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L’elemento fondamentale che accomuna le ricerche archeologiche è l’acquisizione di fonti

archeologiche per la ricostruzione del passato; quindi lo scopo della ricerca archeologica è quello di

individuare le queste fonti per la ricostruzione del passato e ciò che ci proponiamo è di ricostruire la

storia delle comunità estinte, ma per farlo bisogna acquisire delle fonti archeologiche che spesso

costituiscono l’unica fonte per la ricostruzione del passato.

Un oggetto archeologico è sia un singolo elemento, sia un insieme di oggetti che non vengono più

usati comunemente dalla comunità antica, ma che sono diventati obsoleti, sono stati scartati, sono

esclusi dalla circolazione e nella maggior parte dei casi sono sepolti sotto il terreno. In alcune

situazioni non è necessario che l’oggetto o il monumento storico siano ricoperti dalla terra: è il caso

di monumenti antichi come i nuraghe, gli acquedotti romani e le testimonianze relative

all’archeologia industriale; cmq per essere definito un oggetto archeologico un elemento deve avere

più di 50anni. Importante è che questo oggetto o questo complesso di oggetti si trasformi in fonte

storica e ciò avviene ogni volta che il ricercatore lo usa come tale.

Quindi lo scopo dell’archeologia è quello di trovare delle fonti per la ricostruzione della storia

antica e queste fonti hanno una classificazione; esse possono essere:

• Potenziali

• Effettive

Il passaggio da potenziali a effettive avviene mediante il ruolo attivo del ricercatore;

• Dirette (e sono elementi che provengono direttamente dal passato e dal sistema socio­

culturale di cui sono state parte; in questo campo rientrano tutte le fonti archeologiche e

di esse è sempre necessaria la verifica dell’autenticità). Queste fonti possono essere:

• Non indirizzate (sono fonti inintenzionali come tracce, sintomi, indizi…)

• Indirizzate (sono fonti intenzionali come i segni)

• Indirette (sono soprattutto fonti scritte, i testi letterari di cui è necessaria la verifica della

antichità della fonte e dell’attendibilità dell’informatore, infatti bisogna fare attenzione

perché gli autori danno una loro interpretazione delle realtà che non è mai obiettiva,

mentre le fonti archeologiche sono obiettive. Allora mentre un archeologo verifica da

solo l’autenticità delle sue fonti, il testo letterario prima di passare allo storico deve

passare da uno studio glottologico e filologico.).

Ma quale storia è possibile ricostruire con le fonti archeologiche? Certamente non quella di un

personaggio o degli eventi, di cui parlano le fonti scritte, ma esse permettono di ricostruire la vita

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quotidiana delle comunità antiche in tutte le manifestazioni che lasciano una traccia materiale: i

modelli abitativi, l’economia, la struttura sociale, l’ideologia e la cultura, la vita artistica e così via.

Tutto il lungo periodo della preistoria (circa 3milioni di anni) può essere ricostruito solo sulla base

delle fonti archeologiche, ma anche per il periodo storico molti dati si possono ricavare solo dalle

fonti archeologiche, in particolare la vita della gente comune o delle comunità periferiche, di cui

non si occupano gli scrittori antichi (ad esempio della villa di Settefinestre non sappiamo nulla dalle

fonti storiche).

L’archeologia riproduce la storia delle comunità estinte e lo scavo è un esperimento irripetibile,

quindi manca sia l’osservabilità del fenomeno, sia la ripetibilità dell’esperimento; il fatto di non

poter osservare l’oggetto della nostra ricerca e l’irripetibilità dell’esperimento fanno sì che spesso

non riusciamo a interpretare il reperto: le fonti archeologiche sono spesso riconoscibili, ma in molti

casi non riusciamo a interpretarne la funzione e il senso perché i criteri delle nostre scelte possono

non essere simili a quelli delle comunità antiche che stiamo studiando.

