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Metodologia e tecniche della ricerca sociale - Appunti

Appunti di Metodologia e tecniche della ricerca sociale con analisi dei seguenti argomenti: studio della sociologia come scienza vera e propria, muovendo dal suo periodo di massimo splendore negli anni 50 quando Mills la divide in due blocchi: teorie generali che non permettono di osservare nel pratico e ricerche empiriche approfondite, le strategie e i tipi di ricerca... Vedi di più

Esame di metodologia e tecniche della ricerca sociale docente Prof. S. Poli

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ESTRATTO DOCUMENTO

Questa modalità di questionario è una piccola violazione della privacy che fida della difficoltà di rifiutare di

gli propone l’intervista.

rispondere ad uno sconosciuto che con tono professionale

La qualità della relazione è bassissima, l’intervistato non vede l’ora di concludere e darà risposte affrettate e

un po’ superficiali.

Ciò, però, non decreta il fallimento delle interviste telefoniche; se il ricercatore è consapevole dei suoi limiti,

può avere buoni risultati riservando questo approccio a temi trattabili rapidamente vicini all’esperienza

quotidiana degli intervistati.

LE DOMANDE

La domanda mira a registrare lo stato di un caso su una data proprietà, al fine di una sua registrazione.

I “casi” sono gli oggetti di cui si occupa una ricerca, ovvero i singoli individui intervistati tramite un

questionario; le “proprietà” sono concetti riferibili ai casi loro attribuibili che possono assumere aspetti diversi,

variabili; ogni diverso aspetto che può assumere una proprietà si dice “stato” (ad es. tutti gli individui hanno

la proprietà sesso e tale proprietà può assumere due stati, femmina e maschio).

Le categorie di risposta che si pongono sotto ogni domanda chiusa non sono altro che il prodotto di

operazioni di classificazione; se alcune sono semplici da immaginare, come nel caso maschio/femmina, a

volte il ricercatore deve impegnarsi a ordinare un numero gestibile di risposte che soddisfino i requisiti

generali di ogni classificazione:

 si intende che l’elenco deve comprendere tutte le possibili esperienze e situazioni

esaustività,

ascrivibili a qualunque caso;

 mutua esclusività, si intende una condizione relativa alla necessità, per le varie categorie di risposta

di non essere di alcun caso sovrapposte sul piano logico-semantico; se così fosse, cioè se alcune

categorie si confondessero tra loro, l’intervistato non saprebbe esattamente come collocarsi.

 unicità del criterio di classificazione (fundamentum divisionis), una classificazione non può contenere

stati relativi ad una proprietà e stati di un’altra proprietà.

SCALE E TERMOMETRI

Ogni domanda di un questionario dà vita a una o più variabili che sono organizzate secondo una delle 4

scale di Stevens.

sono prive di autonomia semantica, fanno parte della c.d. famiglia delle “scale ordinali” che

Le scale Likert

consentono cioè di ordinare gerarchicamente degli oggetti (opinioni, atteggiamenti); usualmente si

presentano come un’affermazione rispetto alla quale l’intervistato deve dichiarare il grado di accordo,

scegliando tra 5 risposte di questo genere:

 molto contrario

 abbastanza contrario

 dipende

 abbastanza d’accordo

 molto d’accordo

alle quali si dovrà aggiungere “non risponde”. che conferiscono all’intervistato la possibilità di

In diversi casi è preferibile utilizzare scale auto-ancorate

assegnare un valore numerico alle proprie risposte secondo una scala da 0/1 a 10 ovvero secondo la

versione del feeling thermometer che si presenta come un vero termometro per la misurazione della

temperatura, con gradazione da 0 a 100 gradi ed intervalli di 5 gradi.

È disegnato su un pannello, e a destra e a sinistra della colonnina di mercurio vi sono righe, corrispondenti

alla gradazione, dove l’intervistato collocherà dei cartoncini, ciascuno dei quali reca impresso il nome di un

elemento.

L’indicazione operativa è di collocare le temperature fredde gli elementi rispetto ai quali che risponde è in

disaccordo, e verso le temperature calde quelli desiderabili,ecc.

Un vantaggio del termometro rispetto alla scala Likert è che consente di mettere in relazione oggetti diversi.

Un problema tipico dei termometri consiste nella sistematica collocazione degli oggetti, da parte degli

intervistati, sempre nelle zone calde o nelle zone fredde del termometro.

In questi casi occorre deflazionare il termometro sottraendo, ad ogni punteggio espresso per ogni singolo

oggetto da ogni intervistato, il valore medio ottenuto ad ogni termometro .

