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Ma su cosa si basa questa ricerca? Cosa va ad aggiornare? La cosiddetta Evidence Based Nursing

(EBN), ossia ciò che è efficace perché dimostrato scientificamente (per esempio, tutto quello che

ritroviamo nelle varie linee guida). che, rispetto all’argomento, sono stati

Ma cosa contengono le linee guida? Contributi scientifici

dimostrati ed aggiornati (per esempio, l’enunciazione: “eseguire il lavaggio delle mani, prima di

una procedura invasiva”, sarà affiancata da una spiegazione della motivazione). Accanto ad ogni

esempio, “la medicazione deve essere cambiato ogni volta che risulta sporca

raccomandazione (per

o se si stacca”) è presente una gradazione, che indica la forza che la raccomandazione stessa ha

(fortemente raccomandata, meno raccomandata, raccomandata solo in alcuni casi, ecc.). Questa

gradazione, generalmente (poiché ogni linea guida varia il proprio sistema di raccomandazione),

viene identificata da una sigla costituita da un numero romano (da 1 a 6) e da una lettera. Per

esempio, una raccomandazione con grado “IA” sarà “estremamente raccomandata”, mentre una con

grado “5A” è “meno raccomandata”.

Le varie raccomandazioni, ovviamente, sono perennemente soggette a cambiamenti e ad

aggiornamenti, proprio grazie alla ricerca scientifica.

Dunque, le linee guida nascono al fine di favorire i professionisti ad una lettura snella di tutte le

evidenze scientifiche, aggiornate almeno ogni 2 anni. Ma perché “secondaria”? Poiché

La linea guida è dunque uno strumento di letteratura secondaria.

non esiste uno studio singolo che ci dica che è meglio la Clorexidina dello Iodio Povidone per certe

operazione; bensì una serie di studi arriva a quella considerazione sui disinfettanti.

L’evidenza scientifica delle linee guida cambierà costantemente proprio grazie alla ricerca dei

professionisti sul campo; perché ciò sia possibile, sono necessari alcuni fattori fondamentali:

1. Tempo

2. Disponibilità dei soggetti

3. Disponibilità di attrezzature e strutture

(che comprendono anche il tempo che l’infermiere ha la possibilità di dedicare alla

4. Fondi

ricerca)

5. Esperienza del ricercatore

6. Considerazione etiche (per esempio, nel 1965 accadde che alcuni medici iniettarono cellule

cancerogene in pazienti anziani per studiarne la reazione immunitaria: in questo caso fu

violato il principio etico)

Nell’eseguire una ricerca, esistono varie fasi da percorrere:

1. Fase 1: identificazione e definizione del problema (identificazione del problema e dello

scopo, revisione della letteratura, identificazione delle variabili e formulazione del quesito o

di permettere un’ottima ricerca,

ipotesi di ricerca); al fine il quesito che ci poniamo deve

essere sufficientemente chiarificatore e sintetico, così che i risultati siano ben identificabili

ed organizzabili. Quando ci poniamo una domanda bisogna prendere in considerazione il

cosiddetto PICO (Popolazione, Intervento, Controllo, Outcomes di risultato).

Per esempio: vogliamo sapere se nelle persone con ulcera vascolare al terzo inferiore della

l’utilizzo dell’elastocompressione (I) rispetto all’uso

gamba (P) ha un miglior risultato (C)

delle calze elastiche (O). RICORDA

I quesiti di ricerca possono essere posti o sotto forma di domanda o sotto forma di

Per esempio: “Ogni quanto deve essere sostituito un accesso vascolare

affermazione.

periferico?”. Trasformiamola in affermazione: “Valutare se la sostituzione di un accesso

vascolare periferico a 72 ore (I) è efficace nella riduzione della flebite (O), rispetto alla

sostituzione a 4 giorni (C), nei pazienti ricoverati in chirurgia (P)”.

Altro esempio: “I trattamenti radio/chemioterapici causano Fatigue?”; questa domanda è mal

posta; scriviamo allora: “le donne sottoposte a radio/chemioterapia (P) rispetto a coloro che

In questo caso non c’è un

non eseguono radio/chemioterapia (C) sviluppano fatigue (O)?”.

intervento dall’esterno (I).