Noi non abbiamo più i codici di interpretazione, quindi ricorriamo a delle scienze affini: è

necessario il ricorso alle scienze affini perché permettono di osservare situazioni attuali simili a

quelle delle comunità del passato e quindi di suggerire delle ipotesi interpretative; infatti per

utilizzare come fonti i reperti e i contesti archeologici è necessario conoscere il codice del loro

linguaggio. culturale

Prima, fra tutte le scienze affini, è l’antropologia che ha molti elementi in comune con

l’archeologia perché studia le comunità primitive attuali per analizzare i comportamenti e

approfondire i motivi dei cambiamenti, non per istituire un parallelo con le comunità antiche ora

estinte, ma per formulare ipotesi da convalidare o da falsificare. Quindi l’archeologia chiede

all’antropologia culturale un aiuto per formulare delle ipotesi che permettono di verificare e dare un

senso a quello che si è trovato; l’antropologia culturale è allora una buon palestra per fare dei

confronti con le comunità attuali per capire, magari, le funzioni degli oggetti che sono stati trovati

sullo scavo.

Un'altra scienza affine è l’etnoarcheologia che analizza alcuni fenomeni di lunga durata, ancora

presenti nelle nostre società, probabilmente simili a quelli delle comunità antiche, sempre allo scopo

di costruire ipotesi interpretative sui ritrovamenti archeologici; infatti per molti oggetti quello che

non conosco è il loro uso, quindi si può cercare nella tradizione popolare una spiegazione; così il

modo di costruire le capanne da parte dei pastori di circa 30anni fa potrebbe essere simile a quello

delle comunità antiche; lo stesso vale per lo scavo di grotte artificiali e per altre attività di cui resta

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ancora qualche traccia come la raccolta di erbe medicinali, la caccia con le trappole o l’uso di alcuni

strumenti. Quindi queste due discipline permettono di osservare quello che non abbiamo più.

l’antropologia fisica

Un'altra scienza affine è che studia i resti anatomici dei primi uomini,

ricostruendo le varie fasi dell’ominazione; attraverso l’antropologia fisica si è riusciti a ricostruire la

storia dell’ominazione.

Quindi le scienze affini permettono di formulare delle ipotesi da verificare sul campo.

scienze applicate

L’archeometria e le all’archeologia: si tratta di analisi di tipo scientifico che

vengono applicate al territorio, agli strati e agli oggetti in essi contenuti per conoscerne meglio le

caratteristiche chimico­fisiche, la datazione e lo stato di conservazione; ad esempio le scienze

applicate sono le scienze ambientali che permettono di capire e ricostruire il clima, la

paleopatologia che permette di capire come e perché si ammalavano, le scienze chimiche e fisiche,

quelle biologiche, quelle matematiche che permettono di fare delle analisi statistiche, le scienze

informatiche e molte altre.

Perciò il potere informativo di quello che troviamo si esplica nella sua potenza solo con queste

analisi e se non teniamo conto di queste analisi non potremmo riconoscere le fonti; allora l’equipe

di lavoro deve essere interdisciplinare sia per diverse epoche che per diversi settori. Dunque la

ricerca archeologica deve formulare delle ipotesi e poi andare sul terreno a fare l’esperimento

perché l’ipotesi va verificata sul terreno; noi lavoriamo infatti su ipotesi che provengono dalle

nostre conoscenze e da ciò che abbiamo visto grazie alle scienze affini e che deve essere verificato

con lo scavo; la ricerca archeologica non è qualcosa a sé stante, ma deve integrarsi nella ricerca in

generale (quindi l’archeologo non deve prima scavare e poi fare analizzare quello che ha trovato,

ma deve prima porsi le domande giuste che andranno verificate con lo scavo).

L’archeologo deve pubblicare alla fine dello scavo tutti i materiali e le fonti che ha trovato e deve

darne un’interpretazione in modo che chi viene dopo di lui, anche se non condivide la sua

interpretazione, può cmq avere a disposizione le stesse fonti; l’archeologo deve allora pubblicare

tutta la documentazione possibile dello scavo, anche degli elementi che per lui sono meno

significativi (quindi il lavoro dell’archeologo risulta un lavoro molto minuzioso e pignolo).

ipotetico­deduttivo

Il metodo utilizzato è quello che presuppone la formulazione di un’ipotesi,

stabilire per deduzione cosa ne seguirebbe se quell’ipotesi fosse vera e quindi vedere se queste

conseguenze si trovano effettivamente nel documento archeologico; inoltre in archeologia le

scienze applicate permettono di aumentare la potenzialità informativa delle nostre fonti.

varie archeologie:

Le sebbene l’archeologia sia un’unica scienza, tuttavia al suo interno esistono

numerosi indirizzi di ricerca che si differenziano non solo per l’oggetto specifico dell’indagine (la

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preistoria, gli etruschi, i romani e così via), ma anche per la impostazione metodologica e i sistemi

operativi.