Se non si volesse intervenire con un deflazionamento si può costruire il termometro in modo diverso: un

metodo è quello di costruire il termometro con n intervalli, dove n= numero di oggetti da collocare;

l’indicazione per l’intervistato è di collocare ogni oggetto in un diverso intervallo del termometro, in modo che

ogni grado sia affiancatola un solo cartellino, e che tutti i gradi siano occupati.

In questo modo chi risponde è obbligato ad una riflessione gerarchica (che è lo scopo dei termometri);

questo tipo di termometro viene definito da Marradi “con vincoli di ordinalità”.

La scala Bogardus si prefigge di ordinare lungo un continuum affermazioni dotate di autonomia semantica,

capaci di riprodurre in modo più efficace gli atteggiamenti degli intervistati.

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Ad una domanda-stimolo vengono in tal caso proposte risposte ordinate in modo tale che la scelta di una di

queste comporti il rifiuto delle successive.

si propone di assicurare la scalabilità dell’ordinamento proposto: questo è possibile

La scala Guttman

svolgendo una serie di interviste in cui ognuna delle sette possibili risposte sia tradotta in una domanda con

due sole possibilità di risposta valutando poi se le distribuzioni dei “si” e dei “no” siano tali da confermare o

meno l’ordinamento effettuato.

Ciò consente la costruzione di un indicatore di validità della scala, detto coefficiente di riproducibilità, che

mette a raffronto il numero di risposte incongruenti.

VIGNETTE E STORIELLE

Lo scopo della vignetta è far riflettere l’interlocutore e consentirgli un’ampia ed articolata espressione del suo

pensiero, e richiede quindi sempre un registratore.

Le storielle hanno scopi ed utilizzi simili, vengono redatte sulla base di materiali vivi (cronache giornalistiche,

fatti sperimentati, ecc.) per creare un contesto verosimile e prossimo all’esperienza dei soggetti intervistati,

dove si muovono personaggi che creano una situazione sulla quale l’interlocutore dovrà esprimersi.

CRITERI PER DECIDERE L’INSERIMENTO DI ITEM

è un criterio guida per tutta la ricerca, da essa dipendono la validità e l’attendibilità

La rilevanza ovvero

l’attenzione agli intervistati, alla loro esperienza di vita che poniamo al centro della ricerca.

La ricerca inizia dalla concettualizzazione e quindi con la scelta dei concetti da porre al centro del lavoro,

con la conseguente selezione degli indicatori e con la finale decisione delle indicazioni operative.

Un criterio tecnico per decidere l’inserimento di item è la previsione dell’elaborazione: per ogni item che il

ricercatore inserisce deve già esserci una chiara capacità di elaborazione.

Il principale item di ogni questionario sono le domande analizzate secondo il grado di direttività (domande

chiuse o aperte).

I tipi di domanda si distinguono secondo la loro strutturazione:

 domande strutturate o chiuse, il ricercatore ha già previsto la lista delle possibili risposte tra le quali

l’intervistato deve scegliere quella più vicina al suo pensiero.

L’utilizzo di queste domande è preferibile quando non serve una grande profondità di indagine,

di gestione dell’intervista ed i questionari sono

quando non si hanno rassicurazioni sulla qualità

autoamministrativi.

 domande semistrutturate o parzialmente chiuse, sono come le precedenti ma è presente una

risposta formulata in questo modo. “altra risposta (specificare…..)”.

 domande non strutturate o aperte, la domanda non è seguita da suggerimenti di risposta, ma solo da

uno spazio libero per esprimere il proprio pensiero.

È preferito l’utilizzo di questo tipo di domande quando è necessario andare in profondità nei vissuti

dell’intervistato, oppure quando si ha la possibilità di realizzare l’intervista in un rapporto diretto 1-1

gestito da intervistatori esperti.

La domanda a risposta multipla crea problemi di codifica ed elaborazione dei dati, perché a questi fini

occorrerà trattare ogni risposta come un item a se stante codificato si/no.

Le diverse risposte avranno lo stesso valore e questa è una forzatura che deprime l’informazione.

Un modo per impostare questo tipo di domande prevede la gerarchizzazione delle risposte, cioè si chiede

all’intervistato di ordinare le risposte a seconda della preferenza e nella domanda sarà anche indicato il

numero massimo di risposte consentite.

Le domande introduttive sono prime domande di carattere generale in relazione col tema principale della

ricerca.

Le domande filtro servono per filtrare i vari intervistati e selezionarli a seconda di determinate proprietà allo

scopo di sottoporli poi a domande specifiche differenziate.

