PSICO-CARDIOLOGIA E ASSESMENT
PSICO-CARDIOLOGIA E ASSESMENT
INDICE DEI CONTENUTI
1. LINEE GUIDA AMERICANE DI RIABILITAZIONE CARDIACA E PREVENZIONE
SECONDARIA
PAG. 2
2. LINEE GUIDA EUROPEE DI RIABILITAZIONE CARDIACA E PREVENZIONE
PAG. 7
3. LA PERSONALITA’ DI “TIPO D” E RISCHIO CARDIACO
PAG. 12
4. EMOTIONALLY FOCUSED THERAPY CON PAZIENTI CARDIOPATICI DEPRESSI
PAG. 18
5. L’AZIONE MODERATRICE DELLE RELAZIONI DI COPPIA SUL RAPPORTO TRA
DEPRESSIONE E RISCHIO CARDIAVASCOLARE: MODELLO EVIDENCE BASED
PAG. 20
6. BIBLIOGRAFIA PAG. 23
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PSICO-CARDIOLOGIA E ASSESMENT
1. LINEE GUIDA AMERICANE DI RIABILITAZIONE CARDIACA E
PREVENZIONE SECONDARIA
La necessità di Linee guida in riabilitazione cardiologica nasce da una parte dal peso sociale delle malattie
maggiori di morte in tutto il mondo e dall’altra dalle evidenze
cardiovascolari che restano una delle cause
sempre più confermate dei benefici della riabilitazione nel paziente cardiaco.
Con il termine riabilitazione cardiaca si intende “La somma degli interventi richiesti per fornire le migliori
condizioni fisiche, psicologiche e sociali in modo che i pazienti con un disturbo cardiaco cronico o dopo un
infarto acuto, possano, con le proprie forze, assumere e preservare il proprio posto nella società”.
Le parole “cronico” e “preservare” sottolineano l’importanza della riabilitazione nella cura a lungo termine
dei pazienti con malattie croniche.
La riabilitazione cardiaca combina la prescrizione dell’attività fisica con la modificazione del
comportamento di rischio dei pazienti e ha come fine quello di ridurre i sintomi legati alla malattia,
migliorare la capacità funzionale del soggetto, ridurre la disabilità e favorire il reinserimento sociale e
lavorativo.
Essa è rivolta a pazienti con infarto miocardico o con scompenso cardiaco cronico e a pazienti sottoposti a
chirurgia o trapianto cardiaco.
Tra le più importanti linee guida in vigore in America e in Australia vi sono le “Best Practice guidelines for
redatte nel 1998 quattro anni dopo la pubblicazione,
Cardiac Rehabilitation and Secondary Prevention”, da
parte del Dipartimento Americano della Sanità e dei Servizi Umani, delle “Linee guida per la pratica
clinica”, basate sulla riabilitazione cardiaca e tutt’ora in uso. all’efficacia
Rispetto al precedente documento, queste linee guida danno una maggiore importanza
dell’educazione, della consulenza e degli interventi comportamentali sui risultati della riabilitazione cardiaca,
integrando i precedenti lavori con recenti studi scientifici e prove svolte da operatori sanitari durante i focus
group condotti con pazienti affetti da patologie cardiache.
Le Linee guida, infatti, pur essendo ampiamente basate sulle evidenze scientifiche, tengono conto anche del
parere degli esperti e del contributo di coloro ai quali questi interventi sono diretti, soprattutto nella aree
dove la ricerca scientifica è carente.
“Best for Cardiac Rehabilitation and Secondary Prevention”
Le Practice guidelines forniscono la base per i
programmi di riabilitazione cardiaca ambulatoriale e di prevenzione secondaria condotti durante il periodo di
convalescenza in ospedale o dopo le dimissioni del paziente, includendo aspetti educativi e di sostegno per
facilitare il cambiamento dello stile di vita, l’aderenza ai consigli forniti dalla consulenza medica e il
mantenimento a lungo termine dei cambiamenti raggiunti.
Molti studi oggi hanno dimostrato che i programmi di riabilitazione cardiaca ambulatoriale costituiscono un
passo necessario per la prevenzione secondaria.
Oltre ad affrontare temi prettamente medici come i maggiori fattori di rischio per le malattie cardiache
inattività fisica e fattori ereditari) e i benefici dell’esercizio fisico previsti
(abitudini al fumo, peso corporeo,
dai programmi di riabilitazione, le linee guida forniscono anche delle indicazioni sui problemi psicologici e
di adattamento sociale, come la ripresa del lavoro e delle normali attività quotidiane, che i pazienti devono
affrontare durante la consulenza individuale o di gruppo, nonché il sostegno che viene fornito loro e alle loro
famiglie, da un team di esperti.