Ad esempio lo studio delle opere d’arte greche e romane non può essere impostato come lo scavo di

una nave ancora sommersa dalle acque; uno scavo subacqueo a sua volta non può essere condotto

come quello del centro storico di una città attuale.

Quindi ci sono vari indirizzi di ricerca e ciascuno di questi indirizzi ha maturato proprie conoscenze

specifiche e propri strumenti metodologici, ad esempio l’archeologia del costruito è una

specializzazione dell’archeologia che applica l’analisi stratigrafica sui monumenti e individua sulle

pareti tutte le unità stratigrafiche presenti e questo serve per definire quante fasi ha avuto un

determinato monumento; questa ricerca è molto utile poi per il progetto di restauro;

l’archeoastronomia si basa sul concetto di vedere se i monumenti antichi sono in qualche modo

orientati e per fare questo l’archeoastronomia deve ricostruire la volta celeste di quel periodo e in

questo modo può vedere se c’è un particolare orientamento; grazie a questa specializzazione si è

potuto capire che in certi casi gli abitati e le case erano costruiti secondo alcuni orientamenti.

Esistono numerose altre “archeologie e, di tutte queste archeologie, ciascuna delle quali ha un

proprio campo d’indagine, dobbiamo fare tesoro; esse sono:

L’archeologia classica che nasce dalla riscoperta dell’antico che avvenne già nel Rinascimento e si

pone come studio e ammirazione delle opere d’arte greche e romane e in generale per i monumenti

antichi; l’archeologia classica nasce all’inizio come antiquaria, cioè come studio degli usi, dei

costumi e dei miti antichi e quindi con essa nasce anche il grande collezionismo dei Papi e dei

principi.

Nel 700 si sviluppa come analisi stilistica per merito soprattutto dello studioso tedesco Winkelmann

che studiò i vari stili dell’arte antica, soprattutto dal punto di vista estetico; nel 700 vi furono anche

le grandi scoperte di Pompei ed Ercolano che nell’800 posero il difficile problema della

conservazione non solo delle opere singole, ma anche di interi complessi e abitati.

Nell’800 si sviluppa l’archeologia romantica che porta archeologi un po’ avventurieri a scoprire

grandi tesori e le città antiche, prime fra tutte Troia e Micene; in un simile clima culturale si

scoprirono anche le prime necropoli etrusche. La storia dell’arte antica viene in questo periodo

identificata come archeologia e si afferma l’analisi filologica delle opere d’arte, soprattutto delle

sculture greche allo scopo di ricostruirne la storia.

Nel 900 la storia dei monumenti e delle opere venne inserita nel quadro più ampio della storia delle

società antiche; quindi divennero oggetto di studio non solo le opere d’arte, ma anche gli strumenti

della vita quotidiana, usati come fonti per la ricostruzione del passato e in particolare delle classi

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subalterne. Dagli anni 70 anche l’archeologia classica ha adottato i concetti posti alla base dello

scavo stratigrafico.

Archeologia urbana: gli scavi riportano in luce oggetti e documenti, vere fonti archeologiche che

integrano e completano i dati di archivio, le fonti letterarie e quelle iconografiche; l’archeologia

urbana che scava all’interno dei centri storici attuali e quindi scava in centri pluristratificati,

permette di conoscere la storia della città e dei suoi quartieri nel momento della fondazione in

supporto o in disaccordo con le fonti storiche.

Un archeologo deve essere completo, cioè deve operare sia in biblioteca che sul territorio.

industriale

L’archeologia indaga i contesti e i monumenti degli ultimi 200/300 anni, relativi alla

industrializzazione; si occupa di studiare, documentare, valorizzare e conservare i resti materiali

dell’industrializzazione lasciati dall’uomo; questi sono costituiti da fabbriche, macchinari, strade

ferrate, opere viarie, villaggi operai, impianti minerali e quanto altro sia collegato a un avvenuto

processo industriale. L’archeologia industriale presenta legami con la storia delle costruzioni,

dell’architettura, della tecnica, delle tradizioni popolari, dell’economia e della cultura.

subacquea

L’archeologia studia i resti archeologici rinvenuti sott’acqua, nel mare quali relitti di

imbarcazioni, insediamenti sommersi e nelle acque interne di fiumi e laghi (oggetti, imbarcazioni,

piroghe, insediamenti sommersi, palafitte).

