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Il gioco del Carrom

Un po’ di storia

Le origini del gioco del Carrom sono ancora incerte e si perdono tra leggende e tradizioni.

Le prime menzioni di un gioco simile sono state trovate in antichissime tombe abissine

nell’area indo-iraniana, risalenti al 2000 a.C. Un gioco simile al Carrom è apparso anche

nelle antiche scritture greche.

Tra le ipotesi più attendibili la possibilità che la parola "carrom" derivi dal nome di una

pianta, nativa dell'Indonesia e dell'India, chiamata Karambal. I portoghesi poi avrebbero

adattato il nome della pianta in “caramboliera” chiamandone il frutto rosso “carambola”.

Questa potrebbe essere l’origine del gioco della carambola, molto simile al Carrom: nei due

giochi infatti è presente una pedina rossa che potrebbe ricordare il frutto della pianta esotica.

A questa storia però se ne aggiungono molte altre, legate ai viaggi degli esploratori e dei

marinai che hanno contribuito alla diffusione del gioco e delle sue modifiche.

Qualcuno sostiene che la parola “Carrom” sia originaria di Timor, nel sud est asiatico. Altri

sostengono ancora che la parola “Carrom” in portoghese antico significava “Costa del

Malabar”, la costa dell’India sfruttata per il commercio delle spezie. Nella lingua cinese

invece Carrom significherebbe “gioco salutare”.

Una leggenda vuole addirittura che un viennese di nome Wolfgang Amadeus Mozart sarebbe

stato campione di Carrom, come pure Siddharta e il Buddha.

E’ comunque probabilmente orientale l’origine del gioco, visto che Medio oriente, Asia

centrale, Birmania Tibet e Nepal, India Sri Lanka e Maldive conoscono il gioco da tempi

remoti. Nei vari paesi il Carrom, chiamato anche Karom, Caram, Karaim Carambol o Carom

Board, viene giocato con variazioni dovute a fattori linguistici, culturali (regole diverse) e

ambientali (si utilizzano materiali diversi). Nei paesi occidentali il Carrom è comparso

sporadicamente attraverso i secoli, grazie ad esploratori e viaggiatori. Le variazioni del gioco

hanno dato luogo a nuovi giochi: Vindi Vindi nelle isole Fiji, Szhe Szhe in Israele, e il

Carrom Biliard, molto diffuso negli Stati Uniti. Ciò che distingue maggiormente questi giochi

dal Carrom è che al posto delle dita vengono usate delle apposite “stecche” per colpire le

pedine o le biglie.

Classificazione del gioco

Il Carrom è un particolare gioco da tavoliere. Particolare perché combina caratteristiche del

Biliardo e del Subbuteo, che non sono considerati giochi da tavoliere. E’ infatti un gioco che

si distacca molto dai classici giochi da tavoliere come gli scacchi o la dama. Perfino il

tavoliere è molto diverso e non segue un preciso schema geometrico, come spesso accade. E’

1

comunque un gioco di pedine. Secondo la classificazione di Micheal Boutin può essere

considerato un gioco ad informazione completa: la situazione è di fornte a entrambi gli

avversari, che possono certamente intrapprendere una propria strategia ma che tuttavia rimane

sotto la vista e l’attenzione di tutti i giocatori. 2

Il Carrom è un gioco di competizione e quindi può essere inserito tra quei giochi che Callois

inserisce nella classe “Agon”. Il piacere del misurare le proprie capacità è alla base del gioco.

Si può giocare come duello simmetrico tra individui o tra gruppi di poche persone, che in ogni

caso si devono alternare per giocare. In alcune aree asiatiche il Carrom ha inoltre assunto

un’importanza sociale che lo distingue da altri giochi popolari. In India si gioca a Carrom per

la strada ed è frequente che attorno al tavoliere si creino gruppi di persone interessate al gioco

che contribuiscono a donargli quella dimensione sociale che difficilmente riesce a ricrearsi

fuori da quel contesto.

Lo spazio e i materiali di gioco

Il tavoliere del Carrom è quadrato e misura generalmente 75 cm x 75 cm; ha quattro buchi,

uno per ogni angolo, e ha i bordi rialzati, solitamente sulla superficie sono disegnati delle

figure utili per il gioco, come il cerchio centrale.

1 Micheal Boutin, Le livre des jeux de pions, Paris, Bornemann

2 Roger Callois, I giochi e gli uomini, Milano, Bompiani

Le pedine sono in totale 21, delle quali 9 sono nere e altre 9 sono bianche. Vi si aggiungono 2

pedine usate come battenti chiamate “striker” e una pedina rossa, chiamata la “regina”.

La dinamica del gioco

Il gioco inizia con le pedine bianche e nere più la regina, disposte nel cerchio centrale secondo

un determinato schema geometrico. La pedina rossa, la regina è sempre posta al centro del

cerchio. I giocatori si siedono uno di fronte all'altro su lati opposto del tavolo, viene

sorteggiato il primo giocatore che tira per primo. Con la pedina chiamata striker si cerca di

colpire il raggruppamento di pedine per fare in modo che le sue pedine cadano dentro i buchi

posti in corrispondenza degli angoli; si possono colpire le pedine solo con lo striker, che deve

essere toccato solo con un dito e deve essere posizionato sulla riga vicino alla propria

postazione. Lo scopo del gioco è di imbucare le proprie pedine prima dell'avversario

colpendole con lo striker. Condizione necessaria affinché termini una partita è aver imbucato

almeno una volta la regina, ed aver confermato la mossa. Tutti i giocatori possono colpire con

lo striker qualsiasi pedina, direttamente o indirettamente e in qualsiasi posizione si trovi nel

tentativo di imbucare le proprie. Se accidentalmente vengono imbucate quelle dell'avversario,

questi se ne avvantaggia e subentra nel turno di gioco. Il turno di un giocatore si protrae fino

al suo primo errore. Dopodiché il turno passa all'avversario.


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia e tecnica del gioco e dell'animazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Vecchio Bruno.

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