Riassunto di Alessandro Gagliani e Mattia Sabatini ®

2. Fase 2: scelta del metodo di ricerca (selezione del disegno, identificazione del campione e

degli strumenti da utilizzare)

3. Fase 3: raccolta dati (raccolta e registrazione dei dati)

4. Fase 4: analisi dei dati (analisi ed interpretazione dei dati)

5. Fase 5: utilizzazione dei risultati (diffusione dei risultati di ricerca)

Esistono 2 grandi tipologie di ricerca:

1. Quantitativa: un processo oggettivo, sistematico, che permette di ottenere informazioni

“numeriche” sul problema in esame.

Riguardo la ricerca quantitativa, questa può essere:

 Epidemiologica: registrazione di eventi accaduti, in cui il ricercatore si limita ad

osservare e registrare senza intervenire

 Sperimentale: studio nel quale vengono valutati gli effetti su uno specifico

intervento prestabilito dal ricercatore (quest’ultimo

fenomeno, conseguente ad un

introduce una variabile indipendente in una ricerca, al fine di valutare gli effetti che

questa può implicare); nella ricerca sperimentale, quindi, al contrario di quella

epidemiologica, il ricercatore introduce sempre qualcosa.

2. Qualitativa: permette, al contrario della ricerca quantitativa, di descrivere situazioni

complesse, ossia tutto ciò che non è oggettivabile e che risulta, quindi, soggettivo; viene

chiesto alla persona di raccontare il vissuto di malattia o come percepisce la qualità del

servizio, ecc.

Questa tipologia di ricerca affronta quesiti espressi in termini generali sulle esperienze e

sulle realtà umane, studiando queste ultime attraverso un prolungato contatto con persone

nel loro ambiente naturale.

La ricerca qualitativa prende nomi differenti, a seconda di ciò che descrive:

 Fenomenologica: descrive esperienze dei partecipanti allo studio così come sono

vissute (dimmi cosa si prova a prestare assistenza in un reparto di terapia intensiva)

 letteralmente “ritratto di un popolo (cultura)”; per esempio, “qual è il

Etnografica:

significato di benessere per gli anziani?”

 prevede l’analisi di documenti storici.

Storica:

 Ground Theory: è una ricerca che prevede che un soggetto si inserisca in un

è l’unica tipologia di ricerca che non

contesto, senza un obiettivo già prefissato;

prevede che il ricercatore abbia un obiettivo. Il ricercatore, quindi, vivendo in un

determinato contesto comincia a farsi delle domande, creando degli obiettivi in

itinere, ossia gradualmente durante la ricerca e non a priori.

Le varie ricerche possono essere eseguite in maniera:

1. Prospettica: la ricerca di tipo prospettico prevede uno studio impostato al futuro; lo

svantaggio di questa ricerca, al contrario della ricerca retrospettiva, è il tempo necessario al

fine di eseguirla correttamente.

la ricerca retrospettiva utilizza uno studio impostato sull’analisi del passato;

2. Retrospettiva: il

vantaggio di questa ricerca è sicuramente il minor tempo necessario al fine di ottenere dei

risultati, poiché basandosi sul passato è relativamente più semplice andare a ricercarli; al

contrario, lo svantaggio è l’accuratezza dello studio.

Riguardo, invece, alla modalità di raccolta dati, la ricerca può essere:

1. Monocentrica: la ricerca viene eseguita in un unico luogo. Quali vantaggi avrà? È più

semplice da gestire e da controllare; tuttavia, quali svantaggi ha? È meno rappresentativa,

poiché si basa sui risultati di un solo luogo e potrebbe non essere facilmente estendibile ad

un gruppo di persone maggiore.

Riassunto di Alessandro Gagliani e Mattia Sabatini ®

questa ricerca prevede un’analisi non più di un singolo luogo, ma di più

2. Multicentrica:

luoghi (dato internazionale, nato dalla somma di varie ricerche monocentriche); il vantaggio

maggiore di questa ricerca è che il risultato sarà sicuramente molto più attendibile di quello

derivante da una ricerca monocentrica.

Inoltre, la ricerca multicentrica ci permette di ridurre il tempo (avendo più soggetti da

analizzare insieme, posso raggrupparli più rapidamente).

Infine, la ricerca può essere:

1. Aperta, in cui tutti (paziente, sperimentatore e colui che analizza i risultati) conoscono a chi

viene dato il placebo e a chi viene somministrato il farmaco.

