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Metodologia della ricerca archeologica "Sapienza" - Università di Roma a.a. 2019-2020

Sono presenti la maggior parte delle lezioni in aula della docente che quest'anno accademico ne ha fatte di meno del previsto per il raggiungimento dei 6 cfu (poco più di 12); presente anche la lezione dell'assistente presente all'esame. Lezioni indispensabili per l'esame da frequentante senza materiale aggiuntivo e come supporto ai manuali previsti (Carandini, Harris, Manacorda), molte info aggiuntive per la storia del metodo.

Metodologie della ricerca archeologica

Percorso per arrivare ad una ricostruzione storica del mondo antico attraverso dei dati; lo scavo è una procedura utile ad acquisire delle informazioni da comparare con fonti di altro tipo. Bisogna utilizzare tutte le fonti disponibili per recuperare il mondo antico nella sua interezza, per fare ciò è necessario un metodo, lo stratigrafico, unito ad esperienza sul campo e diverse strategie. L'affinamento delle tecniche di scavo degli ultimi anni ha portato ad aggiungere molti più elementi per studiare le fasi più antiche di formazione della città.

Negli anni '80 la discussione sul metodo era molto importante in quanto l'archeologia aveva dovuto faticare per essere una disciplina indipendente, non più legata alla storia dell'arte antica; le rivoluzioni di quegli anni sono sicuramente un punto di riferimento per gli studi odierni. L'approccio all'archeologia sul campo non è cambiato, è cambiato il lavoro dell'archeologo e cosa ci si aspetta da lui: più interdisciplinarità, conoscenze più ampie che spaziano tra diversi aspetti, legate alla prevenzione, alla comunicazione.

Ricostruzione dei processi storici

La ricostruzione dei processi storici attraverso la metodologia di scavo si articola in:

  • Riconoscimento dei reperti;
  • Valutazione dei reperti ritrovati, incasellati in tipologie di riferimento;
  • Acquisizione di sequenze cronologiche;
  • Collazione ed archiviazione.

L'archeologia si è trasformata da ricerca per acquisizione di reperti importanti a disciplina scientifica che ha il ruolo di tendere alla ricostruzione del mondo antico. Non tutti sono d'accordo sulla necessità e sull'opportunità di ricostruire: non si cerca il confronto tra due cocci, ma si cerca il confronto con il manufatto intero; la stessa cosa può esser fatta sulle architetture di monumenti che giungono frammentari dall'antichità.

Non bisogna avere dei modelli di riferimento stringenti, ma si dev'essere disposti a modificare le proprie interpretazioni e ricostruzioni in luce di eventuali elementi nuovi; gli elementi archeologici sono utili in ambito storico per avere informazioni in più da quelle fornite nei testi letterari antichi: autonomia del dato archeologico alla stregua delle altre fonti.

Dati archeologici e dati letterari

Il dato archeologico ha la stessa valenza della lettura dei testi antichi. Tucidide I 8, 1-2: attraverso il tipo di armi si riconosce la provenienza o l'antichità di determinati etnici già nel V secolo a.C. in Grecia.

Informazioni documentarie -> informazioni storiche, evoluzione attraverso:

  • Topografia, contenitore geografico di riferimento dei contesti archeologici;
  • Stratigrafia, corretto metodo di scavo;
  • Metodologia, corretta seriazione di oggetti che crea cronologia per datare dei processi storici.

La capacità dell'archeologo dev'essere utilizzare e gestire le fonti come un direttore d'orchestra, acquisendo tutta la documentazione letteraria antica disponibile tramite ricerche bibliotecarie: le fonti non sono sempre concordi tra di loro, ma sono importantissime come le fonti iconografiche, prodotte di prima mano, ugualmente le fonti epigrafiche che danno informazioni su personaggi e autori di atti e documenti, collocabili in spazio e tempo; di base sono maggiormente le fonti archeologiche.

