Metodologia della ricerca infermieristica ed EBN
La ricerca infermieristica
Cos'è la ricerca infermieristica?
La ricerca infermieristica è un’indagine sistematica volta a produrre evidenze attendibili su questioni rilevanti per gli infermieri e per le persone assistite. Solitamente nasce da quesiti pratici.
Ruolo degli infermieri nella ricerca
Utilizzatori di ricerca: utilizzare l’evidenze scientifiche per modificare o validare l’agire quotidiano.
Produttori di ricerca: strutturare nuove evidenze scientifiche attraverso la progettazione e partecipazione di studi.
Un’altra tipologia di studio fatta dagli infermieri è quella osservazionale, o possono fare studi sperimentali in cui vanno a modificare la pratica clinica e vedere cosa succede modificando la pratica clinica a un tot di soggetti: faccio una cura, ad un’altra ne faccio un’altra.
L’infermiere deve essere produttore di ricerca, con una piccola percentuale che sono i ricercatori, coloro che vanno a ideare un progetto di ricerca e utilizzatori cioè utilizzare la ricerca per risolvere problemi nella pratica infermieristica. I due ruoli non sono nettamente separati ma c’è una linea di continuum.
Orientamenti futuri della ricerca
- Costante valorizzazione dell'EBP: è importante che la pratica sia basata essenzialmente sulle evidenze scientifiche.
- Importanza delle strategie di conferma: si enfatizza e si presterà maggiore attenzione nel futuro a quegli studi che vanno a confermare l’efficacia e l’importanza di quei trattamenti.
- Maggiore enfasi sulle revisioni sistematiche.
- Espansione della ricerca locale: oggi la ricerca si espande sempre di più un po’ ovunque, a volte con dei ruoli diversi, magari non progettano la ricerca ma attivano dei protocolli scientifici.
- Ampia diffusione dei risultati della ricerca: maggiore attenzione agli aspetti culturali perché ci stiamo spostando verso una società multietnica quindi anche nei processi di cura deve esserci un’attenzione.
Fonti di conoscenza nella pratica clinica
Nella pratica clinica essenzialmente sono queste le fonti di conoscenza. La prima è quella più arcaica che è la fonte della conoscenza tramite la tradizione e l’autorità: “è utile fare questa cosa perché si è sempre fatto così” oppure autorità perché lo dice il coordinatore o il medico. Questa è la fonte di conoscenza che deve essere superata.
Anche nella pratica clinica quello che si pratica deve essere frutto di una linea guida internazionale, non perché lo ha detto qualcuno. L’altra modalità con cui si trasmettono le conoscenze è quella che rimanda all’esperienza clinica per tentativi ed errori.
Poi ci spostiamo in due modalità più strutturate: raccogliere e correlare le informazioni, per esempio introduco una novità e vedo cosa succede nei pazienti rispetto ad alcuni aspetti, ma senza un approccio di ricerca o con una metodologia rigorosa e ben definita.
La ricerca metodica è una modalità di conoscenza. Nella pratica clinica non è sufficiente che qualcosa suoni logica per poter essere applicata. Un approccio, una teoria, una tecnica, anche se sembra logica, non è sufficiente affinché venga applicata.
Tipologie di ricerca: quantitativa e qualitativa
Posso dividere la ricerca in quantitativa e qualitativa. Sono due modalità, di tipologie, di ricerca che hanno i loro metodi e le loro teorie di riferimento, ma non possiamo pensare di mettere una ad un livello superiore dell’altra.
La ricerca quantitativa si applica quando ci sono dei quesiti a cui la risposta si può dare solo con approcci quantitativi. La ricerca qualitativa non si riferisce alla qualità di vita o cure, ma si rifà ad un concetto di metodo. L’approccio è in funzione del tipo di quesito che c’è alla base. Se è un quesito che vuole esplorare in profondità alcuni fenomeni, può essere più utile quella qualitativa; se devo studiare quali pratiche siano più efficaci, è meglio una ricerca di tipo quantitativo.
Caratteristiche della ricerca quantitativa
La ricerca quantitativa si rifà al metodo scientifico, l’approccio è sistematico cioè faccio in un modo che è sempre lo stesso, le fasi sono sempre quelle. Si ricorre a metodi oggettivi per ridurre al minimo le distorsioni all’interno dello studio e i bias che sono gli errori che si possono verificare durante uno studio. È assolutamente possibile che si verifichino degli errori, e i ricercatori mettono in atto una serie di azioni per minimizzare lo sviluppo di questi errori.
La generalizzazione dei risultati vuol dire che i risultati ottenuti nel mio campione di soggetti voglio portarli a tutta la popolazione d’interesse.
