è X mentre la variabile dipendente è l’EFFETTO ed è Y. Covariazione:

se al variare della variabile indipendente varia insieme anche la variabile

dipendente. (Esempio: se ipotizziamo l’esistenza di un nesso causale tra

individualismo sociale e tasso di suicidi dobbiamo poter osservare che nelle società

a più alto individualismo sociale c’è anche un più alto tasso di suicidi).

2. La direzione della causalità: La variazione della variabile indipendente precede la

variazione della variabile dipendente quindi le variabili indipendenti sono quelle che

sono antecedenti rispetto alle variabili dipendenti (Esempio: Titolo di studio e

retribuzione del lavoro (reddito) è chiaro che il titolo di studio è antecedente alla

retribuzione del lavoro e quindi sarà una variabile indipendente; classe sociale e

orientamento politico è chiaro che non è possibile pensare che se si cambia

orientamento politico si cambia classe sociale, quindi la classe sociale è

antecedente (nel senso che è indipendente) l’orientamento politico)

3. Il controllo su altre possibili cause (ipotesi corroborata correttamente): per

corroborare la nostra ipotesi tra una variabile indipendente e una dipendente

dobbiamo poter escludere dalla loro variazione simultanea altre variabili che

potrebbero essere loro stesse la cause del variare della nostra variabile dipendente.

A parità di condizioni, tra X e Y esiste unn nesso causale.

Esempio di Corbetta:

ipotizziamo una relazione tra chi ha seguito maggiormente la campagna elettorale

in TV e il comportamento elettorale (voto ad A o B)

L’esposizione televisiva dipende molto da caratteristiche quali età, genere,

occupazione

Se noi osserviamo una covariazione tra numero di chi ha seguito la campagna in TV

e voto ad uno dei due candidati e non consideriamo che altre variabili condizionano

l’esposizione alla TV non osserviamo una relazione effettiva

In questo caso la relazione tra ascolto televisivo e voto è un esempio di

RELAZIONE SPURIA: la covariazione tra X e Y non deriva da un esso causale tra

loro, ma dal fatto che entrambe sono influenzate da una terza variabile Z (l’età

nell’esempio di Corbetta). È Z che provoca la variazione simultanea di X e Y.

Lezione 9

L’inchiesta campionaria: i concetti tradotti in variabili

L’inchiesta campionaria (detta SURVEY) rileva informazioni:

a) Interrogando: la variabile è introdotta da una domanda;

b) Gli stessi individui oggetto della ricerca;

c) Appartenenti ad un campione rappresentativo: riproduce in scala ridotta le

caratteristiche della popolazione oggetto di studio;

d) Mediante una procedura standardizzata di interrogazione: a tutti i soggetti vengono

poste le stesse domande nella stessa formulazione (comparabilità);

e) Allo scopo di studiare le relazioni esistenti tra le variabili: è diversa dal sondaggio

che vuole solo esplorare.

L’Inchiesta Campionaria è lo strumento di rilevazione delle nostre ipotesi (relazioni tra

concetti che poi diventano variabili), a differenza del sondaggio ha una base teorica alle

spalle. Anche il sondaggio non implica tabula rasa dell’osservatore, ma si riferisce spesso

a fenomeni da esplorare a volte anche solo contingenti. Le domande che si utilizzano

nell’inchiesta campionaria riguardano la spiegazione del fenomeno con ipotesi; il

sondaggio invece vuole verificare un fenomeno senza far riferimento ad una teoria

particolare e si raccolgono i questionario presentando poi i risultati.

Strumento di Rilevazione

Il questionario è lo strumento di rilevazione di ricerche quantitative ed è caratterizzato dal

fatto che domande e risposte sono standardizzate, cioè sono uguali per tutti.

La standardizzazione presenta domande chiuse e risposte chiuse perché la persona non

può dare una propria interpretazione.

Vantaggi:

- Chiarisce all’intervistato il quadro di riferimento

- Facilita il ricordo

- Stimola l’analisi e la riflessione

- È il modo più adeguato per intervistare grandi numeri (con domande aperte

codifiche infinite)

Svantaggi:

- Lascia fuori tutte le alternative di risposta che il ricercatore non ha previsto: a volte

ovviata con alla fine la modalità “altro” (stratagemma necessario ma non sufficiente

in quanto l’attenzione dell’intervistato è sulle prime alternative)

- Le categorie prestabilite corrono il rischio di suggerire la risposta. Agevola pseudo-

opinioni o risposte a caso.

