METODOLOGIA
"l'infermieristica è la tutela, la promozione e l'ottimizzazione della salute e delle capacità, la
prevenzione delle malattie e delle lesioni, l'alleviamento delle sofferenze atttraverso la diagnosi e
il trattamento delle risposte umane e fornendo le informazioni utili ad assumere le decisioni
connesse al piani di assistenza delle persone, delle famiglie, delle comunità e delle popolazioni"
Un tempo eravamo identificati come infermieri esecutori, oggi come infermieri professionisti.
La differenza ricade sul concetto di responsabilità.
I dati distintivi dell'infermiere esecutore (periodo che va dagli anni '50 agli anni '90) sono:
il mandato sociale, dove si ritrovano gli elementi che vanno a connotare la sua figura,
– ovvero quello che può e non può fare. Lavorava con il mansionario che era una norma
giuridica che limitava le attività dell'infermiere;
la competenza tecnica, abilità che permetteva all'infermiere di applicare e gestire sui propri
– pazienti le prestazioni assistenziali, che spesso venivano decise dal medico. Era molto
sviluppata perchè le sue funzioni si sviluppavano più in campo operativo che in quello
decisionale.
Ad un certo punto è cominciata a nascere la necessità di un infermiere che, in qualche modo,
potesse essere in grado di operare in maniera autonoma e senza le direttive del medico. A questo
passaggio ha contribuito il d.m. 739 del '94 che definisce tutte le responsabilità dell'infermiere fino
ad oggi. L'infermiere smette di essere esecutore e diventa professionista. Ruota attorno al
concetto di competenza. Vi sono sempre le norme giuridiche e il codice deontologico perchè come
tutte le professioni anche questa è dettata da una serie di norme che definiscono l'agire
professionale.
mandato sociale, ad oggi non c'è più il mansionario ma il profilo professionale. Questo non
– limita il campo di esercizio dell'infermiere affinchè egli dimostri il possesso delle
competenze professionali e il saper fare quella certa competenza;
specificità, altro elemento importante (al posto della competenza tecnica): l'infermiere ha
– autonomia decisionale e gestionale rispetto al suo ambito.
il management, che prevede l'organizzazione e la gestione. È una scienza che studia
– l'organizzazione. L'infermiere non è solo clinico ma è in grado di capire quali sono le
priorità e in base a queste agire (da non confondere con l'infermiere coordinatore che
coordina il gruppo di infermiere assegnati a quell'unità operativa, questo ruolo si consegue
con un master).
Se volessimo analizzare il percorso da infermiere esecutore a infermiere professionista, quindi il
passaggio da compito a competenza, si potrebbe fare tramite il seguente schema:
questa evoluzione è identificata come processo di professionalizzazione.
Parte da una formazione per compito (abilità tecnica) e come obiettivo ha quello di giungere ad una
formazione per competenza.
Fra gli elementi che permettono il progresso del processo si ha:
legislazione professionale, tutte quelle regole (non solo professionali ma anche norme che
• regolamentano l'attività sanitaria che vanno a regolamentare sia il SSN che il SSR) che
hanno contribuito a migliorare la responsabilità dell'infermiere;
sistema formativo dell'infermiere;
• sapere esperenziale, tutto ciò che l'infermiere apprende durante il suo esercizio
• professionale. Ovvero è il livello di sicurezza che il professionista aumenta
progressivamente rendendolo padrone della sua professione. È quindi il sapere che deriva
dall'esercizio della professione e dalla presa in carico dei pazienti. Il sapere esperenziale
supporta il processo di professionalizzazione purchè venga presa in considerazione anche la
letteratura scientifica, la quale che mi suggerisce determinate azioni e prestazioni sul
paziente per cui abbiamo certezza del risultato;
usi e consuetudine, (faccio così perche ho sempre fatto così) possono essere negativi per
• l'agire professionale pur avendo adottato un determinato metodo di agire, in quanto
un'evidenza scientifica mi dice che è sbagliato e che dovrei mettere in pratica un nuovo
intervento più efficace. È importantissimo dunque aggiornare le proprie competenze in
modo da essere competente. Ecco perchè coloro che continuano ad agire per pura esperienza
e quotidianità rappresentano un rischio per il paziente e per i colleghi, rallentando il
processo di professionalizzazione.
Competenza è un valore aggiunto del professionista che lo contraddistigue dagli altri professionisti
in termini di conoscenze, capacità, abilità e comportamenti.
La competenza è definita come sapere, saper fare, saper essere.
