LABORATORIO DI METODOLOGIA DELLA
RICERCA PSICOLOGICA
Es. a che età i bambini cominciano a parlare?
• Cerco informazioni su internet → ho fatto affidamento ad una fonte esterna
metodo non empirico
• Osservazione → ho fatto un’osservazione diretta e da questa osservazione ho trovato la risposta
metodo empirico
Metodo non empirico → E’ più veloce (consente di ottenere informazioni rapidamente)
E’ meno affidabile (chi ha scritto questa pagina? Quali sono le fonti?)
→ la conoscenza è ottenuta tramite l’esperienza diretta della realtà
Metodo empirico
E’ più affidabile (ho verificato informazioni)
↓ Richiede tempo ed è meno veloce per la ricerca di informazioni
Tra i metodi empirici c’è il metodo scientifico: rispetta una serie di regole tra cui lo stile con cui si deve
impostare un articolo scientifico.
Come distinguere un articolo scientifico da uno non scientifico?
Articolo scientifico → • ha un layout ben strutturato (es. no pubblicità)
• c’è scritto dove e chi l’ha pubblicato
• struttura definita (abstract; citazioni scritte; esplicitazione obiettivo, metodo, risultati e conclusioni, bibliografia)
Per ricercare materiale scientifico c’è un motore di ricerca specifico: Google scholar.
Permette di effettuare un’ampia indagine sulla letteratura accademica: • cerca in diverse fonti
• trova documenti, abstract e citazioni per • i ricercatori, perché costituisce il punto di partenza per la
La ricerca bibliografica è fondamentale
progettazione della ricercare
• gli studenti, perché rappresenta il punto di partenza per la stesura della tesi
definizione dell’ambito
1. Avere in mente un tema,
2. Individuare gli argomenti specifici da approfondire (quali punti voglio approfondire? Quanto devono
essere recenti le informazioni?) di ricerca → • motori di ricerca
3. Scegliere gli strumenti e i criteri (google scholar)
• cataloghi di biblioteche
• banche dati (archivi elettronici di informazioni)
• archivi open access (materiale scientifico su archivi a accesso libero)
4. Affinamento della ricerca e selezione dei risultati (più volte)
Una volta effettuata la ricerca trovo: monografie, periodici, risorse online, tesi, materiale multimediale
Sui motori di ricerca è meglio utilizzare la lingua inglese per avere accesso a più risultati.
Se i risultati sono troppi → ricerca avanzata: freccia nella barra di ricerca (es. family relationships)
↓
• con tutte le parole: google cercherà risultati con tutte le parole inserite nella barra di ricerca
(sia con family che con relationships)
• con la frase esatta: i risultati saranno costituiti da frasi che contengono di seguito family
relationships (questo fa circoscrivere i risultati)
• con almeno una delle parole: google cercherà solo family o relationships (quando si trovano pochi
risultati nel punto prima, vuol dire quindi che la ricerca è troppo specifica)
• nel titolo dell’articolo/ ovunque nell’articolo
• data
Se i risultati sono ancora troppi definire meglio l’argomento (es. che aspetto delle relazioni familiari voglio
affrontare? → sibling reltionships)
Ciclo della ricerca:
1. identificazione dell’oggetto dell’indagine, della teoria di riferimento e delle domande di ricerca
2. definizione dei costrutti, operalizzazione delle variabili, scelta degli strumenti
3. composizione e selezione del campione
4. analisi dei dati e interpretazione alla luce della teoria di riferimento
5. comunicazione e divulgazione dei dati
Anatomia di un articolo: Titolo Obiettivi
Autori Metodo
Abstract Risultati
Parole chiave Conclusione
Introduzione Bibliografia dell’articolo e deve esplicitare i problemi teorici o i costrutti indagati.
Titolo: parte fondamentale
E’ connesso alla prima e alla seconda fase del ciclo della ricerca, dove viene identificato l’oggetto
d’indagine e i costrutti.
Autori: è importante guardare chi sono, se hanno già scritto articoli sul tema e capire in che università
lavorano è molto importante perché riassume sinteticamente l’intero contenuto dell’articolo. Viene descritto
Abstarct:
il problema indagato, l’obiettivo, il metodo e il risultato ottenuto.