Queste tipo di domande sono utili quando il ricercatore prefigura una tipologia di intervistati e dedica intere

parti di questionario a ciascun tipo, come nel caso di una ricerca su un campione multietnico.

servono per stimolare l’intervistato a chiarire il suo pensiero, spiegare una risposta

Le domande sonda

oscura, incitare a sviluppare un argomento.

è l’equivalente termine inglese, si tratta di domande secondarie, realizzate spesso ad hoc

Probe

dall’intervistatore stesso per spronare l’intervistato in seguito all’inefficacia della domanda principale.

Lo scopo di ogni probe è quello di trasformare una risposta inadeguata in una che soddisfi gli obiettivi

dell’intervista.

Devono essere indicati, in parte, nel questionario e gli intervistatori devono conoscere l’opportunità di

utilizzare dei probe.

Vi sono molti tipi di probe che l’intervistatore può mettere in atto:

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 brevi affermazioni di comprensione ed interessamento, usate per sostenere il flusso del discorso

dell’intervistato;

 pause;

 frasi neutre che rilanciano la domanda;

 riepiloghi;

 domande suppletive adatte alle circostanze;

 riformulazione della domanda in altri termini.

Nella domanda sonda l’intervistatore cerca di accattivarsi la simpatia dell’interlocutore, esiste anche, però,

l’eventualità di voler provocare reazioni più accentuate per farlo uscire da una situazione difensiva

collaborativi, si parla allora di “sonda antagonista”.

scarsamente

Le domande ad imbuto sono un gruppo di domande concatenate in sequenza logica sullo stesso argomento,

formulate le prime in modo generale ed in forma aperta, e le successive via via più mirate all’oggetto

specifico di analisi, generalmente in forma chiusa.

Alcuni le abbinano a domande filtro per accattivarsi la disponibilità dell’intervistato; altri, invece, le usano a

fianco dei probe per meglio condurre quella che Philips chiama “analisi dei motivi”: le prime domande

generali consentirebbero di richiamare alla mente il quadro di riferimento, e le successive domande

specifiche fornirebbero i dati su cui si concentra l’interesse dell’intervistatore senza pericoli di

multidimensionalità.

può usare un “imbuto capovolto”, formulando cioè una successione di domande specifiche

In alcuni casi si

su temi circoscritti in modo da far concentrare l’intervistato su argomenti prossimi alla sua esperienza, per

poi concludere con una domanda più generale, riassuntiva, che colga la problematica che interessa il

ricercatore. sono presentate all’interno di una strategia volta a cogliere in fallo l’intervistato: due

Le domande di controllo l’accento su due

o più domande che si riferiscono allo stesso concetto devono necessariamente mettere

aspetti diversi del concetto (ad es. si potrebbe chiedere “bisogna legalizzare l’aborto” in un certo punto del

questionario e “l’aborto non dovrebbe essere legalizzato” in un punto successivo).

una conferma empirica, il ricercatore vuole un’informazione

Le domande di verifica sono volte a realizzare

precisa sul comportamento dell’intervistato e non semplicemente una sua opinione in merito.

Le domande rivolte agli intervistatori sono domande rivolte a chi intervista collocate in fondo al questionario

e spesso sono da compilare dopo l’intervista, all’insaputa dell’interlocutore.

Possono avere diverse funzioni: verificare l’andamento dell’intervista, la disponibilità dell’intervistato,

eventuali interferenze, ecc.

Le domande false nascondono affermazioni caricate di valenze ideologiche, proposte per diffondere un

messaggio.

Le domande viziate sono una versione più moderata delle precedenti in quanto non vi è un chiaro

messaggio orientativo, ma la formulazione tende a indurre l’intervistato a rispondere in una determinata

maniera (ad es. la maggior parte dei medici americani ritiene che il fumo sia dannoso, lei è d’accordo?…è

evidente che la premessa relativa al parere della “maggior parte” di un gruppo socialmente riconosciuto di

esperti tende ad orientare la risposta).

Se il ricercatore, per introdurre una domanda, ritiene di doverla contestualizzare, deve stare attento a porre

un contesto neutrale nel quale l’intervistato possa riconoscersi qualunque sia il suo parere; questo tipo di

prende il nome di “doppio utilizzabile solo all’interno di domande esplicite

formulazione livello dichiarativo”,

(lei cosa ne pensa?) e solo nella forma di equa e neutrale distribuzione delle opinioni.

Le domande relative a questioni imbarazzanti e delicate (come sesso, politica, ecc) devono essere formulate

in modo da consentire all’intervistato di non sentirsi giudicato (si parla di “reazione all’oggetto”) e

probabilmente il modo migliore per affrontare temi di questo tipo è costruire grappoli di domande di livello

diverso di astrazione per accompagnare l’intervistato verso il tema focale con passaggi graduali.

