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Ricerca standard e non standard

Dai paradigmi alle tecniche

Nelle scienze sociali si fa riferimento a due tipi di ricerca: quantitativa e qualitativa. La ricerca quantitativa è valorizzata, premiata e sostenuta economicamente a differenza della ricerca qualitativa, soprattutto perché gli strumenti dovevano ancora essere messi a punto e costruiti al tempo. Si ricordano i ricercatori qualitativi per essere stati intraprendenti e coraggiosi. La ricerca quantitativa e qualitativa hanno la stessa dignità scientifica. Sono due approcci di ricerca differenti che si ispirano a due diversi paradigmi filosofici.

Per paradigma intendiamo con Kuhn la visione teorica che definisce la rilevanza dei fatti sociali, fornisce le ipotesi interpretative ed orienta le tecniche della ricerca empirica. Se aderisco ad un paradigma avrò una visione teorica di un fatto sociale e darò rilevanza ad alcuni aspetti in particolare, avendo delle ipotesi di un certo tipo e tutto questo si tradurrà con l’utilizzo di tecniche adeguate e specifiche.

La sociologia non è una scienza mono paradigmatica, ma è una scienza multi paradigmatica. All’interno della sociologia sono nate delle correnti di pensiero che si riferiscono ad autori ben specifici che hanno pari autorevolezza, un impianto concettuale differente, un modo di ragionare e spiegare le ipotesi con fatti sociali differenti e modi di misurarli differenti.

Storicamente i paradigmi rinvenibili all’interno della sociologia sono due: da un lato quello del positivismo e dall’altro quello dell’interpretativismo.

Il positivismo o olismo

Il positivismo nasce nell’Ottocento. Il positivismo, la cui versione ottocentesca originaria è stata riveduta, nasce con le riflessioni dei sociologi fondatori di questa disciplina, che sono Comte e Durkheim. Lo studio sul suicidio di Durkheim (la Germania del positivismo) è privo di ricerca quantitativa, ma realizza uno studio a partire dalle indagini statistiche secondarie, guardando i tassi di suicidio.

Il positivismo ha conosciuto al suo interno sviluppi significativi nel corso del Novecento ed importanti revisioni, concretizzatesi nei paradigmi di tipo neo positivistico (1930-1960) e post-positivistico (dalla fine degli anni ’60 ad oggi). Le successive revisioni nel neo positivismo e del post positivismo sono state elaborate dalla scuola conosciuta con il nome di Positivismo logico e in seguito dallo stesso Lazarsfeld.

L’interpretativismo o individualismo

L’interpretativismo nasce come paradigma grazie agli studi di Weber (Francia) e subirà negli anni sessanta delle revisioni o meglio delle derive negli approfondimenti della Sociologia fenomenologica. Durkheim e Weber non si frequentavano e non si leggevano. Entrambi senza saperlo stavano dando vita e forma alla sociologia, che nacque proprio nell’Ottocento; essi non erano in contrasto tra loro e nacquero inconsapevolmente l’uno dall’altro due paradigmi sociologici diversi.

Negli anni novanta una deriva significativa di questo paradigma può essere considerata il Postmodernismo. Tuttavia, rispetto al paradigma positivista, quello interpretativista non subisce sostanziali stravolgimenti rispetto all’impianto di base formulato da Weber. Il paradigma di Weber fece più fatica ad affermarsi rispetto a quello di Durkheim. Abbiamo avuto meno revisioni recenti circa il paradigma sociologico di Weber.

Come rispondono i due paradigmi a tre questioni

Per comprendere le differenze di questi due paradigmi che hanno e continuano ad ispirare da un lato la ricerca quantitativa e dall’altro la ricerca qualitativa, è interessante vedere come il positivismo e l’interpretativismo rispondono a tre questioni di fondo.