Si discute sull'oggettività e soggettività delle fonti: di oggettivo c'è poco, la sensibilità dell'archeologo influisce, ma non prescinde da elementi oggettivi, l'elemento soggettivo varia a seconda dell'archeologo che interpreta, ma il dato oggettivo non cambia.

Archeologia contestuale

L'archeologia che tende a riunire insieme tutti gli aspetti disponibili, non estrapolandoli dal contesto di provenienza, ma restituendoli nella loro interezza (es.: cripta Balbi: insiste in un luogo in cui si racconta la storia del museo e tutte le trasformazioni che quel territorio ha avuto).

Scavo

Lo scavo è un mezzo per ottenere nuove fonti di informazioni che si aggiungono ad un ampio dossier di conoscenze letterarie, storiche ed iconografiche = informazioni disponibili: materia d’indagine. Le fonti non sono mai state messe in discussione, ma è stata messa in discussione la possibilità che l’oggetto archeologico possa dare altrettante informazioni e abbia la necessità di arrivare ad una procedura sullo stesso livello di affidabilità delle fonti = campo che facesse ritenere l’archeologia una scienza: il metodo stratigrafico.

Ma da una parte vi erano gli storici e, dall’altra, gli storici dell’arte antica che studiavano solo ciò che di più eclatante l’archeologia offriva, reperti selezionati. L'attitudine è molto antica: Tucidide si interessa di tombe molto lontane da lui, come anche i romani, tornati a Corinto un secolo dopo la distruzione, sono interessati nella ricerca reperti. Bisogna capire se l’interesse è rivolto al commercio e al valore economico del reperto stesso o al contributo che il reperto dà nel ricostruire la storia.

Storici e storici dell’arte avevano affrontato insieme l’interesse per l’antiquaria, studio dell’oggetto in quanto questo suscita curiosità, ha un fine esclusivamente catalogico, della raccolta. Il momento cruciale è stato l’avvento dei viaggiatori del Grand Tour, per cui la tappa a Pompei aveva un ruolo fondamentale: scavi su larga scala iniziano nel 1748 e riportano alla luce una città intera, ritratta nel momento della sua morte che diventa un mito a livello europeo, anche in senso negativo poiché sono la morte mistero ed il mito che attraggono, non vi è un interesse storico.

Goethe, nel "Viaggio in Italia", dà una sua personale percezione del viaggio a Pompei insistendo sul tema dell’interruzione della vita: si sofferma su aspetti quotidiani della vita pompeiana, poco monumentali (case, tombe) che contribuisce al primo approccio all’archeologia, momento di formazione teorica completamente diverso da quello odierno. Allora si procedeva con un metodo di scavo che oggi viene definito sterro, ovvero disattenzione nella procedura di scavo, si deve solo liberare l’oggetto antico da una serie di impedimenti: nel caso del tempio di Iside.

Intorno alla metà dell’800, a un secolo di vita degli sterri, cambia il metodo di scavo grazie a personaggi che hanno un’attenzione diversa, si fa un piccolo passo verso la disciplina archeologica intesa come scienza. Uno di questi è Giuseppe Fiorelli, che non ragiona più per singoli elementi, ma a scala urbana (insieme delle strutture che formavano un’unità definita, la città) tanto che fa rappresentare in un plastico in sughero e legno, con affreschi dipinti in scala (anche dipinti di affreschi oggi non più conservati) e scala 1:100 della porzione di città scavata fino a quel momento.

Fiorelli è anche colui che inizia ad indirizzare gli scavi in maniera più scientifica: guarda gli interni degli edifici ponendo più attenzione non solo a quello che si trovava sotto i lapilli, ma anche a quello che si trovava all’interno: oggetto -> ambiente in cui si trovava -> funzione che poteva avere, attenzione nell’estrazione dei lapilli. Fiorelli si accorge di cavità all’interno dei lapilli in cui vi erano delle ossa umane: cavità lasciate dalla decomposizione delle parti organiche dei corpi che avevano mantenuto la loro forma, ingombro = metodo delle colate di gesso liquido nei vuoti che prendono la forma dei corpi decomposti. Inoltre, Fiorelli divide Pompei in regiones, quartieri isolati identificati con numeri civici.