Sono distinguono 4 tecniche diverse per ottenere informazioni su questioni delicate:

 approccio casuale (le è capitato di maltrattare sua moglie?);

 approccio dei cartellini numerati (vuole scegliere tra questi cartellini il numero di quello che

corrisponde a ciò che è successo a sua moglie?);

 approccio generale (come lei sa, in questi ultimi giorni ci sono stati diversi mariti che hanno

maltrattato la propria moglie, le è capitato di maltrattare la sua?);

 approccio indiretto (conosce qualcuno che ha picchiato la propria moglie?….e lei?)

Le doppie domande presentano una formulazione lessicale sbagliata, che rinvia in realtà a due distinti

quesiti; ad es. lei è d’accordo con una politica occupazionale per donne e immigrati? (si/no).

In questo caso la risposta potrebbe essere relativa alle sole donne, ai soli immigrati o ad entrambi; ed il

ricercatore non potrebbe saperlo.

Le domande contenenti “e” sono particolarmente esposte a questo pericolo, mentre quello con “o” possono

essere adeguate soprattutto quando i due argomenti che contengono si possono considerare esclusivi (ad

es. frequenta regolarmente i servizi religiosi in chiesa o in sinagoga?).

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riguardano temi circa la felicità, l’amore o la giustizia ed occorre

Le domande astratte o di grande generalità

evitare di formularle a meno che non si adottino particolari cautele, prima fra le quali l’utilizzo di più

domande, semmai con la tecnica dell’imbuto.

presentano un duplice problema: l’affidabilità della memoria come elemento

Le domande relative al passato

non controllabile ed il filtro psicologico dei meccanismi relativi alla memoria, che tende a dare del proprio

passato una rappresentazione trasfigurata dove le incongruenze e gli episodi oscuri di ciascuno di noi

vengono ricomposti in una rappresentazione spesso più chiara.

Il problema delle domande relative al passato si pone quando l’intervistato deve recuperare alla memoria

distanti diversi anni; l’unità di tempo è un nucleo concettuale

valori, giudizi, opinioni relative a periodi

importante da definire bene in domande di questo genere.

si risolve con un’accentuazione delle risposte ritenute socialmente

La desiderabilità sociale nelle risposte

desiderabili.

Philips afferma che molte delle dichiarazioni degli intervistati possono risultare fortemente influenzate da ciò

che essi pensano sia desiderabile sul piano sociale, e propone 6 criteri guida:

 utilizzo del dobbio livello dichiarativo su questioni socialmente indesiderabili;

 equilibrio nella desiderabilità sociale della scelta;

 formulare la domanda come se la caratteristica socialmente indesiderabile sia naturalmente

presente nell’interlocutore;

 attenzione al lessico;

 se deve esprime valutazioni critiche, dargli la possibilità di esprimere un giudizio positivo in modo

che non abbia l’impressione di essere ingiusto;

 contribuire al processo di riflessione dell’intervistato con opportune tecniche e lasciargli la possibilità

di riconoscere senza difficoltà di non avere opinioni al riguardo.

Una modalità particolare di risposta è l’uso di “altro” che viene impiegato in coda ad una lista di risposte, in 3

casi:

 quando l’item si riferisce a proprietà di tipo espressivo (opinioni, atteggiamenti…);

 quando l’item si riferisce a proprietà discrete (ad es. che genere di libri preferisce scegliere?);

 quando la proprietà di tipo discreto fa parte di un insieme interamente noto, ma il ricercatore sa che

alcuni dei suoi stati raccolgono frequenze limitate, poco interessanti o tali che il ricercatore preferisce

raggruppare (ad es. in quale mese preferisce passare il principale periodo di ferie? Le possibili

risposte sono giugno, luglio, agosto, settembre, altro)

La codifica è la trasformazione dei dati della ricerca in simboli, e lo scopo del lavoro è poter immagazzinare

in modo semplice ed ordinato tali simboli per poterli più agevolmente osservare, trattare, elaborare,

commentare.

I dati della ricerca sono le risposte al questionario che nella logica di quest’ultimo devono essere ricondotte

ad una simbologia numerica che nel suo insieme andrà a costituire la matrice dei dati.

è il vocabolario del ricercatore, del codificatore e dell’operatore che imputa i dati nella matrice

Il libro codice

elettronica; in esso vi sono riportate tutte le domande con le relative risposte decise dal ricercatore ed i

relativi valori di codifica.

Tutte le scelte classificatorie sono riepilogate nel libro codice, che può avere la forma fisica di un quaderno o

di un grande foglio ripartito opportunamente.