Ci sono diversi livelli:
competenze cliniche generalistiche, tutti gli infermieri che escono da un percorso di laurea
– triennale e in cui si ha un livello di competenza generalista. Gli infermieri generalisti
saranno in grado di rispondere ai bisogni generali dei pazienti e quindi di essere operativi a
tutti gli effetti nel mondo del lavoro;
competenze cliniche perfezionate, sono conoscenze perfezionate in merito ad un ambito o
– settore specifico:
competenze cliniche esperte, dove posso acquisire un bagaglio di competenze ancora più
– ampio:
competenze cliniche specialistiche, è il massimo grado di quelle che sono le competenze di
– un infermiere.
Il concetto di competenze e autonomia richiama il concetto di responsabilità. È importante riflettere
su 3 provvedimenti per capire il passaggio da esecutore a professionista:
1. D.M. 734/1994 che rappresenta il profilo professionale dell'infermiere e ci identifica come
professione. Dichiara che partecipiamo all'identificazione dei bisogni di salute, nei confronti
degli assistiti, con autonomia operativa e decisionale;
2. L. 42/99 che valorizza l'uso della metodologia come approccio al paziente, ovvero la legge
che ha abrogato il mansionario, un documento a carattere prescrittivo che conteneva una
serie di compiti, attività, di interventi che l'infermiere aveva la possibilità di svolgere.
Abbiamo il nostro ambito professionale di autonomia e collaboriamo con tante figure e il
fatto di collaborare non significa essere subordinati e questo è un aspetto importante e
fondamentale;
3. L. 251/2000 istituisce la dirigenza infermieristica che fa essere gli infermieri dei dirigenti.
Lo scopo di questa legge è ribadire il livello d'autonomia professionale enfatizzando
l'autonomia decisionale rispetto all'autonomia operativa, decidendo in piena autonomia il
percorso assistenziale per il paziente che si ha in carico, avendo l'obbligo di personalizzare
l'assistenza. Noi non facciamo gli infermieri ma lo siamo.
Le componenti che fanno di me un professionista a tutti gli effetti sono:
competenza giuridica, che è delineata da alcune norme che regolamentano l'esercizio
– professionale;
competenza professionale. che è data dal mio ambito diciplinare di competenza;
– gestione e decisione del processo infermieristico, decido e gestisco con metodo il processo
– infermieristico sul mio paziente. Perchè io prendo in carico i miei pazienti;
metodo scientifico di lavoro.
– l'infermieristica è una scienza olistica mentre la medicina è biomedica
Questo approccio olistico deriva proprio dal fatto che, nella definizione di salute, essa è descritta
come “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia o
infermità”. Deriva anche dal metaparadigma.
L'infermiere lavora in ambito autonomo e collaborativo. L'ambito collaborativo è la collaborazione
con il medico e altri professionisti, la responsabilità è condivisa. Nell'ambito autonomo prevale
l'autonomia decisionale su quella operativa, è colui che decide per i suoi ambiti disciplinari di
competenza in relazione alla stratificazione delle competenze, in relazione al contesto e al setting
clinico in cui l'infermiere è inserito. Siamo noi che decidiamo e mettiamo in atto le azioni per il
raggiungimento del risultato.
Le teorie che bisogna adottare ad oggi vengono chiamate classificazioni. La filosofia che è
contenuta all'interno di queste classificazioni è quella che viene ricondotta al metaparadigma
dell'infermieristica, ovvero al concetto di persona, di ambiente, di salute e assistenza infermieristica.
L'infermiere fa assistenza e facendo ciò valorizza l'ambito professionale di riferimento. È
importante garantire l'assistenza di qualità in modo da risolvere il problema e capire i risultati
ottenuti dimostrando la conoscenza della nostra scienza.
Oggi la prestazione è finalizzata all'obiettivo.
Abbiamo dei modelli concettuali di riferimento in italia ma non rispecchiano a pieno l'identità
dell'infermiere e quindi teniamo conto dei modelli americani.
Modello bifocale di Carpenito: lo ritroviamo all'interno della classificazione NANDA
(associazione di colleghi nordamericani che hanno il compito di ampliare la classificazione
clinica) che attualmente contiene 204 diagnosi infermieristiche e aiuta a riconoscerle. Ci da due
ambiti: autonomo, gestito con la diagnosi infermieristica e quello collaborativo con il problema
collaborativo.