Anche studiosi non italiani in scavi all’estero utilizzavano inizialmente lo sterro, è ormai chiaro che un oggetto decontestualizzato comunica meno rispetto ad uno stesso oggetto contestualizzato = interesse per la scoperta, ma non per il modo in cui si arriva. Anche in Inghilterra ci sono personaggi che creano delle svolte: Pitt Rivers è uno dei precursori del metodo poiché eredita dei grandi possedimenti, vi inizia un progetto di scavo all’interno e inizia ad accumulare una serie di oggetti che per lui sono significativi per la mentalità antica: grosso interesse etnografico, capisce che c’è un’evoluzione nelle produzioni che gli uomini antichi hanno fatto e che possono essere classificate.

Comincia a raccogliere oggetti e creare connessi tra forma che hanno in quel momento e adattabilità ad una certa funzione che potevano avere nel mondo antico: accumula armi, le cui forme più dissimili all’attuale e meno funzionali potevano essere più antiche = possibilità di capire come ragionava la mente degli antichi, è più vicino agli uomini che agli oggetti, i quali sono una traccia importante. Inoltre, capisce che non è l’oggetto particolare che fa capire di più, ma la massa degli oggetti comuni che ha tutti gli elementi per costituire una seriazione cronologica; inoltre, documenta ciò che toglie perché ne comprende l’importanza: non conta la velocità con ci si raggiunge l’obiettivo, ma la quantità di documentazione che il processo per raggiungere l’obiettivo fornisce.

A Roma, nell’area del Foro Romano, la terra veniva sterrata, insieme al basolato stradale di età neroniana poiché lo si riteneva medievale. Ma, agli inizi del ‘900, Giacomo Boni scava nell’area del Foro con un atteggiamento diverso da quello del collezionista, ma è attento al modo in cui si scava: scrive "Il metodo delle esplorazioni archeologiche"; Boni ha, inoltre, la passione per le esplorazioni nel sottosuolo poiché intravede gli albori di un metodo stratigrafico e scrive dei saggi: individua un sepolcreto dell’Età del Ferro che è traccia delle necropoli precedenti alla città, distribuite nelle parti basse quando gli abitati si erigevano sulle alture; inoltre, Boni è il primo che sperimenta il pallone frenato per fare delle fotografie dall’alto.

Wheeler appartiene allo stesso contesto di Pitt Rivers e scava a Maiden Castle, capisce l’importanza di scavare su grandi superfici che danno una possibilità di comprensione maggiore in estensione, necessita di confrontare e documentare: divide l’area con dei quadrati, il margine tra un quadrato e l’altro (risparmi di terra = testimoni, che dividono saggi singoli) dà maggiore possibilità e sicurezza dell’azione distruttiva, è possibile confrontare la materia tra un quadrato e l’altro. Lo scavo rivela spesso delle strutture che proseguono tra un quadrato e l’altro o che si interrompono = limite del metodo di Wheeler: mantenere la suddivisione impedisce di vedere la correlazione con gli strati in cui sono contenuti e con i materiali di cui gli stessi sono costituiti; i lembi di terreno più antichi, quindi, sono sempre meno poiché il testimone impedisce di vedere e comprendere = il contesto detta le strategie di scavo, non il metodo che è sempre quello stratigrafico.

Amedeo Maiuri è un archeologo che ha, a suo vantaggio, un’enorme esperienza sul campo sia in Grecia che in Italia; scrive molto: "Alla ricerca di Pompei preromana", manifesto delle sue intenzioni, egli ricerca indietro nel tempo non fermandosi al primo oggetto che incontra. Da sovrintendente interviene... [testo tronco]

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/08 Archeologia cristiana e medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof D'Alessio Maria Teresa.
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