Sono connesse le prime 4 fasi del ciclo di ricerca.
il contenuto dell’articolo che possiamo usare durante una ricerca
Parole chiave: parole che esemplificano
bibliografica. Possono fare riferimento all’oggetto dell’indagine, ai costrutti che si vuole studiare o alle
variabili indagate e sono connesse alla prima e seconda fase del ciclo di ricerca.
serve per descrivere l’oggetto di studio, presentando i costrutti da indagare e i risultati ottenuti
Introduzione:
nelle ricerche precedenti. Fa riferimento alla ricerca bibliografica da fare prima di cominciare qualsiasi
ricerca. Viene spiegato perché si è giunti a formulare quelle specifiche domande di ricerca. Viene descritto in
modo dettagliato la prima fase del ciclo di ricerca.
Obiettivi: cosa i ricercatori vogliono studiare o approfondire con questa ricerca e le ipotesi che si pongono e
hanno voluto verificare con questa ricerca. Siamo sempre dentro la prima fase del ciclo di ricerca.
Metodo: vengono riportate le informazioni sulla parte empirica ella ricerca. Vengono descritti la modalità di
reclutamento del campione, ossia i soggetti che hanno preso parte alla ricerca, e le sue caratteristiche e la
procedura della ricerca. Siamo nella terza fase. Vengono esplicitati gli strumenti utilizzati per la rilevazione
delle variabili. Si fa riferimento alla seconda fase del ciclo di ricerca.
Risultati: presentati anche con tabelle e grafiche, poi interpretati alla luce della teoria di riferimento.
Vengono evidenziati i punti di forza e di debolezza della ricerca e si rilanciano eventuali ricerche future. Fa
riferimento alla quarta fase del metodo scientifico.
Conclusione elenco delle pubblicazioni scientifiche menzionate nell’articolo, scritto secondo fonrmati
Bibliografia:
condivisi dalla comunità scientifica. Prima fase del ciclo di ricerca e fase 4.
L’articolo rappresenta l’ultima fase del ciclo di ricerca.
Esistono 4 finalità nell’ambito della ricerca psicologica: 1. Descrizione
2. Predizione
3. Spiegazione e comprensione
4. Applicazione
“ in quale regione d’Italia si concentrano i corsi per bambini”
Uno studioso vuole capire
La finalità di questa ricerca è la descrizione.
→
Capire approfondire un determinato tema
Si menziona una sola variabile: i corsi di musica per bambini
“ se c’è una relazione tra l’autostima e lo sviluppo del linguaggio del
Uno psicologo vuole verificare
bambino”
La finalità di questa ricerca è la descrizione.
Se c’è una relazione → capire se c’è un rapporto tra due variabili: l’autostima e il linguaggio del bambino
Relazione:implica la possibilità di un legame, la possibilità di variare insieme, che alla crescita di uno cresca
anche l’altro; non implica un rapport causa-effetto tra variabili
“
Uno psicologo clinico intende verificare se la personalità influenza lo sviluppo del linguaggio”
La finalità è di tipo predittivo.
Influenza→ fa intuire che venga ipotizzato un rapporto di causalità tra variabili: che la variabile personalità
causi delle variazioni nella variabile sviluppo del linguaggio
In questo caso, si parla di predizione perché non è possibile manipolare la variabile personalità a proprio
piacimento, ma può solo provare a predire cosa accadrà a livello di sviluppo del linguaggio a secondo della
personalità del soggetto.
“
Un ricercatore vuole scoprire se la visione di filmati violenti possa influire sul livello di aggressività. Per
farlo crea due gruppi, a uno fa vedere dei filmati violenti, all’altro no. Alla fine misura il livello di
aggressività.”
La finalità è spiegazione e comprensione.
Influire → fa intuire che ci sia un rapporto di causa effetto tra variabili: che la visione di un filmato violento
possa influire sulla variabile aggressività.
Rispetto alla ricerca precedente, il ricercatore modifica la variabile che si pensa possa influenzare l’altra,
creando due gruppi e facendo vedere o meno filmati violenti.
Uno degli errori più comuni che viene commesso nel trattare le finalità consiste nel confondere
l’associazione tra due variabili con la predizione, oppure con la spiegazione comprensione.
Si fa l’errore di pensare che si ipotizzi un legame di causalità quando invece si parla solo di associazione tra
variabili.
“ tra l’autostima e la media dei voti all’università?”
Esiste una relazione non se l’autostima vada a causare i voti
Si parla di esistenza di una relazione, degli esami, solo se siano in
qualche modo legate e si tratta di una ricerca con finalità descrittiva.
