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Cap 1: La sociologia come scienza

La sociologia è una scienza empirica; leggendo la produzione contemporanea si può notare che chi propone interpretazioni sociologiche del mondo quasi mai si preoccupa di dimostrare che esse hanno un fondamento empirico, ricavato in modo scientifico. La sociologia nasce dalla duplice esigenza di capire il mondo e di cambiarlo; nasce quindi con un duplice vincolo:

  • Di costruire una forma scientifica, ossia empiricamente fondata, di comprensione della società diversa da quella religiosa, ideologica o filosofica;
  • Di essere utilizzabile per migliorare la società fondando l’ordine sociale sulla conoscenza scientifica.

I fatti sono dunque alla base sia della comprensione del mondo sociale, sia della possibilità di intervenire su di esso in modo razionale ossia progettando intenzionalmente i cambiamenti. Lo scienziato sociale ha il compito di cogliere nel mondo sociale, gli elementi strutturali che spiegano il presente e determinano il futuro, indicando all’umanità la giusta direzione di marcia.

Nel periodo di massimo splendore della sociologia americana (fine anni ’50), Mills denunciò che la sociologia del suo tempo sembrava dividersi in due blocchi:

  • Da un lato, teorie generali da non permettere di scendere al livello dell’osservazione e da non fornire quindi strumenti adeguati alla comprensione della vita quotidiana delle persone;
  • Dall’altro lato, ricerche empiriche rigorose e accurate ma incapaci di estendere ad un ambito più generale le spiegazioni di problemi o fenomeni meno circoscritti.

Teoria e empirismo

Egli sviluppò la critica della Grande Teorizzazione Astratto. Quello che tuttora manca, o è gravemente lacunoso, è la sequenza dei passaggi che conducono, per un verso, dall’osservazione empirica alla formulazione di interpretazioni del mondo più ampie e generali e, per l’altro, dall’enunciazione di teorie generali ad un programma di osservazioni empiriche capaci di conformarle o invalidarle. In entrambi i casi, il percorso da teoria generale a singole osservazioni empiriche deve essere almeno abbozzato e praticabile da chi voglia avventurarvisi. È questo il terreno sul quale si sviluppa il lavoro metodologico.

La differenza tra conoscenza di senso comune e conoscenza scientifica risiede quindi nell’esercizio sistematico e non episodico della riflessione critica e nel rigore metodologico. Si può affermare che la scienza nasce come modo diverso di produrre conoscenza piuttosto che come conoscenza diversa rispetto a quella proposta dalla tradizione o dalla religione.

Il rigore metodologico implica la presenza delle caratteristiche irrinunciabili del metodo scientifico: pubblicità delle regole che lo governano e delle procedure seguite, che a sua volta permette la controllabilità e ripetibilità delle ricerche e dunque la validazione dei loro risultati; questo fa sì che anche gli studiosi che non condividono le premesse cognitive o le opzioni metodologiche di un ricercatore siano comunque in grado, seguendo le sue stesse procedure, di ottenere gli stessi risultati.

I requisiti della conoscenza si riducono, in sostanza, a due: trasparenza e adeguatezza del procedimento. Si tratta di requisiti che vanno considerati come un obiettivo tendenziale in quanto esistono molte zone opache nella ricerca sociale, in cui non si può sostenere che vigano i principi di trasparenza e ripetibilità. In primo luogo, il concetto di comunità scientifica è molto più virtuale che reale; è possibile che qualcuno osservi che un campione non è adeguatamente rappresentativo o che certi quesiti di un questionario sono formulati in modo poco corretto.

In campo sociale non esiste una soluzione di continuità tra il senso comune e il sapere scientifico. Le persone che sono costanti produttrici e utilizzatrici di interpretazioni della realtà in cui vivono, inseriscono costantemente le nuove interpretazioni nel corpo delle conoscenze che guidano la loro azione.

La novità consiste nel fatto che nella società c.d. post moderna o globalizzata, i comportamenti delle persone sono sempre meno prevedibili a partire dalla loro appartenenza a categorie sociali predefinite o dalla loro adesione a visioni del mondo totalizzanti. La metodologia della ricerca sociale non può essere studiata senza tener conto della parallela evoluzione della società che si intende studiare.