- Uno studio esplorativo condotto con domande aperte può aiutare a scegliere in

maniera più accurata le opzioni da inserire nella domanda chiusa

Come formulare le domande

Il modo in cui la domanda è formulata può influenzare la risposta. Vi sono alcuni aspetti

rilevanti da tenere in considerazione

1. Semplicità di linguaggio: il linguaggio utilizzato deve essere adeguato alle

caratteristiche del campione studiato (se auto compilato deve essere ancora più

semplice); evitare le espressioni in gergo;

2. Lunghezza delle domande: domande concise. Domande pi lunghe sono necessarie

su questioni personali o che necessitano di un’attenta riflessione;

3. Numero delle alternative di risposta: non troppo numerose;

4. Evitare di usare definizioni ambigue: es. il suo lavoro è stabile? Non c’è un

significato univoco del concetto di stabilità;

5. Evitare parole dal forte connotato emotivo: non si devono evocare giudizi di valore e

usare frasi lunghe e meno evocative;

6. Evitare domande a risposta non univoca

7. Evitare domande tendenziose: orientano la risposta;

8. Porre se necessario domande filtro: domande atte a selezionare all’interno del

campione persone che hanno compiuto un atto o no. Se mi interessano solo quelli

che sono andati a votare, tra le prime domande al campione pongo una domanda

filtro, se non è andato non proseguo con l’intervista;

9. Porre se necessario domande condizionate;

10. Focalizzazione nel tempo: è importante specificare un periodo per evitare risposte

vaghe (perché non riescono a collocare il comportamento) o di desiderabilità

sociale;

11. Concretezza: ci sono questioni molto lontane all’intervistato che porterebbero a

risposte vaghe. La domanda deve permettere di cogliere il legame con la realtà;

12. Respons set: ad un insieme di alternative di risposta alle quali viene chiesto di

esprimersi per esempio molto d’accordo, abbastanza d’accordo, ecc. è possibile

che per mancanza di opinioni o per finire in fretta l’intervista, si risponda sempre

allo stesso modo. Si ovvia a questo problema invertendo la polarità della scala di

opinione.

Le Scale

La scala è un insieme coerente di elementi (items) che sono considerati indicatori di un

concetto generale. Sono variabili quasi cardinali.

Applicazione più frequente nella misura degli atteggiamenti (credenze di fondo): un

atteggiamento è il concetto generale, le opinioni sono gli indicatori.

Tipi di scale

a) Elementi (risposte) semanticamente autonome (ogni risposta non necessita di

essere messa in relazione con il significato delle altre)

b) Elementi a parziale autonomia semantica (ogni risposta è parzialmente autonoma

dal significato delle altre)

c) Scale auto ancoranti: due categorie estreme dotate di significato e il soggetto si

colloca in un punto.

A e B sono variabili ordinali e C è una variabile quasi-cardinale.

Lezione 10

Le più diffuse tecniche di scale a più elementi

♣ Scala di Likert (scala additiva): una serie di affermazioni per ognuna delle quali deve

dire se e in che misura è d’accordo. Ci sono delle misure per testa la coerenza

interna della scala (alfa di Cronbach da 0 a 1).

♣ Scalogramma di Guttman (scala cumulativa): una successione di elementi aventi

difficoltà crescente di modo che se ha risposto affermativamente ad una domanda

deve aver risposto affermativamente anche a quelle che la precedono nella scala di

difficoltà.

♣ Differenziale semantico: insieme di scale auto ancoranti

Affidabilità del comportamento verbale

Ci sono alcuni rischi nell’interrogazione dei soggetti legati al fatto che ciò che la gente dice

di aver fatto o che farà a volte non corrisponde all’effettivo comportamento. Questo

avviene sotto due punti di vista:

1. Desiderabilità sociale: ci sono dei comportamenti considerati socialmente positivi o

negativi. A volte si risponde in base alla valutazione sociale dei comportamenti.

2. Mancanza di opinioni: c’è una certa pressione a rispondere anche quando non si

hanno opinioni in merito ad una questione. Le risposte “non sa”, “non risponde”

possono essere percepite come una dichiarazione di minore capacità intellettiva.