“ sulla media dei voti all’università?”
Il livello di ansia incide quindi siamo nell’ambito
Il rapporto è di causa-effetto: non posso manipolare il livello di ansia delle persone,
della predizione.
“
La frequenza di un particolare corso preparatorio provoca delle variazioni nei risultati di un test di
memoria? Un ricercatore decide di far seguire un corso preparatorio ad alcuni soggetti e ad altri no per
valutare le differenze tra u gruppi.”
Il ricercatore manipola la variabile corso preparatorio, decidendo quale gruppo deve frequentarlo.
Il rapporto di correlazione tra le variabili è di causa effetto e il fine è di spiegazione e comprensione.
Online esiste un tool chiamato “spurious correlations” per creare associazioni assurde per dimostrare come
non necessariamente l’associazione è segnale dell’esistenza di un legame causa-effetto.
Possiamo essere interessati a vedere se c’è una correlazione tra le persone affogate in piscina e il numero di
film in cui recita Nicolas Cage. Il numero di persone morte in piscina segue l’andamento dei film in cui
recita Cage. Nonostante ciò, questi due fenomeni non sono la causa l’uno dell’altro.
Variabile: entità/caratteristica/attributo misurabile, in grado di assumere diversi valori.
In ogni ricerca possiamo trovare una o più variabili.
Quali sono le domande che mi devo porre quando ho davanti un testo che descrive una ricerca per
riconoscere quali sono le variabili?
• Di quale oggetto/persone/evento la ricerca si occupa?
• Quale condizione/caratteristica/attributo dell’oggetto/persona/evento viene misurata?
Un ricercatore vuole indagare sullo stile comunicativo. delle insegnanti in aula. Per fare ciò somministra a
tutti gli studenti di una seconda liceo un questionario per verificare quale stile comunicativo è
maggiormente usato.
Di quale oggetto si occupa la ricerca? Dello stile comunicativo, dunque, la variabile è lo stile comunicativo.
Uno psicologo clinico vuole verificare l’ipotesi che esista una relazione tra l’autostima e l’autonomia in un
gruppo di 10 anziani. Dopo aver classificato ogni soggetto in base alla capacità di gestire autonomamente le
proprie necessità quotidiane, stabilisce tra i soggetti una graduatoria di autonomia. Sottopone poi il gruppo
ad un test che misura l’autostima. → variabili
Di che cosa si occupa questa ricerca? Autostima e autonomia
Possedere un cane è un bel da fare per tutta la famiglia, e alcuni pensano possa diventare fonte di stress. Al
contrario, avere un animale come compagno di vita iuta a tenere a bada lo stress, soprattutto nei bambini, e
l’obesità.
ci rende più felici. Inoltre, ha benefici sulla forma fisica, perché aiuta a combattere
Le variabili sono possedere un cane, lo stress, la felicità e la forma fisica.
Oggetto della psicologia sono i costrutti, ovvero concetti astratti che indicano complessi organizzati della
vita psichica.
Per poterli misurare e modificare, abbiamo bisogno di tradurre il concetto che intendiamo studiare in
fenomeni misurabili e quantificabili. Bisogna quindi individuare le dimensioni che compongono il concetto e
tradurle in variabili. Questo passaggio fondamentale si chiama operalizzazione.
Essa conduce a definizioni operative, ovvero a specificazioni concrete di come un concetto può essere
osservato e misurato, mettendo in luce la connessione tra la teoria e la pratica di ricerca.
In questo si differenziano dalla definizione generale di un concetto, che non necessariamente include
l’indicazione operativa di come misurarlo e che fa riferimento ad elementi che appartengono al registro
astratto.
Quando un ricercatore propone una definizione operativa deve accertarsi che essa misuri in modo univoco
solo ciò che intende misurare. In questo caso potremmo dire che il costrutto è valido.
Una possibile definizione dell’autostima è “amore per se stessi” → NON è una definizione operativa,
perché non descrive in modo chiaro il processo di connessione tra la teoria (il modo in cui abbiamo in mente
un certo costrutto) e la pratica di ricerca (in che modo renderlo osservabile e modificabile).
Socievolezza: “naturale affabilità e cordialità nei rapporti umani e sociali”→ NON è una definizione
operativa, che dovrebbe tradurre il concetto astratto in un costrutto misurabile e osservabile, questa
definizione complica ulteriormente il processo di operazionalizzazione, poiché contiene al suo interno due
ulteriori concetti astratti.