A tal proposito, uno degli ultimi capitoli di queste linee guida fornisce una lista degli esperti che partecipano
ai programmi di riabilitazione cardiaca.
Oltre a infermieri, cardiologi, chirurghi, medici di base, dietisti e fisioterapisti, le linee guida prevedono
l’intervento di:
Psicologi: i quali hanno una ruolo nella conduzione delle sedute di rilassamento e di gestione dello
stress, nella valutazione dello stato psicologico e delle funzioni cognitive del paziente, nel sostegno
famiglia e del coniuge e infine nell’utilizzo di strategie comportamentali per aiutare
psicologico della
il paziente ad acquisire capacità di mantenimento di comportamenti salutari;
Assistenti sociali: assistono i pazienti nella consulenza di gruppo o individuale e affrontano problemi
come la gestione delle emozioni responsabili di ansia e depressione, l’impatto della malattia sulla
famiglia, le preoccupazioni riguardo la ripresa del lavoro e della attività quotidiane; offrono
assistenza e comunicano con il coniuge del paziente o la sua famiglia, soprattutto durante le fasi 2
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acute della malattia; organizzano e conducono le sedute di gruppo o individuali con pazienti e
familiari;
Terapisti occupazionali: offre sostegno al paziente nella conduzione di una vita il più produttiva
possibile entro i limiti imposti dalla disabilità; ha una formazione specifica che gli permette di
effettuare valutazioni sulla capacità del paziente di riprendere l’attività lavorativa, incontrando il
datore di lavoro o visitando il luogo di lavoro. A differenza del fisioterapista che è interessato a
migliorare lo stato fisico del paziente, il terapista occupazionale si occupa di fornire al paziente le
capacità per recuperare le normali attività quotidiane e lavorative.
Psichiatri: ha un ruolo primario nella gestione del paziente con malattie psichiatriche o sintomi che
fanno supporre una malattia psichiatrica. Rinvii psichiatrici da parte del medico o dello psicologo
sono appropriati solo per una minoranza di pazienti, come quelli affetti da disturbi mentali prima
della manifestazione della malattia cardiaca, quindi assistenti sociale e psicologi sono in grado di
aiutare la maggior parte dei pazienti, senza l’intervento dello psichiatra.
Le “Best prevedono programmi di
practise guidelines for Cardiac Rehabilitation and Secondary prevention”
educazione e di consulenza, condotti individualmente o in gruppo, dei pazienti ricoverati in ospedale per un
disturbo cardiaco o in seguito ad un intervento di cardiologia chirurgica e il cui obiettivo è quello di garantire
il loro benessere psicologico, in quanto la disabilità psichica è stata riconosciuta come un ostacolo per il
recupero delle menomazioni fisiche.
Il programma di riabilitazione dura circa sei settimane (una seduta a settimana); ciascuna seduta è divisa in
due parti: la prima parte prevede esercizi fisici per circa 60 minuti, mentre la seconda parte, che dura
anch’essa 60 minuti, è dedicata alla discussione in gruppo con la presenza dello psicologo e dell’assistente
sociale.
Per promuovere questi programmi, è necessario incentivare le motivazioni del paziente e della famiglia ad
aderire alle prescrizioni mediche, le quali sono fortemente influenzate dalla comprensione, da parte del
paziente, del disturbo da cui è affetto, del tipo di intervento che andrà ad affrontare e dei cambiamenti
richiesti per ridurre i fattori di rischio della malattia.
Quindi preparare il paziente con informazioni riguardo la sua patologia e spiegare i maggiori fattori di
rischio, potrebbe aiutarlo ad accettare i cambiamenti richiesti dalla sua condizione patologica e ad aderire
alle raccomandazioni che gli vengono fornite.
E’ importante chiedere ai partecipanti alle consulenze in quali aspetti della loro vita trovano più difficoltà di
cambiamento e incoraggiarli a parlarne e discuterne in gruppo, in quanto alcuni problemi potrebbero essere
comuni a più persone.
Anche la percezione delle cause che portano alla malattia è rilevante in quanto, per esempio, la credenza che
fattori al di fuori del controllo del paziente, come i fattori ereditari, siano responsabili della malattia può
indurre il paziente a non affrontare la malattia e a rassegnarsi alla sua condizione.
I fattori che esercitano una cattiva influenza sul comportamento devono essere discussi con il paziente in
quanto la fiducia che egli ha nel cambiamento, ha degli effetti positivi sui risultati che deve ottenere.