Inoltre il questionario non è in grado di rilevare se le opinioni sono radicate o deboli

e volubili.

Quali tipi di domande si trovano nel questionario?

Domande relative a proprietà socio grafiche di base genere, età, luogo di nascita,

stato civile, professione

Domande relative agli atteggiamenti opinioni, motivazioni, orientamenti, sentimenti,

valutazioni, valori, giudizi

Domande relative a comportamenti azioni compiute

Sequenza delle domande

1. Mettere all’inizio domande non troppo invadenti o personali basate su fatti piuttosto

che opinioni. Questo per rassicurare e “istruire” l’intervento;

2. Domande imbarazzanti (se previste) a metà del questionario;

3. Anche le domande più impegnative (in genere opinioni) nelle parti centrali;

4. Le domande socio grafiche alla fine in quanto non necessitano di avere alta

l’attenzione.

Lezione 11

Modalità di rilevazione (interviste faccia – faccia)

Modalità molto utilizzata prima dell’avvento delle nuove tecnologie. Attualmente molto

difficile per via della crescente diffidenza della popolazione verso gli estranei.

È una modalità molto costosa poiché per esempio per 2000 casi almeno una cinquantina

di intervistatori che vanno nelle abitazioni.

Rapporto intervistatore – intervistato: l’intervistatore deve essere distaccato,ma

• anche guadagnarsi la fiducia dell’intervistato. Inoltre deve stare attento al fatto che

l’intervistato capisca le domande e che non ci siano cadute di attenzione.

Preparazione: spesso i questionari includono istruzioni pergli intervistatori. In

• genere vengono messi tra parentesi vicino alle domande. Spesso di fanno proprio

dei corsi di formazione per gli intervistatori prima della rilevazione.

Motivazione: l’intervistatore deve mostrarsi motivato a voler raccogliere le risposte

• dell’intervistatore. Non deve mostrarsi stanco o con toni di voce che mostrino

apatia.

Modalità di rilevazione (intervista telefonica)

Ormai è assistita dal computer: il questionario viene compilato sul pc CATI (Computer

Assisted Personal Interviewing). Nel caso di domande condizionate o filtro, il programma

passa direttamente alla domanda necessaria. Inoltre segnala automaticamente le

incongruenze nelle risposte.

Vantaggi:

- Rapidità della rilevazione

- Costi inferiori

- Minore resistenza a concedere l’intervista e maggiore anonimato

- Permette di raggiungere anche gli intervistati collocati alle periferie del paese

Svantaggi:

- Mancando il contatto personale è probabile che l’intervistato si senta meno

coinvolto nell’intervista

- L’intervista deve essere al massimo di 40 minuti

- La limitatezza del tempo costringe ad una semplificazione dei quesiti. Non c’è

tempo per la riflessione.

Modalità di rilevazione (questionari auto compilati)

I questionari vengono distribuiti, i soggetti li compilano e poi vengono raccolti.

A. Nel caso della rilevazione in un gruppo c’è presente l’intervistatore che chiarisce le

domande se ci sono dubbi.

B. Un altro caso è quello della restituzione vincolata: Istat censimento.

In altri casi due problemi: tasso di restituzione basso, elevata percentuale di errore di

compilazione.

Organizzazione della rilevazione

Il questionario è più completo quando:

¬ Si ha la possibilità di effettuare un’analisi esplorativa (interviste libere in genere a

osservatori privilegiati)

¬ Si effettua il Pre – test, ossia si collauda il questionario su un campione ristretto per

capire se le domande sono formulate adeguatamente e il tempo di durata dei

questionario

Dopo che il questionario è stato preparato e testato, è necessario istruire gli intervistatori

anche sulle modalità di contatto iniziale con l’intervistato. Il contatto iniziale è

fondamentale per evitare i rifiuti.

L’intervistatore deve all’intervistato:

a) Chiarire chi è il committente della ricerca

b) Quali sono gli obiettivi

c) Perché ci si sta rivolgendo proprio a lui

d) Sottolineare l’importanza della sua collaborazione

e) Garantire l’anonimato

Tipi di inchiesta campionaria

♣ Studi trasversali (cross – sectional): tra soggetti nel campione e nello stesso

momento nel tempo

♣ Studi longitudinali (panel): campioni di soggetti studiati in più momenti nel tempo

Problemi mortalità del campione; effetto apprendimento.

