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Metodologia della ricerca sociale e dell'indagine criminologica

Ci interrogheremo su come si osserva e come si misura la realtà. La metodologia della ricerca sociale viene definita come “quel complesso di discipline che insegnano come si può condurre una buona ricerca empirica nel campo delle scienze sociali”. Diverse discipline tra cui la sociologia, la statistica, la psicologia, ci dicono come si fa una buona ricerca empirica. Questo ci porta immediatamente a due considerazioni: è una disciplina che ha un carattere normativo (ci dice come dovrebbe essere una buona ricerca empirica e le procedure che uno scienziato sociale dovrebbe seguire per realizzarla) ma al tempo stesso ci dobbiamo interrogare su come rapportare una teoria ad una realtà complessa e come conseguire l'obiettivo di fare una buona ricerca empirica a seconda dei mezzi che abbiamo a disposizione e dello spezzone di realtà che stiamo osservando.

Perché ci sono discipline che hanno bisogno di fare ricerca empirica e ce ne sono altre che sono frutto invece di mera speculazione? Si fa ricerca empirica per cercare di dare un fondamento pratico alle ipotesi che si formulano sul funzionamento della società nelle sue varie sfere; si fa ricerca empirica, cioè, perché l'uomo e le articolazioni più complesse dell'organizzazione sociale, come la scienza, inseguono continuamente il bisogno di dare un senso alla realtà complessa che hanno di fronte, a ciò che Weber chiamava “una complessità insensata”, che noi possiamo comprendere solo attraverso la formulazione di teorie su come il mondo o una parte di esso funziona. Una volta che la scienza contribuisce a costruire la modernità come insieme di rivoluzioni, il mondo non è più qualcosa che viene governato attraverso leggi divine o naturali al di fuori della sfera d'influenza dell'uomo: la modernità è l'epoca in cui l'uomo è il solo responsabile del proprio destino sulla terra, pur trovandosi di fronte ad una realtà estremamente complessa in quanto, proprio a partire dalla modernità, cambia con un'accelerazione molto più consistente che in passato.

Quindi si fa ricerca empirica per dare un fondamento pratico a teorie che si prefiggono di modificare o stabilizzare, a seconda delle necessità, la realtà che abbiamo di fronte. Una disciplina scientifica, per essere tale, ha bisogno di controllare empiricamente le proprie teorie e le proprie ipotesi, cioè di rilevare dati, analizzarli, e verificare se questi confermano o smentiscono le ipotesi del ricercatore. Così, la metodologia della ricerca sociale, si occupa di applicare il metodo scientifico all'interno delle scienze sociali, dunque facciamo ricerca empirica in ambito sociologico per cercare di dare fondamenti di realtà alle nostre argomentazioni.

Il metodo scientifico con cui le scienze sociali raccolgono informazioni, proprio perché lo fanno di fronte ad una realtà in continuo mutamento, non diventa sinonimo di affidabilità: il fatto di adottare determinate procedure, non necessariamente garantisce un risultato perché i fattori che intervengono possono essere tantissimi; per cui il sapere delle scienze sociali è fatto per essere continuamente messo alla prova e modificato in modo tale da essere sempre avvicinato il più possibile alla realtà che si sta vivendo in un dato momento.

Perché è importante la metodologia della ricerca?

Innanzitutto perché le scienze sociali sono multiparadigmatiche: esistono cioè tanti paradigmi e tante cornici teoriche che addirittura si differenziano sul presupposto primo della ricerca empirica, cioè sul significato della parola realtà; i due grandi orientamenti che si sono scontrati in materia sono il positivismo (chi si rifà a questa corrente ritiene che la realtà sociale esista a prescindere dal fatto che qualcuno la osservi o meno) ed il costruttivismo (che invece asserisce che la realtà non esista se non c'è qualcuno che la osserva e che mentre la osserva le dà forma, prima di tutto attraverso il linguaggio). Ma un altro motivo è che le scienze sociali si occupano di una varietà tale di problemi di ricerca, che adottare sempre lo stesso metodo per tutte è impensabile.

Senso comune e conoscenza scientifica

Queste sono due attività che hanno il medesimo obiettivo e sono due tipi di sapere dei quali ci nutriamo quotidianamente per vivere la nostra vita.