Per quanto riguarda la pulizia dei dati, in caso di filtri o di domande concatenate, può accadere che

l’intervistato risponda in maniera contraddittoria; ad es. dopo aver risposto di essere contrario alla pena di

morte, ad una successiva domanda perché?, qualcuno potrebbe rispondere perché bisogna liberarsi una

volta per sempre di pericolosi criminali.

In un caso come questo è ovvio che l’intervistato ha compiuto un errore che ci impone di rassegnarci alla

perdita della risposta codificando NR. 12

CAP 6 L’INTERVISTA

LA RELAZIONE INDIVIDUALE:

L’intervista è uno strumento che consente la raccolta di informazioni direttamente dall’oggetto di indagine; in

quanto tale attiva un processo di interazione fra due soggetti, intervistatore e intervistato, quest’ultimo

fornisce determinate risposte in parte su schemi programmati, in parte libere, da cui il ricercatore trae le

informazioni necessarie per la sua ricerca.

Questo tipo di interazione si configura come un rapporto di tipo secondario, ossia determinato da

un’interazione funzionale e strumentale rispetto ad uno scopo preciso (la realizzazione dell’intervista), con

un coinvolgimento personale solo con riferimento all’oggetto dell’intervista e con un livello di conoscenza tra

gli interlocutori superficiale.

Le parole chiave che aiutano a capire cosa implichi il ricorso all’intervista come strumento di ricerca sono:

 contatto personale tra l’intervistatore che domanda e l’intervistato che risponde.

 dialogo e interazione; in quest’ultima i due soggetti ricoprono ruoli centrali: l’intervistatore

 processo di comunicazione verbale.

Lo scopo dell’intervista è quello di esplorare il mondo della vita quotidiana, utilizzando strumenti con un

elevato grado di libertà nella gestione dell’interazione.

L’intervista è uno strumento di interpretazione e comprensione di comportamenti e atteggiamenti sociali,

quello che per Ricoeur è l’arco ermeneutico, ossia l’articolazione di spiegazione e comprensione.

La prima peculiarità dell’intervista è la concessa all’intervistatore

flessibilità nel rilevare le informazioni, con

libertà di aggiungere domande supplementari o di cambiarne l’ordine nel caso della traccia di intervista

semistrutturata, per far si che l’intervistato possa esprimere al meglio e nel modo migliore il suo pensiero.

Un altro aspetto è dato dal tasso di risposta che è fisiologicamente maggiore nelle situazioni di intervista non

strutturata.

Un ulteriore vantaggio nell’uso di questo strumento è la spontaneità, che permette di far emergere con

maggiore facilità risposte spontanee.

Sul versante dei punti di debolezza, il ricorso all’intervista pone in modo centrale la gestione delle risorse

umane.

Aspetto correlato alla qualità e competenza delle risorse umane nel processo di ricerca è l’influenza che

l’intervistatore può esercitare nei confronti degli intervistati.

Un ultimo punto riguarda la restituzione dei dati: la loro gestione avviene ex post ed è lasciata alla capacità

di lettura oggettiva e imparziale del ricercatore, in assenza di un possibile confronto diretto con gli intervistati.

Il primo requisito importante per ottenere dei buoni risultati da un intervista risiede in un’elevata capacità

professionale dell’equipe di ricerca e in una forte sensibilità da parte degli intervistatori a comprendere con

e precisione il livello di disponibilità e di apertura all’interazione da parte dei rispondenti.

rapidità

Su questi primi aspetti occorre far leva per permettere agli intervistati di superare la percezione della

situazione intervista come test di intelligenza o di preparazione su di un argomento e non come momento di

scambio di informazioni. (storie raccontate direttamente durante l’intervista) e life-histories

Le storie di vita si distinguono in life-stories

(storie costruite utilizzando anche altri materiali).

Esse vengono prevalentemente utilizzate per ricostruire l’evoluzione delle problematiche che più hanno

interessato società diverse in diversi momenti o epoche; possono essere raccolte per individuare aspetti

oggettivi del mondo sociale, aspetti socio-strutturali e per ricavare delle testimonianze su aspetti disparati.

Il ricorso alle storie di vita consente all’intervistato un ulteriore grado di libertà nelle modalità di espressione e

di riproduzione della propria vita, quindi di partecipazione alla produzione del dato.

La storia di vita è un insieme organizzato in forma cronologica-narrativa, esclusivo o integrato con altre fonti,

di eventi, esperienze; è la storia che una persona sceglie di raccontare circa la vita che ha vissuto; il

racconto di vita è una forma particolare di intervista che si potrebbe definire intervista narrativa.