♣ Studi trasversali replicati: soggetti diversi ma con le stesse domande. Il campione

deve essere molto simile (disegno campionario identico) per poter comparare i dati

raccolti.

Organizzazione dei dati

Una volta raccolti i dati vengono sistematizzati in una matrice casi X variabili.

I CASI sono in riga; le VARIABILI in colonna.

Lezione 12

Matrice dati e fonti ufficiali: analisi primaria/analisi secondaria

L’analisi primaria consiste nell’elaborare una rilevazione da 0 (si deve analizzare un

fenomeno, in termini quantitativi).

L’analisi secondaria invece consiste nell’utilizzare dati già raccolti da altre fonti (il

fenomeno è stato analizzato da un punto di vista teorico ma alcuni dati sono già stati

raccolti quindi l’unica cosa da fare è analizzare questi dati che costituiscono il database).

Questo non significa che non c’è tutta la parte che abbiamo visto di inquadramento

teorico, formulazione di ipotesi/domande di ricerca, individuazione di indicatori.

Vantaggi e Svantaggi dell’analisi secondaria

Vantaggi:

- Riduzione costi e tempi

- Uso dati con grandi campioni o su popolazione

- Possibilità studio trend e comparazione internazionale

Svantaggi:

- Disponibilità dati

- Aggregazione dei dati e variabili di interesse

- Problemi derivanti da documentazione incompleta su raccolta e codifica

- Verifica qualità dei dati

La ricerca delle fonti di dati più adeguate al tipo di studio che si intende svolgere è

fondamentale.

La conoscenza delle fonti può essere un punto di partenza per la definizione

dell’oggetto di ricerca (non deve diventare un limite)

Data set e archivi

Non esiste un vero e proprio archivio centralizzato di rilevanza nazionale. L’unico tentativo

è l’Archivio dati e programmi per le scienze sociale (ADpss), ma non raccoglie reali

databases.

Sono molto importanti le indagini svolte dall’Istat:

Indagine multiscopo: dal 1987 rileva i comportamenti degli italiani in vari ambiti

(tempo libero, consumi, sanità) è un indagine trasversale replicata;

Rilevazione continua sulle forze lavoro, ogni settimana viene intervistato un

campione di famiglie è un indagine longitudinale;

Indagine sugli sbocchi professionali dei laureati: dal 1989 coorti di laureati seguiti

per 5 anni (prima rilevazione tre anni dopo la laurea, seconda dopo due anni) è

un’indagine longitudinale.

A livello europeo, sono molto rilevanti le indagini svolte dall’Eurostat:

Euro barometro: indagine su valori e atteggiamenti condotta a partire dal 1973

attualmente in più di 20 paesi è un’indagine trasversale replicata

European Household panel (ora EUSLIC), dal 1994 indagine sugli aspetti socio –

economii delle famiglie europee è un’indagine longitudinale

A livello internazionale, sono molto rilevanti le indagini svolte dall’OECD.

Fonti ufficiali

Ufficiali significa che i dati sono raccolti prevalentemente da istituzioni pubbliche legate al

governo.

Nazionali:

♣ Istituti di statistica (Istat in Italia) svolgono inchieste campionarie;

♣ Pubblicazioni di dati amministrativi

♣ Aggregazioni di dati messi a disposizione on – line

♣ Ministeri e altre istituzioni (INPS) svolgono

Lezione 13

La ricerca qualitativa (analizzare i rapporti tra gli uomini – guardare lezione 4)

1. Teoria

2. Interrogativi di ricerca (concetti orientativi)

3. Osservazione della realtà

4. Sistematizzazione e analisi dei dati raccolti

Oggetto di studio della Ricerca Qualitativa

Non sono i fatti sociali (anche le opinioni vengono trattate come fatti sociali, se ci

pensiamo con il questionario le raccogliamo come se in qualche modo fossero “date”, pre-

esistenti), ma le azioni sociali ossia i soggetti e le loro interazioni in contesti specifici.

Lo studio delle azioni dovrebbe essere condotto dalla posizione dell’attore.

Definizione del problema (o oggetto di analisi)

L’oggetto di studio va definito anche nella ricerca qualitativa. La definizione di problema

consiste nell’esplicitare i concetti (aspetti) chiave che poi devo andare ad osservare.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze del lavoro
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mirko.galante di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Colombo Sabrina.

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