Quesiti di ricerca

Domande che sono il frutto delle nostre esperienze quotidiane.

  • La paura del crimine è più diffusa tra gli uomini o tra le donne?
  • Quale relazione esiste tra l'esperienza di vittimizzazione ed il senso di insicurezza?
  • I furti in abitazione sono più diffusi nei piccoli o nei grandi centri urbani?
  • Perché la propensione a denunciare un crimine è più diffuso tra gli italiani rispetto alla popolazione immigrata?

Questo quesito è diverso rispetto ai primi in quanto dà già per scontato l'accertamento di una relazione tra due fenomeni e si pone la domanda in termini esplicativi, tendendo ad individuare le cause alla base di questa relazione già accertata, mentre le prime domande sono alla ricerca dell'esistenza o meno di una relazione tra fenomeni e sono domande tese ad alimentare una ricerca di tipo descrittivo. A proposito di questa specifica domanda, il ricercatore dovrebbe formulare delle ipotesi.

  • Perché le donne che subiscono maltrattamenti in famiglia tendono a non denunciare l'accaduto?
  • La condizione di disoccupato accresce la possibilità di assumere condotte aggressive?

Questi quesiti iniziano a porci il problema del come rispondere: si può rispondere con un sapere di senso comune o con un sapere di tipo scientifico, a seconda del nostro obiettivo.

Come sappiamo ciò che sappiamo e su quali basi è fondato il nostro sapere? Grazie all'esperienza diretta, a quella indiretta ed ai mezzi di informazione che riportano dati e fonti, quindi attraverso saperi di senso comune e fidandoci più o meno dell'ente che sta alle spalle di quella comunicazione.

Ma cos'è la fiducia? È un'apertura di credito, un'aspettativa di positività sul futuro basata su nessun tipo di elemento fattuale. È una risorsa fondamentale per far funzionare la vita sociale ma non ha niente a che fare con la scienza: senza una fiducia reciproca, le società non potrebbero esistere.

L'indagine umana ordinaria

Come qualsiasi altra indagine, risponde all'obiettivo di conoscere il mondo e prevedere come sarà il futuro: ciascuno di noi è impegnato in questa indagine, seppur con mezzi diversi. Essa funziona secondo logiche che non sono tanto distinte dall'indagine scientifica, cioè la causalità e la probabilità ed è basata su fonti di seconda mano come tradizione (si è sempre fatto così) ed autorità (consideriamo un ente autorevole se ci fidiamo di questo). L'autorità per eccellenza rispetto al sapere nella nostra epoca è la scienza, che nel tempo ha sostituito la religione.

Tradizione ed autorità sono due fonti sulle quali basiamo la nostra esperienza e che possono anche limitare la conoscenza di altri elementi in quanto è rischioso andare contro la tradizione e l'autorità: spesso, quando la nostra tradizione viene contraddetta, lasciamo perdere l'elemento contrario per non mettere in discussione delle certezze di base. Così è la scienza, che in alcuni casi potrebbe determinare un dinamismo del contesto, perché aggiungendo conoscenza modifica il quadro di riferimento e modifica i comportamenti: allora esiste uno scontro costante di natura politica tra scienza e ordine sociale, e questo vuol dire che non è neutro il tipo di attività scientifica che ciascuno scienziato svolge, ma è anche frutto di come un determinato stato intende finanziare o meno determinati settori di ricerca.

Esistono degli errori che possono derivare dall'indagine umana ordinaria e che l'indagine scientifica deve tenere sotto controllo:

  • Osservazione imprecisa: noi, individui ordinari, osserviamo la realtà costantemente ma non lo facciamo con strumenti sistematici più o meno complessi prodotti per quell'obiettivo (a differenza della scienza).
  • Sovrageneralizzazione: spesso facciamo una serie di osservazioni sulla realtà e da queste osservazioni (generalmente poche) costruiamo teorie che hanno la pretesa di dirci come funziona il mondo, anche laddove il mondo non sia stato osservato direttamente. Cioè astraiamo da quei casi concreti che abbiamo osservato e rispetto ai quali abbiamo rilevato delle regolarità di funzionamento e li generalizziamo come se queste leggi fossero valide per sempre ed anche in altri contesti.
  • Attenzione selettiva: tendiamo ad osservare solo ciò che rientra all'interno del nostro quadro interpretativo e, inoltre, tendiamo ad osservare quei fenomeni soprattutto nel momento in cui confermano ciò che pensiamo; è molto più facile ricavare elementi di certezza dalle proprie teorie piuttosto che confrontare le stesse con qualcosa che non si inquadra bene con quella chiave di lettura o che non è spiegabile con la nostra teoria, quindi inevitabilmente tendiamo a sottovalutare gli elementi che non confermano ciò che pensiamo sino al momento in cui questi elementi sono talmente tanti da dover modificare le nostre certezze.
  • Ragionamento non logico: la logica è una modalità di procedere che richiede sforzi, complessa da maneggiare e per costruire un ragionamento logico serve del tempo; nella vita di tutti i giorni siamo portati a prendere decisioni immediate. Non necessariamente il ragionamento logico però porta a dei risultati migliori.

Questi sono quattro possibili errori ai quali la scienza cerca di rispondere minimizzandoli, costruendo un percorso in grado di rendere meno probabili gli errori conoscitivi che possiamo incontrare lungo la nostra strada.

Che cos'è la scienza?

È un metodo di indagine finalizzato a conoscere cose riguardanti il mondo che ci circonda ed il passato. I due criteri base per questo metodo sono la logica (il fatto di procedere secondo un ragionamento sensato che risponde alla razionalità) e la verifica empirica (nel senso che la scienza serve a produrre teorie interpretative su come funziona il mondo e lo fa verificando quelle teorie rispetto a come il mondo concretamente funziona).

Le premesse del metodo scientifico

Definire un quesito di ricerca è il primo di una serie di passi che diventano un percorso di ricerca, ma significa anche definire in maniera esatta il problema del quale ci vogliamo occupare e, ancora, definire su quale aspetto della vita sociale vogliamo acquisire informazioni.

  • Definizione esatta del problema di ricerca (cosa selezionare dei fattori che compongono quel tema, e perché costituisce una natura problematica).
  • Formulare ipotesi esplicite sui fattori intervenienti che generano variabilità (chiaramente ipotesi verificabili).
  • Attenzione alla generalizzabilità dei risultati (il numero di osservazioni che io faccio sulla realtà mi è sufficiente per poter dire che la realtà simile ma non osservata funzioni allo stesso modo? Dipende!).
  • Rendere pubblico e replicabile l'intero procedimento di ricerca (specificare accanto ai risultati pubblicati, come questi sono stati ottenuti).

Abbiamo visto quali errori distinguono l'attività umana da quella scientifica e che per minimizzare l'errore il metodo scientifico si dà delle premesse di base, partendo dalla definizione esatta del problema. Ad esempio, la violenza di genere, termine immediatamente riconoscibile da tutti, ma ci sono delle linee di demarcazione non subito chiare, soprattutto quando quel concetto lo utilizziamo per utilizzare la realtà: un insulto, all'interno di una relazione di genere, può essere considerato tale o meno e dunque rientrare all'interno della categoria violenza o non violenza a seconda di come abbiamo definito la stessa violenza di genere. Definizione vuol dire questo ma anche “che cosa si indaghi del tema”: possiamo essere per esempio interessati al perché una donna, oggetto di violenza, non denuncia. Allora non è sufficiente occuparsi della violenza di genere in generale in quanto non si può riflettere sul fenomeno a 360°, in quanto esistono delle specificità di punti di vista. Il fatto di concentrarsi sul perché una donna non denunci l'eventuale violenza, restringe ulteriormente il campo d'indagine e dunque la definizione del problema di ricerca. Il secondo punto riguarda la formulazione di ipotesi esplicite teoricamente significative e verificabili empiricamente: ciò significa che nell'ambito delle scienze sociali, ogni teoria che noi quotidianamente formuliamo deve avere un fondamento empirico, cioè dev'essere il frutto di un'osservazione scientifica della realtà sociale. Il terzo punto, “attenzione alla generalizzabilità dei risultati”, indica come il fenomeno in questione venga analizzato dal punto di vista sociale: a noi interessa identificare leggi, regole formali o informali che danno una struttura alla vita sociale e che influenzano il comportamento dei singoli e che dai singoli sono a loro volta influenzate; non ci interessa invece risolvere casistiche specifiche. L'ultimo passaggio prevede il rendere pubblico e replicabile l'intero procedimento di ricerca: la scienza è fatta di comunità scientifiche disciplinari che hanno il compito di verificare la correttezza della ricerca empirica e della formulazione teorica che viene fatta dai singoli ricercatori. Le comunità scientifiche costituiscono le sentinelle rispetto a ciò che si fa e garantiscono di alcune qualità formulando carte etiche o metodologiche a cui rifarsi. Questo è l'elemento di garanzia ma lo è soprattutto il fatto che per ogni ricerca empirica bisogna specificare il percorso che si è fatto nell'osservazione della realtà. Solo in questo modo si rende possibile la ripetibilità e la verificabilità della ricerca per capire se, a determinate condizioni, emergono i medesimi risultati.