All’inizio di ogni programma il paziente, con l’aiuto del medico e dello psicologo dovrà stabilire gli obiettivi
da raggiungere, pianificare i modi di affrontare le eventuali cadute e imparare a modificare pensieri e
sentimenti negativi riguardo le abitudini che devono essere modificate, al fine di diventare consapevoli dei
fattori che innescano cambiamenti positivi.
Uno degli interventi tipici dello psicologo durante i programmi di riabilitazione cardiaca è quello di gestire e
affrontare l’ansia del paziente, in quanto è tipico, tra essi, passare attraverso periodi di ansia dopo un evento
e le dimissioni dall’ospedale.
cardiaco acuto, come un infarto, soprattutto dopo il trasferimento dal riparto
Una preoccupazione comune riguarda la paura di morire, il timore di un ulteriore evento acuto e la possibilità
di restare disoccupati a causa della disabilità fisica.
al torace potrebbero essere causati dall’ansia, anche se i
Sintomi fisici come palpitazione, affanni e dolori
pazienti non li attribuiscono ad essa.
I pazienti ansiosi normalmente manifestano bassa concentrazione, spesso non riescono a comprendere,
accettare o ricordare le informazioni che gli vengono fornite in ospedale e impiegano più tempo nel
riprendere le normali attività quotidiane.
Anche la depressione è comune dopo un evento cardiaco acuto ed è associata all’aumento della mortalità a
causa di malattie cardiache. 3
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Dal momento che in tali pazienti, la depressione è più una reazione alla condizione patologica che una
malattia depressiva vera e propria, è meglio parlare di “umore depresso” in cui si sperimenta un senso di
perdita reale o immaginaria e che si manifesta con picchi più acuti durante la convalescenza.
Sintomi comuni dell’umore depresso includono difficoltà di concentrazione, irrequietezza, disturbi del
sonno, senso di affaticamento, perdita di interessi e motivazioni, crisi di pianto o irritabilità.
I pazienti diventano pessimisti riguardo il loro ricovero e la possibilità di ricadute e potrebbero somatizzare
alcuni sintomi fisici.
Spesso ansia e depressione coesistono ed è per questo che è importante discutere di questi stati psicologici
durante le sedute.
I pazienti possono far fronte alla loro ansia e depressione, convincendo se stessi che i problemi che li
affliggono possono essere risolti e che, seguendo le indicazioni che gli vengono fornite da medici ed esperti,
non ci sono rischi futuri. a breve termine per affrontare l’ansia e la depressione, ma
Il rifiuto può essere un utile meccanismo di difesa
può esercitare effetti negativi se i pazienti smettono di aderire ai regimi imposti loro dai medici riguardo i
cambiamenti degli stili di vita e l’assunzione di farmaci.
Le risposte psicologiche possono essere efficacemente affrontate dallo psicologo durante le sedute di gruppo,
in quanto egli può aiutare il paziente a riconoscere che i suoi problemi sono simili a quelli di altre persone,
anche grazie alla partecipazione di ex pazienti che hanno avuto una buona ripresa.
Lo psicologo deve spiegare che l’ansia e la depressione sono problemi tipici che seguono un evento cardiaco
acuto, ma che essi sono transitori e possono essere affrontati senza difficoltà.
La paura di una ulteriore ricaduta, l’ansia di riprendere il lavoro e l’eccessiva iperprotettività del coniuge e
della famiglia devono essere discusse durante le sedute.
Per facilitare la comunicazione e la libera espressione da parte del paziente, piccoli gruppi di sei o otto
persone sono in genere preferiti rispetto ai classici gruppi di 20-24 persone, previsti dalle Linee guida.
Un test che può essere utilizzato dallo psicologo per rilevare ansia e depressione negli individui ospedalizzati
è l’”Hospital Anxiety and Depression Scale” (HADS) (Zigmond e Snaith, 1983).
Esso è composto da 14 item, 7 per l’ansia e 7 per la depressione, e quindi, essendo molto breve, ha il
vantaggio di poter essere somministrato a pazienti anziani o con titolo di studio basso e in tempi ridotti.
In questo test ansia e depressione non vengono concepite in una prospettiva specificatamente clinica e
psicopatologica, ma come componenti intrinseche al vissuto della malattia.
