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Riassunto metodi

Definizione di metodo e di modello nel servizio sociale

Il metodo è un insieme di azioni finalizzate legate da uno scopo logico, sono azioni ripetitive che si ripetono nei diversi modelli a cui si riferiscono. Nel metodo vi è una parte normativa fusa con una parte descrittiva.

Il modello è uno schema di riferimento concettuale, un insieme di assunti fondamentali necessari a delimitare e determinare ciò che è rilevante in una teoria, sono definiti soggettivamente e parleremo di modelli nella storia, di modelli di fatto e di modelli particolari.

I modelli nella storia

  • Anni 50: i modelli si differenziavano in base alla tipologia di utenza e di conseguenza parleremo di case work: nel caso in cui l'utenza sia un singolo soggetto, nasce come modello orientato alla psicoanalisi e rimangono orientati clinicamente alla cura della persona, di group work quando l'utenza è un gruppo, presuppone una certa continuità nel tempo ed una stabilità del gruppo con cui si lavora. Può avere finalità terapeutiche, finalizzare al cambiamento dei componenti del gruppo oppure più ecologiche, incentrate sull'ambiente. Community work quando l'utente è la comunità considerata nella sua interezza, si coordinano le forze recenti sul territorio in modo che i bisogni interni alla stessa siano soddisfatti e l'analisi e la valutazione del territorio, il lavoro con i rappresentanti della comunità divengono fondamentali.
  • Anni 60: si incentra su un unico modello in modo olistico: il problem solving, declinato in modo diverso in base agli utenti e centralità dell'assistente sociale. Il case work e il group work perdono la loro valenza clinico terapeutica e il community work tende a divenire uno strumento perché la comunità sia in grado di gestire sempre i propri problemi.
  • Anni 70: contestazione dei modelli: in Italia rischio di distruggere il patrimonio conoscitivo ed esperienziale e altrove si assiste alla rielaborazione di nuovi modelli.
  • Anni 80-90: in GB e USA si sviluppa un nuovo modello EBP, in Italia si riscoprono i modelli che erano presenti in passato e successivamente in GB e USA c'è un'inculturazione ovvero una tendenza a trasformare i loro modelli in funzione della cultura professionale italiana.
  • Anni 2000: altri errori: sollecitano la revisione della prassi, in GB non si soffermano alla valutazione del rischio ma si avvicinano all'intuizione e alla riflessività. Contemporaneamente si sviluppa l'approccio costruzionista.

L'utilità dei modelli

I modelli permettono di orientare l'agire dell'assistente sociale entro la dimensione etica, permettono di basare le scelte pratiche su fondamenti scientifici e permettono di argomentare le proprie decisioni su fondamenti scientifici.

La dimensione etica del processo metodologico

Elemento che da molti è considerato centrale e prioritario proprio in quanto consente di identificare gli aspetti comuni dei diversi campi delle pratica e delle differenti articolazioni della professione a livello internazionale. I valori umani sono le basi delle nostre scelte, la professione utilizza riferimenti etici. I Principi etici influenzano il codice deontologico. Il codice deontologico è uno strumento di garanzia che la professione offre ai suoi utenti e alle persone è una forma di autocontrollo e autoregolazione della professione stessa.

I principi deontologici principali

  • Il rispetto della dignità: dignità deriva dal latino 'dignus' che significa: essere meritevoli, infatti con dignità intendiamo essere meritevoli di rispetto. La dignità si può intendere su tre livelli:
    • Relazionale: attenzione al soddisfacimento dei bisogni nella relazione, le azioni possibili sono: proteggere l'utente da situazioni ulteriori di disagio e restituire il potere personale.
    • Sociale: promozione di relazioni di solidarietà tra diverse persone e accettazione nella comunità, sviluppo relazioni di tolleranza.
    • Politico: promozione senso di equità sociale e dei diritti sociali che dovrebbero essere soddisfatti e tutelati dal servizio stesso.
  • Il principio di accettazione: Berlin ne sottolinea due significati: sensibilità alle sofferenze altrui e comprensione del punto di vista dell'altro pur senza condividerlo. L'accettazione onora l'autonomia della persona, siamo in grado di accettare una persona quando la comprendiamo, capiamo le sue ragioni e siamo nella condizione di riconoscerla come essere umano al pari di noi.
  • Il principio di autodeterminazione: la persona ha la possibilità di prendere le proprie decisioni nella sua vita, ha la possibilità di compiere degli errori per sua volontà e poi rendersi conto di aver sbagliato. Ha il potere di prendere in mano la situazione: autonomia ed empowerment.
  • Il principio di giustizia sociale: le persone hanno diritto a essere trattate nello stesso modo, a non subire discriminazioni o preferenze in base a esigenze particolari.