Se la classificazione NANDA ci dà la classificazione delle diagnosi, il supporto sulle valutazioni ce
lo dà il modello funzionale della salute di Gordon. Ci permette di valutare se l'area del paziente è
funzionale o disfunzionale. È chiaro che se l'area è funzionale non c'è bisogno dell'intervento
dell'infermiere, perchè vuol dire che funziona e quindi il livello di autonomia è mantenuto in
equilibrio; se non lo è, vuol dire che c'è il problema e bisogna capire bene qual è. Le aree che noi
andiamo a valutare sono prese in base ai modelli funzionali di Gordon che sono 11. Se noi si
analizzano non riguardano solo la compotente fisica ma anche l'aspetto psicologico e sociale. Anche
questo ha un approccio olistico.
Gordon-Carpenito si sono uniti e supportano maggiormente l'infermiere nella pratica clinica perchè
ad ogni modello funzionale sono state associate le possibili diagnosi infermieristiche che
l'infermiere dovrà gestire laddove il modello funzionale risulti alterato.
Il modello di Carpenito ci da la classificazione delle diagnosi infermieristiche identificando un
ambito autonomo e uno collaborativo, quindi ci dice quali sono i problemi che l'inf può gestire.
Il modello di Gordon ci identifica i 11 modelli funzionali ovvero aree funzionali che bisogna
valutare nel pz.
Questi modelli vi richiamano un contenuto già affrontato? Si, i bisogni studiati e classificati da
Maslow. Egli rappresenta la carenza totale o parziale di questi bisogni tramite una piramide proprio
perché non tutto è necessario. Partendo dalla base, tutto ciò che è essenziale come alimentazione…,
fino alla punta della piramide in cui troviamo l’autorealizzazione. Quindi c’è una gerarchia dei
bisogni e la teorica di riferimento che ha studiato i bisogni è la Henderson.
ES. supponiamo che nel modello nutrizionale-metabolico io abbia associato 13 diagnosi, non è
detto che il paziente Mario abbia tutte quelle 13 diagnosi, dovrò io associare le 13 con il modello
nutrizionale-metabolico, quali sono le diagnosi da gestire.
I modelli rappresentano poi l’accertamento infermieristico, la base, la prima fase del processo
infermieristico.
Quindi il modello di Carpenito identifica l’AMBITO DI AZIONE e nel farlo identifica i problemi e
fenomeni di natura infermieristica di cui l’infermiere ha piena responsabilità in termine di gestione
decisionale e operativa= diagnosi infermieristiche.
Il modello di Gordon identifica 11 modelli funzionali, a cui corrisponde un’area. In linea con il
concetto di OLISMO. Valutare se quel modello per il paziente è funzionale o disfunzionale, ci
permette di capire l’autonomia del paziente e quanto è dipendente.
I due teorici hanno unito i due modelli per supportare l’infermiere, lo hanno fatto associando ad
ogni modello più diagnosi infermieristiche. Quando valutiamo il paziente con i modelli, abbiamo le
possibili diagnosi da gestire, il passo successivo è capire quale sia la diagnosi da considerare sul
paziente.
I criteri che un infermiere deve seguire per assegnare una prestazione all'oss
l'infermiere deve essere a conoscenza del profilo di competenza dell'oss in modo da sapere cosa
potere o no assegnare alla sua figura. L'infermiere prima di prescrivere una prestazione all'oss devo
conoscere bene il paziente, in modo da stabilire quanto sia stabile o non stabile dal punto di vista
clinico o assistenziale, ci deve essere alta ripetibilità, bassa discrezionalità, ovvero il primo in
relazio e alla frequenza della prestazione nel reparto e il secondo quando io la applico sul paziente
allora è facilmente interpretabile.
Quando io assegno una prestazione all'oss, non la delego ma la prescrivo in quanto la prescrizione
avviene tra livelli di responsabilità diversi, da maggiore a minore, in termini di competenza.
Ovviamente dopo essermi accertato dell'esistenza dei 3 precedenti criteri. La delega avviene quando
c'è lo stesso livello di responsabilità, un'infermiere delega un infermiere. Io sono un infermiere con
un gruppo di pz, io sono indietro e devo insierire un catetere ma sono impegnata con un pz che non
respira, io delego il collega a inserire il catetere.
Un'oss non può delegare un altro oss perchè non ha autonomia decisionale ma solo operativa.
Fisioterapista può prescrive all'infermiere, tipo un programma di mobilitizzazione fatto all'infermere
per poter essere applicato al paziente. Si può prescrivere solo gli ambiti in comune.
Infermiere clinico può delegare un infermiere coordinatore? È possibile solo se l'oggetto della
delega è inerente al profilo dell'infermiere. Io ho 10 pz, i miei colleghi uguale, siamo indietro nel
lavoro e l'infermiere coordinatore ci suporta in alcune attività. In questo caso io delego alcune
attività tipo: controllo bilancio idrico, inserimento catetere, etc...
Io sono l'infermiere che prescrive