Le storie di vita (punti di forza):

 aiutano a comprendere e a spiegare contemporaneamente;

 consentono di trovare una soluzione comunicativa tra ricercatore e oggetto della ricerca;

 permettono di entrare nel mutamento sociale dall’interno e trovare un equilibrio tra micro e macro;

 considerano la dimensione temporale;

 assegnano un forte ruolo alla soggettività come variabile intrinseca delle storie di vita.

Per quanto riguarda i punti di debolezza, ovvero gli accorgimenti da adottare per evitare distorsioni o cadute

di significatività delle informazioni rilevate, è necessario lasciare spazio riflessivo a chi si racconta;

l’interferenza del ricercatore che può avvenire in più fasi deve essere controllata.

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Il ricercatore, per stabilire quando può cessare la fase di raccolta dei dati, può servirsi di 2 criteri:

1. il primo è dato dalla varietà degli aspetti collettivi che deve studiare, più sono e più

numerose dovranno essere le storie da raccogliere.

2. il secondo è il principio della saturazione, esso consiste nel considerare, come indicatore di

sufficienza numerica delle storie raccolte, la mancanza di particolari o di informazioni nuove

proposte dagli intervistati.

I testimoni qualificati possono essere considerati mediatori e interpreti nella relazione tra osservati e

ricercatore.

I testimoni chiave vanno intesi come persone, chiamate generalmente in causa nella fase preliminare di una

ricerca, in quanto detentori di informazioni su certi argomenti.

Le caratteristiche necessarie perché si possa parlare di testimone qualificato sono:

 posizione o ruolo all’interno della comunità di appartenenza;

 conoscenza dettagliata dell’argomento trattato;

 disponibilità a cooperare;

 capacità dialettica;

 imparzialità.

Una volta stabilita la necessità di ricorrere a testimoni qualificati, si pone il problema di come selezionarli: la

comunità scientifica concorda sull’uso di 2 tecniche: la prima consiste nel far scegliere ad esperti i nominativi

qualificati; la seconda nell’applicare la tecnica detta “a valanga” che consiste nel partire con un

dei testimoni

primo gruppo di testimoni che a loro volta forniscono altri nomi di soggetti da contattare, i quali dovranno poi

fare altrettanto. effettuare l’intervista a testimoni qualificati è l’ufficio o l’abitazione degli stessi; sono da

La sede migliore per

evitare altre situazioni che non diano al testimone qualificato la sensazione di giocare in casa propria.

CAP 7

FOCUS GRUP E TECNICHE DI GRUPPO

L’intervista di gruppo è uno strumento tecnico che porta ad un processo conoscitivo interpersonale; a

questo proposito Spaltro distingue tra:

 intervista in gruppo, che si riferisce alle interviste di coppia e cioè alle interviste individuali effettuate

nello stesso tempo e luogo e dallo stesso intervistatore;

 si tratta di un’intervista in cui lo strumento è rappresentato dalle situazioni di

intervista di gruppo,

gruppo globalmente intese e cioè dall’insieme dei ruoli e delle dinamiche che l’interazione genera e

che condizionano la produzione del dato.

Si individuano 4 tecniche di gruppo:

è un’intervista rivolta ad un gruppo omogeneo di persone per approfondire un tema o

il focus group

particolari aspetti di un argomento.

Si svolge come un’intervista di gruppo guidata da un moderatore il cui compito è quello di:

 regolare tempi e dinamiche;

 favorire un buon clima perché tutti siano facilitati a partecipare;

 mantenere la leaderschip del gruppo, assicurando il controllo di personalità dominanti;

 proporre degli stimoli, di tipo verbale o visivo, ai partecipanti dalle cui risposte scaturisce la

discussione.

Quest’ultima ha una durata di circa 90 minuti, possono capitare focus interminabili o molto brevi; il numero

dell’argomento.

minimo consigliabile è di 3 focus, ma ciò è relativo alla complessità

Il focus è composto da 6-10 persone ma può variare da 4 a 12; il numero è condizionato da 2 fattori: deve

essere necessariamente piccolo perché tutti possano parlare e sufficientemente ampio da permettere di

diversificare le percezioni.

I partecipanti sono scelti dal punto di vista delle loro caratteristiche che devono essere rispondenti agli

obiettivi del focus e quindi devono essere in grado di interagire in modo efficace o comunque non

unicamente conflittuale.

La partecipazione deve essere volontaria e le variabili più significative per la costruzione dei gruppi sono

generalmente l’età ed il titolo di studio (quest’ultima in particolare perché potrebbe creare inibizioni verso il

basso); anche il genere può rappresentare una variabile ma raramente si scindono i gruppi in base a ciò.