1. Una questione ontologica: la realtà sociale esiste?

  • Per il positivismo di Durkheim: La realtà sociale è reale e conoscibile, come se si trattasse di una cosa (fatto sociale). Per lui il metodo sociale doveva essere uguale al metodo delle scienze naturali, quindi un olista crede che le scienze abbiamo solo un metodo, sia che studio la natura, sia che studio la società. Infatti Durkheim aveva lo scopo di distanziarsi dalla filosofia e dalla psicologia. Nasce la sociologia come scienza empirica, perché Durkheim dona alla sociologia un metodo empirico. Questa posizione prese il nome di realismo ingenuo. Per il post positivismo la realtà sociale è reale, ma conoscibile solo in maniera imperfetta e probabilistica. Questa revisione del primo positivismo prende il nome di realismo critico.
  • Per l’interpretativismo di Weber: Il mondo conoscibile è quello dei significati attribuiti dagli individui. Si può parlare di realtà multiple (relativismo), perché queste realtà costruite variano nella forma e nel contenuto fra individui, gruppi, culture. La conoscenza è la mia interpretazione di un contesto sociale, quindi devo esplicitare la mia cultura di appartenenza e i miei schemi interpretativi, proprio perché esistono conoscenze differenti, che si producono a partire da quello che siamo noi. La conoscenza si crea insieme, tra “io che conosco” e “voi che vi lasciate conoscere”: questa visione prende il nome di costruttivismo.

2. Una questione epistemologica: la realtà sociale è conoscibile?

  • Per il positivismo di Durkheim: Dualismo/oggettività: il dualismo produce l’oggettività della conoscenza. La realtà sociale è conoscibile oggettivamente proprio perché è esterna agli individui. Per garantire l’oggettività della scienza occorreva mantenere la separazione tra soggetto e oggetto della conoscenza, quindi viene applicato un dualismo. La scienza si presentava sperimentale, in cerca di leggi e risultati veri: Gli esperimenti in laboratorio di Skinner e Pavlov con gli animali, Gli esperimenti di Bandura con le persone (1960). Mettere le persone in un laboratorio scientifico era assolutamente normale per studiarle. Si creano dei set in laboratorio, osservando le persone e traendone le conclusioni. L’obiettivo della scienza è giungere ad una spiegazione. Pervenire a delle generazioni: leggi naturali immutabili. Il post positivismo mantiene il dualismo soggetto/oggetto, i risultati non sono veri, ma probabilisticamente veri, l’obiettivo resta spiegare, ma le leggi sono rivedibili.
  • Per l’interpretativismo di Weber: Non esiste il dualismo e l’oggettività. Non è presente una separazione tra ricercatore e oggetto dello studio, ma interdipendenza tra ricercatore e oggetto dello studio e la conoscenza è il prodotto dell’interazione tra “me” e “voi”. Dobbiamo diventare socievoli con il nostro oggetto di studio. È quindi una scienza interpretativa in cerca di significato. Gli esperimenti sociali vengono realizzati nei luoghi reali e non più nei laboratori come facevano i positivisti. L’obiettivo della scienza è giungere ad una comprensione. In questo caso le generalizzazioni sono i tipi ideali, ovvero un ritratto generale di un fenomeno sociale che è valido per tutte le popolazioni di riferimento in oggetto.

3. Una questione metodologica: la realtà sociale come può essere conosciuta?

  • Per il positivismo di Durkheim: Logica di tipo sperimentale - manipolativa, di tipo induttivo. Osservazione: distacco tra l’osservatore e l’osservato. Tecniche di ricerca quantitativa. Analisi per variabili. Post positivismo: rimane l’osservazione distaccata come garanzia di oggettività della scienza. Si assume la falsificazione delle ipotesi. Analisi per variabili con una qualche apertura alle tecniche qualitative.
  • Per l’interpretativismo di Weber: Si ha una interazione/relazione empatica fra studioso e studiato e la conoscenza emerge dalla realtà studiata. Interpretazione: interazione osservatore - osservato. Tecnica di ricerche qualitative. Analisi per casi, questa è la maggiore differenza, ovvero ogni caso è analizzato singolarmente e nessuno si mischia, viene confrontato nella sua interezza con altri casi.

Ricerca quantitativa e qualitativa: un dialogo costruttivo e produttivo

Al post-positivismo corrisponde la ricerca quantitativa/standard, che utilizza la tecnica/lo strumento di rilevazione dati del questionario. All’interpretativismo corrisponde la ricerca qualitativa/non-standard, che utilizza:

  • Le interviste semi-strutturate
  • Le interviste non-direttive (storie di vita/racconti di vita)
  • Le interviste di gruppo (focus group)
  • L’osservazione partecipante

Differenze tra ricerca quantitativa e qualitativa

La ricerca qualitativa e quantitativa presentano delle differenze per quanto riguarda:

  • L’impostazione della ricerca
    • Nella ricerca quantitativa la teoria precede l’osservazione, che si muove nel contesto della giustificazione, cioè del sostegno tramite i dati empirici della teoria precedentemente formulata. Molto importante è allora l’analisi preliminare della letteratura/lo studio preliminare che fornisce le ipotesi da cui partire. Quindi ogni aspetto che si va a studiare ha delle teorie fondate dalle quali si parte. Quindi la ricerca empirica sostiene la teoria e cerca di andarla a confermare. Solitamente però si riprendono anche ricerche eseguite precedentemente, perché possono essere di essenziale importanza per la nostra ricerca attuale.
    • Nella ricerca qualitativa la relazione tra teoria e ricerca è aperta e interattiva. Spesso il ricercatore respinge l’uso di teorie prima di iniziare il lavoro sul campo, per non correre il rischio di essere influenzato nelle sue osservazioni. Quindi non ci si preoccupa di realizzare la ricognizione della letteratura, come nella ricerca quantitativa. Nella ricerca qualitativa non bisogna rischiare di farci frenare dai nostri pregiudizi e preconoscenze. Bisogna affrontare l’oggetto di studio senza essere infarciti troppo di teorie e modelli teorici che orientano in maniera eccessiva la nostra ricerca.
  • Nei due approcci è presente un diverso uso dei concetti.
    • Ricerca quantitativa: i concetti delle teorie sono operativizzati in variabili (per essere poi misurati) ancor prima di iniziare la ricerca.
    • Ricerca qualitativa: i concetti non vengono operativizzati e misurati, ma vengono concepiti come orientativi, sensibilizzanti. I concetti orientano la ricerca senza predeterminarla o determinarla. Gli stessi concetti possono essere ridefiniti durante la ricerca, quindi possono nascere dal campo di ricerca.
  • Nei due approcci è presente un diverso rapporto personale del ricercatore con la realtà osservata, sia per quanto riguarda l’oggetto di studio, sia il setting.
    • Ricerca quantitativa: manipolazione del setting (logica dell’esperimento in laboratorio) e distanza tra soggetto e oggetto. I soggetti studiati sono considerati come cose, passivi. La ricerca viene effettuata in maniera “asettica”.
    • Ricerca qualitativa: gli oggetti/soggetti si studiano nei loro ambienti naturali, con uno stile partecipativo (es. osservazione partecipante). I soggetti studiati entrano a far parte del processo conoscitivo, hanno un ruolo attivo e creativo.
  • La rilevazione
    • Ricerca quantitativa: Il disegno della ricerca è costruito a tavolino prima dell’inizio della rilevazione ed è rigidamente strutturato e chiuso. Quindi fin dall’inizio abbiamo le idee ben chiare, perciò il disegno della ricerca è immutabile.
    • Ricerca qualitativa: il disegno della ricerca è destrutturato, aperto, modellato nel corso della rilevazione, pronto a captare l’imprevisto. Questo non è un limite, ma è un suo punto di forza.
  • Dall’apertura/chiusura del disegno della ricerca derivano altre due caratteristiche differenzianti: la rappresentatività dei soggetti studiati e l’uniformità o meno dello strumento utilizzato.
    • Ricerca quantitativa: il ricercatore è preoccupato di generalizzare i suoi risultati quindi utilizza un campione statisticamente rappresentativo. Lo strumento di rilevazione è scelto all’inizio della ricerca e sarà uniforme per tutti i casi al fine di costruire una matrice dati. I dati raccolti sono hard, sono standardizzati, confrontabili tra loro.
    • Ricerca qualitativa: al ricercatore interessa la rappresentatività sociologica, da decidere sulla base del giudizio del ricercatore stesso. Il campione sarà costruito in itinere della ricerca, subendo modifiche. Lo strumento utilizzato non è standardizzato e può subire modifiche durante lo svolgimento della rilevazione. I dati raccolti sono soft, connotati da forte ricchezza e profondità di significato.
  • L’analisi dei dati
    • Ricerca quantitativa: ogni soggetto viene descritto sulla base di alcune caratteristiche (variabili). La sua unitarietà di individuo viene frammentata in tanti elementi quanti sono le variabili che lo descrivono. L’analisi dei dati avverrà sempre per variabili, in maniera impersonale. Si parlerà sempre di percentuali di variabili, di medie di variabili, di relazioni tra variabili.
    • Ricerca qualitativa: l’oggetto di analisi non è più rappresentato dalla variabile, ma dall’individuo nella sua interezza. L’analisi non avviene per variabili, ma per casi presi singolarmente (i più significativi se non tutti). Infine, mentre nella ricerca quantitativa viene fatto largo uso delle tecniche matematiche e statistiche, nella ricerca qualitativa non si ricorre alla formalizzazione matematica.
  • I risultati
    • Ricerca quantitativa: utilizzo di tabelle (commentate dal ricercatore). Si segue la logica della causazione per arrivare a generalizzare i risultati, quindi si tratta della costruzione di modelli causali. Può operare su un numero rilevante di casi.
    • Ricerca qualitativa: utilizzo di frammenti di testi o di verbalizzazioni dei soggetti intervistati che vanno ad arricchire la narrazione del ricercatore (note etnografiche, fotografie, interviste di gruppo). Si segue la logica della classificazione per arrivare a generalizzare i risultati: costruzione di tipologie, di classificazioni tipologiche. Opera su un numero ridotto di casi, ma spesso può pervenire a risultati ricchi e profondi (Es. il sociologo Franco Ferrarotti afferma che basta una sola intervista in profondità per capire e spiegare la società).