La produzione della spiegazione sociologica

La spiegazione sociologica riguarda azioni dotate di senso e influenzate dalle relazioni che gli attori intrattengono con altri attori sociali; quindi deve proporre relazioni di causazione adeguata al livello dei singoli attori, oltre che al livello degli aggregati cui sono riconducibili. Weber sottolinea la necessità di unire l’intendere con l’uniformità esplicativo statistica per costruire delle leggi sociologiche, in quanto le uniformità statistiche corrispondono all’agire sociale (cioè costituiscono azioni intelligibili) e quindi regole sociologiche.

In altri termini non basta riscontrare l’esistenza di generalizzazioni del tipo “quando accade A molto spesso si registra B” oppure “A è sempre seguito da B”; questa regolarità per diventare tale deve essere accompagnata da un “perché” convincente dal punto di vista del singolo attore sociale. Questo “perché” è costituito dall’intelligibilità dell’azione da parte dell’osservatore, attraverso la comprensione diretta o esplicativa.

La prima si ha nel caso di piena condivisione tra osservatore e osservato della situazione e della cultura che la descrive; la seconda si ha quando l’azione non risulta immediatamente intelligibile all’osservatore, in tal caso scatta il c.d. intendere esplicativo che permette all’osservatore di ricostruire l’intenzionalità e dunque l’intelligibilità.

Questo procedimento che chiama in causa la visione del mondo del soggetto osservato, risulta tipico delle scienze umane perché quelle della natura non possono assegnare intenzionalità ai loro oggetti e quindi la causazione adeguata viene ricercata all’esterno degli oggetti della conoscenza che restano privi della possibilità di interloquire con l’osservatore.

Causazione sociale

La relazione di tipo causale tra due fenomeni è un’imputazione che l’osservatore opera nei confronti della realtà osservata facendo ricorso al concetto di causa. Qualsiasi sequenza causale rinvia ad un’ulteriore infinita sequenza di connessioni causali senza che si possa trovare alcuna chiusura naturale a questa sequenza.

Il pensiero causale rinvia ad una scorciatoia cognitiva rappresentata dalla ricerca di leggi, cioè di modi sintetici attraverso i quali rappresentare le regolarità empiriche osservate e quelle che ci si aspetta di osservare. Weber si chiede quali siano le caratteristiche specifiche delle leggi sociologiche affermando che rappresentano possibilità tipiche, confermate dall’osservazione, di un certo corso dell’agire sociale che è possibili attendersi in base alla presenza di determinati fenomeni.

Il nodo è costituito dal concetto di tipico, ossia di comune a più persone; infetti il problema centrale è costituito dalla costruzione di una scienza sociale esplicativa e non solo descrittiva. Per Weber esistono tre modi di comprensione della realtà sociale:

  • L’agire del singolo soggetto che rappresenta l’oggetto delle osservazioni del sociologo;
  • Il tipo sociologico, frutto di un’aggregazione di casi singoli ottenuta avvalendosi di categorie tratte dal tipo puro, ossia di categorie di carattere più generale che hanno permesso di leggere quelle caratteristiche comuni (tra loro e con il tipo ideale) che consentono di produrre delle leggi sociologiche;
  • Il tipo ideale o puro, che costituisce il frutto di un’operazione di astrazione che guida l’attività classificatoria della realtà (è totalmente astratto ed è il risultato di un processo mentale).

Le leggi sociologiche sono doppiamente vincolanti:

  • Il primo vincolo riguarda l’ambito spaziale entro il quale potrà essere loro assegnata validità, si tratta infatti di leggi che utilizzano concetti storicamente determinati che non possono quindi riferirsi ad ogni tipo di società;
  • Il secondo vincolo riguarda il grado di cogenza di tali leggi, proprio perché tali leggi sono formulate in riferimento all’agire sociologico medio, in breve a quella parte di agire individuale che è spiegabile socialmente, ne rimarrà sempre un’altra parte spiegabile solo in riferimento a caratteristiche individuali.

In altre parole, non tutti si comporteranno nello stesso identico modo ma ci sarà un modo prevalente di comportamento riconducibile al fatto che i soggetti che lo praticano posseggano le caratteristiche poste in premessa.