Nozione di scientificità

I modelli si basano su presupposti scientifici ma la nozione di scientificità non è univoca perché definita su assunti epistemologici diversi: la conoscenza è oggettiva o soggettiva? La realtà sociale è socialmente costruita o oggettivamente determinata? In base alla risposta divergono validi diversi metodi di ricerca ed i medesimi influenzano anche il servizio sociale.

I metodi nel servizio sociale

Nel servizio sociale possiamo soffermarci su due prospettive:

  • L'evidence based practice: ha avuto un notevole sviluppo agli inizi degli anni 80 e propone l'idea di un lavoro sociale che fondi le proprie pratiche e i propri interventi sull'evidenza empirica e sulla ricerca sperimentale. Si applica un metodo scientifico e si utilizzano conoscenze scientifiche nella pratica, la conoscenza ha la proprietà dell'oggettività: tutte le informazioni vengono oggettivizzate in dati. Di conseguenza quando l'assistente sociale deve dare un consiglio per un determinato intervento prenderà in considerazione quello che, a seguito delle ricerche sperimentali effettuate risulta avere maggior efficacia. L'as dovrebbe scegliere gli approcci di servizio sociale che si sono dimostrati efficaci attraverso la ricerca. Le scelte metodologiche e professionali sono basate sulla valutazione dell'efficacia che si stima che quelle scelte avrebbero.
  • La practice research: invece si basa sulle pratiche, sulle narrazioni. Si fonda sul presupposto che la realtà sociale è socialmente costruita. Infatti in questo orientamento si pone al centro della ricerca l'idea di studiare le esperienze dei soggetti coinvolti e di costruire conoscenza a partire dall'expertise di chi vive i problemi e dalla saggezza pratica degli operatori. Propone uno sviluppo delle pratiche attraverso la valorizzazione critica e la sistematizzazione dei saperi maturati sul campo.

I modelli di fatto

La dimensione della riflessività

Il servizio sociale è una professione di ricerca. Le fonti di conoscenza nel servizio sociale possono essere molteplici e comprendono:

  • I saperi delle persone che si rivolgono al servizio.
  • I saperi di chi pratica.
  • I saperi derivanti dalla ricerca sistematica qualitativa e quantitativa sul fronteggiamento dei bisogni e sulla percezione che hanno i soggetti dei problemi.

Per quanto riguarda i modelli di fatto gli studiosi che ne hanno approfondito lo studio, si sono resi conto che intersecando due dimensioni si ottenevano modelli diversità loro.

Le due dimensioni in esame sono il rispetto delle regole metodologiche e l'attenzione verso gli aspetti generici o gli aspetti articolari e specifici delle situazioni. Da questa intersecazione si sono creati 4 quadranti, di conseguenza 4 modelli.