Queste sono le premesse del metodo specifico, ora ragioniamo su alcuni elementi di base delle scienze sociali:

  • La teoria sociale discute e spiega cos'è la realtà, non cosa dovrebbe essere; non ha cioè finalità di tipo normativo, a differenza del pensiero umano ordinario o del pensiero filosofico che si esprime su come dovrebbe invece essere la realtà.
  • La scienza sociale cerca regolarità nella vita sociale, cerca cioè modelli con cui la vita sociale si riproduce costantemente a prescindere dalla storia dei singoli: cerca le leggi scritte ma soprattutto non scritte (ma accettate dagli individui) con cui la società funziona.
  • Le teorie descrivono relazioni che potremmo attenderci di trovare tra le variabili: c'è un linguaggio con cui generalmente si esprime la scienza rispetto a questo aspetto. X e Y sono due variabili: la prima è indipendente, Y è dipendente, cioè che varia al variare di X. X è la variabile di genere e può assumere due forme, maschio o femmina, Y è la variabile retribuzione, che può andare dai 1000 euro a 1500. Come faccio a definire una teoria secondo cui le donne sono discriminate dal punto di vista della retribuzione nel lavoro? Controllando se esiste una relazione tra X e Y e osservando la media aritmetica delle retribuzioni maschili e femminili. Questa media ci dice: maschi 1400 euro, femmine 1200. Reiterando quest'analisi negli ultimi dieci anni, se trovo una certa regolarità nello scarto, posso affermare che esiste una relazione tra X e Y e siccome è difficile immaginare che la retribuzione come variabile influenzi il genere, la relazione sarà necessariamente X (genere, variabile indipendente), che influenza Y (variabile dipendente).
  • Relazioni che “potremmo” attenderci, perché la scienza ragiona sempre in termini di probabilità e non di certezza.

Cos'è una variabile? È una serie logica di attributi. La logica delle variabili è qualcosa che noi tutti dobbiamo costantemente osservare perché è attraverso esse che rendiamo osservabile la realtà.

Alcune dialettiche della ricerca sociale

Non esiste un unico modo di fare ricerca empirica: ne esistono tantissimi, ed ognuno ha un metodo specifico a seconda dei diversi obiettivi che una ricerca si pone, delle forme di spiegazione dei fatti sociali, degli approcci analitici che utilizzano, della natura dei problemi indagati, del tipo di dati (qualitativi o quantitativi).

Obiettivi della ricerca: ricerca descrittiva o ricerca esplicativa?

La prima risponde alla domanda “come?”, la seconda alla domanda “perché?”. Esempi di ricerca descrittiva sono: numero di reati commessi, atteggiamento dell'opinione pubblica nei confronti della pena di morte... Mi pongo un'esigenza conoscitiva, partendo dal presupposto che io ignori come quegli eventi o quella categoria di eventi sia variata nel luogo e nel tempo che metto sotto osservazione. Se io, questi obiettivi conoscitivi di tipo descrittivo, non li contestualizzo sempre dal punto di vista temporale e spaziale, non potrò mai rispondere in maniera corretta.

Esempi di ricerca esplicativa: lo sviluppo economico contribuisce alla diminuzione della microcriminalità? La presenza delle forze dell'ordine nelle strade riduce il numero dei furti? Il numero dei reati...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martolino.kokky di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e dell'indagine criminologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof De Luigi Nicola.
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