2. In cieco, in cui solo il paziente non sa se gli viene somministrato o il farmaco o il placebo.

3. In doppio cieco, in cui anche lo sperimentatore non conosce a chi somministra il farmaco e

a chi, invece, il placebo.

4. In triplo cieco, in cui anche colui che analizza i dati sa a chi è stato dato il placebo e a chi il

farmaco.

Dopo tutto ciò che abbiamo detto, sarà bene sottolineare, quindi, come la ricerca migliore sia quella

prospettiva, multicentrica, in triplo cieco.

Ma guardiamo un’altra possibile suddivisione riguardo ai vari studi di ricerca:

1. Osservazionali descrittivi, che si dividono in:

 Trasversali, basati sulla prevalenza. Questo studio ci consente di vedere ad oggi

quante persone hanno un certo problema, senza distinguere i nuovi casi da quelli già

presenti. La ricerca trasversale può tuttavia non essere descrittiva di un andamento,

in quanto rappresenta solo la fotografia di un dato momento (potrei analizzare i dati

del lunedì per un certo evento, quando magari quelli della domenica sono totalmente

L’altro difetto è che non ci permette di capire quando è insorto un dato

diversi).

problema, in quanto non prende in considerazione la temporalità di un certo evento.

Se non rappresenta quindi la normalità di una certa casistica, come può essere

utilizzata al meglio?

E’ necessario, al fine di rappresentare quanto più possibile la normalità e la totalità

degli eventi considerati, prendere come indice rappresentativo tre prevalenze diverse

(per fare un esempio pratico, ne prendo una il lunedì, una il giovedì e una la

domenica, in modo da considerare quanto più possibile i dati di tutta la settimana).

La prevalenza ha tuttavia anche dei pregi: costa meno e necessita di un minor tempo

per la raccolta dati.

 Longitudinali, basati sull’incidenza; uno studio osservazione longitudinale, quindi, ci

permette di avere un risultato statistico, ossia di incidenza (numero di nuovi casi);

Questi studi, al contrario di quelli trasversali, necessitano di molto più tempo e di

risorse. Tuttavia, pregio di questo tipo di studio è sicuramente la possibilità di

conoscere il momento in cui è insorto il problema che stiamo studiando.

 Analitici, che possono essere studi di coorte e studi caso controllo.

Riassunto di Alessandro Gagliani e Mattia Sabatini ®

Entrambi gli studi necessitano di 2

gruppi da analizzare, al contrario degli

studi osservazioni trasversali e

longitudinali, in cui studiamo una

popolazione unica.

Negli studi di coorte (prospettici), ho

un gruppo di “esposti” e un gruppo di

“non esposti”; fra questi andrò ad

osservare quanti degli esposti e quanti

dei non esposti risultano malati o sani.

Grazie a questa tipologia di analisi è possibile capire se, magari, il fattore di rischio

può essere realmente responsabile della formazione di una certa patologia o meno.

Ma quali difetti ha questo tipo di studio? Il costo elevato e l’inadeguatezza all’analisi

di patologie rare. Rappresenta una misura diretta dell’incidenza, ha la

Quali vantaggi presenta, invece?

possibilità di valutare effetti multipli di un unico fattore di rischio e la possibilità di

studiare fattori di rischio rari. Gli studi caso-controllo

(retrospettivi), invece, partono

dall’analisi dei malati, al fine di

andare a capire quanti di questi

sono stati esposti ad un fattore di

rischio e quanti, invece, no.

I vantaggi quali sono? Costano

meno (abbiamo già tutti i dati

raccolti), hanno la possibilità di

valutare fattori di rischio multipli

per un’unica patologia e hanno anche la capacità di andare ad analizzare una malattia

rara (questo grazie al fatto che partiamo dalla malattia al fine di capire se il fattore di

rischio è legato al suo insorgere e non il contrario, come nel caso degli studi di

coorte!!!).

Tuttavia, fra i difetti troviamo il fatto che forniscono solo la stima del rischio nella

popolazione, perché non ci permettono di capire quale era il fattore di rischio anni

prima dello studio.

 Case report, in cui il ricercatore descrive un singolo caso, relativamente al quadro

clinico, alla storia naturale o all’effetto di un trattamento (solitamente si riferiscono a

quadri insoliti o rari). Spesso questo rappresenta il primo caso di un qualcosa che

fino a quel momento non era stato studiato. I case report sono pubblicati in MedLine.