  • Tipologia burocratica: caratterizzata da deprofessionalizzazione: questo modello si trova nel quadrante in basso a sinistra ed è caratterizzato da assenza di regole metodologiche e concentrazione sugli aspetti generali della situazione. Infatti in questo caso gli interventi non rispettano le regole metodologiche ma sono caratterizzate da regole burocratiche che riguardano le procedure e standardizzate e di conseguenza i professionisti non hanno un ruolo principale ma applicano quello che sembra più utile per l'organizzazione, aumenta il lavoro amministrativo e la burocratizzazione dei servizi sociali. In questo modo osservano le questioni solo da punto di vista generale senza soffermarsi sulle peculiarità dei casi, si tende a categorizzare le situazioni.
  • Tipologia elastica: presente nel quadrante in basso a destra caratterizzata da assenza di regole metodologiche ma interesse alle peculiarità delle situazioni, è il modello tipico in Italia caratterizzato da ampia disponibilità da parte degli operatori i quali accettano qualsiasi intervento, non sembra abbiano un metodo ma sono sensibili alle circostanze delle persone con cui operano. Appare come una pratica caotica, il rischio è di diventare reattivi alle situazioni e non proattivi come in realtà sarebbe necessario essere.
  • Tipologia rigorosa: caratterizzata da rispetto delle regole metodologico e tende a categorizzare le situazioni, coglie gli aspetti generalizzabili. Gli obiettivi generali sono aderenti ai principi professionali e vengono operazionalizzati. Vengono definiti indicatori, è definito teoricamente ma si radica con difficoltà nell'operatività.
  • Tipologia riflessiva flessibile: presente nel quadrante in alto a destra caratterizzata dal rispetto delle regole metodologiche e si soffermano sugli aspetti particolari delle situazioni. Il metodo orienta la riflessione sull'intervento. Le pratiche degli operatori sono complessi processi che potrebbero essere descritti come processi ragionati per prove ed errori. La rigorosità metodologica è orientata verso situazioni specifiche, viene sviluppato un atteggiamento critico orientato all'apprendimento dagli errori. Riconsidera visioni e modi di pensare e messa in discussione delle dimensioni inscritte nelle pratiche professionali. La realtà con cui si interagisce viene compresa: vi si confronta con le proprie rappresentazioni della realtà in modo critico. Il potere che si detiene viene considerato per quello che è. La riflessività: costituisce un serbatoio di info utili per il fronteggiamento dell'incertezza. Le prassi vengono messe in relazione alla dimensione politico sociologica.

Caratteristiche comuni dei modelli italiani di servizio sociale: ottica trifocale

Nello stesso intervento l'as considera contemporaneamente: la persona, l'ambiente e l'organizzazione. L'orientamento è l'analisi del presente per poter progettare il futuro di tre livelli. Scelta italiana nella direzione di un pieno riconoscimento della complessità del lavoro sociale e dei problemi che servizio sociale affronta.

La tridimensionalità è una prospettiva che assume tre vertici di osservazione: punto di vista dei singoli soggetti, prospettiva della società e prospettiva istituzionale.

Le implicazioni della trifocalità nel processo di aiuto

Per Gui: utilizzo di conoscenza multiple.

Per Ferrario: la relazione non è mai duale ma triadica: l'assistente sociale deve avere in mente che la relazione con l'utente è connotata da caratteristiche istituzionali e ambientali. Similmente la dimensione di progettualità allargata deve considerare gli aspetti soggettivi e non essere orientata dalla dimensione istituzionale.

Problem solving

Analisi del servizio

Nel servizio sociale si è sempre parlato di rapportarsi con la persona come una capacità che deve avere l'assistente sociale, deve avere la capacità di aiutare il cliente a stabilire relazioni significative con il suo ambiente. L'intervento non viene però effettuato solo con l'individuo ma si estende anche a gruppi e comunità.

Nel problem solving bisogna soffermarsi sul concetto di rete, analizzato da Barneis per la prima volta. La rete racchiude tutte le relazioni che si instaurano tra le diverse persone, legami nel quale l'individuo interagisce, influenza ed è influenzato. Quando si parla di rete è importante parlare anche di territorio, il contesto in cui la rete si sviluppa.

La rete è caratterizzata da dinamicità, connessa alla continua influenza delle varie interazioni che i rapporti producono. Le quattro dimensioni della rete sono struttura, interazione, qualità e la funzione relativa alla specifica funzione che svolgono i membri della rete.

Il primo passo per un operatore sociale che vuole fare bene il suo lavoro è quello di conoscere il territorio nella quale dovrà agire e le risorse che può offrire e le reti che al suo interno si sviluppano. Da non perdere di vista sono anche le relazioni che la rete ha con organizzazioni esterne, anche quelle molto importanti.