Un problema rilevante è quello del reclutamento in quanto le persone non hanno il tempo di partecipare

oppure risulta difficile conciliare le esigenze di tutto il gruppo.

I focus group on line si differenziano da quello tradizionale (face to face) per il fatto che la discussione tra i

partecipanti avviene tramite un’interfaccia web di tipo chat.

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Essi possono essere condotti in 2 modi:

 sincrono, prevede che i partecipanti prendano parte alla discussione nello stesso momento dalle

loro postazioni (possono essere utilizzate chat room o chat messanger);

 non prevede la contemporaneità della partecipazione ma l’interazione si basa su

asincrono,

modalità di scambio come i forum o l’email (pertanto prevede la partecipazione anche di persone

impegnate o lontane territorialmente).

Lo svantaggio di questi tipi di focus è legato alla scrittura che rendendo necessarie risposte sintetiche fa

abbassare il livello e l’intensità del dialogo.

Il nominal group technique indica un processo di aggregazione di individui messi assieme con uno

specifico obiettivo conoscitivo o decisionale; si tratta di una discussione di gruppo in cui l’interazione è

strutturata in 2 fasi: nella prima viene chiesto ai partecipanti di rispondere a delle domande per iscritto o in

forma anonima; nella seconda, dopo che il conduttore del gruppo avrà dato lettura dei loro interventi,

potranno reagire verbalmente alle cose che hanno scritto sia dichiarando la propria identità rispetto ai

contenuti che emergono sia rimanendo anonimi.

Il delphi i partecipanti non sono compresenti fisicamente ma la loro interazione è guidata da un equipe di

ricerca che raccoglie e distilla informazioni dal patrimonio conoscitivo del gruppo, attraverso una serie di

questionari intervallati da feedback di verifica sulle opinioni espresse.

In pratica l’equipe di ricerca formula un primo questionario che verrà inviato ai diversi partecipanti; le risposte

e le annotazioni vengono sintetizzate e rese comuni a tutti i partecipanti, che possono dunque conoscere

l’opinione degli altri ma in forma aggregata.

Il brainstorming è il nome dato ad un gruppo di persone che vengono messe in contatto per generare

nuove idee intorno ad una zona specifica di interesse.

CAP 8

UN’ALTRA FAMIGLIA

L’approccio etnometodologico permette di cogliere la logica di azioni e le configurazioni dei rapporti sociali

nel loro sviluppo storico.

Obiettivo conoscitivo dell’etnosociologia è quello di esaminare come le persone attribuiscono un senso a ciò

che accade mediante processi interpretativi.

La prospettiva etnosociologica parte dal presupposto che lo studio vada fatto sul campo e che i fenomeni

ideologici e culturali collettivi facciano comunque parte di una realtà oggettiva, ossia percepita come tale dal

ricercatore.

Lo scopo è quello di studiare un frammento della realtà e di comprendere come si evolve e si trasforma

proponendone un’interpretazione; di solito il ricercatore si avvale anche di interrogazioni dei soggetti.

All’opposto delle ricerche condotte senza un interlocutore diretto stanno tecniche come l’osservazione non

partecipante, in cui l’assenza d’interrogazione deriva dal fatto che il ricercatore reputa di conoscere a

sufficienza il mondo dei soggetti studiati da attribuirsi la facoltà di poter procedere ad imputazioni di senso

delle loro azioni senza interpellarli.

Ci sono anche casi in cui l’assenza di interazione deriva dal fatto che il ricercatore utilizza dati già rilevati da

altri.

L’INDAGINE SUL CAMPO a meno standardizzati è connotato sull’ascolto; nel trattare

Il passaggio da strumenti più standardizzati

dell’approccio etnografico si arriva a parlare di sguardo, connesso all’esigenza della partecipazione diretta

del sociologo con la realtà che si vuole studiare.

L’etnografia può essere considera come un metodo di ricerca, cioè come strategia di ricerca globale e

approccio per studiare un fenomeno.

In quanto metodo si compone di:

 modalità cognitive prevalenti

 teoria della conoscenza

 gamma di soluzioni per affrontare i problemi di ricerca

 sequenza sistematica di passi procedurali

Essa segue un approccio vicino a quello della Grounded theory in quanto prima cerca le regolarità

osservabili e poi le definisce.

Gli strumenti utilizzati dagli etnometodologici sono:

 analisi della conversazione

 non verbale

studio dell’interazione

 osservazione partecipante e non 15

il ricorso all’etnometodologia è utile quando è centrale analizzare anche il comportamento non verbale e

consente di realizzare studi prolungati nel tempo, senza bloccare l’analisi ad un certo momento.