 Case series, che si basano sulla descrizione di un certo numero di casi clinici,

relativamente al quadro clinico, alla storia naturale e di un trattamento; anche questi,

solitamente, si riferiscono a quadri insoliti. È, inoltre, uno strumento utile per

evoluzione o anche sull’effetto

generare ipotesi sulle cause di una malattia, sulla sua

di un trattamento.

Può capitare che, talvolta, una nuova tipologia di manifestazione patologica si

presenti in un gruppo di persone. In questo caso, se non ci sono stati altri casi

l’evento, correlando eventuali terapie,

segnalati in letteratura, è necessario studiare

alimenti, sostanze con cui le persone sono venute a contatto, con l’insorgere della

patologia. In caso non sia presente una terapia risolutiva, è necessario evidenziare

anche ciò che viene fatto per risolvere il problema, assieme al risultato di tale

procedura, in quanto, in caso non funzioni o magari vada a generare un aggravarsi

del problema, la segnalazione evita che altri si trovino nella stessa complicanza.

Riassunto di Alessandro Gagliani e Mattia Sabatini ®

Quindi, riassumendo, analizziamo le principali differenze fra ricerca quantitativa e ricerca

qualitativa: Ricerca quantitativa Ricerca qualitativa

Obiettivi precisi e ben definiti Obiettivi complessi e molto ampi

Oggettiva Soggettiva

Particolare Olistica

Procedure logico-deduttive Procedure dialettiche e induttive

Valuta teorie Sviluppa teorie

Utilizza la comunicazione e l’osservazione

Utilizza strumenti

Ragiona attraverso numeri Ragiona attraverso le parole

Esegue un’analisi sistematica Esegue un’interpretazione individuale

Il ricercatore ha un ruolo inattivo Il ricercatore ha un ruolo attivo

La verità è unica La verità è dinamica

La ricerca di triangolazione

Le due tipologie di ricerca, come visto, sono dunque estremamente differenti fra di loro, quasi

opposte. Esiste, tuttavia, una particolare ricerca, detta ricerca di triangolazione, che permette

un’unione fra queste due modalità di analisi.

La ricerca di triangolazione prevede, infatti, che il ricercatore incroci due disegni di ricerca di tipo

quali-quantitativo. Il ricercatore, dunque, dietro uno stesso tipo di ricerca, si pone obiettivi sia

quantitativi che qualitativi.

Per fare un esempio pratico possiamo prendere uno studio già eseguito, riguardante la malinconia

proprio il titolo dell’articolo.

puerperale e la depressione postpartum, che rappresenta

In che termini parleremo di questi fatti? Immaginiamo che al titolo si aggiunga l’informazione:

studio osservazionale.

Cosa ci si aspetterà quindi da questo studio? Sicuramente troveremo un’osservazione riguardo

l’andamento di questo evento nel tempo, che tipo di conseguenze le donne hanno avuto da questa

condizione clinica, quanto i parti plurimi possono influenzare l’evento, quanto i parti gemellari o

singoli, quali tipi di sintomi si sono presentati; e ancora, quante donne hanno tentato il suicidio,

quante hanno avuto necessità di un ricovero ospedaliero, ecc…

Questi sono tutti dati numerici, sui quali verrà eseguita un’analisi statistica, da cui verranno fuori

tassi, percentuali, da confrontare con dati passati o futuri.

Se invece, ci troviamo di fronte ad un articolo che ha per titolo l’esperienza della depressione

postpartum, con l’aggiunta del dato: studio fenomenologico, troveremo elementi di studio diversi.

In questo caso l’articolo tratterà della sensazione soggettiva di come la donna ha vissuto il

fenomeno della depressione postpartum.

Saranno, quindi, assenti i dati numerici ma, al contrario, lo studio sarà impostato sotto forma di

narrazione, dove le varie persone riassumeranno il loro vissuto (generalmente in questi articoli si

sottolineano le parole chiave, per far capire come più persone vivono e raccontano le stesse

sensazioni).