del paesaggio

Circa l’archeologia dobbiamo prima dare una definizione di paesaggio, il paesaggio

è il territorio modificato dall’uomo; ogni comunità antica insiste su un territorio e lo modifica

imprimendogli la sua forma. Per conoscere le comunità estinte è necessario ricostruire i paesaggi

antichi, intesi come loro correlato fisico, come insieme strutturato delle fonti archeologiche che le

riguardano. La ricostruzione dei paesaggi antichi ora sepolti e stratificati che abbiamo definito

“fossili”, si presenta come lo strumento metodologico per eccellenza per unificare in un sistema

organico e unitario il paesaggio, appunto, l’insieme disparato dei dati archeologici a nostra

disposizione (scavi, ricognizioni, rinvenimenti casuali, dati bibliografici e così via). I moderni

supporti informatici e multimediali ci permettono inoltre di visualizzare in 3dimensioni il paesaggio

ricostruito e in qualche modo di “entrarci”. L’archeologia del paesaggio studia quindi gli strati

fossili. stratigrafica,

L’archeologia nata come tecnica di scavo e quindi legata all’archeologia che opera

sul campo, nell’ultimo 30ennio si è sviluppata in parte come ricerca a sé stante, con

un’impostazione teorica che può essere applicata anche al di fuori dello scavo vero e proprio e che

ha come scopo la ricostruzione delle azioni e degli eventi che si sono succeduti in un determinato

periodo e che hanno interessato una specifica comunità. Ad ogni evento naturale e a ogni azione o

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insieme di azioni, corrisponde nel terreno un’”unità stratigrafica” (cioè l’insieme di qualcosa che

non può essere diviso); quindi c’è un rapporto stretto tra evento e strato perché ogni evento

determina uno strato; quindi l’archeologia stratigrafica si basa sull’analisi degli strati e

sull’identificazione delle unità stratigrafiche che sono costituite dall’insieme di qualcosa che deve

essere scavato unitamente; tuttavia non tutte le azioni del passato producono uno strato.

Archeologia del costruito.

spaziale

L’archeologia studia l’organizzazione spaziale degli abitati e delle necropoli, cercando di

trarre conclusioni di tipo economico e sociale. Si articola in tre aspetti particolari:

1. organizzazione spaziale di grandi aree, ad esempio come si organizzano su un territorio

considerato omogeneo gli insediamenti, le necropoli, i santuari, le strade e così via; si

possono comprendere ad esempio i rapporti gerarchici tra centri maggiori e centri minori

sulla base delle loro dimensioni;

2. organizzazione spaziale di aree di medie dimensioni, ad esempio un abitato o una necropoli;

la dimensione delle abitazioni e la loro collocazione all’interno dell’abitato (ad esempio

sull’area centrale o sull’acropoli) permettono di porre delle ipotesi motivate

sull’appartenenza sociale delle famiglie che le abitavano. Lo stesso vale per le strutture

tombali;

3. organizzazione spaziale di aree di piccole dimensioni, ad esempio all’interno di una capanna

o di una tomba; nel primo caso l’analisi della distribuzione delle suppellettili e degli arredi

interni permette in parte di risalire ai comportamenti del nucleo familiare; nel caso della

tomba la posizione del defunto o dei defunti e la collocazione degli oggetti di corredo

permette di riconoscere i rituali di deposizione e in molti casi lo status del personaggio

sepolto. sperimentale

Con l’archeologia si cerca prima di tutto di, dato un oggetto antico, vedere quale

processo ha portato alla produzione di tale oggetto, quindi si cerca di rifare l’esperimento in modo

che il prodotto esca uguale a quello che è stato trovato e questo ci permette di capire i processi, le

operazioni necessarie e i tempi di produzione. L’archeologia sperimentale allora da una parte ha

l’oggetto antico che può essere uno strumento in selce o un’ascia di bronzo e permette di ricostruire

il processo della sua realizzazione, dall’altra vi è un altro tipo di archeologia sperimentale che

invece conosce dalle fonti scritte il processo di produzione, ma non il prodotto, cioè non si ha più

l’oggetto che si cerca di ricostruire, come nel caso dei profumi e delle ricette antiche. Si studiano

anche le caratteristiche dei contenitori in modo da rifarli in grado di conservare anche oggi le

sostanze odorose, molto volatiti. 6

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/10 Metodologie della ricerca archeologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Chiesa Federica.
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