L'analisi del servizio si può dividere in tre fasi:

  • La prima fase: la fase descrittiva nella quale si analizza il quadro giuridico per vedere quali azioni può mettere in atto il servizio e qual è il suo campo d'azione i vincoli ai quali è sottoposto, le finalità che bisogna prendere in considerazione, le linee programmatiche o i programmi che sono le indicazioni di base per come il servizio intende articolare e realizzare le proprie finalità e i tempi entro cui eseguire i vari scopi, l'organizzazione del servizio: insieme di funzioni e ruoli riconosciuti attraverso provvedimenti, le risorse: personali e di distribuzione, modi e mezzi di attuazione delle finalità e rapporto del servizio con le forze del territorio, ampiezza utenza e condizioni ambientali.
  • La seconda fase: la fase analitica è caratterizzata dall'analisi di quello che succede all'interno del servizio e dall'analisi della qualità rapporti e delle relazioni con utenza, istituzione e forse del territorio.
  • L'ultima fase, la fase valutativa, è una fase costante che dura lungo tutto il periodo e non bisogna lasciarla da parte. La valutazione deve considerare anche l'efficienza del servizio.

Definizione e caratteristiche generali

Il problem solving viene teorizzato per la prima volta nel 1957 da Perlerman. Si sviluppa proprio perché l'assistente sociale opera in un sistema che genera problemi da risolvere.

Il problem solving fu scelto nel 1980 perché:

  • La persona veniva vista come un utente e non come un paziente.
  • Si lavorava sul problema e non sul sintomo.
  • Si lavorava sul problema con la persona e non della persona.
  • Si prendeva in considerazione il punto di vista del cliente, riconosceva al cliente autonomia nel determinare quale problema affrontare.
  • L'as accetta il cliente, accetta il problema che porta e il suo punto di vista.

I principi che il problem solving voleva seguire erano:

  • Il principio di autodeterminazione: la persona decide il problema.
  • Il principio di individualizzazione: persona con problemi solo suoi personali.
  • Principio di partecipazione.
  • Principio dell'accettazione e del non giudicare.

Viene dato rilievo all'uso della creatività per aiutare i clienti a favorire l'apprendimento sociale attraverso un processo che renda sempre la persona più autonoma e capace di farsi carico della propria vita in modo consapevole.

L'obiettivo finale del problem solving è l'apprendimento sociale: il cambiamento della persona che ha riconosciuto i propri problemi, è riuscito a superarli e ha effettuato un cambiamento, ha imparato a mobilitare le proprie risorse, la capacità di utilizzare risorse sociali. L'assistente sociale deve promuovere il cambiamento, ma la soluzione del problema non parte da lui la soluzione la detiene chi definisce il problema, lui è a conoscenza solo del metodo, deve aiutare il soggetto a fargli capire che ha le possibilità per trovare la soluzione -> opera perché il cliente divenga consapevole che al suo malessere corrisponde un bisogno insoddisfatto che genera il problema, deve aiutare l'utente a dare significato alla propria realtà, non la interpreta al suo posto.

I presupposti teorici si basano sull'idea che la soluzione del problema non deve arrivare dall'esterno ma dall'interno, l'utente possiede dentro di sé la soluzione, lo deve solo scoprire con l'aiuto di un professionista.

La relazione as e cliente è una relazione di aiuto che deve produrre la soluzione del problema, nella direzione della persona che presenta la sua situazione e si deve definire insieme il problema.

L'assistente sociale non dà la soluzione ma struttura una soluzione in positivo ovvero aiuta l'utente a cercare le positività e le competenze che possiede senza saperlo, fa acquisire al soggetto nuove competenze.

Attraverso il processo di soluzione del problema si sviluppano capacità, si attivano funzioni e risorse non attive precedentemente. Bisogna avere chiari alcuni elementi:

  • Percezione della situazione problematica.
  • Individuazione del bisogno non soddisfatto.
  • Definizione del problema.
  • Ricerca della soluzione attraverso l'uso della creatività.

La soddisfazione dei bisogni

Un utente si avvicina al servizio sociale perché ha un problema, ovvero dei bisogni da essere soddisfatti, il bisogno è un fattore dinamico del comportamento che determina la motivazione ad agire e si parla di vari tipi di bisogno.

Principalmente i bisogni sono fondamentali: si riferiscono ad organi predisposti a determinate funzioni ma richiedono la relazione con l'ambiente. I bisogni ricevono diversi tipi di soddisfazione nel tempo e nello spazio: mutano le risposte ai bisogni con il mutare delle situazioni.

Bisogni psico-sociali e bisogni indotti. Maslow definisce la piramide dei bisogni ovvero una gerarchia dei bisogni, dove i superiori saranno soddisfatti.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bagliuz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Capra Ruggero.
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