Competenza pratica e competenza simbolica

La sociologia ha proposto la distinzione tra competenza pratica e competenza simbolica del soggetto agente, trattata da vari autori con diverse sfumature:

  • Per Giddens la coscienza pratica caratterizza l’attore sociale competente che sa come comportarsi nelle diverse situazioni mentre la competenza discorsiva corrisponde alla capacità di spiegare la maggior parte di quello che fanno.

Tra i due livelli non si ha una soluzione di continuità; trattandosi di una competenza dialogica deve innanzitutto essere espressa mediante il linguaggio, in secondo luogo può essere più sensibile alla necessità di mostrare che sono state rispettate regole o vincoli di coerenza. Tuttavia sulla competenza discorsiva si lavora quando vengono utilizzati strumenti di ricerca mediati dal linguaggio.

Il problema della traduzione da competenza pratica a competenza discorsiva richiede che il soggetto osservato debba dividersi al suo interno in soggetto osservante e oggetto osservato e dialogare con se stesso per trovare spiegazioni plausibili di quello che sta facendo; in questo senso, il sociologo si pone in una prospettiva diversa che gli permette di vedere cose che il soggetto agente non vede.

Anche lo studioso ha un’agire pratico: si tratta delle regole implicite che segue nella sua attività, ma anche delle conoscenze del mondo che dà per scontate e non sottopone quindi a riflessione critica; anche l’osservato ha una competenza discorsiva che usa confrontandosi nel quotidiano con altri attori sociali e rispetto ai quali ha pretese di reciprocità. Di qui la doppia ermeneutica, ossia la necessità che le spiegazioni fornite dal sociologo risultino comprensibili e condivisibili anche dagli attori sociali, diventa quadrupla perché concerne anche la coerenza delle descrizioni del mondo che lo stesso attore sociale si dà rispetto ai propri vissuti.

Siamo di fronte a quattro ermeneutiche relative a:

  • Come l’attore descrive verbalmente ciò che fa;
  • Come il sociologo descrive la competenza pratica dell’attore quando non chiama in causa la competenza discorsiva di questo;
  • Come il sociologo opera la traduzione del linguaggio dell’attore in quello della scienza sociale;
  • Come l’attore interpreta la lettura proposta dal sociologo del suo comportamento.

Il problema della competenza tra queste quattro ermeneutiche va inserito all’interno delle relazioni sociali che legano osservatore e osservato; relazioni strutturate dal potere, a cominciare da quelle del linguaggio.

In diverse occasioni Nigris ha sottolineato che l’incontro tra gli schemi mentali del ricercatore e quelli dell’osservato può portare a due diversi modi di costruzione dei dati. In antropologia viene utilizzato il termine "emic" per riferirsi a categorie interpretative tratte dal mondo dei soggetti studiati e considerate rilevanti dai soggetti stessi; ed il termine "etic" con riferimento alle categorie mentali utilizzate dallo studioso, su queste categorie il soggetto studiato non ha diritto di parola in quanto tali categorie operano a prescindere dall’accordo del soggetto studiato.

Operando in una prospettiva emic è possibile produrre analisi sia emic che etic; di contro, dati costruiti secondo una logica etic (tipicamente risposte a domande chiuse) sono solo analizzabili nella prospettiva etic. Si tratta di problemi che hanno attraversato il dibattito metodologico a livello internazionale e che sono stati a lungo espressi dalla dicotomia tra approcci quantitativi o qualitativi, riformulata in termini di ricerche standard e non standard.

Al di là del suo carattere emic o etic, qualsiasi tipo di dato venga utilizzato nella ricerca sociale è co-istituito, co-prodotto da ricercatore e attore sociale; quello che può cambiare, a seconda delle tecniche e degli strumenti di ricerca utilizzati, è il grado di partecipazione del soggetto studiato e la consapevolezza dei vari attori impegnati nella ricerca del grado e dell’importanza di tale partecipazione.

Micro e macro

Come dice Marx: quello che fanno gli attori sociali è comprensibile solo all’interno di strutture sociali che forniscono stimoli, vincoli e quadri di significato. Il problema della relazione tra livello micro e macro, tra attore e struttura, non si limita a quello della causazione sociale, ma concerne tutti i passaggi sia del livello macro sia di quello micro.