Al contrario della ricerca quantitativa, che ha bisogno di grandi numeri, quest’ultima, ossia quella

di un’estensione numerica dei soggetti studiati.

qualitativa, non necessita

Ma perché, considerando l’aspetto soggettivo del secondo studio, date le esperienze culturalmente

diverse, influenzate da mille fattori, il ricercatore si fa bastare poche persone per raccontare e

l’esperienza?

descrivere Riassunto di Alessandro Gagliani e Mattia Sabatini ®

Il motivo è legato al fatto che il ricercatore, nel vedere che già 5 o 10 donne, diverse, con esperienze

diverse, un supporto familiare diverso e culture diverse, hanno avuto la stessa esperienza negativa,

può ritenersi soddisfatto della raccolta dati: lo studio risulta già saturo degli elementi necessari:

pianto, paura di inadeguatezza, estraneazione dal figlio, ecc…

Il vissuto alla fine trova degli anelli di congiunzione, detti, di saturazione, che non richiedono che si

vada avanti nel continuare a raccogliere dati sul campione.

NB: questa differenza tra studio quantitativo e qualitativo è estremamente importante, in quanto,

nella prima tipologia, 5 o 10 casi non sarebbero assolutamente sufficienti a rendere lo studio

veritiero e sostenibile scientificamente.

La ricerca qualitativa, tuttavia, non genererà mai evidence-based, deve infatti essere complementare

alla ricerca quantitativa per avere un sostegno scientifico.

Riassumendo, la principale differenza fra studi osservazionali e studi sperimentali è che nei primi lo

studioso imposta lo studio, osserva, trascrive e valuta, mentre nei secondi lo studioso imposta lo

studio, interviene modificando la storia naturale, osserva, trascrive e valuta.

Inoltre, mentre negli studi osservazioni non è mai presente la randomizzazione dei campioni (scelta

casuale, che permette che i dati da analizzare siano completamente distaccati da qualsiasi possibile

negli studi sperimentali c’è sempre randomizzazione.

influenza del ricercatore), Infine, questi ultimi

necessitano sempre di almeno due gruppi di confronto.

Fra queste due tipologie di analisi è presente un’ulteriore modalità di ricerca, chiamata studio quasi

sperimentale.

Questo imposta lo studio allo stesso modo di quello sperimentale; tuttavia, analizza un gruppo non

randomizzato, valutando un primo momento, in cui ci sono determinate caratteristiche da

evidenziare, e un secondo momento, che magari è cambiato. Si analizza in questo modo cosa è

variato dopo il cambiamento rispetto ai parametri studiati; tuttavia, è bene sottolineare che il gruppo

è lo stesso e non viene randomizzato, come avviene invece nello studio sperimentale.

La randomizzazione è una parte estremamente importante dello studio. È fondamentale, infatti, che

questa fase non sia manipolabile, in quanto annullerebbe la validità e la veridicità dello studio

stesso. L’entrare in una randomizzazione necessita inoltre dell’ingresso della persona nello studio e,

quindi, del consenso da parte della stessa di tutte le clausole al suo interno, compresa quella di poter

prendere per esempio il vero farmaco o un placebo.

Ovviamente fin quando una persona non viene randomizzata, non possiamo sapere se riceverà l’uno

o l’altro. Inoltre, in caso la ricerca sia in doppio cieco, non sapremo neanche noi, al momento della

randomizzazione, cosa le verrà somministrato, in quanto solo al termine dello studio verrà rivelato

quale dei gruppi aveva un certo farmaco e quale, invece, il placebo.

NB: i pazienti che si perdono all’interno dello studio, per vari motivi (morte, abbandono, ecc)

vengono detti tecnicamente: drop out.

Se viene perso un numero maggiore del 20%, lo studio perde di veridicità, di conseguenza non sarà

considerato come studio valido.

Tuttavia, nel caso che ci sia un drop out, anche questi soggetti deceduti vengono considerati

nell’analisi statistica: in questo caso parliamo di intention to treat (intenzione al trattamento); tutti i

pazienti entrati nello studio devono pesare statisticamente.

La sperimentazione

Prima di tutto, è fondamentale sottolineare come le sperimentazioni siano sempre studi prospettici.

Ma come si sceglie un campione da studiare? Quali caratteristiche deve possedere? Il campione

viene scelto secondo i cosiddetti criteri di eleggibilità. Questi rappresentano quei criteri che il

ricercatore deve delineare subito al fine di comprendere su chi si andrà a sperimentare una

Riassunto di Alessandro Gagliani e Mattia Sabatini ®


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (BORGO SAN LORENZO, EMPOLI, FIGLINE VALDARNO, FIRENZE, PISTOIA, PRATO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Riassuntiinfermieristica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca infermieristica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Rasero Laura.

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