Per costruire una definizione operativa non è dunque sufficiente avere in mente un concetto o cercarne una
definizione teorica da vocabolario.
1. Il punto di partenza è la domanda di ricerca, che esprime un interesse verso uno o più concetti e il loro
eventuale legame
2. Sulla base della domanda di ricerca, si individuano i costrutti di cui ci si vuole occupare
3. Una volta individuati in modo chiaro i costrutti, è necessario approfondirli attraverso un’accurata analisi
della letteratura sul tema, per vedere in quali modi sono già stati concettualizzati e operazionalizzati e
acquisire una definizione innanzitutto teorica
4. A questo punto si può definire operativamente il costrutto, occupandoci della sua operazionalizzazione,
ovvero individuarne le dimensioni e relativi indicatori, attraverso i quali sarà possibile misurarlo e renderlo
osservabile.
Vediamo questo processo nella pratica. legame e, se sì di che tipo tra l’autostima delle
1. Ipotizziamo che siamo interessati a valutare se esiste un
persone e il fatto che esse siano socievoli.
2. Dovremmo innanzitutto chiederci quali sono i costrutti che ci interessano: in questo caso sono la
socievolezza e l’autostima. occuparci della ricerca bibliografica e dell’analisi della letteratura.
3. Una volta individuati dovremmo
4. Ora potremmo occuparci dell’operazionalizzazione, individuandone le dimensioni e gli indicatori che ci
forniscono una definizione esaustiva e condivisibile dei costrutti.
L’ultima fase è articolata. Un primo passo per avvicinarci alla definizione operativa del costrutto, una volta
esplicitata la definizione teorica, è chiederci se possiamo scomporre quel costrutto in dimensioni che si
riferiscono a suoi specifici aspetti. Non è detto che tutti i costrutti siano scomponibili in più dimensioni,
alcuni vengono operazionalizzati secondo una definizione unidirezionale, con tutti gli indicatori che
rimandano al costrutto complessivo.
Ad esempio, possiamo ipotizzare che la socievolezza possa essere scomposta in 3 dimensioni:
legati all’affabilità, cordialità e apertura verso il prossimo
1. alcuni aspetti non verbali
2. la propensione verso attività associative, in cui si ritiene che un soggetto socievole si trovi particolarmente
a proprio agio, per cui possa tendere a cercarle attivamente
3. La propensione all’utilizzo di social network, che permettono di condividere alcuni aspetti della vita
personale con un gran numero di persone contemporaneamente
Una volta individuate le dimensioni del costrutto dobbiamo trovare gli indicatori, o variabili, che le
rappresentino in modo chiaro, univoco ed esaustivo.
Alcuni degli indicatori relativi alla dimensione della socievolezza, che si riferisce alla propensione ad attività
associative, potrebbero essere:
1. il grado di partecipazione a feste o eventi analoghi
2. la frequentazione di luoghi di ritrovo, come associazioni o locali
3. l’abitudine o la piacevolezza legata all’invitare amici a casa
Ipotizziamo, dunque di voler misurare il costrutto della socievolezza, che definiamo come una disposizione
naturale alla vita associativa e una disponibilità alla ricerca e al mantenimento del rapporto con gli altri a fine
ludico, fine a se stesso, attraverso specifiche azioni e comportamenti non verbali.
Come possiamo operazionalizzare questo costrutto?
Potremmo, ad esempio, dividere il costrutto il 3 dimensioni: il comportamento non verbale, la partecipazione
ad attività sociali e l’utilizzo di social network. Per ciascuna dimensione dovremmo individuare degli
indicatori, ovvero quegli aspetti che riteniamo direttamente osservabili, misurabili e quantificabili che ci
parlano in modo univoco di ciascuna dimensione associata al costrutto.
Quali sono i comportamenti non verbali che ci aspettiamo di osservare in una persona socievole? Il numero
di sorrisi può essere una misura dell’affabilità e della cordialità della nostra definizione iniziale. Potremmo
poi quantificare i gesti di contatto che la persona mette in atto nei confronti degli altri.
Che tipo di partecipazione ad attività sociali ci aspettiamo da una persona socievole? Potremmo valutare il
grado di partecipazione a feste, aperitivi, uscite o i
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Laboratorio Metodologia della ricerca psicologica 1 (Prof. Cipresso)
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Metodologia
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Metodologia della ricerca psicologica 1