Il test non considera sintomatologie somatiche come indicatori di ansia e depressione, ma si concentra
sull’anedonia, cioè l’incapacità del soggetto di provare piacere, anche in circostanze e attività normalmente
piacevoli, come dormire o mangiare, associata a bassa affettività per la depressione, mentre l’ansia è
indagata tramite l’indagine dell’arousal psicologico, cioè lo stato in cui si è completamente attivi e in grado
di reagire agli stimoli, e degli stati di tensione. in un’altra
Anche lo stress sociale ed eventi della vita come un lutto, la perdita del lavoro o il trasloco
abitazione possono avere ricadute sulla riabilitazione.
I meccanismi per cui fattori psicosociali hanno effetti negativi sui risultati della riabilitazione non sono
conosciuti, anche se è stato dimostrato che l’isolamento in seguito a malattia, può portare a sconforto,
depressione, non aderenza alle indicazione ricevute dai medici e abbandono degli stili di vita salubri.
Sessioni di gruppo durante la riabilitazione cardiaca possono fornire ai pazienti un considerevole supporto
sociale per aiutarlo ad essere meno assorbito da se stesso e sentirsi tra quelli che stanno affrontando con
successo la malattia.
L’amicizia che si forma tra i partecipanti ai gruppi di consulenza, spesso permane anche dopo la fine del
programma riabilitativo e quindi può diventare un importante risorsa di sostegno psicosociale e
motivazionale.
Spesso i pazienti attribuiscono la loro malattia cardiaca allo stress.
La stress che in genere i pazienti descrivono durante gli incontri è causato da pressioni e richieste esterne,
costrizioni di tempo, problemi di lavoro o di relazione interpersonale.
Spesso i pazienti descrivono lo stress del lavoro come la causa principale della loro malattia.
In realtà, non ci sono prove scientifiche a riguardo in quanto la tensione non è una delle cause più
significative della malattia, ma un mancato controllo di tale tensione o stress può invece esserlo.
Tuttavia, se le preoccupazioni per lo stress lavorativo sono così ampiamente sostenute dai pazienti, tale
argomento deve essere affrontato durante la consulenza di gruppo, anche perché, uno degli obiettivi di questi
programmi, è il reinserimento del soggetto nel suo ambiente lavorativo o in attività alternative. 4
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In questo ambito, è fondamentale il ruolo del terapista occupazionale, il quale deve indagare quali sono le
paure e le preoccupazioni del paziente riguardo la ripresa della sua attività lavorativa.
Egli può sottoporre il paziente a semplici prove fisiche per valutare le sue prestazioni fisiche o simulare con
lui un colloquio di lavoro, per verificare quanto il paziente è in grado di far fronte allo stress e alle pressione
previsti da queste situazioni, soprattutto con soggetti ansiosi e preoccupati riguardo la possibilità di tornare al
lavoro.
Lo psicologo, durante la consulenza, dovrebbe approfondire due aspetti dello stress: i fattori di stress e le
risposte allo stress.
A tal proposito è molto importante riconoscere che le risposte allo stress potrebbero influenzare il decorso
della malattia. Così, per esempio, lo stress del lavoro o lo stress domestico potrebbero indurre il paziente ad
riassumere abitudini sbagliate, come fumare, consumare cibi poco salutari o alcolici e l’inattività fisica.
In alternativa, lo psicologo può invitare il paziente a gestire lo stress con l’esercizio fisico, come lunghe
camminate, o impiegando il proprio tempo libero in attività che suscitano il suo interesse.
A tal proposito Larry Bloom, psicologo clinico dell’Università del Kansas, in un articolo pubblicato nel sito
dell’American Psychology Association, descrive la sua partecipazione come psicologo ad un programma di
riabilitazione cardiaca in una clinica privata, la quale coinvolgeva da 80 a 100 pazienti, maschi e femmine,
l’Anxiety Management Training
sottoposto ad un programma di gestione dello stress, secondo (AMT), che si
svolgeva in tre fasi e della durata di cinque - sette sedute.
Nella prima fase lo psicologo insegnava al paziente il rilassamento muscolare profondo; nella seconda fase i
pazienti erano sollecitati, tramite immagini mentali, a concentrarsi su quale parte del corpo era vissuta la
tensione e come.
In genere, in questa fase del trattamento, al paziente veniva chiesto di pensare e visualizzare le situazioni
della sua vita che avevano causato in lui un forte stress; così il terapeuta contribuiva ad aumentare
l’emozione negativa, incoraggiando continuamente il paziente a concentrarsi su questa immagine sgradevole.
In questo modo egli induceva il paziente a porre attenzione alle sue specifiche reazioni.
Nella terza fase il paziente era nuovamente stressato da immagini mentali e lo psicologo gli insegnava a
ridurre la tensione tramite un segnale, solitamente un respiro profond
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