Caratteristiche della ricerca qualitativa
La ricerca qualitativa non ha l’ambizione di generalizzare o dimostrare l’efficacia dei risultati. Ha lo scopo di andare a comprendere in profondità il vissuto di una persona, per esempio la ricerca di andare a comprendere il vissuto dei bambini sottoposti a chemioterapia.
Scopi della ricerca
- Identificazione e descrizione
- Esplorazione: indagare caratteristiche e correlazioni tra variabili
- Spiegazione: spiegare il funzionamento di qualche cosa e la correlazione tra variabili, fino allo scopo di previsione e controllo
- Previsione
- Controllo
Evidence Based Practice (EBP)
Componenti dell'EBP
Quando nella pratica clinica essenzialmente le scelte cliniche si basano su quattro aspetti importanti:
- Esperienza clinica
- Prove d’efficacia: è fondamentale che una sia affianco all’altra
- Le preferenze e valori del paziente
- Risorse disponibili
Tutte le decisioni che si prendono devono essere basate sulle prove d’efficacia e su tutti questi altri aspetti. Questo concetto si è sviluppato qualche anno fa prima in ambito medico, poi man mano si è diffuso nelle altre discipline arrivando all’evidence based nursing.
Domande cliniche
Le domande che un professionista si può fare sono le background questions che sono quelle che si pone il novizio. Le foreground questions, invece, sono quelle dell’infermiere esperto, il cui dubbio viene a generarsi su aspetti specifici dell’assistenza.
Per esempio, una domanda di background è: come si deve realizzare l’assistenza al paziente con ictus? Una domanda foreground sarebbe: è meglio posizionare i liquidi sull’arto plegico versus arto non plegico?
Se avete una domanda di background, per cercare la risposta si va sui libri di testo, se si ha l’esigenza di qualcosa di più specifico come le foreground questions, trova difficilmente risposta sui libri di testo, ma devo stare attento perché la notizia potrebbe essere vecchia, ma la troverà sulla letteratura internazionale.
Esempio: l’acupressione è efficace nel trattare la nausea? In questa domanda manca la popolazione, manca il confronto rispetto a qualche altra terapia. In questo caso ho esplicitato causa e outcome, cioè è una variabile su cui voglio vedere cosa succede. Questa domanda non è abbastanza specifica e bisogna dire su quali pazienti e rispetto a che cosa voglio vedere se è efficace. Quindi paziente (popolazione tipologia di paziente), intervento confronto e outcome. Scrivere il quesito in questo modo significa scriverlo secondo la metodologia PICO perché sono evidenziabili queste quattro parti. Questo è un quesito che riguarda la terapia.
Domande eziologiche e diagnosi
Esempio: l’educazione terapeutica genera ansia. Paziente/problema dove ansia è esposizione, confronto e outcome. Questo è un quesito eziologico.
Domande sulla diagnosi: la digitopressione è un buon test per la lesione di 1o stadio? Anche qua abbiamo intervento test, ma è importante il problema quindi la diagnosi e il confronto che è la distensione della cute. Quindi la domanda sarà: la digitopressione è più efficace della distensione della cute nella diagnosi di lesioni di 1o stadio?
Metodo PICO per quesiti clinici
Le quattro parti fondamentali del quesito clinico con la metodologia PICO.
Rispetto al mio quesito, dove vado a cercare le mie prove d’efficacia, essenzialmente trovo le informazioni da tre risorse importanti:
- La fonte primaria: la risorsa che è stata scritta da chi ha condotto quello studio, ad esempio chi fa uno studio per vedere se l’acupressione è efficace nel prevenire la nausea nei pazienti chemiotrattati. Ad esempio, ad un gruppo di pazienti metto il braccialetto e agli altri no e vedo cosa succede e poi scrivo l’articolo. È la risorsa scritta direttamente da chi ha condotto lo studio. Il ricercatore non dovrebbe riflettere il suo interesse perché altrimenti sarebbe uno studio falsificato.
- Le fonti secondarie: la risorsa che non è scritta direttamente da chi ha condotto quello studio, ma i risultati delle risorse primarie vengono presi ed eventualmente sintetizzati. Io prendo i vari studi e li sintetizzo in un unico studio e si fa la revisione di letteratura, prendo tutto quello che c’è in letteratura sull’argomento e li riassumo in un unico studio, e scriverò un articolo. Questa è la risorsa secondaria. Oppure si prende un articolo o uno studio e lo commento, questa è un altro tipo di risorsa secondaria. Oppure la revisione sistematica. Nella revisione sistematica la sintesi non riflette il pensiero dell’autore, perché metto palesemente la modalità attraverso la quale ho ricercato le informazioni.
- Le fonti terziarie: sono quelle fonti di informazione in cui non è chiaramente esplicitato il metodo attraverso il quale si sono generate quelle informazioni. Mentre nelle prime due risorse una parte in cui è chiaramente esplicitata delle note metodologiche che mi dicono come ho generato quei risultati.