Ricerca qualitativa e ricerca quantitativa: un dialogo costruttivo e produttivo

Ogni oggetto di ricerca, ogni tema predilige una tecnica piuttosto che un’altra (es. temi sensibili, questione della vulnerabilità sociale, ecc.). Sempre più spesso ci sono indagini sociali su oggetti di studio che prevedono azioni di ricerca diverse, da realizzare sia con tecniche qualitative che quantitative. Quindi si possono realizzare prima delle ricerche quantitative e poi qualitative e viceversa, anche a seconda dei dati. È importante integrarle, partendo dal fatto che hanno anche una pari dignità scientifica. La ricerca qualitativa ha una funzione esplorativa, ma anche di approfondimento, offre tante informazioni approfondite su pochi individui; la ricerca quantitativa ha una funzione estensiva, produce poche informazioni generalizzabili. La comunità sociologica è impegnata da anni a un dialogo costruttivo e produttivo tra tecniche qualitative e quantitative.

L’approccio etnografico: definizioni e scuole

Il termine osservazione rimanda a due azioni specifiche: guardare e ascoltare ed eventualmente interrogare sono tre azioni fondamentali da realizzare in veste di ricercatore.

Definizione di metodo etnografico

La definizione del termine etnografia è stata oggetto di controversia: per alcuni essa corrisponde a un paradigma filosofico a cui uno aderisce, per altri essa designa una tecnica che uno usa quando lo ritiene opportuno. L’etnografia è un modo di fare ricerca sociale, in cui il ricercatore scende sul campo, osserva il fenomeno sociale che gli interessa studiare, acquista delle informazioni tramite delle interviste alle persone che gli interessano. L’etnografia è quindi un insieme di tecniche: osservazione, raccolta di materiali e interviste etnografiche.

Il metodo etnografico si compone di due strategie di ricerca: l’osservazione non partecipante e l’osservazione partecipante.

  • Osservazione non partecipante: Nell’osservazione non partecipante, il ricercatore osserva “a distanza” i soggetti, senza interagire con loro. Chi adotta questa condotta non sembra interessato ad indagare il loro mondo simbolico ed è preoccupato di non interferire per non influenzarne, con la sua presenza, i comportamenti. Questa osservazione richiama gli studi del positivismo.
  • Osservazione partecipante: Nell’osservazione partecipante, il ricercatore, che può dichiarare o meno il suo ruolo, interagisce con il suo soggetto/oggetto di studio. Perciò in generale l’osservazione partecipante con il ruolo del ricercatore dichiarato è la modalità più consigliabile, anche per non avere una serie di problemi dal punto di vista etico.
  • Caratteristiche dell’osservazione partecipante:
    • Il ricercatore instaura un rapporto diretto con gli attori sociali, entra in contatto con l’oggetto di studio. È un passo comunque difficile da realizzare, perché il ricercatore deve avere la possibilità, la bravura e anche le autorizzazioni.
    • Soggiorno prolungato: soggiornando per un periodo prolungato (da due mesi a diversi anni).
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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