L’etnografia è un insieme di strumenti costruiti per raccogliere dati direttamente sul campo; per fare ciò i

ricercatori vivono con le persone del gruppo sociale oggetto di rilevazione.

Le fasi che contraddistinguono il processo di ricerca etnografica sono:

1. identificazione e analisi del problema

2. analisi materiali esistenti

3. formulazione ipotesi

4. scelta dei metodi e delle tecniche di indagine

5. accesso

6. strumenti (osservazione/intervista) per la raccolta dati

7. resoconto etnografico (sistematizzazione delle informazioni e arricchimento con note)

Tale ricerca comporta dei vantaggi che sono:

 raccogliere i dati nell’ambiente naturale senza che venga modificato

 giungere ad una conoscenza profonda e completa della comunità in oggetto con l’utilizzo di

più metodi e tecniche

 il lungo periodo di permanenza consente di distinguere i comportamenti abituali da quelli

inusuali

La Grounded Theory è una proposta metodologica formulata nel 1967 da Glaser e Strass.

L’obiettivo principale di questi approccio è quello di formulare proposizioni teoriche ad un livello sempre

maggiore di astrazione; in altri termini, tende a ricavare una teoria dalle informazioni raccolte con la discesa

sul campo.

 si occupa di studiare empiricamente l’agire sociale (per la sua comprensione occorre sia la

motivazione personale dell’attore sociale, sia l’orientamento datogli in base ad atteggiamenti di altre

persone, in riferimento alle quali è definibile come sociale.)

 il percorso di costruzione è lineare

 la teoria si sviluppa a partire da dati concreti e non da ipotesi o teorie preesistenti

 vi è l’immersione dello studioso nel contesto in esame, con un elevato grado di coinvolgimento nelle

interrelazioni con gli attori sociali

il percorso di ricerca consiste in:

 raccolta info

 trasformazione delle info in concetti

 codificazione in categorie e sottocategorie

 scomposizione dei dati

 ulteriore classificazione in categorie e concetti più astratti

 integrazione delle categorie

 ricomposizione dei dati frammentati

 teoria e interesse cognitivo; oggetto dell’osservazione sono

Osservare significa guardare con attenzione

soprattutto le informazioni che riguardano i comportamenti non verbali e l’attività comportamentale colta nel

suo fluire (cioè non interessa tanto il risultato ma il processo necessario a raggiungerlo).

L’obiettivo è quindi quello di descrivere e comprendere un problema, un comportamento che difficilmente

potrebbe essere esplicitato verbalmente dai soggetti interessati.

L’osservazione ha bisogno di un apparato metodologico rigoroso, in primo luogo nella definizione del cosa

guardare e l’ambiente in cui si realizza l’osservazione che può essere naturale o artificiale: l’osservazione

naturale è un metodo non reattivo perché il ricercatore è nascosto dietro uno specchio unidirezionale e non

una relazione con i soggetti osservati; l’osservazione

instaura, quindi, artificiale in laboratorio permette di

controllare molte variabili estranee che influenzano i comportamenti e di conseguenza i risultati.

Una delle più importanti scelte che deve compiere il ricercatore è decidere se partecipare o non nelle diverse

modalità; e si distingue tra:

 osservazione non partecipante -> il ricercatore, la cui presenza è ignorata dai soggetti osservati,

deve rimanere nascosto, per cui solitamente utilizza nel suo lavoro registratori, video camere;

 osservazione partecipante coperta -> il ricercatore, dopo essere riuscito a farsi accettare come

membro del gruppo, prende parte abitualmente alle attività individuali dei soggetti studiati senza

rivelare la propria identità ed il proprio scopo ad alcuno;

 osservazione partecipante scoperta -> il ricercatore partecipa alla vita della comunità o gruppo in

studio rendendo esplicito il proprio scopo e ruolo di studioso a tutti i suoi membri o solo ad una parte.

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Moses

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Appunti di Metodologia e tecniche della ricerca sociale con analisi dei seguenti argomenti: studio della sociologia come scienza vera e propria, muovendo dal suo periodo di massimo splendore negli anni 50 quando Mills la divide in due blocchi: teorie generali che non permettono di osservare nel pratico e ricerche empiriche approfondite, le strategie e i tipi di ricerca sociale, il linguaggio della ricerca, il campionamento, l'uso del questionario, l'intervista come relazione individuale, e il focus group per finire con l'elaborazione dei dati finali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in servizio sociale
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di metodologia e tecniche della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Poli Stefano.

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