Interrogazione e relazione

L’interrogazione presuppone che non solo le risposte, ma anche le domande siano sufficientemente predeterminate dall’assetto socio economico e culturale dominante. Passare dall’interrogazione alla relazione non significa rinunciare al rigore metodologico, ma porre la metodologia e la spiegazione sociologica al servizio della domanda di senso che emerge, spesso in modo inconsapevole dalla società.

Cap 2: Fare ricerca sociale

Strategie e tipi di ricerca

La metodologia della ricerca sociale è costituita dall’insieme degli strumenti, delle tecniche e delle strategie di rivelazione e analisi dei dati. Ciò che la caratterizza è il metodo scientifico, ossia l’adozione di un procedimento caratterizzato dalla ripetitività, controllabilità e pubblicità del processo di ricerca. La tipologia più nota distingue tra:

  • Ricerche descrittive riconducibile al contesto della scoperta, dove il ricercatore osservando la realtà sociale fa delle ipotesi con le quali si propone di ottenere prove empiriche attraverso ricerche esplicative.
  • Ricerche esplicative riguardante il contesto della giustificazione.

Si distinguono altri due tipi di ricerca:

  • Descrittive e valutative, accomunate dal fatto di applicare quelle conoscenze cui le ricerche esplicative hanno accordato un conforto empirico. La ricerca descrittiva consegna all’opinione pubblica una diagnosi della realtà; mentre quella valutativa incorpora nel disegno della ricerca gli obiettivi del decisore o comunque si prefigge di fornire un giudizio su un intervento, un servizio, ecc.
  • Teoriche o sperimentali che mirano a valutare il contributo di un numero di fattori alla causazione del fenomeno.

Un’ulteriore classificazione distingue:

  • Ricerche quantitative (esplicative), la ricerca è giustificata dalla realtà, quindi finalità e presupposto che la realtà sia giustificabile; i fenomeni possono essere espressi in un rapporto causa-effetto.
  • Ricerche qualitative (descrittive), si riferiscono alla scoperta della realtà.

Marradi distingue tra due famiglie di strategia e ricerca: quelle basate sull’esperimento (poco diffuse nelle scienze sociali) il cui presupposto è quello di manipolare le variabili indipendenti in modo da misurare l’effetto di tali manipolazioni sulle variabili dipendenti. Con l’esperimento si prefigge di controllare in modo impersonale dei nessi tra asserti intesi a ricostruire delle relazioni causali esistenti tra proprietà. A tal fine occorre formulare alcuni assunti di base:

  • Sul versante delle proprietà, che si possa distinguere tra una proprietà sperimentale o dipendente;
  • Proprietà dipendenti, chiamate operative che si faranno variare nell’esperimento per valutarne l’effetto sulla dipendente;
  • Poche proprietà, che si ritiene possano influenzare gli stati della sperimentazione e/o delle operative che si tengono costanti;
  • Altre proprietà irrilevanti ai fini dell’esperimento stesso.

Questo assunto è irrealistico perché non si può sostenere che gli esseri umani equivalgano gli uni agli altri come delle porzioni di materia inanimata. Più importante è dunque la distinzione tracciata da Marradi all’interno di strategie non sperimentali fra matriciali e non matriciali, ovvero tra ricerche standard e non standard. Le prime condividono con le strategie sperimentali due assunti importanti:

  • Il compito della scienza è produrre asserti impersonali sulla realtà; impersonali significa che i nessi tra asserti possono essere sottoposti a controllo empirico senza alcun ricorso alla conoscenza personale del ricercatore o osservatore.
  • Questi asserti devono riguardare relazioni tra proprietà degli oggetti.

Nelle strategie matriciali è impossibile considerare irrilevanti le differenze tra oggetti, è impossibile adottare una prospettiva causale come nell’approccio sperimentale. Le strategie di ricerca comprendono l’insieme delle procedure di costruzione, organizzazione e analisi dei dati adottate dal ricercatore; le tecniche di ricerca consistono nell’impiego di uno o più strumenti specifici secondo modalità definite in modo più o meno rigoroso dalla comunità scientifica; gli strumenti di rilevazione dei dati consentono di collegare i referenti teorici a quelli empirici, tale collegamento avviene attraverso la... [testo interrotto]

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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